Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J1101 - 1150

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J1101 (1866) / F1123 (1866)

Between the form of Life and Life
The difference is as big
As Liquor at the Lip between
And Liquor in the Jug
The latter - excellent to keep -
But for extatic need
The corkless is superior -
I know for I have tried
    Tra la forma della Vita e la Vita
La differenza è la stessa
Di un Liquore fra le Labbra
E un Liquore nella Bottiglia
L'ultimo - eccellente da conservare -
Ma per l'estatico bisogno
Lo stappato è superiore -
Lo so perché ho provato

Esiste la vita concreta e la vita come concetto astratto. La seconda è come un liquore in bottiglia, buono per essere conservato e ogni tanto ammirato, ma se vuoi provare l'estasi il liquore devi berlo, così come devi vivere concretamente la vita.
L'ultimo verso sembra quasi la divertita confessione di una sana bevuta o di una estatica ma concreta trasgressione.


J1102 (1866) / F1126 (1866)

His Bill is clasped - his Eye forsook -
His Feathers wilted low -
The Claws that clung, like lifeless Gloves
Indifferent hanging now -
The Joy that in his happy Throat
Was waiting to be poured
Gored through and through with Death, to be
Assassin of a Bird
Resembles to my outraged mind
The firing in Heaven,
On Angels - squandering for you
Their Miracles of Tune -
    Il Becco è serrato - l'Occhio spento -
Le Piume avvizzite -
Gli Artigli che stringevano, come Guanti senza vita
Indifferenti pendono ora -
La Felicità che nella Gola gioiosa
Aspettava di essere versata
Infilzata da parte a parte dalla Morte, essere
Assassino di un Uccello
Somiglia per la mia mente oltraggiata
A sparare in Cielo
Su Angeli - che spargono per te
I loro Miracoli di Melodia -

Una descrizione realistica, cruda, di un uccello ucciso, anzi assassinato, da un cacciatore. Nei primi sei versi vediamo l'uccello ucciso in ogni sua parte, come se ciascuno di quei prodigiosi strumenti di cui disponeva (il becco, l'occhio, le piume, gli artigli) fosse stato improvvisamente disattivato, per arrivare poi allo strumento più dolce, quella gioiosa gola in cui la felicità era pronta ad essere versata su di noi. Nei restanti sei l'assoluta ripulsa di chi vede in questo cosiddetto sport soltanto l'assassinio di melodiosi angeli del cielo.
L'immediatezza della descrizione fa pensare a una poesia scritta per raccontare una scena appena accaduta, che ED magari vide dalla sua finestra e che "oltraggiò" la sua mente. Potrebbe essere usata come manifesto contro la caccia.


J1103 (1866) / F802 (1864)

The spry Arms of the Wind
If I could crawl between
I have an errand imminent
To an adjoining Zone -
I should not care to stop,
My Process is not long
The Wind could wait without the Gate
Or stroll the Town among.

To ascertain the House
And is the soul at Home
And hold the Wick of mine to it
To light, and then return -

    Fra le vivaci Braccia del Vento
Se potessi insinuarmi
Avrei una commissione in sospeso
In una Zona adiacente -
Non dovrei fermarmi,
Il Procedimento non è lungo
Il Vento potrebbe aspettare fuori del Cancello
O girovagare per la Città.

Accertare la Dimora
E se l'anima è in Casa
Accostarvi il mio Stoppino
Per far luce, e poi tornare -

Un viaggio breve e immateriale, sulle ali del vento, soltanto per accertare se di là è tutto in ordine, se in quel posto vicino a quello in cui abitiamo noi, ma dove non è facile andare e poi tornare, esiste veramente una casa e se dentro quella casa c'è l'anima che ci interessa.
Il finale può essere letto come la ricerca di un'anima cara, che ormai dimora altrove rispetto a noi, come se potessimo farle una fugace visita, ma anche come la voglia di sapere se dall'altra parte esiste qualcosa che qui chiamiamo casa e che là potrebbe essere abitata solo da anime.
Per la prima strofa ho scelto l'edizione Franklin (otto versi) rispetto a quella Johnson che la divide in due di quattro versi.


J1104 (1866) / F1104 (1865)

The Crickets sang
And set the Sun
And Workmen finished one by one
Their Seam the Day upon -

The Bee had perished from the Scene
And distant as an Order done
And doubtful as Report upon
The Multitudes of Noon -

The low Grass loaded with the Dew
The Twilight leaned as Strangers do
With Hat in Hand, polite and new
To stay as if, or go -

A Vastness, as a Neighbor, came -
A Wisdom without Face or Name -
A Peace, as Hemispheres at Home
And so, the Night became -

    I Grilli cantavano
E tramontava il Sole
E gli Operai concludevano uno ad uno
Il loro Contatto con il Giorno -

L'Ape era svanita dalla Scena
E distanti come un Ordine eseguito
E incerte come Cronache immediate
Le Moltitudini del Mezzogiorno -

L'Erba bassa si colmò di Rugiada
Il Crepuscolo s'inchinò come fanno gli Estranei
Col Cappello in mano, cortesi e spaesati
Sul restare, o andare -

Una Vastità, come un Vicino, venne -
Una Saggezza senza Volto o Nome -
Una Pace, come Emisferi in Casa
E così, la Notte prese forma -

Ho scelto la versione lunga di questa poesia, quella contenuta nei fascicoli. Ci sono altre due copie (una rimasta in possesso di ED e l'altra inviata l'anno dopo a Susan) nelle quali manca la seconda strofa e al verso 10 (verso 6 nelle copie corte) "stood" (segnato come variante nei fascicoli) sostituisce "leaned".
Johnson ipotizza che ED abbia eliminato la strofa "forse consapevole della sua indeterminatezza [vagueness]".

Il racconto di un tramonto, con il grillo che inizia a cantare, gli operai che tornano a casa, l'ape che esce di scena, la frenetica attività del giorno che si allontana, la rugiada che copre l'erba, il crepuscolo che sembra incerto sul da farsi, e, infine, la notte che prende forma, contraddistinta da tre parole che ne indicano la calma e misteriosa grandezza: vastità, saggezza, pace.
Al verso 4 "Seam" significa "cucitura", ma nel Webster c'è anche, come significato originario, "Incontrarsi, riconciliarsi, riunirsi". Ho perciò interpretato in senso figurato come un concludere il contatto, il legame con il giorno.
La seconda strofa (come dice Johnson) è molto ambigua. Non è ben chiaro se i due versi centrali di riferiscano all'ape che li precede o alle moltitudini che li seguono. Mi è sembrato più logico interpretarli come riferiti alle moltitudini, nel senso di "quando viene la notte le moltitudini del mezzogiorno, ovvero la ricchezza di attività del giorno, diventano distanti come qualcosa che è ormai terminato e incerte come quando si racconta un avvenimento appena accaduto.". Per questo ho tradotto "upon" con "immediate" interpretando liberamente un significato del Webster: "In; during the time of".
Al verso 11 ho tradotto "new" con "spaesati" (anche qui interpretando in senso figurato il significato della parola) per stabilire un collegamento con il verso successivo.


J1105 (1864) / F964 (1865)

Like Men and Women Shadows walk
Upon the Hills Today
With here and there a mighty Bow
Or trailing Courtesy

To Neighbors doubtless of their own
Not quickened to perceive
Minuter Landscape as Ourselves
And Boroughs where We live

    Come Uomini e Donne le Ombre passeggiano
Sulle Colline Oggi
Qua e là un profondo Inchino
O un'affettata Gentilezza

A Vicini senza dubbio loro pari
Non stimolati a percepire
Un minuscolo paesaggio come Noi
E i Borghi in cui viviamo

Un'immagine comune e familiare come una passeggiata per le colline, diventa una descrizione dell'estraneità di chi è ormai ridotto a ombra e non ha più nessuno stimolo a osservare l'insignificante paesaggio costituito da noi ancora vivi e dai luoghi che per noi sono tutto il mondo.
Al verso 4 "trailing" significa in questo caso "che si abbassa, che tocca terra", come una riverenza esagerata; ho perciò tradotto con "affettata". ED indica anche una variante: "sweeping" (che spazza in terra), con un significato figurato praticamente uguale.
C'è un'altra copia della poesia, inviata a Susan, uguale nel testo ma senza suddivisione in strofe.


