Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F101 - 150

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Franklin
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F101 (1859) / J116 (1859)

I had some things that I called mine -
And God, that he called his -
Till, recently a rival Claim
Disturbed these amities.

The property, my garden,
Which having sown with care,
He claims the pretty acre,
And sends a Bailiff there.

The station of the parties
Forbids publicity,
But Justice is sublimer
Than arms, or pedigree.

I'll institute an "Action" -
I'll vindicate the law -
Jove! Choose your counsel -
I retain "Shaw"!

    Io avevo delle cose che chiamavo mie -
E Dio, quelle che chiamava sue -
Finché, di recente una Controversia
Turbò questa intesa.

Della proprietà, il mio giardino,
Sempre con cura seminato,
Egli reclama i graziosi acri,
E manda l'Ufficiale Giudiziario.

Il rango delle parti
Impedisce la pubblicità,
Ma la Giustizia è più sublime
Di stemmi, o discendenza.

Intenterò una "Causa" -
Rivendicherò la legge -
Giove! Scegli l'avvocato -
Io mi tengo "Shaw"!

Nella sua perenne contesa con Dio ED si decide qui a portarlo in tribunale. Finché ciascuno mantiene i propri averi senza dar fastidio all'altro l'intesa funziona, ma, visto che Dio ha deciso di invadere un territorio non suo, l'unica risposta possibile è invocare la legge. La causa riguarda il giardino, perciò ED non può scegliere avvocato migliore di un giardiniere (lo Shaw dell'ultimo verso è Henry Shaw, un giardiniere che lavorava saltuariamente per i Dickinson).


F102 (1859) / J117 (1859)

In rags mysterious as these
The shining Courtiers go,
Vailing the purple, and the plumes -
Vailing the ermine so.

Smiling, as they request an alms
At some imposing door -
Smiling when we walk barefoot
Upon their golden floor!

    In stracci misteriosi come questi
I brillanti Cortigiani vanno,
Celando la porpora, e le piume -
Celando anche l'ermellino.

Sorridenti, mentre chiedono l'elemosina
Presso qualche imponente portale -
Sorridenti mentre noi camminiamo scalzi
Sul loro dorato pavimento!

Come in molte poesie di ED il confine fra natura e morte è indistinto. I cortigiani del secondo verso potrebbero essere i fiori, vestiti di petali/stracci multicolori che nascondono il loro rango di nobili frutti della natura, sorridenti mentre chiedono un'elemosina di rugiada al mondo che li ospita e mentre li calpestiamo con i nostri piedi, così nudi in confronto alle loro vesti, umili e sgargianti insieme. Ma i cortigiani potrebbero anche essere i morti, che non hanno bisogno di nobili segni esteriori per frequentare la corte divina, con il sorriso di coloro che sono accolti dall'imponente portale del cielo, un sorriso che sembra provenire dalle tombe sulle quali camminiamo con i nostri piedi ancora mortali, calpestando il prezioso mistero dell'eternità.


F103 (1859) / J118 (1859)

My friend attacks my friend!
Oh Battle picturesque!
Then I turn Soldier too,
And he turns Satirist!
How martial is this place!
Had I a mighty gun
I think I'd shoot the human race
And then to glory run!
    Il mio amico attacca il mio amico!
Oh Battaglia pittoresca!
Poi io pure mi muto in Soldato,
Ed egli si muta in Satirico!
Com'è marziale questo luogo!
Avessi un fucile potente
Credo che sparerei alla razza umana
E poi via verso la gloria!

Il primo verso può far pensare alla guerra civile americana, ma entrambe le edizioni critiche datano questa poesia al 1859, due anni prima dell'inizio della guerra. ED potrebbe però anche riferirsi al periodo immediatamente precedente, in cui già montavano i problemi che poi condurranno alla lotta fra nord e sud; una descrizione di battaglie verbali (vedi il "satirist" al verso 4) che poco tempo dopo diventeranno cruente. Il penultimo verso suona inequivocabilmente come una condanna del genere umano, o, almeno, di quegli uomini che identificano la gloria con la vittoria su altri uomini.
Mettendo da parte il possibile riferimento storico, possiamo leggerla come la descrizione, un po' divertita e un po' sbalordita, di una lite, reale o immaginaria, fra due persone, a cui segue l'intervento di quella che all'inizio era soltanto una testimone. La metafora "guerriera" (battle, soldier, martial, gut, shoot) non è rara nei versi di ED, e qui sembra sottolineare il carattere di quella "human race" liquidata in modo così deciso al verso 7; un gesto che fa meritare la gloria a chi lo compie.


F104 (1859) / J122 (1859)

A something in a summer's Day
As slow her flambeaux burn away
Which solemnizes me.

A something in a summer's noon -
A depth - an Azure - a perfume -
Transcending extasy.

And still within a summer's night
A something so transporting bright
I clap my hands to see -

Then vail my too inspecting face
Lest such a subtle - shimmering grace
Flutter too far for me -

The wizard fingers never rest -
The purple brook within the breast
Still chafes it's narrow bed -

Still rears the East her amber Flag -
Guides still the sun along the Crag
His Caravan of Red -

So looking on - the night - the morn
Conclude the wonder gay -
And I meet, coming thro' the dews
Another summer's Day!

    Un qualcosa in un Giorno d'estate
Mentre lenta i suoi fuochi consuma
Che mi rende solenne.

Un qualcosa in un meriggio d'estate -
Un'intensità - un Azzurro - un profumo -
Che trascende l'estasi.

E ancora in una notte d'estate
Un qualcosa che così radiosamente rapisce
Che batto le mani al vederla -

Poi nascondo il mio viso troppo curioso
Per paura che una tale sottile - luccicante grazia
Fluttui troppo lontana da me -

Le magiche dita non riposano mai -
Il purpureo ruscello nel petto
Incessante logora il suo esiguo letto -

Ancora alza l'Oriente la sua ambrata Bandiera -
Guida sempre il sole lungo la Rupe
La sua Rossa Carovana -

E così mirando - la notte - il mattino
Si conclude la lieta meraviglia -
Ed io incontro, spuntato dalla rugiada
Un altro Giorno d'estate!

Un inno a un giorno d'estate che nasce, vive, muore e risorge. Nelle prime tre strofe il lento svolgersi del mattino, del mezzogiorno, della sera, con l'interazione di "a something" e "a summer" appena variata nella terza dallo spostamento al verso successivo di "a something". Nella quarta la paura che una tale meraviglia finisca troppo presto, svanisca prima di riuscire a goderla. Nella quinta e nella sesta le magiche dita della natura continuano instancabili il loro lavoro, il colore purpureo dell'alba riprende il suo corso incessante (ma in questi due ultimi versi possiamo anche leggere il sangue che scorre veloce nell'esiguo letto delle vene, per l'emozione di fronte a un tale spettacolo) e il sole compie il suo giro perenne. Nell'ultima la sintesi di un ciclo che non cesserà mai di stupirci.


F105 (1859) / J71 (1859)

A throe upon the features -
A hurry in the breath -
An ecstasy of parting
Denominated "Death" -

An anguish at the mention
Which when to patience grown -
I've known permission given
To rejoin it's own.

    Uno spasimo nei lineamenti -
Un affrettarsi del respiro -
Un'estasi di addio
Denominata "Morte" -

Un'angoscia all'accenno
Che una volta fattasi rassegnazione -
Mi ha svelato il permesso ottenuto
Di riunirsi ai suoi.

La descrizione di una morte nelle sue manifestazioni concrete, fino al distendersi di quei lineamenti contratti, segno che il momento finale è arrivato.


F106 (1859) / J72 (1859)

Glowing is her Bonnet -
Glowing is her Cheek -
Glowing is her Kirtle -
Yet she cannot speak.

Better as the Daisy
From the Summer hill
Vanish unrecorded
Save by tearful rill -

Save by loving sunrise
Looking for her face.
Save by feet unnumbered
Pausing at the place.

    Ardente è la sua Cuffia -
Ardente è la sua Guancia -
Ardente è la sua Veste -
Eppure non può parlare.

Meglio come la Margherita
Che dall'Estivo colle
Svanisce inavvertita
Salvo dal ruscello in lacrime -

Salvo dall'amorosa aurora
Che cerca il suo volto.
Salvo dagli innumerevoli piedi
Che sostano in quel luogo.

La memoria di chi se n'è andato ne perpetua il ricordo, è come se l'ardore della vita continuasse artificiosamente in qualcosa di ormai irreparabilmente freddo e muto. Forse, allora, sarebbe meglio svanire inavvertiti, come una margherita che non lascia traccia di sé. Questo è quello che ho letto nei primi sette versi; ma poi ci sono gli altri cinque, che sembrano smentire quel "unrecorded" del settimo, come se l'oblio non fosse possibile, nemmeno per la scomparsa di una piccola, umile, e apparentemente insignificante margherita.
Una copia fu inviata a Susan e non è escluso che i versi parlino di una separazione meno definitiva della morte, come quella da un'amica rimasta a portata di vista ma ormai lontana e rimpianta.


F107 (1859) / J123 (1859) /

Many cross the Rhine
In this cup of mine.
Sip old Frankfort air
From my brown Cigar.
    Molti attraversano il Reno
In questa coppa solo mia.
Gustano aria di vecchia Francoforte
Dal mio Sigaro bruno.

Ognuno di noi ha una coppa e un sigaro da offrire, in molteplici forme; chi si ferma può bere del buon vino del Reno, insieme al piacevole aroma di lontananze indistinte e, proprio per questo, così piacevoli. Per un poeta che cosa può essere quella coppa o quel sigaro così evocativi, se non la poesia?


F108 (1859) / J124 (1859)

In lands I never saw - they say
Immortal Alps look down -
Whose Bonnets touch the firmament -
Whose Sandals touch the town -

Meek at whose everlasting feet
A Myriad Daisy play -
Which, Sir, are you and which am I
Upon an August day?

    In regioni che non ho mai visto - si dice
Che Alpi immortali guardino in basso -
I cui Berretti sfiorano il firmamento -
I cui Sandali sfiorano la città -

Mite a quei piedi imperituri
A Miriadi le Margherite recitano -
Chi, Signore, sei tu e chi sono io
In un giorno d'agosto?

