Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

J1201 - 1250

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Johnson
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J1201 (1871) / F1271 (1872)

So I pull my Stockings off
Wading in the Water
For the Disobedience' Sake
Boy that lived for "Ought to"

Went to Heaven perhaps at Death
And perhaps he did'nt
Moses was'nt fairly used -
Ananias was'nt -

    Così mi tiro via le Calze
Sguazzando nell'Acqua
Per il Gusto di Disobbedire
Il Ragazzo che visse per "Dovresti"

Ando in Cielo forse da Morto
E forse non ci andò
Mosè non fu trattato bene -
Anania nemmeno -

Il gusto di disobbedire, di andare contro le convenzioni viene come giustificato negli ultimi due versi, con il tipico procedimento dickinsoniano che mescola il sacro e il profano, da due citazioni bibliche: Deuteronomio 34, 1-4 per Mosè (vedi anche la J112-F114, la J168-F179 e la J597-F521) e Atti 5, 1-5 per Anania. La seconda non sembrerebbe molto calzante, visto che nel passo biblico Anania occulta una parte della vendita di un terrreno invece di consegnare tutto agli apostoli, e per questo viene rimproverato e cade a terra morto, ma nel finale è come se ED ci dicesse: "in qualsiasi modo ti comporti il risultato è sempre lo stesso, tanto vale allora lasciare spazio al gusto di disobbedire".
Al verso 2 "wading" significa "guadare, procedere con difficoltà" ma dopo quelle calze tirate via dalla ragazzina che ha il gusto di disobbedire ho pensato che "sguazzare" fosse più adeguato, anche perché il verbo "to wade" è in genere seguito da "through" quando è usato nel senso proprio di "guadare", mentre "in" dà più l'idea, appunto, di un infantile e provocatorio sguazzare nell'acqua.


J1202 (1871) / F1190 (1870)

The Frost was never seen -
If met, too rapid passed,
Or in too unsubstantial Team -
The Flowers notice first

A Stranger hovering round
A Symptom of alarm
In Villages remotely set
But search effaces him

Till some retrieveless night
Our Vigilance at waste
The Garden gets the only shot
That never could be traced.

Unproved is much we know -
Unknown the worst we fear -
Of Strangers is the Earth the Inn
Of Secrets is the Air -

To Analyze perhaps
A Philip would prefer
But Labor vaster than myself
I find it to infer.

    Il Gelo non si fa mai vedere -
Se lo incontri, troppo rapido passa,
O in troppo incorporea Schiera -
I Fiori notano per primi

Uno Straniero che si aggira dintorno
Un Sintomo di allarme
In Villaggi posti in lontananza
Ma la ricerca lo cancella

Finché una certa irreparabile notte
La nostra Vigilanza consumata
Il Giardino riceve il solo proiettile
Che non potrà mai essere tracciato.

Indimostrabile è molto di ciò che conosciamo -
Sconosciuto il peggio che ci fa paura -
Di Stranieri è Locanda la Terra
Di Segreti l'Aria -

Analizzare forse
Un Filippo preferirebbe
Ma lavoro più grande di me
Io trovo il dedurre.

Il gelo diventa metafora del mistero, del dubbio che attanaglia le nostre menti. È invisibile, incorporeo e sfuggente. Talvolta sembra di poterlo cogliere, ma sempre in lontananza, senza mai riuscire a definirlo con chiarezza, anzi sembra che il cercarlo lo allontani ancora di più da noi. Finché, quando ormai siamo stanchi per la lunga e infruttuosa ricerca, ecco che il proiettile mortale, un proiettile del quale nessuno sa la provenienza, colpisce irreparabilmente. D'altronde di ciò che conosciamo non sappiamo molto e le cose che ci sono sconosciute sono inevitabilmente quelle che ci fanno più paura. E dopo molti vani tentativi di scoprire cosa c'è dietro quel mistero, ci accorgiamo che forse capire è al di là delle nostre capacità.
Al verso 18 il riferimento è all'apostolo Filippo, che in Giovanni 14, 8 dice a Gesù: "Signore, mostraci il Padre e ci basta".


J1203 (1871) / F1273 (1872)

The Past is such a curious Creature
To look her in the Face
A Transport may receipt us
Or a Disgrace -

Unarmed if any meet her
I charge him fly
Her faded Ammunition
Might yet reply.

    Il Passato è una così curiosa Creatura
A guardarlo in Viso
Un Trasporto può rilasciarci
O un'Onta -

Se disarmato qualcuno lo incontrasse
Gli ingiungerei di fuggire
Le sue sbiadite Munizioni
Potrebbero ancora replicare.

Il passato come fonte di gioia o dolore, anche se il tono generale della poesia tende più a "disgrace" che a "transport". Nel manoscritto ci sono varianti che danno un tono più guerresco agli ultimi due versi: "Rusty" ("Arruginite") al posto di "faded" al verso 7 e "destroy" ("distruggere, annientare") al posto di "reply" al verso 8.


J1204 (1871) / F1200 (1871)

Whatever it is - she has tried it -
Awful Father of Love -
Is not Our's the chastising -
Do not chastise the Dove -

Not for Ourselves, petition -
Nothing is left to pray -
When a subject is finished -
Words are handed away -

Only lest she be lonely
In thy beautiful House
Give her for her Transgression
License to think of us -

    Qualunque cosa sia - lei l'ha provata -
Austero Padre dell'Amore -
Non fa per Noi il castigo -
Non castigare la Colomba -

Non per Noi, la supplica -
Nulla resta alla preghiera -
Quando un soggetto è finito -
Le parole sono messe via -

Soltanto affinché non sia sola
Nella tua bellissima Casa
Concedile come Trasgressione
Licenza di pensare a noi -

Nel manoscritto ci sono diverse varianti per il settimo e ottavo verso:
vv. 7 e 8: When the subject is taken / The words are withered away (Quando il soggetto è sottratto / Le parole avvizziscono)
vv. 7 e 8: When the subject is stolen / The speech is withererd away (Quando il soggetto è rubato / L'eloquio avvizzisce)
v. 8: Language is driven - away (Il linguaggio è spinto - via).
Sia Johnson che Franklin ritengono probabile che la poesia possa essere riferita a Eliza Coleman Dudley, cugina e grande amica di ED, morta il 3 giugno 1871.

Un dolce epitaffio dedicato a una "colomba" volata via, per la quale ED si rivolge direttamente a Dio, pregandolo di essere buono con lei e di concederle la compagnia del ricordo.
Al secondo verso "awful" è parola sempre non facile da tradurre. Significa sia "che riempie di profondo timore reverenziale", sia "che riempie di terrore e profondo spavento". Webster annota: "Shakespeare la usa come sinonimo di venerabile, da adorare, che ispira rispetto per la sua autorità e dignità. La gente comune usa questa parola nel senso di spaventoso, ripugnante, odioso.". In questo caso credo che il significato sia quello shakespeariano, e ho perciò tradotto liberamente con "austero".


J1205 (1872) / F1223 (1871)

Immortal is an ample word
When what we need is by
But when it leaves us for a time
'Tis a nescessity.

Of Heaven above the firmest proof
We fundamental know
Except for it's marauding Hand
It had been Heaven below -

    Immortale è un'ampia parola
Quando quel che ci serve è qui
Ma quando ci lascia per un momento
È una necessità.

Del Cielo lassù la prova più salda
I fondamenti conosciamo
Salvo per la sua Mano predatrice
Sarebbe stato Cielo quaggiù -

La seconda strofa (con l'aggiunta di un trattino alla fine del secondo verso) fu inserita da ED in una lettera del marzo 1872 (L371), scritta a T.W. Higginson in occasione della morte del fratello, Francis John Higginson, avvenuta il 9 dello stesso mese, di cui aveva dato notizia lo "Springfield Republican" parlandone come di "uno dei pionieri della causa anti-schiavista."

Il concetto di "immortale" ha un significato ampio e generico; diventa necessario e specifico quando cominciano a mancarci coloro che amiamo. La fede ci dà l'insondabile certezza di ciò che ci aspetta lassù, ma rimane l'amara constatazione che, se non fosse per la mano predatrice della morte, il cielo avrebbe potuto anche dimorare quaggiù.
Probabile che il "for a time" del terzo verso sia riferito al tempo che intercorre fra la morte di qualcuno che ci è caro e la nostra di morte, quando l'immortalità significherà un perenne ricongiungimento.
Sia Johnson che Franklin indicano che la versione nei fascicoli (quella completa) è anteriore alla trascrizione della seconda strofa nella lettera a Higginson per la morte del fratello. Probabilmente ED lesse la notizia sullo "Springfield Republican" e decise che quei versi, scritti poco tempo prima, erano adatti a una lettera di condoglianze.


J1206 (1872) / F1270 (1872)

The Show is not the Show
But they that go -
Menagerie to me
My Neighbor be -
Fair Play -
Both went to see -
    Lo Spettacolo non è lo Spettacolo
Ma quelli che ci vanno -
Serraglio per me
È il mio Vicino -
Bella Commedia -
Entrambi andammo a vedere -

C'è un altro manoscritto in cui il quinto verso si legge "Glee" ("Spasso") al posto di "Play", con quest'ultimo termine indicato come variante.
Il terzo e quarto verso concludono una lettera a Higginson del dicembre 1872 (L381), preceduti da: "Thank you for the 'Lesson'. I will study it though hitherto" ("Grazie per la 'Lezione'. La studierò anche se finora").

Gli spettatori diventano spettacolo per chi guarda loro e non la scena, e tutti, sia chi guarda che chi guarda chi guarda, godono di una piacevole commedia. I versi centrali (quelli trascritti nella lettera a Higginson) hanno, da soli, un senso compiuto: "non ho bisogno di muovermi per conoscere il mondo, i miei vicini (umani e non) sono il mio spettacolo".


