Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F851 - 900

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Franklin
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F851 (1864) / J731 (1863)

"I want" - it pleaded - All it's life -
I want - was chief it said
When Skill entreated it - the last -
And when so newly dead -

I could not deem it late - to hear
That single - steadfast sigh -
The lips had placed as with a "Please"
Toward Eternity -

    "Voglio" - dichiarò - Per tutta la vita -
Voglio - fu ciò che disse
Quando il Sapere lo pressò - da ultimo -
E quando da così poco era morto -

Non potevo credere fosse tardi - per udire
Quel singolo - tenace sospiro -
Impresso sulle labbra come un "Ti Prego"
Rivolto all'Eternità -

La voglia di sapere ci accompagna per tutta la vita, e quel "voglio" è anche l'ultima parola, la più importante, che pronunciamo nel momento della morte, quando quella voglia ha l'ultima possibilità di essere soddisfatta.
Per chi ha sempre cercato l'ultima risposta sui volti di chi muore, è difficile credere che quelle labbra che portano impresse l'ultima domanda rivolta all'eternità restino mute per chi le guarda, per chi vede i segni della domanda, ma non riesce a scoprire quelli della risposta.
Nel primo verso "pleaded" significa, nella sua accezione legale, "Perorare"; il senso mi sembra perciò, anche in relazione a ciò che segue, "perorare per tutta la vita la causa della volontà, della voglia di sapere".


F852 (1864) / J876 (1863)

It was a Grave - yet bore no Stone -
Enclosed 'twas not - of Rail -
A Consciousness - it's Acre - And
It held a Human Soul -

Entombed by whom - for what offence -
If Home or foreign - born -
Had I the Curiosity -
'Twere not appeased of Man -

Till Resurrection, I must guess -
Denied the small desire
A Rose upon it's Ridge - to sow -
Or sacrificial Flower -

    Era una Tomba - eppure non sosteneva Pietra -
Non era racchiusa - da Steccato -
Una Consapevolezza - il suo Campo - E
Reggeva un'Anima Umana -

Seppellita da chi - per quale offesa -
Se nata Indigena - o forestiera -
Avessi avuto la Curiosità -
Non sarebbe stata appagata da Nessuno -

Fino alla Resurrezione, devo supporre -
Negato il modesto desiderio
Di seminare una Rosa - sul suo Dorso -
O un Fiore sacrificale -

Due manoscritti, entrambi nei fascicoli, più una copia perduta inviata a Louise e Frances Norcross. Nel primo (quello utilizzato qui) è indicata una variante per l'ultimo verso: "Or palliate a Briar -" ("O mitigare un Rovo -"). Nel secondo, oltre a modifiche nella punteggiatura e alla sostituzione di "Man" con "men" all'ottavo verso, viene ripresa parzialmente la variante e l'ultimo verso diventa: "Or take away a Briar -" ("O portar via un Rovo -").

L'essere umano, o meglio la sua mente e il suo corpo, è, sin dall'inizio, destinato alla morte e per questo può essere paragonato a una tomba, pur non essendo ancora sovrastato da una lapide e racchiuso da uno steccato. Ma questo corpo e questa mente custodiscono in sé un'anima e, soprattutto, una consapevolezza che non possono non chiedersi quale sarà stata la colpa che ha fatto nascere questa vita predestinata alla morte e da dove viene il nostro essere, la nostra coscienza, quelle caratteristiche umane che stimolano la curiosità e, allo stesso tempo, sono frustrate dall'impossibilità di avere risposte. Nell'ultima strofa ritroviamo il "guess" che ED usa molto spesso quando parla dell'aldilà: solo dopo la resurrezione (ma possiamo solo supporlo, immaginarlo, far finta di crederci) conosceremo la verità su questa tomba, e potremo finalmente piantarvi un fiore o estirpare, o almeno rendere meno spinosi, i rovi che l'hanno sempre circondata.


