Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F901 - 950

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

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F901 (1865) / J974 (1864)

The Soul's distinct connection
With immortality
Is best disclosed by Danger
Or quick Calamity -

As Lightning on a Landscape
Exhibits Sheets of Place -
Not yet suspected - but for Flash -
And Click - and Suddenness.

    La netta connessione dell'Anima
Con l'immortalità
È rivelata al meglio dal Pericolo
O da un'improvvisa Calamità -

Come il Fulmine in un Paesaggio
Esibisce Lembi di Luoghi -
Neppure sospettati - non fosse per il Lampo -
E lo Schiocco - e la Subitaneità.

Le oscure connessioni dell'anima con il concetto di immortalità si rivelano soprattutto quando siamo in pericolo, quando un'improvvisa calamità ci scuote dal torpore di ogni giorno e ci pone di fronte a domande che usualmente evitiamo, come quando un improvviso temporale notturno illumina un paesaggio, facendoci scoprire cose che nella visione di tutti i giorni ci sfuggono, oscurate dall'abitudine.
Bella l'immagine del lampo che ci fa scoprire luoghi di cui non sospettavamo l'esistenza, o, meglio, ci fa vedere quei luoghi quotidiani in una nuova luce, permettendoci quasi di scoprirne i segreti. Un po' come se ED dicesse che la ragione non può darci conto dei misteri dell'anima; possiamo solo sperare di svelarli quando un pericolo, una calamità, ci costringe a sbarazzarci dei lenti meccanismi della mente raziocinante per affidarci ai primordiali istinti umani, in primis alla fede, alla convinzione che debba per forza esserci qualcosa di più grande che ci possa proteggere da quei pericoli incombenti e imprevisti. Per questo penso che i primi due versi possano essere sostituiti dalla parola "fede", vista come la connessione necessaria fra l'anima e la misteriosa e insondabile immortalità.


F902 (1865) / J911 (1864)

Too little way the House must lie
From every Human Heart
That holds in undisputed Lease
A white inhabitant -

Too narrow is the Right between -
Too imminent the chance -
Each Consciousness must emigrate
And lose it's neighbor once -

    A troppo poca distanza la Casa deve stare
Da ogni Cuore Umano
Perché ha in Affitto indisputato
Un bianco abitatore -

Troppo stretto è il Diritto in comune -
Troppo incombente la sorte -
Ogni Consapevolezza deve emigrare
E perdere il suo vicino un giorno -

La casa che ospita, in indisputabile e perenne affitto, la nostra parte consapevole (qui chiamata "bianco abitatore" e al verso 7 esplicitata come "consapevolezza") deve comunque stare per tutta la vita vicino al cuore, ovvero alla nostra parte istintiva. Ma la coabitazione è difficile, perché vicinanza crea diritti comuni dai confini mai ben tracciati e la sorte che ci attende non lascia molto a tempo a disposizione, visto che la consapevolezza deve prima o poi lasciare la sua casa, emigrare in uno sconosciuto altrove, e così perdere il suo vicino.


F903 (1865) / J859 (1864)

A doubt if it be Us
Assists the staggering Mind
In an extremer Anguish
Until it footing find -

An Unreality is lent,
A merciful Mirage
That makes the living possible
While it suspends the lives.

    Il dubbio se sia Nostra
Assiste la Mente vacillante
Nell'Angoscia più estrema
Finché non trova un sostegno -

Un'Irrealtà è concessa,
Un pietoso Miraggio
Che rende il vivere possibile
Mentre sospende le vite.

L'unica difesa contro un dolore lancinante, contro l'angoscia più estrema, è quel senso di irrealtà che circonda la nostra mente in quei momenti. È un rendersi estranei a se stessi, un guardarsi dal di fuori, un'illusione che rende possibile continuare a vivere in momenti in cui la vita sembra ormai priva di senso e di futuro, almeno finché non si riesce a trovare un terreno solido, un sostegno che permetta di ritrovare il cammino della vita, fino alla prossima tappa.


F904 (1865) / J860 (1864)

Absence disembodies - so does Death
Hiding individuals from the Earth
Superstition helps, as well as love -
Tenderness decreases as we prove -
    L'assenza disincarna - così fa la Morte
Nascondendo gli individui alla Terra
La superstizione aiuta, così come l'amore -
La tenerezza decresce mentre la proviamo -

L'assenza rende incorporei, evanescenti, come fa la morte nascondendo al mondo le persone. Chi è ormai incorporeo, perché morto o assente, tende a scivolare via dalla nostra mente, che non ha più una concretezza a cui appigliarsi. La tenerezza che proviamo nel ricordare va man mano scemando, mentre ciò che ci fa rimanere ancorati a quel ricordo è da una parte la superstizione (in questo caso mi sembra chiaramente di poter leggere la religione, la fede), che ci fa credere a un futuro incontro nel regno dell'immortalità, e dall'altra l'amore, un sentimento che resta forte e tenace anche quando l'amato è lontano o ormai perduto.


F905 (1865) / J861 (1864)

Split the Lark - and you'll find the Music -
Bulb after Bulb, in Silver rolled -
Scantilly dealt to the Summer Morning
Saved for your Ear, when Lutes be old -

Loose the Flood - you shall find it patent -
Gush after Gush, reserved for you -
Scarlet Experiment! Sceptic Thomas!
Now, do you doubt that your Bird was true?

    Spacca l'Allodola - e troverai la Musica -
Bulbo su Bulbo, in Argento avvolta -
Con parsimonia offerta al Mattino Estivo
Serbata al tuo Orecchio, quando i Liuti saranno vecchi -

Sciogli la Piena - ti salterà agli occhi -
Flutto su Flutto, riservata a te -
Scarlatto Esperimento! Scettico Tommaso!
Ancora, dubiti che la tua Allodola sia fedele?

Può essere interpretata in due modi. Se leggiamo il "true" dell'ultimo verso come "vera", diventa una scanzonata metafora dello scettico a ogni costo, che per credere alla realtà di un'allodola la deve spaccare per verificare la musica al suo interno, e per credere ad una piena deve liberarne la potenza e farsene travolgere. Se invece leggiamo "fedele", allora diventa una metafora dell'amato che, come Tommaso, dubita della fedeltà dell'amata. In questo caso l'allodola è, appunto, l'amata e la piena rappresenta la grandezza dell'amore provato per lui. Considerando il ritorno dell'allodola nell'ultimo verso (non ho tradotto "il tuo uccello" perché in italiano si potrebbe anche leggere con un significato diverso da quello dell'originale) e il fatto che sia la musica che i flutti dell'amore siano riservati all'interlocutore della poesia, mi sembra senz'altro più plausibile la seconda interpretazione.
Al quinto verso ho tradotto liberamente "you shall find it patent" ("la troverai evidente") con "ti salterà agli occhi", una frase che, in italiano, mi è sembrata più adeguata al senso dell'originale rispetto alla traduzione letterale.


F906 (1865) / J863 (1864)

That Distance was between Us
That is not of Mile or Main -
The Will it is that situates -
Equator - never can -
    Quella Distanza vi fu tra Noi
Che non è di Miglia o Mari -
La Volontà è che la determina -
L'Equatore - non può mai -

La vera distanza fra due persone non è quella determinata dalle miglia o dai mari che le dividono, ma quella che deriva dalla loro volontà. Si può essere vicinissimi a una persona lontana fisicamente come lontanissimi da chi ci vive accanto.
"Main" (v. 2) può significare sia "Oceano" che "Continente"; ho tradotto con "Mari" per mantenere l'assonanza con "Miglia".


F907 (1865) / J934 (1864)

That is solemn we have ended
Be it but a Play
Or a Glee among the Garret
Or a Holiday

Or a leaving Home, or later,
Parting with a World
We have understood for better
Still to be explained -

    È solenne ciò che abbiamo concluso
Sia soltanto un Gioco
O un Rincorrersi in Soffitta
O una Vacanza

O un andarsene da Casa, o più tardi,
Separarsi dal Mondo
Che abbiamo compreso per uno migliore
Ancora da spiegare -

Tutto ciò che si conclude assume un aspetto solenne , quasi che la stessa parola "fine" sia di per sé intrisa di tenerezza e sacralità (ED ha indicato due varianti a "solemn": "tender" e "sacred"). Le immagini di cose che si concludono sono in crescendo: un gioco, un rincorrersi fra ragazzi, una vacanza, lasciare la propria casa e, infine, la conclusione ultima: la morte che ci separa da un mondo imperfetto, ma che comunque abbiamo imparato a conoscere, per portarci in un luogo certamente più bello, ma così sconosciuto e misterioso.
Anche qui, come in moltissime altre poesie, si avverte l'ambivalenza del nostro pensare alla morte, al mondo che ci attende. Un mondo che reputiamo certamente migliore di quello in cui siamo vissuti, ma del quale, nello stesso tempo, avvertiamo l'estraneità rispetto alla nostra intima natura concreta e raziocinante.
"Glee" al verso 3 significa sia "gioia, allegria, gaiezza" che "canone musicale". Pensando al susseguirsi del tema in un canone e ai giochi di ragazzi suggeriti dalla "soffitta", ho tradotto con "rincorrersi".