J1207 (1867) / F1266 (1872)

He preached upon "Breadth" till it argued him narrow -
The Broad are too broad to define
And of "Truth" until it proclaimed him a Liar -
The Truth never flaunted a Sign -
Simplicity fled from his counterfeit presence
As Gold the Pyrites would shun -
What confusion would cover the innocent Jesus
To meet so enabled a Man!
    Predicò sull'"Ampiezza" finché essa lo rivelò ristretto -
L'Ampio è troppo ampio da definire
E della "Verità" finché essa lo proclamò un Bugiardo -
La Verità non ostentò mai un Segno -
La semplicità fuggì dalla sua contraffatta presenza
Come l'Oro scansa la Pirite -
Che confusione proverebbe l'innocente Gesù
A incontrare un Uomo così autorevole!

La poesia era acclusa ad una lettera a Higginson del dicembre 1872 (L381). Esiste un manoscritto precedente, con molte varianti, che servì evidentemente da "brutta copia" per il testo poi inviato a Higginson. Lo riporto nella ricostruzione di Johnson e Franklin con a fianco la traduzione delle varianti non utilizzate nel testo finale.

  He preached about Breadth till we knew he was narrow
              upon               it argued him

  The Broad are too broad to define

  And of Truth until it proclaimed him a Liar

  The Truth never hoisted a sign -
                  flaunted

  Simplicity fled from his counterfeit presence

  As Gold the [- a] Pyrites would shun

  What confusion would cover the innocent Jesus

  To meet so learned a man -
at meeting   Religious
             enabled
          so accomplished
             discerning
             accoutred
             established
             conclusive

      [circa] [capimmo che era]
 

 

 

 [issò]
 

 

 

 

[dotto]
[Religioso]

[distinto]
[perspicace]
[attrezzato]
[sicuro di sé]
[deciso]

Ritratto certamente poco lusinghiero di un qualche predicatore pieno di sé, ristretto quando parla di ampiezze e falso quando parla di verità. Il metro di paragone è "l'innocente Gesù", un attributo molto distante da quella serie di aggettivi che nell'ultimo verso della copia preparatoria ED sembra affastellare uno sull'altro, quasi non riuscisse a decidere il più adatto a rappresentare chi crede di avere la verità in tasca, senza dubbi di sorta e senza l'umiltà di sentirsi piccolo di fronte all'immensità del mistero.


J1208 (1872) / F1267 (1872)

Our own possessions - though our own -
'Tis well to hoard anew -
Remembering the Dimensions
Of Possibility.
    Le nostre proprietà - anche se nostre -
È bene accumularle da capo -
Rammentando le Dimensioni
Della Possibilità.

La poesia fu inviata a Susan (è la versione riportata sopra) e anche inserita in una lettera del dicembre 1872 a Higginson (L381) che era stato, da aprile a luglio di quell'anno in Europa. I versi sono preceduti da: "I am happy you have the Travel you so long desire and chastened - that my Master met neither accident nor Death." ("Sono felice che lei abbia fatto il Viaggio così a lungo desiderato e rimandato - che il mio Maestro non abbia incontrato né incidenti né Morte.").

L'incertezza del domani, ovvero la dimensione imperscrutabile delle possibilità che abbiamo davanti, ci suggerisce di non considerare mai niente come compiuto e definito; per questo nella vita bisogna sempre, anche quando ci sembra di essere ormai appagati, accumulare da capo quelle conoscenze e quelle sensazioni che sono le nostre vere proprietà.


J1209 (1872) / F1239 (1871)

To disappear enhances -
The Man that runs away
Is tinctured for an instant
With Immortality

But yesterday a Vagrant
Today, in Memory lain
With superstitious value -
We tamper with again

But Never - far as Honor
Withdraws the worthless Thing
And impotent to cherish
We hasten to adorn -

Of Death the sternest function
That just as we discern
The Excellence defies us -
Securest gathered then

The Fruit perverse to plucking
But leaning to the Sight
With the extatic limit
Of unobtained Delight.

    Scomparire accresce -
L'Uomo che corre via
È tinto per un istante
D'Immortalità

Solo ieri un Vagabondo
Oggi, nella Memoria riposto
Con superstiziosa stima -
Ci ostiniamo con ancora

Ma il Mai - quanto l'Onore
Allontana la Cosa senza valore
E impotenti a curare
Ci affrettiamo ad adornare -

Della Morte la più tenace funzione
Che proprio quando distinguiamo
L'Eccellenza ci sfida -
Più sicuro il raccogliere allora

Il Frutto difficile da strappare
Ma che si offre alla Vista
Con l'estatico limite
D'irraggiungibile Delizia.

Ci sono tre manoscritti di questa poesia: ho utilizzato la versione dei fascicoli, con le varianti poi accolte in un altro manoscritto inviata a Higginson, accluso a una lettera del dicembre 1872 (L381). Quest'ultima ha una diversa disposizione dei versi (versi 1 e 2 uniti; versi 3 e 4 uniti; versi 16 e 17 uniti; ultime due strofe senza soluzione di continuità). La terza fu inviata a Susan e si limita agli ultimi otto versi, senza divisione in strofe e con l'utilizzo di tre delle varianti della copia dei fascicoli.

Morire accresce il valore di chiunque, perchè chi se ne va assume comunque il colore dell'immortalità. Nella nostra memoria il ricordo di chi non c'è più, di chi magari in vita veniva considerato alla stregua di un semplice vagabondo, viene ammantato di una stima ben poco razionale, che ha più a che fare con la superstizione che con la ragione. Il ricordo si ostina con un illusorio "ancora", come se la morte potesse essere sconfitta da una benevola memoria, ma è il "mai", la morte che non ammette continuità così come l'onore non ammette debolezze, a portar via questa illusione, lasciandoci la consapevolezza che non esiste possibilità di aver cura di chi se n'è andato: possiamo soltanto adornarne la memoria, a torto o a ragione.
La caratteristica più forte e tenace della morte è proprio questa ambivalenza: da una parte la consideriamo come un viaggio che ci permetterà di distinguere, di capire; dall'altra è come se la potenza del mistero ci sfidasse ad essere capaci di rivelarlo. Di fronte a questa tenace ambivalenza, forse è più sicuro rifugiarsi nella fede, un frutto che non è facile da cogliere perché ci rendiamo conto di quanto sia illusorio ed evanescente, ma che almeno si offre a noi con la promessa di un'estatica e remota delizia.


J1210 (1872) / F1275 (1872)

The Sea said "Come" to the Brook -
The Brook said "Let me grow" -
The Sea said "Then you will be a Sea -
I want a Brook - Come now"!

The Sea said "Go" to the Sea -
The Sea said "I am he
You cherished" - "Learned Waters -
Wisdom is stale - to Me" -

    Il Mare disse "Vieni" al Ruscello -
Il Ruscello rispose "Lasciami crescere" -
Il Mare disse "Allora sarai un Mare -
Io voglio un Ruscello - Vieni adesso!"

Il Mare disse "Vai" al Mare -
Il Mare rispose "sono colui
Che avevi caro" - "Dotte Acque -
La Saggezza è stantia - per Me" -

La versione riportata sopra è quella acclusa in una lettera a Higginson del dicembre 1872 (L381). Un'altra, praticamente identica ma senza divisione in strofe, è nei fascicoli e una terza, limitata alla prima strofa, fu probabilmente inviata a Susan (di quest'ultima il manoscritto è perduto).

Al mare serve l'ingenua e ancora fresca giovinezza del ruscello, perciò gli chiede di non crescere, perché crescendo diventerebbe un mare e perderebbe le qualità che lo rendono ora interessante. Ma il ruscello non lo ascolta e, una volta divenuto lui stesso mare, si ripresenta all'appuntamento e si sente dire "vai", il contrario del "vieni" del primo verso. L'ex ruscello, ora mare, si sorprende, dice: "ma non mi riconosci? sono quello che invitasti, che bramavi di accogliere"; ma il mare gli spiega che ormai non sa più che farsene di lui, la sua giovinezza è ormai trascorsa, è diventato dotto, e lui non ha più alcun interesse per chi ha già la saggezza, la considera un qualcosa di vecchio, stantio, in confronto alla rigogliosa giovinezza che il ruscello ha ormai perduto.
L'eterno desiderio dell'ingenua e vitale giovinezza da parte della saggia e ormai disincantata vecchiaia.


J1211 (1872) / F1257 (1872)

A Sparrow took a Slice of Twig
And thought it very nice
I think, because his empty Plate
Was handed Nature twice -

Invigorated, waded
In all the deepest Sky
Until his little Figure
Was forfeited away -

    Un Passero prese uno Spicchio di Rametto
E lo considerò molto gradevole
Credo, perché il suo Piatto vuoto
Fu teso due volte alla Natura -

Rinvigorito, si spinse
Nel Cielo più profondo
Finché la sua piccola Figura
Si perse lontano -

Oltre al testo riportato sopra, inviato a Susan, c'è un altro manoscritto di questa poesia. La prima strofa è identica, mentre la seconda è diversa e con una nutrita serie di varianti per le quali ED non ha indicato versi di riferimento. Di seguito riporto la seconda strofa di questa "brutta copia" con le varianti così come ricostruite nelle edizioni critiche.

