Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F751 - 800

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Franklin
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F751 (1863) / J727 (1863)

Precious to Me - She still shall be -
Though She forget the name I bear -
The fashion of the Gown I wear -
The very Color of My Hair -

So like the Meadows - now -
I dared to show a Tress of Their's
If haply - She might not despise
A Buttercup's Array -

I know the Whole - obscures the Part -
The fraction - that appeased the Heart
Till Number's Empery -
Remembered - as the Milliner's flower
When Summer's Everlasting Dower -
Confronts the dazzled Bee -

    Preziosa per Me - Lei sarà sempre -
Anche se ha dimenticato il nome che porto -
La foggia della veste che indosso -
Il giusto Colore dei Miei Capelli -

Così come i Prati - ora -
Osai mostrarne una Treccia -
Nel caso - Lei non disdegnasse
Un Aspetto di Ranuncolo -

So che l'Intero - oscura la Parte -
La frazione - che appagò il Cuore
Fino all'Imperio dei Numeri -
Ricordata - come il Fiore artificiale
Quando l'Eterno Dono dell'Estate -
Si dispiega all'abbagliata Ape -

Chi è la "She" di cui si parla in questa poesia? Probabile che sia Susan, colei che ha ormai dimenticato la frazione-ranuncolo Emily per godere dell'intero, rappresentato dall'appagamento della vita matrimoniale. Come sempre, si può leggere anche come una metafora della labilità della memoria, sempre pronta a sostituire un ricordo passato con uno presente, soprattutto se più scintillante e abbagliante. Leggendola come un nostalgico rimpianto dell'amicizia-amore con Susan diventa molto chiara.
Per me lei sarà sempre preziosa, anche se ha dimenticato tutto di me, il mio nome, come mi vesto, persino il colore dei miei capelli.
Per risvegliare il suo ricordo, provai anche, così come fanno i prati ora che è estate, a mostrarmi, a uscire dal mio guscio, pensando che magari lei potesse apprezzare quella foggia di ranuncolo (un fiore modesto, poco appariscente) che sentiva ormai così lontana.
Lo so che una volta raggiunto l'intero la parte viene messa in un angolo, come oscurata. Quella frazione che pure un giorno appagò il suo cuore, finché la crudele legge dei numeri (il tanto che oscura il poco) non la soppiantò. Una frazione che potrà essere ricordata, se lo sarà, come un qualcosa che poteva servire in mancanza d'altro, come potrebbe essere per l'ape il ricordo di un fiore artificiale una volta che l'estate abbia dispiegato davanti a lei tutto lo splendore della sua luce, abbagliandola e lasciando lontano, nell'ombra, quel fiore che pure l'aveva attirata quando fuori era inverno.
Al verso 11 ho tradotto "Empery" con "Imperio" per analogia. Entrambe le parole sono una versione arcaica del più comune "Empire-Impero".
Il "Milliner's flower" al verso 12 (letteralmente "fiore della modista") è usato per indicare i fiori artificiali. Probabile che derivi dai fiori finti che si usava mettere sui cappelli.


F752 (1863) / J666 (1863)

Ah, Teneriffe!
Retreating Mountain!
Purples of Ages - pause for you -

Sunset - reviews her Sapphire Regiment -
Day - drops you her Red Adieu!

Still - Clad in your Mail of ices -
Thigh of Granite - and thew - of Steel -
Heedless - alike - of pomp - or parting

Ah, Teneriffe!
I'm kneeling - still -

    Ah, Tenerife!
Ritrosa Montagna!
Porpore di Ere - sostano per te -

Il Tramonto - passa in rassegna il suo Reggimento di Zaffiro -
Il Giorno - fa cadere su di te il suo Rosso Addio!

Immobile - Ricoperta dalla tua Maglia di ghiacci -
Coscia di Granito - e muscolo - d'Acciaio -
Incurante - in egual misura - di pompa - o commiato

Ah, Tenerife!
M'inginocchio - silente -

La poesia, spedita a Susan Dickinson, fu trascritta nei fascicoli con diverse varianti:

Ah, Teneriffe - Receding Mountain -
Purples of Ages halt for You -
Sunset reviews Her Sapphire Regiments -
Day - drops You His Red Adieu -
Still clad in Your Mail of Ices -
Eye of Granite - and Ear of Steel -
Passive alike - to Pomp - and Parting -
Ah, Teneriffe - We're pleading still -
    Ah, Tenerife - Sfuggente Montagna -
Porpore di Ere si fermano per Te -
Il Tramonto passa in rassegna i Suoi Reggimenti di Zaffiro -
Il Giorno - fa cadere su di Te il Suo Rosso Addio -
Immobile ricoperta dalla Tua Maglia di Ghiacci -
Occhio di Granito - e Orecchio d'Acciaio -
Indifferente in egual misura - a Pompa - e Commiato -
Ah, Tenerife - imploriamo silenti -

Nell'immaginario dickinsoniano le vette più alte, nella loro immobile grandiosità, simboleggiano quanto di più vicino alla divinità ci può essere sulla terra (qui ED usa Tenerife come ha usato il Chimborazo nella J453-F452).
Nella descrizione della poesia la montagna è ritrosa, sfuggente, non si cura di sfoggiare la sua grandezza. Eppure davanti a lei il tempo si ferma, passano i tramonti e i giorni senza scalfire la sua immobile indifferenza. E davanti ad uno spettacolo così possente non rimane che inginocchiarsi, o, nella versione dei fascicoli, implorare, in silenzio.


F753 (1863) / J793 (1863)

Grief is a Mouse -
And chooses Wainscot in the Breast
For His Shy House -
And baffles quest -

Grief is a Thief - quick startled -
Pricks His Ear - report to hear
Of that Vast Dark -
That swept His Being - back -

Grief is a Juggler - boldest at the Play -
Lest if He flinch - the eye that way
Pounce on His Bruises - One - say - or Three -
Grief is a Gourmand - spare His luxury -

Best Grief is Tongueless - before He'll tell -
Burn Him in the Public square -
His Ashes - will
Possibly - if they refuse - How then know -
Since a Rack could'nt coax a syllable - now

    Il Dolore è un Topo -
E sceglie l'Intercapedine nel Petto
Come Schiva Dimora -
E rende vano il cercarlo -

Il Dolore è un Ladro - lesto ad allarmarsi -
Aguzza l'Orecchio - per udire una voce
In quella Vasta Oscurità -
Che trascinò la Sua Esistenza - nell'ombra -

Il Dolore è un Giocoliere - il più ardito nel Gioco -
Perché se fosse esitante - l'occhio che passa
Coglierebbe i suoi Lividi - Uno - per dire - o Tre -
Il Dolore è un Ghiottone - parco nei Suoi piaceri -

Il Dolore migliore è Senza parole - prima di parlare -
Si farebbe bruciare sulla Pubblica piazza -
Le Sue Ceneri - parleranno
Forse - se rifiutano - Come sapere allora -
Visto che nemmeno la Tortura otterrebbe una sillaba - ora

Il dolore come sentimento esclusivamente interiore, che si rifugia nell'animo di chi lo prova e rifugge da qualsiasi tentativo di stanarlo. ED ce ne dà cinque definizioni, le prime tre descritte più ampiamente, la terza più stringata e infine l'ultima, che descrive il dolore migliore, più vero, quello che preferisce il rogo piuttosto che parlare di sé.
In quest'ultima strofa ho un po' forzato la traduzione dei due versi iniziali (Bacigalupo traduce con: "Il dolore migliore non ha lingua - / prima che parli - bruciatelo in piazza -") perché ho preferito leggerli con lo stesso schema delle strofe precedenti, dove il soggetto attivo è sempre il dolore: si rifugia nell'intercapedine del petto per sfuggire chi cerca di stanarlo; nell'oscurità che lo ha trascinato nell'ombra ("to sweep" significa letteralmente "spazzare", con quel "back" a fine verso l'immagine è quella di una scopa che abbia spazzato via il dolore, confinandolo fuori di vista, dietro a qualche mobile) si comporta come un ladro attento a ogni rumore che lo possa far scoprire; quando non riesce a celarsi diventa un giocoliere ardito, perché, facendosi vedere esitante, chi guarda, non più distratto dal gioco, potrebbe scoprire le sue ferite, non importa se una o più; e infine è come un ghiottone, che però non manifesta apertamente la sua bramosa voluttà di cibo e preferisce coltivare in disparte i suoi piaceri. Così ho tradotto "burn" con "si farebbe bruciare", perché mi sembra che anche qui sia il dolore a essere protagonista, cercando con ogni mezzo, anche il più estremo, di eludere chi vorrebbe interrogarlo e sapere.


F754 (1863) / J728 (1863)

Let Us play Yesterday -
I - the Girl at School -
You - and Eternity - the
Untold Tale -

Easing my famine
At my Lexicon -
Logarithm - had I - for Drink -
'Twas a dry Wine -

Somewhat different - must be -
Dreams tint the Sleep -
Cunning Reds of Morning
Make the Blind - leap -

Still at the Egg-life -
Chafing the Shell -
When you troubled the Ellipse -
And the Bird fell -

Manacles be dim - they say -
To the new Free -
Liberty - Commoner -
Never could - to me -

'Twas my last gratitude
When I slept - at night -
'Twas the first Miracle
Let in - with Light -

Can the Lark resume the Shell -
Easier - for the Sky -
Would'nt Bonds hurt more
Than Yesterday?

Would'nt Dungeons sorer grate
On the Man - free -
Just long enough to taste -
Then - doomed new -

God of the Manacle
As of the Free -
Take not my Liberty
Away from Me -

    Giochiamo a Ieri -
Io - Ragazza a Scuola -
Tu - e l'Eternità - la
Storia mai narrata -

Alleviavo la mia fame
Col Dizionario -
Il Logaritmo - ebbi - per Bevanda -
Era un arido Vino -

Qualcosa di diverso - dev'esserci -
I Sogni colorano il Sonno -
Gli abili Rossi del Mattino
Fanno il Cieco - sussultare -

Ancora nell'Uovo -
Sfregavo il Guscio -
Quando tu agitasti l'Ellisse -
E l'Uccello cadde -

Le manette sbiadiscono - si dice -
Per chi è Libero da poco -
La Libertà - Più comune -
Non potrebbe mai - per me -

Era il mio ultimo ringraziamento
Quando mi addormentavo - la notte -
Era il primo Miracolo
Fatto entrare - con la Luce -

Può l'Allodola ritornare al Guscio -
Più tranquilla - dal Cielo -
Non saranno i vincoli più dolorosi
Di Ieri?

Non saranno le Segrete ancor più serrate
Per l'Uomo - libero -
Solo quel tanto bastante per assaporare -
Poi - condannato di nuovo?

Dio dell'Ammanettato
Come del Libero -
Non portare la Libertà
Via da Me -

Sembra proprio che ED abbia voluto scrivere una poesia sul suo disperato desiderio di libertà, dando però allo stesso tempo la sensazione di una claustrofobica "normalità" che sembra chiudere i versi in quelle manette, vincoli, segrete che tornano continuamente. Bellissima la terza strofa con i sogni che colorano il sonno e gli abili "rossi" del mattino che fanno sussultare anche un cieco.
Inizia con uno sguardo all'indietro: giochiamo a ieri. Nel gioco, io, ancora ragazza a scuola, tu (la libertà che spingeva dentro di me) e l'eternità, una storia atemporale, che non può perciò essere narrata.
Cercavo di saziare la mia fame di sapere (una fame che non è altro che la ricerca della libertà, perché non c'è libertà senza conoscenza) con le parole, e non disdegnavo nemmeno l'arida bevanda dei numeri. Ma non ci si può accontentare di questo: oltre alla conoscenza razionale c'è anche quella che sfugge al nostro pieno controllo. Ci sono i sogni, che colorano il nostro sonno e ci permettono il lusso di sfuggire alla grigia quotidianità; e al risveglio la rossa luce del mattino, un miracolo della natura che fa sussultare anche chi non può vederlo.
La mia sete di libertà era già viva prima che nascessi: fu lei che, mentre sfregavo l'uovo in cui ero rinchiusa, lo agitò a tal punto da far uscire l'uccello che era dentro, facendolo cadere nel mondo.
L'uomo dimentica facilmente; appena liberi, ci si dimentica delle manette che fino a poco prima impedivano i nostri movimenti. Ma per la libertà, anche quella più banale, a me non succede: non potrei mai dimenticarla, anche se mi si offrisse qualsiasi cosa in cambio. Quella libertà che accompagnava l'andare a letto la notte ed era sempre lì il mattino, con quei fiotti di luce che ogni giorno ripetono il loro miracolo.
E la libertà non può essere rinchiusa in uno spazio o in un tempo determinati. L'allodola che conosce l'immenso spazio del cielo non può dimenticarlo quando torna al suo nido; colui al quale è concessa un'effimera e breve libertà, qual tanto che basta per assaporarla, sentirà ancora più gravose le sbarre che lo rinchiudono di nuovo subito dopo.
E allora, caro Dio, tu che sei il Signore di chi è libero e di chi non lo è, fa' che io sia sempre dalla parte di chi non porta le manette, non portarmi mai via il dono più prezioso che conosco: la mia libertà.
Per il quarto verso ("Untold tale", che nell'edizione Franklin è unito al terzo con la "u" iniziale minuscola) ED ha probabilmente preso spunto dal Salmo 90,9: "For all our days are passed away in thy wrath; we spend our years as a tale that is told" ("Perché tutti i nostri giorni svanirono nella tua collera; trascorriamo gli anni come una storia ormai raccontata"), citato nel Webster in una delle definizioni di "Tale". Nel versetto biblico gli anni sembrano trascorrere in un istante, come una storia ormai raccontata; nel verso dickinsoniano il "tale told" diventa "tale untold", con una negazione che trasforma l'istante in eternità.


F755 (1863) / J729 (1863)

Alter! When the Hills do -
Falter! When the Sun
Question if His Glory
Be the Perfect One -

Surfeit! When the Daffodil
Doth of the Dew -
Even as Herself - Sir -
I will - of You -

    Mutare! Quando le Colline lo faranno -
Esitare! Quando il Sole
Si chiederà se la Sua Gloria
Sia Quella Perfetta -

Sazia! Quando la Giunchiglia
Lo sarà della Rugiada -
Allora come Lei - Signore -
Sarò sazia - di Te -

Chiarissima nel dichiarare un amore immutabile e senza fine, ma con una piccola ambiguità finale: quel "Sir" al penultimo verso, che può anche riferirsi al "Signore" dei cieli, con una virata dall'amore terreno a quello celeste.
Nella prima edizione del 1890, e fino all'edizione del '37, "Sir" fu sostituito con "O friend". Non si sa da dove possa derivare questa sostituzione, visto che un'ulteriore copia, inviata a Susan, è perduta e inoltre la stessa Susan, nella sua copia a stampa dell'edizione del 1890, aggiunse una serie di "x" tra la prima e la seconda strofa, come a indicare che il manoscritto in suo possesso si limitava alla prima strofa.