F853 (1864) / J798 (1863)

She staked her Feathers - Gained an Arc -
Debated - Rose again -
This time - beyond the estimate
Of Envy, or of Men -

And now, among Circumference -
Her steady Boat be seen -
At home - among the Billows - As
The Bough where she was born -

    Puntò sulle sue Penne - Guadagnò un Arco -
Decisa - si Alzò di nuovo -
Questa volta - oltre il giudizio
Dell'Invidia, o degli Uomini -

E ora, nel mezzo della Circonferenza -
La sua stabile Barca è visibile -
A casa - tra i Flutti - Come
Sul Ramo dov'era nata -

Chi può essere questo uccello che prova a spiccare il volo, ci riesce e poi decide di lanciarsi al di là del mondo chiuso che lo circonda, se non ED stessa che, prima insicura delle sue doti poetiche e poi certa della loro consistenza, si lancia, senza curarsi del giudizio degli altri, in quella circonferenza che riassume la concretezza del mondo fisico e il circolare, infinito mistero dell'esistenza?
Gli ultimi due versi sono un'orgogliosa presa di coscienza di sé: chi è riuscito ad ottenere il dono del volo, quello di librarsi sopra le esistenza comuni, non avverte il cielo come un estraneo ma si sente lì a casa come nel posto in cui è nato.
Interessante il "debated" del secondo verso ("to debate": "dibattere, discutere di qualcosa"): Silvio Raffo (nei Meridiani) e Adriana Seri traducono con "si dibatté" e Claire Malroux con "délibéra", ovvero "deliberò". La Bulgheroni, nelle note, considera la parola un termine "relativo al pensiero", mentre "dibattersi" ha una connotazione eminentemente fisica, anche se in italiano può essere usato in senso figurato (dibattersi nel dubbio). Probabilmente Raffo e la Seri hanno puntato su questa ambiguità del termine italiano, che però secondo me si perde, perché dire "si dibatté" di un uccello mi sembra non lasci spazio a interpretazioni di tipo interiore. Fra l'altro nel primo verso ED dice chiaramente (usando termini relativi al gioco, alle scommesse: "stacked, gained") che l'uccello ha messo alla prova le sue penne e ha vinto. Nel secondo perciò il verbo usato al tempo passato sembra proprio dire "l'argomento era stato dibattuto ed era ormai chiuso" o anche, insieme al verso che precede, "si sciolse dall'indecisione di quell'arco che poteva riportarlo in basso e si alzò di nuovo".


F854 (1864) / J799 (1863)

Despair's advantage is achieved
By suffering - Despair -
To be assisted of Reverse
One must itself have bore -

The Worthiness of Suffering like
The Worthiness of Death
Is ascertained by tasting -

As can no other Mouth

Of Savors - make us conscious -
As did ourselves partake -
Affliction feels impalpable
Until Ourselves are struck -

    Il vantaggio della Disperazione si ottiene
Soffrendo - la Disperazione -
Per essere aiutati da un Rovescio
Bisogna averlo sopportato -

Il Valore della Sofferenza come
Il Valore della Morte
È accertato assaggiandolo -

Come nessun'altra Bocca

Di Sapori - ci fa consapevoli -
Quanto consumarne noi stessi -
L'Afflizione sembra impalpabile
Finché Noi stessi non siamo colpiti -

Quattro aforismi dedicati a temi molto simili; la disperazione, un rovescio, la sofferenza e la morte. Per tutti l'impossibilità di conoscerli, e di conseguenza di farli diventare utili esperienze, se non li si prova personalmente, una considerazione che potrebbe essere applicata ai vani tentativi di rendere partecipi gli altri della nostra esperienza, specialmente verso i più giovani di noi; vani perché il vero gusto di un sapore è molto difficile da trasmettere e si acquisisce soltanto assaggiandolo.
Al verso 4 ho scelto la variante "itself" al posto della ripetizione di "Reverse".


F855 (1864) / J800 (1863)

Two - were immortal twice -
The privilege of few -
Eternity - obtained - in Time -
Reversed Divinity -

That our ignoble Eyes
The quality conceive
Of Paradise superlative -
Through their Comparative.

    Due - furono immortali due volte -
Privilegio di pochi -
L'Eternità - ottenuta - nel Tempo -
Divinità rovesciata -

Che i nostri ignobili Occhi
Concepiscano la qualità
Superlativa del Paradiso -
Attraverso il loro Comparativo.

L'amore non viene nominato, ma "i due immortali due volte" del primo verso non possono che essere due persone che vivono un amore reciproco. Un amore che è privilegio di pochi e dà la possibilità di ottenere nel tempo mortale una parte di quell'eternità che normalmente è esclusivo appannaggio dell'aldilà. Il fatto che i nostri occhi, ignobilmente mortali, riescano a concepire la qualità superlativa (ovvero divina) del paradiso attraverso quella comparativa (ovvero concreta) di due persone che si amano è una sorta di rovesciamento speculare dell'eternità, attributo divino che si affaccia nel mondo concreto attraverso il sentimento più bello che un uomo possa provare.
Oltre al manoscritto nei fascicoli, ne esiste un altro inviato a Sue. Probabile che ED abbia voluto con questa poesia celebrare la coppia che le viveva accanto.