Invigorated fully -
Sprang lightly to the sky
As un accustomed stirrup -
And boldly rose away -


2
Absconded daintily -
Absconded fluently

2-4
Rose softly in the sky
As a familiar stirrup
To mount Immensity -

2-4
Turned easy in the sky
As a familiar saddle -
And rode Immensity -

2-4
As speculation flee
By no Conclusion hindered
[By no] Derision [hindered]
Rose surreptitiously

3-4
The Epicure of Firmaments
As of Frugality

3-4
The Epicure of Courtesy
[The Epicure of] Purposes
As of Amenity -
[As of] Propriety

3-4
The Epicure of Vehicles
As of Velocity -

4
And rode Immensity
And rode deriding by -
And gaily galopped by -

    Pienamente rinvigorito -
Balzò agilmente verso il cielo
Come chi è avvezzo alla staffa -
E baldo s'innalzò lontano -


2
Se la svignò delicatamente -
Se la svignò velocemente

2-4
S'innalzò lievemente nel cielo
Come chi ha familiare la staffa
A montare l'Immensità -

2-4
Si volse tranquillo al cielo
Come chi ha familiare la sella -
E cavalcò l'Immensità -

2-4
Come una deliberata fuga
Da nessuna Conclusione ostacolata
[Da nessuna] Derisione [ostacolata]
S'innalzò furtivamente

3-4
L'Epicureo dei Firmamenti
Come della Frugalità

3-4
L'Epicureo della Cortesia
[L'Epicureo dei] Propositi
Come dell'Amenità -
[Come della] Proprietà

3-4
L'Epicureo dei Veicoli
Come della Velocità -

4
E cavalcò l'Immensità
E deridendo cavalcò vià -
E gaiamente galoppò via -

Il piccolo quadretto di un passero che spilluzzica da un albero e vola via diventa, specialmente nella "brutta copia", un divertito e virtuosistico esercizio di fantasia.
Nella versione inviata a Susan ED non utilizzò la seconda strofa della bozza né le sue varianti, ma ne costruì una diversa, più lirica, probabilmente per creare un contrasto con il linguaggio colloquiale della prima strofa.


J1212 (1872) / F278 (1862)

A word is dead, when it is said
Some say -
I say it just begins to live
That day
    Una parola è morta, quando è detta
Taluni dicono -
Io dico che invece inizia a vivere
Quel giorno

Secondo Franklin la poesia era in una lettera a Frances e Louise Norcross del 1862 il cui manoscritto è perduto. Nell'edizione Johnson delle lettere (L374, datata 1872), e in quella curata da Mabel Todd nel 1894, c'è una sola frase che precede i versi: "Thank you dear for the passage. How long to live the truth is." ("Grazie cara per il brano. Com'è lunga da vivere la verità."), ma Franklin afferma che non c'è relazione tra la poesia e questo frammento di lettera.
Il testo deriva da due trascrizioni di Frances Norcross inviate a Mabel Loomis Todd, la prima in prosa e la seconda in versi. Ho utilizzato la trascrizione dell'edizione Franklin, in quattro versi, mentre nelle edizioni italiane che conosco è sempre utilizzata la versione in sei versi dell'edizione Johnson delle poesie.

Quando una parola è detta, o scritta, non ha esaurito la sua funzione, perché proprio in quel momento quella parola inizia a vivere nella memoria di chi l'ha ascoltata o letta.


J1213 (1872) / F1194 (1871)

We like March.
His Shoes are Purple -
He is new and high -
Makes he Mud for Dog and Peddler,
Makes he Forests dry.
Knows the Adder Tongue his coming
And presents her Spot.
Stands the Sun so close and mighty
That our Minds are hot.

News is he of all the others -
Bold it were to die
With the Blue Birds exercising
On his British Sky.

    Ci piace Marzo.
Ha Scarpe Purpuree -
È nuovo e altero -
Crea Fango per il Cane e l'Ambulante,
Dissecca le Foreste.
Sente la Lingua della Vipera il suo arrivare
E mostra la sua Punta.
Resta il Sole così vicino e potente
Che bruciano le Menti.

Preannuncio egli è di tutto il resto -
Temerario sarebbe morire
Con gli Uccelli Azzurri che si esercitano
Nel suo Britannico Cielo.

Oltre a quella riportata sopra (inviata a Susan) ci sono altri tre manoscritti completi di questa poesia, tutti databili intorno al 1878. In questa versioni ci sono due varianti: al verso 6 "begets" ("genera") al posto di "presents" e al verso 11 "buccaneering" ("che pirateggiano") al posto di "exercising"; inoltre, il primo verso comprende il primo e il secondo della versione precedente.

Marzo è un mese molto amato da ED, che lo cita in altre quattordici poesie oltre a questa. È l'annuncio della primavera, del risveglio della natura, del calore del sole che ricomincia a scaldarci. Un mese che non è fatto per morire.
Al verso 7 ho tradotto "spot" con "punta" perché ho interpretato l'immagine come una vipera che tira fuori la lingua (un po' come un saluto o un risveglio dopo il letargo invernale). "Spot" significa letteralmente "macchia, neo" ma anche "una piccola estensione di spazio" e ho pensato alla piccola punta della lingua che esce e può sembrare anche una macchia di colore diverso sul corpo. Nell'ultimo verso il "Britannico Cielo" è probabilmente un'allusione allo sfondo blu dell'Union Jack.


J1214 (1872) / F1184 (1870)

We introduce ourselves
To Planets and to Flowers
But with ourselves
Have etiquettes
Embarrassments
And awes
    Ci presentiamo
A Pianeti e a Fiori
Ma tra di noi
Abbiamo etichette
Imbarazzi
E soggezioni

Facciamo conoscenza senza remore con la natura, apparentemente così diversa e misteriosa, mentre le relazioni con gli altri, che invece dovrebbero essere così simili a noi, sono sempre difficili e, soprattutto, legate a formali convenzioni sociali che non ci consentono di esprimerci con la sincerità che vorremmo.


J1215 (1872) / F1167 (1870)

I bet with every Wind that blew
Till Nature in chagrin
Employed a Fact to visit me
And scuttle my Balloon -
    Scommettevo su ogni soffio di Vento
Finché la Natura in collera
Mandò un Fatto a farmi visita
E a bucare il mio Pallone -

Spesso ci aggrappiamo a ogni soffio di vento, illudendoci che sia abbastanza forte da sostenerci, ma la natura ci manda ben presto un fatto concreto, una realtà, e allora ci accorgiamo che basta poco per bucare il nostro pallone e precipitare.


J1216 (1872) / F1294 (1873)

A Deed knocks first at Thought
And then - it knocks at Will -
That is the manufactoring spot
And Will at Home and well

It then goes out an Act
Or is entombed so still
That only to the Ear of God
It's Doom is audible -

    Un'Azione bussa prima al Pensiero
E poi - bussa alla Volontà -
È questo il punto in cui si fabbrica
E se la Volontà è a Casa e in salute

Allora un un Atto viene fuori
O resta seppellito così silente
Che solo all'Orecchio di Dio
La sua Condanna è udibile -

Ogni azione bussa prima alla nostra mente, come per chiedere il permesso di essere accolta. Se decidiamo di farla entrare la affidiamo alla nostra volontà, che deciderà se farla diventare un atto concreto o se condannarla al silenzio e all'inazione.
"Or" al sesto verso lo leggo come "altrimenti, in caso contrario", ovvero: "se la volontà non c'è o non è disposta a impegnarsi, l'atto non si concretizza".


J1217 (1872) / F1255 (1872)

Fortitude incarnate
Here is laid away
In the swift Partitions
Of the awful Sea -

Babble of the Happy
Cavil of the Bold
Hoary the Fruition
But the Sea is old

Edifice of Ocean
Thy tumultuous Rooms
Suit me at a venture
Better than the Tombs

    Fortitudine incarnata
È qui deposta
Nelle agitate Sezioni
Del temibile Mare -

Vocio del Felice
Cavillo dell'Ardito
Canuto il Godimento
Ma il Mare è vecchio

Edificio dell'Oceano
Le tue tumultuose Stanze
Mi soddisfano in ogni caso
Molto più delle Tombe

Ancora una volta il mare, sia pure vecchio e canuto, è il simbolo della libertà, della fantasia. Qui è contrapposto alla tomba, un luogo che non può essere "swift" o "tumultuous", dove è deposta solo polvere inerte e non la vigorosa incarnazione della vita del primo verso, una voglia di vivere che trova posto in un mare temibile perché agitato e tumultuoso, ma proprio per questo tanto più bello e godibile di un silenzio senza fine.
Al penultimo verso "at a venture" significa "a caso, alla cieca"; ho tradotto liberamente con "in ogni caso" perché l'ho interpretato come "le tue tumultuose stanze mi soddisfano sempre e comunque più dell'inerte silenzio della tomba, anche senza trovare in esse uno scopo."
Nel manoscritto sono indicate molte varianti, ma stavolta ED ha scelto di indicare una versione definitiva visto che ha cancellato tutte quelle che evidentemente non la soddisfacevano.


J1218 (1878) / F1254 (1872)

Let my first knowing be of thee
With morning's warming Light -
And my first Fearing, lest Unknowns
Engulph thee in the night
    La mia prima percezione sia di te
Con la calda Luce del mattino -
E la mia prima Paura, che l'Ignoto
Non t'inghiotta nella notte

Quattro versi che dipingono un desiderio e una paura, con quelle parole alla fine del secondo e del quarto verso così simili eppure tanto distanti, a incarnare nell'unione degli opposti quell'amore che è insieme luce e buio.


J1219 (1872) / F1274 (1872)

Now I knew I lost her -
Not that she was gone -
But Remoteness travelled
On her Face and Tongue.

Alien, though adjoining
As a Foreign Race -
Traversed she though pausing
Latitudeless Place.

