Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J1251 - 1300

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J1251 (1873) / F1300 (1873)

Silence is all we dread.
There's Ransom in a Voice -
But Silence is Infinity.
Himself have not a face.
    Il Silenzio è tutto ciò che temiamo.
C'è Riscatto in una Voce -
Ma il Silenzio è Infinità.
In sé non ha un volto.

Due manoscritti: uno con gli ultimi due versi, l'altro in una lettera dell'autunno 1873 a Susan (L397), che era a Geneva con i due figli in visita alla sorella Martha Smith. Nella lettera i versi sono preceduti da "But Subjects hinder talk." ("Ma gli Argomenti impediscono il parlare.").

Il silenzio, ovvero l'assenza di comunicazione e, perciò, di vita, è la cosa che ci fa più paura, perché sappiamo di essere ancora immuni dalla morte soltanto quando possiamo udire una voce, sia pure la nostra. Per questo il silenzio è come l'infinito, senza suono e senza dimensione, un concetto che possiamo descrivere soltanto in negativo, come assenza di un qualcosa di concreto e riconoscibile.
Nel manoscritto con gli ultimi due versi il silenzio assume una valenza puramente metafisica, senza la connotazione negativa del primo verso e il richiamo alla concretezza del secondo nella versione estesa. La frase che precede i versi nella lettera sembra come vagheggiare un parlare ideale, in sé, senza gli "argomenti" che ne sono quasi sempre la causa.


J1252 (1873) / F1241 (1872)

Like Brooms of Steel
The Snow and Wind
Had swept the Winter Street -
The House was hooked
The Sun sent out
Faint Deputies of Heat -
Where rode the Bird
The Silence tied
His ample - plodding Steed
The Apple in the Cellar snug
Was all the one that played.
    Come Scope d'Acciaio
La Neve e il Vento
Avevano spazzato la Strada Invernale -
La Casa era sprangata
Il Sole distribuiva
Deboli Sostituti di Calore -
Dove scorazzava l'Uccello
Il Silenzio aveva legato
Il suo ampio - diligente Destriero
La Mela nell'accogliente Cantina
Era l'unica che si divertisse.

Una descrizione della fredda e silenziosa solitudine dell'inverno, appena mitigata da quella mela in cantina che è l'unica, in quell'ambiente riparato e confortevole, a potersi permettere di divertirsi.
Al verso 9 "plodding" significa: "che lavora lentamente ma con attenta diligenza; diligente, ma privo di inventiva e lento nell'esecuzione". Credo che ED abbia voluto descrivere nel destriero del silenzio l'ampio e tranquillo lavoro dell'inverno, che si svolge senza le accensioni improvvise dello splendore estivo, ma, appunto, con diligente e silenziosa lentezza.


J1253 (1873) / F1281 (1873)

Had this one Day not been,
Or could it cease to be
How smitten, how superfluous,
Were every other Day!

Lest Love should value less
What Loss would value more
Had it the stricken privilege,
It cherishes before.

    Non ci fosse stato quest'unico Giorno,
O potesse cessare di essere
Quanto screditato, quanto superfluo,
Sarebbe ogni altro Giorno!

Affinché l'Amore non valuti di meno
Ciò che la Perdita valuterebbe di più
Se ne avesse lo straziato privilegio,
Lo si tiene caro prima.

Se il giorno del dolore, della perdita, non venisse mai, o fosse possibile cancellarlo dalla nostra mente, ogni altro giorno sembrerebbe banalmente superfluo, perché quasi mai sappiamo apprezzare il bene che abbiamo senza prima averlo perduto. Per questo, per evitare che soltanto la perdita ci faccia apprezzare veramente ciò che abbiamo e che magari sottovalutiamo, bisogna averne cura e goderne prima, senza aspettare di avere l'amaro privilegio di rimpiangerlo.


J1254 (1873) / F1288 (1873)

Elijah's Wagon knew no thill
Was innocent of Wheel
Elijah's horses as unique
As was his vehicle -

Elijah's journey to portray
Expire with him the skill
Who justified Elijah
In feats inscrutable -

    Il Carro di Elia non conosceva timone
Era all'oscuro di Ruote
I cavalli di Elia tanto unici
Quanto il suo veicolo -

Di descrivere il viaggio di Elia
Si estingua la capacità con colui
Che legittimò Elia
In prodezze imperscrutabili -

La versione riportata sopra è nota attraverso una trascrizione di Susan. Esiste un'altra versione in un abbozzo manoscritto, che riporto con le numerose varianti (nessuna delle quali è utilizzata nella versione trascritta da Susan, dove ci sono differenze rispetto alla bozza ai versi 1, 6 e 8):

Elijah's Wagon had no thill -
Was innocent of wheel -
Elijah's Horses as unique
As was his Vehicle -
Elijah's Journey - to portray
With him the skill remain
Who justified Elijah
In that uncommon scene -


(2)
Was ignorant of wheel -
Was not enforced of wheel -
Was unenforced of wheel -

(6)
skill] Right -
skill] art -

(8)
uncommon] consummate

(6-8)
With him remain the skill
Who Justified Elijah
In his eccentric style

(alt. 6-8)
Justified] authorized
Elijah] the former
eccentric] peculiar

    Il Carro di Elia non aveva timone -
Era all'oscuro di ruote -
I Cavalli di Elia tanto unici
Quanto il suo Veicolo -
Di descrivere - il Viaggio di Elia -
La capacità resti a colui
Che legittimò Elia
In quell'insolita scena -


(2)
Era ignaro di ruote -
Non era provvisto di ruote -
Era sprovvisto di ruote -

(6)
] Diritto -
] arte -

(8)
compiuta

(6-8)
Resti la capacità a colui
Che Legittimò Elia
Nel suo eccentrico stile

(alt. 6-8)
] autorizzò
] quest'ultimo
] peculiare

Il viaggio di Elia in cielo su un carro di fuoco turbinante nel cielo diventa metafora dell'ultimo viaggio che ognuno di noi dovrà fare, un viaggio che ci respinge con il suo oscuro mistero e insieme ci attira con le sue promesse di splendente immortalità. Ma sarà un viaggio di cui non potremo mai avere una qualche anticipazione: nessuno infatti sarà mai capace di descriverlo se non colui che ce lo ha destinato.
Nelle varianti alla versione manoscritta l'aggettivo dell'ultimo verso (sempre relativo nelle sue varie accezioni ad una "unicità", che scivola nell'inconoscibilità nella versione trascritta da Susan), mi sembra si trasformi da attributo delle prodezze di Elia (o della scena del suo viaggio) ad attributo dello stile divino, che diventa "eccentrico" o "peculiare", ovvero al di fuori di ogni norma e di ogni possibilità di esperienza.
Il riferimento biblico è lo stesso della J1235-F1245.


J1255 (1872) / F1298 (1873)

Longing is like the Seed
That wrestles in the Ground,
Believing if it intercede
It shall at length be found.

The Hour and the Clime -
Each Circumstance unknown -
What Constancy must be achieved
Before it see the Sun!

    Il Desiderio è come il Seme
Che lotta nel Terreno,
Credendo che se esso intercede
Alla lunga sarà trovato.

L'Ora e il Luogo -
Entrambe Circostanze sconosciute -
Che Costanza dev'essere impiegata
Prima che veda il Sole!

La poesia, insieme ad altre due (J1256-F1214 e J1257-F1299), era acclusa a un biglietto spedito a Higginson (L396) con queste parole: "Could you teach me now?" ("Potrebbe insegnarmi ora?").
Un'altra copia fu inviata a Elizabeth Holland e una terza è rimasta nelle carte di ED.

Il desiderio cova sotto la cenere, come il seme si sviluppa nel terreno, e spera sempre di riuscire ad emergere, anche se deve pazientare per farlo e sa di non poter determinare né l'ora né il luogo del suo fiorire.
Al verso 5 "Clime" significa qui "Un tratto o regione della terra" (ED ha anche indicato la variante "zone" nella copia rimasta in suo possesso). Si potrebbe tradurre con il termine italiano "clima", che ha anche un significato simile (usato però in genere in senso figurato in allocuzioni del tipo "cambiar clima"), ma suona certamente per un italiano con il senso primario di "condizioni meteorologiche". Ho preferito perciò tradurre con "luogo".


J1256 (1873) / F1214 (1871)

Not any higher stands the Grave
For Heroes than for Men -
Not any nearer for the Child
Than numb Three score and Ten -

This latest Leisure equal lulls
The Beggar and his Queen -
Propitiate this Democrat
A Summer's Afternoon -

    Non più alta si erge la Tomba
Per gli Eroi che per gli Uomini -
Non più vicina al Fanciullo
Che al fiacco Settuagenario -

Questo estremo Riposo del pari culla
Il Mendicante e la sua Regina -
Propizi questa Democratica
Un Pomeriggio d'Estate -

La poesia, insieme ad altre due (J1255-F1298 e J1257-F1299), era acclusa a un biglietto spedito a Higginson (L396) con queste parole: "Could you teach me now?" ("Potrebbe insegnarmi ora?").
C'è anche una copia nei fascicoli, nella quale al verso 5 "Leisure" e "lulls" sono varianti sottolineate di "Castle" e "holds".

La tomba è un luogo molto democratico, non fa distinzioni di fama, di età o di rango. Ma allora potremmo chiedere a questa tomba così democratica di farci ancora gustare, pur nel suo freddo recesso, almeno un po' dello splendore di un pomeriggio d'estate.
Al verso 4 l'espressione "Three score and Ten" significa "tre venti e dieci", ovvero settanta, un'espressione analoga al novanta francese "quatre-vingt-dix". Una definizione di "Score" nel Webster è: "una tacca o incisione, quindi, il numero venti. I nostri progenitori, prima della nascita della scrittura, numeravano e tenevano i conti intagliando tacche su un ramo o un pezzo di legno, dove una tacca rappresentava venti unità."


J1257 (1873) / F1299 (1873)

Dominion lasts until obtained -
Possession just as long -
But these - endowing as they flit
Eternally belong.

How everlasting are the Lips
Known only to the Dew -
These are the Brides of permanence -
Supplanting me and you.

    Un dominio dura finché ottenuto -
Un possesso altrettanto -
Ma queste - che donate si dileguano
Eternamente appartengono.

Tanto perenni sono le Labbra
Note solo alla Rugiada -
Queste sono le Spose della permanenza -
Che soppiantano me e te.

La poesia, insieme ad altre due (J1255-F1298 e J1256-F1214), era acclusa a un biglietto spedito a Higginson (L396) con queste parole: "Could you teach me now?" ("Potrebbe insegnarmi ora?"). Fu pubblicata la prima volta nel "New England Quarterly (aprile 1932), e poi in Bolts of Melody (1945), con l'annotazione: "Spedita con delle foglie."