F908 (1865) / J868 (1864)

They ask but our Delight -
The Darlings of the Soil
And grant us all their Countenance
For a penurious smile -
    Non chiedono che di Deliziarci -
I Prediletti del Suolo
E ci danno tutto il loro Essere
Per un misero sorriso -

Chi possono essere i "prediletti del suolo" se non i fiori, che si concedono senza nulla chiedere, se non di rallegrarci con la loro presenza e di rivolgere loro, ogni tanto, un parsimonioso sorriso.


F909 (1865) / J869 (1864)

Because the Bee may blameless hum
For Thee a Bee do I become
List even unto Me -

Because the Flowers unafraid
May lift a look on thine, a Maid
Alway a Flower would be -

Nor Robins, Robins need not hide
When Thou upon their Crypts intrude
So Wings bestow on Me
Or Petals, or a Dower of Buzz
That Bee to ride - or Flower of Furze
I that way worship Thee -

    Poiché l'Ape può ronzare impunemente
Per Te un'Ape divento
Ascolta allora Me -

Poiché i Fiori impavidi
Possono alzare lo sguardo su di te, una Fanciulla
Sempre un Fiore vorrebbe essere -

Né i Pettirossi, i Pettirossi non debbono celarsi
Quando Tu nelle loro Cripte t'introduci
Perciò Ali concedimi
O Petali, o il Dono d'un Ronzio
Quell'Ape cavalcare - o un Fiore di Ginestra
In quella veste adorare Te -

L'ape, il fiore, il pettirosso non hanno costrizioni, non debbono piegarsi alle convenzioni che regolano la vita degli esseri umani. Possono ronzare senza problemi, possono guardare chiunque negli occhi senza timore, non debbono nascondersi quando qualcuno entra nella loro casa. E allora l'unico modo per adorarti è vestire le ali di un pettirosso, o avere il dono di ronzare come un'ape, o diventare un fiore di ginestra. Solo così una fanciulla può sentirsi libera di esternare l'amore che ha in sé.
Da notare la sapiente costruzione della poesia, con un percorso iterativo (diventare un'ape, essere un fiore, vestire le ali dei pettirossi) che si concede ampie variazioni. Per l'ape il primo verso descrive completamente l'azione (verbo e avverbio), il secondo la voglia di imitarla, il terzo è un'esortazione ad accorgersene. Per il fiore il primo si limita all'avverbio, nel secondo c'è l'azione e poi anche qui la voglia di imitazione, suddivisa fra secondo e terzo verso. Per i pettirossi c'è la ripetizione del soggetto (visto che poi non verranno più citati direttamente) e l'azione, seguita da un verso in cui il protagonista della poesia ("Thou") diventa soggetto, mentre la voglia di imitazione è collegata senza soluzione di continuità al finale della poesia, in cui tornano l'ape e il fiore attraverso i loro attributi.


F910 (1865) / J870 (1864)

Finding is the first Act
The second, loss,
Third, Expedition for the "Golden Fleece"

Fourth, no Discovery -
Fifth, no Crew -
Finally, no Golden Fleece -
Jason, sham, too.

    Il ritrovamento è il primo Atto
Il secondo, la perdita,
Terzo, la Spedizione per il "Vello d'Oro"

Quarto, nessuna Scoperta -
Quinto, nessun Equipaggio -
Infine, nessun Vello d'Oro -
Giasone, finzione, pure.

Una stringata metafora della vita: trovarla, perderla, cercarne il senso, non scoprire niente, restare soli, alla fine capire che non c'è nessun senso e che anche il cercatore non è altro che una finzione.
Bacigalupo ne dà una lettura eretico-nichilista, mettendo in evidenza l'accostamento fonetico "Jason"-"Jesus" e ipotizzando che "la ricerca del vello d'oro è metafora probabile della ricerca del Paradiso e di Dio, di cui si scopre l'inesistenza."


F911 (1865) / J951 (1864)

As Frost is best conceived
By force of it's Result -
Affliction is inferred
By subsequent effect -

If when the Sun reveal,
The Garden keep the Gash -
If as the Days resume
The wilted countenance

Cannot correct the crease
Or counteract the stain -
Presumption is Vitality
Was somewhere put in twain -

    Come il Gelo è compreso al meglio
Dalla forza del suo Esito -
L'Afflizione è dedotta
Dall'effetto che ne segue -

Se quando il Sole riappare,
Il Giardino conserva lo Squarcio -
Se come i Giorni riprendono
L'avvizzito aspetto

Non riesce a correggere la ruga
O a ostacolare la macchia -
Si presume che la Vitalità
Sia in qualche punto recisa in due -

Le cose immateriali si comprendono guardandone gli effetti. Così, come ci si accorge del gelo guardando qualcuno che rabbrividisce, l'afflizione si misura da ciò che succede dopo l'evento che l'ha determinata. Se nemmeno il sole riesce a guarire lo squarcio che si è prodotto, se il trascorrere dei giorni non riesce ridare serenità ad un volto avvizzito dal dolore, significa che la vita ha subito ormai un taglio netto, difficile, se non impossibile, da ricomporre.


F912 (1865) / J891 (1864)

To my quick ear the Leaves - conferred -
The Bushes - they were Bells -
I could not find a Privacy
From Nature's sentinels -

In Cave if I presumed to hide
The Walls - begun to tell -
Creation seemed a mighty Crack -
To make me visible -

    Al mio vigile orecchio le Foglie - parlavano -
I Cespugli - erano Campane -
Non riuscivo a Isolarmi
Dalle sentinelle della Natura -

Se in una Grotta pensavo di nascondermi
Le Pareti - cominciavano a raccontare -
Il Creato sembrava un potente Boato -
Che mi rendeva visibile -

Nella J441-F519 ci sono "The simple News that Nature told - / With tender Majesty". Qui la natura sembra invadente: le foglie parlano, dai cespugli si alza uno scampanio, non si può sfuggire a questi suoni che ci raccontano qualcosa, anche quando vorremmo isolarci e non sentirli. Ma negli ultimi due versi c'è un'improvvisa virata: i suoni della natura, per chi li sa sentire e tradurre in parole, diventano poesia, ovvero il mezzo con cui il poeta si rende visibile al mondo.
Il "crack" del penultimo verso è tradotto con "spacco" dalla Guidacci e con "fenditura" da Errante. Ma il termine significa anche "A burst of sound; a sharp or loud sound, uttered suddendly or with vehemence." Considerati i versi che precedono. mi è sembrato più plausibile che qui ED intendesse riferirsi al significato sonoro della parola e ho perciò tradotto con "boato", quasi che i suoni della natura riempissero completamente le orecchie del poeta, tanto da non permettergli di sottrarsi, nemmeno volendolo fare.


F913 (1865) / J952 (1864)

A Man may make a Remark -
In itself - a quiet thing
That may furnish the Fuse unto a Spark
In dormant nature - lain -

Let us divide - with skill -
Let us discourse - with care -
Powder exists in Charcoal -
Before it exists in Fire -

    Un Uomo può fare un Commento -
In sé - una cosa tranquilla
Che può fornire la Miccia a una Favilla
In dormiente stato - distesa -

Dispensiamo - con destrezza -
Parliamo - con attenzione -
La Fiamma esiste nel Carbone -
Prima di esistere nel Fuoco -

Bisogna essere cauti nel parlare, nel dispensare i nostri commenti, perché una cosa che noi consideriamo poco significativa potrebbe non esserlo per chi ci ascolta. Ricordiamoci sempre che basta una scintilla, magari involontaria, per dar fuoco alle polveri.
Al verso 7 "powder" significa in questo caso "polvere da sparo" nel senso di qualcosa che prende facilmente fuoco, che esplode all'improvviso. Per non usare due parole e allungare il verso ho tradotto con "fiamma"; non è esattamente la stessa cosa, ma credo che il senso del verso (un fuoco che cova sotto la cenere, sempre pronto a sprigionarsi alla minima scintilla) rimanga comunque, anche in relazione alla favilla "dormiente" della prima strofa.


F914 (1865) / J953 (1864)

A Door just opened on a street -
I - lost - was passing by -
An instant's Width of Warmth disclosed -
And Wealth - and Company -

The Door as instant shut - And I -
I - lost - was passing by -
Lost doubly - but by contrast - most -
Informing - Misery -

    Una Porta si aprì appena sulla strada -
Io - sperduta - passavo di là -
L'Ampiezza del Calore di un istante si dischiuse -
E Ricchezza - e Compagnia -

La Porta in pari istante si chiuse - Ed io
Io - sperduta - passavo di là -
Sperduta due volte - ma di più - per il contrasto -
Che palesava - la Miseria -

Così come "Success is counted sweetest / By those who ne'er succeed" (J67-F112) la miseria, l'infelicità viene resa più acuta se si ha la percezione del contrario. Basta un istante per cogliere, al di là di una porta socchiusa, il calore, la ricchezza, la compagnia di una casa dove regna la gioia, tutto ciò che un'anima infelice non ha.
Come nella J944-F891 l'immagine può anche essere vista in modo speculare: chi è infelice guarda dentro quella porta socchiusa con occhi che sanno vedere solo il calore, la ricchezza, la compagnia, e non altre cose che pure quasi sempre ci sono, dietro una facciata che, in quell'istante, può apparire serena.


