Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F1151 - 1200

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Franklin
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F1151 (1868) / J1122 (1868)

'Tis my first night beneath the Sun
If I should spend it here -
Above him is too low a hight
For his Barometer
Who Airs of expectation breathes
And takes the Wind at prime -
But Distance his Delights confides
To those who visit him
    Sarebbe la mia prima notte sotto il Sole
Se dovessi passarla qui -
Sopra di lui è un'altezza troppo bassa
Per il suo Barometro
Che Arie d'attesa respira
E prende il Vento al suo apparire -
Ma la Distanza le sue Delizie confida
A coloro che sono in visita a lui

Se fossi dove ora è lui sarebbe notte per me, ma una notte illuminata dal sole. Invece sono più in alto, sopra la sua tomba, un'altezza illusoria però, perché lui respira ormai un'aria dove le attese sono certezze e dove il mistero dell'inizio di ogni cosa non è più tale. Ma la distanza che ci separa è anche fonte di dolcezza, perché so che prima o poi sarà colmata.


F1152 (1868) / J1134 (1868)

The Wind took up the Northern Things
And piled them in the South -
Then gave the East unto the West
And opening his mouth
The four Divisions of the Earth
Did make as to devour
While everything to corners slunk
Behind the awful power -

The Wind unto his Chamber went
And nature ventured out -
Her subjects scattered into place
Her systems ranged about

Again the smoke from Dwellings rose
The Day abroad was heard
How intimate, a Tempest past
The Riot of the Bird -

    Il Vento prese le Cose del Nord
E le ammucchiò a Sud -
Poi diede l'Est all'Ovest
E aprendo la bocca
Le quattro Suddivisioni della Terra
Fece come per divorare
Mentre ogni cosa negli angoli strisciava
Dietro la tremenda energia -

Il Vento nella sua Stanza rientrò
E la natura si avventurò fuori -
I suoi sudditi ripresero i loro posti
I suoi ordini si schierarono intorno

Di nuovo il fumo dalle Dimore salì
Il Giorno all'aperto fu percepito
Com'è intimo, passata una Tempesta
Il Chiasso degli Uccelli -

La vivida descrizione di una tempesta che, com'è venuta, si ritira, lasciando intatta la natura, presto dimentica dello scompiglio.
Il manoscritto contiene molte varianti. Ne ho scelta soltanto una: all'ultimo verso "Riot" al posto di "Transport". Mi piaceva l'immagine del chiasso che diventa intimo in confronto alla tempesta che l'ha preceduto.


F1153 (1868?) / J1769 (1868?)

The longest day that God appoints
Will finish with the sun.
Anguish can travel to it's stake,
And then it must return.
    Il giorno più lungo che Dio stabilisce
Finirà con il sole.
L'angoscia può avviarsi al suo traguardo,
E poi deve rientrare.

I versi erano in una lettera alle cugine Norcross (L329), evidentemente scritta a seguito di un qualche evento negativo, visto che sono preceduti da "The little notes shall go as fast as steam can take them. / Our hearts already went. Would we could mail our faces for your dear encouragement. / Remember" ("Il biglietto sarà veloce quanto potrà il vapore che lo porta. / I nostri cuori già andarono. Vorremmo poter inviare i nostri volti per incoraggiare i vostri tanto cari.").
L'autografo è perduto e Frances Norcross, dopo una richiesta di chiarimenti da parte di Mabel Todd, rispose di non ricordare che cosa potesse aver provocato questa lettera.

L'angoscia, per grande che sia, è sottoposta alle leggi della natura: prima o poi dovrà finire.


F1154 (1869) / J1149 (1869)

I noticed People disappeared
When but a little child -
Supposed they visited remote
Or settled Regions wild -
Now know I - They both visited
And settled Regions wild -
But did because they died
A Fact withheld the little child -
    Notavo Gente che spariva
Quando non ero che una bimba -
Supponevo per visite remote
O per colonizzare Regioni selvagge -
Ora so - Che visitavano
E colonizzavano Regioni selvagge -
Ma lo facevano perché erano morti
Un Fatto nascosto ai bimbi -

L'aldilà visto come una regione remota e selvaggia, nascosta alla comprensione umana. Da piccoli si pensa che chi scompare faccia questo viaggio nel mistero volontariamente, poi si scopre che è un viaggio obbligatorio che dovremo fare tutti. Il mistero del perché la gente scompaia dura poco, lo spazio della fanciullezza, ma poi resta quello vero di mistero, quello che fa comunque restare selvaggia la regione colonizzata da chi muore. Questo perdurare del mistero si legge chiaramente nella poesia, dove ai versi della fanciullesca immaginazione (3 e 4) seguono due versi preceduti dalla consapevolezza ("Now know I") ma praticamente identici nel descrivere la sorte di chi muore.


F1155 (1869) / J1133 (1868)

The Snow that never drifts -
The transient, fragrant snow
That comes a single time a Year
Is softly driving now -

So thorough in the Tree
At night beneath the star
That it was February's Foot
Experience would swear -

Like Winter as a Face
We stern and former knew
Repaired of all but Loneliness
By Nature's Alibi -

Were every Storm so sweet
The Value could not be -
We buy with contrast - Pang is good
As near as memory -

    La Neve che mai si accumula -
La transitoria, fragrante neve
Che arriva una sola volta l'Anno
Morbida s'impone ora -

Tanto pervade l'albero
Di notte sotto la stella
Che certo sia il Passo di Febbraio
L'Esperienza giurerebbe -

Invernale come un Volto
Che austero e antico conoscemmo
Riparato in tutto tranne la Solitudine
Dall'Alibi della Natura -

Fosse ogni Tempesta così dolce
Valore non avrebbe -
Noi compriamo per contrasto - La Pena è buona
Quanto più vicina alla memoria -

Non tutte le nevi sono uguali, c'è quella che sembra insediarsi e ammantare tutto e c'è n'è invece un'altra, più rara, che cade dolcemente e imbianca di notte un albero. Una neve che sembra essere l'annuncio di febbraio, il mese più rigido dell'anno, un volto antico e austero tornato a rivivere nel perenne ciclo della natura, senza però liberarsi da quella gelida solitudine che gli è propria. Ma poi ci accorgiamo che non è così: quella neve cade per poi scomparire, e allora ci rendiamo conto che se la neve fosse soltanto questa fragrante e transitoria imbiancata, se ogni tempesta che ci investe fosse così dolce e inoffensiva, non saremmo capaci di attribuirle il suo giusto valore, perché la vita è fatta di contrasti e una pena diventa buona, positiva, se riusciamo a custodirla nella memoria e a confrontarla con la gioia, che altrimenti non riusciremmo ad apprezzare pienamente.
Le prime tre strofe sembrano descrivere una impalpabile ed effimera nevicata, che riesce a imbiancare un albero ed è perciò scambiata per l'arrivo del gelo invernale. Nell'ultima l'immagine si rovescia, come se la descrizione che la precede diventasse improvvisamente negativa, perché noi abbiamo bisogno di tempeste vere, di neve che si accumula nell'anima e si imprime nella nostra mente, per darci quel termine di paragone che può permetterci di apprezzare poi l'arrivo della calda e gioiosa estate.
Al verso 13 ho scelto la variante "sweet" al posto di "spice".


F1156 (1869) / J1130 (1868)

That odd old man is dead a year -
We miss his stated Hat -
'Twas such an evening bright and stiff
His faded lamp went out -

Who miss his antiquated Wick -
Are any hoar for him?
Waits any indurated mate
His wrinkled coming Home?

Oh Life, begun in fluent Blood
And consummated dull -
Achievement, contemplating thee -
Feels transitive and cool.

    Quel vecchio singolare è morto da un anno -
Ci manca il suo familiare Cappello -
Era una serata così luminosa e rigida
Quando il suo fioco lume si smorzò -

A chi manca il suo antiquato Stoppino -
C'è un qualche canuto per lui?
Attende un'indurità metà
Il suo raggrinzito ritorno a Casa?

Oh Vita, cominciata in un Sanguigno fluire
E consumata nel torpore -
Il risultato, contemplando te -
Appare transitivo e freddo.