F756 (1863) / J645 (1862)

Bereavement in their death to feel
Whom We have never seen -
A Vital Kinsmanship import
Our Soul and their's - between -

For Stranger - Strangers do not mourn -
There be Immortal friends
Whom Death see first - 'tis news of this
That paralyze Ourselves -

Who - vital only to Our Thought -
Such Presence bear away
In dying - 'tis as if Our Souls
Absconded - suddenly -

    Sentire come una perdita la morte
Di coloro che non abbiamo mai visto -
Implica una Vitale Affinità
Fra la nostra Anima - e la loro -

Per l'Estraneo - gli Estranei non si piangono -
Vi sono amici Immortali
Che la Morte vede per prima - è l'averne notizia
Che Ci paralizza -

Loro - vitali soltanto nei Nostri Pensieri -
Ci sottraggono questa Presenza
Morendo - è come se le nostre Anime
Si celassero alla vista - d'improvviso -

Se viviamo come una perdita la morte di qualcuno che non abbiamo mai visto, è perché con questo qualcuno avevamo stabilito un'affinità dell'anima, quella che ci lega a persone estranee che pure sentiamo così vicine. Un rapporto che può legarci a un poeta, a uno scrittore, a un artista, a un "amico immortale". Per la loro morte non portiamo il lutto, ma avvertiamo distintamente lo spezzarsi di qualcosa, come se la nostra anima (qui ED propone tre varianti al posto di "le nostre anime: "il nostro mondo", "il nostro Io", "il nostro sole". Sono tre varianti che precisano lo spezzarsi di qualcosa di importante, di vitale) si nascondesse improvvisamente alla vista, lasciandoci nudi di fronte a questa perdita.


F757 (1863) / J646 (1862)

I think To Live - may be a Bliss
To those who dare to try -
Beyond my limit - to conceive -
My lip - to testify -

I think the Heart I former wore
Could widen - till to me
The Other, like the little Bank
Appear - unto the Sea -

I think the Days - could every one
In Ordination stand -
And Majesty - be easier -
Than an inferior kind -

No numb alarm - lest Difference come -
No Goblin - on the Bloom -
No start in Apprehension's Ear,
No Bankruptcy - no Doom -

But Certainties of Sun -
Midsummer - in the Mind -
A steadfast South - upon the Soul -
Her Polar time - behind -

The Vision - pondered long -
So plausible becomes
That I esteem the fiction - real -
The Real - fictitious seems -

How bountiful the Dream -
What Plenty - it would be
Had all my Life but been Mistake
Just rectified - in Thee

    Credo che Vivere - possa essere una Gioia
Per coloro che osano tentare -
Al di là dei miei limiti - concepirla -
Delle mie labbra - attestarla -

Credo che il Cuore che portavo prima
Potrebbe allargarsi - finché a me
L'Altro, come la piccola Riva
Dal Mare - appaia -

Credo che i Giorni - potrebbero ciascuno
In Ordine disporsi
E la Maestà - essere più facile -
Di un qualcosa di inferiore -

Nessuna raggelante paura - che la Differenza giunga -
Nessuno Spettro - sulla Fioritura -
Nessun via libera all'Orecchio dell'Ansia,
Nessun Fallimento - nessuna Condanna -

Ma Certezze di Sole -
Piena Estate - nella Mente -
Un tenace Sud - nell'Anima -
Il suo tempo Polare - passato -

La Visione - ponderata a lungo -
Così plausibile diventa
Che stimo la finzione - reale -
E il Reale - sembra fittizio -

Com'è opulento il Sogno -
Che Abbondanza - sarebbe
Fosse stata la mia Vita intera solo un Errore
Ora corretto - in Te

I primi due versi espongono chiaramente il tema della poesia; l'elogio dell'audacia interiore, del saper osare, che si chiude mirabilmente nell'ultima strofa: "se io sapessi osare, abbandonandomi a te, il sogno diverrebbe realtà".
Nelle cinque strofe di mezzo ED si abbandona alla sua fantasia, descrivendo con il solito fiorire di immagini come potrebbe essere la vita di chi sa osare. Nella quarta strofa ho tradotto "start" con "via libera"; potrebbe essere inteso anche con il significato di "trasalimento" (che così farebbe il paio con la "raggelante paura" del primo verso della strofa), ma mi piaceva di più questa immagine che consiglia di non lasciar libero "l'orecchio dell'ansia", di frenarlo, perché una volta partito è difficile fermarlo.


F758 (1863) / J647 (1862)

A little Road - not made of Man -
Enabled of the Eye -
Accessible to Thill of Bee -
Or Cart of Butterfly -

If Town it have - beyond itself -
'Tis that - I cannot say -
I only sigh - no Curricle that rumble there
Bear Me -

    Una piccola Strada - non fatta da Uomo -
Permessa allo Sguardo -
Accessibile a Stanga d'Ape -
O Carro di Farfalla -

Se abbia una Città - dall'altra parte -
È cosa - che non posso affermare -
Rimpiango solo - che nessun Calesse che là rimbomba
Trasporti Me -

Una piccola, misteriosa strada, visibile ma percorribile solo da veicoli adatti a un'ape o a una farfalla. Non si sa se dall'altra parte possa esserci o meno un qualcosa di concreto, magari una città. Quel che invece si sa è che ci rimane il rimpianto di non poterla percorrere, di rimanere per sempre all'oscuro delle meraviglie che potrebbero esserci al di là di essa, e che ci resteranno sempre celate.
Insomma, una qualsiasi cosa che sappiamo esistere, che magari vediamo, ma che ci è vietata, magari dalle convenzioni, o da qualcosa che ci impedisce comunque di percorrerla. E il rimpianto è forse più grande di quello che associamo alle pure e semplici fantasie, perché questa è una strada che vediamo, non possiamo consolarci dicendo che è solo un parto della nostra immaginazione.
Al penultimo verso ho scelto la variante "sigh" al posto di "know" per evitare un una ripetizione fonetica che non mi piaceva ("so soltanto").


F759 (1863) / J649 (1862)

Her Sweet turn to leave the Homestead
Came the Darker Way -
Carriages - Be Sure - and Guests - too -
But for Holiday

'Twas more pitiful Endeavor
Than did Loaded Sea
O'er the Curls attempt to caper
It had cast away -

Never Bride had such Assembling -
Never kinsmen kneeled
To salute so fair a Forehead -
Garland be indeed -

Fitter Feet - of Her before us -
Than whatever Brow
Art of Snow - or Trick of Lily
Ever could endow -

Of Her Father - Whoso ask Her -
He shall seek as high
As the Palm - that serve the Desert -
To obtain the Sky -

Distance - be Her only Motion -
If 'tis Nay - or Yes -
Acquiescence - or Demurral -
Whosoever guess -

He - must pass the Crystal Angle
That obscure Her face -
He - must have achieved in person
Equal Paradise -

    Il Suo Dolce turno di lasciare la Dimora Natia
Venne per la Via più Oscura -
Carrozze - Certo - e Invitati - pure -
Sennonché la Festa

Era uno Sforzo più penoso
Di quello del Mare Gonfio
Che tenta di balzare sui Riccioli
Che lui stesso ha spazzato via -

Mai Sposa ebbe un tale Assembramento -
Mai congiunto s'inginocchiò
A salutare una così pura Fronte -
Sia la Ghirlanda in verità -

Più adatta ai Piedi - di Lei davanti a noi -
Di qualsiasi Ciglio
Che Arte di Neve - o Vezzo di Giglio
Potrebbe mai concedere -

Di Suo Padre - Chiunque chiedesse -
Dovrebbe cercare tanto in alto
Quanto la Palma - che serve il Deserto -
Per ottenere il Cielo -

Da lontano - è il Suo solo Gesto -
Se sia un No - o un Sì -
Acquiescenza - od Opposizione -
Chiunque per indovinare -

Deve - oltrepassare l'Angolo di Cristallo
Che oscura il volto di Lei -
Deve - aver ottenuto di persona
Eguale Paradiso -

Interessante enigma: chi è la protagonista di questa poesia? Potrebbe forse essere quella Elizabeth Barrett Browning già celebrata in tre poesie precedenti, come suggerisce quella ghirlanda del dodicesimo verso? O è forse un'autocelebrazione, come suggerisce l'uso di "Homestead" nel primo verso e, anche qui, della ghirlanda come simbolo della poesia? O è la celebrazione della morte di una donna particolarmente cara a ED?
Al di là dell'identità della protagonista, la poesia offre l'ennesimo campionario della inesauribile fantasia dickinsoniana: dal mare che cerca di sovrastare gli spumeggianti riccioli che lui stesso ha un momento prima spazzato via, alla ghirlanda che supera i più raffinati e ricercati ornamenti; dalla palma che si libra in alto per raggiungere il cielo, e per far questo deve servire da momentaneo refrigerio al deserto, a quel gesto lontano, ormai incorporeo, che non può essere interpretato se non da chi oltrepassi l'"angolo di cristallo", una sorta di parete dura e ingannevolmente trasparente, la dura svolta della morte, attraverso la quale dobbiamo necessariamente passare per vedere finalmente che cosa c'è dall'altra parte.
Al verso 3 ho scelto la variante "too" al posto di "True" ("Vero"), al verso 16 " Ever could endow -" al posto di "Possibly bestow" ("Può darsi conceda").


F760 (1863) / J650 (1862)

Pain - has an Element of Blank -
It cannot recollect
When it begun - Or if there were
A time when it was not -

It has no Future - but itself -
It's Infinite contain
It's Past - enlightened to perceive
New Periods - Of Pain.

    La Pena - ha un Elemento di Vuoto -
Non può rammentare
Quando ebbe inizio - O se ci fu
Un tempo in cui non c'era -

Non ha Futuro - tranne in se stessa -
Il suo Infinito contiene
Il suo Passato - illuminato per percepire
Nuovi Periodi - Di Pena.

Una delle poesie più angoscianti di ED. Forse la cosa non appare ad una prima lettura, ma poi, dopo aver notato la geometrica circolarità di quel "pain" che inizia e conclude la poesia, ci si accorge che la "circonferenza" (parola spesso usata da ED, che qui non è citata ma chiaramente evocata) è qui totalizzante e senza uscite. Nella prima strofa la pena (il dolore, la sofferenza, che appare una chiara metafora della vita) non è in grado di ricordare la sua assenza, non rammenta il suo inizio, né un punto del tempo in cui non fosse presente, si autoalimenta in una sorte di perenne presenza.
Nella seconda il concetto viene ulteriormente rafforzato: il suo futuro è in se stessa, ovvero non c'è un futuro che ne contempli l'assenza, ma nemmeno ha un passato, che è compreso nella sua circolare infinità. Qui c'è una parola che in genere viene usata in senso positivo: "enlightened". Ma nemmeno questa "illuminazione" crea un varco nella circonferenza, perché non è una luce che ci indica l'uscita dall'oscurità, ma serve soltanto per percepire meglio nuovi periodi di infinita pena.
Nei Meridiani appare la parola "realms" al verso 6 (dopo "Infinite") che non c'è né nelle edizioni critiche, né nel manoscritto. È un'aggiunta della prima edizione del 1890, inserita probabilmente per rendere più chiaro il verso, che appare anche nelle successive edizioni prima di quella di Johnson del '55.


F761 (1863) / J651 (1862)

So much Summer
Me for showing
Illegitimate -
Would a Smile's minute bestowing
Too exorbitant

To the Lady
With the Guinea
Look - if She should know
Crumb of Mine
A Robin's Larder
Would suffice to stow -

    Così tanta Estate
Per mostrarmi
Illegittima -
L'esiguo dono di un Sorriso
Troppo esorbitante

Alla Dama
Con la Ghinea
Parrebbe - se sapesse
Che una Briciola delle Mie
Una Dispensa di Pettirosso
Basterebbe a stipare -

La vita è ricca, forse troppo, un tale profluvio di sensazioni, di immagini, di avvenimenti ("So much Summer") non fa altro che mostrarci la nostra illegittimità, il nostro essere in fin dei conti estranei a tale profusione. Ma questo succede a chi guarda dentro le cose. A chi vive per l'esteriorità ("the Lady with the Guinea") questo non succede; anzi l'estate, la stagione della rinascita, della luce, del calore, rafforza la sensazione di essere felicemente inseriti nel mondo e la capacità di goderne le ricchezze. Se riuscissero a comprendere che basterebbe una piccola briciola, tanto piccola da colmare l'esiguo nido di un pettirosso, ma vera, interiore, per vivere consapevolmente la nostra vita, anche per loro le cose assumerebbero un aspetto diverso, e il pur esiguo dono di un sorriso apparirebbe troppo esorbitante, così come a me appare quell'Estate.
Nelle due traduzioni italiane che ho (Bacigalupo nei Meridiani ed Errante 1956) viene seguita l'edizione del '45 a cura di Mabel e Millicent Todd (Bolts of Melody), che finisce con un punto interrogativo. Secondo me il senso è chiaro anche senza punto di domanda, pur se l'inizio, con il "would" del verso 4 che si collega al lontano "look" del verso 8, lo suggerisce implicitamente.


F762 (1863) / J648 (1862)

Promise This - When You be Dying -
Some shall summon Me -
Mine belong Your latest Sighing -
Mine - to Belt Your Eye -

Not with Coins - though they be Minted
From an Emperor's Hand -
Be my lips - the only Buckle
Your low Eyes - demand -

Mine to stay - when all have wandered -
To devise once more
If the Life be too surrendered -
Life of Mine - restore -

Poured like this - My Whole Libation -
Just that You should see
Bliss of Death - Life's Bliss extol thro'
Imitating You -

Mine - to guard Your Narrow Precinct -
To seduce the Sun
Longest on Your South, to linger,
Largest Dews of Morn

To demand, in Your low favor -
Lest the Jealous Grass
Greener lean - Or fonder cluster
Round some other face -

Mine to supplicate Madonna -
If Madonna be
Could behold so far a Creature -
Christ - omitted - Me -

Just to follow Your dear feature -
Ne'er so far behind -
For My Heaven -
Had I not been
Most enough - denied?