Elements Unaltered -
Universe the same
But Love's transmigration -
Somehow this had come -

Henceforth to remember
Nature took the Day
I had paid so much for -
His is Penury
Not who toils for Freedom
Or for Family
But the Restitution
Of Idolatry.

    Ora sapevo di averla perduta -
Non che se ne fosse andata -
Ma la Distanza viaggiava
Sul suo Volto e sulla Lingua.

Estranea, sebbene contigua
Come una Razza Forestiera -
Attraversava anche se ferma
Spazi senza latitudine.

Gli elementi inalterati -
L'universo lo stesso
Ma trasmigrazione d'Amore -
In qualche modo ciò era avvenuto -

D'ora in poi ricordare
Che la natura si è presa il Giorno
Per cui avevo pagato così tanto -
Sua è la Penuria
Non di chi si affanna per la Libertà
O per la Famiglia
Ma per la Restituzione
Dell'Idolatria.

Quello che ED scrive nel secondo ("non che se fosse andata"), nel quinto ("sebbene contigua") e nel settimo verso ("anche se ferma") non lasciano praticamente dubbi sul fatto che stia parlando di Susan, che dopo il matrimonio con Austin viveva a pochi metri dalla Homestead, ovvero di qualcuno che pur restando vicino è stato oggetto di quella "trasmigrazione d'amore" avvenuta mentre tutto sembrava rimasto come prima.
Il rapporto con Susan era stato d'amicizia, d'amore, e anche di "idolatria" (basti ricordare gli ultimi versi della J14-F5: "I chose this single star / From out the wide night's numbers - / Sue - forevermore!") e il suo allontanamento fu forse ancora più accentuato dalla "contiguità" fisica e familiare ("to adjoin" significa "essere vicini, contigui" ma anche "congiungere"), che continuò fra le due amiche diventate cognate e vicine di casa.
Il testo è in un manoscritto singolo. Nei fascicoli resta un foglio con nel recto i soli ultimi quattro versi, cancellati con una croce, e nel verso un'altra poesia (la J1210-F1275). Franklin annota: "ED registrò la poesia nel Set 11 nella sua interezza ma più tardi rimosse il primo foglio, cancellando i restanti quattro versi. Questi ultimi erano sul secondo foglio, che conteneva nel verso una poesia che intendeva mantenere.". Può darsi che la distruzione del foglio sia avvenuta in un momento di particolare delusione circa i rapporti con Susan.


J1220 (1872) / F1170 (1870)

Of Nature I shall have enough
When I have entered these
Entitled to a Bumble bee's
Familiarities -
    Della Natura avrò abbastanza
Quando sarò entrata fra coloro
A cui è concesso a un Bombo
Dare confidenza -

Non è facile sentirsi parte integrante della natura che ci circonda. Forse potremmo dire di avercela fatta solo se riuscissimo nella difficile impresa di entrare in confidenza con i suoi più piccoli e umili abitanti.


J1221 (1872) / F1210 (1871)

Some we see no more, Tenements of Wonder
Occupy to us though perhaps to them
Simpler are the Days than the Supposition
Their removing Manners
Leave us to presume.

That oblique Belief which we call Conjecture
Grapples with a Theme Stubborn as Sublime
Able as the Dust to equip it's feature
Adequate as Drums to enlist the Tomb.

    Quelli che non vediamo più, Alloggi di Meraviglia
Occupano per noi sebbene forse per loro
Più semplici sono i Giorni rispetto alle Ipotesi
Che i loro Modi nell'allontanarsi
Ci lasciassero presumere.

Quell'obliqua Fede che chiamiamo Congettura
Si aggrappa a un Tema Caparbio quanto Sublime
Abile come la Polvere a equipaggiare la sua forma
Adeguato come i Tamburi ad arruolare la Tomba.

Pensiamo all'aldilà come un luogo in cui la sorpresa e il mistero di chissà quali meraviglie ci attira e insieme ci respinge. Ma forse per chi lo abita è un luogo più semplice di quanto noi si possa immaginare, o almeno di quanto immaginiamo quando siamo testimoni di un evento così estraneo a noi, pur se inevitabile, come la morte. Perciò, per questo nostro non sapere avido di conoscenza, ci aggrappiamo a una fede che non è altro che congettura; una fede che siamo quasi obbligati a perseguire caparbiamente per tentare di appropriarci del sublime mistero che ci sfugge, e che riesce a vestire di immortalità la nostra nuda polvere e ad arruolare la tomba nel novero delle cose che fanno, volenti o nolenti, parte di noi.


J1222 (1870) / F1180 (1870)

The Riddle we can guess
We speedily despise -
Not anything is stale so long
As Yesterday's surprise -
    L'Enigma che riusciamo a indovinare
Rapidamente disprezziamo -
Nulla è più stantio
Di una sorpresa di Ieri -

C'è un altro manoscritto di questa poesia con il primo verso leggermente modificato: "The Riddle that we guess" ("L'Enigma che indoviniamo"), in una bozza di lettera a Higginson dell'ottobre 1870 (L353) presumibilmente mai spedita. I versi sono seguiti da parole che sembrano una variazione sul tema: "The Risks of Immortality are perhaps it's charm - A secure Delight suffers in enchantment - ("I Rischi dell'Immortalità sono forse il suo fascino - Una Delizia certa è priva d'incanto -").

Un aforisma sulla nostra rapidità nel disprezzare le cose ormai svelate, che non hanno più il fascino del mistero.


J1223 (1872) / F1219 (1871)

Who goes to dine must take his Feast
Or find the Banquet mean -
The Table is not laid without
Till it is laid within.

For Pattern is the Mind bestowed
That imitating her
Our most ignoble Services
Exhibit worthier.

    Chi va a pranzo deve portare le sue Provviste
O troverà misero il Banchetto -
La Tavola non è pronta fuori
Finché non è pronta dentro.

A Modello la Mente ci fu concessa
Affinché imitandola
I nostri Servizi più modesti
Figurino più degni.

La forza della mente, della nostra interiorità, rende misera qualsiasi ricchezza esteriore. Soltanto cercando di imitarne la grandezza riusciremo a far apparire nobili le nostre azioni più umili.


J1224 (1872) / F1213 (1871)

Like Trains of Cars on Tracks of Plush
I hear the level Bee -
A Jar across the Flowers goes
Their Velvet Masonry

Withstands until the sweet Assault
Their Chivalry consumes -
While He, victorious tilts away
To vanquish other Blooms.

    Come Carovane di Carri su Piste di Felpa
Odo l'Ape uniforme -
Scorre un fremito tra i Fiori
Le loro Mura Vellutate

Resistono finché il dolce Assalto
Non consuma la loro Cavalleria -
Mentre Lei, vittoriosa si slancia
Alla conquista di altri Fiori.

L'uniforme ronzio delle api, una costante compagnia sonora della bella stagione, si trasforma in un dolce e fremente assalto alle cittadelle dei fiori, che sembrano perdere la battaglia senza troppo preoccuparsene.
Nel penultimo verso ED usa il verbo "to tilt" (il cui significato principale è "correre o cavalcare e colpire con una lancia; partecipare a un torneo cavalleresco"), in evidente relazione con la "cavalleria" del verso precedente.


J1225 (1872) / F1211 (1871)

It's Hour with itself
The Spirit never shows -
What Terror would enthrall the Street
Could Countenance disclose

The Subterranean Freight
The Cellars of the Soul -
Thank God the loudest Place he made
Is licensed to be still.

    La sua Ora con se stesso
Lo Spirito non mostra mai -
Che Terrore soggiogherebbe la Strada
Se in Forma concreta rivelassero

Il Sotterraneo Carico
Le Cantine dell'Anima -
Grazie a Dio il Posto più rumoroso da lui creato
È autorizzato a star zitto.

Con un'immagine potente e immediata ED ci svela la forza dell'interiorità, quel luogo che può essere considerato il più "rumoroso" creato da Dio ma al quale, fortunatamente, è stata concessa licenza di nascondersi in quelle "cantine dell'anima" che non fanno uscire alcun suono all'esterno, perché se quel suono tumultuoso venisse alla luce sarebbe più sconvolgente di qualsiasi cosa concreta che conosciamo.


J1226 (1872) / F1220 (1871)

The Popular Heart is a Cannon first -
Subsequent a Drum -
Bells for an Auxiliary
And an Afterward of Rum -

Not a Tomorrow to know it's name
Nor a Past to stare -
Ditches for Realms and a Trip to Jail
For a Souvenir.

    Nel Cuore della Gente prima c'è un Cannone -
Subito dopo un Tamburo -
Campane come Ausilio
E un Seguito di Rum -

Non un Domani per saperne il nome
Non un Passato da contemplare -
Fossati per Reami e una Gita al Carcere
Come Souvenir.

La gente in genere apprezza l'esteriorità, il divertimento rumoroso e inebriante. Non ha curiosità per il futuro né capacità di imparare dal passato. Il suo regno non è il castello che svetta verso il cielo ma il fossato ancorato alla terra, e il suo viaggio preferito, quello che riempie poi i ricordi, è nelle prigioni della concretezza e non nelle vaste regioni della fantasia. Al primo verso ho tradotto "popular" con "gente" perché il termine "nel cuore del popolo" avrebbe avuto una connotazione quasi di classe, mentre è probabile che qui ED stia parlando della maggioranza, senza distinguere fra classi ma piuttosto fra chi guarda soltanto agli effimeri e chiassosi godimenti materiali e chi invece cerca di rivolgere lo sguardo sia verso l'alto che verso quella silenziosa, eppure così "rumorosa", interiorità della J1225-F1211.
Nel Webster alla fine delle definizioni di "popular" c'è questa nota: "Popular, almeno negli Stati Uniti, non è sinonimo di volgare [nel senso di "attinente al volgo"]; quest'ultimo termine è applicato alla classi più basse della società, gli analfabeti e tutti quelli di basso ceto; l'altra si riferisce all'insieme della società."