Se prendiamo per buona l'indicazione data nelle prime pubblicazioni, la leggiamo come un paragone fra la caducità dei beni terreni e la perenne durata della natura, simboleggiata dalle foglie che ci sfuggono dalle mani non appena colte, ma che ripetono all'infinito il loro inconsapevole ciclo di morte-rinascita.
Se invece non teniamo conto dell'indicazione "naturalistica" delle prime edizioni (che è probabilmente un'interpretazione a posteriori dettata dalla rugiada del verso 6) possiamo vedere nei versi un riferimento alle parole (e naturalmente alla poesia), che appena scritte sembrano dileguarsi ma talvolta restano (vedi la J1212-F278) e sembrano rivivere a ogni nuova lettura. Nella seconda strofa le labbra note solo alla rugiada sono quelle che pronunciano parole non di tutti i giorni ma, appunto, destinate a durare nel tempo e a soppiantare coloro che le hanno scritte, perché assumono una vita propria (vedi la J675-F722), impreziosita e vivificata da quelle perle di rugiada che infondono loro un nutrimento destinato a durare.


J1258 (1873) / F1280 (1873)

Who were "the Father and the Son"
We pondered when a child -
And what had they to do with us
And when portentous told

With inference appalling
By childhood fortified
We thought, at least they are no worse
Than they have been described.

Who are "the Father and the Son"
Did we demand Today
"The Father and the Son" himself
Would doubtless specify -

But had they the felicity
When we desired to know,
We better Friends had been, perhaps,
Than time ensue to be -

We start - to learn that we believe
But once - entirely -
Belief, it does not fit so well
When altered frequently -

We blush - that Heaven if we achieve -
Event ineffable -
We shall have shunned until ashamed
To own the Miracle -

    Chi fossero "Il Padre e il Figlio"
Ponderavamo da bambini -
E cosa avessero a che fare con noi
E una volta svelato l'arcano

Con una conclusione che sgomenta
Dall'infanzia fortificati
Pensammo, almeno non sono peggio
Di come sono stati descritti.

Chi sono "il Padre e il Figlio"
Se domandassimo Oggi
"Il Padre e il Figlio" stessi
Certo lo specificherebbero -

Ma ci avessero gratificato
Quando desideravamo sapere,
Amici migliori saremmo stati, forse,
Di quanto il tempo abbia permesso -

Cominciamo - a imparare che crediamo
Non più di una volta - interamente -
La fede, non si adatta tanto bene
Se modificata di frequente -

Ci fa arrossire - che se otteniamo il Cielo -
Evento ineffabile -
Avremo evitato fino alla vergogna
Di ammettere il Miracolo -

La fede è praticamente impossibile da ottenere e mantenere. Da bambini ci chiediamo con innocente ingenuità chi sia il Dio che sembra permeare tutta la nostra vita con la sua occhiuta severità e, soprattutto, quale legame abbia con le cose che vediamo tutti i giorni. Una volta esaurita la fase di maggior timore di questa misteriosa entità cominciamo a credere che forse chi ci aveva così impauriti aveva forse esagerato. Nell'età adulta riusciremmo forse a capire meglio questo mistero, a interrogare direttamente questo Dio che ci aveva così impauriti da bambini, ma a qual punto cominciamo a sospettare che questi continui cambiamenti di prospettiva rendono traballante quella fede che dovrebbe essere salda e piantata in noi una volta per tutte, fino a pensare che soltanto quando avremo, forse, la risposta definitiva e magari otterremo quel cielo che abbiamo tanto cercato, ci vergogneremo di non essere stati capaci di credere senza riserve.
Poesia molto complessa, visto il ricorso a una serie di cambiamenti di prospettiva che trasmettono, anche dal punto di vista formale, quell'oscillazione nei modi di sentire la fede che diventa, negli ultimi due versi della quinta strofa, la ragione dell'impossibilità di credere. Nell'ultima strofa è come se ED ci dicesse: da vivi non riusciremo mai a sciogliere i dubbi che ci impediscono di credere, contentiamoci di sperare che il nostro scetticismo ci farà arrossire in cielo.
Nel manoscritto ci sono molte modifiche che, contrariamente al solito, non sono state indicate da ED come alternative ma sostituite alla prima versione cancellando le parole da sostituire; per questo, come nelle edizioni critiche, ho riportato la versione così emendata. Le modifiche sostanziali sono due: nella versione originaria la poesia era in prima persona anziché alla seconda plurale e i versi da 4 a 6 erano completamente diversi: "And when in terror told / Through Accents terrible as Death / To one that never died -" ("E una volta nel terrore svelato / Attraverso Accenti terribile come la Morte / Per uno non ancora morto -"), con una maggiore accentuazione del senso di paura che si prova da bambini di fronte a un Dio presentato come un inflessibile e terribile giustiziere. La revisione fu probabilmente compiuta in occasione dell'invio della poesia a Higginson e quest'ultima copia, il cui originale è perduto, è nota da una trascrizione di sua moglie, identica alla versione rivista con un'unica eccezione: al verso 6 "Distance", anziché "childhood".


J1259 (1873) / F1216 (1871)

A Wind that rose though not a Leaf
In any Forest stirred -
But with itself did cold engage
Beyond the realm of Bird.

A Wind that woke a lone Delight
Like Separation's Swell -
Restored in Arctic confidence
To the invisible.

    Un Vento che si alzò benché non una Foglia
In qualsiasi Foresta si agitasse -
Solo con se stesso freddo si impegnò
Oltre il reame degli Uccelli.

Un Vento che risvegliò una solitaria Delizia
Come l'Ondata della Separazione -
Riportato ad Artica confidenza
Con l'invisibile.

Esistono quattro manoscritti di questa poesia, con testi sostanzialmente invariati anche se parziali. Quella che segue è la ricostruzione di Franklin:
A) Inviata in una lettera a Susan, che si stava riprendendo da una malattia (L407, datata 1874 da Johnson - manca la parte finale della lettera con gli ultimi due versi); i versi sono preceduti da "I am greedy to see you. Your Note was like the Wind. The Bible chooses that you know to define the Spirit." ("Sono ansiosa di vederti. Il tuo Biglietto è stato come il Vento. La Bibbia vuole che tu sappia definire lo Spirito.").
B) Trascritta nei fascicoli con una variante: "commune" (che può essere tradotto con "intrattenersi") al posto di "engage" al verso 3. Il termine precedente è stato cancellato, evidentemente per indicare una scelta precisa; ho scelto di riportare questa versione ma ho mantenuto "engage" perché ED non ha poi adottato questa variante in nessuna delle copie ulteriori.
C) Copia di cui non si conosce l'eventuale destinazione. Uguale nel testo ma senza divisione in strofe e con il primo verso scritto come se dovesse essere suddiviso in due ("A Wind that rose / Though not a Leaf").
D) Gli ultimi quattro versi concludono una lettera a Higginson del gennaio 1874 (L405), preceduti da: "I was re-reading "Oldport". / Largest last, like Nature. / Was it you that came?" ("Stavo rileggendo 'Oldport'. / Più ampia l'ultima, come la Natura. / È proprio lei che è venuto?"). Higginson era stato ad Amherst per la seconda e ultima volta nel dicembre dell'anno precedente. "Oldport Days" era il titolo di un libro di Higginson pubblicato nel 1873.

In entrambe le lettere in cui è contenuta (in tutto o in parte) la poesia i versi sono preceduti da frasi che parlano di separazioni: Susan chiusa in casa perché ammalata, Higginson visto il mese precedente ad Amherst (in quest'ultima lettera ED dice anche: "Of your flitting Coming it is fair to think. Like the Bee's Coupe - vanishing in Music." ("Alla sua fuggevole Visita è bello pensare. Come il Cocchio dell'Ape - che svanisce nella Musica.") Il tema di questa poesia sembra proprio la "separazione" del sesto verso, paragonata a un vento freddo che colloquia solo con se stesso e riconduce la gioia del ricordo al nostro rapporto interiore con l'invisibile, un rapporto "artico" perché solitario e privo di manifestazioni esteriori, come quel vento che nella prima strofa soffia senza agitare le foglie.
"L'invisibile" dell'ultimo verso può essere sia la nostra interiorità, sia l'oggetto della separazione, ormai invisibile ai nostri occhi.
Il "restored" del penultimo verso può essere riferito al vento del primo verso della strofa o alla separazione del secondo; nella traduzione ho scelto la prima ipotesi, influenzato anche dalla punteggiatura.


J1260 (1873) / F1314 (1874)

Because that you are going
And never coming back
And I, however absolute
May overlook your Track -

Because that Death is final,
However first it be
This instant be suspended
Above Mortality.

Significance that each has lived
The other to detect
Discovery not God himself
Could now annihilate

Eternity, Presumption
The instant I perceive
That you, who were Existence
Yourself forgot to live -

The "Life that is" will then have been
A thing I never knew -
As Paradise fictitious
Until the Realm of you -

The "Life that is to be," to me,
A Residence too plain
Unless in my Redeemer's Face
I recognize your own.

Of Immortality who doubts
He may exchange with me
Curtailed by your obscuring Face
Of Everything but He -

Of Heaven and Hell I also yield
The Right to reprehend
To whoso would commute this Face
For his less priceless Friend.

If "God is Love" as he admits
We think that he must be
Because he is a "jealous God"
He tells us certainly

If "All is possible with" him
As he besides concedes
He will refund us finally
Our confiscated Gods -

    Poiché te ne stai andando
E non tornerai mai
Ed io, per quanto accurata
Potrei perdere le tue Tracce -

Poiché quella Morte è finale,
Per quanto prima sia
Resti questo istante sospeso
Al di sopra della Mortalità.

Segno che ciascuno ha vissuto
Per trovare l'altro
Scoperta che nemmeno Dio
Potrebbe ora annichilare

Eternità, Presumo
L'istante in cui percepisco
Che tu, che eri Esistenza
Dimenticasti di vivere -

La "Vita che è" sarà stata allora
Una cosa che mai conobbi -
Come un Paradiso fittizio
Fino al Regno di te -

La "Vita che sarà", per me,
Una Residenza troppo piatta
A meno che nel Volto del mio Redentore
Non riconosca il tuo.

D'Immortalità chi dubita
Può scambiarsi con me
Decurtata dal tuo Volto accecante
Di ogni Cosa tranne di Lei -

Di Cielo e Inferno cedo pure
Il Diritto di discutere
A chiunque voglia scambiare questo Volto
Col suo Amico meno prezioso.