Un vecchio singolare, appartato, moriva un anno fa. Di lui ricordiamo l'apparenza, quel familiare cappello che accompagnava le nostre giornate. Chissà se a qualcuno manca veramente: amici canuti come lui o una moglie ormai indurita dall'età. Eppure quel vecchio ormai raggrinzito è stata una vita, iniziata con l'impetuoso fluire del sangue che scalda e ravviva. Ma la vita poi si consuma quasi sempre in una torpida abitudine: osservandone il percorso, il risultato finale appare di gelida e fuggevole materia.
Il vecchio singolare del primo verso diventa metafora della vita, singolare perché ciascuna ha in sé la propria ragion d'essere, eppure così inutile nel suo svolgersi, da quell'iniziale corrente sanguigna (la giovinezza) al torpore finale (la vecchiaia) e alla definitiva e ineludibile conclusione. Bello e tipicamente dickinsoniano l'uso di "transitive", come se la vita fosse soltanto un predicato il cui complemento oggetto, ovvero il punto d'arrivo di un'azione, è sempre e comunque la morte.


F1157 (1869) / J1118 (1868)

Exhilaration is the Breeze
That lifts us from the Ground
And leaves us in another place
Whose statement is not found -

Returns us not, but after time
We soberly descend
A little newer for the term
Upon Enchanted Ground -

    La Gioia è la Brezza
Che ci solleva da Terra
E ci lascia in un altro posto
Di cui non sappiamo le regole -

Non ci rimanda, ma dopo un po'
Noi sobriamente scendiamo
Un po' più nuovi per quel momento
Su un Suolo Incantato -

Nei momenti di gioia è come se fossimo trasportati in un mondo diverso, con regole che non hanno niente a che vedere con quelle che di solito guidano la vita. Non possiamo mai trattenerci molto, ma sempre, quando torniamo, abbiamo acquistato qualcosa in più di ciò che avevamo prima.


F1158 (1869) / J1158 (1870)

Best Witchcraft is Geometry
To the magician's mind -
His ordinary acts are feats
To thinking of mankind -
    L'Incantesimo migliore è Geometria
Per la mente del mago -
I suoi gesti ordinari sono grandi imprese
Agli occhi dell'umanità -

I primi due versi furono inviati a Susan (L350) con una variante nel secondo: "To a magician's eye -" ("All'occhio di un mago -").

Dal punto di vista del mago gli incantesimi migliori sono quelli che applicano in maniera abile e perfetta le regole della razionalità, è poi la sua abilità a far sì che ciò che per lui è diventata un'azione ordinaria appaia magica agli occhi di chi lo guarda.
Qui ED usa due termini legati alla magia vera e propria (witchcraft e magician) ma il riferimento alla "geometria" mi sembra indicare abbastanza chiaramente che in realtà intenda riferirsi ad un mago che fa giochi di prestigio (propriamente "juggler"), con un'apparenza di "magia" soltanto per chi ne è spettatore.
Non è da escludere che la "geometria" si riferisca alle leggi di natura, intrinsecamente semplici ma che, per la loro complessità, ci appaiono talvolta ammantate di magico mistero. In questo caso il "magician" non sarebbe altri che Dio, il creatore che le governa con azioni per lui ordinarie e per noi così complicate da capire.


F1159 (1869) / J1143 (1869)

The Work of Her that went,
The Toil of Fellows done -
In Ovens green our Mother bakes,
By Fires of the Sun -
    Il Lavoro di Lei che se n'è andata,
La Fatica di Compagni finiti -
In Forni verdi nostra Madre cuoce,
Ai Fuochi del Sole -

Tutto ciò che è stato compiuto in vita servirà a impastare il nostro destino immortale. Gli ingredienti riposano nelle tombe, i forni verdi alimentati dal sole e controllati da madre natura.


F1160 (1869) / J1137 (1869)

The duties of the Wind are few -
To cast the ships, at Sea,
Establish March, the Floods escort,
And usher Liberty.

The pleasures of the Wind are broad,
To dwell Extent among,
Remain, or wander,
Speculate, or Forests entertain -

The kinsmen of the Wind are Peaks
Azof - the Equinox,
Also with Bird and Asteroid
A bowing intercourse -

The limitations of the Wind
Do he exist, or die,
Too wise he seems for Wakelessness,
However, know not I -

    I doveri del Vento sono pochi -
Spingere le navi, in Mare,
Insediare Marzo, le Maree scortare,
E annunciare la Libertà.

I piaceri del Vento sono vasti,
Risiedere nell'estensione,
Restare, o vagare,
Speculare, o le Foreste intrattenere -

I congiunti del Vento sono i Picchi
Azov - l'Equinozio,
Anche con l'Uccello e l'Asteroide
Una garbata relazione -

I limiti del Vento
Se sopravviva, o muoia,
Troppo saggio sembra per il Non Risveglio,
Nondimeno, non li so -

Oltre alla copia riportata sopra, ce n'è un'altra inviata a Susan e limitata ai primi quattro versi.

Nelle prime tre strofe la descrizione del vento è limitata alle sue caratteristiche fisiche, concrete, mentre nell'ultima ED confessa di non sapere quale possa essere il destino di questo fenomeno naturale che diventa simbolo di tutta la natura: sembra troppo antica e saggia per sottostare al sonno eterno a cui siamo destinati noi, ma non possiamo sapere se anche lei sarà comunque destinata a scomparire.
Bacigalupo dà una lettura diversa dei versi finali nelle due edizioni dell'antologia da lui curata. Nella prima traduce "wakelessness" con "assopirsi" e annota: "Nell'ultima strofa si suggerisce che il vento non soffre di quella limitazione umana che è l'insonnia o l'angoscia, ben nota invece all'io che appare proprio in fondo." Nella seconda la traduzione è "dormire in eterno" e la nota: "Nell'ultima strofa si suggerisce che il vento è troppo profondo per non essere destinato, come l'uomo, all'eterno."


F1161 (1869) / J1146 (1869)

When Etna basks and purrs
Naples is more afraid
Than when she show her Garnet Tooth -
Security is loud -
    Quando l'Etna si crogiola e fa le fusa
Napoli è più impaurita
Di quando mostra i suoi Granati Denti -
La sicurezza è rumorosa -

Una variazione su "can che abbaia non morde". Qui ED scambia Catania con Napoli, o il Vesuvio con l'Etna. Nella J1705-F1691 c'è l'errore opposto: il Vesuvio è accostato alla Sicilia.


F1162 (1869) / J1117 (1868)

A Mine there is no Man would own
But must it be conferred,
Demeaning by exclusive wealth
A Universe beside -

Potosi never to be spent
But hoarded in the mind
What Misers wring their hands tonight
For Indies in the Ground!

    Una Miniera c'è che Nessuno può comprare
Ma dev'essere conferita,
Svilendo con un'esclusiva ricchezza
L'universo intorno -

Potosí che non sarà mai speso
Ma accumulato nella mente
Quanti Avari si torceranno le mani stanotte
Per Indie Sottoterra!

Ancora una volta la miniera della mente, la ricchezza interiore, contrapposta ad una miniera concreta, a quelle ricchezze così ambite da chi sa vedere soltanto l'apparenza e non è in grado di estrarre niente di più che metalli luccicanti dalla terra, lasciando inutilizzati quelli ben più preziosi celati nella mente.
Potosí (v. 5) è una città della Bolivia famosa per le sue miniere. Vedi anche la J119-F118.


F1163 (1869) / J1138 (1869)

A Spider sewed at Night
Without a Light
Upon an Arc of White -

If Ruff it was of Dame
Or Shroud of Gnome
Himself himself inform -

Of Immortality
His strategy
Was physiognomy -

    Un Ragno cuciva di Notte
Senza una Luce
Su un Arco di Bianco -

Se Gorgiera fosse di Dama
O Sudario di Gnomo
Lui stesso se stesso informi -

D'Immortalità
La sua strategia
Era fisionomia -

Con un'ardita metafora l'affascinante e misteriosa ragnatela diventa "fisionomia", segno, insieme concreto e impalpabile, dell'immortalità. Sia l'una che l'altra possono essere ornamento di vita (eterna) o custodia di morte, e soltanto il creatore di ciascuna di esse, il ragno e Dio, ne conosce il mistero.