F915 (1865) / J956 (1864)

What shall I do when the Summer troubles -
What, when the Rose is ripe -
What when the Eggs fly off in Music
From the Maple Keep?

What shall I do when the Skies a'chirrup
Drop a Tune on Me -
When the Bee hangs all Noon in the Buttercup
What will become of Me?

Oh, when the Squirrel fills His Pockets
And the Berries stare
How can I bear their jocund Faces
Thou from Here, so far?

'Twould'nt afflict a Robin -
All His Goods have Wings -
I - do not fly, so Wherefore
My Perennial Things?

    Cosa farò quando l'Estate turbinerà -
Cosa, quando la Rosa sarà matura -
Cosa quando le Uova s'involeranno in Musica
Dalla Custodia dell'Acero?

Cosa farò quando dai Cieli cinguettanti
Cadrà una Melodia su di Me -
Quando l'Ape s'attaccherà ogni Meriggio al Ranuncolo
Cosa sarà di Me?

Oh, quando lo Scoiattolo si riempirà le Tasche
E le Bacche occhieggeranno
Come potrò sostenere i loro Volti giocondi
Tu da Qui, così lontano?

Non si affliggerebbe un Pettirosso -
Tutti i Suoi Beni hanno Ali -
Io - non so volare, perciò a che Servono
Le mie Cose Perenni?

L'arrivo dell'estate porterà alla rinascita della natura: lo sbocciare delle rose, il cinguettio degli uccelli, l'infaticabile lavoro dell'ape e dello scoiattolo, il crescere delle bacche. Ma tutto questo rifiorire, questa gioia che pervade il mondo, perde d'importanza finché chi si ama è lontano. Un pettirosso non si preoccuperebbe di questa lontananza, perché ha ali che lo possono portare dappertutto, io che non le ho, che non posso volare, mi chiedo allora: a che serve tutto ciò che ho, se non ho ciò che vorrei?
Al primo verso "trouble" significa generalmente "preoccupare, rendere ansioso, affliggere". Credo però che in questo verso ED abbia utilizzato quello che nel Webster è chiamato "primary sense", derivato dal latino "turbo, turbinis", ovvero: "volteggiare, agitare, roteare". Perciò ho tradotto con "turbinare", per mantenere anche un'assonanza fonetica con l'originale.


F916 (1865) / J893 (1864)

Drab Habitation of Whom?
Tabernacle or Tomb -
Or Dome of Worm -
Or Porch of Gnome -
Or some Elf's Catacomb?
    Grigia Abitazione di Chi?
Tabernacolo o Tomba -
O Cupola di Verme -
O Portico di Gnomo -
O magari Catacomba di Elfo?

Martha Dickinson Bianchi, nell'edizione delle poesie di ED da lei curata nel 1924, ci informa che la poesia fu "Sent with a cocoon [bozzolo] to her little nephew." Il nipotino era Ned: Edward Dickinson, figlio di Austin e Susan, nato il 19 giugno 1861.

Anche il bozzolo di un baco da seta regalato al nipotino dev'essere accompagnato da un poetico biglietto. E, pur scrivendo a un bambino di quattro anni, ED non rinuncia a evocare tombe e catacombe.


F917 (1865) / J957 (1864)

As One does Sickness over
In convalescent Mind,
His scrutiny of Chances
By blessed Health obscured -

As One rewalks a Precipice
And whittles at the Twig
That held Him from Perdition
Sown sidewise in the Crag

A Custom of the Soul
Far after suffering
Identity to question
For evidence 'thas been -

    Come per Chi ripensa alla Malattia
Nella Mente convalescente,
La valutazione dei Rischi
Dalla Salute benedetta è oscurata -

Come Chi ripercorre un Precipizio
E riduce a Ramoscello
Ciò che Lo trattenne dalla Perdizione
Cosparso a lato del Dirupo

Costume dell'Anima
Molto dopo la sofferenza
Chiedersi l'identità
Dell'evidenza trascorsa -

Il passato, rivisto con gli occhi del presente, può apparire molto diverso. Il tempo che passa rende l'anima incapace di ricordare l'esatta natura di una sofferenza, la precisa identità di un fatto concreto ma ormai da tanto trascorso. È come quando ripensiamo a una malattia nel momento in cui stiamo guarendo, o come quando ripercorriamo un precipizio nel quale stavamo per cadere e ciò che ci ha trattenuti ci sembra ormai insignificante.


F918 (1865) / J958 (1864)

We met as Sparks - Diverging Flints
Sent various - scattered ways -
We parted as the Central Flint
Were cloven with an Adze -
Subsisting on the Light We bore
Before We felt the Dark -
We knew by change between itself
And that etherial Spark.
    C'incontrammo come Scintille - Divergenti Selci
Spinte per varie - sparse vie -
Ci separammo come se il Centro della Selce
Fosse stato spaccato da un'Ascia -
Sostenuti dalla Luce che avevamo generato
Prima di avvertire il Buio -
Che distinguemmo dal contrasto fra esso
E quell'eterea Scintilla.

L'amore che si accende improvviso fra due persone visto come l'incontro di scintille prodotte da selci. Ma è un incontro che dura un istante; subito dopo l'ascia (la vita, le convenzioni) spacca la selce e le scintille si separano, ma mantengono dentro di loro il ricordo di quella luce che avevano generato, una luce che, per contrasto, fa avvertire come ancora più buia la tenebra nella quale si è ricaduti (la morte, ma anche la vita senza amore).
In una variante per gli ultimi due versi (A Flint unto this Day - perhaps - / But for that single Spark." - "Una Selce fino ad Oggi - forse - / Salvo per quella singola Scintilla.") il buio si identifica con la selce, vista come una pietra dura e priva di vita, che può animarsi soltanto nell'incontro con l'altra, producendo quella scintilla che illumina, per un istante che rimarrà incancellabile, quel buio impenetrabile.


F919 (1865) / J845 (1864)

Be Mine the Doom -
Sufficient Fame -
To perish in Her Hand!
    Sia Mia la Condanna -
Fama sufficiente
Perire in Mano Sua!

È in due fascicoli diversi, come se ED avesse dimenticato di averla già trascritta. Nel secondo il testo è identico ma la punteggiatura si limita a un punto alla fine. Johnson afferma che doveva essere un biglietto che accompagnava il dono di un fiore (sempre al femminile in ED, perciò "Her Hand" è riferita al fiore).
Al primo verso "Doom" può essere "condanna" ma anche "fato, destino" (con un'accentuazione negativa rispetto a "fate" o "destiny"); con quest'ultimo significato potremmo leggere l'inizio come: "Qualunque sia il mio destino" e interpretare i versi come: "non so quale sarà il destino della mia poesia, mi basterebbe che la mia fama fosse legata a quella natura che mi ha raccontato tanto di ciò che ho scritto" (vedi la J441-F519).


F920 (1865) / J877 (1864) /

Each Scar I'll keep for Him
Instead I'll say of Gem
In His long Absence worn
A Costlier One

But every Tear I bore
Were He to count them o'er
His own would fall so more
I'll missum them -

    Ogni Cicatrice terrò per Lui
Piuttosto dirò della Gemma
Portata nella Sua lunga Assenza
La più Costosa

Ma tutte le Lacrime che versai
Fossero da Lui contate una ad una
Di Sue ne cadrebbero tante di più
Che ne sbaglierei la somma -

Quando si ama tante sono le cicatrici, ma è meglio nasconderle e gustare la gemma del sentimento più prezioso che esista, anche se la portiamo in assenza dell'oggetto del nostro amore. Eppure questa gemma non impedisce di sentire tutto il dolore della separazione, di versare tante lacrime da non poterle contare. E se l'amato se ne rendesse conto, da lui ne sgorgherebbero forse ancora di più, ed anche delle sue sarebbe vano tentare la somma.
Nell'ultimo verso "missum" è un neologismo analogo a parole che significano sbagliare qualcosa, farla male, come "misspeak" (parlare male) o "misspend" (spendere a vanvera, scialacquare).


F921 (1865) / J942 (1864)

Snow beneath whose chilly softness
Some that never lay
Make their first Repose this Winter
I admonish Thee

Blanket Wealthier the Neighbor
We so new bestow
Than thine Acclimated Creature
Wilt Thou, Austere Snow?

    Neve sotto la cui fredda morbidezza
Alcuni che mai giacquero
Riposano la prima volta quest'Inverno
Ti ammonisco

Coltre più Ricca al Vicino
Da noi appena posato
Che alle tue Acclimatate Creature
Vuoi Tu, Austera Neve?