Se "Dio è Amore" come egli ammette
Pensiamo debba esserlo
Perché che sia un "Dio geloso"
Ce lo dice certamente lui

Se "Tutto è possibile" con lui
Come del resto concede
Ci ripagherà infine
Dei nostri confiscati Idoli -

Alla ricerca di un agognato altrove che la ripaghi delle rinunce sopportate, ED sembra abdicare al dubbio, arrivando a dire "D'Immortalità chi dubita / Può scambiarsi con me" e poi "Di Cielo e Inferno cedo pure / Il Diritto di discutere". Si tratta però di una immortalità molto distante da quella eterea e incorporea di cui parla la religione; è più una ardente voglia di riscattare le privazioni di cui ci si è nutriti in vita, come indica chiaramente il finale della poesia: "Ci ripagherà infine / Dei nostri confiscati Idoli -".
Perciò questa apparente abdicazione al dubbio è fortemente erosa in altri punti della poesia, in particolare nella sesta strofa, dove l'aldilà di cui parla ED non è un'esistenza "altra" ma un'altra esistenza che segue quella che abbiamo vissuto, senza gli obblighi sociali e morali a cui siamo stati costretti qui; se non fosse così, se l'aldilà dovesse concederci soltanto l'infinito godimento del volto di Dio e non di quello a cui sono rivolti i nostri desideri "La 'Vita che sarà', per me, / Una Residenza troppo piatta".
I riferimenti per il "Dio è Amore" e il "Dio geloso" nella penultima strofa sono rispettivamente alla Prima lettera di Giovanni 4,8: "Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore:" e a Esodo 20,5: "Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano".
I manoscritti di questa poesia sono tre: il primo (in cinque strofe di otto versi) contiene diverse varianti, quasi tutte accolte negli altri due, l'ultimo dei quali (quello che ho scelto in quanto da considerare come la versione definitiva) fu inviato a Higginson in una lettera del gennaio 1874 (L405). Al verso 3 della prima versione "absolute" è variante, poi accolta, di "accurate". Nell'originale ho scelto di lasciare il termine così come appare nella versione Higginson, ma ho tradotto con "accurata" tenendo conto di una delle definizione del Webster per "absolute": "Complete in itself; positive; as an absolute declaration." che mi sembra non si discosti molto dal significato dell'altro termine. La modifica più sostanziosa riguarda i versi da 5 a 8, che nella prima stesura erano: "Because the Death is Treason / However true it be - / This instant be abolished / To all but Fealty -" ("Poiché la Morte è Tradimento / Per quanto reale sia - / Questo istante sia abolito / Per tutto tranne per la Fedeltà -"). Se proviamo a leggere le due versioni, tenendo anche conto della diversa punteggiatura, il significato varia, anche se non di molto: nella prima: "poiché la morte è tanto reale quanto traditrice, perché porta via coloro che amiamo, l'unica via di uscita è abolire questo istante supremo per tutto ciò che non è quell'unico sentimento, la fedeltà, che deve restare anche dopo."; nella versione definitiva: "poiché la morte è la conclusione di tutto, anche se ha il primo posto nella scala d'importanza degli accadimenti umani dobbiamo far sì che l'istante in cui agisce resti come sospeso in un limbo al di sopra della nostra condizione mortale, per far sì che diventi l'inizio dell'immortalità e non la conclusione della vita."


J1261 (1873) / F1268 (1872)

A Word dropped careless on a Page
May stimulate an Eye
When folded in perpetual seam
The Wrinkled Maker lie

Infection in the sentence breeds
We may inhale Despair
At distances of Centuries
From the Malaria -

    Una Parola fatta cadere per caso su una Pagina
Può stimolare un Occhio
Quando ripiegato in perpetua cucitura
Il Raggrinzito Creatore giace

L'infezione nella frase si riproduce
Possiamo inalare Disperazione
A distanza di Secoli
Dalla Malaria -

Nel manoscritto ci sono due varianti, ai versi 2 e 4, adottate in un'altra redazione (della sola prima strofa e con un'ulteriore variante al primo verso) inserita in una lettera a Louise e Frances Norcross della fine del 1872 (L379), il cui manoscritto è perduto e che conosciamo da una trascrizione di Frances. Riporto questa seconda redazione, che nella lettera è preceduta da "We must careful what we say. No bird resumes it's egg." ("Dobbiamo stare attenti a ciò che diciamo. Nessun uccello riprende il suo uovo."):

A word left careless on a page
May consecrate an eye,
When folded in perpetual seam
The wrinkled author lie.
    Una Parola abbandonata per caso su una pagina
Può consacrare un occhio,
Quando ripiegato in perpetua cucitura
Il raggrinzito autore giace.

La potenza della parola (scritta, ma anche pronunciata, come ED dice alle cugine nella lettera che contiene la prima strofa di questa poesia) supera le barriere del tempo e riesce a produrre i suoi effetti anche al di là delle intenzioni dell'autore, che magari l'ha lasciata cadere con noncuranza sulla pagina.
Il "seam" del terzo verso significa "cucitura" ma anche "strato di minerale in una miniera". Io ho letto "cucitura" interpretandola come riferimento alla rilegatura di un libro, suggerita sia dal "folded" che precede, sia dall'immagine di un autore ormai sepolto che sembra come somigliare al libro che contiene le sue parole.


J1262 (1873?) / F1276 (1873?)

I cannot see my soul, but know 'tis there -
Nor ever saw his house, nor furniture -
Who has invited me with him to dwell;
But a confiding guest, consult as well,
What raiment honor him the most,
That I be adequately dressed -
For he insures to none
Lest men specified adorn -
Procuring him perpetual drest
By dating it a sudden feast.
    Non vedo la mia anima, ma so che è là -
Né vidi mai la casa, né il mobilio -
Di chi mi ha invitata ad abitare con lei;
Ma da ospite fiduciosa, considero pure,
Quali vesti la onorino al meglio,
Affinché io sia adeguatamente abbigliata -
Visto che lei non dà garanzie a nessuno
Per paura che gli uomini si adornino apposta -
Procura lei una veste perpetua
Fissando la data d'una fulminea festa.

La poesia era compresa in una lettera a Louise e Frances Norcross (L382). Il manoscritto è perduto e il testo è conosciuto grazie a una trascrizione di Frances senza data. La lettera fu pubblicata da Mabel Loomis Todd, nella sua edizione delle lettere del 1894, con la data "inverno 1873".

L'anima è invisibile e inconoscibile, come la morte, che prima ci invita a vivere con la certezza della sua presenza, ma poi non fa niente per dirci come affrontare consapevolmente questa convivenza. Anzi, sembra quasi che tema di vederci adeguatamente preparati, perché vuole avere lei il privilegio di scegliere per noi l'abito incorporeo che indosseremo quando fisserà, senza preavviso, la data della festa in cui ci porterà definitivamente con lei.
Nel primo verso ED usa il pronome neutro, sicuramente riferito all'anima, mentre nel secondo il pronome è maschile; vista questa differenza, e che per la morte ED usa sempre il pronome maschile, si deve presumere che "him" sia, appunto, la morte.


J1263 (1873) / F1286 (1873)

There is no Frigate like a Book
To take us Lands away
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry -
This Travel may the poorest take
Without oppress of Toll -
How frugal is the Chariot
That bears the Human Soul -
    Non c'è Vascello che eguagli un Libro
Per portarci in Terre lontane
Né Corsieri che eguaglino una Pagina
Di scalpitante Poesia -
È un Viaggio che anche il più povero può fare
Senza paura di Pedaggio -
Tanto frugale è il Carro
Che porta l'Anima dell'Uomo -

Una poesia che non ha bisogno di commento: basta leggerla e considerarla, insieme a tanti altri versi del corpus dickinsoniano, come soggetto di se stessa.
Al verso 6 ho scelto la variante "oppress" al posto di "offence" perché sottolineata, come ED faceva di solito per evidenziare presumibilmente quelle preferite. Questa variante è peraltro in altre due versioni della poesia: una inviata a Louise e Frances Norcross e trascritta da quest'ultima (L400); una autografa e limitata agli ultimi quattro versi.


J1264 (1873) / F1284 (1873)

This is the place they hoped before,
Where I am hoping now
The seed of disappointment grew
Within a capsule gay
Too distant to arrest the feet
That walk this plank of balm,
Before them lies escapeless sea
The way is closed they came.
    In questo luogo essi sperarono prima,
Dove io sto sperando ora
Il seme della delusione crebbe
Dentro una capsula gioiosa
Troppo distante per arrestare i piedi
Che percorrono quest'asse di balsamo,
Di fronte a loro giace un invalicabile mare
La via da cui vennero è chiusa.

La poesia era compresa in una lettera a Frances Norcross (L390). Il manoscritto è perduto e il testo è conosciuto grazie a una trascrizione di Frances. I versi sono preceduti da: "Thank you, dear, for the love. I am progressing timidly. Experiment has a stimulus which withers it's fear. ("Grazie, cara, per l'affetto. Faccio timidi progressi. L'esperimento possiede uno stimolo che ne prosciuga il timore.").

Un'amara presa d'atto dell'ineluttabilità del ciclo dell'esistenza. Il luogo della vita non è nient'altro che il posto in cui consumiamo il nostro tempo, così come hanno fatto coloro che ci hanno preceduti; un luogo in cui il nostro progressivo disincanto si sviluppa in una sorta di contenitore rivestito dell'apparente bellezza di una speranza di felicità, una felicità che può riferirsi sia alle gioie concrete della vita che a quelle celesti promesse dalla fede. La speranza però si rivela via via sempre più illusoria, e infine ci rendiamo conto che l'incolmabile distanza che ci separa da essa ci rende incapaci di arrestare il cammino verso quel mare misterioso e pieno di nulla che ci troveremo di fronte, dopo che la strada percorsa si chiuderà definitivamente alle nostre spalle.


J1265 (1873) / F1285 (1873)

The most triumphant Bird I ever knew or met
Embarked upon a Twig Today
And till Dominion set
I famish to behold so eminent a sight
And sang for nothing scrutable
But intimate Delight.
Retired, and resumed his transitive Estate -
To what delicious Accident
Does finest Glory fit!
    Il più trionfante Uccello che mai vidi o incontrai
Si installò su un Ramo Oggi
E finché il Dominio durò
Bramosa osservavo una così eminente visione
E un canto per nulla di palpabile
Se non l'intima Delizia.
Si ritirò, e riprese il suo transitorio Stato -
A quale delizioso Accidente
Si addice la Gloria più squisita!

Ci sono quattro versioni di questa poesia, con diverse varianti che però non modificano la sostanza. Per due, una trascrizione di Mabel Todd da una versione non identificata e un'altra di Frances Norcross di una lettera a lei e alla sorella Louise dell'aprile 1873 (L388), il manoscritto è perduto. Delle due versioni autografe una sembra una bozza con varianti, mentre l'altra è contenuta in una lettera a Elizabeth Holland dell'estate 1873 (L391). Ho scelto quest'ultima perché presumibilmente più vicina a una versione definitiva.