F856 (1864) / J801 (1863)

I play at Riches - to appease
The Clamoring for Gold -
It kept me from a Thief, I think,
For often, overbold

With Want, and Opportunity -
I could have done a Sin
And been Myself that easy Thing
An independent Man -

But often as my lot displays
Too hungry to be borne
I deem Myself what I would be -
And novel Comforting

My Poverty and I derive -
We question if the Man -
Who own - Esteem the Opulence -
As We - Who never Can -

Should ever these exploring Hands
Chance Sovreign on a Mine -
Or in the long - uneven term
To win, become their turn -

How fitter they will be - for Want -
Enlightening so well -
I know not which, Desire, or Grant -
Be wholly beautiful -

    Gioco alla Ricchezza - per placare
La Smania per l'Oro -
Mi ha trattenuto dall'essere un Ladro, credo,
Perché spesso, sfrontata

A causa del Bisogno, e dell'Opportunità -
Avrei potuto fare un Peccato
Ed essere Io stessa quella facile Cosa
Una Persona indipendente -

Ma ogni volta che il mio campo si dimostra
Troppo sterile per sostenermi
Mi immagino come sarei -
E nuovo Conforto

Alla mia Povertà e a me ne deriva -
Ci chiediamo se l'Uomo -
Che possiede - Stimi l'Opulenza -
Come Noi - Che non Possiamo mai -

Dovesse mai a queste Mani che frugano
Capitare di Regnare su una Miniera -
O nella lunga - volubile scadenza
Per vincere, arrivare il loro turno -

Quanto più adatte sarebbero - visto che il Bisogno -
Illumina così bene -
Non so che cosa, Desiderare, od Ottenere -
Sia bello in assoluto -

Giocare con immaginarie ricchezze riesce a placare il desiderio che ho per loro. Questo gioco dell'immaginazione riesce, forse, a impedire che il bisogno e le occasioni, che certo non mancano, facciano di me un ladro, il mezzo più semplice per diventare indipendenti. Ma ogni volta che la fame di ricchezze si fa sentire mi basta immaginare come diventerei se dovessi cedere alla tentazione, e questo pensiero mi conforta nella decisione di non allontanarmi dalla mia povertà. Spesso ci chiediamo quale valore dia alle sue ricchezze l'uomo che le possiede in confronto al valore dato da chi non potrà mai averle. Ma non è importante saperlo, quello che è certo è che se la sorte, nella sua volubilità, dovesse darcele in dono, sapremmo certamente usarle meglio noi, quelle ricchezze, visto che il bisogno, il desiderio di cercare quello che vogliamo e non di appropriarci di quello che ci viene offerto, è un'ottima palestra per la mente. In fin dei conti cos'è veramente bello: desiderare od ottenere?
Al verso 2 "clamoring" - simile all'italiano "clamore" - significa letteralmente "proferire ripetutamente parole ad alta voce; fare continuamente un forte rumore; particolarmente in caso di proteste o domande insistenti". Raffo nei Meridiani e la Guidacci traducono con "bramosia", io ho cercato di mantenermi il più vicino possibile all'originale e ho scelto una parola che ha una qualche connotazione sonora: "smania".
La fine della seconda strofa fa pensare a un riferimento autobiografico. A una Emily che avrebbe potuto facilmente barare, accettare di sposarsi con qualcuno, senza provare per lui quell'amore che è certamente adombrato nelle "ricchezze" dell'incipit, e acquisire così quell'indipendenza che non ebbe mai, almeno dal punto di vista concreto.
All'inizio della terza strofa ho mantenuto l'immagine campestre: "lot" che significa "lotto di terreno, appezzamento" e "hungry" inteso come "sterile".
I due versi finali ci riportano alla poesia J439-F626 e alla frase sul desiderio della lettera 379.


F857 (1864) / J732 (1863)

She rose to His Requirement - dropt
The Playthings of Her Life
To take the honorable Work
Of Woman, and of Wife -

If ought She missed in Her new Day,
Of Amplitude, or Awe -
Or first Prospective - Or the Gold
In using, wear away,

It lay unmentioned - as the Sea
Develope Pearl, and Weed,
But only to Himself - be known
The Fathoms they abide -

    Fu pronta alla Sua Richiesta - depose
I Giochi della Vita
Per assumere l'onorevole Lavoro
Di Donna, e di Moglie -

Se qualcosa Le mancasse nel Suo nuovo Giorno,
Di Ampiezza, o Soggezione -
O iniziale Aspettativa - O se l'Oro
Nell'uso, si sbiadisse,

