Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J751 - 800

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J751 (1863) / F791 (1863)

My Worthiness is all my Doubt -
His Merit - all my fear -
Contrasting which, my quality
Do lowlier - appear -

Lest I should insufficient prove
For His beloved Need -
The Chiefest Apprehension
Upon my thronging Mind -

'Tis true - that Deity to stoop
Inherently incline -
For nothing higher than Itself
Itself can rest upon -

So I - the Undivine Abode
Of His Elect Content -
Conform my Soul - as 'twere a Church,
Unto Her Sacrament -

    Il mio Valore è il mio unico Dubbio -
Il Suo Merito - il mio unico timore -
Al cui confronto, le mie qualità
Così banali - appaiono -

Che mi riveli inadeguata
Al Suo amato Bisogno -
La Massima Apprensione
Della mia Mente affollata -

È vero - che la Divinità a chinarsi
Per sua natura propende -
Perché su niente più in alto di Essa
Essa può posarsi -

Così io - la Dimora Non Divina
Di Questo Eletto Contenuto -
Conformo la mia Anima - come una Chiesa,
Al Suo Sacramento -

Quando si ama il dubbio che ci perseguita è di non essere all'altezza dell'oggetto del nostro amore. Il nostro timore è che in confronto ai meriti che gli attribuiamo le nostre qualità risultino insignificanti. La nostra mente, piena di questo amore, nasconde sempre un'apprensione: quella di essere inadeguata alla sua. Ma poi ci consoliamo pensando che chi è alla massima altezza non può che chinarsi verso il basso, visto che non può poggiare su niente che sia più in alto. Così tendiamo a divinizzare il nostro amore, e il corpo terreno che lo racchiude diventa come una chiesa che custodisce l'eucarestia.
Al verso 14 "content" è reso nelle traduzioni italiane con "gioia", "letizia", "contento", "appagamento"; io invece l'ho interpretato nell'altro significato del termine inglese ("contenuto") in relazione al contenuto del tabernacolo ("sacrament" è usato spesso come sinonimo di "eucharist") in una chiesa.


J752 (1863) / F792 (1863)

So the Eyes accost - and sunder
In an Audience -
Stamped - occasionally - forever -
So may Countenance

Entertain - without addressing
Countenance of One
In a Neighboring Horizon -
Gone - as soon as known -

    Come gli Occhi si accostano - e si separano
In un Pubblico -
Impressi - talvolta - per sempre -
Così può un Volto

Intrattenere - senza parole
Il Volto di Qualcuno
Nel suo Vicino Orizzonte -
Sparito - non appena conosciuto -

Un'acuta descrizione di uno sguardo fuggevole che, sia pure senza parole, fa sorgere una momentanea relazione fra due persone (che può essere comune ma anche riguardare una sola delle due) mentre si scambiano un'occhiata perché si trovano insieme in un'occasione pubblica o anche semplicemente perché i loro volti si trovano casualmente vicini. La relazione può durare anche un solo attimo, il tempo che ci vuole perché quel volto sparisca dal nostro sguardo.


J753 (1863) / F793 (1863)

My Soul - accused Me - And I quailed -
As Tongues of Diamond had reviled
The World accused Me - And I smiled -
My Soul - that Morning - was My friend -

Her favor - is the best Disdain
Toward Artifice of Time - or Men -
But Her Disdain - 'twere lighter bear
A finger of Enamelled Fire -

    L'Anima - Mi accusò - Ed io tremai -
Come se Lingue di Diamante avessero infierito
Il Mondo Mi accusò - Ed io sorrisi -
L'Anima - quel Mattino - Mi era amica -

Il Suo favore - è il miglior Disprezzo
Contro gli Artifici del Tempo - o degli Uomini -
Ma del Suo Disprezzo - sarebbe più lieve tollerare
Un dito di Fuoco Smaltato -

Ancora sul tema della supremazia dell'interiorità, della coscienza come supremo giudice. Se è l'anima che accusa è come se ci ferissero lingue di diamante; se è il mondo possiamo anche sorriderne, se quel giorno l'anima ci è amica: se abbiamo il suo favore niente può farci male, né i trucchi del tempo né quelli degli uomini; sarebbe meglio affrontare un flagello divino che il suo disprezzo.
Per l'ultimo verso il probabile riferimento è in Esodo 8,15 (Exodus 8,19 nella "King James Version" della Bibbia), dove i maghi egiziani ammoniscono il faraone paragonando il bastone di Mosè al dito di Dio: "Allora i maghi dissero al faraone: "È il dito di Dio!". Ma il cuore del Faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore." Nel Webster, per "finger" c'è anche la definizione "The finger or fingers of God, in scripture, signify his power, strenght or operation.", seguita dalla citazione del passo biblico riportato sopra. Il passo si riferisce al terzo flagello, le zanzare, e può perciò essere l'immagine di un flagello divino, con l'aggiunta di "Enamelled Fire" a indicare un fuoco liscio, puro, privo di difetti come dovrebbe essere quello divino.
Al verso 3 ho scelto la variante "The World" al posto di "All Else".


J754 (1863) / F764 (1863)

My Life had stood - a Loaded Gun -
In Corners - till a Day
The Owner passed - identified -
And carried Me away -

And now We roam in Sovreign Woods -
And now We hunt the Doe -
And every time I speak for Him
The Mountains straight reply -

And do I smile, such cordial light
Upon the Valley glow -
It is as a Vesuvian face
Had let it's pleasure through -

And when at Night - Our good Day done -
I guard My Master's Head -
'Tis better than the Eider-Duck's
Deep Pillow - to have shared -

To foe of His - I'm deadly foe -
None stir the second time -
On whom I lay a Yellow Eye -
Or an emphatic Thumb -

Though I than He - may longer live
He longer must - than I -
For I have but the power to kill,
Without - the power to die -

    La Mia Vita era stata - Un Fucile Carico -
Negli Angoli - finché un Giorno
Il Proprietario passò - Mi identificò -
E Mi portò via -

E ora vaghiamo in Boschi Regali -
E ora cacciamo la Cerva -
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne subito rispondono -

E basta ch'io sorrida, quale vigorosa luce
Sulla Valle avvampa -
È come se un volto di Vulcano
Avesse liberato la sua gioia -

E quando a Sera - finita la bella Giornata -
Sorveglio il Capo del Mio Padrone -
È più bello che le Soffici Piume
Del profondo Cuscino - aver condiviso -

Al Suo nemico - sono mortale nemica -
Niente si muove per la seconda volta -
Su cui io abbia posato un Occhio Giallo -
O un energico Pollice -

Sebbene di Lui - possa vivere più a lungo
Egli più a lungo deve - di me -
Perché io ho solo il potere di uccidere,
Senza - il potere di morire -

La vita come un fucile carico, pronto a far erompere la propria energia non appena qualcuno, o qualcosa, la risveglia dagli angoli in cui è poggiata, inerte. Da quel momento segue il suo padrone nel vagabondaggio in mezzo alla natura. Il fucile diventa la voce di chi lo porta con sé; spara nella caccia alla cerva, facendo risuonare l'eco delle montagne con una splendente e vigorosa luce che somiglia all'eruzione di un vulcano che lasci libera la sua gioia di erompere. E a sera, quando la bella giornata passata insieme è ormai finita, quanto è dolce vegliare su di lui, più dolce che condividere il profondo cuscino di soffici piume che accoglie il suo capo. Nessuno gli farà del male, perché per il fucile è un nemico chiunque lo sia del suo padrone, e nessuno riuscirà a muoversi più di una volta se capita a tiro della sua canna, che si illumina nello sparo, e del suo grilletto, un energico pollice che non perdona. E sebbene il fucile non possa essere toccato dalla morte, potendola soltanto dare, è il padrone che deve vivere più a lungo di lui, perché non si ha il potere di vivere se non si ha quello di morire.
Molte le interpretazioni. "The Owner" può essere Dio, che dà alla vita il suo soffio divino ma ci vieta nel contempo di porre fine ad essa se non quando lui lo vuole; o, in un'ottica femminista, il potere patriarcale che relega la donna a soggetto passivo e adorante; o l'amato, che permette il fiorire di una ardente passione; o la poesia, che dà al poeta il potere di esternare i propri sentimenti.
Secondo me le più plausibili sono le ultime due, non come alternative ma in una sorta di simbiosi che lega insieme il sentimento più ardente che si possa provare con il dono più bello che si possa avere: quello di saper esternare le proprie sensazioni e le proprie passioni; un dono che, come nel caso di ED, diventa anche un mezzo per vivere quei sentimenti che spesso dobbiamo reprimere, o che non riusciamo a cogliere durante la nostra vita. Insomma, il fucile-poeta, strumento della poesia, e il fucile-amante, che si consegna come docile strumento nelle mani dell'amore.
In entrambi i casi il fucile si relega appunto al ruolo di strumento, ma felice e orgoglioso di esserlo, e così riconosce all'amore e alla poesia la supremazia dell'immortalità, resa con l'enigmatica e apparentemente fuorviante ultima strofa, dove al "fucile" è negato il potere di morire e sembra così che, in una connotazione implicitamente negativa, sia esso l'immortale. Qui dovremmo invece leggere la morte come passaggio verso l'immortalità, un passaggio che per noi mortali resterà forse sempre sbarrato.


J755 (1863) / F766 (1863)

No Bobolink - reverse His Singing
When the only Tree
Ever He minded occupying
By the Farmer be -

Clove to the Root -
His Spacious Future -
Best Horizon - gone -
Brave Bobolink -
Whose Music be His
Only Anodyne -

    Nessun Bobolink - rinunci al Suo Canto
Quando il solo Albero
Che aveva in mente di occupare
Dal Mezzadro sarà -

Troncato alla Radice -
Il suo Spazioso Futuro -
L'Orizzonte migliore - perduto -
Coraggioso Bobolink -
Per lui la Musica sia
Il solo Conforto -

Nel manoscritto gli ultimi tre versi sono scritti in quest'ordine: "Whose Music be His / Only Anodyne - / Brave Bobolink -"; sul primo e sul terzo ED ha poi indicato i numeri 2 e 1, formando la sequenza trascritta sopra.

Il bobolink ha scelto un albero per posarsi, l'ha eletto a proprio domicilio e là dispiega il suo canto. Ma ecco che qualcuno glielo toglie, e il bobolink resta senza casa ma non perde il suo coraggio, è ancora ricco della musica, della voglia di cantare che sarà il suo solo conforto.
Trasparente metafora dell'insopprimibile desiderio di ED di "cantare" la sua poesia, un desiderio che resta vitale anche nelle traversie della vita, durante la quale molti degli alberi che ci sembravano solidi e duraturi cadono. L'importante è avere sempre dentro di sé il rimedio che riesca a riempire l'orizzonte che ormai abbiamo perduto: la voglia di continuare a "cantare".


J756 (1863) / F767 (1863)

One Blessing had I than the rest
So larger to my Eyes
That I stopped gauging - satisfied -
For this enchanted size -

It was the limit of my Dream -
The focus of my Prayer -
A perfect - paralyzing Bliss -
Contented as Despair -

I knew no more of Want - or Cold -
Phantasms both become
For this new Value in the Soul -
Supremest Earthly Sum -

The Heaven below the Heaven above -
Obscured with ruddier Blue -
Life's Latitudes leant over - full -
The Judgment perished - too -

Why Bliss so scantily disburse -
Why Paradise defer -
Why Floods be served to Us - in Bowls -
I speculate no more -

    Una Benedizione avevo di tutto il resto
Tanto più grande ai miei Occhi
Che smisi di misurare - soddisfatta -
Di questa incantata grandezza -

Era il limite del mio Sogno -
L'epicentro della mia Preghiera -
Una perfetta - paralizzante Beatitudine -
Appagata come la Disperazione -

Non conoscevo più Bisogno - o Freddo -
Fantasmi entrambi diventati
Per questo nuovo Valore nell'Anima -
Suprema Somma Terrestre -

Il Cielo in basso il Cielo in alto -
Oscurava con più florido Azzurro -
Le Latitudini della Vita si adagiarono - colme -
Anche il Giudizio - perì -

Perché la Beatitudine così poco dispensata -
Perché il Paradiso differito -
Perché i Diluvi Ci siano serviti - in Tazze -
Non me lo chiedo più -

La descrizione di uno stato di grazia superiore a qualsiasi altro, tanto da non poter essere nemmeno misurato. Uno stato che è ai confini di ciò che possiamo sognare, che è al centro dei nostri desideri, così perfetto, così paralizzante nella sua grandezza positiva da poter essere paragonato soltanto a un sentimento altrettanto supremo, anche se opposto. Avere dentro di sé questa ricchezza fa diventare lontani fantasmi i bisogni e le sofferenze, permette alla vita di adagiarsi soddisfatta e la fa diventare più azzurra del cielo, mentre anche il misterioso e angosciante giudizio finale sembra svanire. Ma allora, perché la beatitudine viene dispensata così scarsamente, perché il paradiso ci viene promesso solo in un futuro incerto e lontano, perché questi diluvi di bellezza e felicità ci vengono concessi in dosi così piccole? Non lo so, e ho smesso di cercare di saperlo.
Varie le possibilità di identificazione di questo stato di grazia. La Tarozzi ipotizza il dono della poesia e della coscienza, ma poi dice "Questa composizione è in ogni caso la descrizione di uno stato mentale". Probabilmente va letta così, come la descrizione di uno stato interiore di felicità e perfetta beatitudine, con lo scarto dell'ultima strofa, dove è come se ED tornasse alla realtà e si rendesse conto che nella vita reale i momenti di gioia sono rari, la felicità è soltanto promessa, la traboccante beatitudine ci viene concessa, se va bene, in dosi minime e, soprattutto, ci rendiamo conto di quanto sia vano chiedersi perché il mondo sia fatto proprio così.


