Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J1001 - 1050

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J1001 (1865) / F1001 (1865)

The Stimulus, beyond the Grave
His Countenance to see
Supports me like imperial Drams
Afforded Day by Day.
    Lo Stimolo, di vedere al di là
Della Tomba il Suo Volto
Mi sostiene come Gocce imperiali
Offerte Giorno per Giorno.

Può essere una definizione della necessità della fede, in questo caso applicata al desiderio di ricongiungersi all'amato, che ci stimola ad andare avanti, giorno per giorno, nell'attesa di un aldilà che va oltre la buia e fredda concretezza della tomba.


J1002 (1865) / F1002 (1865)

Aurora is the effort
Of the Celestial Face
Unconsciousness of Perfectness
To simulate, to Us.
    L'Aurora è il tentativo
Del Volto Celeste
Di simulare, per Noi
L'Inconsapevolezza della Perfezione.

La perfezione è uno di quei concetti che non appartengono all'ambito umano, perché la ragione tende sempre a dubitare di apparenti perfezioni. L'unico modo per immaginarla è quello di associarla all'inconsapevolezza, di credere che vi sia qualcuno che ci offre spettacoli naturali, come l'aurora, proprio per metterci di fronte a una perfezione che non potremo mai capire razionalmente, ma la cui pallida eco può colpirci con la bellezza di un fenomeno estraneo all'intervento umano.


J1003 (1865) / F1003 (1865)

Dying at my music!
Bubble! Bubble!
Hold me till the Octave's run!
Quick! Burst the Windows!
Ritardando!
Phials left, and the Sun!
    Morire alla mia musica!
Ribolli! Ribolli!
Tienimi finché l'Ottava corre!
Presto! Irrompi dalle Finestre!
Ritardando!
La Fiala è rimasta, e il Sole!

Il modo migliore di morire è farlo suonando la propria musica (il primo verso andrebbe letto come "morire al suono della mia musica"), una musica che per ED è la poesia. Perciò lasciate che la poesia ribolla in me, sempre, senza interruzione. Fate che io viva fino a quando le ottave della mia ispirazione continuano a correre veloci nella mia mente e irrompono fuori da quelle finestre che mi tengono avvinta. Finché arriverà il momento del "ritardando", quando risuoneranno lente le ultime note e resterà soltanto, insieme alla natura che continua imperturbabile il suo corso, la fiala, il fragile contenitore che le teneva dentro di sé e che le ha sparse per il mondo.
In questa poesia i versi non "raccontano", ma cercano di descrivere con fulminei sprazzi, troncati dal punto esclamativo, l'urgenza di far irrompere da quella fragile fiala che è la nostra mente, e fuori dal mondo chiuso in cui siamo costretti, la ricchezza della nostra fantasia e della nostra immaginazione, perché solo così il mondo potrà ascoltare, anche dopo la nostra morte, la musica che avevamo dentro.
La "fiala" dell'ultimo verso richiama alla mente l'essenza che rimane nel "cassetto della Dama" nella J675-F772.


J1004 (1865) / F1004 (1865)

There is no Silence in the Earth - so silent
As that endured
Which uttered, would discourage Nature
And haunt the World -
    Non c'è Silenzio sulla Terra - così silente
Come quello che sopporta
Se fosse espresso, scoraggerebbe la Natura
E tormenterebbe il Mondo -

La sofferenza non è quasi mai esprimibile, e la silenziosa discrezione con cui viene sopportata dai più chiede il rispetto di tutti gli altri, perché se dovessimo esprimerla, tutti insieme, il frastuono non permetterebbe più al mondo e alla natura di continuare ad esistere.


J1005 (1865) / F1005 (1865)

Bind me - I still can sing -
Banish - my mandolin
Strikes true, within -

Slay - and my Soul shall rise
Chanting to Paradise -
Still thine -

    Legami - potrò ancora cantare -
Scacciami - il mio mandolino
Risuonerà sincero, dentro -

Uccidimi - e la mia Anima salirà
Inneggiando in Paradiso -
Ancora tua -

L'amore non indietreggia nemmeno davanti al rifiuto di colui al quale è diretto. Qualsiasi cosa tu possa fare, legarmi, scacciarmi, uccidermi, io sarò "still thine".


J1006 (1865) / F1006 (1865)

The first We knew of Him was Death -
The second, was Renown -
Except the first had justified
The second had not been -
    Prima sapemmo della Sua Morte -
Poi, della Sua Fama -
Se la prima non l'avesse giustificata
La seconda non ci sarebbe stata -

ED ribadisce la sua convinzione che la fama non può che essere postuma e il soggetto dei versi non può che essere lei stessa, con il suo rifiuto, più volte ripetuto, di pubblicare il suo lavoro e, insieme, la certezza, più volte espressa e rivelatasi assolutamente fondata, che i suoi versi le sarebbero sopravvissuti.


J1007 (1865) / F1007 (1865)

Falsehood of Thee, could I suppose
'Twould undermine the Sill
To which my Faith pinned Block by Block
Her Cedar Citadel -
    La Tua Falsità, dovessi supporre
Vorrebbe dire minare le Fondamenta
Su cui la mia Fede fissò Blocco su Blocco
La Sua Cittadella di Cedro -

L'amore, costruito blocco su blocco su solide fondamenta fino a formare una cittadella inespugnabile e insieme dolce e odorosa come il cedro, si nutre di sincerità. La costruzione crollerebbe se solo si dovesse aver sentore dell'insincerità dell'amato.


J1008 (1865) / F1008 (1865)

How still the Bells in Steeples stand
Till swollen with the Sky
They leap upon their silver Feet
In frantic Melody!
    Come sono immote le Campane nelle Torri
Finché gonfiatesi di Cielo
Si slanciano sui loro argentei Piedi
In frenetica Melodia!

Una campana, come ciascuno di noi, ha dentro di sé la capacità di suonare; sta lì, ferma e silenziosa finché la sua natura prorompe e si slancia in quella frenetica melodia che nascondeva dentro.


J1009 (1865) / F1009 (1865)

I was a Phebe - nothing more -
A Phebe - nothing less -
The little note that others dropt
I fitted into place -

I dwelt too low that any seek -
Too shy, that any blame -
A Phebe makes a little print
Upon the Floors of Fame -

    Io fui una Febe - nulla di più -
Una Febe - nulla di meno -
La piccola nota che altri trascuravano
Sistemai al suo posto -

Dimoravo troppo in basso per essere cercata -
Troppo ritrosa, per essere biasimata -
Una Febe lascia una piccola impronta
Sulle Superfici della Fama -

La poesia ricorda la J486-F473, dove ED si dipinge con parole molto simili ("I was the slightest in the House", "I never spoke - unless addressed") e ha lo stesso ruolo di colei che riceve qualcosa e lo dà agli altri: là "il tesoro / che non cessava mai di cadere", qui "La piccola nota che altri trascuravano / Sistemai al suo posto -".
Nella nota dell'edizione Meridiani la Bulgheroni scrive: "Il termine Phebe - corruzione dell'onomatopeico peewe - designa un uccellino, diffuso nell'Est degli Stati Uniti, appartenente alla famiglia Muscicapidi o pigliamosche." Un altro possibile riferimento potrebbe però essere la Febe diaconessa di Cencre, latrice della lettera di San Paolo ai romani (16,1: "Vi raccomando Febe, nostra sorella, diaconessa della Chiesa di Cencre"), citata come personaggio in ombra, latrice di qualcosa che non è suo.
Se vediamo in "Phebe" l'uccellino pigliamosche (il termine è in altre due poesie, la J403-F532 e la J1690-F1697, dove si parla chiaramente di uccelli) il paragone è con un piccolo e quasi insignificante abitatore della natura, le cui note sono ascoltate dai pochi che le sanno capire; se accettiamo la suggestione biblica l'immagine è quella del poeta che riceve le parole da qualcuno più in alto e le fa conoscere al mondo.