Un semplice quadretto naturale, un uccello che si posa su un ramo e poi se ne va, diventa un inno alla gioia e alla bellezza fini a se stesse, senza una scopo concreto a cui ricondurre quella visione e quel canto melodioso, che agiscono per saziare un'intima delizia non contaminata dalla sete di apparire. Negli ultimi due versi c'è come una esortazione a saper cogliere i momenti nascosti, e magari accidentali, della natura e della vita.


J1266 (1873) / F1301 (1873)

When Memory is full
Put on the perfect Lid -
This Morning's finest syllable
Presumptuous Evening said -
    Quando la Memoria è piena
Mettici un Coperchio perfetto -
Questa finissima sillaba del Mattino
La disse la presuntuosa Sera -

Non fidiamoci troppo della memoria, impariamo a chiudere bene i nostri ricordi nella mente, affinché non si rimescolino troppo e facciano apparire diversa al mattino una parola detta da una sera presuntuosa.


J1267 (1873) / F1304 (1873)

I saw that the Flake was on it
But plotted with Time to dispute -
"Unchanged" I urged with a candor
That cost me my honest Heart -

But "you" - she returned with valor
Sagacious of my mistake
"Have altered - Accept the pillage
For the progress' sake" -

    Vidi che un candido Fiocco era là
Ma m'inventai di disputare col Tempo -
"Immutata" affermai con un candore
Che mi costa l'onestà del Cuore -

Ma "tu" - rispose con ardore
Conscio del mio errore
"Sei cambiata - Accetta il saccheggio
Per la causa del progresso" -

Nelle edizioni critiche viene ipotizzato che possa essere riferita alla visita di un'amica d'infanzia di ED, Abby Wood Bliss, in visita ad Amherst da Beirut, e accostata alla J1444-F1480, dove però il riferimento a un'altra persona (probabilmente Helen Hunt Jackson) è esplicito. A me sembra più un divertito tentativo di esorcizzare la sorpresa di guardarsi allo specchio una mattina e scorgere con preoccupazione un "flake" (fiocco di neve) fra i capelli. Leggendola così, quel "she" al quinto verso lo vedo come una umanizzazione, al femminile, dello specchio che, con bonaria saggezza, cerca di indorare la pillola dando un senso a qualcosa che non possiamo fare a meno di considerare ingiusto.


J1268 (1873) / F1303 (1873)

Confirming All who analyze
In the Opinion fair
That Eloquence is when the Heart
Has not a Voice to spare -
    A confermare Tutti gli studiosi
Nella giusta Opinione
Che l'Eloquenza è quando il Cuore
Non ha una Voce da offrire -

Quando le parole non contengono il tocco di sincerità e calore che viene dal cuore, il discorso diventa vuota e fredda eloquenza.
Ma anche: è giusto pensare che i sentimenti più veri, più eloquenti, siano quelli vissuti in silenzio.


J1269 (1873) / F1217 (1871)

I worked for chaff and earning Wheat
Was haughty and betrayed.
What right had Fields to arbitrate
In matters ratified?

I tasted Wheat and hated Chaff
And thanked the ample friend -
Wisdom is more becoming viewed
At distance than at hand.

    Lavorai per la paglia e ricevetti Grano
Mi sentii altezzosa e tradita.
Che diritto avevavo i Campi di intromettersi
In materie ratificate?

Assaggiai il Grano e odiai la Paglia
E ringraziai il generoso amico -
La saggezza diventa più visibile
A distanza che da vicino.

La saggezza si acquista soltanto con l'esperienza, e per sperimentare ci vuole tempo. Molte volte le cose che appaiono tradire le nostre aspettative si rivelano poi positive.


J1270 (1873) / F1260 (1872)

Is Heaven a Physician?
They say that He can heal -
But Medicine Posthumous
Is unavailable -
Is Heaven an Exchequer?
They speak of what we owe -
But that negotiation
I'm not a Party to -
    È il Cielo un Dottore?
Si dice che possa guarire -
Ma la Medicina Postuma
È inefficace -
È il Cielo un Finanziere?
Si parla di ciò che dobbiamo -
Ma in quella negoziazione
Io non ho Parte -

Due disincantate considerazioni su quel cielo che dovrebbe essere la soluzione di tutti i nostri mali ma che sentiamo così distante ed estraneo.
Al verso 5 "Exchequer" è in Gran Bretagna lo "Scacchiere", ovvero il Ministero del Tesoro. Ho tradotto con "Finanziere" per non allungare troppo il verso.


J1271 (1873) / F1313 (1873)

September's Baccalaureate
A combination is
Of Crickets - Crows - and Retrospects
And a dissembling Breeze

That hints without assuming -
An Innuendo sear
That makes the Heart put up it's Fun -
And turn Philosopher.

    Il Baccalaureato di Settembre
Una combinazione è
Di Grilli - Corvi - e Reminiscenze
E una Brezza dissimulatrice

Che suggerisce senza certezze -
Un Sottinteso inaridirsi
Che porta il Cuore a tralasciare lo Spasso -
E a mutarsi in Filosofo.

Settembre porta con sé eventi naturali che suggeriscono la fine della stagione estiva, simbolo dell'aria aperta e del divertimento. Il cuore avverte questo cambiamento, e capisce che è ora di abbandonare i gioiosi spassi estivi, per rientrare in casa e dedicarsi ad attività più interiori.
Al di là della metafora naturalistica, la laurea del primo verso può anche essere presa alla lettera, a indicare la fine degli studi e della giovinezza spensierata, che è destinata a mutarsi in matura responsabilità, anche se il futuro non ha certezze, come ED ha evidenziato reiterando, nei versi da 4 a 6, termini che denotano vaghezza e incertezza: "dissembling", "hints without assuming", "innuendo".


J1272 (1873) / F1278 (1873)

So proud she was to die
It made us all ashamed
That what we cherished, so unknown
To her desire seemed -
So satisfied to go
Where none of us should be
Immediately - that Anguish stooped
Almost to Jealousy -
    Così orgogliosa era di morire
Da farci tutti vergognare
Che ciò che avevamo caro, così sconosciuto
Al suo desiderio apparisse -
Così soddisfatta di andare
Dove nessuno di noi vorrebbe stare
Immediatamente - che l'Angoscia si volse
Quasi in Gelosia -

Tre manoscritti, con diverse varianti l'uno rispetto all'altro oltre a una variante interna nel primo. Riporto sotto gli originali così come appaiono nei manoscritti con l'indicazione della versificazione di Franklin e la traduzione dei termini diversi dalla terza versione (quella riportata sopra).

1   
 
2   
 
3   
 
4   
 
5   
 
 
6   
 
7   
So pleased she
was to die
It made us all
ashamed
That what we
valued so devoid
To her desire
seemed -
So satisfied to
go - where none
of us would be
Immediately - that
Anguish stooped
Almost to Jealousy -

[var. vv. 3-4]
so devoid / To her desire
so remote to her / opinion
(così remoto a suo / avviso)

v. 1: pleased (lieta)
v. 2: ashamed
v. 3: valued (apprezzavamo)
v. 3: devoid (vacuo)
v. 5: would (vorrebbe)

          1   
2   
3   
 
4   
5   
6   
 
7   
 
 
8   
So fain she was to die
It made us all demeaned
That what we hoarded
so unknown
To her desire seemed -
So satisfied to go
Where none of us
should be
Immediately
that Anguish
stooped
Almost to
Jealousy -
 

 
 
 
 

v. 1: fain (soddisfatta)
v. 2: demeaned (umiliati)
v. 3: hoarded (accumulavamo)
v. 3: unknown
v. 6: should

          1   
 
2   
 
3   
 
 
4   
 
5   
 
6   
 
7   
 
8   
So proud she
was to die
It made us
all ashamed
That what
we cherished,
so unknown
To her desire
seemed -
So satisfied
to go
Where none
of us should be
Immediately - that
Anguish stooped
Almost to
Jealousy -
 
 

v. 1: proud
v. 2: ashamed
v. 3: cherished
v. 3: unknown
v. 6: should

Una morte serena, senza troppi rimpianti per le cose che ci appaiono così importanti, riesce quasi a trasformare l'angoscia in gelosia per quell'atteggiamento di fronte a qualcosa di così difficile da accettare razionalmente.
Da una parte può essere letta come una sorta di ammirazione verso chi riesce ad accettare serenamente la morte, dall'altra come un sottolineare tale atteggiamento come un'eccezione, di fronte a qualcosa che ci priva delle cose più care e a un luogo sconosciuto che nessuno di noi ambisce a visitare con particolare urgenza.


J1273 (1873) / F1385 (1875)

That sacred Closet when you sweep -
Entitled "Memory" -
Select a reverential Broom -
And do it silently -

'Twill be a Labor of surprise -
Besides Identity
Of other Interlocutors
A probability -

August the Dust of that Domain -
Unchallenged - let it lie -
You cannot supersede itself,
But it can silence you -

    Quando spazzi quel sacro Ripostiglio -
Intitolato "Memoria" -
Scegli una Scopa riverente -
E fallo in silenzio -

Sarà un Lavoro a sorpresa -
Oltre all'Identità
Di altri Interlocutori
Una probabilità -

Augusta la Polvere di quel Dominio -
Indisturbata - fa' che resti -
Tu non puoi sovrastarla,
Ma essa può zittirti -

La nostra memoria va trattata con riguardo; quando cerchiamo di far pulizia nei nostri ricordi dobbiamo farlo con attenzione e rispetto, perché oltre a quello che troveremo sicuramente, ovvero la nostra "identità, ciò che siamo stati o meglio ricordiamo di essere stati, con molta probabilità si affacceranno anche ricordi che avevamo sepolto e con i quali dovremo necessariamente fare i conti, come se fossero scomodi interlocutori. Perciò forse è meglio evitare di alzare troppo quella polvere, così importante ma anche così pericolosa, perché se ci illudessimo di poterla controllare e sovrastare ci accorgeremmo che molto probabilmente saremmo invece noi a essere zittiti da lei.
Al verso 11 "supersede" ha la stessa etimologia ("supra" e "sedere", ovvero "sedere, stare sopra") del nostro "soprassedere", che nel significato corrente italiano significa "differire, rinviare"; c'è però anche un significato arcaico, più conforme all'etimologia: "star sopra, sovrastare - in senso figurato: superare, dominare", lo stesso descritto nel Webster. Per questo ho tradotto con "sovrastare".


J1274 (1873) / F1218 (1871)

The Bone that has no Marrow,
What Ultimate for that?
It is not fit for Table
For Beggar or for Cat -

A Bone has obligations -
A Being has the same -
A Marrowless Assembly
Is culpabler than shame -

But how shall finished Creatures
A function fresh obtain?
Old Nicodemus' Phantom
Confronting us again!