Resti non detto - come il Mare
Che Sviluppa Perla, e Alga,
Ma soltanto a Lui - sono note
Le Profondità che abitano -

Una disincantata descrizione del matrimonio, visto naturalmente dalla parte di lei, pronta a seguire colui che la chiede, lasciandosi alle spalle gli spensierati giochi della vita senza legami, per assumere l'onorevole lavoro (una definizione molto "burocratica" della vita matrimoniale!) di donna e di moglie. Se poi sentisse la mancanza di qualcosa, in questa sua nuova vita, se la sentisse chiusa, priva di emozioni (vedi anche sotto per la traduzione di "awe"), se subentrasse la delusione dopo l'iniziale entusiasmo, se insomma non fosse tutto oro quello che riluce, il suo dovere è tenere nascoste queste delusioni. Deve fare come il mare, che produce sia la brillante perla che la sbiadita alga, ma non rivela a nessuno le profondità in cui entrambe dimorano.
Al primo verso ho tradotto "rose" con "fu pronta" perché il senso figurato del significato letterale di "si alzò, si levò" mi è sembrato proprio questa adesione senza riserve alla richiesta di un lui che la chiede in moglie.
Al verso 6 "Awe" è tradotto in modi diversi: Guidacci-Meridiani: "solennità"; Bacigalupo: "stupore"; Quattrone: "riverenza"; Errante: "timori pavidi". La definizione di Webster è: "Fear mingled with admiration or reverence; reverential fear" e in altre poesie ho tradotto in genere con "timore reverenziale". Stavolta ho preferito un quasi sinonimo: "soggezione", perché credo che ED volesse dire: se le mancasse quella soggezione di un "uomo" che ancora non si è concretizzato e che, normalmente, viene meno quando quest'uomo ideale diventa un noioso marito.


F858 (1864) / J802 (1863)

Time feels so vast that were it not
For an Eternity -
I fear me this Circumference
Engross my Finity -

To His exclusion, who prepare
By Processes of Size
For the Stupendous Vision
Of his Diameters -

    Il Tempo sembra così vasto che se non fosse
Per l'Eternità -
Temo che questa Circonferenza
Assorbirebbe la mia Finitezza -

Escludendo la Sua, che prepara
Procedendo per Gradi
Alla Stupenda Visione
Dei suoi Diametri -

Il tempo che accompagna lo svolgersi della vita può sembrarci molto vasto, tanto che se non fossimo consapevoli dell'esistenza dell'eternità, potremmo temere che la sua circonferenza possa assorbire tutta la nostra esistenza, escludendo quella circonferenza più vasta e più compiuta propria dell'eternità, un cerchio che percorriamo nella sua superficie visibile per imparare, man mano, a comprendere quella parte misteriosa e insieme meravigliosa che ci aspetta nell'aldilà.
"His" al verso 5 l'ho inteso come la "sua circonferenza" riferito all'eternità, ma non è escluso, vista la prossimità del "my Finity" del verso precedente, che possa leggersi come "la sua finitezza", ovvero la parte dell'eternità che siamo in grado di vedere: il significato rimane più o meno lo stesso. Il pronome maschile, come suggerisce la Malroux, potrebbe essere un'ambiguità che indica Dio, celato dietro il termine "eternità". Anche nelle traduzioni italiane (Guidacci nei Meridiani e la Seri) la terza strofa viene associata a Dio, ma con termini più diretti che tralasciano il possessivo: "Colui che" e "Lui".
La seconda strofa riprende l'immagine della J797-F849: la divinità, o il mistero, che nella vita mortale ci fornisce una sorta di anticipazione di ciò che sarà l'eterna beatitudine celeste.


F859 (1864) / J803 (1863)

Who Court obtain within Himself
Sees every Man a King -
And Poverty of Monarchy
Is an interior thing -

No Man depose
Whom Fate Ordain -
And Who can add a Crown
To Him who doth continual
Conspire against His Own

    Chi tiene Corte dentro di Sé
Vede in ogni Uomo un Re -
E la Povertà della Monarchia
È una cosa interiore -

Nessuno può deporre
Chi il Fato ha Consacrato -
E Chi può aggiungere una Corona
A Colui che di continuo
Cospira contro la Propria

Ciò che portiamo dentro è quello che conta nella nostra vita. La ricchezza interiore permette a tutti di sentirsi Re, e così un monarca può essere estremamente povero, così come un povero può possedere ricchezze celate a un sovrano. E la consacrazione regale che il fato concede a chi è ricco dentro non può essere scalfita da nessun potere mortale, così come nessuno può arricchire di una corona colui che ne disconosce il valore e anzi sembra respingere quella che poteva essere destinata a lui.
L'uso di simboli regali (Court, King, Monarchy, Crown) fa pensare che il soggetto, di per sé chiaro, possa nascondere anche un richiamo al dono della poesia, la ricchezza che ED mette al di sopra di tutto (vedi la J569-F533).