J1106 (1867) / F1139 (1867)

We do not know the time we lose -
The awful moment is
And takes it's fundamental place
Among the certainties -

A firm appearance still inflates
The card - the chance - the friend -
The spectre of solidities
Whose substances are sand -

    Non conosciamo il tempo del distacco -
Il tremendo momento accade
E prende il suo posto fondamentale
Fra le certezze -

Una ferma apparenza ancora ci anima
Un biglietto - un'occasione - un amico -
Lo spettro di solidità
La cui sostanza è sabbia -

Non sappiamo quando perderemo tutto ciò che abbiamo, quell'istante che, con il suo tremendo mistero, diventerà l'unica, fondamentale, certezza. La vita in fin dei conti non è altro che una serie di cose apparentemente concrete, ma in realtà fantasmi fatti di sabbia che scivola via fra le dita.


J1107 (1867) / F1147 (1868)

The Bird did prance - the Bee did play -
The Sun ran miles away
So blind with joy he could not choose
Between his Holiday -

The morn was up - the meadows out
The Fences all but ran -
Republic of Delight, I thought
Where each is Citizen -

From Heavy laden Lands to thee
Were seas to cross to come
A Caspian were crowded -
Too near thou art for Fame -

    Gli Uccelli si pavoneggiavano - Le Api si esibivano -
Il Sole divorava le miglia
Così cieco di gioia da non saper scegliere
Fra le sue Vacanze -

Il mattino era su - i prati fuori
Gli Steccati quasi correvano -
Repubblica di Gioia, pensavo
Dove ognuno è Cittadino -

Da Lande gravate di Dolore a te
Ci fossero mari da attraversare
Un Caspio sarebbe affollato -
Troppo vicina sei per la Fama -

Nelle prime due strofe la descrizione di una "Repubblica di Gioia", dove tutto è vita, movimento, felicità. Nell'ultima il desiderio di tutti noi, che invece viviamo in "lande gravate di dolore" di raggiungerla, anche se ci fossero mari infiniti da attraversare; anzi, solo questa ipotetica lontananza la rende così desiderabile, perché nell'ultimo verso è come se ED dicesse: la "Repubblica di Gioia" non è altri che la natura che ci circonda, quella descritta nelle prime due strofe, ma nessuno se ne rende conto, perché non ci sembra possibile che la fama di un traguardo così ambizioso possa incarnarsi in qualcosa di così vicino a noi.


J1108 (1867) / F1131 (1867)

A Diamond on the Hand
To Custom Common grown
Subsides from it's significance
The Gem were best unknown -
Within a Seller's shrine
How many sight and sigh
And cannot, but are mad with fear
That any other buy -
    Un Diamante fra le Mani
D'Uso Comune diventato
Perde la sua importanza
Meglio la Gemma sconosciuta -
Nella teca di un Venditore
Quanti guardano e sospirano
E non possono, ma hanno una paura folle
Che qualcun altro compri -

L'abitudine sminuisce il valore delle cose. Quando le abbiamo diamo loro poca importanza, ma quando invece sono irraggiungibili diventano tanto preziose da farci diventare pazzi solo al pensiero che qualcun altro possa goderne.


J1109 (1867) / F1129 (1866)

I fit for them - I seek the Dark
Till I am thorough fit.
The labor is a sober one
With the austerer sweet -

That abstinence of mine produce
A purer food for them, if I succeed,
If not I had
The transport of the Aim -

    Mi preparo per loro - cerco il Buio
Finché sarò del tutto pronta.
Il lavoro è temperato
Da un'austera dolcezza -

Che l'astinenza di me produca
Un cibo più puro per loro, se riesco,
Sennò avrò avuto
Il trasporto della Meta -

Per prepararmi a "loro", ovvero a chi ha già oltrepassato il confine fra la vita e la morte, è necessario che io familiarizzi con il buio, quel buio che poi diventerà la nostra costante cornice. È un lavoro difficile, perché qui il buio significa rinuncia a tutto ciò che potrebbe illuminare la vita, ma è anche uno sforzo temperato da un'austera, solenne dolcezza, quella di poter offrire me stessa a loro come un cibo puro, non contaminato dalla fallace e temporanea concretezza. Non so però se riuscirò a prepararmi a dovere, se ce la farò a respingere quella luce che mi attira così tanto; mi rimane, comunque, una consolazione: anche se dovessi fallire avrò comunque gustato il trasporto, il desiderio di una meta da raggiungere.


J1110 (1867) / F1135 (1867)

None who saw it ever told it
'Tis as hid as Death
Had for that specific treasure
A departing breath -
Surfaces may be invested
Did the Diamond grow
General as the Dandelion
Would you seek it so?
    Nessuno che lo vide ne parlò mai
È nascosto come se la Morte
Avesse per quello specifico tesoro
Un ultimo respiro -
Ne fossero le superfici rivestite
Crescesse il Diamante
Comune come il Dente di leone
Lo cerchereste così?

Il mistero è ben celato, anche perché tutti coloro a cui è stato svelato non hanno potuto parlarne; è come se la morte lo considerasse un bene prezioso, da lasciare intatto nella sua pura inconoscibilità fino al momento dell'ultimo respiro. Ma è proprio questo che lo rende così inestimabile. Se i diamanti crescessero rigogliosi come i fiori, li cerchereste forse con lo stesso interesse con cui cercate la preziosa rarità?
Ancora il tema del momento della morte che potrebbe svelarci quel mistero che rode le nostre menti. Stavolta è come se la morte stessa lo considerasse un bene prezioso, da destinare ad un ultimo, fatale respiro.
Al verso 8 ho scelto la variante "seek" al posto di "serve".


J1111 (1867) / F1132 (1867)

Some Wretched creature, savior take
Who would exult to die
And leave for thy sweet mercy's sake
Another Hour to me
    Prendi salvatore, una qualche Sventurata creatura
Che esulterebbe al morire
E lascia per la tua dolce amorosa misericordia
Un'altra Ora a me

L'invocazione a un salvatore che non sa scegliere, che colpisce alla cieca, lasciando vivere chi esulterebbe al morire e sottraendo alla vita chi brama anche soltanto un'ora in più.


J1112 (1867) / F1189 (1870)

That this should feel the need of Death
The same as those that lived
Is such a Feat of Irony
As never was achieved -

Not satisfied to ape the Great in his simplicity
The small must die, the same as he -
Oh the audacity -

    Che questo senta il bisogno della Morte
Allo stesso modo di quelli che vissero
È un tale Gesto d'Ironia
Che mai è stato raggiunto -

Non soddisfatto di imitare il Grande nella sua semplicità
Il piccolo deve morire, proprio come lui -
Oh l'audacia -

La morte qui diventa un segno di distinzione, o meglio dovrebbe essere un segno di distinzione, nella sua misteriosa grandezza. Invece, anche il "piccolo" (il "this" del primo verso, che potrebbe essere chi non ha veramente vissuto, ma anche rappresentare una vita diversa da quella umana: animale o vegetale) vuole, e deve nel penultimo verso, morire, accomunando così il suo destino al "grande" (anche qui, chi si è elevato rispetto agli altri nel corso della vita, ma anche chi nell'ordine naturale ha una posizione predominante). Questa unione finale tra il grande e il piccolo è una suprema ironia che compete soltanto al momento estremo, quando la morte immerge nella sua indistinta oscurità tutto ciò che è esistito.


J1113 (1867) / F1133 (1867)

There is a strength in proving that it can be borne
Although it tear -
What are the sinews of such cordage for
Except to bear
The ship might be of satin had it not to fight -
To walk on seas requires cedar Feet
    C'è una forza nel provare che ciò può essere sopportato
Sebbene esso laceri -
A cosa servono i nerbi di tale cordame
Se non a resistere
La nave potrebbe essere di raso se non dovesse lottare -
Percorrere i mari richiede Piedi di cedro

La vita come una perigliosa navigazione in mari che mettono a dura prova le nostra capacità di sopportare, di resistere. Eppure proprio questa è la forza che ci permette di sopportare i dolori e misteri della vita, quella di saper navigare e lottare: se non dovessimo farlo non avremmo bisogno di quei "piedi di cedro" che ci permettono di percorrere il nostro cammino, verso un traguardo che non ci è dato conoscere.


J1114 (1864) / F974 (1865)

The largest Fire ever known
Occurs each Afternoon -
Discovered is without Surprise
Proceeds without concern -

Consumes without Report to Men
An Occidental Town -
Rebuilt in time next Morning
To be burned down again.

    Il più esteso Fuoco mai conosciuto
Si verifica ogni Pomeriggio -
È guardato senza Sorpresa
Procede senza destare interesse -

Consuma senza Riferirlo agli Uomini
Una Città a Occidente -
Ricostruita in tempo il Mattino dopo
Per essere bruciata di nuovo.

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. In un'altra copia, inviata a Susan, ci sono due varianti: al verso 5 "and no" al posto di "without" e al verso 7 "another morning" ("un altro giorno") al posto di "in time next Morning"; quest'ultima era una delle tre varianti indicate nel testo dei fascicoli (le altre due: "Without insurance" -"Senza assicurazione"- e "to the Horizon" - "all'Orizzonte").