    L'Osso che non ha Midollo,
Che Utilizzo farne?
Non è adatto per la Tavola
Per il Mendicante o per il Gatto -

Un Osso ha obblighi -
Un'Esistenza lo stesso -
Un Insieme senza Midollo
È più colpevole di un'onta -

Ma come faranno Creature concluse
A ottenere una rinnovata funzione?
Il Fantasma del vecchio Nicodemo
Ancora di fronte a noi!

Le prime due strofe sembrerebbe invitarci a una sorta di continua rigenerazione che giustifichi l'esistenza, mentre la domanda all'inizio della terza strofa chiarisce che ED sta parlando del mistero della rinascita dopo la morte, possibile solo se l'osso-vita contiene veramente il midollo-anima.
L'incontro con Nicodemo, a cui Gesù dice che nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo, è narrato in Giovanni 3,1-21. I due versi che precedono la citazione del personaggio dei Vangeli sono un diretto riferimento alla successiva domanda di Nicodemo: "Come può un uomo rinascere quand'è vecchio? Può forse rientrare nel seno della madre e nascere?". ED fa propria l'ingenua domanda di Nicodemo, come se si chiedesse "ma come farà mai la morte a diventare una rinascita?" (vedi anche la J140-F90).


J1275 (1873) / F1373 (1875)

The Spider as an Artist
Has never been employed -
Though his surpassing Merit
Is freely certified

By every Broom and Bridget
Throughout a Christian Land -
Neglected Son of Genius
I take thee by the Hand -

    Il Ragno come Artista
Non è mai stato impiegato -
Sebbene i suoi eccellenti Meriti
Siano apertamente attestati

Da ogni Scopa e Domestica
Ovunque in Terra Cristiana -
Negletto Figlio del Genio
Ti prendo per Mano -

Una ironica e divertita ode al ragno, artista incompreso i cui meriti sono attestati soltanto dalle continue ramazzate di cui è vittima. Nell'ultimo verso ED si identifica con questo artista oscuro e incompreso, e non si può fare a meno di pensare alla sua ragnatela poetica, tessuta, come quella del ragno, nell'angolo più nascosto della casa.
"Bridget" (v. 5), o anche "Brigid", è un nome molto comune fra gli Irlandesi, anche perché Santa Brigida, insieme a San Patrizio, è la loro patrona nazionale. Visto che dopo la grande carestia del 1845-50 moltissimi irlandesi emigrarono in America (su una popolazione di poco più di otto milioni, oltre un milione morirono e quasi due emigrarono in Australia, America e Gran Bretagna) e furono ovviamente impiegati nei lavori più umili, molto probabilmente questo nome era a quel tempo nel New England una sorta di sinonimo di domestica, magari in particolare ad Amherst, dove la chiesa cattolica, sicuramente frequentata dai molti irlandesi che si erano stabiliti là, era, ed è ancora, appunto dedicata a "St. Brigid".


J1276 (1873) / F1312 (1873)

'Twas later when the summer went
Than when the Cricket came -
And yet we knew that gentle Clock
Meant nought but Going Home -
'Twas sooner when the Cricket went
Than when the Winter came
Yet that pathetic Pendulum
Keeps esoteric Time.
    Era più tardi quando l'estate se ne andò
Di quando il Grillo arrivò -
Eppure capimmo che quel gentile Orologio
Non significava altro che il Ritorno a Casa -
Era più presto quando il Grillo se ne andò
Di quando l'Inverno arrivò
Pure quel toccante Pendolo
Batteva un Tempo esoterico.

Il grillo annuncia, come un orologio che batte le stagioni, prima col suo arrivo la fine dell'estate e poi con la sua partenza l'arrivo dell'inverno . La prima volta ci avverte che è ora di rientrare, perché sta ormai per finire il tempo di godere all'aria aperta; il secondo annuncio è riservato ai pochi che lo sanno ascoltare e che sanno godere anche dei pregi dell'interiorità, di un sentimento che sembra più freddo ma che tocca invece le corde della nostra intima essenza.


J1277 (1873) / F1317 (1874)

While we were fearing it, it came -
But came with less of fear
Because that fearing it so long
Had almost made it fair -

There is a Fitting - a Dismay -
A Fitting - a Despair -
'Tis harder knowing it is Due
Than knowing it is Here.

The Trying on the Utmost
The Morning it is New
Is terribler than wearing it
A whole existence through -

    Mentre lo temevamo, arrivò -
Ma arrivò con meno timore
Perché quel temerlo così a lungo
L'aveva quasi reso bello -

C'è un Adattarsi - allo Sgomento -
Un Adattarsi - alla Disperazione -
È più duro saperlo in Arrivo
Che saperlo Qui.

Vestirsi con l'Estremo
Il Mattino in cui è Nuovo
È più terribile che indossarlo
Per un'intera esistenza -

L'attesa di qualcosa di cui si ha paura è sempre peggiore del momento in cui la cosa accade, perché il tempo dell'attesa ci prepara all'incontro col dolore e talvolta può accadere che quell'incontro sia vissuto quasi come una liberazione dal duro compito di immaginarlo. È per questo che indossare all'improvviso l'abito del dolore, senza che l'attesa del suo arrivo ci abbia preparati, può essere più terribile che portarlo indosso per un'intera esistenza.


J1278 (1873) / F1225 (1871)

The Mountains stood in Haze -
The Valleys stopped below
And went or waited as they liked
The River and the Sky.

At leisure was the Sun -
His interests of Fire
A little from remark withdrawn -
The Twilight spoke the Spire.

So soft upon the Scene
The Act of evening fell
We felt how neighborly a thing
Was the Invisible.

    I Monti ritti nella Nebbia -
Le Valli bloccate giù in basso
E in moto o in attesa a loro scelta
Il Fiume e il Cielo.

A riposo era il Sole -
I suoi interessi di Fuoco
Un po' sottratti allo sguardo -
Il Crepuscolo rivelava la Guglia.

Così soffice sulla Scena
L'Atto della sera calò
Che sentimmo quanto intima cosa
Fosse l'Invisibile.

La visione del tramonto, quando il sole ritrae i suoi raggi di fuoco e ci permette di vedere meglio le cose che ci circondano, ci fa sentire più vicino l'invisibile, quella notte che ci attende e che ci sembra meno oscura ed estranea se la vediamo come il necessario epilogo di uno spettacolo così bello.
Al verso 8 "spoke" può significare "parlare" ma anche "celebrare, esibire, far conoscere". Ho interpretato il verso (anche in relazione con i due che lo precedono) come: "il crepuscolo rendeva più visibile la guglia, perché il sole aveva sottratto al nostro sguardo i suoi raggi infuocati e la luce più soffusa ci permetteva di guardare meglio in alto."


J1279 (1873) / F1348 (1874)

The Way to know the Bobolink
From every other Bird
Precisely as the Joy of him -
Obliged to be inferred.

Of impudent Habiliment
Attired to defy,
Impertinence subordinate
At times to Majesty -

Of Sentiments seditious
Amenable to Law -
As Heresies of Transport
Or Puck's Apostacy -

Extrinsic to Attention
Too intimate with Joy -
He compliments Existence
Until allured away

By Seasons or his Children -
Adult and urgent grown -
Or unforeseen Aggrandizement
Or, possibly, Renown -

By Contrast certifying
The Bird of Birds is gone -
How nullified the Meadow -
Her Sorcerer withdrawn!

    Il Modo di riconoscere il Bobolink
Da ogni altro Uccello
Proprio dalla sua Gioia -
Obbligata ad essere esibita.

Di impudente Abbigliamento
Indossato per sfidare,
Impertinenza subordinata
A volte alla Maestà -

Di Sentimenti sediziosi
Sanzionabili dalla Legge -
Come Estatiche Eresie
O Apostasia di Puck -

Estrinseco all'Attenzione
Troppo intimo della Gioia -
Si bea dell'Esistenza
Finché attirato altrove

Dalle Stagioni o dai suoi Figli -
Cui preme diventare adulti -
O da inaspettato maggior Prestigio
O, magari, Celebrità -

Per Contrasto ci si accorge
Che l'Uccello degli Uccelli è sparito -
Che nullità rende il Prato -
L'allontanarsi del suo Stregone!

Il bobolink, molte volte citato da ED (compare tredici volte nelle sue poesie) diventa qui "l'uccello degli uccelli", quello che rende una nullità il prato da cui si allontana, ma anche trasgressivo e "stregone" come il Puck del Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. Come per il ragno della J1275-F1373, anche qui c'è un velato identificarsi, stavolta con qualcuno che, come il poeta, "canta" e insieme dimostra impertinenza e sentimenti sediziosi.
Al verso 4 "inferred" significa "dedurre, inferire, arguire". Nel Webster c'è però una definizione indicata come "not used" e con una riferimento letterario a Shakespeare: "to offer, to produce"; vista la successiva citazione, al verso 12, del "Puck" personaggio shakespeariano, ho dedotto che ED volesse utilizzare il termine proprio con questo significato inusuale e ho tradotto con "esibita".
Al verso 20 ho scelto la variante "possibly" al posto di "happily", per sottolineare quello che potrebbe essere un riferimento ad una possibile celebrità postuma, visto che toccherebbe a chi ormai "is gone".


J1280 (1873) / F1215 (1871)

The harm of Years is on him -
The infamy of Time -
Depose him like a Fashion
And give Dominion room -

Forget his Morning Forces -
The Glory of Decay
Is a minuter Pageant
Than least Vitality.

    Il male degli Anni è su di lui -
L'infamia del Tempo -
Deponilo come una Moda
E lascia spazio alla Sovranità -

Dimentica la Forza dei suoi Albori -
La Gloria del Decadimento
È uno Sfoggio più minuscolo
Della più esigua Vitalità.

Quando il corpo è ormai vecchio e stanco bisogna saperlo mettere da parte per lasciare spazio alla sovranità dell'anima, senza rimpiangere le energie della giovinezza, perché cercare di abbellire il decadimento, di rivendicarne le glorie, è uno sfoggio inutile: sarà sempre soccombente di fronte all'energia e alla vitalità di un corpo giovane, anche del meno dotato.
Nel manoscritto c'è una variante per gli ultimi due versi: "Is a denuded Pageant / Beside Vitality." ("È un denudato Sfoggio / Distinto dalla Vitalità."), dove la "gloria del decadimento" diventa uno sfoggio senza attrattive, che non ha niente a che vedere con la vera vitalità.