J1010 (1865) / F1018 (1865)

Up Life's Hill with my little Bundle
If I prove it steep -
If a Discouragement withhold me -
If my newest step

Older feel than the Hope that prompted -
Spotless be from blame
Heart that proposed as Heart that accepted
Homelessness, for Home -

    Su per il Colle della Vita col mio piccolo Fagotto
Se mi accorgo che è ripido -
Se uno Scoraggiamento mi trattiene -
Se il passo appena fatto

Più vecchio sembra della Speranza che lo provocò -
Incontaminato sia dalla colpa
Il Cuore che propose così come il Cuore che accettò
L'essere senza Casa, come Casa -

Il colle della vita si sale faticosamente, col fagotto di chi si aggira nel mondo per un tempo troppo breve per considerarlo la sua casa. Ma è un cammino che va fatto, anche se ripido, anche se lo sconforto è dietro ogni angolo, anche se via via ogni passo sembra ormai così lontano da quella speranza che ci aveva fatto incamminare fiduciosi verso traguardi che poi scopriamo allontanarsi sempre di più. Nonostante questo, la fatica di vivere, la sconfitta inevitabile che ci attende, non riguarda il "cuore", quella parte di noi che, coraggiosamente, con amore, accetta comunque di vivere come il viandante di un attimo in un mondo senza certezze.


J1011 (1865) / F1019 (1865)

She rose as high as His Occasion
Then sought the Dust -
And lower lay in low Westminster
For Her brief Crest -
    Ella si elevò a tanta altezza a Causa di Lui
Poi cercò la Polvere -
E più in basso giacque nel basso Westminster
Per la Sua breve Corona -

L'amore può elevare a grandi altezze, ma poi, quasi sempre, fa cadere in basso, quasi a far scontare quei brevi momenti di felicità.
Al terzo verso ED si riferisce all'abbazia di Westminster, illustre luogo di sepoltura degno di chi è salito tanto in alto (fra l'altro nel transetto c'è il "Poets' Corner"), e quel "lower... in low" è da leggere come "più sotto della parte bassa" ovvero sotto le lapidi che costellano il pavimento della chiesa.
Questo accenno a un illustre luogo di sepoltura, nello stesso verso di quel "lower" che suggerisce l'idea di una caduta dalle altezze precedenti, rende ambigua la poesia, che potrebbe essere letta anche come: "a tanta altezza ella fu elevata dall'amore per lui, che, quando cercò la polvere (ovvero quando morì), la tomba (lower) fu degna di (o fu conseguente a) quel breve apice di felicità."
C'è anche la possibilità che ED possa riferirsi a una lei concreta sepolta a Westminster; in questo caso non dovrebbe però trattarsi di una scrittrice, visto che nel "Poet's Corner" non ce ne sono, a parte delle lapidi commemorative di Jane Austen e delle sorelle Brontë.


J1012 (1865) / F1021 (1865)

Which is best? Heaven -
Or only Heaven to come
With that old Codicil of Doubt?
I cannot help esteem

The "Bird within the Hand"
Superior to the one
The "Bush" may yield me
Or may not -
Too late to choose again.

    Qual è meglio? Il Cielo -
O solo il Cielo che verrà
Con quel vecchio Codicillo di Dubbio?
Non posso evitare di credere

L'"Uccello a portata di Mano"
Superiore a quello che
La "Selva" può procurarmi
O forse no -
Troppo tardi per scegliere ancora.

Cosa conviene scegliere: quello che la vita ci offre e che abbiamo concretamente di fronte a noi, o una promessa futura, affascinante ma costellata di dubbi? Non si può fare a meno di pensare che le cose che possiamo vedere, che possiamo tenere in mano, siano superiori a quelle che ci vengono promesse da lontano. Ma il dubbio rimane e il tempo per risolverlo è sempre troppo breve.
Le parole tra virgolette si riferiscono a un proverbio inglese: "A bird in the hand is worth two in the bush" equivalente al nostro "Meglio l'uovo oggi che la gallina domani".


J1013 (1865) / F1023 (1865)

Too scanty 'twas to die for you,
The merest Greek could that.
The living, Sweet, is costlier -
I offer even that -

The Dying, is a trifle, past,
But living, this include
The dying multifold - without
The Respite to be dead.

    Troppo meschino sarebbe morire per te,
Un comune Levantino potrebbe farlo.
Vivere, Caro, è più costoso -
Io offro proprio questo -

Morire, è un'inezia, dopo,
Ma vivere, include
Un molteplice morire - senza
Il Sollievo di essere morti.

È troppo facile morire d'amore. Il difficile è vivere un amore che sappiamo non potrà mai realizzarsi, ed è proprio questo, questo vivere che è come morire mille volte senza avere però il sollievo e la pace della morte, che viene offerto da chi ama nell'ombra.
Al verso 2 "Greek" è definito, sia nei dizionari moderni che nel Webster, oltre che come "greco", anche come "idioma difficile da capire" (un po' come il nostro "arabo" - vedi la prima versione della J433-F391), che però non mi sembra adatto al senso dei versi. Ho tradotto con "levantino" pensando, in relazione allo "scanty" del verso precedente e al "costlier" del successivo, a qualcuno che sa far bene i propri affari e, perciò, sceglierebbe la soluzione più economica e non quella più costosa.


J1014 (1865) / F1024 (1865)

Did We abolish Frost
The Summer would not cease -
If Seasons perish or prevail
Is optional with Us -
    Abolissimo il Gelo
L'Estate non cesserebbe -
Se le Stagioni periscano o prevalgano
È opzione che dipende da Noi -

L'alternarsi delle stagioni naturali non può mutare, ma le stagioni interiori non seguono un corso prefissato; siamo noi che con il nostro agire le determiniamo.


J1015 (1865) / F1025 (1865)

Were it but Me that gained the Hight -
Were it but They, that failed!
How many things the Dying play -
Might they but live, they would!
    Fossi stata Io a guadagnare l'Altezza -
Fossero stati Loro, a fallire!
Quante cose chi Muore interpreterebbe -
Potessero vivere, lo farebbero!

Nei primi due versi la vita e la morte si confondono: la seconda è sempre vista come un'ascesa verso il cielo, ma forse non è così, perché magari è chi rimane che continua a salire e chi muore fallisce il suo compito vitale. Nei due versi successivi emerge la supremazia della vita, perché chi muore, proprio in quel momento si accorge di quante sono le cose che potrebbe ancora fare, di quanti ruoli potrebbe ancora interpretare sulla scena della vita, se solo potesse vivere.