Il tramonto come incessante fuoco che divora l'occidente, in un ciclico ritorno che, pur nella sua grandiosa bellezza, passa ormai inosservato. Ma ci pensa il mattino a riedificare ciò che la sera sarà bruciato di nuovo.
Gardini interpreta diversamente la seconda strofa: "consuma e notizia non giunge / d'alcuna città d'occidente / ricostruita il mattino / per farsi falò nuovamente.". Detta così, dà l'impressione di una sorta di interruzione del ciclo naturale delle cose, come se, una volta bruciato, l'occidente non desse più segni di vita. A me sembra invece che i primi due versi della strofa (che fra l'altro terminano con il trattino - e con la virgola nella versione inviata a Susan -) dicano: "Il tramonto non riferisce agli uomini ciò che fa perché la sua ciclica grandezza prescinde da coloro che ne sono spettatori", mentre negli ultimi due ED ci rassicura sul fatto che quell'occidente, che sembra essere stato bruciato dal tramonto, sarà senza dubbio riedificato dal mattino, per poi ripercorrere l'incessante cammino di morte-rinascita.


J1115 (1868) / F1142 (1867)

The murmuring of Bees, has ceased
But murmuring of some
Posterior, prophetic,
Has simultaneous come.
The lower metres of the Year
When Nature's laugh is done
The Revelations of the Book
Whose Genesis was June.
Appropriate Creatures to her change
The Typic Mother sends
As Accent fades to interval
With separating Friends
Till what we speculate, has been
And thoughts we will not show
More intimate with us become
Than Persons, that we know.
    Il mormorio delle Api, è cessato
Ma il mormorio di qualcuno
Posteriore, profetico,
È giunto simultaneo.
I più sommessi ritmi dell'Anno
Quando il riso della Natura è finito
L'Apocalisse del Libro
La cui Genesi fu Giugno.
Appropriate Creature al suo mutare
La Tipica Madre manda
Come l'Accento sbiadisce in intervallo
Tra Amici che si separano
Finché ciò che prevediamo, ha luogo
E pensieri che non esibiremo
Più intimi a noi diventano
Di Persone, che conosciamo.

Il testo riportato sopra è quello inviato a Susan. C'è poi una copia rimaste tra le carte di ED, in quattro strofe di quattro versi e con varianti e cancellature per i versi 11 e 13. Per il primo c'è la variante "wanes" ("volge") al posto di "fades", poi cancellata. Per il secondo la stesura originale era "Till what we could not see, has come" ("Finché ciò che non potevamo vedere, arriva") poi cancellata e sostituita con il verso della copia inviata a Susan.

Quando l'estate termina si avverte l'arrivo di altri suoni, di ritmi più sommessi rispetto alla solare allegria della bella stagione. È come se la Genesi, l'inizio della luce e della vita, lasciasse il posto alle oscure e terribili profondità dell'Apocalisse. E con la fine dell'estate arrivano anche le creature appropriate ai lividi geli invernali, creature più terrene rispetto alla volatile spensieratezza dell'ape, adatte alla stagione che viene com'è adatto il silenzio alla separazione rispetto alle parole dell'amicizia. Ma l'inverno non viene soltanto per la natura, anche per noi c'è la stagione dell'abbandono dei festosi piaceri della luce, quando i pensieri che si rivolgono al mistero dell'oscurità diventano i nostri più intimi compagni, più di quanto lo siano le persone che conosciamo.
Ha molti punti in comune con la J1104-F1104. Là un tramonto, qui la fine dell'estate, raccontati in entrambe con una costruzione molto simile: una descrizione "esterna" del progressivo mutare della natura che diventa via via più "interna", quasi a immergere la nostra intimità nel fluire naturale.


J1116 (1868) / F1138 (1867)

There is another Loneliness
That many die without -
Not want of friend occasions it
Or circumstances of Lot

But nature, sometimes, sometimes thought
And whoso it befall
Is richer than could be revealed
By mortal numeral -

    C'è un'altra Solitudine
Di cui molti muoiono senza -
Non il bisogno di un amico la provoca
O le circostanze della Sorte

Ma la natura, talvolta, talvolta il pensiero
E chiunque l'assapora
È più ricco di quanto possano rivelare
Numeri mortali -

La solitudine non è soltanto quello stato negativo a cui è destinato chi non ha affetti o non riesce a entrare in relazione con gli altri. Ce n'è un'altra, che pochi riescono a provare, non provocata dalla mancanza di un amico a dalle circostanze della vita, ma che è connaturata alla misteriosa bellezza della natura e alla altrettanto misteriosa bellezza della nostra mente pensante, quella solitudine che significa saper guardare dentro se stessi, saper cogliere quella incalcolabile ricchezza interiore non rivelabile in nessun modo con parametri mortali.
La solitudine vista come ricchezza, come colloquio intimo con la natura e con se stessi, è un tema ricorrente nelle poesie di ED, come a voler rimarcare con la netta bellezza dei suoi versi una scelta di vita che affiancava ad un apparente ritiro dal mondo la ricchezza di relazioni (con la natura, con se stessa, con le persone con cui decideva di avere rapporti epistolari) sempre lontane da quelle convenzionalmente considerate come "normali". Nelle poesie che parlano di questa solitudine si sente poi sempre il rapporto privilegiato con la scrittura (le poesie, le lettere), alla quale ED affidava la maggior parte delle relazioni con il mondo esterno, sul quale riversava con prodiga profusione le ricchezze che scaturivano dai colloqui con la propria mente e con quella natura sempre considerata come parte integrante del nostro essere.


J1117 (1868) / F1162 (1869)

A Mine there is no Man would own
But must it be conferred,
Demeaning by exclusive wealth
A Universe beside -

Potosi never to be spent
But hoarded in the mind
What Misers wring their hands tonight
For Indies in the Ground!

    Una Miniera c'è che Nessuno può comprare
Ma dev'essere conferita,
Svilendo con un'esclusiva ricchezza
L'universo intorno -

Potosí che non sarà mai speso
Ma accumulato nella mente
Quanti Avari si torceranno le mani stanotte
Per Indie Sottoterra!

Ancora una volta la miniera della mente, la ricchezza interiore, contrapposta ad una miniera concreta, a quelle ricchezze così ambite da chi sa vedere soltanto l'apparenza e non è in grado di estrarre niente di più che metalli luccicanti dalla terra, lasciando inutilizzati quelli ben più preziosi celati nella mente.
Potosí (v. 5) è una città della Bolivia famosa per le sue miniere. Vedi anche la J119-F118.


J1118 (1868) / F1157 (1869)

Exhilaration is the Breeze
That lifts us from the Ground
And leaves us in another place
Whose statement is not found -

Returns us not, but after time
We soberly descend
A little newer for the term
Upon Enchanted Ground -

    La Gioia è la Brezza
Che ci solleva da Terra
E ci lascia in un altro posto
Di cui non sappiamo le regole -

Non ci rimanda, ma dopo un po'
Noi sobriamente scendiamo
Un po' più nuovi per quel momento
Su un Suolo Incantato -

Nei momenti di gioia è come se fossimo trasportati in un mondo diverso, con regole che non hanno niente a che vedere con quelle che di solito guidano la vita. Non possiamo mai trattenerci molto, ma sempre, quando torniamo, abbiamo acquistato qualcosa in più di ciò che avevamo prima.


J1119 (1868) / F1144 (1868)

Paradise is that old mansion
Many owned before -
Occupied by each an instant
Then reversed the Door -
Bliss is frugal of her Leases
Adam taught her Thrift
Bankrupt once through his excesses -
    Il Paradiso è quella vecchia dimora
Da molti posseduta prima -
Occupata da ciascuno un istante
Poi si è richiusa la Porta -
La Felicità è frugale negli Affitti
Adamo le insegnò la Parsimonia
Una volta in bancarotta per i suoi eccessi -

La felicità ci concede soggiorni soltanto momentanei, i suoi contratti d'affitto sono centellinati e a breve termine. È una regola che l'uomo ha imparato presto, con l'esempio del suo progenitore andato subito in bancarotta a causa dei suoi eccessi.
Poesia ambivalente. Può essere un aforisma sull'inevitabile brevità dei momenti felici che la vita ci concede, ma anche, come rileva Bianca Tarozzi, l'ironica citazione di un rigido puritanesimo, che considera il piacere un peccato prima o poi da scontare.