Un ammonimento, che diventa una preghiera nell'ultimo verso, a quella neve che conserva sotto di sé chi riposa nel sonno della morte. Quello di concedere all'ultimo arrivato, a colui che ci era vicino, una coltre più ricca rispetto a quella concessa a chi ormai si è abituato al gelo perenne, così estraneo a chi poco prima poteva gustare il calore del sole e della vita.


F922 (1865) / J878 (1864)

The Sun is gay or stark
According to our Deed -
If merry, He is merrier -
If eager for the Dead

Or an expended Day
He helped to make too bright
His mighty pleasure suits Us not
It magnifies our Freight

    Il Sole è gaio o tetro
Secondo il nostro Agire -
Se allegro, Lui è più allegro -
Se bramoso di Morti

O di un Giorno consumato
Che proprio Lui rese tanto radioso
Il Suo energico piacere non Ci soddisfa
Accresce il nostro Fardello

Anche il sole, il simbolo più chiaro e potente della bellezza e della forza della natura, ci appare gaio o tetro secondo il nostro stato d'animo. Se il nostro pensiero è costantemente rivolto a chi non c'è più, ai bei giorni trascorsi, nemmeno la sua immensa e luminosa forza riesce a smuovere la nostra tristezza, anzi sembra quasi aggravare con la sua potenza il fardello che sentiamo dentro di noi.


F923 (1865) / J874 (1864)

They wont frown always - some sweet Day
When I forget to teaze -
They'll recollect how cold I looked
And how I just said "Please".

Then They will hasten to the Door
To call the little Girl
Who cannot thank Them for the Ice
That filled the lisping full.

    Stanno sempre a criticare - un bel Giorno
Quando smetterò di stuzzicarli -
Ricorderanno quanto sembrai fredda
E come dissi soltanto "Per piacere".

Poi si affretteranno alla Porta
A chiamare la Ragazzina
Che non potrà ringraziarli per il Gelo
Che ha riempito le labbra balbettanti.

Sembrano proprio i pensieri che tante volte ci venivano in mente da bambini, quando, stufi dei continui rimproveri degli adulti, immaginavamo di morire solo per il gusto di vedere nella nostra mente quei volti corrucciati e severi che diventavano improvvisamente teneri e solleciti, pronti a perdonare tutto.
Ho tradotto con un po' di libertà il primo verso ("They wont frown always" significa letteralmente "Erano sempre accigliati" o anche "Erano abituati a disapprovare in ogni momento") per dare l'idea dei pensieri di una bambina col muso che dentro di sé pensa "ora ve lo faccio vedere io!". Il "lisping" dell'ultimo verso indica il modo di parlare infantile (nel Webster cè l'esempio "uttering th for s, as yeth for yes"); credo che "labbra balbettanti" renda l'idea. Potrebbe anche tradursi con "balbettio" recuperando il "full" finale con "Che ha concluso del tutto il balbettio", ma mi piace di meno.


F924 (1865) / J940 (1864)

On that dear Frame the Years had worn
Yet precious as the House
In which We first experienced Light
The Witnessing, to Us -

Precious! It was conceiveless fair
As Hands the Grave had grimed
Should softly place within our own
Denying that they died.

    Quella cara Cornice gli Anni avevano logorato
Eppure preziosa come la Casa
Nella quale la prima volta vedemmo la Luce
La Testimonianza, per Noi -

Preziosa! Era inconcepibile gioia
Come se Mani imbrattate dalla Tomba
Dolcemente si posassero sulle nostre
Negando di essere morte.

Il ricordo di chi se n'è andato supera il logorio del tempo e quella cornice che racchiude il volto di chi ci è stato caro è per noi preziosa testimonianza, da mantenere nella nostra memoria, così come manteniamo il ricordo del posto in cui siamo nati. Anzi, è qualcosa di più che preziosa, quella testimonianza, è la gioia di sentirli ancora vicini, come se le loro mani si liberassero dalla polvere della tomba e si unissero alle nostre, come per dirci: "siamo ancora qui".


F925 (1865) / J941 (1864)

The Lady feeds Her little Bird
At rarer intervals -
The little Bird would not dissent
But meekly recognize

The Gulf between the Hand and Her
And crumbless and afar
And fainting, on Her yellow Knee
Fall softly, and adore -

    La Dama nutre l'Uccellino
A più rari intervalli -
L'Uccellino non dissente
Ma umilmente riconosce

L'Abisso fra la Mano e Lui
E senza briciole e da lontano
E languente, sul giallo Ginocchio
Cade mollemente, e adora -

Le briciole, a cui l'uccellino consapevole e rassegnato guarda con nostalgia, diventano metafora di un amore ormai perduto e adorato da lontano, senza illusioni e con la consapevolezza di una lontananza e di una irraggiungibilità che può essere fisica ma anche, e forse soprattutto, dettata da un'impossibilità di fatto. Nello stesso tempo quelle "briciole" del primo verso fanno pensare a un amore che comunque, anche nella vicinanza, non si è mai concretizzato ma ha elargito, appunto, soltanto poche briciole per poi estinguersi del tutto, almeno in una direzione.


F926 (1865) / J875 (1864)

I stepped from Plank to Plank
A slow and cautious way
The Stars about my Head I felt
About my Feet the Sea -

I knew not but the next
Would be my final inch -
This gave me that precarious Gait
Some call Experience -

    Avanzavo di Asse in Asse
Un lento e cauto cammino
Le Stelle intorno al Capo percepivo
Intorno ai Piedi il Mare -

Sapevo soltanto che il prossimo
Poteva essere il mio centimetro finale -
Ciò mi dava quella precaria Andatura
Che alcuni chiamano Esperienza -

Il cammino della vita visto come un continuo avanzare "di asse in asse", dove i piedi rischiano a ogni passo, in quel centimetro che ogni volta potrebbe essere l'ultimo, di scivolare, di perdere la presa. Questa consapevolezza ci fa capire che l'esperienza, quel bagaglio di vita a cui diamo forse troppa importanza, non è altro che questa zoppicante e precaria andatura, che magari ci permette di centrare qualche asse in più ma non certo di evitare quel misterioso e sempre incombente centimetro finale.
Un'analisi molto interessante di questi versi si trova in un libro di Harold Bloom: Come si legge un libro (e perché), Rizzoli, 2000, pagg. 20-21.


F927 (1865) / J879 (1864)

Each Second is the last
Perhaps, recalls the Man
Just measuring unconsciousness
The Sea and Spar between -

To fail within a chance -
How terribler a thing
Than perish from the chance's list
Before the Perishing!

    Ogni Secondo è l'ultimo
Può darsi, rammenta l'Uomo
Intento a misurare l'inconsapevolezza
Fra il Mare e il Pennone -

Fallire all'interno di una possibilità -
Una cosa più terribile
Che essere annullati da una lista di possibilità
Prima di esser Morti!

Non abbiamo molto tempo per misurare ciò che non sappiamo, quel territorio che sta fra la superficie della concretezza e la cima dell'inconoscibile; in questa ricerca dobbiamo rammentare sempre che ogni secondo potrebbe essere l'ultimo ma anche che il fallimento di questa ricerca, nello spazio che ci è concesso, è molto più frustrante di quella che è la condizione usuale dell'uomo: quella di sentirsi nudo e impotente di fronte al mistero che lo circonda, a quella lista di possibilità di cui non sappiamo sbrogliare la matassa e che ci fa toccare il nulla prima ancora di essere morti.
Poesia di non facile interpretazione. La chiave è nel paradosso della seconda strofa, in quel fallimento che nel primo verso sembra limitato a una delle tante possibilità offerteci, e che invece è metafora dell'inutile ricerca dell'inconoscibile. Tentare ed essere sconfitti significa diventare consapevoli dell'impossibilità di conoscere, una sconfitta molto più bruciante di quella di piegarci supinamente alla grandezza del mistero, a quella "lista di probabilità" che sentiamo più grande di noi e di fronte alla quale ci arrendiamo, rassegnandoci a rinunciare alla nostra coscienza, alla nostra curiosità, ben prima che la morte ci tolga per sempre ogni possibilità.
Leggendola così, può essere avvicinata alla J612-F444. Anche là l'anelito alla conoscenza, al cibo della mente, si scontra con la pigra serenità dell'inconsapevole moscerino.