Nei primi sei versi l'immagine di un Dio/Alpi che sovrasta e riempie uno sconosciuto aldilà, e di una schiera di umili mortali/margherite che, quasi fossero attori inconsapevoli di una scena fantastica, recitano sottomessi il loro ruolo. Ma negli ultimi due c'è come uno scatto: un giorno d'agosto ci trasforma, ci infonde una luce e un calore che ci fa sentire così vicini al divino da non riuscire più a distinguere, fra noi e Dio, chi recita la parte delle Alpi e chi quella delle margherite.
Questi due ultimi versi posso essere accostati alla prima strofa della J122-F104.


F109 (1859) / J125 (1859)

For each extatic instant
We must an anguish pay
In keen and quivering ratio
To the extasy -

For each beloved hour
Sharp pittances of Years -
Bitter contested farthings -
And Coffers heaped with tears!

    Per ogni estatico istante
Dobbiamo pagare un'angoscia
In pungente e tremante rapporto
Con l'estasi -

Per ogni ora d'amore
Aguzze elemosine d'Anni -
Amari spiccioli contesi -
E Scrigni colmi di lacrime!

L'altissimo prezzo di pochi istanti di estasi, di qualche ora d'amore.
L'impressione è che la contabilità sia negativa soltanto in termini temporali: un istante o qualche ora di felicità contro anni di pene. Ma il valore assoluto non sembra poi così squilibrato: quegli istanti e quelle ore valgono il prezzo pagato.


F110 (1859) / J66 (1859) /

So from the mould
Scarlet and Gold
Many a Bulb will rise -
Hidden away, cunningly,
From sagacious eyes.

So from Cocoon
Many a Worm
Leap so Highland gay,
Peasants like me -
Peasants like Thee
Gaze perplexedly!

    Così da uno stampo
Scarlatto e Dorato
Più di un Bulbo crescerà -
Tenuto lontano, astutamente,
Da occhi sagaci.

Così dal Bozzolo
Più di un Baco
Balza così misteriosamente gaio,
Che i campagnoli come me -
I campagnoli come Te
Fissano perplessi!

Il mistero della nascita della vita, ma anche quello del mutamento, della trasformazione sia in natura che negli uomini, è inaccessibile ai nostri limitati occhi mortali; è come se il creatore abbia astutamente celato i propri segreti ai nostri sguardi curiosi. Così, per quanto possa essere sagace la nostra mente, non riusciamo a cogliere il mistero di un fiore che sboccia, o di un baco che diventa farfalla; davanti a questi miracoli della natura diventiamo come campagnoli che guardano stupiti, per la prima volta, le meraviglie di una metropoli, tanto affascinante quanto misteriosa ed estranea.
L'ottavo verso è difficile da tradurre: "Highland" significa "terre alte, regione montagnosa" e qui credo abbia il significato di luogo inaccessibile, come se il baco diventasse farfalla in un modo che a noi non è dato sapere, un po' come nei versi precedenti il bulbo tenuto lontano da occhi indiscreti per non rivelare il suo segreto. Nell'unica versione italiana che conosco, di Margherita Guidacci (nel Meridiano questa poesia è indicata come tradotta da Silvio Raffo, ma credo sia un refuso, perché il testo è identico alla traduzione della Guidacci nell'edizione Bompiani), i tre versi iniziali della strofa sono tradotti così: "Dal bozzolo, così, / balzerà più d'un verme / con tanti lieti colori.".


F111 (1859) / J110 (1859)

Artists wrestled here!
Lo, a tint Cashmere!
Lo, a Rose!
Student of the Year!
For the easel here
Say Repose!
    Artisti si cimentarono qui!
Guarda, una tinta Cachemire!
Guarda, un Rosa!
Studioso dell'Anno!
Del cavalletto qui
Attesta l'Armonia!

L'armonia e la bellezza della natura, dipinta a tinte pastello da artisti immateriali.
Per tradurre "Repose" all'ultimo verso ho usato una definizione del Webster: "In pittura, armonia di colori, come quando non si nota nulla di sgargiante." Se diamo al termine il significato più comune, i versi potrebbe diventare: "Per il cavalletto qui / Proclama il Riposo!", ovvero, per godere di questo spettacolo lascia da parte i tuoi studi.


F112 (1859) / J67 (1859)

Success is counted sweetest
By those who ne'er succeed.
To comprehend a nectar
Requires sorest need.

Not one of all the purple Host
Who took the Flag today
Can tell the definition
So clear of Victory

As he defeated - dying -
On whose forbidden ear
The distant strains of triumph
Burst agonized and clear!

    Il successo è considerato più dolce
Da coloro a cui mai arrise.
Comprendere un nettare
Richiede estremo bisogno.

Non uno di tutta la purpurea Schiera
Che conquistò la Bandiera oggi
Può dare una definizione
Così chiara della Vittoria

Come lo sconfitto - morente -
Sul cui orecchio interdetto
I lontani inni di trionfo
Irrompono tormentosi e chiari!

Tre manoscritti: quello riportato sopra è nei fascicoli; gli altri due sono identici nel testo ma senza suddivisione in strofe. Uno fu inviato a Susan nel 1859, l'altro a Higginson accluso a una lettera del luglio 1862 (L268). La poesia fu pubblicata, anonima, sul "Brooklyn Daily Union" del 27 aprile 1864 e, unico testo pubblicato in volume durante la vita di ED, in A Masque of Poets (Robert Brothers, Boston, 1878), su interessamento di Helen Hunt Jackson, che aveva più volte sollecitato ED per questa pubblicazione senza mai ricevere risposta. Anche in questo caso la poesia, come tutte le altre del volume, fu pubblicata in forma anonima.

La privazione, o la rinuncia, come unico modo di "comprendere" appieno. Molto simili le prime due strofe della J73-F136.


F113 (1859) / J111 (1859)

The Bee is not afraid of me.
I know the Butterfly -
The pretty people in the Woods
Receive me cordially -

The Brooks laugh louder
When I come -
The Breezes madder play;
Wherefore mine eye thy silver mists,
Wherefore, Oh Summer's Day?

    L'Ape non è impaurita da me.
Conosco la Farfalla -
Il grazioso popolo dei Boschi
Mi riceve cordialmente -

I Ruscelli ridono più forte
Quando arrivo -
Più folli giocano le Brezze;
Perché il tuo argento mi appanna la vista,
Perché, Oh Giorno d'Estate?

Sentirsi parte del miracolo della natura che rinasce non evita la sottile ansia degli ultimi due versi, dove lo splendore dell'estate ci abbaglia col suo calore ma, nello stesso tempo, fa calare davanti ai nostri occhi un velo di fastidiosa tristezza, come se avvertissimo che quel ciclo prima o poi dovrà finire.


F114 (1859) / J112 (1859)

Where bells no more affright the morn -
Where scrabble never comes -
Where very nimble Gentlemen
Are forced to keep their rooms -

Where tired Children placid sleep
Thro' Centuries of noon
This place is Bliss - this town is Heaven -
Please, Pater, pretty soon!

"Oh could we climb where Moses stood,
And view the Landscape o'er"
Not Father's bells - nor Factories,
Could scare us any more!

    Dove le campane non turbano più il mattino -
Dove un grattare non accade mai -
Dove Signori sempre in moto
Sono confinati nelle loro stanze -

Dove stanchi Bambini dormono placidi
Attraverso Secoli di mezzogiorno
Quel luogo è Beatitudine - quel paese è il Cielo -
Ti prego, Pater, fai presto!

"Oh potessimo arrampicarci dove stette Mosè,
E osservare il Paesaggio dall'alto"
Non le campane del Babbo - né le Fabbriche,
Potrebbero spaventarci più!

La sveglia antelucana e l'obbligo di sentirsi affaccendati dovevano essere penosi doveri per ED (vedi anche la J13-F35), visto che il cielo è qui rappresentato come l'unico luogo in cui si può stare finalmente tranquilli e si può dormire fino a mezzogiorno, senza le campane della prima messa, l'importuno risveglio da parte di qualcuno che gratta alla nostra porta, l'ansia di fronte a tutte quelle persone sempre in moto.
Johnson suggerisce alcune interpretazioni: "Father's bells sembrerebbe riferirsi al fatto che Edward Dickinson era quello che svegliava tutta la famiglia per la prima colazione. Le sirene delle fabbriche erano sgraditi segnali. Come città di college Amherst aveva, molto più di un piccolo paese, consuetudine con very nimble Gentlemen."
Interessante "scrabble" al secondo verso. Nel Webster non è definito come nome, ma soltanto come verbo: "sfregare, grattare o graffiare con le mani", con l'annotazione: "Una parola di uso comune e popolare nel New England, ma non elegante". Ho tradotto con "un grattare" perché ho pensato al grattare mattutino alla porta per la sveglia. Si potrebbe anche pensare a un'ortografia inesatta per "scramble", ovvero "Un'avida lotta per qualcosa, quando qualcuno si sforza di prenderla prima di un altro", e allora la traduzione diventerebbe "Dove l'avidità - o l'arrivismo - non ha più spazio". Visto il carattere quasi parodistico dei versi, propendo per la prima ipotesi.
La citazione dei versi 9 e 10 è tratta dall'inizio della quarta strofa dell'inno There is a land of pure delight di Isaac Watts.


F115 (1859) / J68 (1859)

Ambition cannot find him -
Affection doesn't know
How many leagues of nowhere
Lie between them now!

Yesterday, undistinguished!
Eminent Today
For our mutual honor,
Immortality!

    L'ambizione non può trovarla -
L'affetto non sa
Quante leghe di nulla
Si stendano ora fra loro!

Ieri, indistinta!
Eminente Oggi
Per il nostro mutuo onore,
Immortalità!

Né l'ambiziosa ragione, né l'affettuoso sentimento sono in grado di svelare il mistero dell'immortalità, di misurare la distanza che ci separa da essa. Un mistero indistinto che diventerà palese quando ne varcheremo la soglia; soltanto in quel momento ci riconosceremo a vicenda.
Nel primo verso il pronome maschile è riferito all'immortalità (vedi, p.es., la J679-F773).


F116 (1859) / J113 (1859)

Our share of night to bear -
Our share of morning -
Our blank in bliss to fill,
Our blank in scorning -

Here a star, and there a star,
Some lose their way!
Here a mist - and there a mist -
Afterwards - Day!