J1281 (1873) / F1258 (1872)

A Stagnant pleasure like a Pool
That lets it's Rushes grow
Until they heedless tumble in
And make the Water slow

Impeding navigation bright
Of Shadows going down
Yet even this shall rouse itself
When Freshets come along -

    Un piacere Stagnante come una Palude
Che lascia crescere i suoi Giunchi
Finché sbadati non cadono giù
E rendono lenta l'Acqua

Impedendo il limpido navigare
Delle Ombre che discendono
Eppure anch'esso si risveglierà
Una volta arrivate le Acque novelle -

Lo stagnante piacere del primo verso somiglia molto a una noia soddisfatta di sé, che si pasce del suo ozio e respinge ogni novità. Ma basterà l'arrivo di una vivace corrente primaverile per risvegliare la voglia di immergersi in quel flusso di fresca vitalità.
Interessanti alcune varianti: al verso 5 "fair" al posto di "bright" fa pensare che quest'ultimo termine sia usato più nel senso di "limpido, chiaro" che di "brillante, splendente"; al verso 6 "Ripples" ("ondulazioni, increspature") al posto di "Shadows" rende quelle ombre simili a ondulazioni che sembrano coprire e che invece celano, e preparano, il nuovo; al verso 7 "stir" ("smuovere, agitare") al posto di "rouse" accentua il senso di movimento del risveglio.
Nell'ultimo verso "Freshets" significa, oltre a "inondazione, straripamento di un fiume", anche "una corrente d'acqua fresca"; credo proprio che sia questo il senso del termine in questo verso e ho cercato di rendere la sensazione di freschezza e novità traducendo con "acque novelle".


J1282 (1873) / F1311 (1873)

Art thou the thing I wanted?
Begone - my Tooth has grown -
Supply the minor Palate
That has not starved so long -
I tell thee while I waited
The mystery of Food
Increased till I abjured it
And dine without
Like God -
    Sei tu la cosa che volevo?
Vattene - i miei Denti sono cresciuti -
Soddisfa il Palato minore
Che non ha avuto fame così a lungo -
Sappi che mentre aspettavo
Il mistero del Cibo
Crebbe finché lo abiurai
E ceno senza
Come Dio -

In un secondo manoscritto c'è una versione suddivisa in strofe irregolari e con varianti ai versi 3, 4 e 8:

Art thou the thing I wanted?
Begone - my Tooth has grown -
Affront a minor palate
Thou did'st not goad so long -

I tell thee while I waited -

The mystery of Food
Increased till I abjured it
Subsisting now like God -

    Sei tu la cosa che volevo?
Vattene - i miei Denti sono cresciuti -
Approfitta di un palato minore
Da te non pungolato così a lungo -

Sappi che mentre aspettavo -

Il mistero del Cibo
Crebbe finché lo abiurai
Sostenendomi ora come Dio -

Un amore che m'illudevo potesse sfamare il desiderio è arrivato a conclusione, perché, crescendo e aspettando, quel cibo tanto desiderato ha ormai perso il gusto di allora e da qual momento l'ho abolito, cenando (o tenendomi in vita) senza più bisogno di nulla che venga dal di fuori, come sa fare soltanto Dio.
Una rinuncia che appare definitiva, con momenti in cui sentimenti diversi si alternano e si intrecciano l'un l'altro: la decisione senza appello ("Begone" al verso 2; "till I abjured it" al verso 7), l'orgoglio di chi ormai si sente al di sopra di quel desiderio ("Supply the minor Palate" al verso 3), il ricordo della sofferenza patita ("That has not starved so long -" al verso 4; The mystery of Food / Increased" ai versi 6 e 7), e infine, negli ultimi due versi (l'ultimo nella seconda versione), la scelta ascetica che avvicina a Dio, con quel paragone estremo che sembra un ultimo guizzo d'orgoglio.


J1283 (1873) / F1282 (1873)

Could Hope inspect her Basis
Her Craft were done -
Has a fictitious Charter
Or it has none -

Balked in the vastest instance
But to renew -
Felled by but one assassin -
Prosperity -

    Potesse la Speranza ispezionare le sue Basi
Il suo Mestiere sarebbe finito -
Ha uno Statuto fittizio
O non ne ha nessuno -

Frustrata nell'istanza più vasta
Solo per rinnovarsi -
Abbattuta da un solo assassino -
La Prosperità -

La speranza ci sostiene finché non ne scopriamo la fragilità; possiamo continuare a nutrirla solo se accettiamo le sue regole illusorie e il suo continuo rinnovarsi anche di fronte all'evidenza più palese del suo fallimento. Paradossalmente, solo il suo successo può ucciderla, perché se la speranza raggiunge i suoi fini allora non serve più.


J1284 (1873) / F1310 (1873)

Had we our senses
But perhaps 'tis well they're not at Home
So intimate with Madness
He's liable with them

Had we the eyes within our Head -
How well that we are Blind -
We could not look upon the Earth -
So utterly unmoved -

    Avessimo i nostri sensi
Anche se forse è meglio che non siano in Casa
Così intimo della Follia
È dipendere da loro

Avessimo gli occhi nella Testa -
Com'è meglio essere Ciechi -
Non potremmo guardare alla Terra -
Così assolutamente impassibili -

La vedo come la riflessione di una persona defunta: nel primo verso di ciascuna strofa si augura di mantenere le caratteristiche della vita ma poi conclude che è molto meglio essere morti davvero, visto che la possibilità di provare le sensazioni a cui eravamo abituati da vivi e, allo stesso tempo, la consapevolezza di essere condannati a una totale impassibilità, ci renderebbe molto probabilmente folli.
Non è esclusa comunque un'interpretazione parallela, dove le facoltà sensoriali, che apparentemente ci consentono di avere il controllo su ciò che ci circonda, diventano portatrici di sensazioni esteriori e fuorvianti che impediscono di vedere e sentire i misteri della nostra interiorità.


J1285 (1873) / F1283 (1873)

I know Suspense - it steps so terse
And turns so weak away -
Besides - Suspense is neighborly
When I am riding by -

Is always at the Window
Though lately I descry
And mention to my Horses
The need is not of me -

    Conosco l'Ansia - procede così nitida
E così lieve volge altrove -
Per di più - L'Ansia è vicina
Mentre cavalco nei dintorni -

È sempre alla Finestra
Sebbene da ultimo me ne accorga
E accenni ai miei Cavalli
Che il bisogno non è di me -

L'ansia, l'incertezza, è sempre con noi, va e viene nella nostra mente e ci accompagna anche quando cerchiamo distrazioni che ci possano separare almeno per un po' da lei. Sappiamo che è sempre lì in agguato e l'unica difesa che abbiamo è di ritardare il momento in cui ci accorgiamo della sua presenza e, quando accade, di illuderci che non sia là per noi, ma perché ha bisogno di qualcun altro.
Nel manoscritto ci sono due varianti per l'ultimo verso: "The Fact is not for me" ("Il Fatto non è per me") e "The Look - is not for me" ("Lo Sguardo - non è per me").


J1286 (1873) / F1269 (1872)

I thought that nature was enough
Till Human nature came
But that the other did absorb
As Parallax a Flame -

Of Human nature just aware
There added the Divine
Brief struggle for capacity
The power to contain
Is always as the contents
But give a Giant room
And you will lodge a Giant
And not a smaller man

    Pensavo che la natura fosse bastante
Finché arrivò la natura Umana
Ma questa l'altra assorbì
Come il Parallasse una Fiamma -

Di natura Umana appena conscia
Si aggiunse la Divina
Breve la lotta per la capienza
Il potere di contenere
È sempre pari ai contenuti
Ma offri una stanza Gigante
E alloggerai un Gigante
E non un più modesto uomo

Un percorso verso l'alto, verso l'astrazione, compiuto dalla mente che è prima colpita dalla concretezza della natura che ci circonda, poi dai più sottili percorsi della natura umana e, infine, dal traguardo della natura divina. Nell'ultima parte il dubbio è se la mente riuscirà ad essere capiente abbastanza per contenere l'infinità del divino: la risposta degli ultimi due versi è che dobbiamo allargare la nostra mente, perché solo così saremo capaci di accogliere non soltanto le piccole cose umane ma anche i grandi misteri che ci appaiono così enormi in confronto alla nostra natura limitata e mortale.
Per il verso 4 ED ha indicato la variante "Firmament" al posto di "Parallax"; ho preferito lasciare la prima stesura perché questo termine, usato per lo più in astronomia, indica lo spostamento angolare di un oggetto quando viene guardato da diversi punti di vista e ho interpretato il senso del verso come: "se riusciamo a liberarci delle nostre limitazioni e a guardare il mondo con più fantasia e libertà, riusciremo ad assorbire, ovvero a capire, i diversi stadi del mistero che è intorno a noi", ovvero, guardiamoci intorno per vedere la natura, guardiamoci dentro per conoscere noi stessi, guardiamo in alto per tentare di comprendere il divino. La variante mi pare abbia una connotazione meno ricca, come se quel "firmamento" fosse una semplice anticipazione del divino che verrà subito dopo.


J1287 (1873) / F1292 (1873)

In this short Life that only lasts an hour
How much - how little - is within our power
    In questa breve Vita che dura solo un'ora
Così tanto - e così poco - è in nostro potere

Aforisma sulla brevità e sulle contraddizioni della vita, che ci offre così tanto e, insieme, così poco.
Nell'edizione Johnson è suddivisa in quattro versi.


J1288 (1873) / F1309 (1873)

Lain in Nature - so suffice us
The enchantless Pod
When we advertise existence
For the missing Seed -

Maddest Heart that God created
Cannot move a sod
Pasted by the simple summer
On the Longed for Dead -

    Deposti nella Natura - così ci basti
Il Guscio senza incanto
Quando informiamo l'esistenza
Del Seme che manca -

Il Cuore più folle creato da Dio
Non può smuovere una zolla
Impastata dalla semplice estate
Sui Morti che vorremmo qui -

Quando chi ci è caro è ormai deposto nella tomba ci rimane un guscio vuoto, spogliato dell'incanto della vita, di quel seme che cresce e si rinnova fino a che la morte non lo ferma. E nessuno riuscirà mai a smuovere quella zolla che racchiude per sempre quei morti di cui tanto desidereremmo la presenza.
All'ultimo verso il significato di "longed for" è desiderare ardentemente qualcuno, ma anche cercare di avvicinarsi, tendere verso; letteralmente si potrebbe tradurre con "bramati, desiderati", ma ho preferito tradurre con "che vorremmo qui" per accentuare il desiderio di vicinanza, di continuare a viverne l'esistenza, che mi sembra sia implicito nel verso e nell'intera poesia. ED ha anche inserito la variante "soldered" (saldati, cementati) che sposta l'accento dal desiderio di chi rimane alla nuda descrizione di corpi ormai tutt'uno con la nuda terra.