F928 (1865) / J880 (1864)

The Bird must sing to earn the Crumb
What merit have the Tune
No Breakfast if it guaranty

The Rose content may bloom
To gain renown of Lady's Drawer
But if the Lady come
But once a Century, the Rose
Superfluous become -

    L'Uccello deve cantare per ottenere la Briciola
Che merito avrebbe la Melodia
Se non garantisse la Colazione

La Rosa può sbocciare contenta
Per procurare fama al Cassetto della Dama
Ma se la Dama arriva
Solo una volta a Secolo, la Rosa
Diventa superflua -

Il "cassetto della dama" e la sua rosa sono gli stessi della J675-F772, ma mentre nella poesia precedente l'accento è sulla fatica della creazione e sulla fama postuma che dona, qui sembra quasi che ED ci ripensi. Quella fama solo postuma, celebrata anche in altre poesie (vedi la J406-F536 o la J866-F968), viene vista con fastidio: a che serve la melodia se non procaccia nemmeno la colazione? quella rosa che sboccia nel cassetto della dama, a che serve se la dama che la sa cogliere è così rara da apparire appena una volta ogni secolo?
La seconda strofa è un po' criptica. Alla lettera, la rosa che sboccia nel cassetto diventa superflua quando non c'è nessuno in grado di coglierla, una metafora della difficoltà di incontro fra la poesia, intesa come dono in un certo senso presente in natura, e il poeta in grado di coglierla. Ma se leggiamo la seconda "dama" (quella del sesto verso) come una sorta di sintesi tra il poeta e la sua fama, potremmo interpretare i versi in un altro modo: se la fama tarda a giungere, o meglio arriva troppo tardi, quella rosa, per il poeta, diventa superflua come la melodia per l'uccello rimasto senza colazione.


F929 (1865) / J881 (1864)

I've none to tell me to but Thee
So when Thou failest, nobody -
It was a little tie -
It just held Two, nor those it held
Since Somewhere thy sweet Face has spilled
Beyond my Boundary -

If things were opposite - and Me
And Me it were - that ebbed from Thee
On some unanswering Shore -
Would'st Thou seek so - just say
That I the Answer may pursue
Unto the lips it eddied through -
So - overtaking Thee -

    Non ho niente da dirmi tranne di Te
Così ove tu mancassi, nessuno -
Era un tenue legame -
Ne reggeva appena Due, neanche questi resse
Quando Altrove il tuo dolce Viso si perse
Oltre il mio Confine -

Se le cose fossero al contrario - ed Io
Ed Io mi fossi - dileguata da Te
Su una qualche Riva senza eco -
Mi cercheresti Tu così - dillo
Affinché la Risposta io possa rincorrere
Fino alle labbra da cui spiccò il volo -
E subito - essere da Te -

I miei pensieri non hanno altro oggetto che te, e la tua mancanza li renderebbe sterili, perché nessuno potrebbe sostituirti. Eppure, nonostante la forza del mio amore, c'era soltanto un filo sottilissimo che ci legava, subito spezzato quando te ne andasti, quando sparisti dal mio orizzonte. Chissà se i tuoi sentimenti sono uguali ai miei. Mi chiedo se tu mi cercheresti con la stessa forza con cui ti cerco io, se le parti fossero invertite e fossi io a sparire dal tuo orizzonte, in un rifugio lontano e inaccessibile, privo anche dei riverberi di un'eco. Voglio sentire un sì, per poterne seguire il suono, fino a incontrare le labbra che l'hanno pronunciato e finalmente riunirmi a te.
La poesia sembra proprio un riferimento diretto a Charles Wadsworth, che a maggio del 1862 partì per San Francisco.
Il primo verso è reso in maniera molto diversa dai vari traduttori: Raffo nei Meridiani: "Non ho altri che te cui possa dirmi", Gardini: "Non ho che te cui dirlo.", Campana: "Solo con te posso parlare - nessun altro -", Errante: "Sei solo tu che possa dirlo a me,". Io l'ho interpretato come "nulla può riempire i miei pensieri, tranne te".
Al quinto verso ho tradotto "spilled" con "si perse" usando uno dei significati del Webster. "be lost or wasted" che mi sembrava adatto a quel volto che svanisce oltre l'orizzonte.
"Ebbed", al verso 8, è usato generalmente per indicare il riflusso della marea ma significa anche "declinare, deteriorarsi, lasciare un condizione migliore per una peggiore". Qui indica un tirarsi indietro, uno sfuggire alle gioie dell'amore, e ho scelto "dileguata" anche perché mi sembra adatto al verso successivo, che descrive un luogo nascosto dove anche gli echi si perdono e diventano inaudibili.
Nel penultimo verso ho tradotto "eddied through" con "da cui spiccò il volo"; mi piaceva di più della traduzione letterale: "attraverso le quali turbinò", anche se si perde un po' dell'immagine così fantasiosa che ci offre ED ("to eddy" significa "turbinare, ruotare vorticosamente"): due labbra che pronunciano quella risposta con la veemenza di un turbine, riuscendo a penetrare anche in quella riva senza eco del verso 9.
Nell'ultimo ho inteso "overtaking" nel senso di "cogliere di sorpresa, raggiungere di corsa".


F930 (1865) / J883 (1864)

The Poets light but Lamps -
Themselves - go out -
The Wicks they stimulate -
If vital Light

Inhere as do the Suns -
Each Age a Lens
Disseminating their
Circumference -

    I Poeti non accendono che Lumi -
Loro - se ne vanno -
Gli Stoppini che stimolano -
Se di Luce vitale

S'imprimono come fanno i Soli -
Ogni Età una Lente
Che dissemina la loro
Circonferenza -

Un'altra definizione dei poeti. Stavolta ED assegna loro il compito di mantenere accesa nel tempo la luce della poesia, di stimolare quello stoppino che quando è portatore di una luce vera, vitale, non accenna a spegnersi, anzi continua a illuminare gli uomini nel corso del tempo, ben al di là della vita del poeta. Nell'ultimo verso ritorna quella circonferenza che racchiude il mistero dell'esistenza, stavolta perennemente rinnovata dalla luce della poesia, una lente allo stesso tempo perpetua e cangiante, che sa parlare a uomini di tutte le epoche.
Al quinto verso ED usa il verbo "to inhere" che il Webster definisce così: "To exist or be fixed in something else; as, colors inhere in cloth; a dart inheres in the flesh", ovvero qualcosa che diventa parte integrante di qualcos'altro o che vi si imprime con forza. Il senso del verso dovrebbe quindi essere che la luce degli stoppini, ovvero la poesia, quando è vitale, diventa parte integrante dell'esistenza, illuminandola e dandole vita come fanno i Soli (ED usa il plurale, come se volesse far oltrepassare alla poesia i confini del mondo, dandole una dimensione cosmica). Si potrebbe anche tradurre letteralmente con "Ineriscono come fanno i Soli" (come fa Bacigalupo riferendo il verbo alla "luce" del verso precedente: "inerisce come soli"). Visto però che negli esempi del Webster il verbo si tradurrebbe in italiano con "imprimere" (colori impressi nella stoffa; un dardo impresso nella carne), ho preferito usare quest'ultimo termine, che in italiano viene spesso usato in associazione con la mente umana. Al lettore italiano, come a quello inglese, è lasciato il compito di completare il verso con quello che ED sottintende: "S'imprimono nell'esistenza degli uomini come fanno i Soli, diventandone parte integrante e necessaria".


F931 (1865) / J884 (1864)

An Everywhere of Silver
With Ropes of Sand
To keep it from effacing
The Track called Land -
    Un Ovunque d'Argento
Con Funi di Sabbia
Per trattenerlo dal cancellare
La Traccia chiamata Terra -

Nella prima edizione del 1891 la poesia fu pubblicata con il titolo "The Sea". Un'immagine preziosa e scintillante ("silver") del mare, visto però anche come un invasivo "ovunque" pronto a cancellare l'esigua traccia della terra, se non fosse trattenuto da quello sbarramento che ED chiama "funi di sabbia".


F932 (1865) / J885 (1864)

Our little Kinsmen - after Rain
In plenty may be seen,
A Pink and Pulpy multitude
The tepid Ground upon.

A needless life, it seemed to me
Until a little Bird
As to a Hospitality
Advanced and breakfasted -

As I of He, so God of Me
I pondered, may have judged,
And left the little Angle Worm
With Modesties enlarged.

    I nostri piccoli Parenti - dopo la Pioggia
In abbondanza si possono vedere,
Una Rosa e Polposa moltitudine
Sul tiepido Terreno.

Un'inutile vita, mi sembrava
Finché un Uccellino
Come in un Ostello
Avanzò e fece colazione -

Come io di Lui, così Dio di Me
Meditai, potrebbe aver pensato,
E mi allontanai da quel Vermiciattolo
Con accresciuta Modestia.

Un apologo sulla relatività delle cose. Il verme inutile per noi, diventa prezioso cibo per l'uccello, così come la nostra alterigia davanti alle forme di natura che riteniamo inferiori si stempera quando pensiamo alla nostra piccolezza di fronte al divino.


F933 (1865) / J947 (1864)

Of Tolling Bell I ask the cause?
"A Soul has gone to Heaven"
I'm answered in a lonesome tone -
Is Heaven then a Prison?

That Bells should ring till all should know
A Soul had gone to Heaven
Would seem to me - the more the way
A Good News should be given -

    Del Rintocco di Campana chiedo la causa?
"Un'Anima è andata in Cielo"
Mi si risponde in tono malinconico -
È il Cielo allora una Prigione?