    Promettilo - Quando starai per Morire -
Qualcuno Mi chiamerà -
A Me appartiene il Tuo ultimo Sospiro -
A Me - Serrare i Tuoi Occhi -

Non con Monete - anche se Coniate
Da Mano Imperiale -
Siano le mie labbra - l'unico Fermaglio
Che i tuoi spenti Occhi - domandino -

A Me restare - quando tutti si saranno allontanati -
Per decidere una volta ancora
Se la Vita sia troppo rassegnata -
Per risanarla - con la Mia di Vita -

Verserò così - la Mia Intera Libazione -
Affinché Tu possa vedere
Che l'Estasi di Morte - l'Estasi di Vita esalta
Imitando Te -

A Me - vigilare sul Tuo Stretto Confine -
Per convincere il Sole
A soffermarsi, più a lungo sul Tuo Sud,
Più vaste Rugiade del Mattino

Domandare, umilmente in Tuo favore -
Affinché l'Erba Gelosa
Non si stenda più verde - O si raccolga più amorosa
Intorno a qualche altro volto -

A Me supplicare la Madonna -
Se Madonna c'è
Che possa scorgere fin qui una Creatura -
Da Cristo - trascurata - Me -

Solo per seguire la Tua cara sembianza -
Senza mai restare indietro -
Perché il Mio Cielo -
Non mi è stato
Già abbastanza - negato?

Ancora una volta ED vive, immagina, quasi invoca, il momento della morte dell'amato, un momento che qui, come in altre poesie, è visto come l'unico in grado di dare concretezza a un amore che evidentemente non ha nessuna possibilità di essere vissuto durante il corso della vita mortale. Stavolta, per rivendicare a sé i privilegi di chi dovrà essergli a fianco, e condividere quel viaggio nell'ignoto che è comunque preferibile alla sofferenza del vivere.
Lo fa ripetendo cinque volte quel "Mine" che scandisce il ritmo della poesia, quasi fosse un reiterato colpo di timpano che ne pervade la sonorità: "A Me appartiene il Tuo ultimo Sospiro", "A Me - Serrare i Tuoi Occhi", "A Me restare - quando tutti si saranno allontanati", "A Me - vigilare sul Tuo Stretto Confine", "A Me supplicare la Madonna".
Qualche nota di traduzione, particolarmente difficile perché qui ED usa termini che hanno significati perfettamente aderenti ai versi, ma che sono di difficile resa in italiano. Nel secondo verso "summon" significa "convocare, far venire" in diritto anche "citare, intimare"; ho preferito tradurre con un più semplice "chiamare". Al verso 4 "Belt" significa "allacciare, legare"; in senso figurato, e applicato agli occhi di un morente, dà esattamente l'idea della palpebra che viene "allacciata" alla parte inferiore dell'occhio, rafforzata dal "Buckle" del verso 7 che significa "fermaglio, fibbia"; non ho trovato un corrispondente italiano e ho scelto di tradurre con "serrare", anche perché il richiamo nel verso successivo all'antica pratica di mettere monete sugli occhi dei morti suggerisce un'immagine di chiusura che suggella. Bellissimi i due versi seguenti, con le labbra che nel bacio diventano un dolce fermaglio per quegli occhi così amati. Al verso 13 ho tradotto letteralmente "Libation" ma ho usato la forma più desueta "libazione" anziché quella più comune "libagione". Quest'ultima poteva essere più facilmente intesa col secondo significato di questa parola: "abbondante bevuta", anziché col primo (lo stesso che in inglese): "Offerta sacrificale di bevanda". Il verso 30 resta un po' ostico da rendere; Raffo, nel Meridiano, traduce con "mai tanto lontana", Errante "non d'un passo più lontana", la Malroux "Sans trop rester en arrière" ("Senza troppo restare indietro").


F763 (1863) / J478 (1862)

I had no time to Hate -
Because
The Grave would hinder me -
And Life was not so
Ample I
Could finish - Enmity -

Nor had I time to Love -
But since
Some Industry must be -
The little Toil of Love -
I thought
Be large enough for Me -

    Non avevo tempo per Odiare -
Perché
La Tomba me l'avrebbe impedito -
E la Vita non era così
Ampia che io
Potessi concluderla - con l'Inimicizia -

Né avevo tempo per Amare -
Ma visto che
Una qualche Operosità ci dev'essere -
La lieve Fatica dell'Amore -
Pensai
Fosse grande abbastanza per Me -

La vita è breve. Perché sprecarla con l'odio, l'inimicizia? Forse non c'è nemmeno tanto tempo per l'amore, ma, visto che qualcosa bisogna pur fare, scegliamo l'occupazione più gradevole, quella che ci costa meno fatica e ci dà un po' più di soddisfazione dell'altra.


F764 (1863) / J754 (1863)

My Life had stood - a Loaded Gun -
In Corners - till a Day
The Owner passed - identified -
And carried Me away -

And now We roam in Sovreign Woods -
And now We hunt the Doe -
And every time I speak for Him
The Mountains straight reply -

And do I smile, such cordial light
Upon the Valley glow -
It is as a Vesuvian face
Had let it's pleasure through -

And when at Night - Our good Day done -
I guard My Master's Head -
'Tis better than the Eider-Duck's
Deep Pillow - to have shared -

To foe of His - I'm deadly foe -
None stir the second time -
On whom I lay a Yellow Eye -
Or an emphatic Thumb -

Though I than He - may longer live
He longer must - than I -
For I have but the power to kill,
Without - the power to die -

    La Mia Vita era stata - Un Fucile Carico -
Negli Angoli - finché un Giorno
Il Proprietario passò - Mi identificò -
E Mi portò via -

E ora vaghiamo in Boschi Regali -
E ora cacciamo la Cerva -
E ogni volta che parlo per Lui
Le Montagne subito rispondono -

E basta ch'io sorrida, quale vigorosa luce
Sulla Valle avvampa -
È come se un volto di Vulcano
Avesse liberato la sua gioia -

E quando a Sera - finita la bella Giornata -
Sorveglio il Capo del Mio Padrone -
È più bello che le Soffici Piume
Del profondo Cuscino - aver condiviso -

Al Suo nemico - sono mortale nemica -
Niente si muove per la seconda volta -
Su cui io abbia posato un Occhio Giallo -
O un energico Pollice -

Sebbene di Lui - possa vivere più a lungo
Egli più a lungo deve - di me -
Perché io ho solo il potere di uccidere,
Senza - il potere di morire -

La vita come un fucile carico, pronto a far erompere la propria energia non appena qualcuno, o qualcosa, la risveglia dagli angoli in cui è poggiata, inerte. Da quel momento segue il suo padrone nel vagabondaggio in mezzo alla natura. Il fucile diventa la voce di chi lo porta con sé; spara nella caccia alla cerva, facendo risuonare l'eco delle montagne con una splendente e vigorosa luce che somiglia all'eruzione di un vulcano che lasci libera la sua gioia di erompere. E a sera, quando la bella giornata passata insieme è ormai finita, quanto è dolce vegliare su di lui, più dolce che condividere il profondo cuscino di soffici piume che accoglie il suo capo. Nessuno gli farà del male, perché per il fucile è un nemico chiunque lo sia del suo padrone, e nessuno riuscirà a muoversi più di una volta se capita a tiro della sua canna, che si illumina nello sparo, e del suo grilletto, un energico pollice che non perdona. E sebbene il fucile non possa essere toccato dalla morte, potendola soltanto dare, è il padrone che deve vivere più a lungo di lui, perché non si ha il potere di vivere se non si ha quello di morire.
Molte le interpretazioni. "The Owner" può essere Dio, che dà alla vita il suo soffio divino ma ci vieta nel contempo di porre fine ad essa se non quando lui lo vuole; o, in un'ottica femminista, il potere patriarcale che relega la donna a soggetto passivo e adorante; o l'amato, che permette il fiorire di una ardente passione; o la poesia, che dà al poeta il potere di esternare i propri sentimenti.
Secondo me le più plausibili sono le ultime due, non come alternative ma in una sorta di simbiosi che lega insieme il sentimento più ardente che si possa provare con il dono più bello che si possa avere: quello di saper esternare le proprie sensazioni e le proprie passioni; un dono che, come nel caso di ED, diventa anche un mezzo per vivere quei sentimenti che spesso dobbiamo reprimere, o che non riusciamo a cogliere durante la nostra vita. Insomma, il fucile-poeta, strumento della poesia, e il fucile-amante, che si consegna come docile strumento nelle mani dell'amore.
In entrambi i casi il fucile si relega appunto al ruolo di strumento, ma felice e orgoglioso di esserlo, e così riconosce all'amore e alla poesia la supremazia dell'immortalità, resa con l'enigmatica e apparentemente fuorviante ultima strofa, dove al "fucile" è negato il potere di morire e sembra così che, in una connotazione implicitamente negativa, sia esso l'immortale. Qui dovremmo invece leggere la morte come passaggio verso l'immortalità, un passaggio che per noi mortali resterà forse sempre sbarrato.


F765 (1863) / J710 (1863)

The Sunrise runs for Both -
The East - Her Purple Troth
Keeps with the Hill -
The Noon unwinds Her Blue
Till One Breadth cover Two -
Remotest - still -

Nor does the Night forget
A Lamp for Each - to set -
Wicks wide away -
The North - Her blazing Sign
Erects in Iodine -
Till Both - can see -

The Midnight's Dusky Arms
Clasp Hemispheres, and Homes
And so
Upon Her Bosom - One -
And One upon Her Hem -
Both lie -

    L'Alba fa il suo corso per Entrambi -
L'Est - la Sua Purpurea Fedeltà
Serba per la Collina -
Il Mezzogiorno dispiega il suo Azzurro
Finché un'Unica Ampiezza copra i Due -
Tanto lontani - sempre -

Né la Notte dimentica
Di disporre - una lampada per Ciascuno -
Lucignoli a remote distanze -
Il Nord - il Suo ardente Segno
Innalza nel Violetto -
Finché Entrambi - possano vederlo -

Le Oscure Braccia della Mezzanotte
Stringono Emisferi, e Dimore
E così
Sul Suo Petto - l'Uno -
E l'Altro sul Suo Bordo -
Entrambi giacciono -

I due sono a distanze remote l'uno dall'altra, tanto che anche le ore sono per loro diverse, quando l'uno giace nel cuore della notte l'altra giace al bordo della stessa notte. Ma la natura riesce in qualche modo a riunirli, sia perché vedono allo stesso modo le albe, i tramonti, i giorni, le notti, sia perché il mezzogiorno si estende a tale ampiezza da comprenderli entrambi, così come il settentrione rifulge nell'ardente segno dell'aurora boreale (vedi la J290-F319), visibile a tutt'e due.
Molto bella anche dal punto di vista sonoro, con molte allitterazioni che, ovviamente, si perdono nella traduzione: verso 1 "sunrise runs"; verso 4: "noon unwinds"; verso 6: "remotest still" ("still" vuol dire "ancora" ma anche "sempre", qui ci stanno bene entrambi i significati; il primo lascia qualche speranza, il secondo sembra più definitivo); verso 9: "wicks wide away"; verso 14: "clasp hemispheres, and homes".
Errante riporta in nota due ipotesi sull'identità dell'altro: "Per il Whicher, Emily pensa al Wadsworth, che si trovava allora in California; per la Patterson, Emily pensa a Kate Scott, che si trovava allora in Europa. Ma quante altre congetture del genere si potrebbero escogitare?" Errante ha ragione; sapere chi può essere la persona a cui ED si riferiva (sempre che pensasse a qualcuno in particolare) non toglie né aggiunge nulla a questa bellissima poesia.


F766 (1863) / J755 (1863)

No Bobolink - reverse His Singing
When the only Tree
Ever He minded occupying
By the Farmer be -

Clove to the Root -
His Spacious Future -
Best Horizon - gone -
Brave Bobolink -
Whose Music be His
Only Anodyne -

    Nessun Bobolink - rinunci al Suo Canto
Quando il solo Albero
Che aveva in mente di occupare
Dal Mezzadro sarà -

Troncato alla Radice -
Il suo Spazioso Futuro -
L'Orizzonte migliore - perduto -
Coraggioso Bobolink -
Per lui la Musica sia
Il solo Conforto -

Nel manoscritto gli ultimi tre versi sono scritti in quest'ordine: "Whose Music be His / Only Anodyne - / Brave Bobolink -"; sul primo e sul terzo ED ha poi indicato i numeri 2 e 1, formando la sequenza trascritta sopra.

Il bobolink ha scelto un albero per posarsi, l'ha eletto a proprio domicilio e là dispiega il suo canto. Ma ecco che qualcuno glielo toglie, e il bobolink resta senza casa ma non perde il suo coraggio, è ancora ricco della musica, della voglia di cantare che sarà il suo solo conforto.
Trasparente metafora dell'insopprimibile desiderio di ED di "cantare" la sua poesia, un desiderio che resta vitale anche nelle traversie della vita, durante la quale molti degli alberi che ci sembravano solidi e duraturi cadono. L'importante è avere sempre dentro di sé il rimedio che riesca a riempire l'orizzonte che ormai abbiamo perduto: la voglia di continuare a "cantare".


F767 (1863) / J756 (1863)

One Blessing had I than the rest
So larger to my Eyes
That I stopped gauging - satisfied -
For this enchanted size -

It was the limit of my Dream -
The focus of my Prayer -
A perfect - paralyzing Bliss -
Contented as Despair -

I knew no more of Want - or Cold -
Phantasms both become
For this new Value in the Soul -
Supremest Earthly Sum -

The Heaven below the Heaven above -
Obscured with ruddier Blue -
Life's Latitudes leant over - full -
The Judgment perished - too -

Why Bliss so scantily disburse -
Why Paradise defer -
Why Floods be served to Us - in Bowls -
I speculate no more -

    Una Benedizione avevo di tutto il resto
Tanto più grande ai miei Occhi
Che smisi di misurare - soddisfatta -
Di questa incantata grandezza -

Era il limite del mio Sogno -
L'epicentro della mia Preghiera -
Una perfetta - paralizzante Beatitudine -
Appagata come la Disperazione -

Non conoscevo più Bisogno - o Freddo -
Fantasmi entrambi diventati
Per questo nuovo Valore nell'Anima -
Suprema Somma Terrestre -

Il Cielo in basso il Cielo in alto -
Oscurava con più florido Azzurro -
Le Latitudini della Vita si adagiarono - colme -
Anche il Giudizio - perì -

Perché la Beatitudine così poco dispensata -
Perché il Paradiso differito -
Perché i Diluvi Ci siano serviti - in Tazze -
Non me lo chiedo più -

La descrizione di uno stato di grazia superiore a qualsiasi altro, tanto da non poter essere nemmeno misurato. Uno stato che è ai confini di ciò che possiamo sognare, che è al centro dei nostri desideri, così perfetto, così paralizzante nella sua grandezza positiva da poter essere paragonato soltanto a un sentimento altrettanto supremo, anche se opposto. Avere dentro di sé questa ricchezza fa diventare lontani fantasmi i bisogni e le sofferenze, permette alla vita di adagiarsi soddisfatta e la fa diventare più azzurra del cielo, mentre anche il misterioso e angosciante giudizio finale sembra svanire. Ma allora, perché la beatitudine viene dispensata così scarsamente, perché il paradiso ci viene promesso solo in un futuro incerto e lontano, perché questi diluvi di bellezza e felicità ci vengono concessi in dosi così piccole? Non lo so, e ho smesso di cercare di saperlo.
Varie le possibilità di identificazione di questo stato di grazia. La Tarozzi ipotizza il dono della poesia e della coscienza, ma poi dice "Questa composizione è in ogni caso la descrizione di uno stato mentale". Probabilmente va letta così, come la descrizione di uno stato interiore di felicità e perfetta beatitudine, con lo scarto dell'ultima strofa, dove è come se ED tornasse alla realtà e si rendesse conto che nella vita reale i momenti di gioia sono rari, la felicità è soltanto promessa, la traboccante beatitudine ci viene concessa, se va bene, in dosi minime e, soprattutto, ci rendiamo conto di quanto sia vano chiedersi perché il mondo sia fatto proprio così.