J757 (1863) / F768 (1863)

The Mountains - grow unnoticed -
Their Purple figures rise
Without attempt - Exhaustion -
Assistance - or Applause -

In Their Eternal Faces
The Sun - with broad delight
Looks long - and last - and golden -
For fellowship - at night -

    Le Montagne - crescono inosservate -
Le loro Purpuree figure s'innalzano
Senza sforzo - Spossatezza -
Assistenza - o Applauso -

Nei loro Volti Eterni
Il Sole - con aperta letizia
Pregusta una lunga - ed estrema - e dorata -
Compagnia - per la notte -

La poesia sembra quasi una parafrasi del primo verso della J291-F327, ma ricorda anche l'ultima strofa della J667-F787 o le montagne "forti madonne" della J722-F745. Anche qui sono un simbolo di durata, di placida forza, a cui il sole si rivolge coi suoi ultimi raggi per trovare degna compagnia per la notte.
Il "looks" del penultimo verso va letto insieme al "for" di quello successivo e in tutte le traduzioni che ho è tradotto con "cerca". Nel Webster però il primo significato di "to look for" è "to expect" nel senso di "aspettarsi", visto che l'esempio è "to look for news by the arrival of a ship". Ho preferito perciò tradurre, con qualche libertà, con "pregusta", che mi sembra più adatto al sole che, con aperta delizia, già pregusta la compagnia notturna di quelle maestose cime che raccolgono i suoi ultimi raggi; e poi "cercare" è più adatto ad un qualcosa che avviene in un particolare momento, mentre "pregustare" è tipico di una sensazione che si ripete ciclicamente, come il tramonto del sole che ritrova ogni sera le sue placide compagne, o, se leggiamo nel tramonto il simbolo del declinare della vita e nelle montagne la maestosa immortalità che ci attende, che è assaporata a lungo prima di diventare concreta. Al verso 6 ho scelto la variante "broad" al posto di "just".


J758 (1863) / F769 (1863)

These - saw Visions -
Latch them softly -
These - held Dimples -
Smooth them slow -
This - addressed departing accents -
Quick - Sweet Mouth - to miss thee so -

This - We stroked -
Unnumbered - Satin -
These - we held among our own -
Fingers of the Slim Aurora -
Not so arrogant - this Noon -

These - adjust - that ran to meet Us -
Pearl - for Stocking - Pearl for Shoe -
Paradise - the only Palace
Fit for Her reception - now -

    Questi - vedevano Visioni -
Serrali delicatamente -
Queste - avevano Fossette -
Spianale lentamente -
Questa - indirizzò accenti d'addio -
In fretta - Dolce Bocca - per lasciarti così -

Questo - accarezzavamo -
Raso - innumerabile -
Queste - tenevamo fra le nostre -
Dita dell'Esile Aurora -
Non così arrogante - questo Mezzogiorno -

Questi - sistema - che correvano a incontrarci -
Perla - per Calza - Perla per Scarpa -
Paradiso - il solo Palazzo
Adatto a riceverla - ora -

La tenera descrizione di una morte: lei, distesa nel suo ultimo giaciglio, lui che sistema per l'ultima volta quel corpo ormai senza vita, e la poesia che rammenta e lui e a noi cosa c'era prima di quella morte. Occhi che guardavano, guance che sorridevano, una bocca che ha avuto poco tempo per le frasi d'addio, capelli di raso tante volte accarezzati, dita tenute fra le nostre, che ancora avevano l'esile bellezza dell'aurora, sconfitta in questo mezzogiorno che l'ha portate via così presto. Piedi che correvano veloci a incontrarci, degni di calze e scarpe di perla per farla entrare nell'unico palazzo che ora può ospitarla.
Molto bella la successione di "these" e "this" a inizio verso, che rendono quasi affannosa la successione di immagini in questa poesia così tenera e dolce, una delle tante in cui ED cerca di descrivere e penetrare il mistero della morte. anche lei con l'affanno di chi non riesce a capire e, nello stesso tempo, con la lucida razionalità di chi non accetta supinamente questa sconfitta della ragione.


J759 (1863) / F480 (1862)

He fought like those Who've nought to lose -
Bestowed Himself to Balls
As One who for a further Life
Had not a further Use -

Invited Death - with bold attempt -
But Death was Coy of Him
As Other Men, were Coy of Death -
To Him - to live - was Doom -

His Comrades, shifted like the Flakes
When Gusts reverse the Snow -
But He - remained alive Because
Of Greediness to die -

    Lottò come Chi non ha niente da perdere -
Si concesse alle Pallottole
Come Uno che per una Vita ulteriore
Non avesse uno Scopo ulteriore -

Invitò la Morte - con attacchi spavaldi -
Ma la Morte era Sfuggente con Lui
Come gli Altri, erano Sfuggenti con la Morte -
Per Lui - vivere - era la Condanna -

I Suoi Compagni, scompigliati come Fiocchi
Quando le Raffiche rivoltano la Neve -
Ma Lui - rimase vivo Perché
Bramoso di morire -

Un descrizione viva, in presa diretta, di chi cerca disperatamente la morte ma è condannato a vivere e, nello stesso tempo, una lucida denuncia dell'assurdità della vita, che sembra quasi divertirsi a cambiare le carte in tavola, infliggendo a chi la sfugge la morte bramata da altri.
Sembra di vedere il soldato che affronta spavaldamente le pallottole mentre i compagni che vorrebbero evitarle cadono intorno a lui, come fiocchi dio neve scompigliati da raffiche improvvise. Ma la sua condanna è rimanere vivo, perché brama troppo la morte e quasi mai a noi è concesso di avere quello che vorremmo.
Al verso 11 ho scelto la variante "remained" al posto di "was left"; visto che "was left" può essere tradotto con "fu lasciato" ma anche con "rimase", ho preferito il verbo più diretto. In questi casi in genere interpreto le varianti, che poi scelgo o meno, come precisazioni circa l'esatto significato di parole o espressioni che possono essere rese in modi diversi, anche se simili nel significato.


J760 (1863) / F483 (1862)

Most she touched me by her muteness -
Most she won me by the way
She presented her small figure -
Plea itself - for Charity -

Were a Crumb my whole possession -
Were there famine in the land -
Were it my resource from starving -
Could I such a plea withstand -

Not upon her knee to thank me
Sank the Beggar from the Sky -
But the Crumb partook - departed -
And returned On High -

I supposed - when sudden
Such a Praise began
'Twas as Space sat singing
To herself - and men -

'Twas the Winged Beggar -
Afterward I learned
To her Benefactor
Making Gratitude

    Quel che più mi colpì fu il suo mutismo -
Quel che più mi conquistò fu il modo in cui
Presentò la sua piccola figura -
Appello in sé - alla Carità -

Fosse stata una Briciola la mia intera proprietà -
Ci fosse stata carestia in paese -
Fosse stata quella la mia risorsa contro la fame -
Come avrei potuto resistere a un tale appello -

Non sulle ginocchia a ringraziarmi
Si abbassò il Mendicante dal Cielo -
Ma accettata la Briciola - partì -
E ritornò Su in Alto -

Supponevo - quando all'improvviso
Una sorta di Lode iniziò
Fu come se lo Spazio si fosse messo a cantare
A se stesso - e agli uomini -

Era l'Alato Mendicante -
Dopo lo capii
Che al suo Benefattore
Mostrava Gratitudine

Un uccellino si presenta alla finestra e fa un silenzioso appello alla carità. Come resistere a una richiesta così umile e garbata; anche se avessimo soltanto una briciola per combattere la fame, non riusciremmo a non condividerla con lui. Poi l'uccellino se ne va, apparentemente senza ringraziare per il dono, almeno così crediamo, ma poi sentiamo un canto dall'alto, come fosse lo spazio a cantare per se stesso e per noi e capiamo che è proprio lui, l'uccellino, che ci sta ringraziando.
Una delle tipiche poesie "minimaliste" di ED, dove i simboli possono essere sciolti in vario modo (la gratitudine che dobbiamo aspettarci non è quella immediata, ma quella che, speriamo, ci verrà dal cielo; oppure, non sempre la gratitudine si manifesta nel momento in cui ce l'aspettiamo e magari un grazie ritardato ha molto più valore di uno di quelli frettolosi e formali che riceviamo immediatamente; o ancora, si dona più volentieri a chi chiede in silenzio e sa ringraziare senza eccessi che si rivelano solo apparenza - vedi l'inizio della terza strofa -) ma i versi mantengono la loro compiutezza anche se li leggiamo come immagini in sé e non necessariamente come metafore.


J761 (1863) / F484 (1862)

From Blank to Blank -
A Threadless Way
I pushed Mechanic feet -
To stop - or perish - or advance -
Alike indifferent -

If end I gained
It ends beyond
Indefinite disclosed -
I shut my eyes - and groped as well
'Twas lighter - to be Blind -

    Da Vuoto a Vuoto -
In un Cammino senza Filo
Spingevo piedi Meccanici -
Fermarmi - o perire - o avanzare -
Del tutto indifferente -

Se una fine raggiunsi
Essa finisce prima
Dell'indefinito dischiuso -
Chiusi gli occhi - e brancolavo talmente
Che sarebbe stato più lieve - essere Ciechi -

Un cammino senza meta, senza un filo conduttore. Può essere quello della vita, o della conoscenza che non riesce mai ad arrivare all'"indefinito dischiuso". I nostri passi sono meccanici, un aggettivo che esclude la consapevolezza, e si aggirano in un vuoto senza speranza, che è inizio e fine. La mancanza di qualsiasi punto di riferimento rende inutile la scelta: fermarsi, perire o avanzare non ha nessuna importanza. Possiamo talvolta raggiungere quella che sembra la fine del percorso, ma è una fine che è sempre lontana dalla soluzione del mistero, e perciò ancora una volta priva di significato. Possiamo soltanto chiudere gli occhi davanti al mistero, rifiutarci di vederlo; forse così , se riuscissimo a percorrerlo con la consapevolezza di non poter sapere, il nostro cammino potrebbe diventare più lieve, perché non appesantito dalla nostra voglia di sapere.
La poesia è ampiamente commentata da Harold Bloom nel saggio dedicato a ED nel Canone occidentale (Bompiani, Milano, 2000, traduzione di Francesco Saba Sardi, pagg. 261-276).
Al verso 7 "beyond" è normalmente tradotto con "oltre, al di là", e così lo interpreta anche Bloom, che dà a questa parola il senso di "una fine che finisce aldilà di qualsiasi cosa". Cercando nel Webster ho trovato un significato diverso di "beyond": "Before; at a place not yet reached". Proprio quel "reached" mi ha attratto, perché nel verso precedente ED usa "gained" (che significa anche "raggiunto", oltre a "guadagnato, vinto, ottenuto") e nel manoscritto indica anche la variante "reached", quasi a precisare l'esatta interpretazione di "gained", usando lo stesso verbo della definizione del Webster. Così ho scelto di tradurre con "prima", un'interpretazione meno metafisica di quella di Bloom, ma che mi sembra più chiara nel contesto della poesia. Come sempre non è escluso, anzi è molto probabile, che ED abbia sfruttato questa ambiguità per arricchire ulteriormente i suoi versi.


J762 (1863) / F485 (1862)

The Whole of it came not at once -
'Twas Murder by degrees -
A Thrust - and then for Life a chance -
The Bliss to cauterize -

The Cat reprieves the Mouse
She eases from her teeth
Just long enough for Hope to teaze -
Then mashes it to death -

'Tis Life's award - to die -
Contenteder if once -
Than dying half - then rallying
For consciouser Eclipse -

    Il Tutto non arrivò in una volta -
Fu un Assassinio per gradi -
Una Stoccata - e poi una possibilità per la Vita -
L'Ebbrezza di cauterizzare -

Il Gatto dà tregua al Topo
Lo calma fra i denti
Quanto basta per ingannare la Speranza -
Poi lo stritola a morte -

È il premio della Vita - morire -
Meglio se in una volta -
Piuttosto che morire a metà - poi riaversi
Per una più consapevole Eclissi -

In questa poesia ED sconfessa la sua insistita curiosità per il momento della morte e ci dà un'immagine crudele della vita, mostrata attraverso l'immagine del gatto che illude il topo quasi accarezzandolo fra i denti, per poi stritolarlo senza pietà. Così la vita ci pone molte volte di fronte a questo "premio" ineluttabile, ogni volta illudendoci con una guarigione, o uno scampato pericolo, solo per renderci sempre più consapevoli del momento in cui la definitiva eclissi della nostra vita arriverà davvero. Sembra quasi di leggere una concretizzazione dei concetti più astratti della poesia precedente: se il nostro cammino sarebbe più lieve se riuscissimo ad accecare la consapevolezza, anche la morte, ovvero l'ultimo atto della vita, lo sarebbe, se arrivasse all'improvviso, senza darci il tempo di chiedere alcunché.
Nelle traduzioni che ho, il quarto verso è tradotto con "per cauterizzare l'ebbrezza" (Raffo-Meridiani), "[così che la vita] cauterizzasse la gioia" (Lanati) e "l'ebbrezza della cauterizzazione" (Sabbadini). Il senso è molto diverso: nelle prime due si cauterizza la gioia, o l'ebbrezza, nella terza invece c'è l'ebbrezza della cauterizzazione, ovvero la felicità di poter guarire la ferita inferta. Visto il senso della poesia ho scelto l'interpretazione di Sabbadini, anche perché nel primo caso la stoccata inferta provocherebbe una sensazione di gioia, poi cauterizzata, che rovescerebbe l'interpretazione, coerente in tutta il resto della poesia, della morte come mistero angosciante che sarebbe meglio liquidare in fretta. È vero che nel nono verso si parla di "premio della vita", che, alla lettera, potrebbe rovesciare la negatività della morte, ma a me pare che in questo caso "award" sia usato con la connotazione di qualcosa che arriva alla fine, come un premio finale che però perde il significato positivo che di solito si dà a questa parola.