J1016 (1865) / F1026 (1865)

The Hills in Purple syllables
The Day's Adventures tell
To little Groups of Continents
Just going Home from School -
    Le Colline in Purpuree sillabe
Le Avventure del Giorno narrano
A piccoli Gruppi di Continenti
Che tornano a Casa dalla Scuola -

Un tramonto che racconta le avventure del giorno. Il problema è capire a chi le racconta. L'ultimo verso fa pensare a bambini che tornano dalla scuola, anche se in genere una giornata scolastica non finisce al tramonto. Nel verso che precede però il soggetto è definito come "gruppi di continenti", difficilmente riferibili tout court a gruppi di bambini; probabile che qui ED abbia giocato un po' con le parole, definendo così la natura che ha esaurito l'attività giornaliera e torna a casa per il riposo notturno: non ha avuto molto tempo per guardarsi intorno, come i bambini che stanno a scuola, e perciò le colline imporporate dal tramonto le raccontano le avventure di quel giorno che sta terminando.


J1017 (1865) / F1027 (1865)

To die - without the Dying
And live - without the Life
This is the hardest Miracle
Propounded to Belief.
    Morire - senza la Morte
E vivere - senza la Vita
È questo il più arduo Miracolo
Proposto alla Fede.

La fede ci insegna che morire non è altro che vivere veramente, ma questo significa allora che la morte non ha niente a che fare col morire e, di conseguenza, che la vita, quella vera, non è quella che sperimentiamo quando siamo vivi. Ed è proprio questo il mistero, ingarbugliato come le parole che lo esprimono, che risulta più arduo per chi ha fede ma sente dentro di sé il dubbio della ragione.


J1018 (1865) / F1028 (1865)

Who saw no Sunrise cannot say
The Countenance 'twould be -
Who guess at seeing, guess at loss
Of the Ability -

The Emigrant of Light, it is
Afflicted for the Day -
The Blindness that beheld and blest -
And could not find it's Eye -

    Chi non ha visto l'Alba non può dire
Che Fisionomia abbia -
Chi presume di vedere, presume a danno
Dell'Esperienza -

L'Emigrante della Luce, è
Afflitto per il Giorno -
La Cecità che fissò e glorificò -
E non poté trovare il suo Occhio -

La prima strofa non ha problemi interpretativi: chi non ha visto la luce del sole non può sapere che aspetto abbia; chi si limita ad immaginare ciò che non ha visto perde la concretezza dell'esperienza per rifugiarsi nel sogno astratto e incorporeo.
La seconda è più complicata. L'emigrante della luce è sicuramente il soggetto descritto nella prima strofa: colui che sfugge l'esperienza concreta del giorno. Gli ultimi due versi possono essere interpretati in due modi. Se il soggetto rimane l'emigrante della luce leggiamo: fissò e glorificò un giorno che però per lui non era altro che cecità, in quanto lo sfuggiva, si rifiutava di vederlo, pur fissandolo e cantandone le lodi, e non poté mai trovare un occhio vero, aperto alla luce, l'unico che permette di guardare e vivere il mondo. Se invece, come preferisco, li consideriamo come una descrizione di questo emigrante della luce, allora possiamo leggerli letteralmente, ovvero: per rappresentare colui che sfugge il giorno, possiamo paragonarlo a una sorta di paradosso, a una cecità che si illude di poter fissare al buio la concretezza del mondo, che glorifica, benedice il suo "non vedere" e non riesce mai a trovare il suo vero occhio, quello che gli permetterebbe di godere della luce del giorno.
Questo per quanto riguarda una lettura che si limiti a interpretare in qualche modo le parole. Se poi cerchiamo il significato non letterale di questi versi potremmo ipotizzare una riflessione sul divino, sul mistero: chi non ha mai visto Dio, ovvero tutti noi, non può saperne niente; chi si illude di poterne avere consapevolezza può produrre al massimo delle ipotesi, non sorrette da nessuna esperienza concreta. Colui che preferisce sfuggire alla concretezza della luce vive la sua vita come un'afflizione, una cecità con lo sguardo spento fissato illusoriamente su una speranza di gloriosa immortalità, invece di un occhio mortale e limitato, ma aperto alle bellezze reali e tangibili che lo circondano.
Ma potremmo anche leggerla senza scomodare la divinità: chi non è mai stato felice non può sapere cosa sia la felicità, e chi vive solo immaginandola non sa che bella esperienza si perde. Colui che non cerca la felicità, o magari la cerca senza trovarla, non può che essere afflitto dalla luce che vede sul volto degli altri, si sente come un cieco che riesce a capire quale benedizione sarebbe il poter vedere, ma non ha un occhio che gli permetta di farlo.
Al verso 4 ho tradotto "ability" con "esperienza" perché questo mi sembra il senso da dare a questa parola nel contesto dei versi. Alcune definizioni del Webster: "Potere concreto, sia del corpo che della mente; naturale o acquisito; potere di comprensione; esperienza in arti o scienze", anche se simili a quelle dell'italiano "abilità", mi fanno pensare che ED l'abbia usata per contrapporre la sicura concretezza dell'esperienza all'astrattezza e all'indeterminatezza di quel "guess" ("presumere" o anche "immaginare, congetturare") ripetuto due volte nel verso precedente.


J1019 (1865) / F1030 (1865)

My Season's furthest Flower -
I tenderer commend
Because I found Her Kinsmanless,
A Grace without a Friend.
    L'estremo Fiore della mia Stagione -
Teneramente raccomando
Perché lo trovai senza Congiunti,
Una Grazia senza un Amico.

Delicato omaggio alla solitudine, non quella cercata da chi vuole rimanere solo con se stesso, ma quella imposta dall'esistenza a chi resta per ultimo, senza più congiunti o amici.


J1020 (1865) / F1031 (1865)

Trudging to Eden, looking backward,
I met Somebody's little Boy
Asked him his name - He lisped me "Trotwood" -
Lady, did He belong to thee?

Would it comfort - to know I met him -
And that He did'nt look afraid?
I could'nt weep - for so many smiling
New Acquaintance - this Baby made -

    Arrancavo verso l'Eden, guardando indietro,
M'imbattei nel Figlioletto di Qualcuno
Chiesi il suo nome - balbettò "Trotwood" -
Signora, apparteneva a te?

Può consolarti - sapere che l'ho incontrato -
E che non sembrava impaurito?
Io non piangerei - perché tante sorridenti
Nuove Conoscenze - il Bimbo ha fatto -

Un omaggio a Dickens (è lui il "Somebody" del secondo verso, parola che, come in italiano, significa anche "persona importante, di riguardo") attraverso il suo personaggio più famoso, David Copperfield. Possiamo leggervi anche l'immagine della vita di un personaggio che sopravvive al suo autore, consolato dalla morte del "padre" dalle nuove e interessanti conoscenze che fa tra i suoi lettori.
Betsy Trotwood (v. 3) è la prozia che accoglie l'orfano David.


J1021 (1865) / F1032 (1865)

Far from Love the Heavenly Father
Leads the Chosen Child,
Oftener through Realm of Briar
Than the Meadow mild.

Oftener by the Claw of Dragon
Than the Hand of Friend
Guides the Little One predestined
To the Native Land.

    Lontano dall'Amore il Padre Celeste
Conduce il Figlio Eletto,
Più spesso attraverso il Regno del Rovo
Che nella dolce Prateria.