F1164 (1869) / J1140 (1869)

The Day grew small, surrounded tight
By early, stooping Night -
The Afternoon in Evening deep
It's Yellow shortness dropt -
The Winds went out their martial ways
The Leaves obtained excuse -
November hung his Granite Hat
Upon a nail of Plush -
    Il Giorno diventò piccolo, circondato tutto
Dalla precoce, incombente Notte -
Il Pomeriggio in Sera profonda
La sua Gialla brevità distillò -
I Venti smorzarono i loro passi marziali
Le Foglie ottennero tregua -
Novembre appese il suo Cappello di Granito
A un chiodo di Felpa -

L'arrivo dell'inverno: la notte arriva precocemente, il tramonto diventa più breve, i venti si smorzano e danno tregua alle foglie e novembre appende il suo cappello, di granito perché gelido e simile a una lapide che indica la morte dell'estate, a un chiodo che sembra fatto di soffice, felpata, neve.


F1165 (1870) / J1164 (1870)

Were it to be the last
How infinite would be
What we did not suspect was marked
Our final interview.
    Dovesse essere l'ultimo
Quanto infinito sarebbe
Ciò che non sospettavamo indicasse
Il nostro colloquio finale.

I versi sono contenuti in una lettera (L338) alla zia Catharine Dickinson Sweetser (sorella del padre di ED) scritta in occasione della morte a trentatré anni del figlio maggiore, Henry Edward, il 17 febbraio 1870.
Sono preceduti da questa frase: "There are no Dead, dear Katie, the Grave is but our moan for them." ("Non ci sono Morti, cara Katie, la Tomba è soltanto il nostro lamento per loro.") e seguiti dalla chiusa della lettera: "Henry had been a prisoner. How he had coveted Liberty probably his Redeemer knew - and as we keep surprise for those most precious to us, brought him his Ransom in his sleep." ("Henry è stato un prigioniero. Quanto avesse bramato la Libertà probabilmente lo sapeva il suo Redentore - e così come serbiamo sorprese per coloro che sono più preziosi per noi, gli ha dato il suo Riscatto nel sonno.").

Il "colloquio finale" dell'ultimo verso si presta a due interpretazioni: un colloquio con la persona che poco dopo morirà, senza essere consapevoli che sarà l'ultimo, o quello che ciascuno di noi dovrà affrontare quando sarà faccia a faccia con la morte.


F1166 (1870) / J1159 (1870)

Great Streets of silence led away
To Neighborhoods of Pause -
Here was no Notice - no Dissent
No Universe - no Laws -

By Clocks, 'Twas Morning, and for Night
The Bells at Distance called -
But Epoch had no basis here
For Period exhaled.

    Grandi Strade di silenzio conducevano
A Sobborghi di Pausa -
Qui non vi era Annuncio - né Dissenso
Né Universo - né Leggi -

Per gli Orologi, Era Mattino, e la Notte
Le Campane a Distanza annunciavano -
Ma Epoche non avevano base qui
Perché il Periodo spirava.

Il testo riportato sopra è quello del manoscritto rimasto tra le carte di ED. Un'altra copia fu inviata a Susan, con il quarto verso diviso in due ("By Clocks - 'Twas Morning / And for Night"). Di una ulteriore versione, in una lettera a Frances e Louise Norcross (L339), resta la trascrizione di Mabel Todd del solo primo verso, preceduto da "Did you know about Mrs J—? She fledged her antique wings. 'Tis said that «nothing in her life became her like the living it.»" ("Avete saputo di Mrs J—? Ha messo le penne alle sue antiche ali. Si può dire che «nulla nella sua vita le ha fatto onore come il lasciarla.»").
La citazione è dal Macbeth, atto I, scena IV, Malcom a Duncan parlano di Cawdor, da poco giustiziato (nel testo shaekespeariano i pronomi sono ovviamente al maschile).

Una descrizione dell'aldilà, con termini che designano un mondo concreto (Streets, Neighborhoods, Clocks, Bells) immersi in una sorta di sospensione spazio-temporale che li rende incorporei e indistinti.
Nella prima strofa c'è il cammino verso l'aldilà, dove non c'è più niente del mondo che si è lasciato. Nella seconda i primi due versi servono da concreto riferimento temporale, contrapposti ai due successivi dove il tempo scompare per lasciar posto al nulla.


F1167 (1870) / J1215 (1872)

I bet with every Wind that blew
Till Nature in chagrin
Employed a Fact to visit me
And scuttle my Balloon -
    Scommettevo su ogni soffio di Vento
Finché la Natura in collera
Mandò un Fatto a farmi visita
E a bucare il mio Pallone -

Spesso ci aggrappiamo a ogni soffio di vento, illudendoci che sia abbastanza forte da sostenerci, ma la natura ci manda ben presto un fatto concreto, una realtà, e allora ci accorgiamo che basta poco per bucare il nostro pallone e precipitare.


F1168 (1870) / J1178 (1871)

My God - He sees thee -
Shine thy best -
Fling up thy Balls of Gold
Till every Cubit play with thee
And every Crescent hold -
Elate the Acre at his feet -
Upon his Atom swim -
Oh Sun - but just a Second's right
In thy long Race with him!
    Mio Dio - Egli ti vede -
Splendi al tuo meglio -
Lancia in alto i tuoi Globi d'Oro
Finché ogni Cubito giochi con te
E ogni Falce di Luna resista -
Esalta gli Acri ai suoi piedi -
Sul suo Atomo scorri -
Oh Sole - il privilegio di un solo Istante
Nella tua lunga Corsa con lui!

ED si rivolge direttamente a Dio, incitandolo ad accogliere degnamente qualcuno che ha oltrepassato le porte del cielo e ora può vederlo. Nella prima parte è la notte a risplendere, con i globi dorati delle stelle e la falce lunare che veglia con la sua luce; poi la tomba e la polvere, esaltati e percorsi dal soffio divino; quindi la luce del sole, il simbolo della scintilla d'eternità che l'accompagna e di cui invochiamo almeno un istante per noi.


F1169 (1870) / J1157 (1870)

Some Days retired from the rest
In soft distinction lie
The Day that a Companion came
Or was obliged to die -
    Alcuni Giorni appartati dal resto
In sommessa distinzione giacciono
Il Giorno in cui un Compagno venne
O fu obbligato a morire -

I giorni importanti, che restano isolati dagli altri e si fanno ricordare, sono quelli legati al rapporto, triste o lieto, con qualcuno che ci è caro.


F1170 (1870) / J1220 (1872)

Of Nature I shall have enough
When I have entered these
Entitled to a Bumble bee's
Familiarities -
    Della Natura avrò abbastanza
Quando sarò entrata fra coloro
A cui è concesso a un Bombo
Dare confidenza -

Non è facile sentirsi parte integrante della natura che ci circonda. Forse potremmo dire di avercela fatta solo se riuscissimo nella difficile impresa di entrare in confidenza con i suoi più piccoli e umili abitanti.


F1171 (1870) / J1245 (1873)

The Suburbs of a Secret
A Strategist should keep -
Better than on a Dream intrude
To scrutinize the Sleep -
    I Sobborghi di un Segreto
Uno Stratega dovrebbe rispettare -
Piuttosto che in un Sogno intromettersi
Per scrutare il Sonno -

I nostri pensieri più intimi dovrebbero essere sempre rispettati e non scandagliati da altri che ambiscono a scoprirne i segreti.
Presa alla lettera sembra un anticipato rifiuto delle intromissioni freudiane nei sogni dei pazienti.


F1172 (1870) / J1248 (1873)

The incidents of Love
Are more than it's Events -
Investment's best expositor
Is the minute Per Cents -
    Le minuzie dell'Amore
Sono più che i suoi Eventi -
La migliore evidenza dell'investimento
È il minuscolo Percento -

Le piccole cose, quelle che accadono tutti i giorni, sono quelle che contano per misurare un amore. La stessa cosa che succede per un investimento: non è importante la cifra iniziale, il patrimonio impiegato, ma quella minuscola progressiva percentuale che misura l'effettivo guadagno.
Ho tradotto "incident" con "minuzie" per rendere, con una sola parola, l'immagine del piccolo che diventa più importante del grande, del fatto meno appariscente che è più significativo dell'evento esteriore, anche tenendo conto della definizione del Webster, che credo sia quello che intendeva esprimere ED: "That which happens aside of the main design; an episode or subordinate action."
In questo senso possiamo accostarla al quadretto di tenero amore domestico della J589-F617.