J1120 (1868) / F1198 (1871)

This slow Day moved along -
I heard it's axles go
As if they could not hoist themselves
They hated motion so -

I told my soul to come -
It was no use to wait -
We went and played and came again
And it was out of sight

    Quel lento Giorno avanzava -
Udivo le sue assi procedere
Come se non riuscissero a sollevarsi
Tanto odiavano il movimento -

Dissi alla mia anima di venire -
Non era abituato ad aspettare -
Andammo e giocammo e tornammo
Ed era sparito

Il "lento giorno" del primo verso può essere il giorno scelto dalla morte, che trasforma la luce e il movimento in oscura immobilità, che non ama aspettare perché è precisa e ha molto da fare. Rimane un dubbio negli ultimi versi, dopo che l'anima è arrivata. Nel penultimo verso sembra come se ci si concedesse un ultimo intervallo di vita per poi rispondere alla chiamata, ma al ritorno la morte non c'è più. Forse quell'ultimo brandello di vita che ci siamo concessi l'ha fatta innervosire e se n'è andata, rimandando il suo incontro con noi, oppure la morte è sparita perché dopo quel breve intervallo, quell'ultimo momento di unione con l'anima, siamo morti e lei è ormai lontana, indaffarata con qualcun altro. Nel primo caso la sete di vita ci ha permesso, sia pure per poco, di procrastinare il momento finale, nel secondo il ritorno è solo illusorio, siamo ancora legati alla vita e ci sembra di poter tornare, ma è, appunto, soltanto un'illusione.
Può esserci però anche un'altra ipotesi, ovvero che il soggetto della poesia (il "lento giorno") sia un momento d'angoscia, di estrema infelicità, vinto da un guizzo di orgogliosa vitalità. In questo caso l'ultimo verso acquista un significato univoco e il tornare conferma la vittoria.


J1121 (1868) / F1338 (1874)

Time does go on -
I tell it gay to those who suffer now -
They shall survive -
There is a Sun -
They dont believe it now -
    Il tempo passa -
Lo dico gaia a quelli che soffrono ora -
Sopravviveranno -
C'è un Sole -
A cui essi non credono ora -

Stavolta il ciclo naturale, il tempo che passa, è visto in positivo: anche se è difficile crederci quando siamo avvolti nel buio della sofferenza, c'è sempre un sole che prima o poi sorgerà.


J1122 (1868) / F1151 (1868)

'Tis my first night beneath the Sun
If I should spend it here -
Above him is too low a hight
For his Barometer
Who Airs of expectation breathes
And takes the Wind at prime -
But Distance his Delights confides
To those who visit him
    Sarebbe la mia prima notte sotto il Sole
Se dovessi passarla qui -
Sopra di lui è un'altezza troppo bassa
Per il suo Barometro
Che Arie d'attesa respira
E prende il Vento al suo apparire -
Ma la Distanza le sue Delizie confida
A coloro che sono in visita a lui

Se fossi dove ora è lui sarebbe notte per me, ma una notte illuminata dal sole. Invece sono più in alto, sopra la sua tomba, un'altezza illusoria però, perché lui respira ormai un'aria dove le attese sono certezze e dove il mistero dell'inizio di ogni cosa non è più tale. Ma la distanza che ci separa è anche fonte di dolcezza, perché so che prima o poi sarà colmata.


J1123 (1868) / F1187-1188 (1870)

A great Hope fell
You heard no noise
The Ruin was within
Oh cunning Wreck
That told no Tale
And let no Witness in

The mind was built for mighty Freight
For dread occasion planned
How often foundering at Sea
Ostensibly, on Land

A not admitting of the wound
Until it grew so wide
That all my Life had entered it
And there were troughs beside -

A closing of the simple lid that opened to the sun
Until the tender Carpenter
Perpetual nail it down -

    Una grande Speranza crollò
Non si udì alcun suono
La Rovina fu dentro
Oh scaltro Naufragio
Che non profferì Parola
E non ammise Testimoni

La mente costruita per Carichi pesanti
Per spaventose occasioni progettata
Quante volte affonda in Mare
Apparentemente, a Terra

Un non ammettere la ferita
Finché non divenne così larga
Che tutta la mia Vita vi entrò
E c'era spazio intorno -

Un chiudersi dell'umile palpebra aperta al sole
Finché il tenero Falegname
In perpetuo non l'inchiodi -

Nell'edizione Franklin le poesie sono due: la F1187 comprende le prime due strofe, la F1188 le altre due. Nell'edizione Johnson la poesia è una, la prima strofa è di cinque versi (quarto e quinto uniti) e l'ultima di quattro (il primo finisce con "simple lid").

Secondo Johnson la poesia è una, per Franklin invece sono due. Propendo di più per l'ipotesi Franklin, soprattutto perché le due strofe finali mi sembrano più un'autonoma variazione sul tema che un seguito, anche se una variazione può benissimo seguire direttamente il tema. Nella prima (o nelle prime due strofe) c'è l'immagine di una sconfitta, di un dolore, di una rovina interiore che si manifesta in silenzio, senza ammettere testimoni, vissuta come una lacerazione senza possibilità di cura in una mente che, sia pure rotta a tutte le intemperie, non può evitare di affondare in quel mare oscuro e tempestoso, pur rimanendo apparentemente salda.
Nella seconda (o nelle ultime due strofe) l'immagine iniziale è simile, ma vista da un'altra angolazione: la ferita, quella che prima era la rovina, diventa una metafore della morte, un qualcosa che cerchiamo disperatamente di non accettare, di non ammettere, almeno finché non siamo costretti a farlo perché è diventata troppo estesa e assorbe tutto il nostro essere. Quando questo accade, quando il falegname inchioda il coperchio della bara, è come se le nostre palpebre, che fino ad un istante prima godevano della luce del sole e della vita, venissero anche loro inchiodate da quel tenero falegname, consegnandoci per sempre al buio.


J1124 (1868) / F1185 (1870)

Had we known the Ton she bore
We had helped the terror
But she straighter walked for Freight
So be her's the error -
    Avessimo saputo il Gravame che sopportava
Avremmo alleviato il terrore
Ma lei più diritta camminava per il Peso
Perciò suo sia l'errore -

Per il primo verso ED segnò due varianti (poi cancellate) per "Ton", con significati sostanzialmente uguali: "weight" e "Load". Per gli ultimi due versi sono indicate varianti sostitutive: per il verso 3, "Smiled too brave for the detecting" ("Sorrideva troppo coraggiosa per rivelarlo") e "Smiled too brave for our detection" ("Sorrideva troppo coraggiosa per rivelarcelo"); per il verso 4, "Till arrested here" ("Finché non si arrestò qui") e "Till Discovered here -" ("Finché non fu Scoperto qui -").

Il rimpianto di non aver saputo vedere il peso che gravava sulle spalle di qualcuno che non c'è più è come diminuito da una sorta di scusante: è stata sua la colpa, perché non faceva trasparire quel peso e noi non ce ne saremmo potuti accorgere. Nelle varianti ai due versi finali le ultime parole della versione originale sono stemperate, come se ED avesse voluto eliminare quell'accusa in fin dei conti ingiusta: lei era troppo coraggiosa rivelare quel peso, e noi ce ne siamo accorti solo qui, sulla sua tomba.


J1125 (1868) / F1186 (1870)

Oh Sumptuous moment
Slower go
That I may gloat on thee -
'Twill never be the same to starve
Now I abundance see -
Which was to famish, then or now -
The difference of Day
Ask him unto the Gallows led -
With morning in the sky
    Oh Sontuoso istante
Rallenta
Ch'io possa cibarmi di te -
Non sarà più lo stesso aver fame
Ora che l'abbondanza vedo -
Cosa sia morir di fame, dopo o adesso -
La diversità del Giorno
Chiedi a chi al Patibolo è condotto -
Col mattino in cielo

Un istante di felicità, di appagamento, ci lascia poi un senso di vuoto, come chi è affamato e vede davanti a sé una tavola imbandita dalla quale non può prendere che una briciola. Quale differenza ci sia fra il morire prima o dopo questa sia pur fuggevole visione, in cosa è diverso il luminoso giorno dall'oscura notte, può dirlo soltanto chi si avvia al patibolo mentre il cielo si illumina degli splendenti colori della vita.
Al verso 3 "gloat" significa "guardare, fissare, con intenso desiderio o ammirazione". Credo che "cibarmi" possa rendere l'idea del desiderio di appropriarsi, anche se per poco, del "sontuoso istante", anche in relazione alle metafore successive, legate alla fame (to starve, to famish).


J1126 (1868) / F1243 (1872)

Shall I take thee, the Poet said
To the propounded word?
Be stationed with the Candidates
Till I have finer tried -

The Poet searched Philology
And was about to ring
for the suspended Candidate
There came unsummoned in -
That portion of the Vision
The Word applied to fill
Not unto nomination
The Cherubim reveal -

    Devo prendere te? disse il Poeta
Alla parola che si proponeva.
Mettiti in fila con i Candidati
Finché non avrò spulciato di più -

Il Poeta cercò nella Filologia
E stava per suonare
per il Candidato in sospeso
Quando arrivò non invitata -
Quella porzione di Visione
Che la Parola ambiva a riempire
Mai fino alla nomina
Il Cherubino si rivela -

Nel manoscritto la prima parola del verso 7 non è in maiuscolo.