J1289 (1873) / F1289 (1873)

Left in immortal Youth
On that low Plain
That hath nor Retrospection
Nor Again -
Ransomed from years -
Sequestered from Decay
Canceled like Dawn
In comprehensive Day -
    Lasciato in immortale Giovinezza
Su quella bassa Pianura
Che non ha né Ricordo
Né Ritorno -
Riscattato dagli anni -
Sottratto al Decadimento
Cancellato come l'Alba
Nel Giorno che tutto assorbe -

La morte sembra dare un'eterna giovinezza, perché è come se congelasse l'attimo del suo venire senza permettere più ne passato né futuro. Ci libera dal peso degli anni che passano e dall'inevitabile decadimento della vecchiaia, e nello stesso tempo ci assorbe in un qualcosa di misterioso e indistinto che non permette più il riconoscimento di una individualità, così come i bagliori dell'alba si fondono nella più generica e onnicomprensiva luce del giorno. Interessanti gli ultimi due versi, dove quel "comprehensive" evidenzia un'immagine dell'aldilà dove tutto viene assorbito in un insieme che può anche essere luminoso e splendente, ma lascia da parte tutto ciò che noi consideriamo vita, in primo luogo l'individualità di ciascuno; un po' come se ED dicesse: "anche se l'immortalità dovesse esistere, sarà comunque un luogo dove nessuno potrà riconoscere se stesso, perché sarà parte di una indistinta entità senza più nulla che ci leghi al percorso della nostra vita."


J1290 (1873) / F1345 (1874)

The most pathetic thing I do
Is play I hear from you -
I make believe until my Heart
Almost believes it too
But when I break it with the news
You knew it was not true
I wish I had not broken it -
Goliah - so would you -
    La cosa più patetica che faccio
È giocare a sapere di te -
Faccio finta finché il mio Cuore
Quasi ci crede anche lui
Ma quando lo spezzo dicendogli
Sapevi che non era vero
Vorrei non averlo spezzato -
Golia - faresti lo stesso -

Quando l'amato è lontano, o comunque irraggiungibile, l'unica cosa che resta è giocare a far finta di sapere sempre tutto di lui, come per esorcizzare la lontananza con la conoscenza. Talvolta il gioco sembra diventare realtà, ma subito la consapevolezza che non era nient'altro che illusione ci rimette con i piedi per terra, anche se avremmo certo preferito risparmiarci questa realtà e continuare a vivere nel mondo della fantasia.
Il riferimento a Golia nell'ultimo verso potrebbe essere un invito a non considerare quell'illusione come qualcosa di riservato ai deboli, a coloro che non hanno la forza di affrontare la realtà, ma come un sentimento che tocca anche chi è apparentemente forte e sicuro di sé, ma che prima o poi sarà costretto a sottomettersi a quell'amore-Davide che è più forte di qualsiasi cosa.


J1291 (1873) / F1262 (1872)

Until the Desert knows
That Water grows
His Sands suffice
But let him once suspect
That Caspian Fact
Sahara dies

Utmost is relative -
Have not or Have
Adjacent sums
Enough - the first Abode
On the familiar Road
Galloped in Dreams -

    Finché il Deserto sa
Che l'Acqua cresce
Le sue Sabbie bastano
Ma se gli fate una volta sospettare
Quella Realtà del Caspio
Il Sahara muore

L'Estremo è relativo -
Non Avere o Avere
Somme adiacenti
Basti - il primo Asilo
Sulla Strada familiare
Galoppata nei Sogni -

La vita si nutre della speranza di qualcosa che possa prima o poi irrigare il deserto che sente intorno a sé, una speranza che diventa via via rassegnata abitudine ai piccoli e rari germogli che riescono a crescere in quel deserto. Ma la visione, la consapevolezza, della possibilità che esista un mare che potrebbe in un colpo solo spazzare via quella landa desolata, da una parte risveglia prepotente il desiderio di bere senza limiti a quella fonte, dall'altra rischia di uccidere quel deserto ormai accettato che è la nostra vita. Perciò dobbiamo rifuggire gli estremi, sia il deserto senza speranza ("have not") che l'appagamento senza limiti ("have"), contentandoci di saper godere quel fuggevole asilo che ci viene concesso dal nostro saper sognare, galoppando in una fantasia che sappiamo non potrà mai tramutarsi in realtà.
Nel retro del manoscritto ED ha indicato quattro varianti al verso 6, che confermano l'immagine di un'abbondanza che diventa desiderio estremo e, perciò, non appagabile: "Contentment dies" ("L'appagamento muore"); "Creation dies" ("La creazione muore"); "His status dies" ("Il suo status muore"); "Standard denies" ("La regola è negata").


J1292 (1873) / F1290 (1873)

Yesterday is History,
'Tis so far away -
Yesterday is Poetry - 'tis Philosophy -
Yesterday is mystery -
Where it is Today
While we shrewdly speculate
Flutter both away
    Ieri è Storia,
È così remoto -
Ieri è Poesia - è Filosofia -
Ieri è mistero -
Dove sia Oggi
Mentre acutamente speculiamo
Entrambi volano via

Il passato si allontana velocemente e si trasforma, quando lo ricordiamo e lo raccontiamo, in poesia, o in filosofia; ma il passato è anche il mistero del trascorrere del tempo, che non lascia spazio a troppe speculazioni, altrimenti rischiamo di perdere il presente, facendolo volare via, proprio come il passato, mentre siamo troppo occupati con i ricordi.


J1293 (1874) / F1279 (1873)

The things we thought that we should do
We other things have done
But those peculiar industries
Have never been begun.

The Lands we thought that we should seek
When large enough to run
By Speculation ceded
To Speculation's Son -

The Heaven, in which we hoped to pause
When Discipline was done
Untenable to Logic
But possibly the one -

    Delle cose che pensavamo di dover fare
Altre cose abbiamo fatto
Ma quelle occupazioni peculiari
Non sono mai state iniziate.

Le Terre che pensavamo di dover scoprire
Una volta vaste abbastanza da percorrere
Dalla Speculazione cedute
Al Figlio della Speculazione -

Il Cielo, nel quale speravamo di sostare
Una volta finita la Disciplina
Inafferrabile dalla Logica
Ma forse l'unico -

Quella riportata sopra è l'ultima delle tre versioni manoscritte di questa poesia (c'è poi un manoscritto perduto con soltanto alcuni versi, trascritti da Mabel Todd), quella compresa in una lettera a Higginson della primavera del 1876 (L459), praticamente uguale a quella del secondo manoscritto. Nella prima (del 1873) i versi 10 e 11 erano originariamente "When Chivalry was done / Impassable to Logic" ("Una volta finita la Cavalleria / Impraticabile alla Logica"); "Chivarly" e "Impassable" risultano poi cancellati e sostituiti ciascuno da due varianti, una delle quali accolta nella versione definitiva: ""Discipline / Tyranny" e "Impervious / Untenable".
Interessanti anche i frammenti del manoscritto perduto, che appaiono come abbozzi per i versi 11 e 12: "Reluctantly we test it, / Grant that may be the one." ("Riluttanti a esaminarlo, / Ammettiamo che possa essere il solo.") con tre varianti per il primo dei due: "Impossible to test it * Impassable to science * Impassable to logic" ("Impossibile da esaminare * Impraticabile alla scienza * Impraticabile alla logica").

Nel corso della vita, e specialmente in gioventù, tante sono le cose che ci proponiamo di fare, come tanti sono i luoghi che vorremmo conoscere, ma di solito ne facciamo poi altre e nemmeno cominciamo quelle che più avevano stuzzicato la nostra immaginazione; così lasciamo queste fantasie a chi viene dopo di noi, sapendo che molto probabilmente ripercorrerà la nostra stessa strada. Ce n'è però una che è impossibile da cogliere con la razionalità e nella quale possiamo solo sperare di fermarci una volta terminato il dovuto ciclo della vita: quel Cielo che è solo una impalpabile promessa e che forse si rivelerà l'unica cosa che riusciremo a raggiungere.


J1294 (1874) / F1327 (1874)

Of Life to own -
From Life to draw -
But never touch the Reservoir -
    Alla vita appartenere -
Dalla Vita attingere -
Ma non toccare mai il Serbatoio -

I versi sono in una lettera a Higginson della tarda primavera del 1874 (L413), preceduti da: "You have experienced sanctity. It is to me untried." ("Lei ha sperimentato la santità. Una cosa a me estranea.").

La vita è fatta per essere vissuta, per darci modo di attingere da essa l'acqua che possa soddisfare la nostra sete; ma esiste un serbatoio vitale, che va mantenuto intatto. Sul significato di questo "serbatoio" possiamo fare diverse ipotesi: una riserva che può essere la nostra coscienza, la ragione che ci fa dubitare ma che rende la vita degna di essere vissuta; la speranza di una vita futura e immortale, che può sconfiggere lo smarrimento del dubbio; la necessità di lasciare intatti certi valori interiori che non vanno sprecati.
Nelle frasi che precedono i versi nella lettera a Higginson, il riferimento ad una "santità" a cui ED si sente estranea potrebbe far propendere per un "serbatoio" riferito alla fede, anche se non esclude le altre, o altre ancora, ipotesi.


J1295 (1874) / F1354 (1875)

Two Lengths has every Day -
It's absolute extent
And Area superior
By Hope or Horror lent -

Eternity will be
Velocity or Pause
At Fundamental Signals
From Fundamental Laws.

To die is not to go -
On Doom's consummate Chart
No Territory new is staked -
Remain thou as thou Art.

    Due Lunghezze ha ogni Giorno -
La sua estensione assoluta
E un'Area superiore
Da Speranza od Orrore conferita -

L'Eternità sarà
Velocità o Pausa
A Segnali Fondamentali
Da Leggi Fondamentali.

Morire non è andarsene -
Sulla Mappa compiuta del Giudizio
Nessun Territorio nuovo è segnato -
Tu resti quel che Sei.

Oltre al manoscritto completo, inviato a Susan, ce n'è un altro a matita su un lembo di foglio, con la sola seconda strofa in una redazione diversa:

Eternity will be
Velocity or Pause
Precisely as the Candidate
Preliminary was -
    L'Eternità sarà
Velocità o Pausa
Esattamente come il Candidato
Preliminare era -

Il tempo che conosciamo ha due caratteristiche: il suo normale trascorrere e, senz'altro più importante, il modo in cui è vissuto. Per l'eternità, qui vista come una dilatazione infinita del tempo mortale, possiamo usare gli stessi concetti di moto o pausa, che stavolta sono però determinati non da sentimenti cangianti, ma da leggi fissate da/per sempre rese visibili da segnali anch'essi della stessa fondamentale natura. Perciò, per questa analogia fra il tempo mortale e quello eterno, morire non è cambiare stato ma soltanto trasferirsi da un tempo ad un altro, perché la mappa dell'aldilà, di per sé compiuta e definitiva, non ammette nuovi spazi.
Nella biografia di Johnson (Emily Dickinson. An Interpretative Biography, Atheneum, West Hanover, MA, 1967, pag. 254) il breve commento a questa poesia termina con le parole "l'identità non può andare perduta.", una parafrasi dell'ultimo verso che esprime un concetto molto diverso da quello, per esempio, della J1289-F1289. Qui infatti c'è una progressione che parte dal tempo mortale e cangiante della prima strofa, passa per una eternità che fissa in legge fondamentale le oscillazioni temporali e termina con una visione dell'aldilà come luogo in cui andremo ad occupare non un nuovo spazio ma una casella già pronta per noi, come se avessimo nella mappa del giudizio un posto contrassegnato a nostro nome, concludendo infine con quell'ultimo verso che descrive un passaggio e non una metamorfosi. Questo concetto è confermato anche dall'abbozzo della seconda strofa, dove il tempo dell'eternità è ancora di più identificato con quello di un "candidato" che era soltanto "preliminare" a ciò che verrà dopo.
Nelle innumerevoli poesie in cui ED parla, direttamente o indirettamente, di immortalità, appare evidente una voglia di non tralasciare nulla, nemmeno conclusioni in contrasto l'una con l'altra, per tentare di illuminare almeno qualche angolo di quell'oscuro mistero che sembra resistere a ogni tentativo di comprensione.