F1173 (1870) / J1160 (1870)

He is alive, this morning -
He is alive - and awake -
Birds are resuming for Him -
Blossoms - dress for His sake -
Bees - to their Loaves of Honey
Add an Amber Crumb
Him - to regale - Me - Only -
Motion, and am dumb.
    È vivo, stamane -
È vivo - e sveglio -
Gli uccelli ricominciano per Lui -
I fiori - si abbigliano per amor Suo -
Le api - alle loro Pagnotte di Miele
Aggiungono una Briciola d'Ambra
Per deliziare - Lui - a Me - Soltanto -
Un cenno, e resto muta.

Il manoscritto è indirizzato a "Mr Bowles" e firmato "Emily" (L341), ed è stato scritto in un periodo in cui spesso Bowles era ospite di Austin e Susan. Probabile che sia una sorta di saluto mattutino all'amico, ma il fatto che il biglietto sia poi rimasto in mano di ED fa pensare che non sia mai stato consegnato.
Nel penultimo verso il "Me" è, secondo le regole, un complemento: la natura saluta il suo risveglio con tutti gli onori, mentre per me si limita a un fugace cenno. Se facciamo uno strappo alla regola, possiamo considerarlo soggetto e leggere il finale così: la natura saluta gioiosa il suo risveglio, mentre io mi limito a un riservato e silenzioso cenno.


F1174 (1870) / J1167 (1870)

Alone and in a Circumstance
Reluctant to be told
A spider on my reticence
Assiduously crawled

And so much more at Home than I
Immediately grew
I felt myself a visitor
And hurriedly withdrew -

Revisiting my late abode
With articles of claim
I found it quietly assumed
As a Gymnasium
Where Tax asleep and Title off
The inmates of the Air
Perpetual presumption took
As each were special Heir -
If any strike me on the street
I can return the Blow -
If any take my property
According to the Law
The Statute is my Learned friend
But what redress can be
For an offence nor here nor there
So not in Equity -
That Larceny of time and mind
The marrow of the Day
By spider, or forbid it Lord
That I should specify -

    Da sola e in Circostanze
Riluttanti ad esser dette
Un ragno sulla mia reticenza
Assiduamente strisciò

E tanto più a Casa sua di me
Immediatamente si trovò
Che mi sentii un'ospite
E in fretta mi ritirai -

Rivisitando la mia recente dimora
Con titoli di proprietà
La trovai senza chiasso occupata
Come una Palestra
Dove il Fisco dorme e i Diritti pure
Gli inquilini dell'Aria
In perpetua presunzione di possesso
Come se ognuno fosse unico Erede -
Se qualcuno mi urta per strada
Posso restituire il Colpo -
Se qualcuno si prende la mia proprietà
Secondo la Legge
Il Codice è il mio Dotto amico
Ma che risarcimento può esserci
Per un'offesa né di qua ne di là
Perciò non Giudicabile -
Quel Ladrocinio di tempo e di mente
L'essenza del Giorno
Da un ragno, o il Signore me ne liberi
Dal doverlo precisare -

Il manoscritto di questa poesia è su un foglio di taccuino che contiene, oltre al testo, due piccoli ritagli dall'"Harper's Magazine" del maggio 1870 (in uno il nome "George Sand" e nell'altro "Mauprat" - il titolo di un romanzo della Sand del 1836), oltre ad un francobollo (vedi immagine sotto) non timbrato da tre centesimi del 1869. I ritagli e il francobollo risultano chiaramente applicati prima, visto che il testo è scritto negli spazi liberi.
Johnson ipotizza che "...la poesia sia autobiografica, ovvero che 'in circostanze riluttanti ad esser dette' a ED sia stata consigliata la lettura di Mauprat e abbia trovato il libro un 'ladrocinio di tempo e di mente'."

Il singolare manoscritto di questa poesia rende ancora più enigmatico un testo già di per sé piuttosto oscuro. La Bulgheroni, nelle note all'edizione Meridiani Mondadori, riporta l'ipotesi di Johnson ma poi aggiunge: "Le interpretazioni più recenti individuano nella qualità visiva del manoscritto una sorta di scenografia in cui femminile e maschile sono contrapposti, anticipando l'ironico conflitto tra pudore e aggressione inscenato nel testo". Più plausibile mi sembra l'interpretazione di Bacigalupo: "Divertente e macabro apologo sulla morte (la circostanza che si rilutta a riferire). La persona non detta alla fine è la morte, o meglio il verme."
Una piccola curiosità. Dopo la breve nota interpretativa, Bacigalupo, nell'edizione 1995, prosegue dicendo: "La nota di Johnson ci sembra fuorviante", mentre in quella del 2004 si limita a "Secondo Johnson il ladro è invece un libro superficiale di George Sand."


F1175 (1870) / J1165 (1870)

Contained in this short Life
Are magical extents
The soul returning soft at night
To steal securer thence
As Children strictest kept
Turn soonest to the sea
Whose nameless Fathoms slink away
Beside infinity
    Contenute in questa breve Vita
Sono magiche estensioni
L'anima vi torna dolce di notte
Per sgattaiolarne poi più salda
Come i Bambini tenuti molto a freno
Si dirigono prestissimo al mare
I cui Abissi senza nome si dileguano
Accanto all'infinito

Ci sono tre versioni di questa poesia, tutte contenute nel recto e nel verso di un foglio, che riproduco da Bolts of Melody, pagg. xii-xiii

  

La versione riportata (corrispondente a quella in basso nel verso del foglio manoscritto e riprodotta qui sotto) è l'unica senza varianti ed è pertanto da considerarsi come quella definitiva:

Di seguito trascrivo le altre due versioni così come appaiono nel manoscritto; in neretto il testo base (quello delle edizioni critiche), in carattere normale le varianti.

Contained in this short
Combined
Comprised      Life

Were wonderful extents -
Are  magical
     Terrible
     miraculous
[in verticale]
tenderest
Were exquisite extents

Discernible to not a friend

Except Omnipotence

A friend too straight
to stoop

           subtle
Too distant to be seen

Come unto me enacted
how
     accomplished

With Firmaments between -
    Centuries

The soul came home
          to sleep
at night from trips
               towns
                scenes

That would
 Un           to sense -
  have dazzled
As doth the Tired sense
      unmanifest to sense
Unwitnessed of the sense

    Contenute in questa breve
Combinate
Comprese        Vita

Furono magiche estensioni -
Sono   magiche
       Terribili
       miracolose
[in verticale]
le più tenere
Furono squisite estensioni

Non distinguibili da un amico

Salvo che l'Onnipotenza

Un amico troppo diritto
per piegarsi

               sottile
Troppo distante per esser visto

Venga a me concesso
come
      compiutamente

Con Firmamenti in mezzo -
    Secoli

L'anima tornò a casa
           a dormire
di notte da viaggi
              città
               luoghi