F768 (1863) / J757 (1863)

The Mountains - grow unnoticed -
Their Purple figures rise
Without attempt - Exhaustion -
Assistance - or Applause -

In Their Eternal Faces
The Sun - with broad delight
Looks long - and last - and golden -
For fellowship - at night -

    Le Montagne - crescono inosservate -
Le loro Purpuree figure s'innalzano
Senza sforzo - Spossatezza -
Assistenza - o Applauso -

Nei loro Volti Eterni
Il Sole - con aperta letizia
Pregusta una lunga - ed estrema - e dorata -
Compagnia - per la notte -

La poesia sembra quasi una parafrasi del primo verso della J291-F327, ma ricorda anche l'ultima strofa della J667-F787 o le montagne "forti madonne" della J722-F745. Anche qui sono un simbolo di durata, di placida forza, a cui il sole si rivolge coi suoi ultimi raggi per trovare degna compagnia per la notte.
Il "looks" del penultimo verso va letto insieme al "for" di quello successivo e in tutte le traduzioni che ho è tradotto con "cerca". Nel Webster però il primo significato di "to look for" è "to expect" nel senso di "aspettarsi", visto che l'esempio è "to look for news by the arrival of a ship". Ho preferito perciò tradurre, con qualche libertà, con "pregusta", che mi sembra più adatto al sole che, con aperta delizia, già pregusta la compagnia notturna di quelle maestose cime che raccolgono i suoi ultimi raggi; e poi "cercare" è più adatto ad un qualcosa che avviene in un particolare momento, mentre "pregustare" è tipico di una sensazione che si ripete ciclicamente, come il tramonto del sole che ritrova ogni sera le sue placide compagne, o, se leggiamo nel tramonto il simbolo del declinare della vita e nelle montagne la maestosa immortalità che ci attende, che è assaporata a lungo prima di diventare concreta. Al verso 6 ho scelto la variante "broad" al posto di "just".


F769 (1863) / J758 (1863)

These - saw Visions -
Latch them softly -
These - held Dimples -
Smooth them slow -
This - addressed departing accents -
Quick - Sweet Mouth - to miss thee so -

This - We stroked -
Unnumbered - Satin -
These - we held among our own -
Fingers of the Slim Aurora -
Not so arrogant - this Noon -

These - adjust - that ran to meet Us -
Pearl - for Stocking - Pearl for Shoe -
Paradise - the only Palace
Fit for Her reception - now -

    Questi - vedevano Visioni -
Serrali delicatamente -
Queste - avevano Fossette -
Spianale lentamente -
Questa - indirizzò accenti d'addio -
In fretta - Dolce Bocca - per lasciarti così -

Questo - accarezzavamo -
Raso - innumerabile -
Queste - tenevamo fra le nostre -
Dita dell'Esile Aurora -
Non così arrogante - questo Mezzogiorno -

Questi - sistema - che correvano a incontrarci -
Perla - per Calza - Perla per Scarpa -
Paradiso - il solo Palazzo
Adatto a riceverla - ora -

La tenera descrizione di una morte: lei, distesa nel suo ultimo giaciglio, lui che sistema per l'ultima volta quel corpo ormai senza vita, e la poesia che rammenta e lui e a noi cosa c'era prima di quella morte. Occhi che guardavano, guance che sorridevano, una bocca che ha avuto poco tempo per le frasi d'addio, capelli di raso tante volte accarezzati, dita tenute fra le nostre, che ancora avevano l'esile bellezza dell'aurora, sconfitta in questo mezzogiorno che l'ha portate via così presto. Piedi che correvano veloci a incontrarci, degni di calze e scarpe di perla per farla entrare nell'unico palazzo che ora può ospitarla.
Molto bella la successione di "these" e "this" a inizio verso, che rendono quasi affannosa la successione di immagini in questa poesia così tenera e dolce, una delle tante in cui ED cerca di descrivere e penetrare il mistero della morte. anche lei con l'affanno di chi non riesce a capire e, nello stesso tempo, con la lucida razionalità di chi non accetta supinamente questa sconfitta della ragione.


F770 (1863) / J711 (1863)

Strong Draughts of Their Refreshing Minds
To drink - enables Mine
Through Desert or the Wilderness
As bore it Sealed Wine -

To go elastic - Or as One
The Camel's trait - attained -
How powerful the stimulus
Of an Hermetic Mind -

    Robusti Sorsi delle Loro Rinfrescanti Menti
Di bere - consentono alla Mia
Attraverso Deserto o Regione Selvaggia
Come portasse Vino Sigillato -

Di procedere elastica - O come Chi
L'incedere di un Cammello - eguagli -
Tanto potenti gli stimoli
Di una Mente Sapiente -

Lo stimolo che ci dà la lettura di chi non possiamo conoscere, se non con l'opera della mente, ci aiuta ad attraversare il selvaggio e deserto cammino della vita, come se avessimo sempre con noi una scorta di prezioso liquido che non evapora e che ci permetterà di sopravvivere in questa landa desolata.
Ma queste menti non ci danno soltanto il necessario per sopravvivere, ci danno anche la possibilità di incedere sicuri, di adattarci alla via che dobbiamo percorrere, come fa un cammello nel suo elemento naturale. È questo il grande potere di una mente capace di stimolare la capacità di pensare della nostra.
"Hermetic" dell'ultimo verso è tradotto (nelle versioni che ho: Raffo nei Meridiani, Seri, Malroux, Forgue) con "ermetica". In italiano però questa parola fa venire in mente soprattutto il senso figurato di "enigmatico, incomprensibile" - come l'ermetismo, la poesia ermetica - che deriva dai libri esoterici di Ermete Trismegisto. In questo senso dire "mente ermetica" fa pensare a qualcuno che non sveli ciò che sa, o che comunque lo sveli in modo certamente non chiaro. Nel Webster questo significato figurato non c'è, mentre la parola è connotata, oltre che con il significato di "perfettamente chiusa, cosicché niente possa sfuggirne", soprattutto in senso scientifico, tanto che alla fine, negli esempi, compare: "Hermetic books: libri che trattano di princìpi universali, della natura e dell'ordine delle cose celesti, di medicina o di altri argomenti." Visto che qui ED parla di mente, ma sottintende soprattutto libri, credo proprio che si sia riferita a questa definizione e, per questo, ho tradotto con "sapiente". Un'altra possibilità è che ED si riferisca a una mente "ermetica", ovvero che non si lascia sfuggire niente, un significato che usa nell'unica altra poesia in cui compare questa parola, la J895-F1077, riferendosi alla memoria. L'ultima possibilità è che ED abbia inteso dire "mente ermetica" nel senso di una mente chiusa ai più, che si svela soltanto a chi sa leggerla. Comunque la prima ipotesi, considerando anche il senso generale della poesia, mi sembra quella più plausibile.


F771 (1863) / J993 (1865)

We miss Her, not because We see -
The Absence of an Eye -
Except it's Mind accompany
Abridge Society

As slightly as the Routes of Stars -
Ourselves - asleep below -
We know that their superior Eyes
Include Us - as they go -

    Ci manca, non perché vediamo -
L'Assenza di uno Sguardo -
Se la sua Mente accompagna
Riduce la Società

Lieve come il Percorso delle Stelle -
Noi - addormentati giù in basso -
Sappiamo che i loro Sguardi superiori
Ci includono - mentre vanno -

La copia riportata sopra fu inviata a Susan. ED trascrisse i versi nei fascicoli con il testo identico ma con molte varianti: al verso 2 "Journey" ("Viaggio") al posto di "Absence"; al verso 4 "debar" ("esclude") o "deprive" ("destituisce") o "impair" ("diminuisce") al posto di "Abridge"; al verso 5 "scarcely" ("impercettibile") al posto di "slightly" e "flights" ("voli") al posto di "Routes"; al verso 8 "Scan better" ("Scrutano a fondo") o "Convey Us" ("Ci Guidano") al posto di "Include Us".

Quando qualcuno muore, non dovrebbe mancarci solo perché non lo vediamo più. Dobbiamo credere che, in fin dei conti, siamo noi a dormire qui sotto, mentre loro, là in alto, vivono la vita immortale e continuano a pensare a noi, con una lieve e lontana presenza paragonabile a quella delle stelle che girano silenziose sul nostro mondo.
I versi 3-5 sono di difficile interpretazione. Io li ho letti così: "se quello sguardo ormai scomparso accompagna la sua mente nel viaggio verso l'aldilà, ovvero chi muore conoscerà in modo sensibile il mistero dell'immortalità, coloro che restano saranno ridotti (o esclusi, destituiti, diminuiti, nelle varianti) da quella perdita ma, nello stesso tempo, ne sentiranno la presenza, impalpabile come quella delle stelle che brillano lontane eppure reali." L'interpretazione di questi versi influenza ovviamente la traduzione; è interessante perciò leggerne altre due: Bacigalupo (nei Meridiani) lega i tre versi con il successivo: "se la mente non lo segue / non interrompe il rapporto / come non sostano le stelle / mentre noi sotto dormiamo"; Malroux traduce così: "Sauf si l'Esprit l'accompagne - / Prive de Compagnie / Aussi peu que des Trajectoires des Astres -".
Da notare in questa poesia l'uso dei pronomi: al primo verso "Her" (sembra si stia parlando di una Lei che è morta); al terzo its (scritto come al solito "it's"), un pronome neutro che fa pensare o a una mente associata più allo sguardo del verso precedente che alla persona, o ad una mente che ormai appartiene a una persona priva di ogni caratterizzazione terrena; negli ultimi due "their" e "they" possono essere associati all'immagine delle stelle ma, nel contempo, allargano il senso a tutti coloro che sono morti.


F772 (1863) / J675 (1863)

Essential Oils - are wrung -
The Attar from the Rose
Be not expressed by Suns - alone -
It is the gift of Screws -

The General Rose - decay -
But this - in Lady's Drawer
Make Summer - When the Lady lie
In Ceaseless Rosemary -

    Gli Oli Essenziali - vanno spremuti -
L'Essenza della Rosa
Non è estratta unicamente - dai Soli -
È il dono dei Torchi -

La Rosa Comune - appassisce -
Ma quella - nel Cassetto della Dama
Fa Estate - Quando la Dama giace
Nell'Incessante Rosmarino -

Le cose importanti, essenziali, non arrivano da sole, non sono create già pronte dalla natura, ma hanno bisogno di un "torchio" che le lavori e le estragga. E se si riesce a crearla, questa essenza, essa sopravvive al suo creatore, come il flacone di profumo lasciato nel cassetto da una signora che ormai giace nella tomba, che continua ad effondere i suoi aromi creando ogni volta un'estate. Anche stavolta la metafora generica è chiaramente riferita alla creazione poetica, che sopravvive a chi l'ha distillata attraverso quel percorso di "spremitura" che è necessario per estrarre l'essenza da quelle "simple news that nature told / with tender majesty" (vedi la J441-F519).
Esiste un'altra versione di questa poesia, inviata a Susan, con una significativa variante dell'ultimo verso: "In Ceaseless Rosemary" diventa "In Spiceless Sepulchre" ("Nell'Inodore Sepolcro"). In entrambe le versioni ciò che la Dama ha "spremuto con il torchio" e ha lasciato nel cassetto (un flacone di profumo che non può non far pensare ai manoscritti dickinsoniani) sopravvive alla sua creatrice e la sua essenza ricrea ogni volta l'estate. Quello che cambia è il destino della spremitrice, una volta nella tomba: nel primo caso l'incessante rosmarino (erba usata per profumare e conservare i cadaveri) dà l'immagine di una sorta di stato transitorio, che fa pensare a una, possibile, risurrezione; nel secondo, l'inodore sepolcro sembra invece condannarla a una morte perenne, contrapposta all'altrettanto perenne permanere dell'essenza che ha lasciato.


F773 (1863) / J679 (1863)

Conscious am I in my Chamber -
Of a shapeless friend -
He doth not attest by Posture -
Nor Confirm - by Word -

Neither Place - need I present Him -
Fitter Courtesy
Hospitable intuition
Of His Company -

Presence - is His furthest license -
Neither He to Me
Nor Myself to Him - by Accent -
Forfeit Probity -

Weariness of Him, were quainter
Than Monotony
Knew a Particle - of Space's
Vast Society -

Neither if He visit Other -
Do He dwell - or Nay - know I -
But Instinct esteem Him
Immortality -

    Nella mia Stanza sono consapevole -
Di un'incorporea amica -
Non è attestata da Postura -
Né Confermata - da Parola -

Né un Posto - ho bisogno di offrirle -
Più appropriata Cortesia
L'ospitale intuizione
Della Sua Compagnia -

La presenza - è il permesso che Le basta -
Né Lei con Me
Né Io con Lei - con Accenti -
Rinunciamo all'Integrità -

Stancarsi di Lei, sarebbe più curioso
Che Monotonia
Provata da una Particella - nella Vasta
Società dello Spazio -

Né se visiti Altri -
So - se prenda dimora - o No -
Ma l'Istinto sa riconoscere
L'Immortalità -

Qui ED ci descrive una della facce dell'immortalità, intesa forse più come consapevolezza del proprio essere coscienti che come immortalità vera e propria. Un'incorporea, continua presenza che non ha bisogno di materializzarsi, o di parlare, per essere avvertita da chi la sa riconoscere. Una presenza che può giustificare la solitudine come scelta da parte di chi sa che stancarsi di questa immateriale ma fortissima presenza sarebbe come pensare ad una particella annoiata nell'eterea ma infinita ricchezza dello spazio. Molto bella la seconda strofa, dove ED, come suo solito, inserisce una immagine di domestica cortesia e dove con un verso di due parole "Hospitable intuition" ci spiega con estrema sintesi il segreto per ricevere questa eterea compagnia: permettere a una virtù così terrena come l'ospitalità di convivere con naturalezza (come farebbe un padrone di casa con un ospite) con un dono così peculiare della nostra autocoscienza come l'intuizione, che torna alla fine della poesia, stavolta come "istinto", per dirci chi è questa incorporea amica
All'immortalità è attribuito nell'originale il pronome maschile, come nella settima strofa della J1260-F1314.