F860 (1864) / J804 (1863)

No Notice gave She, but a Change -
No Message, but a Sigh -
For Whom, the Time did not suffice
That She should specify.

She was not warm, though Summer shone
Nor scrupulous of cold
Though Rime by Rime, the steady Frost
Upon Her Bosom piled -

Of shrinking ways - she did not fright
Though all the Village looked -
But held Her gravity aloft -
And met the gaze - direct -

And when adjusted like a Seed
In careful fitted Ground
Unto the Everlasting Spring
And hindered but a Mound

Her Warm return, if so she chose -
And We - imploring drew -
Removed our invitation by
As Some She never knew -

    Nessun Avviso diede, tranne un Cambiamento -
Nessun Messaggio, tranne un Sospiro -
Per Chi, Il Tempo non bastò
Affinché Ella lo precisasse.

Non era calda, sebbene l'Estate splendesse
Né troppo attenta al freddo
Sebbene Brina su Brina, il tenace Gelo
Sul Suo Petto si accumulasse -

Di modi schivi - non si spaventò
Sebbene tutto il Villaggio guardasse -
Ma tenne alta la Sua dignità -
E affrontò gli sguardi - direttamente -

E quando fu accomodata come un Seme
Nel Terreno accuratamente sistemato
In vista della Perenne Primavera
E intralciato soltanto da un Monticello

Il Suo Caldo ritorno, se così avesse scelto -
E Noi - imploranti ci accostammo -
Respinse il nostro invito
Come di Qualcuno mai conosciuto -

Come nella J795-F847 la morte non dà che impercettibili segni del suo arrivo, un cambiamento, un sospiro che non si ha nemmeno il tempo di sapere a chi sia diretto. La persona che muore diventa insensibile alla natura che la circonda, né il caldo dell'estate né il gelo possono ormai più nulla, e in quel momento è come se qualcosa desse la forza di affrontare a testa alta la morte, vincendo anche la naturale ritrosia di fronte allo sguardo degli altri. Chi resta cerca di perpetuare quelle che sono le abitudini della vita: prepara una comoda sepoltura, si illude che il sonno eterno sia solo una parentesi, in attesa dell'eterna primavera della resurrezione, di quel ritorno che sembra certo, tanto che il lieve strato di terra che ricopre il corpo appare come il solo intralcio alla volontà di risorgere. Ma l'illusione finisce presto, chi muore non può sentire le nostre implorazioni, le ignora come se venissero da estranei, da qualcuno che non ha mai conosciuto.
Molto belle sia le immagini (il gelo che si accumula sul petto, "brina su brina"; la sepoltura descritta come un seme piantato in attesa dell'eterna primavera), sia la costruzione. Le prime tre strofe descrivono le diverse fasi della morte: i segni impercettibili che la precedono, l'insensibilità a tutto ciò che poco prima riempiva la vita, la dignità nell'affrontarla. Le ultime due invece descrivono il dopo, un qualcosa che appartiene ormai solo a chi resta, con quell'"and" ripetuto tre volte che dà un senso di affannosa ricerca di quel contatto che i due versi finali sciolgono e insieme precludono, un contatto così ardentemente cercato da tutti coloro che restano, ma che nessuno è mai riuscito a stabilire, ma anche una definizione della morte come passaggio senza ritorno e senza memoria.


F861 (1864) / J686 (1863)

They say that "Time assuages" -
Time never did assuage -
An actual suffering strengthens
As Sinews do, with Age -

Time is a Test of Trouble -
But not a Remedy -
If such it prove, it prove too
There was no Malady -

    Dicono che "Il Tempo mitiga" -
Il Tempo non ha mai mitigato -
Una vera sofferenza si rafforza
Come fanno i Tendini, con gli Anni -

Il Tempo è un Test per il Dolore -
Ma non un Rimedio -
Se tale si dimostra, dimostra anche
Che non c'era Malattia -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. La seconda strofa è in una lettera a Higginson del 9 giugno 1866 (L319), preceduta da una frase riferita al cane di ED, Carlo, morto qualche mese prima (vedi la L314): "Thank you, I wish for Carlo." ("Grazie, desidero tanto Carlo.").