ED racconta il suo rapporto con le parole. Con quelle parole che ronzavano continuamente nella sua mente e che avevano bisogno di essere ordinate prima di diventare poesia. Lo fa da par suo, mettendo in scena direttamente una parola, che si fa avanti e si propone come quella giusta. Ma il poeta non deve avere fretta, deve anche essere capace di mettere in riga le parole più audaci, quelle che sembrano dire "eccomi qua, sono io quella che cercavi". Ma poi, negli ultimi versi della poesia, il lavoro certosino fatto sulla "filologia" (che qui rappresenta chiaramente quel dizionario sempre così usato e letto) sbiadisce di fronte all'attimo del riconoscimento, quando la parola a lungo cercata si presenta da sola, senza essere stata invitata, perché gli angeli, le parole che rendono una poesia qualcosa di diverso dal semplice parlare o scrivere, non si manifestano se non quando sono "nominati", nel doppio significato di "chiamati, pronunciati" e di "eletti, scelti".
È una poesia ambivalente, che esalta il lavoro quasi artigianale del poeta che pondera e sceglie e, nello stesso tempo, la forza misteriosa e sfuggente di quella che non possiamo che chiamare "ispirazione".


J1127 (1868) / F1146 (1868)

Soft as the massacre of Suns
By Evening's sabres slain
    Sommesso come il massacro di Soli
Dalle sciabole della Sera assassinati

Due versi che sembrano giocare col suono sibilante della "s" per descrivere qualcosa che è insieme terribile e sommesso, crudele e inevitabile. Non può non venire in mente la morte, che uccide gli esseri illuminati dalla vita così come la sera fa con il sole.


J1128 (1868) / F1150 (1868)

These are the Nights that Beetles love -
From Eminence remote
Drives ponderous perpendicular
His figure intimate -
The terror of the Children
The merriment of men
Depositing his Thunder
He hoists abroad again -
A Bomb upon the Ceiling
Is an improving thing -
It keeps the nerves progressive
Conjecture flourishing -
Too dear the Summer evening
Without discreet alarm -
Supplied by Entomology
With it's remaining charm
    Queste sono le Notti che gli Scarabei amano -
Da Altezze remote
Spinge ponderosa a perpendicolo
La sua figura familiare -
Il terrore dei Bambini
Il divertimento dei grandi
Nel depositare il suo Tuono
Si solleva in alto di nuovo -
Una Bomba sul Soffitto
È una cosa stimolante
Mantiene i nervi eccitati
La congettura prospera -
Troppo sterile la sera d'Estate
Senza un discreto allarme -
Fornito dall'Entomologia
Col suo fascino che resta

Uno scarabeo (volante? dalla descrizione dei versi lo immagino più come un moscone) si aggira per casa, scende, risale, sbatte contro il soffitto, fa paura ai bambini e diverte i grandi ma, soprattutto, rende più eccitanti le serate estive, altrimenti così noiose che ce ne saremmo andati presto a letto; così invece siamo stimolati a restare svegli, a pensare, a far viaggiare la nostra mente non nel mondo della noia ma in quello dell'immaginazione e della fantasia.
Al verso 4 "intimate" può essere verbo (intimare, indurre, infondere) o aggettivo (intimo, familiare); ho scelto di tradurre con un aggettivo per due motivi: la lineetta (presente nell'edizione Franklin e non in quella Johnson), che sembra voler separare il verso da quello che segue, e la mancanza della "s" finale in un verbo alla terza persona singolare. Nelle due versioni italiane è tradotto come verbo: "la sua sagoma infonde / terrore al fanciullo / ma dà piacere all'uomo" (Silvio Raffo, nel Meridiano); "la sua figura annuncia / il terrore ai bambini / la gioia agli uomini" (Nadia Campana).
Al verso 13 ho tradotto "dear" con "sterile" seguendo un significato del Webster (indicato come obsoleto: "scarce; not plentiful") che mi sembra descrivere bene una serata noiosa senza quello stimolante scarabeo-moscone che la ravvivi. Nelle due versioni italiane la traduzione è "quieta" e "cara".


J1129 (1868) / F1263 (1872)

Tell all the truth but tell it slant -
Success in Circuit lies
Too bright for our infirm Delight
The Truth's superb surprise
As Lightning to the Children eased
With explanation kind
The Truth must dazzle gradually
Or every man be blind -
    Di' tutta la verità ma dilla obliqua -
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi -

La verità va detta, ma non in modo diretto. È sempre meglio usare un giro di parole, una metafora, perché la verità nuda e cruda sarebbe troppo splendente per le nostre capacità. Per essere certi di farci comprendere dobbiamo agire come se dovessimo rendere chiaro a un bambino il fulmine che gli fa così paura, spiegandogli a poco a poco l'apparente mistero che lo produce. Dobbiamo perciò usare gradualità, perché sappiamo che una luce troppo violenta e improvvisa renderebbe gli uomini ciechi.


J1130 (1868) / F1156 (1869)

That odd old man is dead a year -
We miss his stated Hat -
'Twas such an evening bright and stiff
His faded lamp went out -

Who miss his antiquated Wick -
Are any hoar for him?
Waits any indurated mate
His wrinkled coming Home?

Oh Life, begun in fluent Blood
And consummated dull -
Achievement, contemplating thee -
Feels transitive and cool.

    Quel vecchio singolare è morto da un anno -
Ci manca il suo familiare Cappello -
Era una serata così luminosa e rigida
Quando il suo fioco lume si smorzò -

A chi manca il suo antiquato Stoppino -
C'è un qualche canuto per lui?
Attende un'indurità metà
Il suo raggrinzito ritorno a Casa?

Oh Vita, cominciata in un Sanguigno fluire
E consumata nel torpore -
Il risultato, contemplando te -
Appare transitivo e freddo.

Un vecchio singolare, appartato, moriva un anno fa. Di lui ricordiamo l'apparenza, quel familiare cappello che accompagnava le nostre giornate. Chissà se a qualcuno manca veramente: amici canuti come lui o una moglie ormai indurita dall'età. Eppure quel vecchio ormai raggrinzito è stata una vita, iniziata con l'impetuoso fluire del sangue che scalda e ravviva. Ma la vita poi si consuma quasi sempre in una torpida abitudine: osservandone il percorso, il risultato finale appare di gelida e fuggevole materia.
Il vecchio singolare del primo verso diventa metafora della vita, singolare perché ciascuna ha in sé la propria ragion d'essere, eppure così inutile nel suo svolgersi, da quell'iniziale corrente sanguigna (la giovinezza) al torpore finale (la vecchiaia) e alla definitiva e ineludibile conclusione. Bello e tipicamente dickinsoniano l'uso di "transitive", come se la vita fosse soltanto un predicato il cui complemento oggetto, ovvero il punto d'arrivo di un'azione, è sempre e comunque la morte.


J1131 (1868) / F1134 (1867)

The Merchant of the Picturesque
A Counter has and sales
But is within or negative
Precisely as the calls -
To Children he is small in price
And large in courtesy -
It suits him better than a check
Their artless currency -
Of Counterfeits he is so shy
Do one advance so near
As to behold his ample flight -
    Il Mercante dell'Immaginazione
Una Cassa ha e vende
Ma è al banco o si nega
Esattamente come i clienti -
Per i Bambini è piccolo nel prezzo
E grande in cortesia -
Gli si conviene meglio di un assegno
La loro spontanea moneta -
Alle Contraffazioni è così attento
Che provi una ad avvicinarsi
Tanto da scorgere il suo ampio volo -

Chi vende i frutti dell'immaginazione, come il poeta, non è un mercante come gli altri, perché non è sempre disponibile, si concede e si nega esattamente come fanno i suoi clienti. La moneta che apprezza di più è quella spontanea, dei bambini e di chi sa cogliere senza pregiudizi la sua mercanzia. Un'altra è poi la sua caratteristica: è alieno dalle contraffazioni, ed è attento a non far avvicinare ai suoi ampi voli di fantasia tutto ciò che odori di falsità e ipocrisia.
Al primo verso ho tratto "picturesque" con "immaginazione" perché "pittoresco" in italiano ha una connotazione di "esotico, bizzarro, insolito, peculiare" che non ho trovato nella definizione di questa parola nel Webster: "Che colpisce la mente per la capacità di rappresentare oggetti o visioni, e di dipingere nell'immaginazione una qualsiasi circostanza o evento come se fosse chiaramente delineato in un quadro." Quel "dipingere nell'immaginazione" è una definizione che si potrebbe tranquillamente adottare anche per la poesia, e secondo me è a questo che pensava ED quando ha scritto questi versi.