Che avrebbero
 Un             i sensi -
  abbagliato

Come fanno gli Stanchi sensi
        inavvertibile ai sensi
Non vista dai sensi


                    plain
Contained in this short Life

     exquisite
Are magical extents

                  loth
The soul returning soft at
night
          slily  ly Home

To steal securer thence
         at sunrise

              strictest
As children strictly kept
                  er

  turn    est
Take sooner to the sea

Whose waters are the brawling
Brook
                nameless

To think infinity
     Beside Infinity

    Whose nameless fathoms
    slink away
    Beside infinity

                        semplice
Contenute in questa breve vita

     squisite
Sono magiche estensioni

                 restia
L'anima vi torna dolce di
notte
       furtiva   mente a Casa

Per sgattaiolarne poi più salda
                       all'alba

                molto a freno
Come i bambini tenuti a freno
                         più

 Si dirigono        issimo
Si avviano più presto al mare

Le cui acque sono lo scrosciante
Ruscello
              senza nome

Che sembra l'infinito
     Accanto all'Infinito

    I cui abissi senza nome
    si dileguano
    Accanto all'infinito

La nostra vita contiene molti misteri insondabili. Forse di notte, durante i nostri sogni, l'anima raggiunge questi luoghi misteriosi per poi tornare al suo posto più salda perché ne sa di più, perché è riuscita a rubare un brandello del mistero. In questo l'anima somiglia a quei bambini sottoposti a un'educazione rigida e repressiva, che sono impazienti di dirigersi al "mare" (ovvero al simbolo della libertà e dei sogni di terre lontane) con i suoi abissi ignoti e misteriosi, il simbolo più vicino all'infinito, al superamento delle costrizioni materiali in un luogo senza tempo e senza più dubbi e misteri.
Il riferimento ai bambini "strictest keep" fa venire in mente la J613-F445, alla ragazzina chiusa nello sgabuzzino che se la ride della punizione perché il suo cervello è comunque libero di spaziare nel mondo della fantasia.
Nella versione più lunga (quella contenuta nel recto del foglio manoscritto) manca il riferimento ai bambini e viene invece sviluppato con maggiore ampiezza quello che nella versione definitiva è detto nei primi quattro versi, con l'aggiunta dell'amico/onnipotente, l'unico che potrebbe spiegare quelle "magiche estensioni", ma che è "troppo distante per esser visto".


F1176 (1870) / J1170 (1870)

Nature affects to be sedate
Upon Occasion, grand
But let our observation shut
Her practices extend
To Necromancy and the Trades
Obscure to understand
Behold our spacious Citizen
Unto a Juggler turned -
    La natura ostenta di essere pacata
Nelle Occasioni, solenni
Ma se smetti di osservarla
Le sue pratiche estende
A Negromanzia e Traffici
Oscuri da capire
Guarda il nostro esteso Concittadino
In Imbroglione mutato -

La natura ha un'apparenza solenne e maestosa, ma se provi a chiudere gli occhi per guardarne i suoi lati invisibili scopri misteri oscuri e difficili da comprendere. Così riesci anche a vedere nell'onnipresente Creatore nient'altro che un imbroglione, qualcuno che ci inganna facendoci vedere un mondo irreale e contraffatto.
Al verso 6 ho scelto la variante "obscure" al posto di "remote".


F1177 (1870) / J1161 (1870)

Trust adjust her "Peradventure" -
Phantoms entered "and not you."
    La fiducia regola il suo "Probabilmente" -
Fantasmi entrarono "e non lei."

I due versi sono in una lettera a T.W. Higginson del 26 settembre 1870 (L352), che segue la prima visita del critico letterario a ED nell'agosto precedente. Sono preceduti da "After you went I took Macbeth and turned to 'Birnam Wood.' Came twice 'to Dunsinane' - I thought and went about my work. I remember your coming as serious sweetness placed now with the Unreal -" ("Dopo la sua partenza ho preso il Macbeth e mi sono diretta verso la 'Foresta di Birnam.' Venne due volte 'a Dunsinane' - Riflettevo e mi dedicavo al lavoro. Ricordo la sua venuta come una solenne dolcezza situata ora nell'Irreale -").
Il riferimento al Macbeth (V, iii, 1-3: [Macbeth al Dottore] "Bring me no more reports; let them fly all. Till Birnan Wood remove to Dunsinane I cannot taint with fear." - Non portatemi altre notizie: fuggano pure tutti. Finché il bosco di Birnan non muoverà verso Dunsinane, io non posso esser roso dal timore." - trad. di Agostino Lombardo."), con i fantasmi che si materializzano nella fortezza del re ormai condannato così come Higginson si era materializzato nella casa di ED dopo otto anni di rapporto esclusivamente epistolare, dà una chiave di lettura dei versi, anche se i fantasmi dickinsoniani non irrompono ma si scolorano nel ricordo.

Due enigmatici versi che diventano chiari se collegati alle parole che li precedono nella lettera. Nel primo si avvera un "probabilmente" che a lungo era stato in forse (la concreta conoscenza di una persona ormai entrata in confidenza con ED, anche se solo per via epistolare); nel secondo la visita si scolora, diventa un ricordo e quasi non si riesce a credere che sia avvenuta veramente.
Al secondo verso ho tradotto "you" con "lei" per mantenere il collegamento con il tono sempre formale e rispettoso, anche se spesso condito di enigmatica ironia, delle lettere a Higginson.


F1178 (1870) / J1162 (1870)

The Life we have is very great.
The Life that we shall see
Surpasses it, we know, because
It is Infinity.
But when all space has been beheld
And all Dominion shown
The smallest Human Heart's extent
Reduces it to none.
    La Vita che abbiamo è certo grande.
La Vita che vedremo
La sorpassa, si sa, perché
È Infinità.
Ma quando ogni spazio è stato osservato
E ogni Dominio mostrato
L'estensione del più piccolo Cuore Umano
La riduce a nulla.

In una lettera a Elizabeth Holland dell'ottobre 1870 (L354).

Il mondo concreto che conosciamo è certamente grande e contiene più cose di quante siamo in grado di conoscerne. Ma questa grandezza è certamente superata dal mondo infinito che ci attende nell'aldilà. Eppure quando conosceremo questa infinità ci accorgeremo che diventa un nulla di fronte al profondo mistero del cuore umano.


F1179 (1870) / J1758 (?)

Where every Bird is bold to go
And Bees abashless play
The Foreigner before he knocks
Must thrust the Tears away -
    Dove ogni Uccello è libero di andare
E le Api giocano sfrontate
Lo Straniero prima di bussare
Deve le Lacrime allontanare -

Franklin cita il manoscritto autografo, dato da Mabel Todd a Marion Freeman Elwell e da questa al Vassar College, evidentemente non ancora comparso all'epoca dell'edizione Johnson.

La natura non conosce l'affanno che assedia noi mortali, perciò, se dovessimo chiedere di entrare nel mondo spensierato degli uccelli e delle api, dovremmo prima scacciare quelle lacrime che là sarebbero fuori posto.


F1180 (1870) / J1222 (1870)

The Riddle we can guess
We speedily despise -
Not anything is stale so long
As Yesterday's surprise -
    L'Enigma che riusciamo a indovinare
Rapidamente disprezziamo -
Nulla è più stantio
Di una sorpresa di Ieri -

C'è un altro manoscritto di questa poesia con il primo verso leggermente modificato: "The Riddle that we guess" ("L'Enigma che indoviniamo"), in una bozza di lettera a Higginson dell'ottobre 1870 (L353) presumibilmente mai spedita. I versi sono seguiti da parole che sembrano una variazione sul tema: "The Risks of Immortality are perhaps it's charm - A secure Delight suffers in enchantment - ("I Rischi dell'Immortalità sono forse il suo fascino - Una Delizia certa è priva d'incanto -").

Un aforisma sulla nostra rapidità nel disprezzare le cose ormai svelate, che non hanno più il fascino del mistero.


F1181 (1870) / J1770 (1870)

Experiment escorts us last -
His pungent company
Will not allow an Axiom
An Opportunity -
    L'esperimento ci scorta fino all'ultimo -
La sua pungente compagnia
Non permette un Assioma
Un'Opportunità -

Compresa in una bozza di lettera a Higginson dell'ottobre 1870 (L353), presumibilmente mai spedita.

La curiosità, la voglia di conoscere, lo sperimentare, ci accompagna per tutta la vita e non ci permette di fissare certezze, di circoscrivere in un assioma, o anche soltanto in una opportunità, un sapere che resterà sempre imperfetto.


F1182 (1870) / J1774 (1870)

Too happy Time dissolves itself
And leaves no remnant by -
'Tis Anguish not a Feather hath
Or too much weight to fly -
    Un Tempo troppo felice si dissolve
E non lascia traccia -
È l'Angoscia che non ha Penne
O troppo pesanti per volare -

Compresa in una bozza di lettera a Higginson dell'ottobre 1870 (L353), presumibilmente mai spedita.

La felicità fa presto a dissolversi, mentre l'angoscia non è dotata di ali o, se ce l'ha, le ha troppo pesanti per volare via.


F1183 (1870) / J1229 (1872)

Because He loves Her
We will pry and see if she is fair
What difference is on her Face
From Features others wear.