    La nostra parte di notte portare -
La nostra parte di mattino -
Il nostro vuoto di beatitudine riempire,
Il nostro vuoto di disprezzo -

Qui una stella, e là una stella,
Alcune smarriscono la via!
Qui una nebbia - e là una nebbia -
Dopo - il Giorno!

La vita è un percorso a tratti luminoso e a tratti oscuro, dove c'è pura estasi ma anche bassa viltà; qua e là appaiono stelle brillanti, che sembrano guidarci ma spesso scompaiono, lasciandoci incerti; l'unica costante è l'impossibilità di sapere, di vedere al di là della nebbia che appanna lo sguardo della mente, un mistero che sarà illuminato soltanto dal "giorno" che verrà.


F117 (1859) / J70 (1859)

"Arcturus" is his other name -
I'd rather call him "Star"!
It's very mean of Science
To go and interfere!

I slew a worm the other day,
A "Savan" passing by
Murmured "Resurgam" - "Centipede"!
"Oh Lord, how frail are we"!

I pull a flower from the woods -
A monster with a glass
Computes the stamens in a breath -
And has her in a "Class"!

Whereas I took the Butterfly
Aforetime in my hat,
He sits erect in "Cabinets" -
The Clover bells forgot!

What once was "Heaven"
Is "Zenith" now!
Where I proposed to go
When Time's brief masquerade was done
Is mapped, and charted too!

What if the "poles" should frisk about
And stand upon their heads!
I hope I'm ready for "the worst" -
Whatever prank betides!

Perhaps the "kingdom of Heaven's" changed.
I hope the "Children" there
Wont be "new fashioned" when I come -
And laugh at me - and stare!

I hope the Father in the skies
Will lift his little girl -
"Old fashioned"! naughty! everything!
Over the stile of "pearl"!

    "Arturo" è l'altro suo nome -
Io lo chiamerei piuttosto "Stella"!
È proprio destino per la Scienza
Andare ad impicciarsi!

Ho ucciso un verme l'altro giorno,
Un "Sapiente" che passava di lì
Mormorò "Resurgam" - "Centipede!"
"Oh Signore, quanto siamo fragili!"

Strappo un fiore dai boschi -
Un mostro con la lente
Computa gli stami in un batter d'occhio -
E lo mette in una "Classe"!

Mentre io acchiappavo Farfalle
Una tempo nel mio cappello,
Lui siede diritto nei "Laboratori" -
Le corolle del Trifoglio dimenticate!

Ciò che una volta era "Cielo"
È "Zenit" adesso!
Dove mi proponevo di andare
Quando la breve mascherata del Tempo fosse finita
È in mappe di terra, e di mare pure!

Chissà se i "poli" gira e rigira
Non si trovino sottosopra!
Io spero d'esser pronta per "il peggio" -
Accada quel che accada!

Forse il "regno dei Cieli" è cambiato.
Spero che i "Bambini" di lassù
Non siano "all'ultima moda" quando arriverò -
E non ridano di me - e non mi squadrino!

Spero che il Padre nei cieli
Sollevi questa piccola fanciulla -
"Fuori moda"! capricciosa! e tutto il resto!
Oltre la soglia di "perla"!

Una divertita presa in giro della scienza, attenta a classificare tutto, a inserire qualsiasi fenomeno naturale in una casella determinata, persino a scolorire l'aura di mistero che circonda il cielo trovando per esso un preciso termine scientifico. L'unica difesa è confidare che, una volta arrivati in quel cielo ridotto ormai qui a semplice zenit, si possa ritrovare l'incanto di una natura inconsapevole, un luogo in cui non sarà importante essere "aggiornati", ma soltanto essere stati in grado di oltrepassare la soglia che ci divide dal mistero dell'immortalità.
Il carattere giocoso dei versi è sottolineato dall'uso abbondante del punto esclamativo, anche se in una seconda copia, inviata a Susan e identica nel testo, ED ne fa un uso più parsimonioso (sei contro i quindici della copia nei fascicoli).
Al verso 21 ho tradotto seguendo un'indicazione del Webster: "The term chart is applied to a marine map; map is applied to a draught of some portion of land."


F118 (1859) / J119 (1859)

Talk with prudence to a Beggar
Of "Potosi," and the mines!
Reverently, to the Hungry
Of your viands, and your wines!

Cautious, hint to any Captive
You have passed enfranchized feet!
Anecdotes of air, in Dungeons
Have sometimes proved deadly sweet!

    Parlate con prudenza a un Mendicante
Di "Potosí", e miniere!
Con tatto, a un Affamato
Di vivande, e vini!

Cauti, accennate a un qualsiasi Prigioniero
Che avete incontrato piedi affrancati!
Aneddoti d'aria, nelle Segrete
Si sono talvolta dimostrati fatalmente dolci!

È sempre pericoloso alimentare desideri, stuzzicare voglie in chi non ha la possibilità di soddisfarle; può anche essere dolce sognare l'impossibile, ma quasi sempre si rivela una dolcezza fatale.
Potosí (v. 2) è una città della Bolivia famosa per le sue miniere.


F119 (1859) / J120 (1859)

If this is "fading"
Oh let me immediately "fade"!
If this is "dying"
Bury me, in such a shroud of red!
If this is "sleep,"
On such a night
How proud to shut the eye!
Good evening, gentle Fellow men!
Peacock presumes to die!
    Se questo è lo "svanire"
Oh lasciate che io subito "svanisca"!
Se questo è il "morire"
Seppellitemi, in tale rosso sudario!
Se questo è il "sonno",
In tale notte
Com'è splendido chiudere gli occhi!
Buonasera, cortese Compagno degli uomini!
Il pavone si permette di morire!

Lo splendore del tramonto diventa metafora di una morte che è insieme grandiosa e portatrice di rinascita.
Al verso 8 "Fellow men" è tradotto da Silvio Raffo (Meridiano) con "razza umana" e da Barbara Lanati (Sillabe di seta) con "genere umano"; io l'ho interpretato come un saluto al sole, costante compagno degli uomini, un "pavone" che non teme il suo tramonto e anzi ne fa il suo momento più splendido.


F120 (1859) / J121 (1859)

As Watchers hang upon the East -
As Beggars revel at a feast
By savory fancy spread -
As Brooks in Deserts, babble sweet
On Ear too far for the delight -
Heaven beguiles the tired.

As that same Watcher, when the East
Opens the lid of Amethyst
And lets the morning go -
That Beggar, when an honored Guest -
Those thirsty lips to flagons pressed -
Heaven to us, if true.

    Come gli Insonni scrutano l'Est -
Come i Mendicanti godono a un banchetto
Imbandito da golosa fantasia -
Come i Ruscelli nel Deserto, mormorano dolci
A Orecchie troppo lontane per goderne -
Il Cielo alletta chi è stanco.

Come quello stesso Insonne, quando l'Est
Apre il coperchio d'Ametista
E lascia uscire il mattino -
O quel Mendicante, quando è Ospite onorato -
Quelle labbra assetate preme sulla caraffa -
Il Cielo è per noi, se esiste.

Il cielo come desiderio ultimo. Nella prima strofa come desiderio inappagato a cui tendere, come l'insonne al mattino, il mendicante a un banchetto per ora soltanto fantasticato o il dolce rumore della natura che non trova orecchie per le sue melodie. Nella seconda l'insonne e il mendicante appagano finalmente, e concretamente, quel desiderio, così come lo appagheremo noi quando arriveremo finalmente in quel cielo. Nell'ultimo verso, uno dei soliti guizzi dickinsoniani, dove il dubbio tende improvvisamente a rovesciare l'idilliaca immagine di un paradiso che forse esiste soltanto nella nostra fantasia.


F121 (1859) / J84 (1859)

Her breast is fit for pearls,
But I was not a "Diver".
Her brow is fit for thrones -
But I had not a crest.
Her heart is fit for home -
I - a sparrow - build there
Sweet of twigs and twine
My perennial nest.
    Il suo petto è fatto per le perle,
Ma io non sono un "Tuffatore".
La sua fronte è fatta per i troni -
Ma io non ho una corona.
Il suo cuore è fatto per il focolare -
Io - un passero - costruisco là
Leggiadro di rametti e intrecci
Il mio nido perenne.

La copia riportata sopra è quella nei fascicoli. Un'altra fu inviata a Susan, che la mandò poi a Samuel e Mary Bowles, visto che il manoscritto era fra quelli in possesso di questi ultimi. Al verso 5 della copia nei fascicoli ED scrisse prima "rest" ("riposo") seguito da una lineetta, quindi trasformò la lineetta in un segno "+", utilizzato per indicare le parole con delle varianti nel manoscritto; subito dopo scrisse "home", ovvero lo stesso termine usato in quel verso nella copia a Susan. Ho perciò scelto "home", visto che l'utilizzo in entrambe le copie fa presumere una preferenza.

L'immagine di una lei preziosa e nobile, troppo in alto per chi non è degno di cogliere quelle perle e di sedersi su quel trono. Ma al di là di quella lontananza, c'è comunque un cuore che batte per gli affetti intimi, un nido dove anche un umile passero può costruire il suo nido.
Il tuffatore e la perla sono anche nella J7-F16 e nella J452-F451, dove il "diver" diventa "malay".


F122 (1859) / J130 (1859)

These are the days when Birds come back -
A very few - a Bird or two -
To take a backward look.

These are the days when skies resume
The old - old sophistries of June -
A blue and gold mistake.

Oh fraud that cannot cheat the Bee.
Almost thy plausibility
Induces my belief,

Till ranks of seeds their witness bear -
And softly thro' the altered air
Hurries a timid leaf.

Oh sacrament of summer days,
Oh Last Communion in the Haze -
Permit a child to join -

Thy sacred emblems to partake -
Thy consecrated bread to take
And thine immortal wine!

    Questi sono i giorni in cui gli Uccelli tornano -
Molto pochi - un Uccello o due -
Per dare uno sguardo indietro.

Questi sono i giorni in cui i cieli riprendono
I vecchi - vecchi sofismi di giugno -
Un errore azzurro e dorato.

Oh frode che non può ingannare l'Ape.
La tua plausibilità quasi
Mi induce a credere,

Finché file di semi portano la loro testimonianza -
E soffice attraverso l'aria alterata
Si affretta una timida foglia.