Più spesso con l'Artiglio del Drago
Che con la Mano dell'Amico
Guida il Piccolo predestinato
Alla Terra Natia.

L'uomo è il figlio prediletto di Dio, ma questo privilegio ha un costo molto alto; perché lui è un padre che certo non vizia i suoi figli, anzi li conduce molto più spesso in luoghi inospitali e difficili da percorrere, piuttosto che in dolci e serene praterie. Ma non si limita a farli vivere in un mondo pieno di spine; li guida, in questo viaggio verso il ritorno alla patria celeste, non con la mano tenera di un amico, ma quasi sempre con l'artiglio duro e doloroso del drago.
Ma forse il verso più significativo di questa poesia, così dura verso un Dio che sembra meritare in pieno questa durezza, è il primo, perché nessun padre che ama i propri figli li terrebbe lontani dall'amore.


J1022 (1865) / F1033 (1865)

I knew that I had gained
And yet I knew not how
By Diminution it was not
But Discipline unto

A Rigor unrelieved
Except by the Content
Another bear it's Duplicate
In other Continent.

    Sapevo di aver guadagnato
Eppure non sapevo come
Non era per la Riduzione
Ma per la Disciplina verso

Un Rigore non mitigato
Se non dal Conforto
Che Altri ne sopporta un Duplicato
In un altro Continente.

ED inizia con un paradosso: "sapevo di aver guadagnato" dalla perdita di qualcuno; poi si interroga sul perché di questo strano guadagno e trova la risposta non, ovviamente, nella "riduzione, diminuzione" che segue a questa perdita, ma nel rigore della rinuncia verso cui si indirizza disciplinatamente la nostra mente. Un rigore duro da sopportare, se non fosse per il blando conforto che deriva dal sapere che l'altro (o l'altra) ne sopporta un esatto duplicato in quel luogo lontano dove si trova ora.
L'ultimo verso, con quel richiamo ad un altro continente, fa presumere la possibilità che ED si riferisca ad una persona precisa, anche se la frase potrebbe essere un sinonimo di "altro mondo", ovvero l'aldilà, e la perdita riferirsi alla morte e non all'allontanamento di qualcuno. In questo caso però sarebbe un po' forzata, ma comunque possibile, l'interpretazione del penultimo verso, con quella "sopportazione" poco adatta ad un'anima che si libra negli eterei spazi celesti.
Errante (1975), citando la Patterson (Rebecca Patterson, The Riddle of Emily Dickinson, Houghton Mifflin, Boston, 1951) fa due ipotesi su questa possibile identificazione: Kate Scott, partita nell'ottobre del 1864 per l'Europa, dove si fermò alcuni mesi, dopo essersi fidanzata della primavera dello stesso anno, e Charles Wadsworth, partito per la California nel 1862. Se consideriamo che la poesia dovrebbe essere stata scritta intorno al 1865, il dato cronologico, oltre al fatto che, come dice Errante, "...la California non poteva essere per Emily un altro Continente" fa preferire la prima ipotesi.


J1023 (1865) / F1034 (1865)

It rises - passes - on our South
Inscribes a simple Noon -
Cajoles a Moment with the Spires
And infinite is gone -
    Sorge - passa - sul nostro Sud
Iscrive un semplice Mezzogiorno -
Lusinga per un Istante le Guglie
E infinito se ne va -

Il sole che sorge e illumina il nostro sud. Poi lascia inciso nella natura e nella nostra mente un semplice ma splendente mezzogiorno. Infine, così come era venuto, se ne va, non senza lusingare con il calore e la bellezza del tramonto le cime di ogni cosa.
Quattro versi, in ciascuno dei quali è descritta un'ora del giorno e una tappa del percorso del sole: l'alba, il mezzogiorno, il tramonto, la sera.


J1024 (1865) / F1035 (1865)

So large my Will
The little that I may
Embarrasses
Like gentle infamy -

Affront to Him
For whom the Whole were small
Affront to me
Who know His meed of all.

Earth at the best
Is but a scanty Toy -
Bought, carried Home
To Immortality

It looks so small
We chiefly wonder then
At our Conceit
In purchasing.

    Così grande la mia Volontà
Che il poco che posso
M'imbarazza
Come gentile infamia -

Un affronto a Lui
Per il quale l'Intero sarebbe minuscolo
Un affronto a me
Che conosco il Suo premio per tutto.

La Terra al massimo
Non è che un misero Gioco -
Comprato, portato a Casa
All'l'Immortalità

Appare così minuscola
Che perlopiù ci meravigliamo poi
Della nostra Presunzione
Nell'acquisto.

Qui ED lascia da parte i dubbi e sfoga la sua voglia di credere. Soltanto nella prima strofa c'è un fugace accenno al contrasto fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, alla disparità fra la potenziale grandezza della nostra volontà e i miseri esiti che riusciamo a raccogliere sulla via della comprensione. Nelle tre che seguono questo contrasto si scioglie in immagini che descrivono l'inadeguatezza del "poco che possiamo" del secondo verso, rispetto alla grandezza infinita di Dio e anche in confronto alla fede, che "conosce" (ma non comprende) quel premio che ci attende alla fine della nostra vita, quando quella Terra che ci ha accolti apparirà come un semplice espediente per farci conquistare l'immortalità, un bene così minuscolo che, poi - ovvero dopo l'esaurimento del nostro ciclo mortale - ci meraviglieremo di quanto ci sembrasse importante quell'acquisto che riempiva la nostra vita.


J1025 (1865) / F1036 (1865)

The Products of my Farm are these
Sufficient for my Own
And here and there a Benefit
Unto a Neighbor's Bin.

With Us, 'tis Harvest all the Year
For when the Frosts begin
We just reverse the Zodiac
And fetch the Acres in.

    Questi sono i Prodotti della mia Fattoria
Sufficienti per me Stessa
E qua e là per un'Offerta
Nel Corbello di un Vicino.

Con Noi, è Raccolto tutto l'Anno
Perché quando il Gelo inizia
Ci basta rovesciare lo Zodiaco
E facciamo fruttare gli Acri.

Ecco quali sono i prodotti della mia fattoria: questi versi. Di solito bastano per me, ma talvolta qualcuno di loro va ad arricchire la cesta di un vicino. Con noi poeti potete stare tranquilli, perché i nostri frutti non sono influenzati dai capricci della natura; ci basta vedere il mondo con altri occhi per far sì che l'inverno scompaia e i nostri campi non risentano del gelo che blocca germogli diversi dai nostri.


J1026 (1865) / F1037 (1865)

The Dying need but little, Dear,
A Glass of Water's all,
A Flower's unobtrusive Face
To punctuate the Wall,

A Fan, perhaps, a Friend's Regret
And Certainty that one
No color in the Rainbow
Perceive, when you are gone -

    Ai Morenti basta poco, Caro,
Un Bicchiere d'Acqua è tutto,
Il Volto discreto di un Fiore
A punteggiare la Parete,

Un Ventaglio, forse, il Pianto d'un Amico
E la Certezza che qualcuno
Nessun colore nell'Arcobaleno
Percepirà, quando te ne sarai andato -

Nel momento della morte i desideri si affievoliscono, basta un volto amico, un fiore che ricordi la natura che stiamo lasciando e la certezza che ci sia almeno uno di quelli che restano per il quale la nostra morte cancellerà i colori dell'arcobaleno, perché questo significa che almeno per uno noi eravamo la luce.