F774 (1863) / J740 (1863)

You taught Me Waiting with Myself -
Appointment strictly kept -
You taught Me fortitude of Fate -
This - also - I have learnt -

An Altitude of Death, that could
No bitterer debar
Than Life - had done - before it -
Yet - there is a Science more -

The Heaven you know - to understand
That you be not ashamed
Of Me - in Christ's bright Audience
Upon the further Hand -

    M'insegnasti a Restare con Me stessa -
Incarico strettamente mantenuto -
M'insegnasti la forza del Destino -
Questo - anche - ho imparato -

Un'Altezza della Morte, che non può
Più amaramente interdire
Di quanto la Vita - abbia fatto - prima di lei -
Eppure - c'è una Scienza ancora -

Il Cielo che tu conosci - comprendere
Affinché tu non debba vergognarti
Di Me - nella splendente Assemblea di Cristo
Nel Punto più remoto -

L'interlocutore è indistinto ma, come in altre poesie, l'accenno alla conoscenza del cielo fa pensare al reverendo Wadsworth.
Mi hai insegnato a guardare dentro me stessa, e io ho fatto ciò che mi hai detto. Mi hai anche insegnato quanto è potente quel destino che scandisce il tempo della nostra vita, e anche questo ho imparato, insieme a quell'assoluto che è la morte, che sembra così terribile ma il cui potere di interdizione non è certo più forte di quello che abbiamo sperimentato durante la nostra vita. Molte cose ho imparato, ma ce n'è una che manca: riuscire a comprendere appieno il mistero dell'aldilà. Forse questa è una cosa che nemmeno tu sai insegnarmi, eppure debbo far presto a comprenderla, perché quando sarò là, probabilmente confinata nel punto più lontano della splendente assemblea celeste, tu non debba vergognarti di questa miscredente incapace di capire.
Poesia molto densa. Con pochi versi ED spalanca davanti ai nostri occhi tutti i dubbi, i rovelli, che scandiscono una vita che chiede di sapere. Il saper guardare dentro se stessi; l'angosciante ineluttabilità di un destino che sentiamo sfuggire al nostro controllo; la morte vista come qualcosa che ci sovrasta dall'alto del suo potere di fermare per sempre la nostra vita e, dall'altra parte, una vita che comunque ci pone dei limiti invalicabili. E poi l'ultimo mistero, quello di "capire" non di "credere" a una vita dopo la morte, un rifiuto della fede, vista come qualcosa che non soddisfa l'animo di chi non si accontenta di essere consolato, ma chiede di comprendere un mistero che altrimenti non può che restare inesplorato.
Nel primo verso ho inteso quel "waiting" nell'accezione di "restare" più che di attendere, perché credo che il senso sia quello di essere capaci di guardare dentro noi stessi, di imparare che davanti ai misteri della vita non si può che essere soli. Nel secondo ho tradotto "appointment" con incarico, contrariamente a quanto fanno Raffo, Errante e la Malroux, che traducono con "appuntamento", foneticamente vicino ma assente nelle definizioni del Webster e anche non adeguato a quello che secondo me ED voleva dire: "mi hai dato un compito, quello di guardare dentro me stessa, e io l'ho assolto fino in fondo". Nel terzo non ho resistito alla citazione verdiana, anche perché è una perfetta traduzione letterale e rende appieno il senso del verso. Le altre traduzioni interpretano in modo simile: Raffo: "a sopportare il fato m'insegnasti"; Errante: "M'insegnasti ad esser forte" (molto più sfumato rispetto all'originale, anche perché ignora "fate"); la Malroux: "M'insegnasti il coraggio davanti alla Sorte", ma trasformano un attributo del fato (la "fortitude") in una virtù del soggetto. Nelle altre due strofe ho cercato di essere il più possibile letterale, a parte l'ultimo verso, in cui ho tradotto "hand" con "punto" perché anche se in italiano "mano" può avere il senso figurato di "parte, direzione" il verso non mi sembrava adatto per usare questa parola.


F775 (1863) / J705 (1863)

Suspense - is Hostiler than Death -
Death - tho'soever Broad,
Is just Death, and cannot increase -
Suspense - does not conclude -

But perishes - to live anew -
But just anew to die -
Annihilation - plated fresh
With Immortality -

    L'Incertezza - è più Ostile della Morte -
La Morte - per quanto sia Vasta,
È solo Morte, e non può aumentare -
L'Incertezza - non si conclude -

Ma perisce - per vivere di nuovo -
Ma solo di nuovo per morire -
Annichilazione - cromata di fresco
Con l'Immortalità -

L'ansia di sapere, l'incertezza su ciò che ci aspetta, è una nemica più terribile della morte, perché quest'ultima, per quanto possa essere un immenso mistero, non ha durata, non ha la possibilità di estendersi nel tempo, arriva e conclude una vita. L'incertezza invece non si conclude, perché oltre ad accompagnarci per tutta la vita riceve, nel momento della sua annichilazione, solo una nuova veste (molto bella l'immagine dell'annichilazione "cromata di fresco"), da quel mistero incerto che è l'immortalità, che forse ne perpetuerà in eterno il ciclo.
Qui non è citata la parola "circumference", una delle parole simbolo della poesia dickinsoniana, evocata però chiaramente dal perpetuarsi del ciclo vita-morte descritto ai versi cinque e sei.


F776 (1863) / J741 (1863)

Drama's Vitallest Expression is the Common Day
That arise and set about Us -
Other Tragedy

Perish in the Recitation -
This - the best enact
When the Audience is scattered
And the Boxes shut -

"Hamlet" to Himself were Hamlet -
Had not Shakespeare wrote -
Though the "Romeo" left no Record
Of his Juliet,

It were infinite enacted
In the Human Heart -
Only Theatre recorded
Owner cannot shut -

    La più Vitale Espressione del Dramma è il Giorno Consueto
Che sorge e tramonta intorno a Noi -
Altra Tragedia

Perire nella Recita -
Questa - al meglio si rappresenta
Quando il Pubblico è disperso
E i Botteghini chiusi -

"Amleto" in Sé sarebbe Amleto -
L'avesse o no Shakespeare scritto -
Anche se quel "Romeo" non avesse lasciato Traccia
Della sua Giulietta,

Sarebbe all'infinito rappresentato
Nel Cuore Umano -
Il solo Teatro conosciuto
Che il Proprietario non può chiudere -

La vita di tutti i giorni vista come l'espressione più viva del dramma (inteso come rappresentazione teatrale). È una recita che ci accompagna per tutta la vita, il sipario è il sorgere e il tramontare del sole e la tragedia finale è la morte, un pezzo di bravura che si recita meglio da soli, quando il pubblico è ormai andato via e il botteghino è chiuso. Quello che noi chiamiamo teatro non è altro che la finzione del reale, una messa in scena di sentimenti e passioni che hanno comunque vita propria, come il dubbio di Amleto o l'amore di Romeo per la sua Giulietta, che vivrebbero all'infinito nel cuore dell'uomo (l'unico teatro che non può mai essere chiuso, nemmeno dal suo proprietario) anche se Shakespeare non ne avesse mai scritto la storia.
Il tema è simile a quello della J669-F590. Là il romanzo più avvincente è quello che è dentro ciascuno di noi, qui il teatro più vitale, più vero, è quello che si recita tutti i giorni intorno a noi.


F777 (1863) / J706 (1863)

Life, and Death, and Giants -
Such as These - are still -
Minor - Apparatus - Hopper of the Mill -
Beetle at the Candle -
Or a Fife's Fame -
Maintain - by Accident that they proclaim -
    Vita, e Morte, e Giganti -
Cose come Queste - sono silenziose -
I Minori - Apparati - Tramoggia di Mulino -
Moscone alla Candela -
O Voce di Piffero -
Si affermano - nel Momento in cui si fanno sentire -

Le cose, i sentimenti, le sensazioni più grandi, più profonde, non hanno bisogno di essere proclamate a gran voce, perché si vivono silenziosamente, interiormente. Perciò la vita, la morte, la grandezza sono silenziose, mentre è la piccola vita di tutti i giorni, il rumore del mulino, il ronzare di un insetto intorno ad una candela, un piffero che si annuncia da lontano (qui ho tradotto "fame" con "voce" utilizzando uno dei significati della parola inglese "public report o rumor" - il significato perciò non è voce in senso proprio ma come se dicessimo "è arrivata voce di..." - comunque, anche intendendo voce in senso letterale il significato del verso non cambia di molto, perché rimane comunque agevolmente dentro la contrapposizione fra il silenzio delle cose grandi e il "vociare" di quelle piccole), che ha bisogno di manifestarsi con il rumore, per affermare la sua esistenza.
Ho tradotto liberamente anche l'ultimo verso; una traduzione più letterale poteva essere "Si affermano - per la Casualità del loro farsi sentire", ma mi piaceva di meno.
Al verso 3 Bacigalupo (nei Meridiani) traduce "Hopper of the Mill" con "grillo di mulino". Effettivamente nei dizionari moderni "hopper" è anche tradotto con "pulce, cavalletta, insetto che salta", ma nel Webster c'è solo una definizione che corrisponde all'italiano "tramoggia". D'altronde quest'ultima traduzione mi sembra anche più logica, perché ED, fra gli "apparati minori", inserisce tre esempi che emettono suoni in tre diversi modi: la tramoggia che fa un rumore inconsapevole ricevendo la farina dalla macina, l'insetto sulla candela che ronza attratto dalla luce ("beetle" è propriamente "scarafaggio, scarabeo, blatta", io ho tradotto liberamente con "moscone"), e il piffero che suona, o meglio è suonato, in modo consapevole; la varietà sarebbe minore se avesse usato due insetti e il piffero.


F778 (1863) / J742 (1863)

Four Trees - upon a solitary Acre -
Without Design
Or Order, or Apparent Action -
Maintain -

The Sun - upon a Morning meets them -
The Wind -
No nearer Neighbor - have they -
But God -

The Acre gives them - Place -
They - Him - Attention of Passer by -
Of Shadow, or of Squirrel, haply -
Or Boy -

What Deed is Their's unto the General Nature -
What Plan
They severally - retard - or further -
Unknown -

    Quattro Alberi - in un Campo solitario -
Senza Disegno
O Ordine, o Azione Apparente -
Stanno -

Il Sole - al Mattino li incontra -
Il Vento -
Vicino più prossimo - non hanno -
Che Dio -

Il Campo dà loro - Spazio -
Essi - a Lui - l'Attenzione di un Passante -
Di un'Ombra, o di uno Scoiattolo, o talvolta -
Di un Ragazzo -

Quale Compito sia il Loro nell'Ordine Naturale -
Quale Piano
Essi individualmente - ritardino - o favoriscano -
Ignoto -

Un'immagine iniziale quasi da quadro metafisico: quattro alberi, metafora di qualsiasi cosa che esiste, in un campo nudo e solitario. Niente ci dice cosa stiano a fare lì, se c'è una ragione, un progetto legato alla loro esistenza. La loro inconoscibilità li rende prossimi a Dio, l'inconoscibile assoluto. La loro vita concreta si svolge attraverso ripetitivi iter quotidiani, che diventano una sorta di offerta allo spazio che li ospita: qualcuno che passa, un'ombra che si muove dietro al sole, uno scoiattolo che salta qua e là, talvolta un ragazzo che gioca. Oltre a questo, niente ci dà qualche indizio di che cosa stiano a fare là, così come niente ci fa comprendere qual è il significato del nostro essere in questo mondo, se non l'appartenere in qualche modo a un ignoto ordine naturale delle cose.


F779 (1863) / J707 (1863)

The Grace - Myself - might not obtain -
Confer upon My flower -
Refracted but a Countenance -
For I - inhabit Her -
    La Grazia - che Io - non potei ottenere -
Concedi al Mio fiore -
Non altro che il rifrangersi di un Volto -
Perché Io - vivo in Lui -

Probabilmente accompagnava un fiore, che porta con sé molto di più di quanto un fiore sia solito portare: il rifrangersi del volto di chi chiede per il dono quella grazia non avuta per sé. E lo sguardo che chi lo riceve darà a questo fiore, sarà uno sguardo dato anche a me che lo dono, perché io abito in lui.
Nel terzo verso ED non usa "face" ma "countenance", che ha però frequentemente il significato di "lineamenti del viso" (nel Webster: "appearance of the face").


F780 (1863) / J743 (1863)

The Birds reported from the South -
A News express to Me -
A spicy Charge, My little Posts -
But I am deaf - Today -

The Flowers - appealed - a timid Throng -
I reinforced the Door -
Go blossom to the Bees - I said -
And trouble Me - no More -

The Summer Grace, for notice strove -
Remote - Her best Array -
The Heart - to stimulate the Eye
Refused too utterly -

At length, a Mourner, like Myself,
She drew away austere -
Her frosts to ponder - then it was
I recollected Her -

She suffered Me, for I had mourned -
I offered Her no word -
My Witness - was the Crape I bore -
Her - Witness - was Her Dead -

Thenceforward - We - together dwelt -
She - never questioned Me -
Nor I - Herself -
Our Contract
A silent Sympathy

    Gli Uccelli riportarono dal Sud -
Notizie espressamente per Me -
Un Carico fragrante, Miei piccoli Postini -
Ma io sono sorda - Oggi -

I Fiori - chiamavano - in timida Folla -
Io sprangai la Porta -
Sbocciate per le Api - dissi -
E non seccatemi - Più -

La Grazia dell'Estate, lottava per farsi notare -
Remoti - i Suoi migliori Ornamenti -
Il Cuore - di stimolare l'Occhio
Rifiutava totalmente -

Infine, in Lutto, come Me,
Si ritirò austera -
I Suoi geli a meditare - fu allora
Che mi ricordai di Lei -

Mi sopportò, perché ero in lutto -
Non le offrii parola -
Il Mio Testimone - era il Nastro che indossavo -
Il Suo - Testimone - erano i Suoi Morti -

Da allora in poi - Noi - abitammo insieme -
Lei - non interrogò mai Me -
Né Io - Lei -
Il nostro Contratto
Una silenziosa Simpatia

Per il secondo e terzo verso dell'ultima strofa la lezione del manoscritto è la seguente:

    + I never questioned Her -
    + She - never questioned Me -
    Nor I - Herself -
Entrambe le edizioni critiche considerano il secondo e terzo verso come alternativi al primo, ma nel testo principale Franklin utilizza le due alternative, mentre Johnson rispetta la strofa di quattro versi e riporta solo il primo (nei manoscritti il segno "+" indica sia il verso con alternative - scritte di seguito, in calce al foglio o a lato - sia le stesse alternative).