J1227 (1872) / F1212 (1871)

My Triumph lasted till the Drums
Had left the Dead alone
And then I dropped my Victory
And chastened stole along
To where the finished Faces
Conclusion turned on me
And then I hated Glory
And wished myself were They.

What is to be is best descried
When it has also been -
Could Prospect taste of Retrospect
The Tyrannies of Men
Were Tenderer, diviner
The Transitive toward -
A Bayonet's contrition
Is nothing to the Dead -

    Il mio Trionfo durò finché i Tamburi
Lasciarono i Morti in pace
E allora congedai la mia Vittoria
E colpito mi aggirai a lungo
Là dove i Volti finiti
La conclusione volgevano a me
E allora odiai la Gloria
E desiderai essere dei Loro.

Ciò che sarà si scorge meglio
Quando allo stesso modo è stato -
Potesse il Futuro nutrirsi del Passato
Le Tirannie degli Uomini
Sarebbero più Lievi, più divino
L'Attraversamento -
La contrizione di una Baionetta
Non è niente per i Morti -

Un campo di battaglia visto con gli occhi di un vincitore che, passata l'eccitazione della vittoria, s'interroga sull'inutilità di quelle morti e sull'incapacità degli uomini di nutrirsi delle esperienze del passato. Gli ultimi due versi sono la constatazione di quanto poco serva alle vittime il pentimento del carnefice.
Molto suggestiva l'immagine dei versi 5 e 6, con quei volti ormai "finiti" che mostrano a chi li guarda la nuda concretezza della "conclusione", della morte.
In un'altra poesia, la J639-F704, ED descrive un campo di battaglia, stavolta con gli occhi di uno sconfitto, ma con immagini molto simili, in particolare i versi 10 e 12-13, dove le "Schegge di Vuoto - in Occhi di Ragazzi" e la "sorpresa della Morte, / Impressa chiaramente - nella Pietra -" ricordano molto da vicino i volti "finiti" di questa poesia.
Il verso 11 va letto come "Potesse la prospettiva, l'aspettativa, del futuro nutrirsi dello sguardo retrospettivo". Ho tradotto con "futuro" e "passato" per non allungare troppo il verso e cercando di mantenere la contrapposizione, che nell'originale ha anche un'accentuazione fonetica, tra "prospect" e "retrospect".


J1228 (1872) / F1240 (1871)

So much of Heaven has gone from Earth
That there must be a Heaven
If only to enclose the Saints
To Affidavit given -

The Missionary to the Mole
Must prove there is a Sky
Location doubtless he would plead
But what excuse have I?

Too much of Proof affronts Belief
The Turtle will not try
Unless you leave him - then return -
And he has hauled away.

    Tanto del Paradiso se n'è andato dalla Terra
Che deve esserci un Paradiso
Anche solo per includere i Santi
All'Affidavit ammessi -

Il Missionario che alla Talpa
Dovesse provare che esiste un Cielo
Quel luogo senza dubbio perorerebbe
Ma che scusa ho io?

Cercare troppo la Prova offende la Fede
La Tortora non troverai
A meno che non te ne vai - poi torni -
E lei si è dileguata.

ED cerca in terra la prova dell'esistenza del Paradiso: poiché tanti che lo meritavano se ne sono andati deve per forza esserci, anche se tenessimo conto soltanto di coloro che sono stati ufficialmente dichiarati santi ("All'Affidavit ammessi"). In questo senso non c'è bisogno di avere altre prove dell'esistenza dell'aldilà, quelle possono servire a chi è cieco e, come una talpa, non riesce a vedere oltre il suo mondo buio e sotterraneo. Per noi invece ogni ulteriore ricerca recherebbe offesa al nostro credere, che va vissuto come un dono divino da prendere cosi com'è, quando e se vuole manifestarsi; un po' come succede con un uccello che si annida nel folto del bosco: se lo cerchiamo non lo troviamo; se ce ne andiamo e poi torniamo magari ci si para davanti all'improvviso.
"Turtle" può essere la tortora ma anche la tartaruga ("turtle" o "tortoise", un po' come i nostri "tartaruga" e "testuggine"). Credo che in questo caso si tratti proprio di una "tortora", visto che ED cita la tartaruga una sola volta nelle sue poesie (J128-F140) usando "tortoise" (ma questa non è certo una prova decisiva), ma soprattutto perché la definizione di "turtle" nel Webster è perfettamente adeguata ad un uccello che si nasconde ed è difficile da vedere, se non per caso: "È una specie selvatica, che frequenta le parti più nascoste dei boschi."


J1229 (1872) / F1183 (1870)

Because He loves Her
We will pry and see if she is fair
What difference is on her Face
From Features others wear.

It will not harm her magic pace
That we so far behind -
Her Distances propitiate
As Forests touch the Wind

Not hoping for his notice vast
But nearer to adore
'Tis Glory's far sufficiency
That makes our trying poor.

    Poiché Egli La ama
Spieremo e vedremo se è bella
Qual è la differenza nel suo Volto
Dai Lineamenti che altri hanno.

Non nuocerà al suo magico passo
Che noi si sia tanto indietro -
Le sue Distanze propiziano
Come Foreste che toccano il Vento

Non sperando in un magnanimo cenno
Ma per più da vicino adorare
È la lontana sufficienza della Gloria
Che rende misero il nostro tentare.

Franklin ricostruisce così le diverse redazioni di questa poesia (le date, come quasi sempre per le poesie di ED, sono da intendersi con un margine abbastanza ampio):
- la prima, il cui manoscritto è perduto, redatta nel 1870 e sostanzialmente simile a quella poi trascritta nei fascicoli;
- i soli ultimi due versi in una bozza di lettera dell'ottobre 1870 a Higginson (L353), mai spedita, con segnate due varianti: "overtakelessness" ("imperturbabilità") al posto di "far sufficiency" e "running" ("il correre") al posto di "trying";
- le ultime due strofe scritte alla fine del 1870 nella parte interna di una busta indirizzata a "Mrs Helen Hunt - Bethleem", con gli ultimi due versi che utilizzano le varianti della copia precedente (sulla stessa busta i primi quattro versi della J1214-F1184);
- un'altra copia della versione in due strofe, sempre della fine del 1870, il cui manoscritto è perduto e che conosciamo da una trascrizione di Mabel Todd;
- la copia trascritta nei fascicoli nel 1871 (quella riportata sopra).

Il soggetto della poesia, almeno nella versione completa, è una "Lei" a cui un "Lui" ha dato il suo amore, concedendole così una qualche forma di "Gloria". Per questo, una volta scoperto questo amore, ci interroghiamo su quali possano essere le differenze che la fanno diversa dagli altri, e poi arranchiamo dietro di lei, cercando di sfiorare quella gloria la cui lontana grandezza rende vano tentare di raggiungerla.
Il fatto che una delle versioni fosse in una busta indirizzata a Helen Hunt Jackson, poetessa e scrittrice che ebbe grande stima della poesia di ED e la incitò più volte a pubblicare, può farci identificare questa "Lei" (che peraltro in questa copia manca come soggetto esplicito iniziale, visto che è omessa la prima strofa) come un'amica che ha intrapreso la stessa strada della scrittura e alla quale è come se ED dicesse "tu sei molto più avanti di me e mi rendo conto che la tua gloria così distante rende vano tentare di raggiungerti". In questa lettura il "Lui" potrebbe essere Dio, che esterna il suo amore concedendo la gloria di saper esprimere i propri sentimenti con la scrittura.
I due versi finali, destinati e mai inviati a Higginson, possono leggersi in modo più generico, come una qualche gloria lontana e irraggiungibile che rende vano il nostro tentare di correrle dietro.
Una poesia interessante per queste letture multiple, influenzate anche dall'identità del destinatario, e che mostrano come molti versi di ED possano essere letti in maniere diverse e, così come faceva l'autrice, anche scomposti dal testo originario per essere utilizzati in contesti diversi.


J1230 (1872) / F1221 (1871)

It came at last but prompter Death
Had occupied the House -
His pallid Furniture arranged
And his metallic Peace -

Oh faithful Frost that kept the Date
Had Love as punctual been
Delight had aggrandized the Gate
And blocked the coming in.

    Finalmente arrivò ma più pronta la Morte
Aveva occupato la Casa -
I suoi pallidi Arredi sistemato
E la sua metallica Pace -

Oh Gelo che fedele rispettasti la Data
Fosse stato l'Amore così puntuale
La Gioia avrebbe dilatato il Cancello
E bloccato l'entrare.

L'amore arriva spesso troppo tardi, quando ormai la morte, gelida e puntuale, ha preso possesso di quella casa che poteva essere felice. Forse l'amore, se fosse stato altrettanto puntuale, sarebbe riuscito a sconfiggere il gelo con il calore della gioia, un calore che sarebbe stato capace di far diventare grande e inespugnabile quel cancello che si è invece aperto a quell'ospite non invitato.


J1231 (1872) / F1226 (1871)

Somewhere upon the general Earth
Itself exist Today -
The Magic passive but extant
That consecrated me -

Indifferent Seasons doubtless play
Where I for right to be -
Would pay each Atom that I am
But Immortality -

Reserving that but just to prove
Another Date of Thee -
Oh God of Width, do not for us
Curtail Eternity!