Un rovesciamento del luogo comune sul tempo che mitiga ogni dolore. Qui ED dice che il tempo, al contrario, rafforza la sofferenza, come una sorta di allenamento che rende più forti i tendini. Il tempo non è altro che un test, per il dolore. Se diventa un rimedio, se riesce a mitigarlo, o addirittura a cancellarlo, dimostra non che è guarita la malattia, ma che malattia non c'era.


F862 (1864) / J681 (1863)

On the Bleakness of my Lot
Bloom I strove to raise -
Late - My Garden of a Rock
Yielded Grape - and Maize -

Soil of Flint, if steady tilled
Will refund the Hand -
Seed of Palm, by Libyan Sun
Fructified in Sand -

    Sullo Squallore del mio Campo
Frutti ho cercato di far crescere -
Da ultimo - il Mio Giardino di Roccia
Ha dato Uva - e Mais -

Un Suolo di Pietra, se coltivato con costanza
Ripagherà la Mano -
Il Seme di Palma, al Sole Libico
Fruttifica nella Sabbia -

Il nostro "campo" (ED usa "lot" che significa "lotto, appezzamento di terreno" ma anche "fato, destino") può apparire squallido, privo di risorse, ma se cerchiamo senza stancarci di coltivarlo, certamente ci ripagherà con i suoi frutti (al verso 4 entrambe le edizioni critiche riportano "Maise", mentre nel manoscritto si legge chiaramente "Maize"). Anche un suolo di pietra può rivelarsi fecondo, se non rinunciamo alla prima difficoltà. Basta guardare il deserto libico, dove il seme della palma riesce a vivere e a crescere nella sabbia.
Le due strofe della poesia possono essere interdipendenti, il senso rimane pressoché inalterato se le leggiamo separatamente; in particolare la seconda, che infatti fu inviata da sola a Susan.


F863 (1864) / J805 (1863)

This Bauble was preferred of Bees -
By Butterflies admired
At Heavenly - Hopeless Distances -
Was justified of Bird -

Did Noon - enamel - in Herself
Was Summer to a Score
Who only knew of Universe -
It had created Her -

    Questo Ninnolo fu preferito dalle Api -
Dalle Farfalle ammirato
A Celestiale - Disperata Distanza -
Fu legittimato dall'Uccello -

Il Mezzogiorno - decorò - di Sé
Fu Estate per una Compagine
Che dell'Universo sapeva soltanto
Che L'aveva creato -

Probabilmente accompagnava un fiore, un ninnolo amato dalle api, dalle farfalle, dagli uccelli che lo osservano dall'alto, che con la sua presenza abbellisce la natura ed è il segno della bella stagione per tutti coloro che conoscono l'universo soltanto come creatore di gioielli così effimeri eppure così belli.


F864 (1864) / J806 (1863)

A Plated Life - diversified
With Gold and Silver Pain
To prove the presence of the Ore
In Particles - 'tis when

A Value struggle - it exist -
A Power - will proclaim
Although Annihilation pile
Whole Chaoses on Him -

    Un Vita Placcata - differenziata
Con Pene d'Oro e d'Argento
Per provare la presenza del Minerale
In Particelle - è quando

Un Valore lotta - che esiste -
Un Potere - si rivelerà
Sebbene l'Annichilazione impili
Interi Caos su di Lui -

La vita è ricoperta di pene, sembrano d'oro e d'argento, ma il loro scintillio serve solo a far vedere che ci sono. Contro questa "placcatura", che cerca di rinchiuderci dentro di lei, l'unica difesa è la lotta, che può far emergere il valore della nostra esistenza e permettere il dispiegarsi di quel potere che pur sempre possediamo, la ragione, pronta ad emergere anche se la vita tenta di sommergerla sotto interi mucchi di caos, ovvero di irrazionalità, per condurla alla definitiva annichilazione di sé.
Poesia breve ma molto densa. Inizia con un'immagine tipica di ED: la vita "placcata", rinchiusa sotto un impermeabile strato di pena e dolore. Uno stato di costrizione dal quale è difficile liberarsi. Ma a questa pessimistica visione iniziale si contrappongono i versi della seconda strofa, uniti alla prima dall'enjambement con l'ultimo verso, che indicano nella lotta contro questa costrizione l'unico modo per proclamare la supremazia della ragione.