J1296 (1874) / F1315 (1874)

Death's Waylaying not the sharpest
Of the Thefts of Time -
There marauds a sorer Robber -
Silence - is his name -
No Assault, nor any menace
Doth betoken him.
But from Life's consummate Cluster,
He supplants the Balm.
    L'Agguato della Morte non è il più crudele
Dei Furti del Tempo -
Ci depreda un Brigante più brutale -
Silenzio - è il suo nome -
Nessun Assalto, né alcuna minaccia
Lo preannunciano.
Ma dal compiuto Grappolo della Vita,
Egli asporta il Balsamo.

I versi erano un un biglietto (L408) che ED inviò alla zia Catherine Dickinson Sweetser quando suo marito, Joseph A. Sweetser, sparì improvvisamente, e definitivamente, dopo essere uscito dalla sua casa di New York il 21 gennaio 1874. Il messaggio si limita ai versi, seguiti dalla firma e preceduti da un'unica frase: "Saying Nothing, My Aunt Katie, sometimes says the most." ("Non dicendo Nulla, Zia Katie, talvolta diciamo il massimo.").

La destinazione dei versi spiega cos'è quel silenzio più brutale della morte: un improvviso e imprevedibile avvenimento che non dà nemmeno il pallido conforto della certezza e strappa dal grappolo della vita il balsamo che la rende compiuta e degna di essere vissuta.


J1297 (1874) / F1322 (1874)

Go slow, my soul, to feed thyself
Upon his rare Approach -
Go rapid, lest Competing Death
Prevail upon the Coach -
Go timid, should his final eye -
Determine thee amiss -
Go boldly - for thou paid'st his price
Redemption - for a Kiss -
    Sii lenta, anima mia, nel nutrirti
Al suo raro Accostarsi -
Sii rapida, affinché la Morte Contendente
Non prevalga sulla Carrozza -
Sii timida, dovesse il suo sguardo conclusivo -
Giudicarti sconveniente -
Sii ardita - perché hai pagato il suo prezzo
La Redenzione - per un Bacio -

Molto bello l'alternarsi dei contrasti (lenta/rapida - timida/ardita) preceduti da quel "go" che sembra incitare all'azione; ma sono contrasti apparenti, perché tutti hanno lo scopo di cogliere appieno i momenti di un amore voluto e insieme sfuggente. Perciò la lentezza serve a prolungare i rari attimi della sua presenza; la rapidità a sconfiggere la morte che ce lo contende e cerca di superare la carrozza che lo porta da noi; la timidezza ad apparire una fanciulla a modo (interessante l'etimologia nel Webster: "a-miss", ovvero "non-fanciulla/signorina"); e infine l'audacia finale, in cui si rivendica il prezzo pagato per godere di un bacio.
Al verso 5 ho scelto la variante "should" al posto di "lest" perché evidenziata da una sottolineatura. Nel manoscritto ce ne sono altre, che non cambiano il senso dei versi ma che vale la pena di riportare perché tutte molto belle e significative: al verso 5 "blazing" ("ardente, bruciante") o "testing" ("che esamina") o "lofty" ("altero, nobile") al posto di "final"; al verso 7 "But" ("Ma") al posto di "Go", come a voler sottolineare con un attacco diverso e avversativo gli ultimi due versi; al verso 8 "Thy Total" ("tutta te stessa") o "Thy Being" ("il tuo essere, la tua esistenza") al posto di "Redemption", ovvero un prezzo più "terreno", ma sempre totalizzante, rispetto alla redenzione.
La poesia è anche in una lettera alle cugine Norcross (L410, marzo 1874). Il manoscritto è perduto, ma esiste una trascrizione di Frances Norcross dove sono accolte due delle varianti: quella al verso 5 che ho adottato e, nello stesso verso, "testing" al posto di "final"; al verso 7 c'è poi "the" al posto di "his", che potrebbe essere un'ulteriore variante di ED ma anche un errore di trascrizione.


J1298 (1874) / F1350 (1874)

The Mushroom is the Elf of Plants -
At Evening, it is not
At Morning, in a Truffled Hut
It stop upon a Spot

As if it tarried always
And yet it's whole Career
Is shorter than a Snake's Delay -
And fleeter than a Tare -

'Tis Vegetation's Juggler -
The Germ of Alibi -
Doth like a Bubble antedate
And like a Bubble, hie -

I feel as if the Grass was pleased
To have it intermit -
This surreptitious Scion
Of Summer's circumspect.

Had Nature any supple Face
Or could she one contemn -
Had Nature an Apostate -
That Mushroom - it is Him!

    Il Fungo è l'Elfo delle Piante -
A Sera, non c'è
Al Mattino, in una Capanna a Tartufo
Si ferma in un Punto

Come se fosse lì da sempre
Eppure la sua intera Carriera
È più breve dell'Indugio di un Serpente -
E più rapida della Gramigna -

È il Giocoliere delle Vegetazione -
Il Germe dell'Alibi -
Come una Bolla anticipa
E come una Bolla, si dilegua -

Mi sembra come se l'Erba fosse lieta
Di averlo a intermittenza -
Questo surrettizio Rampollo
Dell'Estate circospetto.

Avesse la Natura un Volto malleabile
O ne dovesse uno disprezzare -
Avesse la Natura un Apostata -
Quel Fungo - sarebbe Lui!

È una delle poesie più ricche di redazioni: se ne conoscono infatti sei (con varianti minime nel testo): tre parziali e tre intere (di queste ultime un manoscritto è perduto e conosciamo il testo da una trascrizione di Frances Norcross). Una delle redazioni parziali (versi 13-16) è in una lettera a Higginson della tarda primavera del 1874 (L413 - la stessa della J1294-F1327), con il verbo al passato ("felt") e preceduta da: "You kindly ask for my Blossoms and Books - I have read but a little recently - Existence has overpowered Books. Today, I slew a Mushroom -" ("Lei mi chiede cortesemente dei miei Fiori e dei miei Libri - Ho letto molto poco negli ultimi tempi - L'esistenza ha sopraffatto i Libri. Oggi, ho ucciso un Fungo -").
Quella riportata sopra è la versione trascritta nei fascicoli.

Il fungo come simbolo della libertà dai consueti cicli della natura: appare improvvisamente, senza che niente, un fiore, un germoglio, ne faccia presagire lo spuntare, e quando lo cogliamo sembra che non lasci niente dietro di sé, come se fosse causa ed effetto di se stesso; sembra il trucco di un mago, che gioca con la natura senza svelare i suoi segreti, come una bolla che vediamo salire nell'acqua e poi svanire in superficie senza lasciare tracce. Per questo se vogliamo trovare in natura qualcosa di malleabile, perché non legato a niente, qualcosa da trattare con disprezzo, per lo stesso motivo, qualcuno che non abbia paura di mostrarsi eretico (o "iscariot" - "iscariota, traditore" - in un'altra versione) rispetto a quello che fanno tutti gli altri, allora non possiamo che rivolgerci a lui.


J1299 (1874) / F1375 (1875)

Delight's Despair at setting
Is that Delight is less
Than the sufficing Longing
That so impoverish.

Enchantment's Perihelion
Mistaken oft has been
For the Authentic orbit
Of it's Anterior Sun.

    La Disperazione della Gioia al tramonto
È che la Gioia è minore
Della perdurante Bramosia
Che tanto impoverisce.

Il Perielio dell'incantesimo
Spesso è stato scambiato
Per l'Autentica orbita
Del suo Sole Anteriore.

La gioia che sta per tramontare si tramuta spesso in disperazione, perché il suo declinare si scontra con il perdurare di un desiderio che non accenna invece ad estinguersi. Nella seconda strofa, al verso 5, ED usa il termine "perihelion" ("perielio"), ovvero il momento in cui l'orbita di un pianeta è più vicina al sole, ma nei versi che seguono la descrizione sembra più quella di un "parhelion" ("parelio"), un fenomeno di rifrazione attraverso cristalli di ghiaccio nell'atmosfera, che permette di osservare una o due macchie luminose ai lati e alla stessa altezza del sole (vedi immagine sotto, dove si vedono chiaramente due parelii ai lati del sole). Potrebbe anche trattarsi di un banale errore (nel manoscritto comunque la parola è scritta molto chiaramente), anche se, nella nota su questa poesia nell'edizione completa dei Meridiani Mondadori, Marisa Bulgheroni, citando Suzanne Juhasz, dà una suggestiva interpretazione di questo possibile gioco di parole: "...l'inganno che ci porta a scambiare l'illusione per autenticità è sottilmente rappresentato anche nel linguaggio: perché nel "perielio" (v. 5) si allude senza nominarlo al "parelio" descritto nei versi 7 e 8".
Possiamo tuttavia anche leggere l'ultima strofa come riferita effettivamente al "perielio", senza riferimenti al "parelio": il momento in cui l'incantesimo della gioia è più vicino al sole, da cui trae la sua linfa vitale, viene spesso scambiato per l'intera orbita, che invece da quel momento comincerà ad allontanarsi da quel sole che è davanti a lei, lasciandoci soltanto un bruciante desiderio di calore.


J1300 (1874) / F1339 (1874)

From his slim Palace in the Dust
He relegates the Realm,
More loyal for the exody
That has befallen him.
    Dal suo sottile Palazzo nella Polvere
Egli bandisce il Regno,
Più leale all'esodo
Che si è abbattuto su di lui.

Ormai confinato in un sottile, anche se regale, palazzo di polvere, chi giace nella tomba deve bandire da sé il regno della vita ed essere leale soltanto a quel luogo remoto in cui è stato portato dalla morte.
Probabile il riferimento alla morte del padre (16 giugno 1874), anche per il tono molto solenne della poesia. Si sente che ED sta parlando di qualcuno che amava e che forse ancora di più rispettava, per quel rigore morale che significa anche leale accettazione della sorte.