J1132 (1868) / F1143 (1868)

The smouldering embers blush -
Oh Heart within the Coal
Hast thou survived so many nights?
The smouldering embers smile -

Soft stirs the news of Light
The stolid Rafters glow
One requisite has Fire that lasts
Prometheus never knew -

    Le occultate braci rosseggiano -
Oh Cuore celato nel Carbone
Sei sopravvissuto a così tante notti?
Le occultate braci sorridono -

Soffice vibra l'annuncio della Luce
Gli stolidi Ceppi avvampano
Un requisito ha il Fuoco che resiste
Da Prometeo mai conosciuto -

Il manoscritto è ricco di varianti interne (ne ho accolta una: al verso 2 "Heart" al posto di "Cheek") e con un'alternativa per gli ultimi due versi: "This requisite has Fire that lasts / It must at first be true - ("Questo requisito ha il Fuoco che resiste / Deve dall'inizio essere sincero -").

Johnson scrive: "È possibile che ED abbia scritto la poesia quando seppe che Charles Wadsworth stava lasciando San Francisco per tornare sulla costa orientale." È solo un'ipotesi, resa però plausibile dal fuoco, celato ma sempre ben vivo ("smouldering" significa "che brucia senza fiamma, che cova sotto la cenere"), descritto dai versi. Quel fuoco resistente al tempo che in una versione dura certamente di più di quello che Prometeo rubò agli dei, e nell'altra riesce a durare perché acceso da una passione sincera e per questo indistruttibile.


J1133 (1868) / F1155 (1869)

The Snow that never drifts -
The transient, fragrant snow
That comes a single time a Year
Is softly driving now -

So thorough in the Tree
At night beneath the star
That it was February's Foot
Experience would swear -

Like Winter as a Face
We stern and former knew
Repaired of all but Loneliness
By Nature's Alibi -

Were every Storm so sweet
The Value could not be -
We buy with contrast - Pang is good
As near as memory -

    La Neve che mai si accumula -
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l'Anno
Morbida s'impone ora -

Tanto pervade l'albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L'Esperienza giurerebbe -

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall'Alibi della Natura -

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe -
Noi compriamo per contrasto - La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria -

Non tutte le nevi sono uguali, c'è quella che sembra insediarsi e ammantare tutto e c'è n'è invece un'altra, più rara, che cade dolcemente e imbianca di notte un albero. Una neve che sembra essere l'annuncio di febbraio, il mese più rigido dell'anno, un volto antico e austero tornato a rivivere nel perenne ciclo della natura, senza però liberarsi da quella gelida solitudine che gli è propria. Ma poi ci accorgiamo che non è così: quella neve cade per poi scomparire, e allora ci rendiamo conto che se la neve fosse soltanto questa fragrante e transitoria imbiancata, se ogni tempesta che ci investe fosse così dolce e inoffensiva, non saremmo capaci di attribuirle il suo giusto valore, perché la vita è fatta di contrasti e una pena diventa buona, positiva, se riusciamo a custodirla nella memoria e a confrontarla con la gioia, che altrimenti non riusciremmo ad apprezzare pienamente.
Le prime tre strofe sembrano descrivere una impalpabile ed effimera nevicata, che riesce a imbiancare un albero ed è perciò scambiata per l'arrivo del gelo invernale. Nell'ultima l'immagine si rovescia, come se la descrizione che la precede diventasse improvvisamente negativa, perché noi abbiamo bisogno di tempeste vere, di neve che si accumula nell'anima e si imprime nella nostra mente, per darci quel termine di paragone che può permetterci di apprezzare poi l'arrivo della calda e gioiosa estate.
Al verso 13 ho scelto la variante "sweet" al posto di "spice".


J1134 (1868) / F1152 (1868)

The Wind took up the Northern Things
And piled them in the South -
Then gave the East unto the West
And opening his mouth
The four Divisions of the Earth
Did make as to devour
While everything to corners slunk
Behind the awful power -

The Wind unto his Chamber went
And nature ventured out -
Her subjects scattered into place
Her systems ranged about

Again the smoke from Dwellings rose
The Day abroad was heard
How intimate, a Tempest past
The Riot of the Bird -

    Il Vento prese le Cose del Nord
E le ammucchiò a Sud -
Poi diede l'Est all'Ovest
E aprendo la bocca
Le quattro Suddivisioni della Terra
Fece come per divorare
Mentre ogni cosa negli angoli strisciava
Dietro la tremenda energia -

Il Vento nella sua Stanza rientrò
E la natura si avventurò fuori -
I suoi sudditi ripresero i loro posti
I suoi ordini si schierarono intorno

Di nuovo il fumo dalle Dimore salì
Il Giorno all'aperto fu percepito
Com'è intimo, passata una Tempesta
Il Chiasso degli Uccelli -

La vivida descrizione di una tempesta che, com'è venuta, si ritira, lasciando intatta la natura, presto dimentica dello scompiglio.
Il manoscritto contiene molte varianti. Ne ho scelta soltanto una: all'ultimo verso "Riot" al posto di "Transport". Mi piaceva l'immagine del chiasso che diventa intimo in confronto alla tempesta che l'ha preceduto.


J1135 (1868) / F1137 (1867)

Too cold is this
To warm with Sun -
Too stiff to bended be.
To joint this Agate were a work -
Outstaring Masonry -

How went the Agile Kernel out
Contusion of the Husk
Nor Rip, nor wrinkle indicate
But just an Asterisk.

    Troppo freddo è
Per scaldarsi al Sole -
Troppo rigido per essere piegato.
Congiungere quest'Agata sarebbe un'opera -
Da sconcertare l'Arte Muraria -

Come uscì l'Agile Nocciolo
L'ammaccatura del Guscio
Né Strappo, né piega indicano
Ma solo un Asterisco.

Un nocciolo somiglia a una pietra dura, è freddo, rigido, difficile farne qualcosa. Lo vediamo vicino al guscio da dove è uscito, ma niente ci indica la strada che ha seguito: il guscio non è ammaccato, non ci sono strappi o pieghe, c'è soltanto un piccolo foro, da dove evidentemente è sgusciato via con agile leggerezza. Leggendo l'ultima strofa non ho potuto fare a meno di pensare a un parto: il neonato è uscito dal suo confortevole guscio e là rimane solo un piccolo foro: sembra un asterisco e appare così inadeguato alla bisogna.


J1136 (1869) / F1130 (1866)

The Frost of Death was on the Pane -
"Secure your Flower" said he.
Like Sailors fighting with a Leak
We fought Mortality -

Our passive Flower we held to Sea -
To mountain - to the Sun -
Yet even on his Scarlet shelf
To crawl the Frost begun -

We pried him back
Ourselves we wedged
Himself and her between -
Yet easy as the narrow Snake
He forked his way along

Till all her helpless beauty bent
And then our wrath begun -
We hunted him to his Ravine
We chased him to his Den -

We hated Death and hated Life
And nowhere was to go -
Than Sea and continent there is
A larger - it is Woe -

    Il Gelo della Morte era sul Vetro -
"Salva il tuo Fiore" disse.
Come Marinai che lottano con una Falla
Combattemmo la Mortalità -

Il nostro passivo Fiore assicurammo al Mare -
Alla montagna - al Sole -
Eppure anche sulla sua Scarlatta scogliera
A strisciare il Gelo cominciò -

Tentammo di staccarlo
Noi stessi c'incuneammo
Fra l'uno e l'altro -
Eppure facilmente come l'esile Serpente
Il Gelo forzò la via innanzi a sé

Finché l'indifesa bellezza si piegò
E allora la nostra ira ebbe inizio -
Lo inseguimmo nel suo Burrone
Lo braccammo nella sua Tana -

Odiavamo la Morte e odiavamo la Vita
E non c'era posto dove andare -
Di Mare e continente c'è qualcosa
Di più grande - è il Tormento -

Il fiore della nostra vita è minacciato dalla morte. Facciamo di tutto per difenderlo, cerchiamo di legarlo alle possenti forze della natura, ma il gelo s'infiltra ovunque ed è più forte di qualsiasi potere a noi concesso. Alla fine, quando vediamo il fiore ormai vinto, abbiamo un ultimo sprazzo di energia vitale, sostenuto dalla rabbia, e dalla consapevolezza, di dover cedere alla nostra nemica. È questo il tormento, un sentimento di angoscia e di impotenza di fronte all'ineluttabilità del binomio vita-morte, che non lascia scampo perché non c'è nulla che ci permetta di sfuggirgli, nessun luogo dove andare se non quello che ospita la vita e quello oscuro e misterioso dove è di casa la morte. L'ultima strofa è un disperato, e bellissimo, grido di dolore contro la nostra impotenza di fronte al destino.
Al verso 9 "pried" (passato di "to pry") significa "sollevare, o tentare di sollevare, con una leva". L'immagine è proprio quella di tentare di staccare il gelo dalla scogliera sulla quale striscia, come è confermato dal verso successivo, dove è usato "wedged" ("c'incuneammo"). Non ho trovato una soddisfacente traduzione letterale e ho perciò tradotto con "Tentammo di staccarlo".
Al verso 11 "Himself" (maschile) è il gelo e "her" (femminile) è il fiore, sempre al femminile nelle poesie di ED; visto che in italiano i due termini sono maschili, ho tradotto con "Fra l'uno e l'altro" e ho ripetuto "Il Gelo" nel verso successivo al posto del pronome maschile.