J763 (1863) / F486 (1862)

He told a homely tale
And spotted it with tears -
Upon his infant face was set
The Cicatrice of years -

All crumpled was the cheek
No other kiss had known
Than flake of snow, divided with
The Redbreast of the Barn -

If Mother - in the Grave -
Or Father - on the Sea -
Or Father in the Firmament -
Or Bretheren, had he -

If Commonwealth below,
Or Commonwealth above
Have missed a Barefoot Citizen -
I've ransomed it - alive -

    Raccontò una storia consueta
E la punteggiò di lacrime -
Sul volto infantile era fissata
La Cicatrice degli anni -

Tutta raggrinzita era la guancia
Non altro bacio aveva conosciuto
Del fiocco di neve, condiviso con
Il Pettirosso del Fienile -

Se madre - nella Tomba -
O Padre - sul Mare -
O Padre nel Firmamento -
O Fratelli, avesse -

Se Comunità di quaggiù,
O Comunità di lassù
Abbia perduto uno Scalzo Cittadino -
Io l'ho riscattato- alla vita -

Chi è il protagonista di questi versi? Due i probabili candidati: l'inverno e un mendicante. Il primo ci dice cose consuete, familiari, che si ripetono, e le punteggia, le macchia con le lacrime della pioggia. Ha un volto infantile, forse perché ogni volta si ripete, ritorna, ma ha anche la guancia piena di rughe, segno del fatto che questo ciclico ritorno si ripete da tempo immemorabile.
Il secondo ci racconta la sua vita, una storia di stenti e privazioni punteggiata dalle sue lacrime amare. Il volto, anche se pieno di rughe, rivela la sua infantile innocenza.
Entrambi non sono amati, l'unico bacio che conoscono è quello della neve, che condividono con il pettirosso, rifugiatosi in un fienile per non patire il freddo (per i versi 7 e 8 ED ha indicato una variante " imprinted swift - / When hurrying to the town" al posto di "divided with / The Redbreast of the Barn -", dove il fiocco di neve non è condiviso con il pettirosso ma "impresso rapidamente / mentre si affretta verso la città"). Non si sa chi siano i genitori, se abbiano fratelli, se appartengano a qualche comunità che ha perduto un suo componente. Sono scalzi, senza niente che li faccia apparire gradevoli, e si aggirano per il mondo scansati da tutti.
Ma con tutto ciò io lo amo ugualmente questo inverno-mendicante, perché è pur sempre parte della natura e della vita. E sarò io a riscattarlo e a dargli un posto nel ciclico scorrere dell'esistenza.
L'ipotesi più suggestiva è che la poesia parli sia dell'inverno che del mendicante, fondendoli in una cosa sola e facendo dell'uno il simbolo dell'altro. E forse ED ha lasciato un piccolo indizio di questa ambiguità, visto che all'inizio, e fino alla terza strofa, usa il pronome "he", mentre nell'ultima il riscattato è un neutro "it".
Anche per gli ultimi due versi ED indica una variante: "lost" al posto di "missed" al verso 11 e "I've found it - 'tis alive -" come verso 12. "Lost" e "missed" hanno sfumature di significato diverse, ma possono entrambi essere tradotti con "perduto". In questo caso ED indica "lost" per fare il paio con il "found" della variante al verso successivo, che si può leggere come "Io l'ho ritrovato - è vivo -" o anche "Io mi sono accorta - che è vivo -". In questo caso l'atto consapevole della versione originale diventa più passivo (ritrovare, accorgersi al posto di riscattare), ma il significato è abbastanza simile.


J764 (1863) / F487 (1862)

Presentiment - is that long shadow - on the Lawn -
Indicative that Suns go down -

The Notice to the startled Grass
That Darkness - is about to pass -

    Presentimento - è quell'ombra lunga - sul prato -
Indicativa che i Soli declinano -

L'Annuncio all'Erba spaventata
Che l'Oscurità - sta per passare -

Un'immagine naturale: una lunga ombra sul prato, segno che il sole sta tramontando, diventa una metafora del presentimento, del sapere che inevitabilmente qualsiasi sole declina; l'ombra preannuncia all'erba questo tramonto, e l'erba è spaventata dalla consapevolezza che sta per passare l'oscurità, come noi siamo spaventati dal sapere che la luce è inevitabilmente seguita dal buio.
Nelle note di Bacigalupo è evidenziato il significato ambiguo del verbo "to pass" ("passare" ma anche "avere luogo, accadere"). I due significati, uno transitorio e l'altro permanente, si adattano perfettamente al ciclico passaggio del fenomeno naturale e alla definitiva oscurità che ci attende.


J765 (1863) / F488 (1862)

You constituted Time -
I deemed Eternity
A Revelation of Yourself -
'Twas therefore Deity

The Absolute - removed
The Relative away -
That I unto Himself adjust
My slow idolatry -

    Tu costituisti il Tempo -
Io stimai l'Eternità
Una Rivelazione di Te -
Era dunque Divinità

L'Assoluto - che rimosse
Il Relativo -
Perciò su di Lui regolo
La mia lenta idolatria -

L'amore terreno si confonde con quello divino. Assume le sembianze di una divinità perché è lui ad aver dato significato al tempo e, perciò, all'eternità. Con lui il relativo, ovvero lo spazio angusto della vita, diventa assoluto, uno spazio senza confini. Per questo è a lui che io rivolgo la mia idolatria, lenta perché comunque legata alla mia condizione mortale, ma tanto possibile quanto sarebbe inconsistente quella rivolta a qualcosa di inconoscibile.


J766 (1863) / F489 (1862)

My Faith is larger than the Hills -
So when the Hills decay -
My Faith must take the Purple Wheel
To show the Sun the way -

'Tis first He steps upon the Vane -
And then - upon the Hill -
And then abroad the World He go
To do His Golden Will -

And if His Yellow feet should miss -
The Day would not arise -
The Flowers would slumber on their Stems -
No Bells have Paradise -

How dare I, therefore, stint a faith
On which so vast depends -
Lest Firmament should fail for me -
The Rivet in the Bands

    La mia Fede è più grande delle Colline -
Così quando le Colline decadono -
La mia Fede deve prendere la Ruota Purpurea
Per mostrare al Sole la via -

Dapprima s'incammina sulla Banderuola -
E poi - sulla Collina -
E poi in giro per il Mondo va
A compiere la sua Dorata Volontà -

E se i Suoi Gialli passi dovessero mancare -
Il Giorno non sorgerebbe -
I Fiori si assopirebbero sui Gambi -
Campane non avrebbe il Paradiso -

Come potrei osare, dunque, di lesinare una fede
Da cui così tanti dipendono -
Affinché il Firmamento non fallisca a causa mia -
Il Rivetto nei Collari

Come sempre i versi di ED sono oscillanti. Sembra di capire una cosa e poi ci si ritrova davanti a qualcos'altro. L'inizio sembra chiaro: la fede è la cosa più grande che esista, perché è più forte e duratura dei fenomeni naturali; se le colline sulle quali il sole compie il suo corso dovessero sprofondare, solo la fede sarebbe capace di prendere le redini della "purpurea ruota" per indicargli la strada su e giù per il mondo e non far mancare alla natura il suo nutrimento. Perciò bisogna tenere ben salda la propria fede, visto che da essa dipende il corso del mondo.
Poi ci sono gli ultimi due versi, anzi in particolare l'ultimo, secco, senza verbi, che sembra troncare il discorso per virare improvvisamente da un'altra parte. Cosa può voler dire " Affinché il Firmamento non fallisca a causa mia - / Il Rivetto nei Collari"? La risposta forse può stare, come spesso accade, in una delle definizioni di "band" del Webster. Il significato principale è "qualsiasi stretto legamento con il quale una cosa è fissata, legata o allacciata, o attraverso cui un certo numero di cose sono legate insieme." Poi ce n'è un'altra che dice "Qualcosa che si porta intorno al collo; come il collare del sacerdote" (ho usato questa definizione per tradurre con "collare"). E poi una terza, che spiega il significato figurato: "qualsiasi vincolo; qualsiasi cosa che significhi restrizione." Leggendo queste definizioni il significato di questi due ultimi versi potrebbe essere: affinché la perdita della fede da parte mia non provochi il fallimento del firmamento (qui ED propone due varianti: "Universe" e "Deity") devo stringere bene i tanti legami che tengono ben stretta la mia mente perché, se si dovessero allentare, farebbero certamente prevalere la ragione contro l'irrazionalità della fede. Insomma, debbo mettere un rivetto ben saldo ai miei collari.
Ho anche pensato che la frase "The rivet in the bands" potesse essere una frase idiomatica, ma una ricerca sul web ha dato come risultato le sole pagine che contengono questa poesia. Ho trovato poi "rivet bands" in una pagina ornitologica, riferito a quella specie di collarini che si mettono intorno alle zampe degli uccelli, e che sono appunto chiusi con un rivetto, per controllarne gli spostamenti.
L'unica traduzione italiana che ho è quella della Guidacci nei Meridiani, che interpreta i versi in tutt'altro modo: "Per colpa mia cadrebbe il firmamento / quasi fosse schiantato il suo perno." Villar Raso traduce invece con "Para que el Firmamento suelte por mi culpa - / El Lazo de las Gavillas" ("Perché il Firmamento scioglierebbe per colpa mia - / Il Nodo dei Covoni").
Ho trovato anche due commenti a questa poesia. La Wolff ne parla, ma senza accennare all'ultimo verso, mentre Johnson, a pag. 255 della sua biografia di ED, legge l'ultimo verso come un'immagine dell'uomo come "rivetto", ovvero come qualcosa che unisce Dio a noi: "Questo concetto dell'uomo come un rivetto, il cui amore in tal modo permette a Dio di raggiungere la completezza, suggerisce un concetto quadri-dimensionale dell'universo nel quale tutti gli elementi sono interdipendenti. Getta inoltre una chiara luce sulla natura del suo [di ED] scetticismo. Avere meno fede nelle creature che cercano faticosamente di elevarsi rispetto a quella verso le braccia tese del Creatore, come dice qui e altrove, significa doversi attendere un'unione meno perfetta fra Dio e l'uomo."
Anche questa volta non c'è una lettura univoca. Ogni lettore sceglierà la propria, secondo la sua sensibilità e anche in base alla sua visione generale dell'opera di ED.
Al verso 10 ho scelto la variante "Day" al posto di "Bird". A dire la verità mi piaceva di più l'originale, ma avrei dovuto tradurre con "L'Uccello non si alzerebbe": leggendo questa frase nessun italiano penserebbe a un uccellino che non riesce a volare!


J767 (1863) / F492 (1862)

To offer brave assistance
To Lives that stand alone -
When One has failed to stop them -
Is Human - but Divine

To lend an Ample Sinew
Unto a Nameless Man -
Whose Homely Benediction
No other - stopped to earn -

    Offrire munifica assistenza
A Vite che si reggono da sole -
Quando non si è riusciti a contenerle -
È Umano - ma Divino

Conferire un Ampio Vigore
A un Uomo Senza Nome -
Il cui Semplice Ringraziamento
Nessun altro - ambisce ad ottenere -

È molto facile, molto "umano", mostrare interesse, rendersi disponibili, verso chi non ne ha bisogno, verso quelle persone che sono al di fuori della nostra ristretta vita quotidiana. Più difficile, e perciò più vicino a ciò che chiamiamo divino, dedicarsi a coloro che non hanno una riconoscibilità sociale, che vivono anonimamente la loro vita e i cui ringraziamenti non interessano nessuno.
Il "brave" del verso 1 ha normalmente il senso di "coraggioso, ardito", ma è definito nel Webster anche con "magnificent; grand"; ho tradotto con "munifica" perché mi sembra un termine più adatto a un'assistenza che si offre senza risparmio proprio perché si sa che molto probabilmente non verrà utilizzata.
Al verso 7 "benediction" ha il senso di "ringraziamento" e ho preferito perciò, per chiarezza, tradurre con questo termine, anche se in italiano"benedizione" ha anche questo significato secondario.
All'ultimo verso ho tradotto "stopped" con "ambisce" tenendo conto della variante nel manoscritto: "cared" ("si cura [di]").


J768 (1863) / F493 (1862)

When I hoped, I recollect
Just the place I stood -
At a Window facing West -
Roughest Air - was good -

Not a Sleet could bite me -
Not a frost could cool -
Hope it was that kept me warm -
Not Merino shawl -

When I feared - I recollect
Just the Day it was -
Worlds were lying in the Sun -
Yet how Nature froze -

Icicles upon my soul
Prickled Blue and Cool -
Bird went praising everywhere -
Only Me - was still -

And the Day that I despaired -
This - if I forget
Nature will - that it be Night
After Sun has set -
Darkness intersect her face -
And put out her eye -
Nature hesitate - before
Memory and I -

    Quando sperai, ricordo
Bene il posto in cui stavo -
Alla Finestra che guarda a Ovest -
L'Aria più burrascosa - era piacevole -

Non un Nevischio capace di sferzarmi -
Non un gelo capace di freddare -
La Speranza era ciò che mi teneva calda -
Non lo scialle di Merino -

Quando ebbi paura - ricordo
Bene che Giorno fosse -
I Mondi erano distesi al Sole -
Eppure quanto gelava la Natura -

Ghiaccioli nell'anima
Pungevano Blu e Freddi -
Gli Uccelli alzavano lodi ovunque -
Solo Io - ero silente -

E il Giorno che disperai -
Quello - se dimenticherò
La Natura dimenticherà - che è Notte
Dopo che il Sole è tramontato -
Il Buio intersecherà il suo viso -
E spegnerà i suoi occhi -
La Natura esiterà - prima
Della Memoria e di Me -

Tre momenti, tre sentimenti contrastanti colti nel loro manifestarsi e cristallizzati nel ricordo. I primi due descritti per contrasto. La speranza, che ci rende forti e incuranti di qualsiasi tempesta esterna: non c'è freddo o neve che possa toccarci fin quando essa, e non la più soffice delle lane, ci riscalda il cuore. La paura fa invece diventare gelida anche una giornata piena di sole, pungendo la nostra anima con ghiaccioli interiori, del freddo colore del gelo, e facendoci restare muti anche di fronte alla gioiosa esuberanza della natura.
Il terzo, il momento della disperazione, assume una valenza cosmica. Impossibile dimenticarlo. È più facile che la natura dimentichi il ciclico alternarsi del giorno e della notte, e appaia esitante davanti a quel buio che le corre incontro e sembra spegnere per sempre i suoi occhi, piuttosto che quel ricordo svanisca dalla nostra memoria.
Negli ultimi versi il futuro verbale segue il "will" del verso 19; c'è anche una variante per i versi 21-22 dove il tempo futuro è esplicitato: "Dark shall overtake the Hill - / Overtake the sky-" ("Il Buio sorprenderà la Collina - / Sorprenderà il cielo -"). Non l'ho adottata perché mi sembra meno efficace dei versi originali, che fanno risaltare di più l'esitazione della natura davanti a questo buio che la tocca direttamente, intersecando il suo volto e spegnendo i suoi occhi.
Al verso 11 ho scelto la variante "in the" al posto di "out to".