Oh sacramento dei giorni d'estate,
Oh Ultima Comunione nella Foschia -
Permetti a una fanciulla di unirsi -

I tuoi sacri emblemi condividere -
Il tuo pane consacrato prendere
E il tuo vino immortale!

Oltre alla copia riportata sopra, nei fascicoli, ce ne sono altre due. Una inviata a Susan, con una variante al verso 3: "final" al posto di "backward" e una al verso 11: "swiftly" ("rapida") al posto di "softly"; un'altra limitata alle prime due strofe, con una seconda variante al verso 3: "parting" ("d'addio"). La poesia fu pubblicata, nella versione dei fascicoli, l'11 marzo 1864 nel "Drum Beat", un giornale pubblicato da Richard Salter Storrs Jr., un laureato all'Amherst College conoscente della famiglia Dickinson.

La fine dell'estate colta nella sua dolce e finale languidezza, con gli ultimi sussulti di una natura che sembra rifiutarsi di trasformarsi nel freddo inverno, e induce a illudersi su un impossibile permanere. Nelle ultime due strofe la fine dell'estate si trasforma in un sacramento finale, la cui solennità prelude all'immortalità.
Molto bella l'immagine della seconda strofa: l'errore azzurro e dorato di cieli che credono ancora di poter risplendere di luce estiva.


F123 (1859) / J131 (1859)

Besides the Autumn poets sing
A few prosaic days
A little this side of the snow
And that side of the Haze -

A few incisive mornings -
A few Ascetic eves -
Gone - Mr Bryant's "Golden Rod" -
And Mr Thomson's "sheaves."

Still, is the bustle in the Brook -
Sealed are the spicy valves -
Mesmeric fingers softly touch
The Eyes of many Elves -

Perhaps a squirrel may remain -
My sentiments to share -
Grant me, Oh Lord, a sunny mind -
Thy windy will to bear!

    Oltre l'Autunno i poeti cantano
Alcuni prosaici giorni
Un poco al di qua della neve
E al di là della Foschia -

Alcuni taglienti mattini -
Alcune Ascetiche sere -
Finita - la "Verga Dorata" di Bryant -
E i "covoni" di Thomson.

Silente, è il tramestio nel Torrente -
Sigillate sono le valve fragranti -
Mesmeriche dita sfiorano
Gli occhi di molti Elfi -

Forse uno scoiattolo rimane
A condividere i miei sentimenti -
Concedimi, Oh Signore, una mente solare -
Per sopportare il tuo ventoso volere!

Il tema è simile a quello della J130-F122, ma stavolta siamo sul crinale che divide l'autunno dall'inverno; un tempo "prosaico" perché spoglio delle immagini nette che caratterizzano una stagione ben definita. Qui la natura si è arresa, e si avvia verso l'immobilità e il silenzio del gelo invernale. Soltanto una cosa ci permetterà di sopportare i rigidi e ventosi rigori della stagione che verrà: una mente che conserva in sé il calore e la luce del sole.
Il primo verso è interpretato diversamente nelle tre versioni italiane che conosco di questa poesia: "Oltre l'autunno che i poeti cantano" (Bacigalupo); "C'è un altro autunno, che i poeti ignorano:" (Raffo nel Meridiano); "Oltre all'autunno i poeti / cantano certi giorni di prosa" (Gardini). Nelle prime due all'autunno cantato dai poeti si contrappongono i giorni prosaici descritti nei versi che seguono, e quel "prosaic" al secondo verso, contrapposto ai "poets" del primo, giustifica ampiamente questa interpretazione; io però preferisco la seconda ipotesi, come se ED avesse voluto dire "ci sono poeti che non si accontentano di cantare gli accesi colori dell'autunno, ma si rivolgono anche a giorni apparentemente più prosaici, a bellezze meno appariscenti ma non per questo meno affascinanti."
Ai versi 7 e 8 sono citati William Cullen Bryant (1794-1878), poeta americano, e James Thomson - o Thompson - (1700-1748), poeta scozzese. Marisa Bulgheroni, nelle sue note al Meridiano, ci informa che "[Di Bryant], autore di liriche romantiche, Emily ebbe forse in mente The Death of the Flowers dove, mentre la 'verga d'oro' si erge nel suo fulgore autunnale, il 'mite bocciolo' di una fanciulla sfiorisce nella morte. [Di Thomson] aveva, invece, letto il poemetto The Seasons, minuziosamente descrittivo."


F124 (versione 1859) / J216 (versione 1859)

Safe in their Alabaster Chambers -
Untouched by Morning
And untouched by Noon -
Sleep the meek members of the Resurrection -
Rafter of satin,
And Roof of stone.

Light laughs the breeze
In her Castle above them -
Babbles the Bee in a stolid Ear,
Pipe the Sweet Birds in ignorant cadence -
Ah, what sagacity perished here!

    Sicuri nelle loro Camere di Alabastro -
Non toccati dal Mattino
E non toccati dal Meriggio -
Dormono i miti membri della Resurrezione -
Trave di raso,
E Tetto di pietra.

Lieve ride la brezza
Nel suo Castello sopra di loro -
Borbotta l'Ape a uno stolido Orecchio,
Zufolano i Dolci Uccelli ignare cadenze -
Ah, quanta sagacia si spense qui!


F124 (versione 1861) / J216 (versione 1861)

Safe in their Alabaster Chambers -
Untouched by Morning
And untouched by Noon -
Lie the meek members of the Resurrection -
Rafter of Satin - and Roof of Stone!

Grand go the Years - in the Crescent - above them -
Worlds scoop their Arcs -
And Firmaments - row -
Diadems - drop - and Doges - surrender -
Soundless as dots - on a Disc of Snow -

    Sicuri nelle loro Camere di Alabastro -
Non toccati dal Mattino
E non toccati dal Meriggio -
Giacciono i miti membri della Resurrezione -
Trave di Raso - e Tetto di Pietra!

Grandiosi vanno gli Anni - nel Crescente - sopra di loro -
Mondi modellano le loro Arcate -
E Firmamenti - remano -
Diademi - cadono - e Dogi - si arrendono -
Silenziosi come briciole - su un Piatto di Neve -

I testi riportati sopra sono quelli nei fascicoli. La poesia fu oggetto di uno scambio epistolare con Susan (L238), che appuntò la sua attenzione soprattutto sulla seconda strofa, della quale esistono altre due varianti nel fascicolo contenente la seconda versione:

Springs - shake the sills -
But - the Echoes - stiffen -
Hoar - is the window -
And - numb - the door -
Tribes - of Eclipse - in Tents - of Marble -
Staples - of Ages - have buckled - there -


Springs - shake the seals -
But the silence - stiffens -
Frosts unhook - in the Northern Zones -
Icicles - crawl from polar Caverns -
Midnight in Marble -
Refutes - the Suns -

    Primavere - scuotono le soglie -
Ma - gli Echi - resistono -
Canuta - è la finestra -
E - torpida - la porta -
Tribù - di Eclissi - in Tende - di Marmo -
Ganci - di Secoli - sono fissati - là -


Primavere - scuotono i sigilli -
Ma il silenzio - resiste -
Ghiacci si staccano - nelle Nordiche Regioni -
Geli - strisciano da Caverne polari -
La Marmorea Mezzanotte -
Confuta - i Soli -

La versione 1859 fu pubblicata sullo "Springfield Daily Republican" del 1° marzo 1862 con il titolo "The Sleeping" ("I Dormienti"). Quella del 1861 era una delle quattro poesie accluse alla prima lettera a Higginson del 15 aprile 1862 (L260).

Le "stanze di alabastro" custodiscono coloro che hanno ormai valicato i confini della morte e sono in attesa diventare "membri della resurrezione". Non hanno più alcun contatto con il mondo che hanno lasciato, e la loro casa è metafora del mistero della morte: promessa preziosa di resurrezione e insieme intangibile tetto eterno.
Molto interessanti le quattro stesure della seconda strofa: nella versione 1859 la contrapposizione è con il mondo di fuori, con il proseguire della vita nelle sue manifestazioni più semplici e familiari; in quella del 1861 il contrasto diventa più maestoso: ciò che continua è l'immutabile corso dei cieli e della storia; nelle due varianti vengono invece accentuate le immagini della prima strofa: le tombe che resistono imperturbabili a ogni sollecitazione esterna e il gelo inestinguibile di una notte senza fine. Quando ED mandò a Susan la prima di queste due varianti scrisse all'inizio del biglietto: "Is this frostier?" ("È più gelida questa?").


F125 (1859) / J78 (1859)

A poor - torn heart - a tattered heart -
That sat it down to rest -
Nor noticed that the ebbing Day
Flowed silver to the west -
Nor noticed Night did soft descend -
Nor Constellation burn -
Intent upon the vision
Of latitudes unknown.

The angels - happening that way
This dusty heart espied -
Tenderly took it up from toil
And carried it to God -
There - sandals for the Barefoot -
There - gathered from the gales -
Do the blue havens by the hand
Lead the wandering Sails.

    Un povero - lacerato cuore - un cuore a brandelli -
Che si era seduto a riposare -
Non s'accorse che il declinante Giorno
Scendeva argenteo ad occidente -
Né s'accorse che la Notte mollemente calava -
Né dell'accendersi delle Costellazioni -
Assorto nella visione
Di latitudini ignote.

Gli angeli - passando per caso di là
Quel polveroso cuore scorsero -
Dolcemente lo sottrassero alle sue fatiche
E lo portarono a Dio -
Là - sandali per gli Scalzi -
Là - sottratti alle burrasche -
I porti celesti prendendoli per mano
Guidano gli erranti Velieri.

La copia riportata sopra è nei fascicoli. A una seconda, inviata a Susan, ED unì due immagini staccate da una copia di The Old Curiosity Shop di Dickens. Sotto, il manoscritto con le immagini che illustrano le due strofe: nella prima un uomo che bacia la mano a una fanciulla in un cimitero; nella seconda, una fanciulla, probabilmente la stessa del cimitero, adagiata su una nuvola e portata in cielo da tre angeli, mentre un quarto suona la cetra.


Dal sito www.emilydickinson.org curato da Martha Nell Smith

 
Dal sito della Harvard University Library
(img. 1)   (img. 2)

Nella prima strofa il declinare di una vita ormai stanca e lacerata, in una successione di giorno, tramonto, sera, notte, concluso da quello sguardo gettato pensosamente nel mistero. Nella seconda una morte raffigurata come un dolce approdo verso un porto nel quale ogni affanno terreno sarà superato.