F865 (1864) / J807 (1863)

Expectation - is Contentment -
Gain - Satiety -
But Satiety - Conviction
Of Nescessity

Of an Austere trait in Pleasure -
Good, without alarm
Is a too established Fortune -
Danger - deepens Sum -

    L'Aspettativa - è Contentezza -
Il Guadagno - Sazietà -
Ma la Sazietà - Convinzione
Della Necessità

Di un Austero tratto nel Piacere -
Il Bene, senza allarmi
È una Fortuna troppo stabile -
Il Pericolo - accresce la Somma

Siamo contenti quando ci aspettiamo qualcosa e quando la guadagniamo proviamo un senso di sazietà, sempre però venata dalla convinzione che non bisogna lasciarsi andare nell'assaporare un piacere che sembra completamente appagante. Il bene, senza qualcosa che lo metta in discussione, è una fortuna che alla lunga può risultare noiosa. Soltanto il pericolo tiene sveglia la nostra mente e ci permette di gustare pienamente i momenti di gioia e benessere, purché non siano troppo lunghi.
Una variazione sul tema del desiderio-appagamento, già presente in altre poesie (vedi la J439-F626 e la J801-F856).
Per il verso 7 sono indicate due varianti al posto di "a too established Fortune": "a too secure Possession" ("un Possesso troppo sicuro") e "a too Contented Measure" ("una Misura troppo Soddisfatta").


F866 (1864) / J936 (1864)

This Dust, and it's Feature -
Accredited - Today -
Will in a second Future -
Cease to identify -

This Mind, and it's measure -
A too minute Area
For it's enlarged inspection's
Comparison - appear -

This World, and it's species
A too concluded show
For it's absorbed Attention's
Remotest scrutiny -

    Questa Polvere e i suoi Lineamenti -
Accreditati - Oggi -
In un prossimo Futuro
Perderanno identità -

Questa Mente, e la sua misura -
Un'Area troppo minuta
Alle sue estese ispezioni
Comparata - apparirà -

Questo Mondo, e le sue specie
Un spettacolo troppo limitato
Al più remoto scrutinio
Della sua assorta Attenzione -

Una riflessione sulla limitatezza del nostro essere e del mondo che ci circonda. La polvere di cui siamo fatti perderà ben presto la sua identità, per smarrirsi nell'indistinto mistero dell'aldilà. La mente, che ci sembra così vasta perché sa immaginare e fantasticare, e il mondo, con tutta la sua varietà, appariranno ben poca cosa di fronte all'esteso e minuzioso esame da parte di quell'entità che chiamiamo Dio, senza sapere bene cosa effettivamente sia.
La speranza di mantenere dopo la morte la memoria riconoscibile di un'identità qui viene recisamente negata, con un esplicito riferimento nella prima strofa e con la sminuente concretezza delle altre due. Nello stesso tempo, è come se venisse negata la possibilità di rappresentare Dio, che appare spersonalizzato, con quei due possessivi neutri ai versi 7 e 11. Ma forse è l'unico modo di citarlo senza cadere nella nostra abituale e rassicurante maniera di rappresentarlo con tratti e pensieri antropomorfi.


F867 (1864) / J937/992 (1864-1865)

I felt a Cleaving in my Mind -
As if my Brain had split -
I tried to match it - Seam by Seam -
But could not make them fit -

The thought behind, I strove to join
Unto the thought before -
But Sequence ravelled out of Sound -
Like Balls - upon a Floor -

    Sentivo uno Squarciarsi nella Mente -
Cose se il Cervello fosse spaccato -
Cercai di riconnetterlo - Punto su Punto -
Ma non riuscii a farli combaciare -

Il pensiero alle spalle, mi sforzavo di unire
Al pensiero di fronte -
Ma la Sequenza si sciolse senza Suono -
Come Gomitoli - su un Pavimento -

La seconda strofa, con due varianti: al verso 5: "Dust" ("Polvere") al posto di "thought" e al verso 6: "Disk" ("Disco") al posto "thought", fu inviata a Susan.
Johnson la considera come una poesia a se stante (J992), Franklin invece la riporta come altra versione della poesia intera e le attribuisce perciò lo stesso numero.