J769 (1863) / F497 (1862)

One and One - are One -
Two - be finished using -
Well enough for schools -
But for inner Choosing -

Life - just - Or Death -
Or the Everlasting -
More - would be too vast
For the Soul's Comprising -

    Uno più Uno - fa Uno -
Due - si finisca di usarlo -
Va bene per la scuola -
Ma per la Scelta interiore -

Vita - soltanto - O Morte -
O l'Eternità -
Di più - sarebbe troppo vasto
Per la Capacità dell'Anima -

La nostra capacità di comprensione è limitata, non ammette troppe variabili. L'addizione è un'operazione matematica che serve per chi va a scuola, per chi deve imparare che uno più uno fa due. Per l'anima non è così, perché ha una capacità limitata, può contenere (ma anche capire visto che il verbo "to comprise" ha anche questo significato, come il "comprendere" italiano) solo un concetto per volta: la vita, o la morte, o l'eternità, e non riesce a capirne la misteriosa somma.
Al verso 4 c'è una variante interessante: "inner" al posto di "minor", che ho adottato perché più semplice da rendere. Credo che ED l'abbia inserita per chiarire che quel "minor" era da intendere in senso ironico.


J770 (1863) / F498 (1862)

I lived on Dread -
To Those who know
The Stimulus there is
In Danger - Other impetus
Is numb - and vitalless -

As 'twere a Spur - upon the Soul -
A Fear will urge it where
To go without the Spectre's aid
Were challenging Despair.

    Ho vissuto di Paure -
Per Quelli che sanno
Lo Stimolo che c'è
Nel Pericolo - Un altro impeto
È inerte - e senza vita -

Come ci fosse uno Sprone - nell'Anima -
Una Paura la spinge dove
Andare senza l'aiuto dello Spettro
Sarebbe sfidare la Disperazione.

Un sentimento negativo e angosciante viene rovesciato. La paura, che secondo me qui è da interpretare come la paura di non sapere, di non riuscire a capire i misteri della vita, diventa uno stimolo vitale, uno sprone per l'anima che vuole spingersi più in là, verso quei sentieri della mente che non potrebbero essere percorsi senza questo spettro che insieme respinge e attrae.
Interessante l'ultimo verso. Se diamo a "challenging" il significato primario di "sfidare", possiamo interpretarlo come una sorta di duello fra l'anima e la disperazione; la prima non riuscirebbe mai a vincere se non avesse l'arma di quello spettro che l'accompagna, la paura di non sapere. Ma "challenging", nella terminologia giuridica così spesso usata da ED, ha il significato di "ricusare, chiedere l'allontanamento di un giurato". In questa accezione il senso del verso diventerebbe un altro: l'anima che non ha la paura di non sapere, che non è stimolata a percorrere i pericolosi sentieri della conoscenza, ricusa la disperazione, ovvero si rifiuta di attraversare una strada che è così palesemente priva della speranza del traguardo, preferendo la tranquilla via dell'ignoranza.
Resta comunque una poesia enigmatica. Le traduzioni sono molte ma i commenti inesistenti, anche negli studi e biografie in inglese che ho.
Non facile tradurre il "dread" del primo verso. Nelle otto versioni italiane che conosco ho è reso sei volte con "paura", una con "paure", e una con "terrore". Nel Webster è precisato che "It expresses more than fear, and less than terror or fright." e che "It differs from terror also in being less sudden or more continued". Non ho trovato una parola italiana che fosse una via di mezzo fra paura e terrore, e allora ho scelto il plurale sia per dare al verso un connotato di continuità, quel "more continued" del Webster, sia per distinguere in qualche modo "dread" dal "fear" del settimo verso.


J771 (1863) / F870 (1864)

None can experience stint
Who Bounty - have not known -
The fact of Famine - could not be
Except for Fact of Corn -

Want - is a meagre Art
Acquired by Reverse -
The Poverty that was not Wealth -
Cannot be Indigence -

    Non può sperimentare gli stenti
Chi l'Abbondanza - non ha conosciuto -
La realtà della Carestia - non esiste
Se non per la Realtà del Grano -

Il Bisogno - è una magra Arte
Acquisita dall'Inverso -
La Povertà che non fu Ricchezza -
Non può essere Indigenza -

Quattro aforismi di due versi ciascuno sul tema degli opposti, che fanno emergere sensazioni e sentimenti altrimenti privi di un'unità di misura. Analoga a quella più famosa su questo tema, la J67-F112, dove però gli esempi sono rovesciati: qui le sensazioni negative si scolorano se non si sono provate quelle positive, là non si colgono appieno quelle positive se non si è avuta esperienza di quelle negative.
Una variante per gli ultimi due versi: "It is that Poverty was Wealth / Enables Indigence - ("È quella Povertà che fu Ricchezza / A diventare Indigenza -").


J772 (1863) / F871 (1864)

The hallowing of Pain
Like hallowing of Heaven,
Obtains at a corporeal cost -
The Summit is not given -

To Him who strives severe
At middle of the Hill -
But He who has achieved the Top -
All - is the price of All -

    La consacrazione della Pena
Come la consacrazione del Cielo,
Si ottiene a prezzo del corpo -
La Sommità non è concessa -

A Colui che si sforza con impegno
A metà del Colle -
Ma a Colui che ha raggiunto la Cima -
Tutto - è il prezzo del Tutto -

Il prezzo della vita non può essere che la morte. La sommità, la santificazione della propria pena in quel misterioso traguardo che è il cielo, si ottiene solo a prezzo del sacrificio della propria concretezza, del corpo. E non ci sono mezze misure, non ci sono premi a metà della via, il prezzo della totalità non può essere che tutto ciò che abbiamo.
Può essere letta come una sconsolata presa di coscienza dell'inutilità di affannarsi a cercare risposte definitive nel corso della vita. Chi le sa, quelle risposte, non concede sconti: per darci il tutto vuole tutto.


J773 (1863) / F872 (1864)

Deprived of other Banquet,
I entertained Myself -
At first - a scant nutrition -
An insufficient Loaf -

But grown by slender addings
To so esteemed a size
'Tis sumptuous enough for me -
And almost to suffice

A Robin's famine - able -
Red Pilgrim, He and I -
A Berry from our table
Reserve - for Charity -

    Privata d'altro Banchetto,
M'intrattenni con Me stessa -
Dapprima - uno scarso nutrimento -
Un Pane insufficiente -

Ma crebbe con esili aggiunte
A così apprezzabile mole
Da essere sontuoso abbastanza per me -
E quasi sufficiente

Alla fame di un Pettirosso - tanto che -
Rosso Pellegrino, Lui ed io -
Una bacca dalla nostra tavola
Riserviamo - per la Carità -

Una nuova riflessione sulla solitudine di chi non ha altro nutrimento che la propria interiorità. All'inizio può sembrare un pasto esiguo, ma poi ci accorgiamo che il tempo lo fa diventare via via più appetibile e sufficiente, tanto da darci la possibilità non solo di sfamarci ma anche di tenerne una po' da parte per il pellegrino che bussa alla nostra porta.
Bella l'immagine del pettirosso, che da una parte è simbolo delle limitate necessità di cui abbiamo bisogno, tanto che un cibo "sontuoso abbastanza" per noi è "quasi sufficiente" per un piccolo uccellino; dall'altra è uno dei tanti richiami alla simbiosi con la natura a cui ED ricorre molto spesso. Il "Red Pilgrim" del decimo verso è probabilmente riferito al testo di una raccolta di inni protestanti che si chiama, appunto, "Red Pilgrim Hymns" e va inteso come un "Oh, pellegrino".


J774 (1863) / F873 (1864)

It is a lonesome Glee -
Yet sanctifies the Mind -
With fair association -
Afar upon the Wind

A Bird to overhear
Delight without a Cause -
Arrestless as invisible -
A matter of the Skies.

    È un Gaudio solitario -
Eppure santifica la Mente -
In sereno sodalizio -
Da lontano nel Vento

Un Uccello origliare
Delizia senza Causa -
Incessante quanto invisibile -
Un'essenza dei Cieli.

Anche qui un'immagine della natura. Il canto di un uccello, che arriva da lontano nel vento, è sì una gioia solitaria, eppure entra in sintonia con la mente ed è in grado di sollevarla ad altezze celesti. Non si può fare a meno di vedervi una metafora della poesia, anch'essa gioia solitaria che arriva sulle ali di una vento che soffia dentro, incessante quanto invisibile delizia senza causa, essenza che non può che appartenere ai cieli.
Nel primo verso c'è un implicito richiamo musicale:"glee" significa infatti anche "canto a più voci, canone".


J775 (1863) / F874 (1864)

If Blame be my side - forfeit Me -
But doom me not to forfeit Thee -
To forfeit Thee? The very name
Is exile - from Belief - and Home -
    Se la Colpa spetta a me - ripudiami -
Ma non condannarmi a ripudiare Te -
Ripudiare Te? La parola stessa
È esilio - dalla Fede - e dall'Esistere -

Quattro versi per proclamare un amore più grande di qualsiasi altra cosa, che ammette il sacrificio di se stessi ma non la rinuncia volontaria all'altro. Anche solo il suono di una parola che possa significare questa rinuncia evoca la perdita di tutto, dalla fede alla stessa esistenza.
Nell'ultimo verso "Home" è tradotto con "patria" dalla Guidacci nei Meridiani e con "Foyer" (focolare, ma anche paese natio) dalla Malroux. "Home" può voler dire molte cose (casa propria, focolare, paese natio, posto dove si abita, tomba) e volevo trovare una parola italiana che, un po' come in francese, le comprendesse tutte e, nello stesso tempo, fosse legata a un significato concreto, da contrapporre allo spirituale "Belief" che la precede. La soluzione, come al solito, me l'ha data il Webster, che la definisce anche come "The present state of existence".
Al verso 4 ho scelto la variante "exile" al posto di "sentence" ("condanna").


J776 (1863) / F875 (1864)

Purple -

The Color of a Queen, is this -
The Color of a Sun
At setting - this and Amber -
Beryl - and this, at Noon -

And when at night - Auroran widths
Fling suddenly on Men -
'Tis this - and Witchcraft - nature keeps
A Rank - for Iodine -

   
Porpora -

Il Colore di Una Regina, è questo -
Il Colore di un Sole
Al tramonto - questo e Ambra -
Berillo - e questo, a Mezzogiorno -

E quando a notte - Aurorali ampiezze
Si gettano d'un tratto sugli Uomini -
È questo - e Magia - la natura serba
Un Posto - per il Violetto -

Porpora è il colore del sangue, regale e riservato agli spettacoli naturali che più ci affascinano. Di volta in volta si mescola con altro: al tramonto col giallo dell'ambra, a mezzogiorno col luccichio del berillo, nell'aurora boreale con la magia di un incantesimo naturale.
È una delle tre poesie a cui ED ha dato un titolo nei fascicoli manoscritti (le altre due sono la J36-F45 e la J161-F208). Il "Purple" del titolo e lo "Iodine" dell'ultimo verso (che significa letteralmente "Iodio" e, come in italiano, deriva dal greco "ιωδης": "violetto") sono da intendersi in questa poesia come sinonimi, o meglio come i due colori che, alle estremità opposte dello spettro visibile, si toccano e si confondono.
Per gli ultimi due versi ho scelto la versione originale: " nature keeps / A Rank - for Iodine -", ma ED ha inserito tre varianti da considerare complementari, che descrivono il rapporto fra la natura e questo colore: "nature has / Respect to - Iodine -" ("la natura ha / Rispetto per - il Violetto -"), "nature knows / The rank of Iodine -" ("la natura conosce / Il rango del Violetto -"), "nature has / An awe of - Iodine -" ("la natura ha / Timore del - Violetto -"). Così il finale della poesia si può leggere come: "La natura ha rispetto per questo colore così nobile, conosce il suo rango, ne ha una sorta di timore reverenziale e, perciò, gli serba sempre un posto nei suoi spettacoli più nobili."
Nel penultimo verso ho tradotto letteralmente, leggendo la prima parte ('Tis this - and Witchcraft -") come conclusione dei due versi precedenti (le aurorali ampiezze che si gettano sugli uomini di notte sono magie del colore celebrato nei versi: composte di "questo", ovvero del porpora iniziale e del violetto finale) e la seconda come l'inizio della frase finale (la natura lascia sempre un posto per questo colore così magico e regale).