F126 (1859) / J132 (1859)

I bring an unaccustomed wine
To lips long parching
Next to mine,
And summon them to drink;

Crackling with fever, they essay,
I turn my brimming eyes away,
And come next hour to look.

The hands still hug the tardy glass -
The lips I w'd have cooled, alas -
Are so superfluous cold -

I w'd as soon attempt to warm
The bosoms where the frost has lain
Ages beneath the mould -

Some other thirsty there may be
To whom this w'd have pointed me
Had it remained to speak -

And so I always bear the cup
If, haply, mine may be the drop
Some pilgrim thirst to slake -

If, haply, any say to me
"Unto the little, unto me,"
When I at last awake -

    Porto un vino inconsueto
A labbra da tempo inaridite
Vicine alle mie,
E le incito a bere;

Crepitanti dalla febbre, tentano,
Io distolgo i miei occhi traboccanti,
E torno dopo un'ora a controllare.

Le mani stringono ancora il tardivo bicchiere -
Le labbra che avrei voluto rinfrescare, ahimè -
Sono così esageratamente fredde -

Farei prima a tentare di scaldare
Petti dove il gelo si è insediato
Da secoli sottoterra -

Alcuni altri assetati potrebbero esserci
Ai quali costui mi avrebbe indirizzato
Gli fosse rimasta la parola -

E così porto sempre la coppa
Se, per caso, mia potesse essere la goccia
Che spegne la sete di qualche pellegrino -

Se, per caso, qualcuno mi dicesse
"All'umile, a me",
Quando alla fine mi risveglierò -

Una goccia nel mare della miseria umana, che continuiamo a offrire con la speranza che possa in qualche modo servire, a chi la riceve ma anche a noi, che prima o poi ci risveglieremo dal sogno della vita e saremo giudicati anche per quella piccola e apparentemente insignificante goccia.
La citazione al verso 21 è una sintesi di Matteo 25,40: "E il Re risponderà e dirà loro, In verità vi dico che quello che avrete fatto per il più umile dei miei fratelli l'avrete fatto per me."


F127 (1859) / J133 (1859)

As Children bid the Guest "Good Night"
And then reluctant turn -
My flowers raise their pretty lips -
Then put their nightgowns on.

As children caper when they wake -
Merry that it is Morn -
My flowers from a hundred cribs
Will peep, and prance again.

    Come i Bambini danno all'Ospite la "Buona Notte"
E poi riluttanti si girano -
I miei fiori sollevano i bordi graziosi -
Poi indossano la camicia da notte.

Come i bambini fanno capriole al risveglio -
Contenti che sia Giorno -
I miei fiori da cento culle
Sbirceranno, e si ergeranno di nuovo.

L'esuberante vitalità della natura, paragonata a quella di bambini che non vorrebbero mai andare a letto e si risvegliano felici del nuovo giorno che li attende.


F128 (1859) / J79 (1859)

Going to Heaven!
I dont know when -
Pray do not ask me how!
Indeed I'm too astonished
To think of answering you!
Going to Heaven!
How dim it sounds!
And yet it will be done
As sure as flocks go home at night
Unto the Shepherd's arm!

Perhaps you're going too!
Who knows?
If you sh'd get there first
Save just a little space for me
Close to the two I lost -
The smallest "Robe" will fit me
And just a bit of "Crown" -
For you know we do not mind our dress
When we are going home -

I'm glad I dont believe it
For it w'd stop my breath -
And I'd like to look a little more
At such a curious Earth!
I am glad they did believe it
Whom I have never found
Since the mighty autumn afternoon
I left them in the ground.

    Andare in Cielo!
Non so quando -
Vi prego di non chiedermi come!
Sono davvero troppo stupita
Per pensare di rispondervi!
Andare in Cielo!
Come suona indistinto!
Eppure sarà proprio così
Sicuro come greggi che tornano a casa di notte
Fra le braccia del Pastore!

Forse state andando anche voi!
Chi lo sa?
Se arrivaste là prima
Serbate giusto un posticino per me
Vicino ai due che ho perduto -
La "Veste" più modesta mi andrà bene
E appena un po' di "Corona" -
Perché si sa che non si bada agli abiti
Quando si torna a casa -

Sono contenta di non crederci
Perché mi mozzerebbe il fiato -
E vorrei dare qualche altra occhiata
A una Terra così strana!
Sono contenta che ci credessero
Coloro che non ho mai ritrovato
Da quel maestoso pomeriggio autunnale
In cui li lasciai nella terra.

Il linguaggio semplice, il ritmo lento e tranquillo dei versi possono a prima vista trasmettere il senso di pace e di sereno appagamento di un ineluttabile ritorno a casa, come quello di greggi che di notte tornano tranquillamente al loro ovile. In realtà la poesia è costruita su una duplice coppia di sentimenti contrastanti: nelle prime due strofe lo stupore e la sensazione indistinta di un viaggio verso l'ignoto, seguiti dalla rassicurante immagine del gregge e dalla descrizione di un luogo familiare, dove non c'è bisogno di stare a pensare cosa mettersi; nell'ultima il prepotente ritorno del dubbio, della paura di quel salto in territori sconosciuti contrapposta alla voglia di restare, di soddisfare il più a lungo possibile la curiosità verso un mondo imperfetto ma che ci offre sorprese in ogni momento, e poi, annunciata dal quinto verso della strofa, che rovescia il primo, una sorta di apparente rivalutazione della fede: sapere che coloro che hanno già affrontato la morte lo hanno fatto con quel consolatorio pensiero in mente ci aiuta a ricordarli con più serenità; ma la sensazione è che si tratti soltanto di un'illusione, di un modo per riuscire ad affrontare qualcosa il cui solo pensiero ci mozza il fiato.
Al verso 15 "the two I lost" sono verosimilmente gli stessi della J49-F39.
Nell'edizione Franklin la trascrizione di questa versione, quella nei fascicoli - un'altra fu inviata a Susan -, è priva del verso 18 ("For you know we do not mind our dress"); si tratta chiaramente di un refuso di stampa, visto che la numerazione dei versi, riportata a destra ogni cinque, è corretta.


F129 (1859) / J80 (1859)

Our lives are Swiss -
So still - so Cool -
Till some odd afternoon
The Alps neglect their Curtains
And we look farther on!

Italy stands the other side!
While like a guard between -
The solemn Alps -
The siren Alps
Forever intervene!

    Le nostre vite sono Svizzere -
Così quiete - così Fredde -
Finché un qualche insolito pomeriggio
Alle Alpi sfuggono le Tende
E noi guardiamo oltre l'usato!

L'Italia si estende dall'altro lato!
Ma come un custode nel mezzo -
Le Alpi solenni -
Le Alpi sirene
Per sempre si frappongono!

Gli istanti in cui ci accade di poter sbrigliare liberamente la nostra fantasia sono pochi, insoliti e fuggevoli. Talvolta riusciamo a coglierli, a guardare al di là della noiosa routine quotidiana, ma quelle tende aperte per un momento si richiudono subito e ci lasciano soltanto il rimpianto dell'impossibile, custodito da barriere invalicabili.
L'Italia è citata soltanto in un'altra poesia di ED, la J312-F600, dove è ricordata come il luogo in cui fu sepolta Elizabeth Barrett Browning.


F130 (1860) / J164 (1860)

"Mama" never forgets her birds,
Though in another tree.
She looks down just as often
And just as tenderly,
As when her little mortal nest
With cunning care she wove -
If either of her "sparrows fall",
She "notices" above.
    "Mamma" non dimentica mai i suoi uccelli,
Anche se in un altro albero.
Guarda giù così spesso
E così teneramente,
Come quando il suo piccolo nido mortale
Con abile cura intrecciava -
Se uno o l'altro dei suoi "passeri cade",
Lei "se ne accorge" lassù.

Inviata a Louise Norcross dopo la morte della madre Lavinia, zia di ED, il 17 aprile 1860. Il manoscritto è perduto e il testo deriva da una trascrizione di Frances Norcross, che annotò: "a Loo dopo la morte della mamma". Le due cugine di ED avevano 18 e 12 anni.

Un tenero ricordo della zia prediletta, ormai "in another tree" ma sempre vigile e materna per i "passeri" che ha lasciato quaggiù.


F131 (1860) / J163 (1860)

Tho' my destiny be Fustian -
Her's be damask fine -
Tho' she wear a silver apron -
I, a less divine -

Still, my little Gypsey being
I would far prefer -
Still, my little sunburnt bosom
To her Rosier -

For, when Frosts, their punctual fingers
On her forehead lay,
You and I, and Dr Holland,
Bloom Eternally!

Roses of a steadfast summer
In a steadfast land -
Where no Autumn lifts her pencil -
And no Reapers stand!

    Malgrado il mio destino sia di Fustagno -
Il suo di damasco fine -
Malgrado ella indossi un argenteo grembiule -
Io, uno meno divino -

Eppure, la mia piccola Zingaresca esistenza
Di gran lunga preferisco -
Eppure, il mio piccolo seno bruciato dal sole
Al suo più Roseo -

Perché, quando le Gelate, le loro puntuali dita
Sulla sua fronte poseranno,
Tu ed io, e il Dottor Holland,
Fioriremo Eternamente!

Rose di un'immutabile estate
In un'immutabile regione -
Dove nessun Autunno alza il pennello -
E non ci sono Mietitori!

La versione riportata sopra è quella nei fascicoli. Un'altra, il cui manoscritto è perduto e che era evidentemente accompagnata da una rosa, fu inviata a Elizabeth Holland, moglie del dottor Holland, nell'estate del 1860 e poi trascritta da Mabel Todd per l'edizione delle Lettere del 1894.

Di fronte alla perfetta bellezza di una rosa le nostre umili e sofferte esistenze possono apparire molto meno "divine", ma è una bellezza destinata a sfiorire presto, a non lasciare traccia di sé, mentre noi siamo destinati a un'immortalità dove il pennello dell'autunno non avrà spazio, un'eterna estate dove la falce della morte sarà sconosciuta.


F132 (1860) / J160 (1860)

Just lost, when I was saved!
Just felt the world go by!
Just girt me for the onset with Eternity,
When breath blew back,
And on the other side
I heard recede the disappointed tide!