It will not harm her magic pace
That we so far behind -
Her Distances propitiate
As Forests touch the Wind

Not hoping for his notice vast
But nearer to adore
'Tis Glory's far sufficiency
That makes our trying poor.

    Poiché Egli La ama
Spieremo e vedremo se è bella
Qual è la differenza nel suo Volto
Dai Lineamenti che altri hanno.

Non nuocerà al suo magico passo
Che noi si sia tanto indietro -
Le sue Distanze propiziano
Come Foreste che toccano il Vento

Non sperando in un magnanimo cenno
Ma per più da vicino adorare
È la lontana sufficienza della Gloria
Che rende misero il nostro tentare.

Franklin ricostruisce così le diverse redazioni di questa poesia (le date, come quasi sempre per le poesie di ED, sono da intendersi con un margine abbastanza ampio):
- la prima, il cui manoscritto è perduto, redatta nel 1870 e sostanzialmente simile a quella poi trascritta nei fascicoli;
- i soli ultimi due versi in una bozza di lettera dell'ottobre 1870 a Higginson(L353), mai spedita, con segnate due varianti: "overtakelessness" ("imperturbabilità") al posto di "far sufficiency" e "running" ("il correre") al posto di "trying";
- le ultime due strofe scritte alla fine del 1870 nella parte interna di una busta indirizzata a "Mrs Helen Hunt - Bethleem", con gli ultimi due versi che utilizzano le varianti della copia precedente (sulla stessa busta i primi quattro versi della J1214-F1184);
- un'altra copia della versione in due strofe, sempre della fine del 1870, il cui manoscritto è perduto e che conosciamo da una trascrizione di Mabel Todd;
- la copia trascritta nei fascicoli nel 1871 (quella riportata sopra).

Il soggetto della poesia, almeno nella versione completa, è una "Lei" a cui un "Lui" ha dato il suo amore, concedendole così una qualche forma di "Gloria". Per questo, una volta scoperto questo amore, ci interroghiamo su quali possano essere le differenze che la fanno diversa dagli altri, e poi arranchiamo dietro di lei, cercando di sfiorare quella gloria la cui lontana grandezza rende vano tentare di raggiungerla.
Il fatto che una delle versioni fosse in una busta indirizzata a Helen Hunt Jackson, poetessa e scrittrice che ebbe grande stima della poesia di ED e la incitò più volte a pubblicare, può farci identificare questa "Lei" (che peraltro in questa copia manca come soggetto esplicito iniziale, visto che è omessa la prima strofa) come un'amica che ha intrapreso la stessa strada della scrittura e alla quale è come se ED dicesse "tu sei molto più avanti di me e mi rendo conto che la tua gloria così distante rende vano tentare di raggiungerti". In questa lettura il "Lui" potrebbe essere Dio, che esterna il suo amore concedendo la gloria di saper esprimere i propri sentimenti con la scrittura.
I due versi finali, destinati e mai inviati a Higginson, possono leggersi in modo più generico, come una qualche gloria lontana e irraggiungibile che rende vano il nostro tentare di correrle dietro.
Una poesia interessante per queste letture multiple, influenzate anche dall'identità del destinatario, e che mostrano come molti versi di ED possano essere letti in maniere diverse e, così come faceva l'autrice, anche scomposti dal testo originario per essere utilizzati in contesti diversi.


F1184 (1870) / J1214 (1872)

We introduce ourselves
To Planets and to Flowers
But with ourselves
Have etiquettes
Embarrassments
And awes
    Ci presentiamo
A Pianeti e a Fiori
Ma tra di noi
Abbiamo etichette
Imbarazzi
E soggezioni

Facciamo conoscenza senza remore con la natura, apparentemente così diversa e misteriosa, mentre le relazioni con gli altri, che invece dovrebbero essere così simili a noi, sono sempre difficili e, soprattutto, legate a formali convenzioni sociali che non ci consentono di esprimerci con la sincerità che vorremmo.


F1185 (1870) / J1124 (1868)

Had we known the Ton she bore
We had helped the terror
But she straighter walked for Freight
So be her's the error -
    Avessimo saputo il Gravame che sopportava
Avremmo alleviato il terrore
Ma lei più diritta camminava per il Peso
Perciò suo sia l'errore -

Per il primo verso ED segnò due varianti (poi cancellate) per "Ton", con significati sostanzialmente uguali: "weight" e "Load". Per gli ultimi due versi sono indicate varianti sostitutive: per il verso 3, "Smiled too brave for the detecting" ("Sorrideva troppo coraggiosa per rivelarlo") e "Smiled too brave for our detection" ("Sorrideva troppo coraggiosa per rivelarcelo"); per il verso 4, "Till arrested here" ("Finché non si arrestò qui") e "Till Discovered here -" ("Finché non fu Scoperto qui -").

Il rimpianto di non aver saputo vedere il peso che gravava sulle spalle di qualcuno che non c'è più è come diminuito da una sorta di scusante: è stata sua la colpa, perché non faceva trasparire quel peso e noi non ce ne saremmo potuti accorgere. Nelle varianti ai due versi finali le ultime parole della versione originale sono stemperate, come se ED avesse voluto eliminare quell'accusa in fin dei conti ingiusta: lei era troppo coraggiosa rivelare quel peso, e noi ce ne siamo accorti solo qui, sulla sua tomba.


F1186 (1870) / J1125 (1868)

Oh Sumptuous moment
Slower go
That I may gloat on thee -
'Twill never be the same to starve
Now I abundance see -
Which was to famish, then or now -
The difference of Day
Ask him unto the Gallows led -
With morning in the sky
    Oh Sontuoso istante
Rallenta
Ch'io possa cibarmi di te -
Non sarà più lo stesso aver fame
Ora che l'abbondanza vedo -
Cosa sia morir di fame, dopo o adesso -
La diversità del Giorno
Chiedi a chi al Patibolo è condotto -
Col mattino in cielo

Un istante di felicità, di appagamento, ci lascia poi un senso di vuoto, come chi è affamato e vede davanti a sé una tavola imbandita dalla quale non può prendere che una briciola. Quale differenza ci sia fra il morire prima o dopo questa sia pur fuggevole visione, in cosa è diverso il luminoso giorno dall'oscura notte, può dirlo soltanto chi si avvia al patibolo mentre il cielo si illumina degli splendenti colori della vita.
Al verso 3 "gloat" significa "guardare, fissare, con intenso desiderio o ammirazione". Credo che "cibarmi" possa rendere l'idea del desiderio di appropriarsi, anche se per poco, del "sontuoso istante", anche in relazione alle metafore successive, legate alla fame (to starve, to famish).


F1187 (1870) / J1123 (1868)

A great Hope fell
You heard no noise
The Ruin was within
Oh cunning Wreck
That told no Tale
And let no Witness in

The mind was built for mighty Freight
For dread occasion planned
How often foundering at Sea
Ostensibly, on Land

    Una grande Speranza crollò
Non si udì alcun suono
La Rovina fu dentro
Oh scaltro Naufragio
Che non profferì Parola
E non ammise Testimoni

La mente costruita per Carichi pesanti
Per spaventose occasioni progettata
Quante volte affonda in Mare
Apparentemente, a Terra

Vedi la F1188.


F1188 (1870) / J1123 (1868)

A not admitting of the wound
Until it grew so wide
That all my Life had entered it
And there were troughs beside -

A closing of the simple lid that opened to the sun
Until the tender Carpenter
Perpetual nail it down -

    Un non ammettere la ferita
Finché non divenne così larga
Che tutta la mia Vita vi entrò
E c'era spazio intorno -

Un chiudersi dell'umile palpebra aperta al sole
Finché il tenero Falegname
In perpetuo non l'inchiodi -

Nell'edizione Johnson la F1187 e 1188 sono considerate un'unica poesia

La trascrizione di Franklin in due poesie distinte mi sembra più plausibile, soprattutto perché la F1188 mi sembra più un'autonoma variazione sul tema che un seguito, anche se una variazione può benissimo seguire direttamente il tema. Nella F1187 c'è l'immagine di una sconfitta, di un dolore, di una rovina interiore che si manifesta in silenzio, senza ammettere testimoni, vissuta come una lacerazione senza possibilità di cura in una mente che, sia pure rotta a tutte le intemperie, non può evitare di affondare in quel mare oscuro e tempestoso, pur rimanendo apparentemente salda.
Nella F1188 l'immagine iniziale è simile, ma vista da un'altra angolazione: la ferita, quella che prima era la rovina, diventa una metafore della morte, un qualcosa che cerchiamo disperatamente di non accettare, di non ammettere, almeno finché non siamo costretti a farlo perché è diventata troppo estesa e assorbe tutto il nostro essere. Quando questo accade, quando il falegname inchioda il coperchio della bara, è come se le nostre palpebre, che fino ad un istante prima godevano della luce del sole e della vita, venissero anche loro inchiodate da quel tenero falegname, consegnandoci per sempre al buio.