J777 (1863) / F877 (1864)

The Loneliness One dare not sound -
And would as soon surmise
As in it's Grave go plumbing
To ascertain the size -

The Loneliness whose worst alarm
Is lest itself should see -
And perish from before itself
For just a scrutiny -

The chasm not to be surveyed -
But skirted in the Dark -
With Consciousness suspended -
And Being under Lock -

I fear me this - is Loneliness -
The Maker of the soul
It's Caverns and it's Corridors
Illuminate - or seal -

    La Solitudine Nessuno osi sondare -
E si preferisca supporre piuttosto
Che nella sua Tomba scandagliare
Per accertarne la dimensione -

La Solitudine il cui peggior timore
È doversi accorgere di sé -
E perire di fronte a se stessa
Solo per uno sguardo -

L'abisso non può essere esaminato -
Ma costeggiato nel Buio -
Con la Consapevolezza sospesa -
E l'Esistenza sotto Chiave -

Ho paura che questo - sia la Solitudine -
Il Creatore dell'anima
Le sue Caverne e i suoi Corridoi
Illumini - o sigilli -

Un'altra faccia della solitudine, molto diversa da quella di altre poesie. Non più la consapevole scelta di una interiorità che sa fare a meno di gran parte del mondo esterno, ma un vuoto e oscuro abisso interiore, un qualcosa che è meglio non scandagliare, la cui più grande paura è quella di guardarsi allo specchio, perché sa di non poter reggere la consapevolezza di sé.
La costruzione è complessa. Nelle prime due strofe vi sono due descrizioni distinte della solitudine. La prima è un'esortazione a sfuggirla, o meglio a non investigarne a fondo la natura. Meglio limitarsi a supporre, piuttosto che scendere nei suoi recessi più profondi e accertarsi di quanto sia la sua reale ampiezza. Nella seconda la solitudine diventa soggetto attivo, un sentimento che sfugge a se stesso per paura che la consapevolezza di sé diventi letale. Poi, nella terza strofa diventa un abisso, un profondo vuoto insondabile che va soltanto costeggiato, cercando di sospendere la consapevolezza, per non essere risucchiati da quell'abissale profondità, e di tenere ben chiusa la propria essenza umana, per non dovergliela consegnare. Nell'ultima torna la prima persona, la stessa ED, che si chiede quale sia la vera solitudine, se quella che ha celebrato come una conquista di fronte ad un mondo che sente estraneo, o quella che ha descritto in questa poesia, un vuoto per il quale nemmeno Dio può fare niente, sia che illumini quelle oscure caverne e quei labirintici corridoi, sia che li sigilli: un espediente che nasconde ma non elimina.
La sintassi della prima strofa è abbastanza complicata, tanto che le sette traduzioni che ho sono sensibilmente diverse:

Massimo Bacigalupo - Meridiani
La solitudine che non si osa sondare - / e che si vuole indovinare / quanto scandagliare la sua tomba / per stabilirne la misura -
Massimo Bacigalupo - ediz. 2004
La solitudine che non si osa sondare - / e che si vorrebbe indovinare / quanto scandagliare la sua tomba / per stabilirne la misura -
Augusto Sabbadini
La solitudine che non si osa sondare - / e si preferisce piuttosto immaginare / che andare a scandagliarla nella tomba / per accertarne la misura -
Francesco Binni
Nessuno osi sondare la solitudine - / o indovinerebbe subito / che si vuole scandagliare la sua tomba / per prender le misure -
Nadia Campana
Nessuno osi sondare la solitudine - / o indovinerebbe subito / che si va a scandagliare la sua tomba / per accertare la misura -
Claire Malroux
La Solitude qu'On n'ose sonder - / Qu'à supputer on répugne / Autant qu'à descendre en sa Tombe / Pour en prendre la mesure -
Manuel Villar Raso
Uno no se atreve a nombrar la Soledad - / Se la podria más bien imaginar / Como la Plomada que desciende a su Tumba / Para medir el tamaño -

Anche stavolta il Webster può essere d'aiuto. Fra le definizioni di "soon" ce n'è una che è perfettamente adeguata ai versi di ED: "Readily; willingly. But in this sense it accompanies would, or some other word expressing will.", con un esempio che è costruito in maniera quasi identica: "I would as soon see a river winding among woods or in meadow, as when it is tossed up in so many whimsical figures at Versailles.", ovvero "Preferirei vedere un fiume snodarsi tra boschi o nei campi, piuttosto che sballottato in così stravaganti figure come a Versailles."
Al verso 9 ho scelto la variante "chasm" al posto di "Horror". In italiano "orrido" ha anche il significato di "abisso", ma ho preferito il più chiaro "chasm", che ha anche una connotazione di "vuoto" analoga alle abissali e insondabili profondità richiamate da "abisso", più metafisico di "orrido".


J778 (1863) / F879 (1864)

This that would greet - an hour ago -
Is quaintest Distance - now -
Had it a Guest from Paradise -
Nor glow, would it, nor bow -

Had it a notice from the Noon
Nor beam, would it, nor Warm -
Match me the Silver Reticence -
Match me the Solid Calm -

    Colui che avrebbe accolto - un'ora fa -
È alla più estranea delle Distanze - ora -
Avesse un Ospite dal Paradiso -
Non si ecciterebbe, né s'inchinerebbe -

Avesse un annuncio dal Mezzogiorno
Non sarebbe radioso, né si Scalderebbe -
Trovami un'eguale Argentea Reticenza -
Trovami un'eguale Solida Calma -

La morte ci coglie improvvisamente, e ci porta alla più estranea delle distanze dal mondo in cui avevamo vissuto fino a un'ora prima. Da quel momento qualsiasi cosa, qualsiasi avvenimento, anche il più straordinario, non ha più alcun effetto. Nel mondo in cui siamo abituati non c'è niente che possa somigliare a questa argentea reticenza, a questa solida calma.


J779 (1863) / F880 (1864)

The Service without Hope -
Is tenderest, I think -
Because 'tis unsustained
By stint - Rewarded Work -

Has impetus of Gain -
And impetus of Goal -
There is no Diligence like that
That knows not an Until -

    Il Servizio senza Aspettativa -
È più tenero, credo -
Perché non è sottoposto
A un limite - Il Lavoro Retribuito -

Ha lo stimolo del Guadagno -
E lo stimolo della Meta -
Non c'è Diligenza pari a quella
Che non conosce un Finché -

Un servizio, un'occupazione, che intraprendiamo senza porre un limite, senza aspettarci qualcosa, è connotato da una tenerezza, da una partecipazione emotiva, sconosciuta al lavoro retribuito, che ha uno scopo preciso ed è stimolato dal guadagno. La diligenza che mettiamo nell'eseguirlo è senz'altro maggiore quando non c'è un "finché" che lo delimiti.
"Until", una preposizione che ED fa diventare sostantivo, va inteso in relazione allo "stint" del quarto verso (per il quale ED ha indicato la variante "end", con un significato sostanzialmente simile): quando ci mettiamo volontariamente al servizio di qualcuno o di qualcosa, non poniamo limiti a ciò che facciamo, non abbiamo in mente una conclusione certa e delimitata nel tempo, insomma, non diciamo "lo farò finché ...".


J780 (1863) / F882 (1864)

The Truth - is stirless -
Other force - may be presumed to move -
This - then - is best for confidence -
When oldest Cedars swerve -

And Oaks untwist their fists -
And Mountains - feeble - lean -
How excellent a Body, that
Stands without a Bone -

How vigorous a Force
That holds without a Prop -
Truth stays Herself - and every man
That trusts Her - boldly up -

    La Verità - è immobile -
Di altre forze - si può presumere il movimento -
Questa - quindi - più di tutte è fidata -
Quando i più vecchi Cedri si piegano -

E le Querce disserrano i loro pugni -
E le Montagne - fiacche - pendono -
Quanto eccellente un Corpo, che
Sta diritto senza un Osso -

Quanto vigorosa una Forza
Che si regge senza un Appoggio -
La Verità sostiene se stessa - e ogni uomo
Che crede in Lei - si erge spavaldo -

La verità è la sola cosa che non ha bisogno di nulla, di nessun sostegno, per mantenere la propria forza nel tempo. Essa è sostegno di se stessa e per questo basta all'uomo che crede in lei per affrontare con spavalda certezza il mondo.
In questa poesia ED vuole trasmettere una fiducia senza tentennamenti nei confronti della verità, si vede chiaramente dall'uso ripetuto di termini che debbono dare l'idea di una salda fermezza e, di conseguenza, di una certezza altrettanto salda: "stirless", "stand", "hold", "stay", contrapposti ad altri che trasmettono una sensazione opposta: "move", "swerve", "untwist" (che ha come varianti verbi molto simili: "unknot", "unknit", "unclinch"), "lean".


J781 (1863) / F884 (1864)

To wait an Hour - is long -
If Love be just beyond -
To wait Eternity - is short -
If Love reward the end -
    Aspettare un'Ora - è lungo -
Se l'Amore è appena al di là -
Aspettare l'Eternità - è breve -
Se l'Amore ripaga la fine -

Un aforisma sulla relatività del trascorrere del tempo. Se l'amore è là che ci aspetta, se è vicino e raggiungibile, anche una sola ora di attesa diventa molto lunga. Se sappiamo che l'unico modo per averlo è incontrarlo alla fine dei nostri giorni, allora aspettare l'eternità diventa breve.
Per l'ultimo verso ED ha indicato la variante "If Love Be at the end" ("Se l'Amore c'è alla fine").


J782 (1863) / F885 (1864)

There is an arid Pleasure -
As different from Joy -
As Frost is different from Dew -
Like element - are they -

Yet one - rejoices Flowers -
And one - the Flowers abhor -
The finest Honey - curdled -
Is worthless - to the Bee -

    C'è un arido Piacere -
Tanto diverso dalla Gioia -
Quanto il Gelo è diverso dalla Rugiada -
Elementi affini - sono -

Eppure l'uno - fa gioire i Fiori -
E l'altro - i Fiori aborrono -
Il Miele più fine - rappreso -
È senza valore - per l'Ape -

Molte cose che appaiono simili, o sono comunque della stessa natura, sono invece profondamente diverse. Per dircelo ED usa tre immagini. La prima è quella che ci riguarda: il piacere arido, senza partecipazione emotiva e senza entusiasmo, così diverso dalla gioia che erompe spontanea e senza calcolo. Le altre due per spiegare meglio la prima: il gelo e la rugiada, entrambi elementi costituiti da acqua, eppure così diversi, anzi opposti, per i fiori, che gioiscono per la seconda e aborrono il primo. La seconda immagine ci parla invece di un elemento singolo, il miele, fonte di vita per le api, che assicurano con esso la sopravvivenza della specie, ma così inutile per loro una volta che si sia rappreso, pur se resta sempre miele.


J783 (1863) / F504 (1863)

The Birds begun at Four o'clock -
Their period for Dawn -
A Music numerous as space -
But neighboring as Noon -

I could not count their Force -
Their Voices did expend
As Brook by Brook bestows itself
To multiply the Pond.

Their Witnesses were not -
Except Occasional Man -
In homely industry arrayed -
To overtake the Morn -

Nor was it for applause -
That I could ascertain -
But independent Extasy
Of Deity, and Men -

By Six, the Flood had done -
No tumult there had been
Of Dressing, or Departure -
And yet the Band - was gone -

The Sun engrossed the East -
The Day controlled the World -
The Miracle that introduced
Forgotten, as fulfilled.

    Gli Uccelli cominciarono alle Quattro -
Il loro orario per l'Alba -
Una Musica variata come lo spazio -
Ma vicina come il Mezzogiorno -

Non riuscivo a contare le loro Forze -
Le Voci si distribuivano
Come un Ruscello dopo l'altro si offre
Per moltiplicare lo Stagno.

Per loro non c'erano Testimoni -
Salvo Talvolta un Uomo -
Che si preparava al lavoro consueto -
Per anticipare il Mattino -

Né era per gli applausi -
Di ciò ne ero certa -
Ma Estasi indipendente
Dalla Divinità, e dagli Uomini -

Intorno alle Sei, la Piena era finita -
Nessun tumulto c'era stato
Di Preparativi, o Partenze -
Eppure la Banda - se n'era andata -

Il Sole s'impossessò dell'Oriente -
Il Giorno controllava il Mondo -
Il Miracolo che l'aveva introdotto
Dimenticato, non appena compiuto.

Un altro dei mirabili quadri naturali a cui ci ha abituato ED. Stavolta la scena inizia prima dell'alba, o meglio all'ora che è l'alba per gli uccelli. La loro musica si spande dappertutto, tante sono le variazioni delle loro melodie quanto è grande lo spazio che li circonda. Eppure la loro musica, in quel buio che non ci permette di contarli, colpisce il nostro orecchio così come i nostri occhi sono colpiti dalla luce del mezzogiorno. Le loro voci si rincorrono una dopo l'altra, offrendosi alla natura come i ruscelli si offrono per nutrire uno stagno. A quell'ora non ci sono testimoni, al più qualcuno che si è alzato prima dell'alba e si sta preparando in anticipo, per essere pronto al lavoro allo spuntare del giorno. Perciò non c'è nessun dubbio: quel canto non è fatto per ottenere applausi, è un'estatica melodia che non ha nessuno scopo concreto, un puro piacere indipendente da Dio e dagli Uomini. Ed ecco che subito dopo l'alba quella piena che aveva inondato la natura finisce improvvisamente. La conclusione non è annunciata dai soliti rumori che precedono la partenza, eppure il silenzio ci dice che tutta la banda, tutti i suonatori di quelle molteplici melodie se ne sono andati. E quando la luce del sole s'impadronisce dell'oriente, quando il giorno riprende il controllo del mondo, ci rendiamo conto che quel miracolo sonoro che ne era stato una degna ouverture è ormai dimenticato, svanito nel momento in cui si è concluso.
Molti i termini che hanno diversi significati. Al verso 3 "numerous" che significa "numerosi, molteplici" ma anche, riferito alla poesia e alla musica, "melodioso, che alterna piacevolmente versi e suoni brevi e lunghi"; per mantenere il più possibile questo duplice senso di "numerosi" e "piacevolmente melodici" ho tradotto con "variati", una parola che può contenere entrambi i significati.
Al verso 6 "expend" che significa "spendere" in senso proprio, ma anche "consegnare, distribuire sia in pagamento che in donazioni". Qui ho scelto "distribuire".
Al verso 11 "arrayed", che significa "disporsi in ordine per prepararsi a fare qualcosa" ma anche "vestirsi, abbigliarsi". Visto che ED ha inserito la variante "attired", che ha invece il significato univoco di "vestirsi, adornarsi", mi è sembrato evidente che ED volesse dire "salvo talvolta un uomo che si vestiva prima dell'alba per essere pronto alle sue consuete attività allo spuntare del giorno". Per mantenere comunque i due significati ho tradotto con "prepararsi" che, riferito al mattino, ha anche, come in inglese, il significato di "vestirsi".
Al verso 19 "dressing" che ha significati simili ad "arrayed": sia "prepararsi" che "vestirsi". Ho perciò tradotto in modo simile con "preparativi".
Al verso 21 "engrossed" significa "ingrossare" "e "prendersi tutto, impossessarsi". Nell'originale convivono i due significati, infatti il sole all'alba fa diventare più grande l'oriente, rendendolo via via più visibile e, nello stesso tempo, se ne impadronisce, occupandolo completamente. Non ho trovato un termine italiano che mi permettesse questo duplice significato, e così ho scelto "s'impossessò".