Therefore, as One returned, I feel,
Odd secrets of the line to tell!
Some Sailor, skirting foreign shores -
Some pale Reporter, from the awful doors
Before the Seal!

Next time, to stay!
Next time, the things to see
By ear unheard,
Unscrutinized by eye -

Next time, to tarry,
While the Ages steal -
Slow tramp the Centuries,
And the Cycles wheel!

    Perduta, quando ero in salvo!
Già sentivo il mondo passare!
Già mi accingevo allo scontro con l'Eternità,
Quando il respiro fu spinto indietro,
E dall'altra parte
Udii arretrare la marea delusa!

Perciò, come Una che è tornata, mi sento,
Insoliti segreti di confine da narrare!
Un po' Marinaio, che costeggia rive straniere -
Un po' pallida Cronista, dalle terribili porte
Prima del Suggello!

La prossima volta, restare!
La prossima volta, le cose svelare
Da orecchio mai udite,
Mai da occhio scrutate -

La prossima volta, fermarsi,
Mentre Ere scivolano via -
Lenti procedono i Secoli,
E Cicli ruotano!

Una morte ormai accettata si ritira e il ritorno del respiro significa anche che il mistero è rimasto irrisolto; quello sfiorare l'ultimo l'istante lascia la sensazione di un viaggio incompiuto, di cui non possiamo dire nulla. Ma basta saper aspettare, perché quel viaggio verso l'eternità, verso lo svelamento del mistero, sarà inevitabile.
Il maestoso e inafferrabile ciclo del tempo eterno descritto negli ultimi tre versi è molto simile a quello della seconda strofa della J216-F124 (versione 1861).


F133 (1860) / J151 (1859)

Mute thy Coronation -
Meek my Vive le roi,
Fold a tiny courtier
In thine Ermine, Sir,
There to rest revering
Till the pageant by,
I can murmur broken,
Master, It was I -
    Muta la tua Incoronazione -
Umile il mio Vive le roi,
Avvolgi un minuto cortigiano
Nel tuo Ermellino, Signore,
Là resterò riverente
Finché passato il corteo,
Potrò mormorare malferma,
Maestro, ero io -

L'estatica ammirazione per un "Master", citato più volte sia nelle poesie che nelle lettere, la cui identità ha resistito a tutti gli attacchi dei biografi dickinsoniani.
Nelle note del Meridiano, Marisa Bulgheroni fa un interessante riferimento a Whitman: "...la richiesta dell'io poetante (Fold a tiny courtier / In thine Ermine, Sir, vv. 3 e 4) è audace quanto quella formulata da Walt Whitman in Foglie d'erba: «Or, if you will, thrusting me beneath your clothing...» («O, se vuoi, infilami sotto i vestiti...»)." [Dalla quinta parte di Leaves of Grass (ediz. 1892): Calamus, Whoever You Are Holding Me Now in Hand.]


F134 (1860) / J213 (1860)

Did the Harebell loose her girdle
To the lover Bee
Would the Bee the Harebell hallow
Much as formerly?

Did the "Paradise" - persuaded -
Yield her moat of pearl -
Would the Eden be an Eden,
Or the Earl - an Earl?

    Se la Campanula si slacciasse il corsetto
Per il Bombo innamorato
Il Bombo la Campanula adorerebbe
Tanto quanto prima?

Se il "Paradiso" - persuaso -
Concedesse il suo fossato di perla -
L'Eden sarebbe un Eden,
O il Conte - un Conte?

Ardito parallelo fra il concedersi troppo facilmente a uno spasimante e lo scoprire la realtà di un Paradiso che magari si rivelerà deludente. Negli ultimi due versi leggo lo svilirsi di un aldilà fattosi concreto, dove il rango estatico e nobile promessoci dalla fede ci riserverà molto probabilmente, se dovesse infine dimostrarsi reale, qualche sgradita sorpresa.
Per la traduzione di "bee" con "bombo" vedi J206-F235 e la J211-F205.


F135 (1860) / J159 (1860)

A little Bread - a crust - a crumb -
A little trust - a demijohn -
Can keep the soul alive -
Not portly, mind! but breathing - warm -
Conscious - as old Napoleon,
The night before the crown!

A modest lot - A fame petite -
A brief Campaign of sting and sweet
Is plenty! Is enough!
A Sailor's business is the shore!
A Soldier's - balls! Who asketh more,
Must seek the neighboring life!

    Un po' di Pane - una crosta - una briciola -
Un po' di speranza - una damigiana -
Possono tenere viva l'anima -
Non grassa, badate! ma palpitante - calda -
Consapevole - come il vecchio Napoleone,
La notte prima dell'incoronazione!

Una sorte modesta - Una fama piccina -
Una breve Campagna di amaro e dolce
È molto! È abbastanza!
Il compito di un Marinaio è la riva!
Del Soldato - I proiettili! Chi chiede di più,
Deve cercare nell'altra vita!

La vita terrena può sembrare ricca, vasta nei suoi multiformi aspetti, dallo sfarzo del trono alla briciola che basta appena a sfamare, ma dobbiamo essere consapevoli che tutto ciò appartiene alla cerchia ristretta del nostro destino mortale; per trovare di più, per sperimentare qualcosa che vada ben al di là di quello che la vita ci concede dobbiamo guardare oltre, a quello che ci aspetta dopo la morte.


F136 (1860) / J73 (1859)

Who never lost, are unprepared
A Coronet to find!
Who never thirsted
Flagons, and Cooling Tamarind!

Who never climbed the weary league -
Can such a foot explore
The purple territories
On Pizarro's shore?

How many Legions overcome -
The Emperor will say?
How many Colors taken
On Revolution Day?

How many Bullets bearest?
Hast Thou the Royal scar?
Angels! Write "Promoted"
On this Soldier's brow!

    Chi non l'ha mai persa, è impreparato
A trovare una Corona!
Chi non ha mai avuto sete
Caraffe, e Fresco Tamarindo!

Chi non ha mai scalato impervie leghe -
Può un piede siffatto esplorare
I purpurei territori
Dei lidi di Pizarro?

Quante Legioni sopraffatte -
Lo dirà l'Imperatore?
Quante Insegne prese
Il Giorno della Rivoluzione?

Quanti Proiettili sopportati?
Hai Tu la Regale cicatrice?
Angeli! Scrivete "Promosso"
Sulla fronte di questo Soldato!

La metafora militare sottintende la vita come una lotta, con sconfitte che rendono possibili le vittorie e faticose scalate che ci allenano a esplorare gli esotici territori del mistero. Soltanto dopo queste battaglie, dopo aver affrontato gli innumerevoli proiettili del destino, potremo esibire, agli angeli che ci aspettano, le nobili cicatrici che ci daranno il diritto di essere premiati.


F137 (1860) / J74 (1859)

A Lady red - amid the Hill
Her annual secret keeps!
A Lady white, within the Field
In placid Lily sleeps!

The tidy Breezes, with their Brooms -
Sweep vale - and hill - and tree!
Prithee, My pretty Housewives!
Who may expected be?

The Neighbors do not yet suspect!
The Woods exchange a smile!
Orchard, and Buttercup, and Bird -
In such a little while!

And yet, how still the Landscape stands!
How nonchalant the Hedge!
As if the "Resurrection"
Were nothing very strange!

    Una Dama rossa - fra le Colline
Mantiene il suo segreto annuale!
Una Dama bianca, in mezzo ai Campi
Fra placidi Gigli riposa!

Le linde Brezze, con le loro Ramazze -
Spazzano valli - e colline - e alberi!
Di grazia, Mie graziose Massaie!
Chi sarà mai l'atteso?

I Vicini non sospettano ancora!
I Boschi si scambiano un sorriso!
Frutteti, e Ranuncoli, e Uccelli -
Lo faranno fra poco!

Eppure, come resta tranquillo il Paesaggio!
Che noncuranza la Siepe!
Come se la "Resurrezione"
Non fosse davvero nulla di strano!

L'arrivo dell'estate accostato alla resurrezione del penultimo verso. Nella prima strofa la dama rossa (estate/resurrezione) è contrapposta alla dama bianca (inverno/morte); nella seconda il preannuncio dell'estate è immaginato come una brezza che spazza via i rigori dell'inverno e fa presagire un risveglio; nelle ultime due gli uomini sono ancora ignari di quell'arrivo, mentre la natura già si sta preparando all'evento, ma senza farci troppo caso, perché la sua resurrezione, al contrario della nostra, non ha niente di speciale: è un ciclo che si ripete anno per anno e non ha nulla di misterioso e inconoscibile.
In un'altra copia, inviata a Susan, c'è una variante nel quarto verso: "In chintz and lily, sleeps." ("In chintz e gigli, riposa.").


F138 (1860) / J126 (1859)

To fight aloud, is very brave -
But gallanter, I know
Who charge within the bosom
The Cavalry of Woe -

Who win, and nations do not see -
Who fall - and none observe -
Whose dying eyes, no Country
Regards with patriot love -

We trust, in plumed procession
For such, the Angels go -
Rank after Rank, with even feet -
And Uniforms of snow.

    Combattere a voce alta, è da coraggiosi -
Ma più valorosi, conosco
Che assaltano nel petto
La Cavalleria del Dolore -

Che vincono, e le nazioni non vedono -
Che cadono - e nessuno osserva -
I cui occhi morenti, nessun Paese
Guarda con patriottico amore -

Confidiamo, che in piumata processione
Per loro, gli Angeli andranno -
Schiera dopo Schiera, con passo cadenzato -
E Uniformi di neve.

Per lottare in silenzio contro il dolore dell'anima ci vuole più coraggio di quanto ce ne voglia per affrontare una battaglia in campo aperto. Ma sono guerre a cui nessuno guarda, e la medaglia al valoroso combattente, vittorioso o sconfitto, potrà essere assegnata soltanto dalle schiere di angeli che lo accoglieranno nell'aldilà.
Al primo verso ho tradotto letteralmente "aloud" perché credo che il senso sia "combattere in modo esteriore", con un'immagine contrapposta al silenzio della lotta interiore.


F139 (1860) / J127 (1859)

"Houses" - so the Wise men tell me -
"Mansions"! Mansions must be warm!
Mansions cannot let the tears in -
Mansions must exclude the storm!