J1027 (1865) / F1039 (1865)

My Heart upon a little Plate
Her Palate to delight
A Berry or a Bun, would be,
Might it an Apricot!
    Il mio Cuore su un piccolo Vassoio
Il suo Palato a deliziare
Una Bacca o una Focaccia, saranno,
Magari un'Albicocca!

Johnson annota che "evidentemente fu scritta per accompagnare un dono di frutti". I primi due versi furono riportati da Frances Norcross nell'elenco delle poesie inviate a lei e alla sorella Louise.

Un cesto con frutti e una focaccia, ambasciatore di un affetto lontano.


J1028 (1865) / F1040 (1865)

'Twas my one Glory -
Let it be
Remembered
I was owned of Thee -
    Fu la mia unica Gloria -
Lascia che sia
Ricordato
Il mio essere Tua -

Johnson annota che "si tratta probabilmente di una poesia che accompagnava fiori". Può essere, ma stavolta il fiore può essere identificato, più di altre volte, con colei che lo ha mandato.


J1029 (1865) / F1041 (1865)

Nor Mountain hinder Me
Nor Sea -
Who's Baltic,
Who's Cordillera?
    Non mi ostacoli Montagna
Né Mare -
Chi è il Baltico,
Chi è la Cordigliera?

Anche per questa poesia Johnson ipotizza l'invio di un fiore. Stavolta però non mi sembra ci siano elementi a favore di questa ipotesi. A me sembra piuttosto un voler affermare la propria libertà d'azione, per poi mitigarla con la possibilità che vi sia qualcuno capace di fermare questa volontà di libertà, magari con l'amore.
L'interpretazione è sorretta anche dalla struttura formale dei versi: due di negazione seguiti da due di domanda, con una struttura speculare confermata dal Mare/Baltico del secondo e terzo e dalla Montagna/Cordigliera del primo e quarto.


J1030 (1865) / F1082 (1865)

That Such have died enable Us
The tranquiller to die -
That Such have lived,
Certificate for Immortality.
    Che Tali siano morti Ci permette
Un più tranquillo morire -
Che Tali siano vissuti,
Attestato d'Immortalità.

Quando ci rendiamo conto della grandezza di tanti che sono vissuti e morti, sembra quasi che l'immortalità diventi non più una speranza ma una certezza.


J1031 (1865) / F1084 (1865)

Fate slew Him, but He did not drop -
She felled - He did not fall -
Impaled Him on Her fiercest stakes -
He neutralized them all -

She stung Him - sapped His firm Advance -
But when Her Worst was done
And He - unmoved regarded Her -
Acknowledged Him a Man -

    La Sorte Lo scosse, ma Lui non cedette -
Recise - ma Lui non cadde -
Lo impalò sulle punte più aguzze -
Egli le neutralizzò tutte -

Lo trafisse - fiaccò la Sua ferma Avanzata -
Ma quando raggiunse l'Acme
Ed Egli - impassibile La guardò -
Riconobbe in Lui un Uomo -

La virtù più grande di un uomo è saper affrontare a viso aperto le avversità che la sorte ha in serbo per ciascuno di noi.
Ho tradotto "Fate" con "Sorte" per rispettare il genere femminile del resto della poesia, in particolare perché, usando il maschile "fato", negli ultimi due versi il gioco dei pronomi poteva creare confusione.
Ho preferito tradurre liberamente il sesto verso (letteralmente: "Ma quando il Suo Peggio ha/è compiuto") usando "acme" che, riferita ovviamente ai versi che precedono, mi sembra adatta a rappresentare un punto finale, il peggio che possa riservarci la sorte.


J1032 (1865) / F1085 (1865)

Who is the East?
The Yellow Man
Who may be Purple if He can
That carries in the Sun.

Who is the West?
The Purple Man
Who may be Yellow if He can
That lets Him out again.

    Chi è l'Est?
L'Uomo Giallo
Che vorrebbe essere Purpureo se potesse
Che porta in grembo il Sole.

Chi è l'Ovest?
L'Uomo Purpureo
Che vorrebbe essere Giallo se potesse
Che Lo fa andar via di nuovo.

Versi di non facile interpretazione. Potrebbe essere una descrizione, attraverso l'immagine del giallo sfolgorante dell'alba e del porpora del tramonto, dei due stati estremi dell'uomo, l'alba/nascita/giovinezza e il tramonto/vecchiaia/morte, ciascuno dei quali ambisce a divenire l'altro, perché la giovinezza ambisce all'esperienza della maturità e la vecchiaia che si avvia all'oscurità della morte rimpiange la luce che l'ha preceduta.
Se la leggiamo così, quell'"again" finale simboleggia il ciclico ripetersi delle cose, quella "circonferenza" senza soluzione di continuità tante volte evocata da ED.


J1033 (1865) / F988 (1865)

Said Death to Passion
"Give of thine an Acre unto me."
Said Passion, through contracting Breaths
"A Thousand Times Thee Nay."

Bore Death from Passion
All His East
He - sovreign as the Sun
Resituated in the West
And the Debate was done

    Disse la Morte alla Passione
"Dona dei tuoi un Acro a me."
Rispose la Passione, con palpitanti Ansiti
"A Te Mille Volte No."

Spinse via la Morte dalla Passione
Tutto il Suo Est
Lei - sovrana come il Sole
Si risistemò ad Ovest
E la Disputa si concluse

La morte cerca di sottrarre alla passione almeno uno dei suoi possedimenti, ma lei non cede e quando, infine e inevitabilmente, la morte riesce nel suo intento, la passione non demorde e, spostandosi verso il tramonto come a seguirne la scia, la sconfigge con il ricordo e con l'amore che va oltre i confini della vita.


J1034 (1865) / F990 (1865)

His Bill an Augur is
His Head, a Cap and Frill
He laboreth at every Tree
A Worm, His utmost Goal -
    Il Suo Becco un Succhiello è
La Sua Testa, Berretto e Collare
Sgobba ad ogni Albero
Un Verme, il Suo massimo Scopo -

Pubblicata nei Poems del 1896 con il titolo "The Woodpecker" ("Il picchio").
Nel primo verso ED ha scritto chiaramente "Augur" (e così la parola è trascritta nelle due edizioni critiche); la traduzione è "Augure" ma il becco del picchio come "augure" lascia perplessi e fa pensare a un refuso per "Auger" (succhiello, trivello); nelle tre versioni italiane la traduzione è infatti "succhiello" (Raffo nel Meridiano, dove l'originale rimane "Augur" e Errante, ediz. 1959, con "Auger" nell'originale) e "trivello" (Errante, ediz. 1956; anche qui nell'originale c'è "auger").

Il titolo con il quale è stata pubblicata la prima volta fa pensare alla descrizione di un picchio. Errante (1956) aggiunge: "Qui Emily descrive il picchio, ma ha in mente un qualche pedante professore di Amherst, tutto tronfio nel suo costume accademico.". Probabile che abbia ragione, visto che al secondo verso ED sembra descrivere proprio un costume accademico in cui, fra berretto e collare, non vi sia nulla che assomigli ad una testa pensante.