Niente può risvegliare un cuore indurito dai dolori della vita, ormai sordo alle bellezze esteriori e interiori. Né gli uccelli che tornano dal sud portando con loro la notizia della primavera; né i fiori che sbocciano fuori della nostra porta, mostrando, timidi ma festanti, la loro bellezza; né gli ultimi sprazzi dell'estate che, sia pure defraudata dei suoi migliori ornamenti, cerca comunque di attirare il nostro sguardo. Solo quando questa estate sarà ormai finita, potremo notarla e offrirle la nostra compagnia; perché solo allora saremo entrambe in lutto. Come testimone io avrò il nastro nero che indossa il mio corpo e la mia anima e lei tutto ciò che ha perduto. Il nostro unico contratto, per cementare questa unione, sarà la condivisione dei reciproci lutti.
All'ultimo verso ho scelto la variante "silent" al posto di "Wiser" ("più saggia") perché analoga ad altre due alternative per la stessa parola: "Wordless" e "speechless", entrambe traducibili con "senza parole".


F781 (1863) / J744 (1863)

Remorse - is Memory - awake -
Her Parties all astir -
A Presence of Departed Acts -
At window - and at Door -

It's Past - set down before the Soul
And lighted with a match -
Perusal - to facilitate -
Of it's Condensed Despatch -

Remorse is cureless - the Disease
Not even God - can heal -
For 'tis His institution - and
The Adequate - of Hell -

    Il Rimorso - è Memoria - vigile -
Le sue Parti tutte in movimento -
Una Presenza di Atti Trascorsi -
Alla finestra - e alla Porta -

È il Passato - deposto davanti all'Anima
E illuminato da un fiammifero -
Per facilitare - l'esame -
Dei suoi Condensati Dispacci -

Il Rimorso è incurabile - una Malattia
Che nemmeno Dio - può guarire -
Perché è di Sua istituzione - e
All'Altezza - dell'Inferno -

Il rimorso è parte integrante della memoria, quella parte più dolorosa che non si concede mai pause, è sempre vigile. Tutto ciò che la riempie è in perenne movimento, una continua presenza di atti ormai trascorsi ma che la circondano da ogni lato. Il passato è sempre lì, davanti a lei, illuminato da una luce discreta che però non permette l'oscurità dell'oblio, ma anzi facilita l'incessante lettura di ciò che è trascorso ma rimane, sia pure nella sua essenza, sempre presente. E il rimorso è anche un sentimento che non è possibile curare, neanche Dio può guarirlo, anche perché è proprio lui che l'ha creato, quasi fosse un adeguato complemento terreno dell'inferno.
Come sempre mirabile la scelta delle immagini. Nella prima strofa la memoria sempre desta, vigile, con quelle "parti in movimento" che sembrano quasi tentacoli a cui restano attaccate tutte quelle cose trascorse che suscitano in noi un rimorso. Nella seconda il passato diventa il latore di dispacci condensati, essenziali, eppure illuminati affinché nulla sfugga al nostro ricordo. Nella terza l'epilogo di un dio che non appare certamente misericordioso, visto che proprio lui ha creato questo sentimento, una malattia incurabile così simile all'inferno.
Ho scelto la variante " Of it's Condensed Despatch -" che sostituisce il verso 8: "And help Belief to stretch -" perché mi piace l'immagine di un passato che accende un fiammifero per rendere più facile la lettura di quei "dispacci condensati", talvolta difficili da decifrare perché oscurati dal tempo trascorso. Nell'altro verso ("E aiutare la Fede a espandersi") il passato sembra usare la memoria come monito per rafforzare la fede in un mondo dove il rimorso sarà annullato dall'immortalità, come si legge, in modi diversi, nelle traduzione che ho: Raffo-Meridiani "Perché più dettagliata sia l'analisi - / ed aiuti a credere la mente -"; Marianni "Per facilitare - l'ispezione / E aiutare a difendersi la Fede -"; Malroux "Afin de faciliter - la Lecture / Et de forcer la Conviction -".


F782 (1863) / J745 (1863)

Renunciation - is a piercing Virtue -
The letting go
A Presence - for an Expectation -
Not now -
The putting out of Eyes -
Just Sunrise -
Lest Day -
Day's Great Progenitor -
Outvie
Renunciation - is the Choosing
Against itself -
Itself to justify
Unto itself -
When larger function -
Make that appear -
Smaller - that Covered Vision - Here -
    La Rinuncia - è una pungente Virtù -
Il lasciar andare
Una Presenza - per un'Aspettativa -
Non di adesso -
Lo sfuggire degli Occhi -
Proprio al Levar del Sole -
Affinché il Giorno -
Il Suo Insigne Progenitore -
Non oltrepassi
La Rinuncia - è la Scelta
Contro se stessa -
Se stessa a giustificazione
Di sé -
Quando una più ampia funzione -
Fa che appaia -
Più piccola - quella Visione Coperta - Qui -

La rinuncia può anche essere considerata una virtù, ma una virtù pungente, che lacera, perché lascia sfuggire ciò che potremmo cogliere adesso, per un'aspettativa forse più grande, ma futura e incerta. È come distogliere gli occhi dalla bellezza di un'aurora, per paura che il giorno possa essere più grande di ciò che lo ha creato. Un po' come chi rinuncia alla felicità, ai piaceri della vita, solo perché qualcuno ha detto che il piacere è peccato, e soprattutto è peccato ambire ai concreti e presenti piaceri terreni, piuttosto che a quelli, presunti e futuri, che ci aspettano dopo. Così la rinuncia diventa fine a se stessa, senz'altro scopo che autoglorificarsi come una presunta virtù. Ma questo lo capiamo solo se riusciamo ad aprire la nostra mente, a liberarci dalle pastoie del pregiudizio; solo allora ci renderemo conto di quanto eravamo ciechi, di quanto qui, in un mondo che tende a coprirli gli occhi invece di aprirli, sia difficile riuscire a "vedere" veramente, usando non la fede che oscura ma la ragione che illumina. Insomma, quanto diventa piccola e insignificante la rinuncia quando ci si rende conto di quante sarebbe stato meglio cogliere i frutti che la natura ci offre, anche perché, per chi ci crede, chi li ha creati questi frutti se non Dio?


F783 (1863) / J746 (1863)

Never for Society
He shall seek in vain -
Who His own acquaintance
Cultivate - Of Men
Wiser One may weary -
But the Man within

Never knew Satiety -
Better entertain
Than could Border Ballad -
Or Biscayan Hymn -
Neither introduction
Need You - unto Him -

    Mai Compagnia
Cercherà invano -
Chi la conoscenza di Sé
Coltiva - Di Uomini
Il Saggio può stancarsi -
Ma l'Uomo interiore

Non conobbe mai Sazietà -
Meglio intrattiene
Di una Ballata Scozzese -
O di un Inno di Biscaglia -
Né di presentarti
Hai bisogno - a Lei -

Anche qui ED rielabora con accenti diversi un concetto simile a quello della J405-F535: non si è mai soli quando si sa guardare dentro se stessi. Ci si può stancare degli uomini, ma non della ricchezza celata nella nostra interiorità. E ciò che abbiamo dentro ci intrattiene meglio di qualsiasi ballata o inno, senza bisogno delle presentazioni necessarie per un estraneo, visto che è qualcosa di connaturato in noi.
Al verso 5 ho scelto la variante "One" al posto di "Men". La "Border Ballad" (v. 9) è una ballata tradizionale scozzese; famose sono quelle che Sir Walter Scott scrisse nei primi anni dell'Ottocento, rielaborando fonti tradizionali: The Minstrelsy of the Scottish Border (Canti giullareschi della frontiera scozzese). Il pronome finale l'ho interpretato come riferito alla "conoscenza di sé" del terzo verso, e ho perciò tradotto al femminile.


F784 (1863) / J708 (1863)

I sometimes drop it, for a Quick -
The Thought to be alive -
Anonymous Delight to know -
And Madder - to conceive -

Consoles a Wo so monstrous
That did it tear all Day,
Without an instant's Respite -
'Twould look too far - to Die -

Delirium - diverts the Wretch
For Whom the Scaffold neighs -
The Hammock's motion lulls the Heads
So close on Paradise -

A Reef - crawled easy from the Sea
Eats off the Brittle Line -
The Sailor does'nt know the Stroke -
Until He's past the Pain -

    Talvolta accantono, per un Attimo -
Il Pensiero di esser viva -
Anonima Delizia da sperimentare -
E più Folle - da concepire -

Consola un Dolore così mostruoso
Che se lacerasse tutto il Giorno,
Senza un istante di Respiro -
Sembrerebbe troppo distante - Morire -

Il Delirio - distoglie lo Sventurato
Per Cui cigola il Patibolo -
Il moto dell'Amaca culla le Teste
Così prossime al Paradiso -

Una Scogliera - affiorata lentamente dal Mare
Divora la Fragile Linea -
Il Marinaio non s'accorge del Colpo -
Finché non è oltre la Pena -

L'esser vivi, la vita in sé, come dolore continuo, tanto insopportabile che, se non riuscissimo ad accantonarlo per qualche istante, ci farebbe sembrare la morte sempre troppo lontana. È difficile riuscire ad accantonare la consapevolezza di essere vivi, sembra folle solo concepire un simile pensiero, ma è il solo modo di scacciare il dolore enorme, mostruoso, che lacera la nostra esistenza.
Ma è un lenimento che non risolve, che mitiga soltanto, come il delirio con il quale si difende lo sventurato condannato al patibolo, una sorta di ninna-nanna che addormenta la consapevolezza di chi è prossimo alla morte, o come l'ingannevole linea della riva, divorata lentamente da una scogliera della quale il marinaio si accorge soltanto quando è ormai troppo tardi.
Poesia di un pessimismo senza sbocchi, che tocca non gli aspetti dolorosi della vita, ma la vita stessa, descritta come un unico, mostruoso dolore che si può lenire solo per brevi, ingannevoli istanti, e solo se si riesce a dimenticare di esser vivi. Molto bella, e significativa di questo pessimismo cosmico, l'ultima strofa, con quella scogliera che affiora lentamente dal mare e divora la fragile linea della riva, quasi si sostituisse a quello che sembra un approdo sicuro, attirando nella trappola il marinaio, che se ne accorge soltanto quando il colpo è ormai inferto e nulla può salvarlo.
Al verso 10 ED usa il verbo "to neigh" che, nei dizionari bilingue e nel monolingua moderno, ha l'unico significato di "nitrire". Anche Webster riporta solo questo significato, ma nell'etimologia della parola dice "In Welsh 'cnecu' signifies to jar or quarrel; 'cnec', a sharp noise". Ho perciò tradotto con "cigola" ("to jar"), pensando al sinistro cigolare di un patibolo. La traduzione nei Meridiani (Bacigalupo) è simile: "stride", mentre gli altri (Sabbadini e Seri) traducono letteralmente con "nitrisce". Curiosa la traduzione della Malroux: "Que guette l'Echafaud", che si potrebbe tradurre con "spia (nel senso di guarda con timore e preoccupazione) il patibolo".


F785 (1863) / J747 (1863)

It dropped so low - in my Regard -
I heard it hit the Ground -
And go to pieces on the Stones
At bottom of my mind -

Yet blamed the Fate that fractured - less
Than I reviled Myself,
For entertaining Plated Wares
Upon my Silver Shelf -

    Cadde così in basso - nella mia Stima -
Che lo sentii colpire il Suolo -
E andare in pezzi sulle Pietre
In fondo alla mia mente -

Eppure incolpai il Fato che frantumò - meno
Di quanto insultai Me stessa,
Per aver accolto Oggetti Placcati
Sulla Mensola degli Argenti -

Quando la stima che abbiamo per qualcuno si rivela illusoria, è come se qualcosa cadesse da una mensola e andasse in pezzi, sul pavimento o in fondo alla nostra mente. E quasi sempre il sentimento più immediato non è quello della perdita, ma la delusione di aver sbagliato a valutare la persona che ci ha disillusi, così come possiamo sbagliare a disporre un oggetto in una mensola troppo preziosa per esso.
Marisa Bulgheroni ne dà un'interpretazione più rivolta all'interiorità, interpretando il pronome neutro del primo verso come indicativo di un soggetto impersonale. Secondo me ED l'ha usato invece in un senso quasi spregiativo, come se volesse spersonalizzare chi ci ha disillusi. D'altronde nelle sue poesie non è infrequente un uso creativo dei pronomi.
All'incirca nel 1880 ED aggiunse a matita le seguenti varianti nel fascicolo manoscritto: al verso 3 "in the Ditch -" ("nel fosso -") al posto di "on the Stones"; al verso 5 "flung it" ("lo scagliò") al posto di "fractured"; al verso 6 "denounced" ("biasimai") al posto di "reviled".
Nella prima edizione del 1896 la poesia fu pubblicata con il titolo "Disenchantment" ("Disincanto").


F786 (1863) / J748 (1863)

Autumn - overlooked my Knitting -
Dyes - said He - have I -
Could disparage a Flamingo -
Show Me them - said I -

Cochineal - I chose - for deeming
It resemble Thee -
And the little Border - Dusker -
For resembling Me -

    L'Autunno - squadrò la mia Calzetta -
Colori - disse - ho io -
Da screditare un Fenicottero -
Mostrameli - replicai -

La Cocciniglia - scelsi - perché credo
Che somigli a Te -
E l'esiguo Bordo - più Oscuro -
Perché somiglia a Me -

Ciò che crea l'uomo è sempre meno ricco, meno sontuoso, delle bellezze che ci offre la natura. Così può succedere che un autunno di passaggio si degni di dare un'occhiata al lavoro a maglia che stiamo facendo e non riesca a contenere la propria vanità, magnificando i suoi di colori (non dimentichiamo che ED viveva nel New England, dove i colori dell'autunno sono di una particolare bellezza). Ma è anche cortese, e ce li mostra permettendoci di sceglierne qualcuno; tra quelli che mi ha proposto, ne ho scelti due, molto diversi uno dall'altro: la cocciniglia, per quel rosso che è simbolo del fuoco, della voglia di vivere, della passione ardente, e che somiglia tanto a te; e poi uno che è all'opposto, quel colore indistinto che sta ai bordi, una tinta che quasi scolora nell'oscurità, e che somiglia tanto a me.
Interessante la nota della Malroux, che riporto in italiano: "Dietro la parola Dyes (Tinte), al verso 2, è evidentemente da intendere il verbo to die, morire. Da qui la scelta, per tradurre questa parola, di "tinte" [in francese "teintes"], che ricorda il verbo "spegnere" [in francese "éteindre"]. Christine Savinel, nel suo Emily Dickinson ou la grammaire du secret, ricorda del resto che la cocciniglia, parola "importante" impiegata cinque volte nell'opera di ED, rinvia anch'essa alla morte, visto che è una tinta del rosso ottenuta dai cadaveri schiacciati degli insetti dallo stesso nome. Inoltre, la parola dusker (più "bruno", letteralmente più "crepuscolare") al verso 8, evoca anche i colori del sole al tramonto, cari a ED."
La poesia è nei fascicoli ma è probabile che sia stata inviata a Susan, visto che quel "Thee" del sesto verso credo proprio che si riferisca all'amica-cognata, che per ED è sempre stata una sorta di immagine speculare di se stessa: la donna di mondo, sposata, vivace ed estroversa contro la zitella solitaria e, più o meno volontariamente, reclusa. Che poi quel mondo esteriore fosse così povero rispetto alle ricchezze di quello interiore (vedi la J746-F783 e le numerose altre poesie dedicate a questo tema) è un altro discorso.