"Many Mansions", by "his Father" -
I don't know him; snugly built!
Could the children find the way there -
Some, would even trudge tonight!

    "Case" - così i Sapienti mi dicono -
"Dimore"! Le Dimore devono essere calde!
Le Dimore non ammettono lacrime -
Le Dimore lasciano fuori la tempesta!

"Molte Dimore", presso "suo Padre" -
Che Io non conosco; costruite con cura!
Potessero i Fanciulli trovarne la strada -
Qualcuno, ci andrebbe persino carponi stanotte!

È difficile trovare la strada di quelle dimore celesti promesse da un padre misterioso e inconoscibile. Dovranno certamente essere luoghi privi di gelo, di lacrime, di tempeste reali o intime, ma trovarli, e soprattutto crederci, ci sembra così arduo che non esiteremmo davanti a nulla se solo riuscissimo a distinguere la via per arrivarci.
La citazione, quasi letterale, al verso 5 è dal Vangelo secondo Giovanni 14,2: "Nella casa di mio Padre ci sono molte dimore: se non fosse così ve l'avrei detto. Vado a preparare il posto per voi."


F140 (1860) / J128 (1859)

Bring me the sunset in a cup -
Reckon the morning's flagons up
And say how many Dew -
Tell me how far the morning leaps -
Tell me what time the weaver sleeps
Who spun the breadths of blue!

Write me how many notes there be
In the new Robin's extasy
Among astonished boughs -
How many trips the Tortoise makes -
How many cups the Bee partakes,
The Debauchee of Dews!

Also, who laid the Rainbow's piers,
Also, who leads the docile spheres
By withes of supple blue?
Whose fingers string the stalactite -
Who counts the wampum of the night
To see that none is due?

Who built this little Alban House
And shut the windows down so close
My spirit cannot see?
Who'll let me out some gala day
With implements to fly away,
Passing Pomposity?

    Portatemi il tramonto in una coppa -
Calcolate le caraffe del mattino
E ditemi quant'è la Rugiada -
Ditemi fin dove si spinge il mattino -
Ditemi a che ora va a dormire il tessitore
Che filò le vastità d'azzurro!

Scrivetemi quante note ci sono
Nell'estasi del nuovo Pettirosso
Fra gli attoniti rami -
Quanti viaggi fa la Tartaruga -
Quante coppe consuma l'Ape,
La Dissoluta di Rugiade!

Ancora, chi posò i piloni dell'Arcobaleno,
Ancora, chi guida le docili sfere
Con vimini di flessibile azzurro?
Di chi le dita che tendono le stalattiti -
Chi conta le perline della notte
Per vedere che nessuna manchi?

Chi costruì questa piccola Candida Casa
E chiuse così bene le finestre
Da impedire al mio spirito di vedere?
Chi mi farà uscire in qualche giorno di gala
Con strumenti per volare via,
Superando ogni Pomposità?

La versione è quella trascritta nei fascicoli; in un'altra copia, inviata a Susan, c'è una variante al verso 10: "Mullet" ("Muggine") al posto di "Tortoise".

Una serie ininterrotta di domande sui misteri del cielo e della terra, aperta dall'imperiosa richiesta del primo, bellissimo, verso, che sembra voler racchiudere la vastità e la magnificenza del creato in una coppa da poter stringere in mano, come un voler appropriarsi della misteriosa bellezza che ci circonda. Nell'ultima strofa le domande si trasformano in desiderio: uscire dal mondo della costrizione, della pomposità rivolta solo all'apparenza, per volare via verso i confini liberi e aperti del cielo, e della conoscenza.


F141 (1860) / J75 (1859)

She died at play -
Gambolled away
Her lease of spotted hours,
Then sank as gaily as a Turk
Upon a Couch of flowers -

Her ghost strolled softly o'er the hill -
Yesterday, and Today -
Her vestments as the silver fleece -
Her countenance as spray -

    Ella morì giocando -
Saltellò via
Dal suo affitto di ore variopinte,
Poi affondò gaia come un Turco
In un Giaciglio di fiori -

Il suo fantasma vagò lieve sulla collina -
Ieri, e Oggi -
Come un vello d'argento le sue vesti -
Simile a un soffio il suo aspetto -

Un affidarsi alla morte come se fosse la gioiosa conclusione di un gioco, di ore variopinte il cui affitto è ormai scaduto e dalle quali allontanarsi senza rimpianti, per immergersi nuovamente in quella natura lussureggiante che ci ha generato, lasciando dietro di sé un ricordo luminoso e impalpabile.


F142 (1860) / J129 (1859)

Cocoon above! Cocoon below!
Stealthy Cocoon, why hide you so
What all the world suspect?
An hour, and gay on every tree
Your secret, perched in extasy
Defies imprisonment!

An hour in chrysalis to pass -
Then gay above receding grass
A Butterfly to go!
A moment to interrogate,
Then wiser than a "Surrogate,"
The Universe to know!

    Bozzolo sopra! Bozzolo sotto!
Furtivo Bozzolo, perché nascondi così
Ciò che tutti sospettano?
Un'ora, e allegro su ogni albero
Il tuo segreto, posatosi nell'estasi
Sfiderà la prigione!

Un'ora in crisalide passare -
Poi allegra sull'erba che arretra
Come Farfalla andare!
Un momento per interrogare,
Poi più saggia di un "Surrogato",
L'Universo conoscere!

Il bozzolo/corpo, in cui l'anima/farfalla sosta lo spazio di un istante, per poi liberarsi e volare verso lo svelamento del mistero, non come un surrogato, o un delegato, del corpo, ma come l'essenza stessa dell'essere uomo.


F143 (1860) / J76 (1859)

Exultation is the going
Of an inland soul to sea,
Past the houses - past the headlands,
Into deep Eternity -

Bred as we, among the mountains,
Can the sailor understand
The divine intoxication
Of the first league out from land?

    Esultanza è l'andare
Di un'anima di terra verso il mare,
Via da case - via da promontori,
Nella profonda Eternità -

Come noi, cresciuti fra le montagne,
Può il marinaio comprendere
La divina ebbrezza
Della prima lega al largo dalla terra?

La copia riportata sopra è quella inviata a Susan. L'altra, nei fascicoli, ha il sesto e l'ultimo verso troncati ("mounta[ins]") e "Lan[d]") a causa di un taglio nell'estremita del foglio che la contiene (vedi anche la J77-F144).

Il misterioso e affascinante viaggio verso il mare dell'eternità, lontano dalle costrizioni della vita mortale, di chi non ha mai visto altro che terra.


F144 (1860) / J77 (1859)

I never hear the word "Escape"
Without a quicker blood!
A sudden expectation!
A flying attitude!

I never hear of prisons broad
By soldiers battered down -
But I tug, childish, at my bars
Only to fail again!

    Non sento mai la parola "Fuga"
Senza un ribollire del sangue!
Un'improvvisa aspettativa!
Un dispormi a volare!

Non sento mai di vaste prigioni
Da soldati abbattute -
Senza scuotere, infantilmente, le mie sbarre
Solo per fallire di nuovo!

La copia riportata sopra è quella inviata a Susan. L'altra, nei fascicoli, ha il settimo verso troncato ("bar[s]") a causa di un taglio nell'estremita del foglio che la contiene (vedi anche la J76-F143).

La fantasia può accendersi al solo udire una parola di libertà, ma la realtà è fatta di sbarre che rifiutano di aprirsi per farci volare via.
Il "childish" del penultimo verso sintetizza l'inutilità della lotta contro le sbarre della vita: quando tentiamo di forzarle sembriamo come bambini che provano a fare qualcosa di molto più grande di loro.


F145 (1860) / J59 (1859)

A little East of Jordan,
Evangelists record,
A Gymnast and an Angel
Did wrestle long and hard -

Till morning touching mountain -
And Jacob, waxing strong,
The Angel begged permission
To Breakfast - to return -

Not so, said cunning Jacob!
"I will not let thee go
Except thou bless me" - Stranger!
The which acceded to -

Light swung the silver fleeces
"Peniel" Hills beyond,
And the bewildered Gymnast
Found he had worsted God!

    Poco a Est del Giordano,
Registrano gli Evangelisti,
Un Atleta e un Angelo
Lottarono a lungo e duramente -

Finché il mattino toccò la montagna -
E a Giacobbe, più in forze,
L'Angelo implorò il permesso
Di fare Colazione - per poi tornare -

Certo che no, disse l'astuto Giacobbe!
"Non ti lascerò andare
Salvo che tu non mi benedica" - Straniero!
Non appena accettato ciò -

Lievi ondeggiarono i velli d'argento
Oltre i Colli di "Peniel",
E lo sconcertato Atleta
Scoprì d'aver sconfitto Dio!

Il testo riportato sopra è quello trascritto nei fascicoli. Una versione con molte varianti, probabilmente da una copia inviata a Susan ora perduta, fu pubblicata in The Single Hound (a cura di Martha Dickinson Bianchi, Boston, 1914):

A little over Jordan,
As Genesis record,
An Angel and a Wrestler
Did wrestle long and hard.

Till, morning touching mountain,
And Jacob waxing strong,
The Angel begged permission
To brakfast and return.

Not so, quoth wily Jacob
And girt his loins anew,
"Until thou bless me, stranger!"
The which acceded to:

Light swung the silver fleeces
Peniel hills among,
And the astonished Wrestler
Found he has worsted God!

    Poco oltre il Giordano,
Come registra la Genesi,
Un Angelo e un Lottatore
Lottarono a lungo e duramente.

Finché, il mattino toccò la montagna,
E a Giacobbe più in forze,
L'Angelo implorò il permesso
Di fare colazione e poi tornare.

Certo che no, proferì lo scaltro Giacobbe
E si cinse di nuovo i lombi,
"Finché tu non mi benedica, straniero!"
Non appena accettato ciò:

Lievi ondeggiarono i velli d'argento
Fra i colli di Peniel,
E lo stupefatto Lottatore
Scoprì d'aver sconfitto Dio!