J1035 (1865) / F983 (1865)

Bee! I'm expecting you!
Was saying Yesterday
To Somebody you know
That you were due -

The Frogs got Home last Week -
Are settled, and at work -
Birds mostly back -
The Clover warm and thick -

You'll get my Letter by
The Seventeenth; Reply
Or better, be with me -
Your's, Fly.

    Ape! Ti sto aspettando!
Stavo dicendo Ieri
A Qualcuno che conosci
Che eri in arrivo -

Le Rane sono a Casa da una Settimana -
Sistemate, e al lavoro -
Gli Uccelli in gran parte tornati -
Il Trifoglio caldo e folto -

Riceverai questa mia entro
Il Diciassette; Rispondi
O meglio, sii da me -
Tua, Mosca.

La lettera della mosca all'ape diventa la descrizione del risveglio della natura e dell'impazienza di chi vuole goderla senza indugio.


J1036 (1865) / F984 (1865)

Satisfaction - is the Agent
Of Satiety -
Want - a quiet Comissary
For Infinity -

To possess, is past the instant
We achieve the Joy -
Immortality contented
Were Anomaly -

    La Soddisfazione - è l'Agente
Della Sazietà -
Il Bisogno - un tranquillo Commissario
Per l'Infinito -

Possedere, precede l'istante
In cui otteniamo la Gioia -
L'Immortalità appagata
Sarebbe Anomalia -

Soddisfare i propri bisogni è attività umana, l'anelito all'infinito è un bisogno che non consente un appagamento materiale. Per questo il possedere è verbo tutto mortale, che termina quando si conclude la nostra vita; l'immortalità, nella sua infinitezza che trascende la nostra visione delle cose, non conosce possesso e, perciò, non conosce nemmeno appagamento o, forse meglio, non conosce l'unico modo in cui noi intendiamo l'appagamento: possedere.


J1037 (1865) / F985-986 (1865)

Here, where the Daisies fit my Head
'Tis easiest to lie
And every Grass that plays outside
Is sorry, some, for Me -

Where I am not afraid to go
I may confide my Flower -
Who was not Enemy of Me
Will gentle be, to Her -

Nor separate, Herself and Me
By Distances become -
A single Bloom we constitute
Departed, or at Home -

    Qui, dove le Margherite mi cingono la Testa
È proprio comodo giacere
E ogni Erba che gioca là fuori
Si duole, un po', per Me -

Dove non ho paura di andare
Posso affidare la mia Rosa -
Chi non Mi fu Nemico
Sarà gentile, con Lei -

Né separate, Lei ed Io
Dalla Distanza saremo -
Un singolo Fiore costituiamo
Partite, o a Casa -

Secondo Franklin le poesie sono due: la prima strofa (F985) e le altre due (F986). Nei fascicoli ED ha scritto la prima strofa in una pagina e le altre nella seguente, senza nessun segno di divisione. Franklin le considera distinte perché, nella lista dei versi iniziali di poesie ricevute da ED, Frances Norcross riporta, da un manoscritto perduto, i primi due versi della seconda strofa (con, al secondo verso, "can" al posto di "may"). Si possono dunque fare due ipotesi: ED intendeva trascriverle come due poesie distinte, ma ha dimenticato di tracciare dopo la prima la solita linea di chiusura, oppure ha trascritto le due strofe inviate alle cugine (Louise e Frances Norcross) anteponendone un'altra.

La tomba non è soltanto un luogo oscuro e gelido, è anche un posto dove sbocciano le margherite e dove l'erba che la circonda partecipa, con misurato dispiacere, alla sorte di chi vi è dentro. Per questo è un posto dove non ho paura di andare e al quale posso affidare anche chi mi è caro, tanto so che la distanza che ci separa non ci impedirà di essere uniti.
Difficile, e forse anche poco significativo, dire se si tratti di una o due poesie, visto che le ultime due strofe possono essere senza forzature lette di seguito alla prima. Se le leggiamo separate la "distanza" del verso 3 della seconda può essere interpretata anche come una separazione meno definitiva da una persona cara.
Al verso 6 ho tradotto "flower" con "rosa" perché ho scelto di rispettare il pronome femminile ai versi 8 e 9.


J1038 (1865) / F987 (1865)

Her little Parasol to lift
And once to let it down
Her whole Responsibility -
To imitate, be Mine -

A Summer further I must wear,
Content if Nature's Drawer
Present Me from sepulchral Crease
As blemishless, as Her -

    Il Suo piccolo Parasole sollevare
E subito farlo ridiscendere
L'intera Sua Responsabilità -
Imitare, sia la Mia -

Un'altra Estate debbo indossare,
Contenta se il Cassetto della Natura
Presenti Me dalla Piega del sepolcro
Senza macchia, come Lei -

Nel fascicolo manoscritto si legge, subito dopo la poesia, un'annotazione: - mamma says "Morning Glory" - (mamma dice "Campanula") evidentemente scritta da Millicent Todd Bingham, figlia di Mabel Loomis Todd (curatrice delle prime edizioni del 1890-96), mentre preparava l'edizione di poesie di ED da da lei curata (Bolts of Melody, 1945); in questa edizione (pag. 328) la poesia è seguita da una nota: "With a morning-glory".

L'annotazione della Bingham fa pensare che la poesia possa essere stata scritta come un biglietto che accompagnava un fiore. Nella prima strofa viene descritta la campanula (o viticchio, o convolvolo - vedi la J192-F214 e la J470-F605), che ha un unico, semplice compito: nascere e poi morire, come tutto ciò che è al mondo. Nella seconda ED si specchia nella campanula, vive un'altra estate del ciclo perenne delle stagioni, si sente come una delle tante cose che la natura estrae dal proprio cassetto, un cassetto che comprende il creato, e si augura che la natura, ancora una volta e non si sa per quanto tempo, possa tenerla fuori dalla piega del sepolcro ("crease" significa "piega" ma anche un avvallamento, un canale scavato) e le consenta di presentarsi al mondo rinnovato con la stessa semplice e immacolata purezza di un fiore inconsapevole.
Qui la natura diventa un abito da indossare, un ciclo che si ripete, i cui attori, siano essi l'inconsapevole campanula o l'uomo, interpretano un ruolo più o meno lungo, più o meno marginale in quell'istante che passa tra la nascita e la morte. Per l'uomo c'è la consapevolezza del sepolcro, che può essere esorcizzata soltanto se si accetta il proprio ruolo di semplice comparsa nel mondo.
Probabile che il "blemishless" dell'ultimo verso simboleggi l'inconsapevolezza, che impedisce il peccato del dubbio.


J1039 (1865) / F996 (1865)

I heard, as if I had no Ear
Until a Vital Word
Came all the way from Life to me
And then I knew I heard -

I saw, as if my Eye were on
Another, till a Thing
And now I know 'twas Light, because
It fitted them, came in.

I dwelt, as if Myself were out,
My Body but within
Until a Might detected me
And set my kernel in -

And Spirit turned unto the Dust
"Old Friend, thou knowest me",
And Time went out to tell the News
And met Eternity

    Udivo, come se non avessi Orecchi
Finché una Parola Vitale
Percorse tutta la strada dalla Vita a me
E allora seppi che avevo udito -

Vedevo, come se i miei Occhi fossero
Di un altro, finché una Cosa
E ora so che era Luce, perché
Era adatta a loro, giunse.