J1137 (1869) / F1160 (1869)

The duties of the Wind are few -
To cast the ships, at Sea,
Establish March, the Floods escort,
And usher Liberty.

The pleasures of the Wind are broad,
To dwell Extent among,
Remain, or wander,
Speculate, or Forests entertain -

The kinsmen of the Wind are Peaks
Azof - the Equinox,
Also with Bird and Asteroid
A bowing intercourse -

The limitations of the Wind
Do he exist, or die,
Too wise he seems for Wakelessness,
However, know not I -

    I doveri del Vento sono pochi -
Spingere le navi, in Mare,
Insediare Marzo, le Maree scortare,
E annunciare la Libertà.

I piaceri del Vento sono vasti,
Risiedere nell'estensione,
Restare, o vagare,
Speculare, o le Foreste intrattenere -

I congiunti del Vento sono i Picchi
Azov - l'Equinozio,
Anche con l'Uccello e l'Asteroide
Una garbata relazione -

I limiti del Vento
Se sopravviva, o muoia,
Troppo saggio sembra per il Non Risveglio,
Nondimeno, non li so -

Oltre alla copia riportata sopra, ce n'è un'altra inviata a Susan e limitata ai primi quattro versi.

Nelle prime tre strofe la descrizione del vento è limitata alle sue caratteristiche fisiche, concrete, mentre nell'ultima ED confessa di non sapere quale possa essere il destino di questo fenomeno naturale che diventa simbolo di tutta la natura: sembra troppo antica e saggia per sottostare al sonno eterno a cui siamo destinati noi, ma non possiamo sapere se anche lei sarà comunque destinata a scomparire.
Bacigalupo dà una lettura diversa dei versi finali nelle due edizioni dell'antologia da lui curata. Nella prima traduce "wakelessness" con "assopirsi" e annota: "Nell'ultima strofa si suggerisce che il vento non soffre di quella limitazione umana che è l'insonnia o l'angoscia, ben nota invece all'io che appare proprio in fondo." Nella seconda la traduzione è "dormire in eterno" e la nota: "Nell'ultima strofa si suggerisce che il vento è troppo profondo per non essere destinato, come l'uomo, all'eterno."


J1138 (1869) / F1163 (1869)

A Spider sewed at Night
Without a Light
Upon an Arc of White -

If Ruff it was of Dame
Or Shroud of Gnome
Himself himself inform -

Of Immortality
His strategy
Was physiognomy -

    Un Ragno cuciva di Notte
Senza una Luce
Su un Arco di Bianco -

Se Gorgiera fosse di Dama
O Sudario di Gnomo
Lui stesso se stesso informi -

D'Immortalità
La sua strategia
Era fisionomia -

Con un'ardita metafora l'affascinante e misteriosa ragnatela diventa "fisionomia", segno, insieme concreto e impalpabile, dell'immortalità. Sia l'una che l'altra possono essere ornamento di vita (eterna) o custodia di morte, e soltanto il creatore di ciascuna di esse, il ragno e Dio, ne conosce il mistero.


J1139 (1869) / F893 (1865)

Her sovreign People
Nature knows as well
And is as fond of signifying
As if fallible -
    Il suo Popolo sovrano
La natura conosce molto bene
E vezzeggia il più significativo
Anche se fugace -

Biglietto inviato a Susan (L336), probabilmente con un fiore. Ai versi è anteposta la frase: "Rare to the Rare -".

Gli ultimi due versi non sono facili da interpretare. Nelle due versioni che conosco, entrambe di Silvio Raffo, sono tradotti così: "e non si stanca mai di farne mostra / come se quello potesse sfuggirle" (Geometrie dell'estasi) e "ed ama indicarlo / come se si potesse, lei, sbagliare -" (Meridiani).
Secondo me il senso dei versi è "la natura è particolarmente affezionata alle cose che hanno più significato (ovvero sono più significative della sua bellezza, come, appunto, un fiore) anche se sono quelle più fallibili." L'impressione è che "fallible" sia qui inteso come una sorta di richiamo al figliol prodigo: colui che sbaglia ma poi ritorna, un concetto simile a quello della fugacità del fiore, che è come se sprecasse in poco tempo la sua bellezza (come fa il figliol prodigo con la ricchezza) per poi tornare ed essere sempre accolto con affetto fra le braccia paterne-materne. Ho tradotto perciò con qualche libertà, cercando di usare più o meno lo stesso numero di parole usato da ED.
In questa interpretazione entrano anche le parole che precedono i versi nel biglietto. "Rara alla Rara" va infatti letto come "una cosa rara a una persona rara", una frase che rafforza il richiamo a qualcosa di non comune, che acquista valore dalla sua "rarità", ma anche dalla sua "fugacità", vista come una sorta di rarità temporale.


J1140 (1869) / F1164 (1869)

The Day grew small, surrounded tight
By early, stooping Night -
The Afternoon in Evening deep
It's Yellow shortness dropt -
The Winds went out their martial ways
The Leaves obtained excuse -
November hung his Granite Hat
Upon a nail of Plush -
    Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
Dalla precoce, incombente Notte -
Il Pomeriggio in Sera profonda
La sua Gialla brevità distillò -
I Venti smorzarono i loro passi marziali
Le Foglie ottennero tregua -
Novembre appese il suo Cappello di Granito
A un chiodo di Felpa -

L'arrivo dell'inverno: la notte arriva precocemente, il tramonto diventa più breve, i venti si smorzano e danno tregua alle foglie e novembre appende il suo cappello, di granito perché gelido e simile a una lapide che indica la morte dell'estate, a un chiodo che sembra fatto di soffice, felpata, neve.


J1141 (1869) / F1293 (1873)

The Face we choose to miss -
Be it but for a Day
As absent as a Hundred Years,
When it has rode away -
    Il Volto che scegliamo di trascurare -
Sia pure per un Giorno
È assente come da Cent'Anni,
Quando è volato via -

Ogni istante è importante per una persona cara, perché una volta che se n'è andata è come se fosse assente da sempre.
All'ultimo verso "rode" significa "cavalcare, salire in groppa a un cavallo" ma anche, in senso figurato, "Essere trasportato su o in un fluido". Per questo significato il Webster riporta un esempio dal Salmo 17: "He rode an a cherub and did fly; yea, he did fly on the wings of the wind." ("Salì in groppa a un cherubino e volò; sì, volò sulle ali del vento"). Ho immaginato che ED si fosse ispirata a questo esempio e ho perciò tradotto "has rode away" con "è volato via".


J1142 (1863) / F729 (1863)

The Props assist the House -
Until the House is Built -
And then the Props withdraw -
And adequate - Erect -

The House support itself -
And cease to recollect
The Scaffold and the Carpenter -
Just such a Retrospect
Hath the Perfected Life -
A Past of Plank - and Nail -
And Slowness - then the Stagings drop -
Affirming it - A Soul -

    I Sostegni assistono la Casa -
Finché la Casa è Costruita -
E allora i Sostegni si ritirano -
E adeguata - Eretta -

La Casa si sostiene da sé -
E smette di ricordare
L'Impalcatura e il Falegname -
Un'uguale Reminiscenza
Ha la Vita Completata -
Un Passato di Assi - e Chiodi -
E Lentezza - poi i Ponteggi cadono -
Proclamandola - Un'Anima -

Il ciclo della vita come una casa in costruzione. Per entrambe il completamento significa sia lo sparire dei sostegni, delle impalcature, di tutto ciò che è servito per costruirle, sia l'inizio di un'esistenza autonoma: per la casa il sostenersi ormai da sola, per la vita il trasformarsi in anima immortale, che non ha più bisogno di ciò che è servito al corpo durante la parte mortale della sua esistenza.