La lotta di Giacobbe con l'angelo (in realtà in Genesi 32 la lotta di Giacobbe è con un uomo che poi si rivela essere Dio) si presta a diverse interpretazioni: "archetipo... della contesa con Dio e della caccia al divino" o anche "metafora della lotta del poeta con la parola." (Marisa Bulgheroni, nelle note al Meridiano); "lotta del poeta con il proprio demone" (Bianca Tarozzi nelle note a La bambina cattiva). In questa poesia mi sembra che prevalga la "contesa con Dio", che diventa una sorta di stato permanente della vita, come se fossimo per tutta la nostra esistenza in lotta con un mistero che rifiuta ostinatamente di farsi riconoscere. La citazione biblica dei versi 10 e 11 - Genesi 32,27, o 32,26 nella King James - la interpreto come l'unico modo di svelare quel volto sconosciuto ("Peniel" - o anche "Penuel" - al verso 14, ovvero il nome che Giacobbe diede al luogo della lotta, significa in ebraico "volto di Dio"): essere benedetti dalla grazia delle fede, in quanto la lotta della ragione non riuscirebbe mai vittoriosa in quella contesa.
Interessante è il rovesciamento che ED fece di questi due versi a conclusione di due lettere scritte nel suo ultimo anno di vita, dove cita lo stesso episodio biblico, a Sarah Tuckerman nel marzo 1886 (L1035) e a Higginson della primavera 1886 (L1042): "I will not let thee go except I bless thee" ("Non ti lascerò andare salvo che io non ti benedica"). Qui la grazia sembra andare in senso contrario, come se fosse l'uomo a concedere a Dio l'esistenza, riconoscendone con la ragione l'ineluttabile necessità. Ma le parole che seguono la citazione biblica nella lettera a Higginson: "Pugilist and Poet, Jacob was correct -" ("Pugile e Poeta, Giacobbe aveva ragione -") suggeriscono anche la metafora già ricordata della lotta del poeta con la parola, unico possibile sostituto di Dio (vedi le pagine che dedica a questa poesia Cynthia Griffin Wolff nel suo Emily Dickinson, Perseus Book, Reading, Massachusetts, 1988, pagg. 151-152).


F146 (1860) / J148 (1859)

All overgrown by cunning moss,
All interspersed with weed,
The little cage of "Currer Bell"
In quiet "Haworth" laid.

This Bird - observing others
When frosts too sharp became
Retire to other latitudes -
Quietly did the same -

But differed in returning -
Since Yorkshire hills are green -
Yet not in all the nests I meet -
Can Nightingale be seen -

Or,

Gathered from many wanderings -
Gethsemane can tell
Thro' what transporting anguish
She reached the Asphodel!

Soft fall the sounds of Eden
Upon her puzzled ear -
Oh what an afternoon for Heaven,
When "Bronte" entered there!

    Tutta ricoperta di abile muschio,
Tutta cosparsa di gramigna,
La gabbietta di "Currer Bell
Nella tranquilla "Haworth" giace.

Questo Uccello - notando che altri
Una volta diventato il gelo troppo tagliente
Si ritirano in altre latitudini -
Silenziosamente fece lo stesso -

Ma si differenziò nel ritorno -
Poiché le colline dello Yorkshire sono verdi -
Eppure in nessuno dei nidi che incontro -
Può esser visto l'Usignolo -

Oppure,

Accolta dopo molti vagabondaggi -
Getsemani può dire
Attraverso quale estatica angoscia
Raggiunse l'Asfodelo!

Soffici cadono i suoni dell'Eden
Sul suo orecchio perplesso -
Oh che pomeriggio per il Cielo,
Quando "Brontë" vi entrò!

Ho riportato il testo così come scritto nei fascicoli; l'indicazione "Or" fra la terza e quarta strofa indica chiaramente che le ultime due sono alternative alla seconda e terza.

Dedicata a Charlotte Brontë e probabilmente scritta per il quarto (Johnson) o quinto (Franklin) anniversario della sua morte (31 marzo 1855). "Currer Bell" (v. 3) era lo pseudonimo maschile di cui si servì talvolta la scrittrice, e "Haworth" (v. 4) il luogo in cui visse ed è sepolta.
Nella prima delle due varianti il ricordo è accostato all'immagine dell'uccello che lascia il nido per migrare verso regioni più propizie; una migrazione, però, diversa da quelle solite, visto che non prevede ritorno. Nella seconda l'immagine naturale lascia il posto al dolore della vita, alla sorpresa per il luogo misterioso che l'ha accolta e al valore per il cielo di quell'arrivo così importante.


F147 (1860) / J100 (1859)

A science - so the Savants say,
"Comparative Anatomy" -
By which a single bone -
Is made a secret to unfold
Of some rare tenant of the mold -
Else perished in the stone -

So to the eye prospective led,
This meekest flower of the mead
Upon a winter's day,
Stands representative in gold
Of Rose and Lily, manifold,
And countless Butterfly!

    Una scienza - così dicono i Sapienti,
"Anatomia Comparata" -
Dalla quale un singolo osso -
È costretto a svelare il segreto
Di qualche raro inquilino dello scavo -
Altrimenti scomparso nella pietra -

Così all'occhio che vede il futuro,
Il più timido fiore del prato
In un giorno d'inverno,
È dorata rappresentazione
Di Rose e Gigli, molteplici,
E d'innumerevoli Farfalle.

Le minuziose indagini della scienza svelano segreti altrimenti invisibili, ma basta un occhio capace di guardare in prospettiva per vedere in un semplice fiore, spuntato timidamente quando è ancora inverno, il preludio della rinascita primaverile.
Nelle note al Meridiano, Marisa Bulgheroni ci informa che: "Dalle lezioni dell'allora famoso Edward Hitchcock, suo professore di scienze naturali all'Amherst Academy, Emily era a conoscenza dei metodi grazie ai quali il paleontologo era in grado di ricostruire lo scheletro di uno dei dinosauri preistorici vissuti nella zona dalle poche ossa rinvenute."
Il tema del fiore messaggero di primavera, là contrapposto alle arti della parola anziché alla scienza, è anche nella J97-F76.


F148 (1860) / J101 (1859)

Will there really be a "morning"?
Is there such a thing as "Day"?
Could I see it from the mountains
If I were as tall as they?

Has it feet like Water lilies?
Has it feathers like a Bird?
Is it brought from famous countries
Of which I have never heard?

Oh some Scholar! Oh some Sailor!
Oh some Wise Man from the skies!
Please to tell a little Pilgrim
Where the place called "morning" lies!

    Ci sarà davvero un "mattino"?
C'è una cosa come il "Giorno"?
Potrei vederlo dai monti
Se fossi alta come loro?

Ha piedi simili a Ninfee?
Ha penne come un Uccello?
Proviene da famose regioni
Di cui non ho mai udito?

Oh qualche Studioso! Oh qualche Marinaio!
Oh qualche Sapiente dai cieli!
Vi prego di dire alla piccola Pellegrina
Dove si trova il luogo chiamato "mattino"!

Cerchiamo sempre un "mattino", un risveglio che porti luce e rinascita, ma quasi sempre la nostra ricerca non ha effetto e ci chiediamo allora se quel mattino esiste davvero e, magari, se siamo noi a non saperlo vedere, perché non riusciamo a spingere lo sguardo al di là di ciò che lo nasconde.


F149 (1860) / J102 (1859)

Great Caesar! Condescend
The Daisy, to receive,
Gathered by Cato's Daughter,
With your majestic leave!
    Grande Cesare! Acconsenti
La Margherita, a ricevere,
Raccolta dalla Figlia di Catone,
Col tuo regale permesso!

Probabile copia, nei fascicoli, di un biglietto spedito ad Austin; il "Grande Cesare" è Austin, Catone il padre, e la figlia è naturalmente la stessa Emily, che offre umilmente una margherita al fratello.
Marisa Bulgheroni, nelle note al Meridiano, scrive che "Porzia, la figlia di Catone, era la protagonista della tragedia omonima di Joseph Addison (Cato, 1713), autore popolare in famiglia.", ma nella tragedia di Allison la figlia di Catone si chiama Marcia, e "Portius" è il figlio; visto che ED scrive "Cato's Daughter", senza farne il nome, l'ipotesi è comunque plausibile, anche se il riferimento letterario che a me sembra più probabile è il Giulio Cesare shakespeariano, dove Porzia, moglie di Bruto, dice (II, i, 294-295): "I grant I am a woman; but withal / A woman well reputed: Cato's daughter." ("sarò una donna: ma una donna / stimata, la figlia di Catone." - trad. di Sergio Perosa).


F150 (1860) / J60 (1859)

Like her the Saints retire,
In their Chapeaux of fire,
Martial as she!

Like her the Evenings steal
Purple and Cochineal
After the Day!

"Departed" - both - they say!
i.e., gathered away,
Not found,

Argues the Aster still -
Reasons the Daffodil
Profound!

    Come lei i Santi si ritirano,
Nelle loro Cappelle di fuoco,
Marziali quanto lei!

Come lei le Sere rubano
Porpora e Cocciniglia
Dopo il Giorno!

"Partite" - entrambe - dicono!
Cioè, unite lontano,
Introvabili,

Arguisce l'Aster immoto -
Ragiona la Giunchiglia
Profonda!

Oltre alla copia riportata sopra, nei fascicoli, c'è un altro manoscritto, inviato a Susan, senza divisione in strofe e con due varianti: al verso 2: "a Chapeau" ("una Cappella") al posto di "their Chapeaux" e al verso 6 "Unto" ("Al") al posto di "After".

La "her" delle prime due strofe, una lei che si è allontanata portandosi via i vividi colori del tramonto, sembra come sdoppiarsi nella terza strofa, e il fatto che i versi siano stati inviati a Susan fa pensare che questo sdoppiamento, e il ritrovarsi lontano, unite e introvabili, sia in realtà il desiderio di chi non accettava la separazione, resa forse ancora più dolorosa dalla vicinanza fisica, dall'amica che un tempo sentiva così vicina.
Nel secondo verso "Chapeaux" è termine francese che significa "cappelli"; ho tradotto con "cappelle", più consone ai santi, perché credo che qui ED abbia giocato con le parole, servendosi dell'etimologia di "chapel" ("cappella") nel Webster: "Si dice che i re di Francia, in guerra, portassero sul campo di battaglia il cappello di San Martino, che era custodito in una tenda come una preziosa reliquia; da qui la tenda prese il nome capella, un piccolo cappello, e il sacerdote che la custodiva fu chiamato capellanus, ora chaplain. Perciò il termine chapel acquistò il significato di oratorio privato."