J784 (1863) / F886 (1864)

Bereaved of all, I went abroad -
No less bereaved was I
Upon a New Peninsula -
The Grave preceded me -

Obtained my Lodgings, ere myself -
And when I sought my Bed -
The Grave it was reposed upon
The Pillow for my Head -

I waked to find it first awake -
I rose - It followed me -
I tried to drop it in the Crowd -
To lose it in the Sea -

In Cups of artificial Drowse
To steep it's shape away -
The Grave - was finished - but the Spade
Remained in Memory -

    Privata di tutto, me ne andai lontano -
Non meno privata ero
Su una Nuova Penisola -
La Tomba mi aveva preceduto -

Aveva ottenuto i miei Alloggi, prima di me -
E quando cercai il mio Letto -
La Tomba stava riposando sopra
Il Cuscino destinato al mio Capo -

Mi svegliai per scoprire che era già sveglia -
Mi alzai - Lei mi seguì -
Cercai di seminarla tra la Folla -
Di perderla nel Mare -

In Coppe di artificiale Torpore
D'immergere fino in fondo la sua Figura -
La Tomba - era scomparsa - ma la Vanga
Rimase nella Memoria -

Non si può sfuggire al ricordo. Quando muore qualcuno che ci è caro, ci sembra di essere stati privati di tutto. Anche se cerchiamo di andarcene lontano, quella tomba ci segue dappertutto. Ovunque andiamo la troviamo lì, pronta e già sistemata dove credevamo di trovare un alloggio e un cuscino solo per noi. La sentiamo sempre vicina, è già sveglia quando ci svegliamo, ci segue ovunque andiamo e vani sono i nostri tentativi di seminarla. E se anche riuscissimo a eluderla, a immergere fino in fondo quel ricordo in un coppa di quel torpore che vorremmo si impadronisse di noi per non farci più pensare, in noi rimarrebbe sempre la memoria della vanga che ha scavato quella tomba.
Sempre belle, anche se tristi e disperate, le poesie di ED sulla morte delle persone care. Ogni volta sembra che abbia ormai detto tutto su questo argomento, e invece scopriamo nuovi modi, nuove immagini, per descrivere il sentimento del ricordo.


J785 (1863) / F505 (1863)

They have a little Odor - that to me
Is metre - nay - 'tis melody -
And spiciest at fading - indicate -
A Habit - of a Laureate -
    Hanno un impercettibile Odore - che per me
È metro - ma non solo - è melodia -
E più pungenti nell'estinguersi - indicano -
Il Temperamento - di un Poeta -

Un copia fu inviata a Gertrude Vanderbilt, probabilmente insieme a dei fiori. Ne conosciamo il testo da una trascrizione di Mabel Todd e rispetto a quella riportata sopra, nei fascicoli, ci sono due differenze: "poesy" ("poesia") al posto di "melody" al verso 2 e "celebrate" ("celebrano") al posto di "indicate" al verso 3, peraltro presenti come varianti anche nei fascicoli.
In quei probabili fiori possiamo però anche leggere una metafora della poesia: i versi di una poesia lasciano dietro di sé una scia molto simile a un profumo, a un odore che non tutti riescono a percepire, e che diventa a un tempo metro e ritmo, musica e poesia. E se il profumo di quei versi persiste, e anzi aumenta, dopo la morte del loro creatore, allora siamo di fronte a un vero poeta.


J786 (1863) / F887 (1864)

Severer Service of myself
I hastened to demand
To fill the awful Vacuum
Your life had left behind -

I worried Nature with my Wheels
When Her's had ceased to run -
When she had put away Her Work
My own had just begun -

I strove to weary Brain and Bone -
To harass to fatigue
The glittering Retinue of nerves -
Vitality to clog

To some dull comfort Those obtain
Who put a Head away
They knew the Hair to -
And forget the color of the Day -

Affliction would not be appeased -
The Darkness braced as firm
As all my stratagem had been
The Midnight to confirm -

No Drug for Consciousness - can be -
Alternative to die
Is Nature's only Pharmacy
For Being's Malady -

    Un più Severo Impegno a me stessa
Mi affrettavo a chiedere
Per riempire il Vuoto terribile
Che la Tua vita aveva lasciato dietro di sé -

Assillai la Natura con le mie Ruote
Quando le Sue avevano cessato di correre -
Quando lei aveva riposto il Suo Lavoro
Il mio era appena cominciato -

Mi sforzavo di stancare Cervello e Ossa -
Di tormentare e affaticare
Il luccicante Corteo dei nervi -
Di rinchiudere la Vitalità

In quello spento conforto ottenuto da Quelli
Che ripongono una Testa
Di cui conoscevano la Chioma -
E dimenticano il colore del Giorno -

L'Afflizione non volle placarsi -
Le Tenebre si estesero compatte
Come se ogni stratagemma fosse stato
A conferma della Mezzanotte -

Medicina per la Consapevolezza - non ce n'è -
L'alternativa di morire
È il solo Farmaco della Natura
Per la Malattia dell'Esistenza -

Sembra un seguito o un complemento, forse ancora più chiuso alla speranza, della poesia che la precede nei fascicoli manoscritti (la J784-F886). Inizia invocando uno spiraglio vitale che riesca a riempire il vuoto lasciato da una vita, una ricerca affannosa, che non lascia niente di intentato. Le ruote della vita di chi resta chiedono di poter girare ancora, di avere la forza di ricominciare. Ci si sforza di tenere occupati il corpo e lo spirito, di evitare ogni rilassamento di quei nervi sempre pronti a scattare di nuovo. Di trovare spazio per la voglia di vivere, magari nell'inutile conforto di aver accompagnato fino alla fine chi se n'è andato, un conforto solo apparente, perché fa dimenticare la bellezza del giorno che pure è ancora di fronte a noi.
La ricerca occupa due terzi della poesia. Nelle ultime due strofe, la resa. Nulla riesce a placare il dolore che ci portiamo dentro. Le tenebre si estendono senza tener conto dei nostri sforzi, anzi sembra che i nostri stratagemmi non abbiano avuto altro risultato che confermarne l'ineluttabilità. E allora ci rendiamo conto che stiamo cercando qualcosa di introvabile. Non c'è medicina che riesca a sconfiggere la consapevolezza del ricordo. L'unica alternativa che rimane contro la malattia dell'esistenza, perché ogni esistenza è toccata dal dolore, è quella di morire.


J787 (1863) / F889 (1864)

Such is the Force of Happiness -
The Least - can lift a ton
Assisted by it's stimulus -

Who Misery - sustain -
No Sinew can afford -
The Cargo of Themselves -
Too infinite for Consciousness'
Slow capabilities -

    Tale è la Forza della Felicità -
Che il più Piccolo - solleva tonnellate -
Assistito dal suo stimolo -

Chi la Sofferenza - sopporta -
Nessun Vigore può permettersi -
Il Carico di Se Stessi -
Troppo infinito per le fiacche capacità
Della Coscienza -

Simile alla J781-F884. Lì l'amore era capace di far diventare lungo un istante e breve l'eternità, qui il nostro stato d'animo ci fa diventare forti nella felicità e incapaci di qualsiasi vigore nella sofferenza.


J788 (1863) / F739 (1863)

Joy to have merited the Pain -
To merit the Release -
Joy to have perished every step -
To Compass Paradise -

Pardon - to look upon thy face -
With these old fashioned Eyes -
Better than new - could be - for that -
Though bought in Paradise -

Because they looked on thee before -
And thou hast looked on them -
Prove Me - My Hazel Witnesses
The features are the same -

So fleet thou wert, when present -
So infinite - when gone -
An Orient's Apparition -
Remanded of the Morn -

The Hight I recollect -
'Twas even with the Hills -
The Depth upon my Soul was notched -
As Floods - on Whites of Wheels -

To Haunt - till Time have dropped
His last Decade away,
And Haunting actualize - to last
At least - Eternity -

    Gioia di aver meritato la Pena -
Per meritare la Liberazione -
Gioia di aver penato a ogni passo -
Per Abbracciare il Paradiso -

Perdono - per indugiare sul tuo volto -
Con questi Occhi antiquati -
Meglio dei nuovi - forse - per questo -
Anche se comprati in Paradiso -

Perché essi indugiarono su di te prima -
E tu hai indugiato su di loro -
Provatemi - Miei Castani Testimoni -
Che i lineamenti siano gli stessi -

Così sfuggente eri, quando presente -
Così infinito - quando andasti -
Un'Apparizione d'Oriente -
Richiamata dal Mattino -

L'Altezza ricordo -
Era pari alle Colline -
La Profondità nella mia Anima era incisa -
Come Piene - su Biancori di Ruote -

Ritornare - finché il Tempo non abbia lasciato
La sua ultima Decade cadere,
E il Ritornare si concretizzi - per durare
Almeno - un'Eternità -

Il tema dell'amato perduto si dipana in uno spazio temporale complesso. Si inizia dalla fine, quando le pene sopportate a lungo diventano la gioia della liberazione e l'abbraccio di quel luogo misterioso che è il paradiso. L'incontro è adeguato al luogo: avviene con uno sguardo, che indugia su quel volto con occhi ancora mortali, quelli di prima e non quelli immateriali che si acquistano nell'aldilà, come se ci fosse il bisogno di concretizzare con qualcosa di antiquato, ormai estraneo all'altezza in cui ci si trova, questo incontro tanto agognato. Per questo lei chiede scusa a chi si presume abbia ormai abbandonato ogni parvenza di concretezza, dando a quegli occhi il rango di testimoni del tempo mortale, in cui essi guardavano lui e da lui erano guardati, e chiedendo loro di confermarle che il lui che ha raggiunto è lo stesso che ha pianto. Un riconoscimento che è anche una conferma: lassù non svaniamo nell'indistinto, ma conserviamo, sia pure in uno stato diverso, il nostro essere individuale.
Siamo così a metà della poesia, e qui inizia una sorta di flash-back, che ci riporta indietro, quando lui non era una presenza solida, ferma, ma sfuggente e inafferrabile. Una presenza divenuta poi infinita nello spazio del ricordo, che percorre ciclicamente la nostra memoria come l'apparizione a oriente della luce, richiamata ogni volta dal mattino. E il ricordo è duplice, la sua altezza è pari alle colline e la sua profondità sembra incidere la superficie dell'anima, ma questa immagine interiore si può anche concretizzare nella lapide che svetta sul tumulo e nella fossa scavata per accogliere quel corpo ormai inerte, davanti alla quale il pianto invade i nostri occhi come il ricordo incide nell'anima. A queste due immagini, l'una interiore e l'altra concreta, si torna continuamente durante la vita che ci resta, finché il nostro tempo non giunge finalmente a conclusione e quel tornare si smaterializza nella durata dell'eternità.
Molte le difficoltà di traduzione e interpretazione, ovviamente non risolvibili in senso assoluto, ma soltanto cercando di trovare una lettura complessiva che possa comprenderle in un tutto plausibile.
Ai versi 5, 9 e 10 il verbo "look on" (e l'equivalente"look upon") significa "ritenere, reputare, stimare", o "concepire, ideare, osservare, scrutare, pensare" o anche "essere semplice spettatore"; ho cercato un verbo che potesse comprendere almeno qualcuno di questi significati e ho scelto "indugiare" che, fra l'altro, consente di mantenere la stessa preposizione dell'originale.
Al verso 13 "fleet" significa "di veloce andatura, che si muove con rapidità, agile, lesto, leggero e veloce nel movimento". Qui ho tradotto con "sfuggente" anche per contrasto con "infinito" del verso successivo.
Il verso 20 è molto enigmatico, in particolare per quei "Whites of Wheels (letteralmente "Bianchi di Ruote"). La Bulgheroni ipotizza che potrebbe trattarsi dei "vortici marini orlati di bianco che si formano all'alzarsi della marea". Secondo me, interpretando la strofa come ho fatto sopra, si possono ipotizzare due significati, non alternativi ma complementari. Nella visione "concreta" della visita alla tomba, come la parte bianca degli occhi invasa dalle piene provocate dalle lacrime (qui sono "biancori di ruote" che piangono, diventeranno "castani testimoni" all'arrivo in paradiso e quindi saranno cambiati con quelli "nuovi" una volta indugiato sul volto di lui). Nella visione "interiore" come l'unione di due parole molto usate da ED: "white", il simbolo dell'"immacolato mistero" della poesia J271-F307, e "wheel", la ruota che, insieme alla "circonferenza", rappresenta il ciclico svolgersi della vita e della morte, ovvero, unendo i due termini, "gli immacolati misteri dei ciclici giri della vita" sui quali agiscono le piene del ricordo. Fra l'altro l'unione di queste due parole chiave sembra confermare i contrasti vita-morte e interiorità-concretezza che emergono dalla poesia.
Ai versi 21 e 23 il verbo "to haunt", come transitivo, è definito dal Webster in due modi: "frequentare, visitare a lungo o spesso, essere spesso nelle vicinanze", e "arrivare frequentemente; intromettersi, seccare con frequenti visite, visitare abitualmente" con la precisazione che "il verbo è applicato in particolare agli spettri o alle apparizioni". Come intransitivo la definizione è unica: "essere a lungo nelle vicinanze, visitare o essere presente spesso". Io mi sono rifatto a quest'ultima definizione e ho scelto il verbo "ritornare", sostantivizzato per "haunting", per usare un unico termine e trasmettere comunque l'idea di questa continua visita, di questo continuo ritorno che dura finché il tempo non ha terminato il suo corso, un'immagine ciclica che peraltro si lega in modo naturale ai "Whites of Wheels" che la precedono.


J789 (1863) / F740 (1863)

On a Columnar Self -
How ample to rely
In Tumult - or Extremity -
How good the Certainty

That Lever cannot pry -
And Wedge cannot divide
Conviction - That Granitic Base -
Though None be on our Side -

Suffice Us - for a Crowd -
Ourself - and Rectitude -
And that Assembly - not far off
From furthest Spirit - God -

    Su un Io Colonna -
Quant'è comodo confidare
Nel Tumulto - o allo Stremo -
Quant'è bella la Certezza

Che Leva non possa scardinare -
E Cuneo non possa spezzare
La Convinzione - Quella Granitica Base -
Benché Nessuno sia al nostro Fianco -

Ci basta - al posto di una Folla -
Il nostro Io - e la Rettitudine -
E quell'Assemblea - non lontana
Dal più remoto Spirito - Dio -

La Bulgheroni ci informa che "è stata letta come un ironico commento alla teoria della 'self reliance' - o fiducia in sé stessi - di Emerson."
Effettivamente i termini usati, dal "Columnar Self" del primo verso al "Granitic Base" del settimo, fanno pensare di più a una ironica presa di distanza che a un'esaltazione di un Io che, paragonato a una colonna e a una base di granito, sembra più inamovibile e inerte che fermo e saldo nella sua rettitudine. Un ulteriore indizio di questa ironia è nell'ultima strofa, dove ED cita le tre cose che dovrebbero bastarci al posto della folla (ovvero del mondo concreto che ci circonda): il nostro io, la rettitudine e gli spiriti celesti; un elenco volutamente convenzionale, che lascia fuori tutto ciò che riempie, nel bene e nel male, la nostra esistenza. È come se ED ci dicesse: basare tutto sulla "colonna" del proprio io può anche essere comodo e gratificante, può difenderci dai mali del mondo, ma può essere anche molto noioso.
Se però leggiamo la poesia senza immaginare che gli esempi usati siano ironici, possiamo anche interpretarla alla lettera, ovvero che un io saldo, retto, che si occupa più dello spirito che della carne, è quello che ci può aiutare nei momenti in cui ci troviamo davanti ai tumulti dell'esistenza, dandoci la certezza che le nostre convinzioni interiori non potranno essere scardinate o spezzate dalla prima leva o dal primo cuneo che passa.