Abitavo, come se Io stessa fossi fuori,
Solo il mio Corpo dentro
Finché una Forza mi scoprì
E inserì in me il nocciolo -

E lo Spirito si volse alla Polvere
"Vecchia Amica, tu mi conosci",
E il Tempo uscì ad annunciare la Notizia
E incontrò l'Eternità

La copia riportata sopra è nei fascicoli; l'ultima strofa, con alcune varianti, è anche in una bozza di lettera a Higginson dell'ottobre 1870 (L353) presumibilmente mai spedita:

The Spirit said unto the Dust
Old Friend, thou knewest me
And Time went out to tell the news
Unto Eternity -
    Lo Spirito disse alla Polvere
Vecchia Amica, tu mi conoscevi
E il Tempo uscì ad annunciare la notizia
All'Eternità -

Il soffio vitale che rende consapevole un corpo, descritto con tre verbi che danno avvio alle prime tre strofe: udire, vedere, abitare; in ciascuna l'azione rimane estranea al corpo inconsapevole, finché non arriva la parola, la luce e, finalmente, quella forza misteriosa che inserisce in noi il "nocciolo" della mente. Nell'ultima il corpo e lo spirito si uniscono come vecchi amici e il tempo può annunciare al mondo la lieta novella, per poi avviarsi verso l'eternità.


J1040 (1865) / F997 (1865)

Not so the infinite Relations - Below
Division is Adhesion's forfeit - On High
Affliction but a Speculation - And Wo
A Fallacy, a Figment, We knew -
    Non come le infinite Relazioni - Quaggiù
La Divisione è il prezzo della Fusione - In Alto
L'Afflizione solo una Speculazione - E il Dolore
Che conoscevamo, Falsità, Finzione -

I rapporti che instauriamo quaggiù sono altra cosa da ciò che avviene lassù. La divisione (che può intendersi sia come la separazione fra chi muore e chi resta in vita, sia come la separazione del corpo dall'anima) è il prezzo da pagare per un'unione più vera e reale di quella che sperimentiamo durante la vita (anche qui l'unione può essere la riunificazione con le persone care ma anche l'unione con il divino) e le pene, le afflizioni, i dolori di questa terra spariranno, diventando lassù niente di più di un'ingannevole invenzione della vita mortale.


J1041 (1865) / F998 (1865)

Somewhat, to hope for,
Be it ne'er so far
Is Capital against Despair -

Somewhat, to suffer,
Be it ne'er so keen -
If terminable, may be borne -

    Qualcosa, in cui sperare,
Sia pure così lontana
È Capitale contro la Disperazione -

Qualcosa, da soffrire,
Sia pure così acuta -
Se a termine, può essere sopportata -

L'unico modo per non cedere alla disperazione è guardare lontano, sperare in qualcosa che magari sarà anche irraggiungibile ma nutre la nostra mente e fa da antidoto al nulla che sentiamo intorno a noi. Allo stesso modo, il pensare alla sofferenza come qualcosa che prima o poi si concluderà, ci aiuta a sopportarla.
Al secondo e quarto verso ho tradotto "ne'er" con "pure" utilizzando una definizione del Webster ("Un uso particolare è nelle seguenti frasi") esemplificata da due citazioni bibliche: Genesi 34,12 "Ask me never so much dower and gift, and I will give according as ye shall say unto me; but give me the damsel to wife" ("Alzate pure molto a mio carico il prezzo nuziale e il valore del dono; vi darò quanto mi chiederete, ma datemi la giovane in moglie"); Salmi 58,6 (58,5 nella King James) "Which will not hearken to the voice of charmers, charming never so wisely." ("Che non vogliono ascoltare la voce degli incantatori, che pure incantano così abilmente.").


J1042 (1865) / F999 (1865)

Spring comes on the World -
I sight the Aprils -
Hueless to me, until thou come
As, till the Bee
Blossoms stand negative,
Touched to Conditions
By a Hum -
    La Primavera arriva nel Mondo -
Avvisto gli Aprili -
Incolori per me, finché non arrivi tu
Come, fino all'Ape
I Fiori restano negativi,
Mossi a Qualità
Da un Ronzio -

La primavera, l'aprile, non bastano per colorare la mia esistenza; per me resteranno grigi e incolori finché non sarai tu a portare la luce della primavera nei miei occhi, allo stesso modo dei fiori, che restano immoti, pur nei loro colori, e si rianimano soltanto quando sentono arrivare il ronzio dell'ape.


J1043 (1865) / F1000 (1865)

Lest this be Heaven indeed
An Obstacle is given
That always gauges a Degree
Between Ourself and Heaven.
    Affinché non sia questo il Cielo vero
Un Ostacolo è dato
Che sempre misura un Grado
Fra Noi e il Cielo.

È vana la nostra speranza di giungere alla comprensione del divino. Guardiamo in alto e ci illudiamo di vedere un cielo che contiene l'immortalità, ma è, appunto, soltanto un'illusione; quello che vediamo non è il cielo vero, dal quale saremo sempre divisi dallo spazio della ragione e del dubbio, due ostacoli che non possono abdicare al loro ruolo di razionali misuratori di tale distanza, magari un misero grado, ma per noi invalicabile.


J1044 (1865) / F993 (1865)

A Sickness of this World it most occasions
When Best Men die.
A Wishfulness their far Condition
To occupy.

A Chief indifference, as Foreign
A World must be
Themselves forsake - contented -
For Deity

    Un Disgusto di questo Mondo emerge soprattutto
Quando i Migliori muoiono.
Un Desiderio di ricoprire la loro distante
Condizione.

Una Suprema indifferenza, come se Estraneo
Un Mondo debba essere
Che Essi abbandonano - appagati -
Dalla Divinità

Il mondo, e la vita con esso, diventa una cosa estranea quando se ne vanno coloro che amiamo o ammiriamo. In noi resta come un desiderio di raggiungerli e, insieme, una totale indifferenza per quello che ci rimane.


J1045 (1865) / F1086 (1865)

Nature rarer uses Yellow
Than another Hue -
Saves she all of that for Sunsets
Prodigal of Blue

Spending Scarlet, like a Woman
Yellow she affords
Only scantly and selectly
Like a Lover's Words -

    La Natura usa il Giallo più raramente
Di ogni altra Tinta -
Lo serba tutto per i Tramonti
Prodiga d'Azzurro

Consuma lo Scarlatto, come una Donna
Che il Giallo si permette
Solo di rado e con misura
Come le Parole di un Innamorato -

Il giallo è un colore prezioso. La natura lo usa con parsimonia, lo serba per il tramonto, lo spettacolo che più affascina perché è insieme luce e presagio di oscurità. Non bada a spese invece per l'azzurro e per lo scarlatto, come una donna che sceglie di vestire in giallo solo dopo aver soppesato attentamente la sua scelta, come farebbe un innamorato per le parole da dire alla persona che ama.
Evidentemente qui ED usa "yellow" intendendolo come il colore che conduce il bianco della luce del sole, e anche l'azzurro del cielo, al rosso del tramonto avanzato, una transizione che dura poco e trae da questo, oltre che dalla sua bellezza, il suo essere preziosa.