Che le Campane suonino affinché tutti sappiano
Che un'Anima è andata in Cielo
Mi sembrerebbe - piuttosto la maniera
Di dare una Buona Novella -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. C'è anche un altro manoscritto, limitato alla seconda strofa, inviato a Susan nel 1871.

Una considerazione che chiunque creda dovrebbe fare: perché ci affliggiamo per la morte di qualcuno? Se crediamo veramente, quella morte dovrebbe essere una gioia. Ma nella domanda di ED è implicita la risposta: l'unica cosa certa che sappiamo della morte è che ci sottrae alla vita; il paradiso che ci attende è invece soltanto una possibilità, eterna, bellissima, ma soltanto una speranza che sfuma nell'illusione.


F934 (1865) / J886 (1864)

These tested Our Horizon -
Then disappeared
As Birds before achieving
A Latitude.

Our Retrospection of Them
A fixed Delight,
But Our Anticipation
A Dice - a Doubt -

    Essi saggiarono il Nostro Orizzonte -
Poi scomparvero
Come Uccelli prima di aver raggiunto
Una Latitudine.

Il Guardare indietro a Loro
Una stabile Delizia,
Mentre il Guardare avanti
Un Gioco di dadi - Un Dubbio -

Chi non c'è più ha sperimentato l'orizzonte della vita e poi è scomparso, prima di raggiungere la latitudine delle certezze. Rivolgere il nostro pensiero a loro significa deliziare il nostro ricordo, stabilmente perché ormai non c'è più niente che possa modificarlo, mentre guardare avanti, alla nostra vita che continua, ci fa sentire sempre preda del caso e del dubbio che sappiamo di non poter sciogliere.


F935 (1865) / J1540 (1865)

As imperceptibly as Grief
The Summer lapsed away -
Too imperceptible at last
To seem like Perfidy -

A Quietness distilled -
As Twilight long begun -
Or Nature - spending with Herself
Sequestered Afternoon -

Sobriety inhered
Though gaudy influence
The Maple lent unto the Road
And graphic Consequence

Invested sombre place -
As suddenly be worn
By sober Individual
A Homogeneous Gown -

Departed was the Bird -
And scarcely had the Hill
A flower to help His straightened face
In stress of Burial -

The Winds came closer up -
The Cricket spoke so clear
Presumption was - His Ancestors
Inherited the Floor -

The Dusk drew earlier in -
The Morning foreign shone -
A courteous - but harrowing Grace
Of Guest who would be gone -

And thus, without a Wing
Or Service of a Keel -
Our Summer made Her light Escape
Into the Beautiful -

    Impercettibilmente come il Dolore
L'Estate si estingueva -
Troppo impercettibile alla fine
Per sembrare come la Perfidia -

Una Quiete distillata -
Come un interminabile Crepuscolo -
O la Natura - che passa da sola
Un appartato Pomeriggio -

Sobrietà intrinseca
Anche se una vistosa influenza
L'Acero conferiva alla Strada
E vivido Rilievo

Investiva quel luogo oscuro -
Come se d'un tratto indossasse
Un sobrio Individuo
Una Veste Uniforme -

Dipartito era l'Uccello -
E a stento aveva la Collina
Un fiore per alleviare il Suo volto irrigidito
Dall'ansia della Sepoltura -

I Venti vennero più vicini -
Il Grillo parlava così chiaro
Da far presumere fossero - i Suoi Avi
Eredi della Tribuna -

Il Buio arrivava più presto -
Il Mattino brillava straniero -
Una cortese - ma assillante Grazia
Di Ospite che vorrebbe andar via -

E così, senza un'Ala
O l'Impiego di una Chiglia -
La nostra Estate compì la Sua lieve Fuga
Nella Bellezza -

Franklin cita cinque copie di questa poesia, delle quali una, probabilmente inviata a Susan, è conosciuta soltanto dalla trascrizione del primo verso da parte di Martha Bianchi. Quella riportata sopra è trascritta nei fascicoli e contiene il doppio dei versi delle altre tre copie sopravvissute, tutte limitate a sedici versi, ovvero alle prime due e alle ultime due strofe della versione intera. Delle tre copie ridotte, due (redatte nel 1866 e nel 1882) rimasero fra le carte di ED, mentre la terza fu inviata a Higginson acclusa a una lettera del 9 giugno 1866 (L319). Il testo comune delle quattro copie è sostanzialmente uguale (quella del 1882 è scritta senza divisione in strofe).

La sintetica immagine della fine dell'estate della J1536-F1560 si allarga qui in una lunga descrizione di quell'impercettibile estinguersi. Nella versione ridotta viene eliminata tutta la parte centrale: l'acero che si veste dei colori dell'autunno e rende più vivida l'oscurità incombente; l'uccello con il volto irrigidito dalla morte; la collina senza più fiori; i venti freddi che si avvicinano sempre di più; il grillo che sembra l'ultimo e unico erede di una tribuna dalla quale continua a parlare. Resta così soltanto l'estate, protagonista assoluta senza più comprimari: una versione che perde in fantasia ma acquista in sintetica bellezza. Consigliabile tenersele entrambe e leggerle alternativamente.
Nell'ultimo verso ho scelto la variante "Into" al posto di "Unto" perché è l'unica del testo nei fascicoli ed è presente in tutte le altre tre copie conosciute.


F936 (1865) / J1050 (1865)

As willing lid o'er Weary Eye
The Evening on the Day leans
Till of all our Nature's House
Remains but Balcony
    Come volenterosa palpebra sull'Occhio Esausto
La Sera sul Giorno si inclina
Finché di tutta la nostra Dimora Naturale
Non resta che la Loggia

La descrizione del calar della sera, che oscura il giorno ormai al termine come fa una palpebra su un occhio stanco e affaticato. Nel buio, così come per l'occhio, soltanto la palpebra resta visibile, della natura non resta che l'esterno, la loggia di una dimora che nasconde dentro di sé gli abitanti che dormono e aspettano la nuova luce del sole.
Probabile metafora della morte che cala sugli uomini, lasciando dietro di sé una "loggia" che appare un chiaro simbolo della pietra tombale.
Ho tradotto "balcony" con "loggia" perché mi è sembrato più vicino alla definizione del Webster: "In architecture, a frame of wood, iron or stone, in front of a house or other building, supported by columns, pillars or consoles, and encompassed with a balustrade."


F937 (1865) / J990 (1865)

Not all die early, dying young -
Maturity of Fate
Is consummated equally
In Ages, or a Night -

A Hoary Boy, I've known to drop
Whole statured - by the side
Of Junior of Fourscore - 'twas Act
Not Period - that died.

    Non tutti muoiono presto, morendo giovani -
La maturità del Fato
Si consuma allo stesso modo
In Anni, o in una Notte -

Un Canuto Ragazzo, ho visto cadere
Pienamente adulto - a fianco
Di un Giovane Ottuagenario - era l'Atto
Non l'Età - che moriva.

Quella riportata sopra è la copia nei fascicoli. Altre due furono inviate a Susan e a Josiah Gilbert Holland. Il testo delle tre versioni è lo stesso, l'unica differenza è nella copia inviata a Holland, che è senza divisione in strofe.

Il destino di ciascuno di noi non è misurabile. Per ognuno esso si consuma in un tempo diverso da quello che usiamo tutti i giorni: può tessere la sua tela per anni o concludersi in una notte. Per questo, quando un ragazzo muore e un vecchio continua a vivere ciò che vediamo è un'ingiustizia apparente, perché la vita è una e indivisibile, e non può misurarsi col metro temporale che noi conosciamo ma ha in sé un'unità di misura misteriosa e inafferrabile: quello che comunemente chiamiamo fato e che va al di là delle nostre possibilità di comprensione e di intervento.
Al verso 6 "statured" significa letteralmente "che ha raggiunto la statura finale, che ha finito di crescere"; ho tradotto con "adulto" anche in relazione al "giovane" del verso successivo.


F938 (1865) / J922 (1864)

Those who have been in the Grave the longest -
Those who begin Today -
Equally perish from our Practise -
Death is the other way -

Foot of the Bold did least attempt it -
It is the White Exploit -
Once to achieve, annuls the power
Once to communicate -

    Coloro che sono stati nella Tomba molto a lungo -
Coloro che iniziano Oggi -
Egualmente scompaiono dalla nostra Quotidianità -
La Morte è l'altra via -

Il piede dell'Audace fece lo sforzo minore -
È una Bianca Impresa -
Una volta compiuta, annulla la capacità
Una volta di comunicare -

La morte non conosce tempo. La scomparsa dalla vita quotidiana di chi resta è immediata e irrevocabile, perché non è il proseguire di una strada che abbiamo percorso ma una strada affatto diversa. Una volta imboccata non conosce lo svolgersi di un percorso come le strade mortali, ma è inizio e fine allo stesso tempo. Chi riesce ad affrontarla senza paura è colui che fatica di meno ad accettarla, perché la morte è un'impresa "bianca", priva di ogni connessione con la vita che l'ha preceduta e che non può essere affrontata attingendo all'esperienza ma soltanto con la nostra pura interiorità. E una volta arrivata non c'è ritorno: la nostra capacità di comunicare col mondo, con gli altri, è definitivamente annullata.
I due "once" degli ultimi due versi sono usati, con significati analoghi al corrispondente termine italiano, prima con un significato temporale ("quando, nel momento in cui") e poi quantitativo, per dire che la comunicazione non sarà mai più permessa, nemmeno una volta.