J790 (1863) / F741 (1863)

Nature - the Gentlest Mother is,
Impatient of no Child -
The feeblest - or the waywardest -
Her Admonition mild -

In Forest - and the Hill -
By Traveller - be heard -
Restraining Rampant Squirrel -
Or too impetuous Bird -

How fair Her Conversation -
A Summer Afternoon -
Her Household - Her Assembly -
And when the Sun go down -

Her Voice among the Aisles
Incite the timid prayer
Of the minutest Cricket -
The most unworthy Flower -

When all the Children sleep -
She turns as long away
As will suffice to light Her lamps -
Then bending from the Sky -

With infinite Affection -
And infiniter Care -
Her Golden finger on Her lip -
Wills Silence - Everywhere -

    La Natura - è la Madre più Gentile,
Con nessun Figlio impaziente -
Il più debole - o il più ribelle -
Il Suo Monito pacato -

Nella Foresta - e in Collina -
Dal Viaggiatore - è udito -
Trattenere lo Scoiattolo Sfrenato -
O l'Uccello troppo impetuoso -

Com'è bella la Sua Conversazione -
Un Pomeriggio d'Estate -
La Sua Famiglia - la Sua Compagnia -
E quando il Sole tramonta -

La Sua Voce tra le Navate
Incita la timida preghiera
Del Grillo più minuscolo -
Del Fiore più meschino -

Quando tutti i Figli dormono -
Lei s'allontana quel tanto
Che basta ad accendere i Suoi lumi -
Poi affacciandosi dal Cielo -

Con infinito Affetto -
E infinita Cura -
Il dito Dorato sulle labbra -
Chiede Silenzio - Dappertutto -

Un'ode alla natura, una sorta di racconto che si snoda come fosse la giornata di una madre dolce e paziente. La sua voce è quella che regola i ritmi degli animali ma anche quella con la quale è piacevole conversare un pomeriggio d'estate o quella che, non dimenticando nessuno dei suoi figli, incita alla preghiera serale il più minuscolo dei i grilli o il meno appariscente dei fiori. E quando ormai è sera si preoccupa di accendere le luci delle stelle e chiede il silenzio che favorisce il riposo.
Al verso 11 "Household" può significare "famiglia, ambiente familiare" ma anche "conduzione della casa". Ho tradotto con "famiglia" perché credo che qui ED stia parlando della natura non come concetto generale, una "madre" che in questo senso sarebbe anche nostra, ma come l'insieme dei fenomeni naturali che ci circondano: le piante, gli animali, i fenomeni atmosferici, visti proprio come facenti parte della famiglia di cui la natura è madre.


J791 (1863) / F748 (1863)

God gave a Loaf to every Bird -
But just a Crumb - to Me -
I dare not eat it - tho' I starve -
My poignant luxury -

To own it - touch it -
Prove the feat - that made the Pellet mine -
Too happy - in my Sparrow's chance -
For Ampler Coveting -

It might be Famine - all around -
I could not miss an Ear -
Such Plenty smiles upon my Board -
My Garner shows so fair -

I wonder how the Rich - may feel -
An Indiaman - An Earl -
I deem that I - with but a Crumb -
Am Sovereign of them all -

    Dio ha dato un Pane a ogni Uccello -
Ma solo una Briciola - a Me -
Non oso mangiarla - anche se affamata -
Mia intensa voluttà -

Possederla - toccarla -
Essa prova l'impresa - che fece mia la Pallina -
Troppo felice - nella mia sorte di Passero -
Per più Ampia Bramosia -

Potrebbe esserci Carestia - tutt'intorno -
Non mi mancherebbe una Spiga -
Tanta Abbondanza sorride sulla mia Tavola -
Il Granaio appare così bello -

Mi chiedo come i Ricchi - possano sentirsi -
Un Maharaja - Un Conte -
Sento che - con solo una Briciola -
Sono Sovrana di tutti loro -

Una sola briciola d'amore basta a riempire una vita. Si ha quasi paura di consumarla, anche se il desiderio è tanto. Già il solo fatto di averla, di poterla toccare, dimostra che chi la possiede l'ha meritata e placa ogni altro desiderio, per intenso che possa essere. Quel possesso difende da qualsiasi carestia, perché porta l'abbondanza in quel granaio dei sentimenti che è l'anima. Non c'è ricchezza che possa eguagliarla, e quella briciola così apparentemente insignificante rende un sovrano chi ha la sorte di possederla.
Al verso 7 ho scelto la variante "in" al posto di "for". Probabile che ED abbia voluto eliminare la ripetizione di "for", che appare anche nel verso successivo.


J792 (1863) / F187 (1861)

Through the strait pass of suffering -
The Martyrs - even - trod.
Their feet - upon Temptation -
Their faces - upon God -

A stately - shriven - Company -
Convulsion - playing round -
Harmless - as streaks of meteor -
Upon a Planet's Bond -

Their faith - the everlasting troth -
Their expectation - fair -
The Needle - to the North Degree -
Wades - so - thro' polar Air!

    Attraverso lo stretto passaggio della sofferenza -
I Martiri - pacati - s'incamminarono.
I loro piedi - verso la Tentazione -
I loro volti - verso Dio -

Una solenne - assolta - Compagnia -
L'agitazione - che aveva luogo intorno -
Innocua - come strisce di meteora -
Sull'Orbita di un Pianeta -

La loro fede - la perenne verità -
La loro aspettativa - limpida -
L'Ago - verso il Punto a Settentrione -
Si fa strada - così - attraverso l'Aria polare!

La versione riportata è quella contenuta in una lettera a Samuel Bowles (L251), preceduta soltanto da: "Dear Friend / If you doubted my Snow - for a moment - you never will - again - I know - / Because I could not say it - I fixed it in the Verse - for you to read - when your thought wavers, for such a foot as mine -" ("Caro Amico / Se ha dubitato della mia Neve - per un momento - non lo farà - un'altra volta - lo so - / Poiché non riuscirei a dirlo - l'ho fissato in Versi - perché lei li legga - quando il suo pensiero vacilla, per un piede come il mio -").
Questa versione, di cui esiste il manoscritto, è stata datata in un primo tempo da Johnson nel 1863 (nell'edizione critica del 1955) e poi rettificata in "early 1862" nell'edizione delle lettere del 1958. Nell'edizione Franklin è datata 1861.
Un altro manoscritto è quello dei fascicoli, datato sia da Johnson che da Franklin nel 1863, mentre si conosce un'altra copia, perduta, spedita a Sue (non datata da Johnson, mentre Franklin indica la stessa data di quella spedita a Bowles) che venne utilizzata per la pubblicazione sull'"Independent" del 12 marzo 1891, con il titolo "The Martyrs". Le tre copie sono sostanzialmente simili.

La lettera che contiene la poesia ce ne dà un'interpretazione autentica. Qui ED vuole descrivere la purezza e insieme la ferma pacatezza del suo animo e dice a Bowles: "lei non deve dubitare della mia neve (che nella poesia si ritrova nel secondo verso: even - pacata -, nel quinto: stately-solenne -, nel decimo: fair - limpida - e nell'ultimo: - polar Air - Aria polare -) e per spiegarle bene cosa intendo, visto che non sarei capace di dirlo, glielo metto in versi. Li legga quando la sua mente dubiterà di me, della mia fermezza, e capirà cosa intendo."
E così ED si descrive, facendoci vedere una solenne a pacata processione di martiri, con i piedi ancora poggiati sulla terra tentatrice ma i visi già rivolti a Dio. Niente può turbarli, l'agitazione che hanno intorno non scalfisce la loro solennità, così come le momentanee strisce di una meteora non scalfiscono la maestosa orbita di un pianeta. Ben saldi nella loro fede nella perenne verità e nella limpida, pura aspettativa del regno celeste, si avviano all'immortalità così come l'ago di una bussola si fa strada nell'aria polare per indicarci la via del nord.


J793 (1863) / F753 (1863)

Grief is a Mouse -
And chooses Wainscot in the Breast
For His Shy House -
And baffles quest -

Grief is a Thief - quick startled -
Pricks His Ear - report to hear
Of that Vast Dark -
That swept His Being - back -

Grief is a Juggler - boldest at the Play -
Lest if He flinch - the eye that way
Pounce on His Bruises - One - say - or Three -
Grief is a Gourmand - spare His luxury -

Best Grief is Tongueless - before He'll tell -
Burn Him in the Public square -
His Ashes - will
Possibly - if they refuse - How then know -
Since a Rack could'nt coax a syllable - now

    Il Dolore è un Topo -
E sceglie l'Intercapedine nel Petto
Come Schiva Dimora -
E rende vano il cercarlo -

Il Dolore è un Ladro - lesto ad allarmarsi -
Aguzza l'Orecchio - per udire una voce
In quella Vasta Oscurità -
Che trascinò la Sua Esistenza - nell'ombra -

Il Dolore è un Giocoliere - il più ardito nel Gioco -
Perché se fosse esitante - l'occhio che passa
Coglierebbe i suoi Lividi - Uno - per dire - o Tre -
Il Dolore è un Ghiottone - parco nei Suoi piaceri -

Il Dolore migliore è Senza parole - prima di parlare -
Si farebbe bruciare sulla Pubblica piazza -
Le Sue Ceneri - parleranno
Forse - se rifiutano - Come sapere allora -
Visto che nemmeno la Tortura otterrebbe una sillaba - ora

Il dolore come sentimento esclusivamente interiore, che si rifugia nell'animo di chi lo prova e rifugge qualsiasi tentativo di stanarlo. ED ce ne dà cinque definizioni, le prime tre descritte più ampiamente, la terza più stringata e infine l'ultima, che descrive il dolore migliore, più vero, quello che preferisce il rogo piuttosto che parlare di sé.
In quest'ultima strofa ho un po' forzato la traduzione dei due versi iniziali (Bacigalupo traduce con: "Il dolore migliore non ha lingua - / prima che parli - bruciatelo in piazza -") perché ho preferito leggerli con lo stesso schema delle strofe precedenti, dove il soggetto attivo è sempre il dolore: si rifugia nell'intercapedine del petto per sfuggire chi cerca di stanarlo; nell'oscurità che lo ha trascinato nell'ombra ("to sweep" significa letteralmente "spazzare", con quel "back" a fine verso l'immagine è quella di una scopa che abbia spazzato via il dolore, confinandolo fuori di vista, dietro a qualche mobile) si comporta come un ladro attento a ogni rumore che lo possa far scoprire; quando non riesce a celarsi diventa un giocoliere ardito, perché, facendosi vedere esitante, chi guarda, non più distratto dal gioco, potrebbe scoprire le sue ferite, non importa se una o più; e infine è come un ghiottone, che però non manifesta apertamente la sua bramosa voluttà di cibo e preferisce coltivare in disparte i suoi piaceri. Così ho tradotto "burn" con "si farebbe bruciare", perché mi sembra che anche qui sia il dolore a essere protagonista, cercando con ogni mezzo, anche il più estremo, di eludere chi vorrebbe interrogarlo e sapere.


J794 (1863) / F846 (1864)

A Drop fell on the Apple Tree -
Another - on the Roof -
A Half a Dozen kissed the Eaves -
And made the Gables laugh -

A few went out to help the Brook
That went to help the Sea -
Myself Conjectured were they Pearls -
What Necklaces could be -

The Dust replaced, in Hoisted Roads -
The Birds jocoser sung -
The Sunshine threw his Hat away -
The Bushes - spangles flung -

The Breezes brought dejected Lutes -
And bathed them in the Glee -
Then Orient showed a single Flag,
And signed the Fete away -

    Una Goccia cadde sul Melo -
Un'altra - sul Tetto -
Una Mezza Dozzina baciarono le Gronde -
E fecero ridere i Frontoni -

Alcune si spinsero oltre per aiutare il Ruscello -
Che andava ad aiutare il Mare -
Io Congetturavo che fossero Perle -
Che Collane sarebbero state -

La Polvere fu rimpiazzata, nelle Strade in Salita -
Gli Uccelli cantarono giocosi -
La Luce del Sole gettò via il Cappello -
I Cespugli - sparsero lustrini -

Le Brezze portarono afflitti Liuti -
E li bagnarono nel Gaudio -
Poi l'Oriente espose un'unica Bandiera,
E siglò la fine della Festa -

Oltre al manoscritto nei fascicoli, ne esiste un altro (secondo Johnson del 1873, secondo Franklin inviato a Sue nel 1874) limitato agli ultimi otto versi, con alcune varianti:

The Dust replaced, in hoisted Roads -
The Birds redoubled sung -
The Sunshine threw his Hat away,
The Bushes spangles flung -
The Breezes brought dejected Lutes
And bathed them in the Sea -
Then Nature raised a Colored Hand
And signed the Van away -
    La Polvere fu rimpiazzata, nelle Strade in salita -
Gli Uccelli raddoppiarono il canto -
La Luce del Sole gettò via il Cappello,
I Cespugli sparsero lustrini -
Le Brezze portarono afflitti Liuti
E li bagnarono nel Mare -
Poi la Natura alzò una Mano Colorata
E mandò via le Truppe -

Nella prima edizione fu pubblicata con il titolo: "Summer Shower" ("Acquazzone d'estate"). La descrizione, come sempre visivamente molto suggestiva, parte da una goccia che cade sul melo e poi si moltiplica diventando pioggia, con un riferimento sonoro tipico della fantasia di ED: i frontoni della case che "ridono". Quelle gocce che cadono sembrano diventare perle, adatte a formare la più preziosa delle collane. La pioggia sostituisce la polvere scendendo dalle strade ripide, gli uccelli cantano allegramente, la luce del sole getta via il cappello per bagnarsi liberamente, il vento porta i suoi strumenti a bagnarsi in quel gaudio. Poi la natura issa la bandiera dell'arcobaleno e dà il segnale che la festa è finita.
Per quanto riguarda la "bandiera" del penultimo verso, Bacigalupo ipotizza nelle note che "Il segnale della fine della festa potrebbe essere una nuvola o l'avvicinarsi della notte da oriente". Io credo invece che ED abbia pensato all'arcobaleno, che è l'ovvia conclusione di un acquazzone estivo. Nell'altra stesura d'altronde la "bandiera", una sorta di segno distintivo dei molteplici colori della natura, diventa una "mano colorata", immagine che mi sembra ancora più chiara come simbolo dei colori dell'arcobaleno.
Enigmatico l'ultimo verso della variante più tarda. "Van" è un termine militare che significa "avanguardia". Il Webster indica anche altri significati, che però non mi sembrano adatti al contesto: "Fra gli agricoltori, una ventola per spulare il grano", "Nel gergo minerario, la pulitura manuale del minerale per mezzo di una vanga", "L'ala con la quale è battuta l'aria". Ho cercato di interpretare e ho tradotto liberamente con "Truppe".