J1143 (1869) / F1159 (1869)

The Work of Her that went,
The Toil of Fellows done -
In Ovens green our Mother bakes,
By Fires of the Sun -
    Il Lavoro di Lei che se n'è andata,
La Fatica di Compagni finiti -
In Forni verdi nostra Madre cuoce,
Ai Fuochi del Sole -

Tutto ciò che è stato compiuto in vita servirà a impastare il nostro destino immortale. Gli ingredienti riposano nelle tombe, i forni verdi alimentati dal sole e controllati da madre natura.


J1144 (1869) / F1449 (1877)

Ourselves - we do inter - with sweet derision
The channel of the Dust - who once achieves -
Invalidates the Balm of that Religion
That doubts - as fervently as it believes -
    Noi stessi - noi sotterriamo - con dolce derisione
Il canale della Polvere - chi una volta ottiene -
Invalida il Balsamo di quella Religione
Che dubita - fervidamente come essa crede -

In una lettera a Samuel Bowles (L489) preceduta da poche parole: "Dear Friend, You have the most triumphant Face out of Paradise - probably because you are there constantly, instead of ultimately - ("Caro amico, Lei ha il Volto più trionfante al di fuori del Paradiso - probabilmente perché è là costantemente, invece che da ultimo -").
Sia Johnson che Franklin ipotizzano che la lettera si possa riferire a una foto di Bowles inviata a ED.

Se accettiamo l'ipotesi di una lettera riferita ad una foto di Bowles, ne risulta un singolare connubio: le frasi iniziali esaltano il volto di chi è ritratto, affermando che è il più "trionfante" di questa terra ("out of Paradise" si può intendere così, ma anche come "al di fuori di quelli che si possono vedere in Paradiso"), mentre i versi descrivono la consapevolezza della morte (una sorta di auto-seppellimento), che, una volta ottenuta, rende effimeri tutti i nostri dubbi, coltivati con lo stesso fervore col quale coltiviamo la fede. Il collegamento è nel primo verso, in quella "dolce derisione" che sembra l'unico modo in cui può trattare la morte un volto "trionfante" già su questa terra, come se avesse in visto in anticipo, qui, ciò che altri potranno vedere soltanto là.


J1145 (1869) / F1145 (1868)

In thy long Paradise of Light
No moment will there be
When I shall long for Earthly Play
And mortal Company -
    Nel tuo lungo Paradiso di Luce
Non ci sarà istante
In cui bramerò Svago Mondano
E Compagnia mortale -

Se veramente di là ci sarà il lungo Paradiso di luce, non avremo certo nostalgia di quello che abbiamo lasciato in terra.


J1146 (1869) / F1161 (1869)

When Etna basks and purrs
Naples is more afraid
Than when she show her Garnet Tooth -
Security is loud -
    Quando l'Etna si crogiola e fa le fusa
Napoli è più impaurita
Di quando mostra i suoi Granati Denti -
La sicurezza è rumorosa -

Una variazione su "can che abbaia non morde". Qui ED scambia Catania con Napoli, o il Vesuvio con l'Etna. Nella J1705-F1691 c'è l'errore opposto: il Vesuvio è accostato alla Sicilia.


J1147 (1869) / F1149 (1868)

After a hundred years
Nobody knows the Place
Agony that enacted there
Motionless as Peace

Weeds triumphant ranged
Strangers strolled and spelled
At the lone Orthography
Of the Elder Dead

Winds of Summer Fields
Recollect the way -
Instinct picking up the Key
Dropped by memory -

    Dopo cento anni
Nessuno riconosce il Luogo
L'agonia che si svolse là
Immota come la Pace

La gramigna schierata trionfante
Gli estranei gironzolano e compitano
La solitaria Ortografia
Dei Morti più Antichi

I Venti dei Campi d'Estate
Ricordano la via -
L'istinto raccoglie la Chiave
Caduta alla memoria -

Dopo poco tempo la nostra scomparsa diventa un nulla. Il dolore, l'agonia scompaiono con noi. Resta un po' di gramigna intorno alla tomba e, talvolta, qualche estraneo curioso che cerca di decifrare ciò che è scritto sulle tombe più antiche. Forse soltanto la natura, l'inconsapevole vento che continua a soffiare sui campi d'estate, ricorda la strada che porta a noi, perché ormai la memoria è scomparsa e soltanto l'istinto perenne del ciclo naturale, di quella misteriosa circonferenza in cui tutto torna, può raccogliere quella chiave caduta sull'erba.
Molto belli gli ultimi due versi, dove la forza ciclica e perenne della natura raccoglie tutto ciò che la memoria ha ormai perduto per diventare custode inconsapevole del mistero della morte.


J1148 (1869) / F1127 (1866)

After the Sun comes out
How it alters the World -
Waggons like messengers hurry about
Yesterday is old -

All men meet as if
Each foreclosed a news -
Fresh as a Cargo from Balize
Nature's qualities -

    Quando il Sole vien fuori
Come altera il Mondo -
I carri come messaggeri si affrettano in giro
Ieri è vecchio -

Tutti si ritrovano come se
Ciascuno celasse una novità -
Fresche come un Cargo dal Belize
Le qualità della Natura -

Ogni nuovo giorno porta con sé un rinnovamento, nella natura, nelle cose, negli uomini, e ogni volta la rinascita risveglia la voglia di ritrovarsi, di godere delle novità che la natura ci riserva.
Il manoscritto è a matita su un foglio di carta da lettere indirizzato a un'amica d'infanzia di ED, "Mrs Nash" (Emeline Kellogg Nash) - ma probabilmente non c'è nessuna relazione con i versi -, e sono indicati due versi alternativi: "Liverpool is old" - "Liverpool è vecchia" (v.4) e "Men express as if" - "Gli Uomini si esprimono come se" (v.5). Per l'alternativa al verso 4 nelle note della Bulgheroni si legge: "Liverpool in luogo di Yesterday oppone alla geografia del Centro America, matrice, per Emily, della simbologia della ricchezza e del desiderio sconfinati, la sobrietà del vecchio Nord."


J1149 (1869) / F1154 (1869)

I noticed People disappeared
When but a little child -
Supposed they visited remote
Or settled Regions wild -
Now know I - They both visited
And settled Regions wild -
But did because they died
A Fact withheld the little child -
    Notavo Gente che spariva
Quando non ero che una bimba -
Supponevo per visite remote
O per colonizzare Regioni selvagge -
Ora so - Che visitavano
E colonizzavano Regioni selvagge -
Ma lo facevano perché erano morti
Un Fatto nascosto ai bimbi -

L'aldilà visto come una regione remota e selvaggia, nascosta alla comprensione umana. Da piccoli si pensa che chi scompare faccia questo viaggio nel mistero volontariamente, poi si scopre che è un viaggio obbligatorio che dovremo fare tutti. Il mistero del perché la gente scompaia dura poco, lo spazio della fanciullezza, ma poi resta quello vero di mistero, quello che fa comunque restare selvaggia la regione colonizzata da chi muore. Questo perdurare del mistero si legge chiaramente nella poesia, dove ai versi della fanciullesca immaginazione (3 e 4) seguono due versi preceduti dalla consapevolezza ("Now know I") ma praticamente identici nel descrivere la sorte di chi muore.


J1150 (1869) / F1326 (1874)

How many schemes may die
In one short Afternoon
Entirely unknown
To those they most concern -
The man that was not lost
Because by accident
He varied by a Ribbon's width
From his accustomed route -
The Love that would not try
Because beside the Door
Some unsuspecting Horse was tied
Surveying his Despair
    Quanti schemi possono morire
In un breve Pomeriggio
Del tutto sconosciuti
Ai più diretti interessati -
L'uomo che non fu perduto
Poiché per caso
Variò dello spazio di un Nastrino
Dal suo abituale percorso -
L'Amore che non osò tentare
Poiché accanto alla Porta
Un qualche ignaro Cavallo era legato
A scrutare la sua Disperazione

Nell'edizione Johnson (dove la poesia è definita "in a very unfinished state") c'è un verso in più dopo il decimo: "It must be competitions" ("Dev'esserci Competizione"). Franklin omette questo verso e annota: "Le parole non cancellate tra il verso 10 e 11 ("It must be Competitions") sembrano una variante che ED adottò e poi abbandonò, ritornando alla parola che aveva usato prima di esse ("Some") per terminare il concetto."

L'importanza del caso, dell'accadimento fortuito che può cambiare una vita, senza che il diretto interessato se ne renda conto (l'uomo che evita il pericolo solo perché fa una insignificante deviazione) o a causa di una valutazione dei fatti che magari non è quella giusta (un ignaro cavallo legato accanto alla porta che fa pensare alla visita di un rivale).