    Da qualche parte sull'indistinta Terra
Esiste Oggi -
La Magia passiva ma presente
Che mi consacrò -

Stagioni indifferenti certamente giocano
Dove io per il diritto d'essere -
Pagherei ogni Atomo che sono
Tranne l'Immortalità -

Riservando questa solo per provare
Un altro Tempo di Te -
Oh Dio della Vastità, per noi
Non abbreviare l'Eternità!

L'amato è lontano, eppure in una qualche parte del mondo esiste questa magia che mi ha consacrato a lui, un luogo dove altri lo guardano indifferenti e dove io invece darei tutta me stessa per esserci. Soltanto una cosa serberei gelosamente: il mio diritto all'eternità, per godere di te in un tempo diverso da quello che viviamo qui; per questo prego Dio di non accorciare questa eternità che è la mia unica speranza.
Il "passive" del terzo verso può far pensare a due cose: un amore di cui l'altro è soggetto passivo, quasi inconsapevole, o anche un amore "passivo" nel senso di "non attivo", che non ha potuto dispiegarsi alla luce del sole.


J1232 (1872) / F1256 (1872)

The Clover's simple Fame
Remembered of the Cow -
Is better than enameled Realms
Of notability.
Renown perceives itself
And that degrades the Flower -
The Daisy that has looked behind
Has Compromised it's power -
    La semplice Fama del Trifoglio
Rimembrata dalla Mucca -
È meglio dei patinati Reami
Della notabilità.
La rinomanza percepisce se stessa
E ciò degrada il Fiore -
La Margherita che si è guardata indietro
Ha Compromesso il suo potere -

Nel manoscritto è spillato un foglietto con una diversa redazione degli ultimi quattro versi; c'è inoltre un ulteriore manoscritto con i soli primi quattro versi, anche qui in una diversa redazione. Nel foglietto spillato è riportata al verso 6 una variante già indicata nel manoscritto completo: "profanes" ("profana") al posto di "degrades", con due ulteriori varianti, la seconda delle quali sottolineata tre volte, come a indicare una preferenza: "pollutes" ("inquina") e "defiles" ("corrompe"). Unendo i due manoscritti parziali, la poesia diventa (con la variante sottolineata):

A Clover's simple Fame
Remembered of the Cow
Is sweeter than enamelled Realms
Of notoriety -
Renown perceives itself
And that defiles the power
The Daisy that has looked behind
Has forfeitef the Dower -
    La semplice Fama di un Trifoglio
Rimembrata dalla Mucca
È più dolce dei patinati Reami
Della notorietà.
La rinomanza percepisce se stessa
E ciò corrompe il potere
La Margherita che si è guardata indietro
Ha perso la Dote -

Una riflessione sulla fama inconsapevole, quella del trifoglio che la mucca ricorda come un piacevole bocconcino, e su quella piena di sé, che ha bisogno di essere percepita consapevolmente per esistere. La prima sarebbe degradata da questa consapevolezza, come se una margherita avesse bisogno di guardarsi intorno per percepire il potere della sua bellezza, che invece esiste proprio in quanto pura e semplice creazione naturale.


J1233 (1872) / F1249 (1872)

Had I not seen the Sun
I could have borne the shade
But Light a newer Wilderness
My Wilderness has made -
    Non avessi visto il Sole
Avrei potuto sopportare l'ombra
Ma la Luce un rinnovato Deserto
Il mio Deserto ha reso -

L'ombra è sopportabile finché non conosciamo lo splendore della luce; allora il deserto della vita sembra diventare ancora più aspro e doloroso.
Il tema è molto simile a quello della J490-F1058.


J1234 (1872) / F1250 (1872)

If my Bark sink
'Tis to another Sea -
Mortality's Ground Floor
Is Immortality -
    Se la mia Barca affonda
È in un altro Mare -
Il Pianterreno della Mortalità
È l'Immortalità -

I primi due versi sono tratti da "A Poet's Hope" di William Ellery Channing (1818-1901), pubblicata nel 1843. Riporto l'ultima strofa:

I am not earth-born, though I here delay;
Hope's child, I summon infiniter powers,
And laugh to see the mild and sunny day
Smile on the shrunk and thin autumnal hours;
I laugh, for hope hath happy place with me, -
If my bark sinks, 't is to another sea.
    Non sono nato dalla terra, anche se qui indugio;
Fanciullo della speranza, raduno poteri più infiniti,
E rido nel vedere il giorno mite e soleggiato
Sorridere alle ristrette e sottili ore autunnali;
Rido, perché la speranza ha felicemente posto in me, -
Se la mia barca affonda, è in un altro mare.

L'immortalità come "altro mare" rispetto a quello che conosciamo; perciò quando la barca della vita affonda non potremo che emergere in un luogo che possiamo immaginare, con la nostra limitata consapevolezza, soltanto come speculare a quello in cui viviamo e anche come un rassicurante e solido "pianterreno", a cui ancorarci definitivamente.


J1235 (1872) / F1245 (1872)

Like Rain it sounded till it curved
And then I knew 'twas Wind -
It walked as wet as any Wave
But swept as dry as Sand -
When it had pushed itself away
To some remotest Plain
A coming as of Hosts was heard
That was indeed the Rain -
It filled the Wells, it pleased the Pools
It warbled in the Road -
It pulled the spigot from the Hills
And let the Floods abroad -
It loosened acres, lifted seas
The sites of Centres stirred
Then like Elijah rode away
Upon a Wheel of Cloud -
    Come Pioggia risuonava finché non curvò
E allora seppi che era Vento -
Passava umido come un'Onda
Ma soffiava secco come Sabbia -
Quando si era ormai spinto lontano
Nella più remota delle Pianure
Un venire come di Schiere si udì
Che era davvero la Pioggia -
Riempì i Pozzi, allietò gli Stagni
Gorgheggiò per la Via -
Tolse lo zipolo dalle Colline
E lasciò libere le Acque -
Sciolse le terre, gonfiò i mari
I luoghi dei Centri rimescolò
Poi come Elia si allontanò
Su un Carro di Nuvole -

Una vivida descrizione dello scrosciare della pioggia, preceduta dal vento che ne diventa la naturale anticipazione. Le immagini sono come sempre piene di invenzioni e i versi sono costruiti con un sapiente alternarsi di momenti fortemente dinamici (il vento che soffia, la pioggia che risuona come schiere all'assalto, le acque lasciate libere di inondare) e più pacati (il vento che passa - "walked", ovvero come se passeggiasse -, la pioggia che allieta gli stagni e gorgheggia per le vie) che sembrano anticipare il rimescolamento dei "luoghi dei centri" del terzultimo verso, un termine che sta per i punti immaginari dove risiedono le caratteristiche visibili delle cose, rimescolate dalla pioggia che tende a uniformarli immergendoli nel suo vorticoso scrosciare.
Negli ultimi due versi il riferimento è al Secondo libro dei Re 2,11: "Mentre camminavano conversando, ecco un carro di fuoco e cavalli di fuoco si interposero fra loro due. Elia salì nel turbine verso il cielo." La citazione biblica viene utilizzata per descrivere la fine del temporale, con la pioggia che si allontana sul carro a lei più congeniale: quello fatto di nuvole.


J1236 (1872) / F1264 (1872)

Like Time's insidious wrinkle
On a beloved Face -
We clutch the Grace the tighter
Though we resent the Crease
The Frost himself so comely
Dishevels every prime
Asserting from his Prism
That none can punish him
    Come insidiosa ruga del Tempo
Su un Volto amato -
Impugniamo la Grazia ben salda
Benché ci urti la Grinza
Il Gelo in sé così appropriato
Scompiglia ogni sorgere
Asserendo dal suo Prisma
Che nessuno può punirlo

La grazia che ci viene concessa non è mai esente da difetti, ma, come consideriamo con indulgenza le rughe del tempo su un volto amato, così ci teniamo stretta questa sorta di unica scappatoia dall'angoscia del mistero della vita, anche se riusciamo a vederne le grinze, i dubbi che la costellano e che disturbano quello che potrebbe essere il sereno godimento di una certezza di immortalità. E non riusciamo a godere serenamente di questa grazia promessa perché vediamo che nella realtà c'è il gelo, la morte, corollario ineliminabile, e per questo appropriato, di ogni inizio, di ogni sorgere della vita, scompigliata fin dall'inizio nelle sue certezze, come se fosse un raggio di luce scomposto da un prisma che si sa invincibile.
Al verso 6 "prime" significa molte cose: primo sorgere del sole, inizio di ogni cosa, primavera, gioventù, massima perfezione - tutte connesse con un sorgere o con un primeggiare. Vista l'interpretazione che ho dato dei versi, ho tradotto con un generico "sorgere".


J1237 (1878) / F1331 (1874)

My Heart ran so to thee
It would not wait for me
And I affronted grew
And drew away
For whatsoe'er my pace
He first achieve they Face -
How general a Grace
Allotted two -

Not in malignity
Mentioned I this to thee -
Had he obliquity
Soonest to share
But for the Greed of him -
Boasting my Premium -
Basking in Bethleem
Ere I be there -

    Il mio Cuore corse tanto a te
Che non volle aspettare me
Ed io offesa mi sentii
E mi ritirai
Poiché quale che sia il mio passo
Lui per primo otterrà il tuo Volto -
Troppo generica una Grazia
Concessa a due -

Non per malignità
Ho parlato di questo a te -
Avesse usato obliquità
Per prima condividere
E non per la sua Avidità -
Vantandosi del mio Premio -
Crogiolandosi a Betlemme
Prima ch'io fossi là -

L'amore prorompe da un cuore che sembra come correre via, incapace di aspettare un "io" concreto che, impossibilitato a esternare i propri sentimenti, si ritira come offeso da quella corsa così istintiva e priva di speranza. Questa consapevolezza di non essere in grado di unirsi all'amato fa capire a chi ama che non ci sarà passo adeguato a raggiungere colui che sarà sicuramente preda di un "Lui" più in alto, qui rappresentato, con cruda negatività, come un avido cacciatore che si vanta della sua preda e della sua abilità di arrivare per primo là dove lei non riuscirà mai a giungere.
La seconda strofa è particolarmente sintetica e non facile da rendere; ho cercato di rispettare la sintassi originale, senza sciogliere termini sottintesi e mantenendo il più possibile l'asciutta ma densa essenzialità dei versi.