F939 (1865) / J838 (1864)

Impossibility, like Wine
Exhilarates the Man
Who tastes it; Possibility
Is flavorless - Combine

A Chance's faintest tincture
And in the former Dram
Enchantment makes ingredient
As certainly as Doom -

    L'Impossibilità, come il Vino
Eccita l'Uomo
Che l'assapora; La Possibilità
È insipida - Aggiungi

Una pur pallida traccia di Rischio
E nel Sorso di prima
Un incantesimo produce l'ingrediente
Certo come una Condanna -

L'impossibilità eccita la nostra fantasia come un bicchiere di vino. Se proviamo a bere al calice della possibilità, di ciò che è semplice e senza incognite, gusteremo una bevanda senza sapore, ma anche soltanto una piccola traccia di rischio riuscirà a trasformarla in un incantesimo, e di questo possiamo esserne certi, com'è certa una condanna ormai pronunciata. L'accenno al rischio del verso 5 ricorda il "pericolo" dell'ultimo verso della J807-F865. Nell'ultimo verso "Doom" può essere inteso anche come il "Giudizio", nel senso di "final doom".


F940 (1865) / J808 (1864)

So set it's Sun in Thee
What Day be dark to me -
What Distance - far -
So I the ships may see
That touch - how seldomly
Thy Shore?
    Così tramonti il suo Sole in Te
Quale Giorno sarà oscuro per me -
Quale Distanza - remota -
Così che io possa vedere le navi
Che toccano - tanto raramente -
La Tua Riva?

Poesia enigmatica. Ne esistono due copie manoscritte: una firmata e inviata a Sue (quella riportata sopra) e una nei fascicoli (identica nel testo ma senza punteggiatura). Il problema è capire chi è il soggetto del "suo sole" nel primo verso, probabilmente quel "suo"è riferito al giorno stesso di cui si parla nella poesia, uno dei tanti che si succedettero dopo il raffreddamento dei rapporti fra le due amiche. I versi che seguono si riferiscono infatti proprio alla lontananza che si era ormai instaurata tra ED e l'amica-cognata, con quel giorno oscuro e quella remota distanza come unico modo di osservare, da lontano e senza più l'intimità del passato, la vita di una persona che si è allontanata da noi. Le "navi" del quarto verso potrebbero essere le visite di ED, ormai ridotte a rare e fuggevoli occasioni.
La poesia è citata, di sfuggita e con un accenno al concetto di "distanza", nella biografia di Alfred Habegger: My Wars Are Laid Away in Book, in un capitolo dedicato alle poesie spedite a Sue (pag. 467): "Spesso, c'è una connotazione di distanza, come in 'An hour is a sea' (Fr898) e in 'So set its sun in thee' (Fr940A)."


F941 (1865) / J923 (1864)

How the Waters closed above Him
We shall never know -
How He stretched His Anguish to us
That - is covered too -

Spreads the Pond Her Base of Lilies
Bold above the Boy
Whose unclaimed Hat and Jacket
Sum the History -

    Come le Acque si richiusero su di Lui
Non sapremo mai -
Come protese la Sua Angoscia verso di noi
Questo - pure è celato -

Distende lo Stagno il Suo Strato di Ninfee
A picco sul Ragazzo
Di cui un Cappello e una Giacca abbandonati
Riassumono la Storia -

Un ragazzo annegato in uno stagno. Non sapremo mai come sono stati i suoi ultimi momenti. L'unica cosa che ci rimane sono un cappello e una giacca, che ormai non servono più se non a raccontarci silenziosamente che cosa sia avvenuto.
Stavolta la morte prende la forma di uno stagno, che avvolge senza scampo (ho tradotto "bold" con "a picco" - uno dei significati di questa parola - perché l'immagine credo sia proprio quella di un coprire che non lascia scampo, come una vetta che ci sovrasta senza darci alcuna possibilità di scalarla) e diventa una tomba. All'esterno resta soltanto qualche insignificante ricordo concreto di chi se n'è andato.
Nella prima strofa uno dei topoi della poesia, e della vita, di ED: la spasmodica ricerca, che lei stessa definisce sempre senza speranza, di catturare il segreto di quegli istanti che ci portano dalla vita alla morte.


F942 (1865) / J839 (1864)

Always Mine!
No more Vacation!
Term of Light - this Day begun!
Failless as the fair rotation
Of the Seasons and the Sun -

Old the Grace, but new the Subjects -
Old, indeed, the East,
Yet upon His Purple Programme
Every Dawn, is first.

    Sempre Mio!
Non più Assenza!
Alla parola Luce - questo Giorno diede inizio!
Senza fallo come l'usuale rotazione
Delle Stagioni e del Sole -

Antica la Grazia, ma nuovo il Soggetto -
Antico, davvero, l'Est,
Eppure nel Suo Purpureo Programma
Ogni Alba, è la prima.

Finalmente anche per me le tenebre hanno lasciato spazio al giorno e la parola "luce" ha acquistato un senso. Questo giorno che nasce non è certo nuovo per il mondo, ma sempre nuovo è il soggetto che lo fa suo, pensando ogni volta che questo possesso durerà per sempre, con un incessante avvicendarsi così simile a quello delle stagioni e alla rotazione del sole. In fin dei conti l'oriente è sempre esistito, ma ciò che fa di ogni alba la prima è lo sguardo di qualcuno che prima d'allora non vedeva altro che buio.
Naturalmente il "giorno" del terzo verso può essere qualsiasi cosa che illumini la nostra vita, un qualcosa che arriva e interrompe l'assenza di luce che fino a quel momento ci aveva lasciati al buio. Tuttavia il "sempre mio" del primo verso fa pensare ovviamente all'amore, un sentimento a cui attribuiamo di solito, almeno all'inizio, una durata infinita.


F943 (1865) / J840 (1864)

I cannot buy it - 'tis not sold -
There is no other in the World -
Mine was the only one

I was so happy I forgot
To shut the Door
And it went out
And I am all alone -

If I could find it Anywhere
I would not mind the journey there
Though it took all my store

But just to look it in the Eye -
"Did'st thou"? "Thou did'st not mean", to say,
Then, turn my Face away.

    Non posso comprarlo - non è in vendita -
Non ce n'è altri al Mondo -
Il mio era l'unico

Ero così felice che dimenticai
Di chiudere l'Uscio
E se ne andò
E io sono tutta sola -

Se potessi ritrovarlo da Qualche parte
Non mi preoccuperebbe il viaggio fin là
Anche se costasse tutti i miei averi

Solo per guardarlo negli Occhi -
Per dire, "volevi?" "non volevi",
Poi, distogliere lo Sguardo.

Versi che non hanno bisogno di commenti: stavolta ED non allude, non fa discorsi criptici, ma si abbandona al rimpianto di qualcosa che è ormai perduto per sempre e che non potrà in nessun modo essere riconquistato. Molto belle le ultime due strofe, con la voglia di affrontare un'ultima volta chi se n'è andato, guardarlo negli occhi e fargli quella domanda che brucia dentro. È una domanda di cui ED conosce già la risposta, che infatti arriva subito, senza nemmeno la pausa di una virgola, una risposta senza appello, che trasforma l'illusione del ritrovarsi nella consapevolezza che quell'andar via fu una scelta volontaria di chi non volle essere l'oggetto di quell'amore, una consapevolezza che nell'ultimo verso diventa un orgoglioso distogliere lo sguardo da colui che non ebbe il coraggio di "volere".
Nelle due edizioni critiche i versi 5 e 6 sono uniti. La versificazione delle poesie di ED è quasi sempre problematica, visto che gli "a capo" nei manoscritti sono sempre molto liberi. In questo caso la strofa è scritta così: "I was so happy / I forgot / To shut the Door / And it went out / And I am all alone -" e la scelta di mantenere la struttura di tre versi anche in questa strofa deriva evidentemente dal rispetto dello schema delle rime ("aab" nelle prime tre strofe e "aaa" nell'ultima); io ho preferito privilegiare la lettera del manoscritto, anche perché un "And" maiuscolo in mezzo al verso, senza un punto o un trattino che lo preceda, c'è solo nel verso 5 della J1532-F1553, un verso scritto di seguito anche nel manoscritto e che, perciò, non lascia dubbi di trascrizione.


F944 (1865) / J841 (1864)

A Moth the hue of this
Haunts Candles in Brazil -
Nature's Experience would make
Our Reddest Second pale -

Nature is fond, I sometimes think,
Of Trinkets, as a Girl.