F1189 (1870) / J1112 (1867)

That this should feel the need of Death
The same as those that lived
Is such a Feat of Irony
As never was achieved -

Not satisfied to ape the Great in his simplicity
The small must die, the same as he -
Oh the audacity -

    Che questo senta il bisogno della Morte
Allo stesso modo di quelli che vissero
È un tale Gesto d'Ironia
Che mai è stato raggiunto -

Non soddisfatto di imitare il Grande nella sua semplicità
Il piccolo deve morire, proprio come lui -
Oh l'audacia -

La morte qui diventa un segno di distinzione, o meglio dovrebbe essere un segno di distinzione, nella sua misteriosa grandezza. Invece, anche il "piccolo" (il "this" del primo verso, che potrebbe essere chi non ha veramente vissuto, ma anche rappresentare una vita diversa da quella umana: animale o vegetale) vuole, e deve nel penultimo verso, morire, accomunando così il suo destino al "grande" (anche qui, chi si è elevato rispetto agli altri nel corso della vita, ma anche chi nell'ordine naturale ha una posizione predominante). Questa unione finale tra il grande e il piccolo è una suprema ironia che compete soltanto al momento estremo, quando la morte immerge nella sua indistinta oscurità tutto ciò che è esistito.


F1190 (1870) / J1202 (1871)

The Frost was never seen -
If met, too rapid passed,
Or in too unsubstantial Team -
The Flowers notice first

A Stranger hovering round
A Symptom of alarm
In Villages remotely set
But search effaces him

Till some retrieveless night
Our Vigilance at waste
The Garden gets the only shot
That never could be traced.

Unproved is much we know -
Unknown the worst we fear -
Of Strangers is the Earth the Inn
Of Secrets is the Air -

To Analyze perhaps
A Philip would prefer
But Labor vaster than myself
I find it to infer.

    Il Gelo non si fa mai vedere -
Se lo incontri, troppo rapido passa,
O in troppo incorporea Schiera -
I Fiori notano per primi

Uno Straniero che si aggira dintorno
Un Sintomo di allarme
In Villaggi posti in lontananza
Ma la ricerca lo cancella

Finché una certa irreparabile notte
La nostra Vigilanza consumata
Il Giardino riceve il solo proiettile
Che non potrà mai essere tracciato.

Indimostrabile è molto di ciò che conosciamo -
Sconosciuto il peggio che ci fa paura -
Di Stranieri è Locanda la Terra
Di Segreti l'Aria -

Analizzare forse
Un Filippo preferirebbe
Ma lavoro più grande di me
Io trovo il dedurre.

Il gelo diventa metafora del mistero, del dubbio che attanaglia le nostre menti. È invisibile, incorporeo e sfuggente. Talvolta sembra di poterlo cogliere, ma sempre in lontananza, senza mai riuscire a definirlo con chiarezza, anzi sembra che il cercarlo lo allontani ancora di più da noi. Finché, quando ormai siamo stanchi per la lunga e infruttuosa ricerca, ecco che il proiettile mortale, un proiettile del quale nessuno sa la provenienza, colpisce irreparabilmente. D'altronde di ciò che conosciamo non sappiamo molto e le cose che ci sono sconosciute sono inevitabilmente quelle che ci fanno più paura. E dopo molti vani tentativi di scoprire cosa c'è dietro quel mistero, ci accorgiamo che forse capire è al di là delle nostre capacità.
Al verso 18 il riferimento è all'apostolo Filippo, che in Giovanni 14, 8 dice a Gesù: "Signore, mostraci il Padre e ci basta".


F1191 (1870) / J1156 (1870)

Lest any doubt that we are glad that they were born Today
Whose having lived is held by us in noble holiday
Without the date, like Consciousness or Immortality -
    Affinché non si dubiti che noi siamo lieti per chi nacque Oggi
Di chi ha vissuto sia da noi reputata una nobile festa
Senza data, come la Consapevolezza o l'Immortalità -

Inviata a Susan (L356) per il suo quarantesimo compleanno, il 19 dicembre 1870.

Un biglietto d'auguri, probabilmente con dei fiori, che trasforma un compleanno in una festa senza data. La congiunzione disgiuntiva fra la consapevolezza e l'immortalità sembra suggerire un'alternativa fra due concetti tante volti trattati da ED.


F1192 (1870) / J1163 (1870)

God made no act without a cause -
nor heart without an aim -
Our inference is premature,
our premises to blame.
    Dio non creò azione senza una causa -
né cuore senza uno scopo -
La nostra deduzione è prematura,
le nostre premesse da biasimare.

I versi sono contenuti in una lettera alle cugine Louise e Frances Norcross (L357, il manoscritto è perduto), che conteneva gli auguri per il Natale ma si referiva principalmente ai problemi relazionali che le due sorelle avevano con il reverendo John Dudley e la moglie Eliza, con i quali vivevano a Milwaukee.
Louise (1842-1919) e Frances (1847-1896) erano le figlie di Lavinia Norcross (sorella della madre di ED) e di Loring Norcross, due cugini che si erano sposati nel 1834. La madre morì nel 1860 e il padre nel 1863 e furono sempre strettamente legate a ED, con la quale rimasero in corrispondenza fino alla sua morte.

Versi con i quali ED cerca di consolare le cugine alle quali era indirizzata la lettera che li conteneva. Sicuramente le due sorelle, orfane e ancora molto giovani, non andavano molto d'accordo con chi le ospitava.


F1193 (1871) / J1250 (1873)

White as an Indian Pipe
Red as a Cardinal Flower
Fabulous as a Moon at Noon
Febuary Hour -
    Bianca come una Pipa Indiana
Rossa come una Lobelia Purpurea
Favolosa come una Luna a Mezzogiorno
Un'Ora di Febbraio -

Anche l'inverno, piuttosto bistrattato nei versi dickinsoniani, ha i suoi momenti magici.
Per "Indian Pipe", ovvero la "Monotropa uniflora" non ho trovato la denominazione italiana e ho tradotto letteralmente, come nella J1482-F1513; ho tradotto con "Lobelia Purpurea" il "Cardinal Flower", il cui nome italiano è "Lobelia rossa", trasformando rossa in purpurea per mantenere sia il rosso dell'inizio del verso sia il richiamo al "Cardinal" dell'originale.


F1194 (1871) / J1213 (1872)

We like March.
His Shoes are Purple -
He is new and high -
Makes he Mud for Dog and Peddler,
Makes he Forests dry.
Knows the Adder Tongue his coming
And presents her Spot.
Stands the Sun so close and mighty
That our Minds are hot.

News is he of all the others -
Bold it were to die
With the Blue Birds exercising
On his British Sky.

    Ci piace Marzo.
Ha Scarpe Purpuree -
È nuovo e altero -
Crea Fango per il Cane e l'Ambulante,
Dissecca le Foreste.
Sente la Lingua della Vipera il suo arrivare
E mostra la sua Punta.
Resta il Sole così vicino e potente
Che bruciano le Menti.

Preannuncio egli è di tutto il resto -
Temerario sarebbe morire
Con gli Uccelli Azzurri che si esercitano
Nel suo Britannico Cielo.

Oltre a quella riportata sopra (inviata a Susan) ci sono altri tre manoscritti completi di questa poesia, tutti databili intorno al 1878. In questa versioni ci sono due varianti: al verso 6 "begets" ("genera") al posto di "presents" e al verso 11 "buccaneering" ("che pirateggiano") al posto di "exercising"; inoltre, il primo verso comprende il primo e il secondo della versione precedente.