F787 (1863) / J667 (1863)

Bloom upon the Mountain stated -
Blameless of a name -
Efflorescence of a Sunset -
Reproduced - the same -

Seed had I, my Purple Sowing
Should address the Day -
Not - a Tropic of a Twilight -
Show itself away -

Who for tilling - to the Mountain
Come - and disappear -
Whose be her Renown - or fading -
Witness is not here -

While I state - the Solemn Petals -
Far as North - and East -
Far as South - and West expanding -
Culminate - in Rest -

And the Mountain to the Evening
Fit His Countenance -
Indicating by no Muscle
His Experience -

    Il Fiore sulla Montagna sta -
Incolpevole di un nome -
Efflorescenza di un Tramonto -
Riprodotto - identico -

Seme avessi, la mia Purpurea Semina
Rivolgerei al Giorno -
Non - il Tropico di un Crepuscolo -
Rifiuterebbe di mostrarsi -

Chi per dissodare - alla Montagna
Venga - e scompaia -
A chi si debba la sua Fama - o il dissolversi -
Testimonianza non c'è qui -

Mentre io riordino - i Solenni Petali -
Fino all'estremo Nord - e a Est -
Fino all'estremo Sud - e a Ovest espandendosi -
Culminano - nel Riposo -

E la Montagna alla Sera
Adatta la Sua Fisionomia -
Non un Muscolo che indichi -
La Sua Esperienza -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. Una seconda copia, della quale è rimasta una trascrizione, fu inviata a Frances e Louise Norcross e una terza fu inviata a Susan. In queste due copie, oltre alle solite modifiche nella punteggiatura e nelle maiuscole, ci sono delle varianti presenti come alternative nella versione dei fascicoli: al verso 6 (Susan) "endow" ("donerei") al posto di "address"; al verso 11 (Norcross) "this" al posto di "her" e al verso 20 (entrambe) "The" al posto di "His".

La natura ha in sé il germe della poesia. È quel fiore ben posato sulla montagna, che non ha nome se non quando gliene diamo uno noi, un'efflorescenza che è la diretta emanazione di un tramonto, o di qualsiasi altro fenomeno naturale che ci colpisce per la sua bellezza.
Chi di noi possiede il seme ha il dovere di donarlo, di non lasciare celato nemmeno il bordo di un crepuscolo che appartiene a tutti.
Il poeta arriva, vive, poi scompare; la sua fama, o il suo oblio non hanno bisogno di testimoni che la attestino, perché i solenni petali della sua poesia si diffondono nei più remoti angoli del mondo, fino al punto più alto: la muta contemplazione della bellezza, simile a quel ciclo naturale che fa sì che la montagna adatti se stessa allo scorrere del tempo, senza che niente riveli l'esperienza trascorsa, quel fiore e quel tramonto che l'hanno arricchita di colore e bellezza, per scomparire nell'oscurità della notte e riapparire al sorgere del sole.
Marisa Bulgheroni annota nel Meridiano: "Nel cosmo dickinsoniano fiore (...) e testo poetico sono intercambiabili: il lessico della botanica s'intreccia con una terminologia retorica che sembra anticipare la moderna linguistica con effetti di voluta ambiguità. La poesia è, per Emily, pronuncia del mondo."


F788 (1863) / J709 (1863)

Publication - is the Auction
Of the Mind of Man -
Poverty - be justifying
For so foul a thing

Possibly - but We - would rather
From Our Garret go
White - Unto the White Creator -
Than invest - Our Snow -

Thought belong to Him who gave it -
Then - to Him Who bear
It's Corporeal illustration - sell
The Royal Air -

In the Parcel - Be the Merchant
Of the Heavenly Grace -
But reduce no Human Spirit
To Disgrace of Price -

    Pubblicare - è la Vendita all'Asta
Della Mente dell'Uomo -
Che la Povertà - sia una scusante
Per una cosa tanto infame

È possibile - ma Noi - preferiremmo
Dalla Nostra Soffitta andare
Bianchi - Al Bianco Creatore -
Che investire - la Nostra Neve -

Il Pensiero appartenga a Colui che l'ha dato -
Poi - a Colui Che porta
La sua illustrazione Corporea - vendi
L'Aria Regale -

Confezionata - Sii il Mercante
Della Grazia Celeste -
Ma non ridurre lo Spirito Umano
Al Disonore del Prezzo -

Una orgogliosa rivendicazione della purezza della poesia, che non può essere disonorata dal mercanteggiare tipico della pubblicazione, vista come un mettere all'asta ciò che l'uomo ha di più prezioso: la mente, la creatività. Nella seconda strofa ED usa le sue metafore predilette: il bianco e la neve, simboli della purezza e della poesia, che nel loro comune biancore si confondono e si uniscono in una cosa sola. Il tema è uguale a quello della J488-F475: anche là ED rivendica con orgoglio il suo status di poeta, rifiutando con sdegno le offerte di chi vorrebbe imbrigliare nel mercato la libertà della creazione.


F789 (1863) / J749 (1863)

All but Death, Can be Adjusted -
Dynasties repaired -
Systems - settled in their Sockets -
Citadels - dissolved -

Wastes of Lives - resown with Colors
By Succeeding Springs -
Death - unto itself - Exception -
Is exempt from Change -

    Tutto tranne la Morte, Può essere Aggiustato -
Dinastie ristabilite -
Sistemi - fissati nei loro Spazi -
Cittadelle - dissolte -

Deserti di Vite - riseminate di Colori
Da Trionfanti Primavere -
La Morte - di per sé - Eccezione -
È esente da Mutamento -

ED parte da un dato di fatto incontrovertibile: tutto si può aggiustare, modificare, tranne la morte. Una dinastia può cadere, ma essere poi riportata agli antichi splendori. Un qualsiasi sistema, un meccanismo, può essere fatto rientrare nella sua sede originaria. Cittadelle apparentemente inespugnabili dissolversi. Una vita che sembra ormai una landa desolata fatta rifiorire dai colori di una trionfante primavera, che prima o poi arriva dopo il gelido inverno. Solo la morte, unica e immutabile, fa eccezione e resta sempre uguale a se stessa.
"Succeeding" (v. 6) può significare "successivo" ma anche "che ha successo". In questo caso entrambe le traduzioni sono legittime, ma ho scelto il secondo significato perché ED ha inserito nel fascicolo manoscritto una variante, "supremer springs" al posto di "Succeeding Springs", che può anche essere stata dettata dal desiderio di precisare il senso della parola usata nella stesura originale. Comunque, il verso può anche essere letto utilizzando entrambi i significati della parola: "La primavera trionfante, che arriva immancabilmente dopo il gelido inverno, risemina i suoi colori e fa rifiorire vite che sembravano desolati deserti."


F790 (1863) / J750 (1863)

Growth of Man - like Growth of Nature -
Gravitates within -
Atmosphere, and Sun endorse it -
Bit it stir - alone -

Each - it's difficult Ideal
Must achieve - Itself -
Through the solitary prowess
Of a Silent Life -

Effort - is the sole condition -
Patience of Itself -
Patience of opposing forces -
And intact Belief -

Looking on - is the Department
Of it's Audience -
But Transaction - is assisted
By no Countenance -

    La Crescita dell'Uomo - come la Crescita della Natura -
Gravita all'interno -
L'Atmosfera, e il Sole la sostengono -
Ma essa va avanti - da sola -

Ognuno - il suo difficile Ideale
Deve raggiungere - da Sé -
Attraverso il solitario coraggio
Di una Vita Silenziosa -

Sforzarsi - è la sola condizione -
Pazienza con Se stessi -
Pazienza con le forze che si oppongono -
E una intatta Convinzione -

Guardare - è il Compito
Del suo Pubblico -
Ma la Transazione - non è supportata -
Da Alcunché -

Un'altra poesia dedicata all'interiorità, al coraggio di una vita silenziosa e solitaria, che tende a un difficile ideale dovendo contare soltanto sulle proprie forze. Ciò che sta all'esterno, per la natura come per l'uomo, può dare un sostegno effimero, ma la vera forza sta dentro al seme che sboccia e diventa fiore, come dentro l'animo di chi deve affrontare con pazienza sia la difficile conoscenza di sé che le forze, concrete e non, che si oppongono al raggiungimento di questo ideale.
Ambigui gli ultimi due versi, che ho cercato di tradurre mantenendo per quanto possibile questa ambiguità. ED usa il verbo "to assist" che significa "aiutare, dare supporto". In italiano "assistere" significa anche "presenziare" e nel Webster questo significato è riferito, fra parentesi, proprio al verbo italiano, che viene reso però con una diversa locuzione inglese: "It. assistere; literally, to be present, or as we still say in English, to stand by." Nel verso successivo troviamo "Countenance" che è definito in molti modi, fra i quali "apparenza esterna del corpo, volto umano" ma anche "supporto, aiuto, incoraggiamento". Combinando questi diversi significati, e tenendo conto che nei versi precedenti si parla di "audience", cosa che rende legittimo il significato secondario di "to assist", i versi si possono leggere sia come "senza un concreto pubblico che assista alla transazione" che come "senza nessuno che ci dia una mano". Ho cercato di non scegliere, e ho tradotto con "non è supportata da alcunché" perché mi sembra sia una frase che possa significare sia "non aiutati da niente", sia "a cui non assiste nessuno".


F791 (1863) / J751 (1863)

My Worthiness is all my Doubt -
His Merit - all my fear -
Contrasting which, my quality
Do lowlier - appear -

Lest I should insufficient prove
For His beloved Need -
The Chiefest Apprehension
Upon my thronging Mind -

'Tis true - that Deity to stoop
Inherently incline -
For nothing higher than Itself
Itself can rest upon -

So I - the Undivine Abode
Of His Elect Content -
Conform my Soul - as 'twere a Church,
Unto Her Sacrament -

    Il mio Valore è il mio unico Dubbio -
Il Suo Merito - il mio unico timore -
Al cui confronto, le mie qualità
Così banali - appaiono -

Che mi riveli inadeguata
Al Suo amato Bisogno -
La Massima Apprensione
Della mia Mente affollata -

È vero - che la Divinità a chinarsi
Per sua natura propende -
Perché su niente più in alto di Essa
Essa può posarsi -

Così io - la Dimora Non Divina
Di Questo Eletto Contenuto -
Conformo la mia Anima - come una Chiesa,
Al Suo Sacramento -

Quando si ama il dubbio che ci perseguita è di non essere all'altezza dell'oggetto del nostro amore. Il nostro timore è che in confronto ai meriti che gli attribuiamo le nostre qualità risultino insignificanti. La nostra mente, piena di questo amore, nasconde sempre un'apprensione: quella di essere inadeguata alla sua. Ma poi ci consoliamo pensando che chi è alla massima altezza non può che chinarsi verso il basso, visto che non può poggiare su niente che sia più in alto. Così tendiamo a divinizzare il nostro amore, e il corpo terreno che lo racchiude diventa come una chiesa che custodisce l'eucarestia.
Al verso 14 "content" è reso nelle traduzioni italiane con "gioia", "letizia", "contento", "appagamento"; io invece l'ho interpretato nell'altro significato del termine inglese ("contenuto") in relazione al contenuto del tabernacolo ("sacrament" è usato spesso come sinonimo di "eucharist") in una chiesa.


F792 (1863) / J752 (1863)

So the Eyes accost - and sunder
In an Audience -
Stamped - occasionally - forever -
So may Countenance

Entertain - without addressing
Countenance of One
In a Neighboring Horizon -
Gone - as soon as known -

    Come gli Occhi si accostano - e si separano
In un Pubblico -
Impressi - talvolta - per sempre -
Così può un Volto

Intrattenere - senza parole
Il Volto di Qualcuno
Nel suo Vicino Orizzonte -
Sparito - non appena conosciuto -

Un'acuta descrizione di uno sguardo fuggevole che, sia pure senza parole, fa sorgere una momentanea relazione fra due persone (che può essere comune ma anche riguardare una sola delle due) mentre si scambiano un'occhiata perché si trovano insieme in un'occasione pubblica o anche semplicemente perché i loro volti si trovano casualmente vicini. La relazione può durare anche un solo attimo, il tempo che ci vuole perché quel volto sparisca dal nostro sguardo.


F793 (1863) / J753 (1863)

My Soul - accused Me - And I quailed -
As Tongues of Diamond had reviled
The World accused Me - And I smiled -
My Soul - that Morning - was My friend -

Her favor - is the best Disdain
Toward Artifice of Time - or Men -
But Her Disdain - 'twere lighter bear
A finger of Enamelled Fire -

    L'Anima - Mi accusò - Ed io tremai -
Come se Lingue di Diamante avessero infierito
Il Mondo Mi accusò - Ed io sorrisi -
L'Anima - quel Mattino - Mi era amica -

Il Suo favore - è il miglior Disprezzo
Contro gli Artifici del Tempo - o degli Uomini -
Ma del Suo Disprezzo - sarebbe più lieve tollerare
Un dito di Fuoco Smaltato -

Ancora sul tema della supremazia dell'interiorità, della coscienza come supremo giudice. Se è l'anima che accusa è come se ci ferissero lingue di diamante; se è il mondo possiamo anche sorriderne, se quel giorno l'anima ci è amica: se abbiamo il suo favore niente può farci male, né i trucchi del tempo né quelli degli uomini; sarebbe meglio affrontare un flagello divino che il suo disprezzo.
Per l'ultimo verso il probabile riferimento è in Esodo 8,15 (Exodus 8,19 nella "King James Version" della Bibbia), dove i maghi egiziani ammoniscono il faraone paragonando il bastone di Mosè al dito di Dio: "Allora i maghi dissero al faraone: "È il dito di Dio!". Ma il cuore del Faraone si ostinò e non diede ascolto, secondo quanto aveva predetto il Signore." Nel Webster, per "finger" c'è anche la definizione "The finger or fingers of God, in scripture, signify his power, strenght or operation.", seguita dalla citazione del passo biblico riportato sopra. Il passo si riferisce al terzo flagello, le zanzare, e può perciò essere l'immagine di un flagello divino, con l'aggiunta di "Enamelled Fire" a indicare un fuoco liscio, puro, privo di difetti come dovrebbe essere quello divino.
Al verso 3 ho scelto la variante "The World" al posto di "All Else".