    Una Falena del colore di questa
Frequenta Candele in Brasile -
L'Esperienza della natura renderebbe
Pallido il nostro più Rosso Sostituto -

La natura s'innamora, penso talvolta,
Di Gingilli, come una Fanciulla.

La conoscenza della natura ci fa scoprire sempre nuove bellezze, che talvolta fanno impallidire quelle a cui siamo abituati. Viene da pensare che la natura sia come una fanciulla, che s'innamora dei gingilli più colorati ogni volta che ne scopre uno diverso.
Magari ED stava sfogliando qualche libro con riproduzioni di farfalle esotiche e ne ha vista una dai colori particolarmente belli, una farfalla notturna che sicuramente frequentava candele in Brasile e non ad Amherst. E così ha riflettuto sul fatto che conoscere la natura in tutte le sue sfaccettature, anche quelle più lontane da noi, farebbe diventare più scialbe, più pallide, molte delle cose che vediamo tutti i giorni, anche quelle "più rosse".
O magari i versi accompagnavano un fiore dai colori accesi, paragonabili a quelli di una farfalla esotica. In questo caso il "this" del primo verso si riferirebbe al fiore e non alla falena, e i versi potrebbero essere letti così: "ti mando un fiore dai colori simili a quelli di una esotica farfalla; se conoscessimo davvero tutte le bellezze della natura, come questo fiore e quella farfalla, tante cose che ci sembrano belle e importanti apparirebbero molto più insignificanti."
Al quarto verso ho interpretato "second" come qualcosa di rango inferiore, minore, e ho perciò tradotto con "sostituto".


F945 (1865) / J842 (1864)

Good to hide, and hear 'em hunt!
Better, to be found,
If one care to, that is,
The Fox fits the Hound -

Good to know, and not tell,
Best, to know and tell,
Can one find the rare Ear
Not too dull -

    Bello nascondersi, e sentirli cacciare!
Meglio, essere trovati,
Se uno vuole, vale a dire,
La Volpe si adatta al Segugio -

Bello sapere, e non dire,
Meglio, sapere e dire,
Riuscendo a trovare il raro Orecchio
Non troppo ottuso -

Un elogio della vita ritirata, silenziosa? Sì, ma anche la constatazione di quanto sia piacevole essere trovati, quando ci si vuol far trovare, e di quanto sia difficile trovare un orecchio in sintonia con quello che vogliamo dire.


F946 (1865) / J831 (1864)

Dying - to be afraid of Thee -
One must to thine Artillery
Have left exposed a friend -
Than thine old Arrow is a Shot
Delivered straighter to the Heart
The leaving Love behind -

Not for itself, the Dust is shy.
But - Enemy - Beloved be -
Thy Batteries divorce -
Fight sternly in a dying eye
Two Armies, Love and Certainty,
And Love and the Reverse -

    Morte - aver paura di Te -
Deve colui che alla tua Artiglieria
Abbia lasciato esposto un amico -
Della tua vecchia Freccia è un Colpo
Sferrato più diritto al Cuore
Il lasciarsi l'Amore alle spalle -

Non per se stessa, la Polvere è timorosa,
Ma - Nemica - perché l'Amato -
Le tue Batterie separano.
Lottano aspramente in un occhio morente
Due Eserciti, Amore e Certezza,
E Amore e Sconfitta -

La poesia fu inviata, come la J830-F815, a Gertrude Vanderbilt, ferita il 20 marzo 1864 da un colpo di pistola sparato alla sua cameriera da uno spasimante respinto. La Vanderbilt stette per diverso tempo fra la vita e la morte e si riprese definitivamente a settembre.
Un'altra copia è trascritta nei fascicoli e una terza fu inviata a Louise e Frances Norcross. Di quest'ultima il manoscritto è perduto e ci restano i primi due versi in un elenco delle poesie ricevute da ED compilato da Frances Norcross.
Nell'edizione Franklin è indicata una terza poesia inviata alla Vanderbilt in quel periodo: la F895, che nell'edizione Johnson è suddivisa nelle poesie J1068 e J1775.

La poesia è strutturata in quattro parti di tre versi, ciascuna delle quali può considerarsi un aforisma sul tema del rapporto con la morte e con il sentimento più profondo della vita: l'amore. La morte non è sempre quella che ci strappa alla vita, anzi forse la morte più vera e più dolorosa è dimenticare qualcuno e lasciarlo da solo ad affrontare le battaglie, quella con la morte ma anche quelle della vita. Lasciarsi alle spalle l'amore è qualcosa che colpisce molto di più della morte i sentimenti di una persona. Chi ama non teme per sé, ma vede la morte come una nemica perché è soltanto lei che può separarla dall'amato. Nelle mente di chi muore lottano aspramente due sentimenti contrapposti: l'amore unito alla certezza dell'immortalità, e l'amore che ha paura della disfatta finale, quella causata dalla morte che conclude tutto.


F947 (1865) / J843 (1864)

I made slow Riches but my Gain
Was steady as the Sun
And every Night, it numbered more
Than the preceding One

All Days, I did not earn the same
But my perceiveless Gain
Inferred the less by Growing than
The Sum that it had grown.

    Lenta mi Arricchivo ma il mio Guadagno
Era costante come il Sole
E ogni Notte, ammontava a più
Di Quella precedente

Non tutti i Giorni, ricevevo lo stesso
Ma il mio impercettibile Guadagno
Deducevo meno dal Crescere che
Dalla Somma che era cresciuta.

La ricchezza vera non è quella che riceve all'improvviso, ma la costante esperienza del vivere, che aggiunge giorno per giorno qualcosa alla nostra mente, una volta di più, una volta di meno, ma aumentando sempre, sia pure in modo impercettibile, la somma delle nostre conoscenze. Ed è proprio l'accrescersi di questa somma che ci fa capire il guadagno che abbiamo ottenuto, più del pesare ogni volta i pochi grammi si sono aggiunti.


F948 (1865) / J844 (1864)

Spring is the Period
Express from God -
Among the other seasons
Himself abide

But during March and April
None stir abroad
Without a cordial interview
With God -

    La Primavera è il Periodo
Espresso da Dio -
Nelle altre stagioni
Abita da solo

Ma durante Marzo e Aprile
Nessuno se ne va in giro
Senza un cordiale colloquio
Con Dio -

Come in molte altre poesie, anche qui la primavera è la stagione più bella dell'anno, quella in cui non possiamo fare a meno di incontrare Dio quando ce ne andiamo a spasso. Lo stesso Dio che nelle altre stagioni se ne sta appartato, senza manifestare la sua presenza, come invece fa in questa stagione di rinascita della natura.


F949 (1865) / J834 (1864)

Before He comes We weigh the Time,
'Tis Heavy and 'tis Light.
When He depart, an Emptiness
Is the prevailing Freight -
    Prima del Suo arrivo misuriamo il Tempo,
È Pesante e Leggero
Quando parte un Vuoto
È il Carico prevalente -

Il testo riportato sopra è quello trascritto nei fascicoli. Un'altra copia fu inviata a Samuel Bowles, con due varianti: al verso 3 "departs" al posto di "depart" e al verso 4: "superior" ("più grande") al posto di "prevailing".

Quando aspettiamo qualcuno misuriamo il tempo, che sembra pesante, perché non passa mai, e insieme leggero, perché precede un momento felice. Quando poi l'arrivo si trasforma in partenza, il carico più grande che ci rimane è il vuoto che ha lasciato.


F950 (1865) / J846 (1864)

Twice had Summer her fair Verdure
Proffered to the Plain -
Twice - a Winter's Silver Fracture
On the Rivers been -

Two full Autumns for the Squirrel
Bounteous prepared -
Nature, Had'st thou not a Berry
For thy wandering Bird?

    Due volte aveva l'Estate la sua fiera Verzura
Offerto alla Pianura -
Due volte - un'Argentea Frattura Invernale
Sui Fiumi c'era stata -

Due interi Autunni per lo Scoiattolo
Munificenze avevano preparato -
Natura, non Avevi tu una Bacca
Per il tuo Uccello errante?

Un'attesa durata due estati, nelle quali la natura ha seguito il suo corso, ha nutrito tutti i suoi figli, ma nel suo ciclo perenne non si è ricordata di chi aspettava qualcosa che non è arrivato.
Gli ultimi due versi non possono non far pensare alla leopardiana "natura matrigna", che ha un dono per tutti: il verde dell'estate per la pianura, il ghiaccio sui fiumi che li protegge per poi aprirsi e farne riemergere le acque, i frutti dell'autunno per lo scoiattolo, ma non ha nemmeno una bacca per l'uccello errante che attraversa inquieto e speranzoso tutte le stagioni.
La traduzione di "fair" (v. 1) con "fiera" è molto libera, ma mi piaceva il suono simile alla parola inglese e ho approfittato del fatto che "fair" ha moltissimi significati.