J1238 (1872) / F1287 (1873)

Power is a familiar growth -
Not distant - not to be -
Beside us like a bland Abyss
In every company -
Escape it - there is but a chance -
When consciousness and clay
Lean forward for a final glance -
Disprove that, and you may -
    Il potere è un normale sviluppo -
Non distante - né localizzato -
Accanto a noi come un blando Abisso
In ogni momento -
Per sfuggirlo - c'è solo un'occasione -
Quando consapevolezza e argilla
Si chinano verso lo sguardo finale -
Confuta questo, e potrai -

Il "potere" del primo verso è il potere di pensare, la ragione, un qualcosa che ci è familiare e cresce insieme a noi ovunque ci troviamo e con chiunque siamo, ma anche una facoltà immateriale, di cui non siamo in grado di stabilire né la lontananza né l'esatta localizzazione (così ho interpretato il "not to be" del secondo verso). La sua misteriosa essenza può essere sintetizzata nell'immagine di un "blando abisso", ovvero di un mistero che però viene reso meno oscuro e inquietante da quel suo accompagnare costantemente la nostra vita. Soltanto la morte (molto significativa l'immagine della ragione - "consciousness" - e del suo involucro corporeo - "clay" - che si chinano insieme verso lo sguardo finale della tomba) può toglierci il potere di pensare, e basterebbe confutarla per mantenere questa facoltà così potente ma anche così effimera.
L'ultimo verso va letto come un'immagine speculare: confutare la morte come un riuscire a trovare una prova certa dell'immortalità, l'unica che ci consentirebbe essere sicuri che la nostra consapevolezza sarà perpetuata nell'aldilà.
Nel manoscritto c'è un foglietto spillato con l'ultimo verso modificato: "Dispel that and you may -", ovvero "Disperdi (o anche 'scaccia') quello e potrai -", con un significato sostanzialmente simile a quello del verso originale.


J1239 (1872) / F1253 (1872)

Risk is the Hair that holds the Tun
Seductive in the Air -
That Tun is hollow - but the Tun -
With Hundred Weights - to spare -
Too ponderous to suspect the snare
Espies that fickle chair
And seats itself to be let go
By that perfidious Hair -

The "foolish Tun" the Critics say -
While that delusive Hair
Persuasive as Perdition,
Decoys it's Traveller

    Rischio è il Capello che regge la Botte
Seducente nell'Aria -
Quella Botte è vuota - ma la Botte
Con Grossi Carichi - da custodire -
Troppo piena per sospettare il tranello
Scorge quell'instabile poltrona
E si siede per essere lasciata andare
Da quel perfido Capello -

La "sciocca Botte" direbbero i Critici -
Mentre quell'ingannevole Capello
Persuasivo come la Perdizione,
Adesca il suo Viaggiatore

Nella vita incontriamo spesso degli illusori "capelli", che ci attirano col loro aspetto invitante. Ma poi quasi sempre ci accorgiamo che l'apparenza è solo un tranello per adescarci e poi lasciarci andare, o ridurci in polvere come si legge nella variante al settimo verso: "And mounts to be to atoms hurled" ("E sale su per essere in atomi dispersa").


J1240 (1872) / F1291 (1873)

The Beggar at the Door for Fame
Were easily supplied
But Bread is that Diviner thing
Disclosed to be denied
    Il Mendicante alla Porta per la Fama
Sarebbe facilmente soddisfatto
Ma il Pane è quella cosa più Divina
Dischiusa per essere negata

Possiamo darne diverse letture. È facile concedere la fama a qualcuno che ambisce di averla, in fin dei conti è un riconoscimento che non ci costa nulla. Più difficile è dargli un aiuto concreto, quel pane che molte volte viene solo mostrato ma poi negato. Ma è un'interpretazione che contrasta con i molti versi in cui ED ha proclamato la superiorità dei beni spirituali su quelli materiali.
Possiamo anche vederla come una considerazione simile alla precedente, ma in senso più generico: di solito nessuno ci nega riconoscimenti astratti, che non costano nulla a chi li dà, mentre è molto più difficile ottenerne di concreti.
Se leggiamo la fama come metafora del ricordo, della memoria, e il pane come metafora del nutrimento, ma anche del senso, della vita (magari anche dell'amore, come essenziale nutrimento del vivere), possiamo vederla così: riusciremo magari a restare nella memoria di qualcuno, ma sarà molto difficile mangiare quel pane che darebbe senso ad una vita che ne appare priva.
Se invece nel terzo verso (sorretti dal "Diviner") leggiamo quel "pane" come l'ostia consacrata, allora possiamo darne un'altra interpretazione: se ci accontentiamo di quello che ci raccontano su Dio (la "fama" del primo verso) riusciamo a essere facilmente soddisfatti da un'immortalità che ci rassicura. Ma se tentiamo di concretizzare con la ragione la fede, vediamo che quel "pane" che ci viene offerto come prova tangibile è solo un'illusione, una prova che appaga i nostri sensi ma che è negata alla nostra razionalità.


J1241 (1872) / F1261 (1872)

The Lilac is an ancient Shrub
But ancienter than that
The Firmamental Lilac
Upon the Hill Tonight -
The Sun subsiding on his Course
Bequeathes this final plant
To Contemplation - not to Touch -
The Flower of Occident.

Of one Corolla is the West -
The Calyx is the Earth -
The Capsule's burnished Seeds the Stars -
The Scientist of Faith
His research has but just begun -
Above his Synthesis
The Flora unimpeachable
To Time's Analysis -
"Eye hath not seen" may possibly
Be current with the Blind
But let not Revelation
By Theses be detained -

    Il Lillà è un Arbusto antico
Ma più antico di esso
Il Lillà del Firmamento
Sulla Collina Stasera -
Il Sole calando nel suo Corso
Lascia in eredità questa estrema pianta
Alla Contemplazione - non al Tatto -
Il Fiore d'Occidente.

Di una Corolla è l'Ovest -
Il Calice è la Terra -
I semi lucidi della Capsula le Stelle -
Lo Scienziato della Fede
La sua ricerca ha appena iniziato -
Più su della sua Sintesi
La Flora impenetrabile
All'Analisi del Tempo -
"Occhio non vide" può forse
Essere normale per il Cieco
Ma non si lasci che la Rivelazione
Da Tesi sia imbrigliata -

Un tramonto che colora di lillà il cielo d'occidente diventa un fiore affascinante e incorporeo che il sole lascia in eredità al mondo. La corolla del fiore s'impadronisce dell'intero occidente, il suo calice è la terra, e le stelle sono i semi della sua rinascita. Tutto questo è difficile da ricondurre a una sintesi, perché questa flora celeste e insieme naturale è al di là della portata della nostra analisi.
La citazione al verso 17 è dalla Prima lettera ai Corinzi 2,9: "Ma come è scritto, Occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono nel cuore dell'uomo, le cose che Dio ha preparato per coloro che lo amano." (San Paolo cita a sua volta Isaia 64,3 - 64,4 nella King James - e Geremia 3,16), ma l'inconoscibilità asserita da San Paolo viene confutata. Il non vedere può bastare a un cieco, per noi è troppo importante assistere agli imperscrutabili ma meravigliosi fenomeni naturali per poi trasformarli in una pallida idea del concetto di Dio. Gli ultimi due versi sono una sorta di rinuncia a razionalizzare il divino: per trovare qualcosa che ci avvicini al mistero dobbiamo aprire gli occhi e guardarci intorno più che costruire tesi con la nostra mente.


J1242 (1872) / F1343 (1874)

To flee from memory
Had we the Wings
Many would fly
Inured to slower things
Birds with dismay
Would scan the mighty Van
Of men escaping
From the mind of man
    Per fuggire dalla memoria
Avessimo le Ali
Molti volerebbero
Avvezzi a cose più lente
Gli uccelli con sgomento
Scruterebbero la possente Schiera
Degli uomini in fuga
Dalla mente dell'uomo

Se fosse possibile molti fuggirebbero dalla loro memoria, quasi sempre costellata di dolori e infelicità.
Il quarto verso può essere letto in relazione agli uomini che lo precedono o agli uccelli che lo seguono. A prima vista sembrerebbe più logica la prima lettura, visto che gli uccelli sono avvezzi al volo e alla velocità. Io però preferisco la seconda, perché spiega meglio lo sgomento del quinto verso, e può essere letta come: gli uccelli, avvezzi a vedere gli uomini muoversi molto più lentamente di loro, sarebbero sgomenti...".
Per "mighty" al verso 6 ci sono sei varianti nel manoscritto: eager, breathless, hurrying, thrilling, fluttering, cowering (veemente, ansante, affannosa, eccitata, fluttuante, tremebonda).


J1243 (1873) / F1196 (1871)

Safe Despair it is that raves -
Agony is frugal.
Puts itself severe away
For it's own perusal.

Garrisoned no Soul can be
In the Front of Trouble -
Love is one, not aggregate -
Nor is Dying double -

    Innocua Disperazione è quella che urla -
Il Tormento è frugale.
Si mette severo da parte
Per l'esame di se stesso.