J795 (1863) / F847 (1864)

Her final Summer was it -
And yet We guessed it not -
If tenderer industriousness
Pervaded Her, We thought

A further force of life
Developed from within -
When Death lit all the shortness up
It made the hurry plain -

We wondered at our blindness
When nothing was to see
But Her Carrara Guide post -
At Our Stupidity -

When duller than our dullness
The Busy Darling lay -
So busy was she - finishing -
So leisurely - were We -

    Era la Sua ultima Estate -
Eppure non l'indovinammo -
Se più tenera industriosità
La pervadeva, pensammo

A una nuova forza vitale
Sviluppata dall'interno -
Quando la Morte ne illuminò la brevità
Rese chiara la fretta -

Ci stupimmo della nostra cecità
Quando nulla ci fu da vedere
Tranne la Sua Freccia di Carrara -
Verso la Nostra Stupidità -

Quando più inerte della nostra inerzia
La Diletta Indaffarata giacque -
Così indaffarata era lei - da ultimo -
Quanto indolenti - eravamo Noi -

La morte di solito non annuncia il suo arrivo. Magari notiamo dei cambiamenti, come un'ansia di vivere improvvisa che non riusciamo a spiegarci, se non quando la morte ce ne indica la ragione. Soltanto dopo, quando il cippo marmoreo appare come puntato sulla nostra stupidità, ci stupiamo di quanto siamo stati ciechi di fronte a quei segnali che appaiono ora così chiari. Ripercorriamo i suoi ultimi istanti di vita, che ci sembrano, pur nella loro inerte fiacchezza, comunque più attivi della nostra cieca indolenza.
Un altro esempio di un tema "banale" (nella vita quasi sempre ci rammarichiamo troppo tardi di quello che avremmo potuto essere o fare e non siamo stati o non abbiamo fatto) trattato con l'usuale fantasia dickinsoniana: nella seconda strofa i due versi finali, con la morte che illumina improvvisamente la nostra consapevolezza e ci fa capire quello che prima era oscuro; nella terza l'immagine del cippo funerario che diventa una freccia stradale ("Guidepost" è definito "Un segnale al bivio di una strada, che indica la via al viaggiatore") puntata verso la nostra stupidità.


J796 (1863) / F848 (1864)

Who Giants know, with lesser Men
Are incomplete, and shy -
For Greatness, that is ill at ease
In minor Company -

A Smaller, could not be perturbed -
The Summer Gnat displays -
Unconscious that his single Sail
Do not comprise the skies -

    Chi di Giganti sa, con Uomini da meno
Si sente incompleto, e timido -
Perché la Grandezza, è a disagio
In più bassa Compagnia -

Il più Piccolo, non può essere turbato -
Il Moscerino Estivo si mostra -
Ignaro che la sua unica Vela -
Non riempie i cieli -

Sembra quasi una parafrasi del socratico "so di non sapere". Chi è ignaro della sua ignoranza, come il moscerino che non sa di essere, appunto, un moscerino, non ha dubbi, incertezze, timidezze, ma va dritto per la propria strada, senza chiedersi troppo. Chi è un gigante, ovvero chi ha la consapevolezza della propria grandezza e, insieme, della propria insignificanza, tende sempre a sentirsi a disagio, quasi timoroso delle cieche certezze degli altri.
Al verso 7 ho scelto la variante "Sail" al posto di "Fleet" ("Flotta").


J797 (1863) / F849 (1864)

By my Window have I for Scenery
Just a Sea - with a Stem -
If the Bird and the Farmer - deem it a "Pine" -
The Opinion will do - for them -

It has no Port, nor a "Line" - but the Jays -
That split their route to the Sky -
Or a Squirrel, whose giddy Peninsula
May be easier reached - this way -

For Inlands - the Earth is the under side -
And the upper side - is the Sun -
And it's Commerce - if Commerce it have -
Of Spice - I infer from the Odors borne -

Of it's Voice - to affirm - when the Wind is within -
Can the Dumb - define the Divine?
The Definition of Melody - is -
That Definition is none -

It - suggests to our Faith -
They - suggest to our Sight -
When the latter - is put away
I shall meet with Conviction I somewhere met
That Immortality -

Was the Pine at my Window a "Fellow
Of the Royal" Infinity?
Apprehensions - are God's introductions -
To be hallowed - accordingly -

    Dalla Finestra ho per Scenario
Solo un Mare - con uno Stelo -
Se l'Uccello e il Contadino - lo ritengono un "Pino" -
Tale Opinione andrà bene - per loro -

Non ha Porto, né "Linea" - ma Ghiandaie -
Che interrompono la loro rotta verso il Cielo -
O uno Scoiattolo, la cui vertiginosa Penisola
Può essere più facile raggiungere - così -

Come Confini - la Terra nella parte inferiore -
E nella parte superiore - il Sole -
E il suo Commercio - se Commercio ha -
Di Spezie - lo deduco dagli Odori emanati -

Della sua Voce - che dire - quando il Vento ha dentro -
Può il Muto - definire il Divino?
La Definizione di Melodia - è -
Che non c'è Definizione -

Essa - suggerisce alla Fede -
Essi - suggeriscono alla Vista -
Quando quest'ultima - non ci sarà più
La incontrerò con la Convinzione di averla già incontrata
Quell'Immortalità -

Era il Pino alla Finestra un "Membro
della Regale" Infinità?
Le Intuizioni - sono le prefazioni di Dio -
Per essere consacrati - di conseguenza -

Poesia molto ricca di suggestioni. Inizia con un pino visto dalla finestra. Uno scenario semplice, usuale, o almeno così appare a chi lo guarda con occhi che si accontentano di ciò che vedono. Ma anche le rappresentazioni più banali della natura possono essere guardate con occhi diversi, occhi di chi vede in quel pino uno stelo piantato nel vasto mare. È un mare che non ha porto, non ha linee di navigazione che lo percorrano, eppure la vita lì intorno fiorisce: le ghiandaie si posano sull'albero per riposarsi nella loro rotta verso il cielo, lo scoiattolo percorre le strade tra le fronde cercando, come noi, la sua penisola, ovvero il porto dove sentirsi finalmente al sicuro. I suoi confini sono semplici: la terra in basso e il sole in alto, così come i suoi commerci: sicuramente spezie, visto l'odore che porta con sé.
Sin qui la descrizione segue l'immagine iniziale dell'albero come simbolo del tutto che ci circonda. Da questo punto in poi le immagini vanno via via rarefacendosi, in un percorso che conduce dalla concreta visione iniziale all'immateriale incontro con il divino che conclude la poesia.
ED introduce i suoni: il vento che passa attraverso le fronde dell'albero produce una musica che è difficile definire, perché siamo muti di fronte al divino. Definire la melodia, che qui è chiaramente accostata al mistero divino, è impossibile, se non dicendo appunto che non può essere definita, perché parla alla fede, ovvero a quella parte di noi al di fuori della razionalità e delle possibilità di comprensione cosciente. Abbiamo solo un barlume di questa conoscenza, quello che ci dà la natura, che parla concretamente ai nostri occhi, dandoci una pallida ma reale anticipazione di ciò che potrà essere la comprensione del mistero ultimo. Per questo, quando i nostri occhi saranno ormai chiusi e arriverà il momento di incontrare l'immortalità, potremo accostarla con la convinzione che non ci è totalmente estranea.
L'ultima strofa è quasi un riepilogo, una considerazione finale: ma allora forse quel semplice pino non era altro che uno degli innumerevoli membri della regale, divina infinità, e le intuizioni che attraversano la nostra mente durante la vita, quei sentimenti che rimangono inspiegati e che ci fanno vedere dalla nostra piccola finestra uno spazio infinito, altro non sono che le prefazioni, le introduzioni che Dio ci concede per prepararci all'incontro con il suo mistero. I versi 15 e 16 sono uguali, a parte il soggetto, ai primi due della poesia J988-F797: " The Definition of Beauty is / That Definition is none -".


J798 (1863) / F853 (1864)

She staked her Feathers - Gained an Arc -
Debated - Rose again -
This time - beyond the estimate
Of Envy, or of Men -

And now, among Circumference -
Her steady Boat be seen -
At home - among the Billows - As
The Bough where she was born -

    Puntò sulle sue Penne - Guadagnò un Arco -
Decisa - si Alzò di nuovo -
Questa volta - oltre il giudizio
Dell'Invidia, o degli Uomini -

E ora, nel mezzo della Circonferenza -
La sua stabile Barca è visibile -
A casa - tra i Flutti - Come
Sul Ramo dov'era nata -

Chi può essere questo uccello che prova a spiccare il volo, ci riesce e poi decide di lanciarsi al di là del mondo chiuso che lo circonda, se non ED stessa che, prima insicura delle sue doti poetiche e poi certa della loro consistenza, si lancia, senza curarsi del giudizio degli altri, in quella circonferenza che riassume la concretezza del mondo fisico e il circolare, infinito mistero dell'esistenza?
Gli ultimi due versi sono un'orgogliosa presa di coscienza di sé: chi è riuscito ad ottenere il dono del volo, quello di librarsi sopra le esistenza comuni, non avverte il cielo come un estraneo ma si sente lì a casa come nel posto in cui è nato.
Interessante il "debated" del secondo verso ("to debate": "dibattere, discutere di qualcosa"): Silvio Raffo (nei Meridiani) e Adriana Seri traducono con "si dibatté" e Claire Malroux con "délibéra", ovvero "deliberò". La Bulgheroni, nelle note, considera la parola un termine "relativo al pensiero", mentre "dibattersi" ha una connotazione eminentemente fisica, anche se in italiano può essere usato in senso figurato (dibattersi nel dubbio). Probabilmente Raffo e la Seri hanno puntato su questa ambiguità del termine italiano, che però secondo me si perde, perché dire "si dibatté" di un uccello mi sembra non lasci spazio a interpretazioni di tipo interiore. Fra l'altro nel primo verso ED dice chiaramente (usando termini relativi al gioco, alle scommesse: "stacked, gained") che l'uccello ha messo alla prova le sue penne e ha vinto. Nel secondo perciò il verbo usato al tempo passato sembra proprio dire "l'argomento era stato dibattuto ed era ormai chiuso" o anche, insieme al verso che precede, "si sciolse dall'indecisione di quell'arco che poteva riportarlo in basso e si alzò di nuovo".


J799 (1863) / F854 (1864)

Despair's advantage is achieved
By suffering - Despair -
To be assisted of Reverse
One must itself have bore -

The Worthiness of Suffering like
The Worthiness of Death
Is ascertained by tasting -

As can no other Mouth

Of Savors - make us conscious -
As did ourselves partake -
Affliction feels impalpable
Until Ourselves are struck -

    Il vantaggio della Disperazione si ottiene
Soffrendo - la Disperazione -
Per essere aiutati da un Rovescio
Bisogna averlo sopportato -

Il Valore della Sofferenza come
Il Valore della Morte
È accertato assaggiandolo -

Come nessun'altra Bocca

Di Sapori - ci fa consapevoli -
Quanto consumarne noi stessi -
L'Afflizione sembra impalpabile
Finché Noi stessi non siamo colpiti -

Quattro aforismi dedicati a temi molto simili; la disperazione, un rovescio, la sofferenza e la morte. Per tutti l'impossibilità di conoscerli, e di conseguenza di farli diventare utili esperienze, se non li si prova personalmente, una considerazione che potrebbe essere applicata ai vani tentativi di rendere partecipi gli altri della nostra esperienza, specialmente verso i più giovani di noi; vani perché il vero gusto di un sapore è molto difficile da trasmettere e si acquisisce soltanto assaggiandolo.
Al verso 4 ho scelto la variante "itself" al posto della ripetizione di "Reverse".


J800 (1863) / F855 (1864)

Two - were immortal twice -
The privilege of few -
Eternity - obtained - in Time -
Reversed Divinity -

That our ignoble Eyes
The quality conceive
Of Paradise superlative -
Through their Comparative.

    Due - furono immortali due volte -
Privilegio di pochi -
L'Eternità - ottenuta - nel Tempo -
Divinità rovesciata -

Che i nostri ignobili Occhi
Concepiscano la qualità
Superlativa del Paradiso -
Attraverso il loro Comparativo.

L'amore non viene nominato, ma "i due immortali due volte" del primo verso non possono che essere due persone che vivono un amore reciproco. Un amore che è privilegio di pochi e dà la possibilità di ottenere nel tempo mortale una parte di quell'eternità che normalmente è esclusivo appannaggio dell'aldilà. Il fatto che i nostri occhi, ignobilmente mortali, riescano a concepire la qualità superlativa (ovvero divina) del paradiso attraverso quella comparativa (ovvero concreta) di due persone che si amano è una sorta di rovesciamento speculare dell'eternità, attributo divino che si affaccia nel mondo concreto attraverso il sentimento più bello che un uomo possa provare.
Oltre al manoscritto nei fascicoli, ne esiste un altro inviato a Sue. Probabile che ED abbia voluto con questa poesia celebrare la coppia che le viveva accanto.