J1046 (1865) / F1088 (1865)

I've dropped my Brain - My Soul is numb -
The Veins that used to run
Stop palsied - 'tis Paralysis
Done perfecter on stone -

Vitality is Carved and cool -
My nerve in Marble lies -
A Breathing Woman
Yesterday - Endowed with Paradise.

Not dumb - I had a sort that moved -
A Sense that smote and stirred -
Instincts for Dance - a caper part -
An Aptitude for Bird -

Who wrought Carrara in me
And chiselled all my tune
Were it a Witchcraft - were it Death -
I've still a chance to strain

To Being, somewhere - Motion - Breath -
Though Centuries beyond,
And every limit a Decade -
I'll shiver, satisfied.

    Ho deposto il Cervello - l'Anima è inerte -
Le Vene abituate a scorrere
Immobilizzate - è la Paralisi
Resa più perfetta sulla pietra -

La Vitalità è Scolpita e fredda -
I nervi giacciono nel Marmo -
Una Donna che Respirava
Ieri - ha avuto in Dote il Paradiso.

Non zittita - avevo una natura irrequieta -
Un Senso che scuoteva e incitava -
Istinto per la Danza - per parti da buffone -
Un'Attitudine da Uccello -

Chi modellò il Carrara in me
E cesellò tutte le mie note
Sia esso un Incantesimo - sia essa la Morte -
Ho ancora una possibilità per sforzarmi

Di Essere, da qualche parte - Moto - Respiro -
Benché a Secoli di distanza,
E a una Decade ogni tappa -
Rabbrividirò, soddisfatta.

ED s'immagina nella tomba, un corpo e un'anima ormai inerti, paralizzati, con la lastra tombale che rende perfettamente immutabile il loro stato. La vitalità che animava quel corpo somiglia ormai a una fredda scultura nel marmo e il dono del Paradiso non sembra compensare la perdita della vita.
In queste due prime strofe c'è la descrizione del corpo inerte disteso nella tomba. Nella terza c'è invece il nostalgico ricordo della vita, descritta con verbi e sostantivi che evocano il movimento, ovvero il contrario della gelida immobilità della morte: moved, smote, stirred, dance, caper, bird.
Nelle ultime due c'è invece il disperato tentativo di esorcizzare la morte, di interpretare l'immortalità che sogniamo come una realtà comunque vivente e in movimento (al verso 17: being, motion, breath), con tempi più estesi di quelli a cui siamo abituati, ma che riesce comunque a darci, pur nel brivido mortale che gela le nostre membra, quell'appagamento dei sensi che per noi è l'unico modo di interpretare qualsiasi tipo di vita.
Al verso 9 ho tradotto "numb" ("muta") con "zittita" per accentuare il senso di "resa muta, a cui è tolta la facoltà della parola". Al verso 11 ho interpretato liberamente (con "per parti da buffone") quel "caper part" (letteralmente, e interpretando "part" come la parte in un gioco o in una commedia, "parte da capriola").


J1047 (1865) / F1089 (1865)

The Opening and the Close
Of Being, are alike
Or differ, if they do,
As Bloom upon a Stalk -

That from an equal Seed
Unto an equal Bud
Go parallel, perfected
In that they have decayed -

    L'Aprirsi e il Chiudersi
Dell'Essere, sono simili
O differiscono, se si vuole,
Come Fioritura e Stelo -

Che da un uguale Seme
In un'uguale Gemma
Vanno in parallelo, perfezionati
Dal comune decadimento -

Lo sbocciare e il richiudersi della vita sono avvenimenti simili, entrambi si confrontano col nulla o con la fede in qualcosa che c'era prima e ci sarà dopo. Se proprio vogliamo trovare una differenza possiamo paragonarli allo sbocciare di un fiore e allo stelo che lo sostiene: entrambi provengono da un unico seme e producono un germoglio comune, come comune sarà la loro sorte di rapido decadimento.
In questa poesia la vita è come intrecciata sin dal suo inizio alla morte: il seme che ci permette di nascere è lo stesso che ci condanna a morire, in un percorso che non conosce sostanziali differenze, che si apre e si chiude senza un'apparente ragione, se non per il fatto in sé.
Al verso 4 credo che "upon" sia da intendersi come "relativo a, vicino a, insieme a", anche in relazione al "go parallel" del verso 7. Ho perciò tradotto con la semplice congiunzione, che mi sembra lasci inalterato il senso.


J1048 (1865) / F1118 (1865)

Reportless Subjects, to the Quick
Continual addressed -
But foreign as the Dialect
Of Danes, unto the rest.

Reportless Measures, to the Ear
Susceptive - stimulus -
But like an Oriental Tale
To others, fabulous -

    Soggetti indistinti, ai Vivi
Continuamente rivolti -
Ma estranei come il Dialetto
Dei Danesi, per il resto.

Misure indistinte, per l'Orecchio
Ricettivo - stimolo -
Ma come un Racconto d'Oriente
Per gli altri, favoloso -

I vivi si scambiano parole e suoni che hanno un senso soltanto per loro. Per tutti gli altri, per coloro che sono morti, le parole e i suoni fanno parte di un mondo ormai estraneo, che al massimo può risuonare come un dialetto sconosciuto o un racconto fantastico e irreale.
Al verso 5 "measures" va inteso in senso musicale (in italiano "misure" o anche "battute").


J1049 (1865) / F1119 (1865)

Pain has but one Acquaintance
And that is Death -
Each one unto the other
Society enough -

Pain is the Junior Party
By just a Second's right -
Death tenderly assists Him
And then absconds from Sight -

    La Pena non ha che una Conoscente
Ed è la Morte -
L'una insieme all'altra
Società bastante -

La Pena è la Parte più Giovane
Giusto dello spazio di un Secondo -
La Morte l'assiste teneramente
E poi si sottrae alla Vista -

Il dolore è indissolubilmente legato alla morte, insieme formano un tutt'uno che basta a se stesso. La morte è compagna da subito della vita e per questo il dolore è più giovane di essa, ma soltanto di un istante, perché in ogni vita la pena e la sofferenza appaiono presto e subito sono come adottate dalla morte, l'unica a poterle teneramente consolare in attesa di aver compiuto la sua missione e sparire alla vista, portandosi dietro quel dolore che sembra essere così connaturato all'esistenza.


J1050 (1865) / F936 (1865)

As willing lid o'er Weary Eye
The Evening on the Day leans
Till of all our Nature's House
Remains but Balcony
    Come volenterosa palpebra sull'Occhio Esausto
La Sera sul Giorno si inclina
Finché di tutta la nostra Dimora Naturale
Non resta che la Loggia

La descrizione del calar della sera, che oscura il giorno ormai al termine come fa una palpebra su un occhio stanco e affaticato. Nel buio, così come per l'occhio, soltanto la palpebra resta visibile, della natura non resta che l'esterno, la loggia di una dimora che nasconde dentro di sé gli abitanti che dormono e aspettano la nuova luce del sole.
Probabile metafora della morte che cala sugli uomini, lasciando dietro di sé una "loggia" che appare un chiaro simbolo della pietra tombale.
Ho tradotto "balcony" con "loggia" perché mi è sembrato più vicino alla definizione del Webster: "In architecture, a frame of wood, iron or stone, in front of a house or other building, supported by columns, pillars or consoles, and encompassed with a balustrade."