Nessun'Anima può essere presidiata
Sul Fronte della Sofferenza -
L'Amore è uno, non aggregato -
Nè doppio è il Morire -

Il dolore vero è quello che resta dentro e si macera nella sua sofferenza interiore. L'anima che soffre non ha nessuno che possa aiutarla, difenderla, perché la pena d'amore o quella suprema della morte non ammettono testimoni che possano alleviarle.
Significativo negli ultimi due versi l'accostamento amore-morte, che diventano i supremi esempi dell'anima sola di fronte a se stessa.


J1244 (1873) / F1329 (1874)

The Butterfly's Assumption Gown
In Chrysoprase Apartments hung
This afternoon put on -

How condescending to descend
And be of Buttercups the friend
In a New England Town -

    La Veste d'Assunzione della Farfalla
In Appartamenti di Crisopazio appesa
Questo pomeriggio indossata -

Com'è condiscendente discendere
Ed essere di Ranuncoli l'amica
In una Città del New England -

La farfalla viene rivestita di simboli divini e descritta come una sorta di regale signora che si degna di scendere in un'umile città del New England per fare amicizia con altrettanto umili ranuncoli.
L'Assunzione di Maria è una dottrina della chiesa cattolica; evidentemente qui ED aveva bisogno di qualcosa di divino ma anche particolarmente sontuoso ed esteriore, difficile da trovare in ambito puritano.
In una copia inviata a Susan, che conosciamo attraverso la sua trascrizione in quanto il manoscritto è perduto, il terzo verso recita: "Unrolls upon the Sun" ("Srotolata al Sole").


J1245 (1873) / F1171 (1870)

The Suburbs of a Secret
A Strategist should keep -
Better than on a Dream intrude
To scrutinize the Sleep -
    I Sobborghi di un Segreto
Uno Stratega dovrebbe rispettare -
Piuttosto che in un Sogno intromettersi
Per scrutare il Sonno -

I nostri pensieri più intimi dovrebbero essere sempre rispettati e non scandagliati da altri che ambiscono a scoprirne i segreti.
Presa alla lettera sembra un anticipato rifiuto delle intromissioni freudiane nei sogni dei pazienti.


J1246 (1873) / F1305 (1873)

The Butterfly in honored Dust
Assuredly will lie
But none will pass the Catacomb
So chastened as the Fly -
    La Farfalla in onorata Polvere
Sicuramente giacerà
Ma nessuno passerà per la Catacomba
Così castigato come la Mosca -

Non è chiaro perché la mosca che passa accanto alla catacomba della farfalla si senta tanto castigata, o anche mortificata. Bacigalupo (2004) annota: "La mosca dispersiva e disattenta sarà la più colpita dalla fine della nobile silenziosa sorella, la farfalla: forse dovrebbe cambiare vita?".
Leggendola così, la mosca potrebbe essere il simbolo di chi è ciarliero, estroverso, anche fastidioso, e che si rende conto del valore di chi invece è il suo contrario soltanto quando l'altro muore.
I manoscritti sono due (praticamente uguali salvo l'unione dei due versi iniziali in uno solo in uno dei due). In quello con la poesia in quattro versi, c'è una variante al terzo verso: "man's" al posto di "the" (la catacomba che si presume della farfalla diventa così "dell'uomo") che però non dà ulteriori indizi, se non il fatto di "umanizzare" in qualche modo la tomba.


J1247 (1873) / F1353 (1875)

To pile like Thunder to it's close
Then crumble grand away
While everything created hid
This - would be Poetry -

Or Love - the two coeval come -
We both and neither prove -
Experience either and consume -
For none see God and live -

    Accumulare come Tuono alla sua chiusa
Poi un grandioso sgretolarsi
Mentre ogni cosa creata si nasconde
Questo - sarebbe Poesia -

O Amore - I due coevi giungono -
Noi ambedue e nessuno proviamo -
Sperimentiamo entrambi e ci consumiamo -
Perché nessuno vede Dio e vive -

Poesia e amore diventano due grandiosi poli vitali, con una potenza distruttiva, paurosa e affascinante allo stesso tempo, che li rende degni di essere vissuti. L'unione che li tiene saldamenti legati è più volte reiterata ("coeval come", "both and neither", "either") fino a farli diventare come un'immagine concreta e sperimentabile del mistero di Dio, col quale condividono la grandezza che consuma e non lascia spazio per esperienze ulteriori.
L'immagine grandiosa e potente della prima strofa ricorda da vicino una frase di ED che conosciamo attraverso il resoconto che Higginson fece alla moglie della sua prima visita ad Amherst, in una lettera scritta subito dopo (L342a): "If I read a book and it makes my whole body so cold no fire ever can warm me I know that is poetry. If I feel physically as if the top od my head were taken off, I know that is poetry. These are the only way I know it. Is there any other way." ("Se leggo un libro che mi gela tutto il corpo tanto che nessun fuoco potrebbe mai scaldarmi, so che quella è poesia. Se avverto concretamente come se il culmine della testa mi fosse strappato via, so che quella è poesia. Sono questi i soli modi che conosco. Non ce ne sono altri.").


J1248 (1873) / F1172 (1870)

The incidents of Love
Are more than it's Events -
Investment's best expositor
Is the minute Per Cents -
    Le minuzie dell'Amore
Sono più che i suoi Eventi -
La migliore evidenza dell'investimento
È il minuscolo Percento -

Le piccole cose, quelle che accadono tutti i giorni, sono quelle che contano per misurare un amore. La stessa cosa che succede per un investimento: non è importante la cifra iniziale, il patrimonio impiegato, ma quella minuscola progressiva percentuale che misura l'effettivo guadagno.
Ho tradotto "incident" con "minuzie" per rendere, con una sola parola, l'immagine del piccolo che diventa più importante del grande, del fatto meno appariscente che è più significativo dell'evento esteriore, anche tenendo conto della definizione del Webster, che credo sia quello che intendeva esprimere ED: "That which happens aside of the main design; an episode or subordinate action."
In questo senso possiamo accostarla al quadretto di tenero amore domestico della J589-F617.


J1249 (1873) / F1242 (1872)

The Stars are old, that stood for me -
The West a little worn -
Yet newer glows the only Gold
I ever cared to earn -
Presuming on that lone result
Her infinite disdain
But vanquished her with my defeat
'Twas Victory was slain.
    Sono vecchie le Stelle, ch'erano lì per me -
L'Ovest un po' consunto -
Eppure rinnovato splende il solo Oro
Che io abbia mai ambito avere -
Presumendo da quell'unico risultato
Il suo infinito disdegno
Pure la conquistai con la mia sconfitta
Ché fu la Vittoria ad essere uccisa.

Gli ultimi quattro versi (con i due pronomi femminili volti al maschile) furono inseriti in una lettera a Higginson del gennaio 1874 (L405), preceduti da "Meeting a Bird this Morning, I begun to flee - He saw it and sung." ("Incontrando un Uccello questa Mattina, mi accinsi a fuggire - Lui se n'è accorto e ha cantato.").

Il mondo va avanti, persino le stelle e il tramonto invecchiano, ma lo splendore di quell'unico oro che ho sempre desiderato è sempre lì, inalterato. Eppure il mio desiderio ha avuto un solo risultato: quello di non essere soddisfatto e di farmi capire di non essere mai stata nulla per lei. Perciò l'unica vittoria la posso ottenere con le parole, combinandole insieme per trasformare una sconfitta in una vittoria sulla vittoria.
Gli ultimi due versi credo siano un gioco di parole che vuole ribaltare un concetto e, insieme, affermare la poesia come estremo rifugio da una cocente sconfitta e unico modo per tramutarla in una, sia pur amara, vittoria.
I due pronomi al femminile negli ultimi versi indicano (con una chiarezza che è pur sempre da prendere con le molle quando interpretiamo le parole di ED) che l'oro sempre desiderato era una lei e si potrebbe perciò pensare a Susan e al complesso e altalenante rapporto che negli anni si sviluppò fra le due amiche poi diventate cognate.
Nella lettera a Higginson sparisce la prima parte e i pronomi al maschile sono ovviamente da riferire a quell'uccello incontrato di mattina descritto nella frase che precede i versi. Resta perciò soltanto una sorta di disappunto per l'indifferenza di quell'uccello, che canta senza curarsi della fuga di qualcuno che non ha evidentemente suscitato il suo interesse, insieme al gioco di parole che, in una situazione qui meno coinvolgente dal punto di vista emotivo, appare meno "ricco" rispetto alla poesia intera. In questo senso credo sia da leggere il commento della Bulgheroni nei Meridiani: "L'uso misterioso e ironico della propria poesia, qui e in altri casi, illumina una poetica del caso e dell'autocitazione che solo oggi siamo in grado di valutare."


J1250 (1873) / F1193 (1871)

White as an Indian Pipe
Red as a Cardinal Flower
Fabulous as a Moon at Noon
Febuary Hour -
    Bianca come una Pipa Indiana
Rossa come una Lobelia Purpurea
Favolosa come una Luna a Mezzogiorno
Un'Ora di Febbraio -

Anche l'inverno, piuttosto bistrattato nei versi dickinsoniani, ha i suoi momenti magici.
Per "Indian Pipe", ovvero la "Monotropa uniflora" non ho trovato la denominazione italiana e ho tradotto letteralmente, come nella J1482-F1513; ho tradotto con "Lobelia Purpurea" il "Cardinal Flower", il cui nome italiano è "Lobelia rossa", trasformando rossa in purpurea per mantenere sia il rosso dell'inizio del verso sia il richiamo al "Cardinal" dell'originale.