F794 (1864) / J890 (1864)

From Us She wandered now, a Year -
Her tarrying, unknown.
If Wilderness prevent Her feet -
Or that Etherial Zone
No Man hath seen and lived -
We ignorant must be -
We only know what time of Year
We felt the Mystery -
    Da Noi è lontana ora, un Anno -
La Sua dimora, sconosciuta.
Se il Deserto ostacoli i Suoi passi -
O quell'Eterea Zona
Che mai Uomo ha visto e abitato -
Noi ignorare dobbiamo -
Sappiamo solo in quale istante dell'Anno
Percepimmo il Mistero -

Due manoscritti: uno spedito ad un destinatario sconosciuto (la versione qui riportata) e uno nei fascicoli, suddiviso in due strofe e con due varianti (oltre a quelle nella punteggiatura): al verso 5 "No Eye hath" ("Che mai Occhio ha") al posto di "No Man has" e al verso 8 "took" ("catturammo") al posto di "felt".

La poesia sembra dedicata a una donna scomparsa da un anno. Johnson ci informa che la sola donna amica o parente di ED morta nei primi anni '60 fu "Aunt Mira", ovvero Mrs. Joel W. Norcross, moglie del fratello più piccolo della madre, che morì il 4 maggio 1862. Franklin invece rifiuta questa ipotesi, probabilmente per un problema di date: la poesia è infatti datata da entrambi nel 1864, mentre il primo anniversario della morte della "Aunt Mira" cadeva l'anno precedente.
Comunque, stabilire con esattezza chi sia la persona di cui parla la poesia è poco importante. ED si pone nuovamente di fronte al mistero della morte, o meglio di quello che immaginiamo possa essere il futuro di chi muore. Un futuro di cui non possiamo sapere nulla perché, se esiste, è in luoghi mai esplorati da nessuno. Una cosa sola conosciamo bene: l'istante in cui quella morte è avvenuta, perché è il momento in cui una persona cara ci lasciò ma anche perché fu l'istante in cui, fuggevolmente e senza poterlo afferrare, percepimmo il mistero della morte.


F795 (1864) / J836 (1864)

Truth - is as old as God -
His Twin identity
And will endure as long as He
A Co-Eternity -

And perish on the Day
Himself is borne away
From Mansion of the Universe
A lifeless Deity.

    La Verità - è vecchia quanto Dio -
La Sua identità Gemella
E durerà tanto a lungo quanto Lui
Una Co-Eternità -

E perirà il Giorno in cui
Lui stesso sarà portato via
Dalla Magione dell'Universo
Una Deità senza vita.

Il testo riportato sopra è quello trascritto nei fascicoli nel 1865. Un'altra copia (datata all'anno precedente) fu inviata a Josiah Gilbert Holland, senza divisione in strofe e con una variante al verso 6: "That He" ("In cui Lui") al posto di "Himself".

La verità si identifica con Dio: La sua durata, ma anche la sua necessità, è pari a quella della divinità. Per questo seguirà le sorti della sua "identità gemella" e sparirà soltanto quando anche Dio sparirà dall'universo e resterà una deità senza più vita.
Come in altre poesie, Dio appare non come un'esistenza reale, ma come un qualcosa di necessario alla nostra vita, come lo è la verità. Singolare il rapporto di "identità gemella" e di "co-eternità" fra la verità e Dio, un'eternità smentita dalla seconda strofa, dove la fine dei tempi coinvolge anche il loro supposto creatore.


F796 (vers. 1864) / J824 (vers. 1864)

The Wind begun to knead the Grass -
As Women do a Dough -
He flung a Hand full at the Plain -
A Hand full at the Sky -
The Leaves unhooked themselves from Trees -
And started all abroad -
The Dust did scoop itself like Hands -
And throw away the Road -
The Wagons quickened on the Street -
The Thunders gossiped low -
The Lightning showed a Yellow Head -
And then a livid Toe -
The Birds put up the Bars to Nests -
The Cattle flung to Barns -
Then came one drop of Giant Rain -
And then, as if the Hands
That held the Dams - had parted hold -
The Waters Wrecked the Sky -
But overlooked my Father's House -
Just Quartering a Tree -
    Il Vento cominciò a mescolare l'Erba -
Come Donne un Impasto -
Gettò una Manciata alla Pianura -
Una Manciata al Cielo -
Le Foglie si sganciarono dagli Alberi -
E si sparsero tutt'intorno -
La Polvere si raccolse come Mani -
E spazzò via la Strada -
I Carri si affrettarono sulla Via -
I Tuoni chiacchieravano cupi -
Il Lampo mostrò una Testa Gialla -
E poi un livido Piede -
Gli Uccelli misero le Sbarre ai Nidi -
Il Bestiame si gettò nelle Stalle -
Poi arrivò una goccia di Pioggia Gigante -
E poi, come se le Mani
Che tenevano le Dighe - avessero lasciato la presa -
Le Acque Devastarono il Cielo -
Ma risparmiarono la Casa di mio Padre -
Squarciando appena un Albero -


F796 (vers. 1873) / J824 (vers. ?)

The Wind begun to rock the Grass
With threatening Tunes and low -
He threw a Menace at the Earth -
A Menace at the Sky -

The Leaves unhooked themselves from Trees -
And started all abroad
The Dust did scoop itself like Hands
And throw away the Road.

The Wagons quickened on the Streets
The Thunder hurried slow -
The Lightning showed a Yellow Beak
And then a livid Claw -

The Birds put up the Bars to Nests -
The Cattle fled to Barns -
There came one drop of Giant Rain
And then as if the Hands

That held the Dams had parted hold
The Waters Wrecked the Sky -
But overlooked my Father's House -
Just quartering a Tree -

    Il Vento cominciò a scuotere l'Erba
Con Toni sinistri e cupi -
Scagliò una Minaccia alla Terra -
Una Minaccia al Cielo -

Le Foglie si sganciarono dagli Alberi -
E si sparsero tutt'intorno
La Polvere si raccolse come Mani
E spazzò via la Strada.

I Carri si affrettarono sulle Vie
Il Tuono incalzava senza fretta -
Il Lampo mostrò un Becco Giallo
E poi un livido Artiglio -

Gli Uccelli misero le Sbarre ai Nidi -
Il Bestiame fuggì nelle Stalle -
A quel punto arrivò una goccia di Pioggia Gigante
E poi come se le Mani

Che tenevano le Dighe avessero lasciato la presa
Le Acque Devastarono il Cielo -
Ma risparmiarono la Casa di mio Padre -
Squarciando appena un Albero -

Esistono cinque copie di questa poesia, due della prima versione e tre della seconda. Secondo l'edizione Franklin la cronologia e i destinatari sono:
A) 1864 - prima versione - inviata agli Holland, presumibilmente a Elizabeth.
B) 1866 - prima versione - inviata a Susan.
C) 1873 - seconda versione - copia trattenuta da ED.
D) 1873 - seconda versione - inviata a Higginson. Il manoscritto è perduto ma resta una trascrizione della moglie di Higginson.
E) 1883 - seconda versione, senza divisione in strofe - inclusa in una lettera inviata a Thomas Niles (L814 - aprile 1883) in cui è citata come "Thunderstorm" ("Temporale").
Ho utilizzato la copia A) per la prima versione e la C) per la seconda. Le altre contengono varianti minime, perlopiù nella punteggiatura.

La descrizione dell'arrivo di un temporale, con il vento che impasta, o scuote nella seconda versione, l'erba, le foglie che volano, la polvere che si raccoglie e spazza le strade quasi cancellandole, i carri che corrono via per rifugiarsi in un posto sicuro, il sordo brontolio dei tuoni e la livida luce dei lampi, che preannunciano la tempesta, gli uccelli che rinforzano i loro nidi, le bestie nei campi che si rifugiano nelle stalle e poi, d'improvviso, niente trattiene più quella "pioggia gigante" che sembra devastare terra e cielo. Ma ecco che dopo queste immagini della violenta e incontrollabile forza naturale, appare il rifugio sicuro, "la casa di mio padre", il posto che ED elesse a scudo e protezione dalle tempeste del mondo.
La prima versione si potrebbe definire più bonaria, più familiare, con il vento che mescola l'erba come fanno le donne con l'impasto, anziché scagliare minacce con toni sordi e cupi, e con i tuoni che chiacchierano invece di incalzare. Anche i lampi hanno qualcosa di meno sinistro, visto che mostrano teste e piedi al posto di becchi e artigli.


F797 (1864) / J988 (1865)

The Definition of Beauty is
That Definition is none -
Of Heaven, easing Analysis,
Since Heaven and He are One.
    La Definizione di Bellezza è
Che non c'è Definizione -
Del Cielo, facile l'Analisi,
Poiché il Cielo e Lui sono Uno.

La bellezza è indefinibile, o meglio, si può dire soltanto che non ha una definizione. Molto più facile definire il Cielo, visto che si può identificare con una certezza: Dio. ED sembra dirci, con un artificio retorico, che un qualcosa di così sfuggente e indefinibile come il concetto di bellezza ha in sé un mistero forse più grande di quello, comunque inafferrabile, del Cielo.
L'ultimo verso, in particolare "He", è interpretato diversamente da Forgue che traduce "Puisque Ciel et Beauté ne font qu'un.". In questo caso il pronome è sciolto nel nome a cui, secondo la traduttrice, si riferisce (la bellezza, al maschile) e il senso ovviamente cambia: non più un "Uno" di cielo e Dio ma di cielo e bellezza. Però, se il Cielo e la bellezza sono una cosa sola, perché non si può definire la bellezza e invece si può facilmente definire il Cielo? forse perché la risposta ad una analisi del cielo è ovvia: un mistero che non comprendiamo?
Una poesia che può avvicinarsi ad altre due di ED: la J449-F448, dove, al verso 7, c'è lo stesso concetto di "due in uno" ("Themself are One") applicato là alla bellezza e alla verità, e la J797-F849, dove i versi 15 e 16 sono uguali ai primi due di questa, a parte il soggetto: "The Definition of Melody -is - / That Definition is none -".


F798 (1864) / J811 (1864)

The Veins of other Flowers
The Scarlet Flowers are
Till Nature leisure has for Terms
As "Branch," and "Jugular."

We pass, and she abides.
We conjugate Her Skill
While She creates and federates
Without a syllable -

    Le Vene di altri Fiori
I Fiori Scarlatti sono
Finché la Natura tempo ha per Termini
Come "Ramo", e "Giugulare".

Noi passiamo, e lei resta.
Noi coniughiamo la Sua Esperienza
Mentre Lei crea e mette insieme
Senza una sillaba -

Il testo riportato sopra è quello trascritto nei fascicoli nel 1865. L'anno precedente la seconda strofa era stata inviata a Susan.

Noi siamo abituati a dare un nome a tutto ciò che ci circonda e a vedere nella natura delle immagini che ce la rendano familiare: così un fiore scarlatto può darci l'impressione di essere come le vene del nostro corpo. E magari anche la natura, quando ha un po' di tempo libero dalle sue numerose occupazioni, si diverte a dare dei nomi alle sue creazioni. Ma noi passiamo e lei resta, noi nominiamo tutto, mentre lei fa il suo lavoro in silenzio, senza bisogno di sillabe che lo giustifichino.
Al verso 6 l'uso di un verbo "grammaticale" come "conjugate" vuole dare l'idea di questa nostra abitudine di classificare e nominare, tipica della razionalità umana e così estranea al libero scorrere della natura.


F799 (1864) / J819 (1864)

All I may - if small,
Do it not display
Larger for it's Totalness?
'Tis Economy
To bestow a World
And withhold a Star,
Utmost - is munificence -
Less - tho' Larger, Poor -
    Tutto ciò che posso - se poco,
Non si rivela
Più Grande per la sua Totalità?
È Parsimonia
Concedere un Mondo
E trattenere una Stella,
Il massimo - è munificenza -
Di meno - sebbene più Grande, Povero -

Il testo riportato sopra fu inviato a Susan. Un'altra copia fu trascritta nei fascicoli nel 1865, suddivisa in due strofe di quattro versi, con una variante al verso 3: "the" al posto di "it's" e, sempre in questo verso, con una lineetta al posto del punto interrogativo finale.

Dare tutto ciò che si ha, anche se è poco, non dovrebbe rivelarsi il dono più grande, visto che è il tutto? Concedere un mondo intero tenendo per sé anche solo una piccola stella significa essere parsimoniosi. Ma nella realtà donare qualcosa di grande appare come un indice di munificenza, mentre dare una piccola cosa, anche se intimamente ben più grande, è considerato dono da poco.


F800 (1864) / J1052 (1865)

I never saw a Moor -
I never saw the Sea -
Yet know I how the Heather looks
And what a Billow be -

I never spoke with God
Nor visited in Heaven -
Yet certain am I of the spot
As if the Checks were given -

    Non ho mai visto una Brughiera -
Non ho mai visto il Mare -
Eppure so come appare l'Erica
E che cos'è un'Onda -

Non ho mai parlato con Dio
Né visitato il Cielo -
Eppure certa son io del luogo
Come se il Biglietto fosse consegnato -

Una professione di fede, sorretta da una considerazione banalmente efficace: "ci sono molte cose che non abbiamo mai visto e della cui esistenza siamo certi".
Johnson scrive, a proposito del "Checks" dell'ultimo verso: "L'uso di ED del termine 'Checks' lasciò perplessi i primi curatori, che lo modificarono [nelle prime edizioni si legge "chart"]. Sembra probabile che ED abbia usato questa parola nel significato colloquiale di biglietto ferroviario." Il "were given" finale si riferisce allora all'uso di consegnare il biglietto al controllore alla fine del viaggio e gli ultimi due versi vanno perciò letti come: "Sono talmente certa dell'esistenza di quel luogo [il Cielo] che è come se avessi già consegnato il biglietto al controllore."