Marzo è un mese molto amato da ED, che lo cita in altre quattordici poesie oltre a questa. È l'annuncio della primavera, del risveglio della natura, del calore del sole che ricomincia a scaldarci. Un mese che non è fatto per morire.
Al verso 7 ho tradotto "spot" con "punta" perché ho interpretato l'immagine come una vipera che tira fuori la lingua (un po' come un saluto o un risveglio dopo il letargo invernale). "Spot" significa letteralmente "macchia, neo" ma anche "una piccola estensione di spazio" e ho pensato alla piccola punta della lingua che esce e può sembrare anche una macchia di colore diverso sul corpo. Nell'ultimo verso il "Britannico Cielo" è probabilmente un'allusione allo sfondo blu dell'Union Jack.


F1195 (1871) / J1534 (1881)

Society for me my misery
Since Gift of Thee -
    Compagnia la mia sofferenza
Poiché Dono di Te -

La sofferenza che proviene dall'amato vissuta comunque come qualcosa che tiene compagnia e ricorda, pur nel dolore, chi l'ha provocata.


F1196 (1871) / J1243 (1873)

Safe Despair it is that raves -
Agony is frugal.
Puts itself severe away
For it's own perusal.

Garrisoned no Soul can be
In the Front of Trouble -
Love is one, not aggregate -
Nor is Dying double -

    Innocua Disperazione è quella che urla -
Il Tormento è frugale.
Si mette severo da parte
Per l'esame di se stesso.

Nessun'Anima può essere presidiata
Sul Fronte della Sofferenza -
L'Amore è uno, non aggregato -
Nè doppio è il Morire -

Il dolore vero è quello che resta dentro e si macera nella sua sofferenza interiore. L'anima che soffre non ha nessuno che possa aiutarla, difenderla, perché la pena d'amore o quella suprema della morte non ammettono testimoni che possano alleviarle.
Significativo negli ultimi due versi l'accostamento amore-morte, che diventano i supremi esempi dell'anima sola di fronte a se stessa.


F1197 (1871) / J1176 (1870)

We never know how high we are
Till we are asked to rise
And then if we are true to plan
Our statures touch the skies -

The Heroism we recite
Would be a normal thing
Did not ourselves the Cubits warp
For fear to be a King -

    Non sappiamo mai quanto siamo alti
Finché non ci chiedono di alzarci
E allora se siamo conformi al progetto
Le nostre stature toccano i cieli -

L'Eroismo che recitiamo
Sarebbe una cosa normale
Se non curvassimo noi stessi i Cubiti
Per paura di essere un Re -

Due possibili interpretazioni. Una riferita la mistero dell'aldilà e l'altra più terrena.
Il mistero dei cieli rimarrà sempre tale per noi, almeno fino a quando non saremo chiamati a salirli. Solo allora, e soltanto se saremo giudicati degni ("se siamo conformi al progetto"), riusciremo forse a sapere. Ma dovrà essere una chiamata irrevocabile e definitiva, visto che preferiremmo evitare quelle altezze che ci invogliano e allo stesso tempo ci respingono, con il loro mistero che suscita più paura che curiosità.
Non conosciamo la forza che abbiamo dentro, finché non siamo chiamati a esercitarla. In quel momento, se riusciamo ad essere pari al compito, diventiamo come dei giganti e riusciamo a guardare il mondo dall'alto. Ma non sempre rispondiamo ad una chiamata che, in fondo, significa soltanto vivere intensamente la vita, un eroismo che dovrebbe essere di tutti i giorni. Quasi sempre preferiamo nascondere la nostra altezza potenziale, perché abbiamo paura della grandezza.


F1198 (1871) / J1120 (1868)

This slow Day moved along -
I heard it's axles go
As if they could not hoist themselves
They hated motion so -

I told my soul to come -
It was no use to wait -
We went and played and came again
And it was out of sight

    Quel lento Giorno avanzava -
Udivo le sue assi procedere
Come se non riuscissero a sollevarsi
Tanto odiavano il movimento -

Dissi alla mia anima di venire -
Non era abituato ad aspettare -
Andammo e giocammo e tornammo
Ed era sparito

Il "lento giorno" del primo verso può essere il giorno scelto dalla morte, che trasforma la luce e il movimento in oscura immobilità, che non ama aspettare perché è precisa e ha molto da fare. Rimane un dubbio negli ultimi versi, dopo che l'anima è arrivata. Nel penultimo verso sembra come se ci si concedesse un ultimo intervallo di vita per poi rispondere alla chiamata, ma al ritorno la morte non c'è più. Forse quell'ultimo brandello di vita che ci siamo concessi l'ha fatta innervosire e se n'è andata, rimandando il suo incontro con noi, oppure la morte è sparita perché dopo quel breve intervallo, quell'ultimo momento di unione con l'anima, siamo morti e lei è ormai lontana, indaffarata con qualcun altro. Nel primo caso la sete di vita ci ha permesso, sia pure per poco, di procrastinare il momento finale, nel secondo il ritorno è solo illusorio, siamo ancora legati alla vita e ci sembra di poter tornare, ma è, appunto, soltanto un'illusione.
Può esserci però anche un'altra ipotesi, ovvero che il soggetto della poesia (il "lento giorno") sia un momento d'angoscia, di estrema infelicità, vinto da un guizzo di orgogliosa vitalità. In questo caso l'ultimo verso acquista un significato univoco e il tornare conferma la vittoria.


F1199 (1871) / J1198 (1871)

A soft Sea washed around the House
A Sea of Summer Air
And rose and fell the magic Planks
That sailed without a care -
For Captain was the Butterfly
For Helmsman was the Bee
And an entire universe
For the delighted Crew -
    Un soffice Mare bagnava tutt'intorno la Casa
Un Mare d'Aria Estiva
E salivano e scendevano le magiche Assi
Che navigavano senza affanni -
Il Capitano era la Farfalla
Il Timoniere era l'Ape
E un intero universo
Il felice Equipaggio -

L'estate accende sempre la fantasia dickinsoniana, suggerendole deliziose immagini che mettono insieme ogni volta eterogenei protagonisti presi dalla natura che si risveglia.


F1200 (1871) / J1204 (1871)

Whatever it is - she has tried it -
Awful Father of Love -
Is not Our's the chastising -
Do not chastise the Dove -

Not for Ourselves, petition -
Nothing is left to pray -
When a subject is finished -
Words are handed away -

Only lest she be lonely
In thy beautiful House
Give her for her Transgression
License to think of us -

    Qualunque cosa sia - lei l'ha provata -
Austero Padre dell'Amore -
Non fa per Noi il castigo -
Non castigare la Colomba -

Non per Noi, la supplica -
Nulla resta alla preghiera -
Quando un soggetto è finito -
Le parole sono messe via -

Soltanto affinché non sia sola
Nella tua bellissima Casa
Concedile come Trasgressione
Licenza di pensare a noi -

Nel manoscritto ci sono diverse varianti per il settimo e ottavo verso:
vv. 7 e 8: When the subject is taken / The words are withered away (Quando il soggetto è sottratto / Le parole avvizziscono)
vv. 7 e 8: When the subject is stolen / The speech is withererd away (Quando il soggetto è rubato / L'eloquio avvizzisce)
v. 8: Language is driven - away (Il linguaggio è spinto - via).
Sia Johnson che Franklin ritengono probabile che la poesia possa essere riferita a Eliza Coleman Dudley, cugina e grande amica di ED, morta il 3 giugno 1871.

Un dolce epitaffio dedicato a una "colomba" volata via, per la quale ED si rivolge direttamente a Dio, pregandolo di essere buono con lei e di concederle la compagnia del ricordo.
Al secondo verso "awful" è parola sempre non facile da tradurre. Significa sia "che riempie di profondo timore reverenziale", sia "che riempie di terrore e profondo spavento". Webster annota: "Shakespeare la usa come sinonimo di venerabile, da adorare, che ispira rispetto per la sua autorità e dignità. La gente comune usa questa parola nel senso di spaventoso, ripugnante, odioso.". In questo caso credo che il significato sia quello shakespeariano, e ho perciò tradotto liberamente con "austero".