Ancora una volta ED cerca di penetrare nel mistero dell'istante della morte. Qui sceglie l'immagine della dissociazione (nel senso di strappo dalla concretezza del corpo e dalla facoltà di raziocinio) e del vano tentativo di dominarla: il cervello che si squarcia, la sensazione di non essere più in grado di riconnetterne le parti e lo sforzo di unire i concetti di vita (ormai alle nostre spalle) e di morte (di fronte a noi) in una sequenza che si scioglie miseramente, come quando un gomitolo ci sfugge dalle mani e cade sul pavimento.
Nei fascicoli ci sono due varianti: al verso 5 "tried" al posto di "strove"; al verso 7 "reach" al posto di "sound". La prima, "tentavo" al posto di "mi sforzavo" non cambia il senso del verso, mentre la seconda sostituisce a "senza suono" (letteralmente "oltre l'udibile") un concetto diverso: "fuori portata, irraggiungibile". Nel primo caso l'immagine dei gomitoli che cadono sul pavimento (e conseguentemente della sequenza che si scioglie) è caratterizzata dal silenzio, nel secondo dal fatto che vanno al di là della portata del braccio che li ha fatti cadere.
Interessanti anche le varianti nella seconda strofa inviata a Susan: i due "thought" sono sostituiti con "dust" ("polvere") e con "disk" "("disco"), qui come una sorta di sinonimo di quella "circonferenza" che per ED è simbolo dell'inconoscibile ciclicità vita-morte e nello stesso tempo dell'inafferrabile eternità. In questa versione quelli che erano genericamente "pensieri, concetti", pur nella loro riconoscibile diversità data dal "behind" e dal "before", vengono ulteriormente precisati nella loro natura, legata nel primo alla polvere mortale e nel secondo al "disco" senza spazio e tempo dell'eternità.
Al verso 7, "ravelled" è definito nei dizionari con due significati opposti: "aggrovigliare" e "districare". Nel Webster però è precisato che "..negli Stati Uniti il verbo è usato soltanto nel secondo significato, perciò 'ravel" e 'unravel' sono sinonimi". Ho tradotto perciò con "si sciolse", anche perché un gomitolo che cade sul pavimento in genere tende a sciogliersi, a districarsi e difficilmente si aggroviglia (anche se non è escluso).
Curiosa la scelta di Gardini per l'ultimo verso "ma la sequenza si disfece / con suono di palline rotolanti" che trasforma il silenzioso cadere dei gomitoli in tintinnante suono di palline. La stessa cosa fa Errante: "Ma fuggirono via, irraggiungibili, / Come biglie guizzanti sul piancito", ma nella sua versione sceglie la variante "out of reach", perciò la mancanza di "out of sound" giustifica la traduzione di "balls" con "biglie".


F868 (1864) / J938 (1864)

Fairer through Fading - as the Day
Into the Darkness dips away -
Half Her Complexion of the Sun -
Hindering - Haunting - Perishing -

Rallies Her Glow, like a dying Friend -
Teazing with glittering Amend -
Just to intensify the Dark
Nature's expiring - perfect - look -

    Più bella nello Svanire - come il Giorno
Nell'Oscurità s'immerge -
La Sua mezza Carnagione di Sole -
Si Attarda - S'Intrufola - Si Estingue -

Riacquista Colore, come un Amico morente -
Stuzzica con luccicante Ammenda -
Solo per intensificare il Buio
Di spirante Natura - perfetta - sembianza -

Un descrizione della Luna. Il suo momento più bello è quando sta per scomparire, quando la sottile falce calante sta per cedere il passo all'oscurità. Come il giorno, s'immerge ogni volta nelle tenebre e la sua metà illuminata, la cui carnagione è prodotta dal Sole, si attarda nella sua luce quando è piena, s'intrufola quando è crescente, si estingue quando è calante. Ma sempre riacquista il suo colore vivo, come accade sovente a qualcuno che sta morendo. Stuzzica la notte con il suo luccicore, ma è come se quell'altalenante brillare fosse un'ammenda che la Luna paga per la sua esistenza, perché in fin dei conti fa apparire più buia la tenebra che la circonda. La "perfetta sembianza" dell'ultimo verso si può applicare al buio della notte ma anche alla stessa Luna, che appare una perfetta rappresentazione di ogni ciclica vita della natura destinata comunque ad estinguersi, a spirare.
Al verso 7 ho scelto la variante "Just to intensify" al posto di "Only to aggravate": il concetto è praticamente lo stesso ma mi piaceva di più l'italiano "intensificare" piuttosto che "aggravare" o "peggiorare".
Al verso 8 la variante "Nature's", al posto di "Through an" è più interessante, perché in questa versione c'è un esplicito richiamo alla natura che, come ho detto prima, fa oscillare il senso verso il buio o verso la Luna, mentre nell'altra versione il soggetto può essere soltanto la Luna, che "intensifica il Buio / Con una spirante - perfetta - sembianza", ovvero con una luce che ha in sé il proprio estinguersi, come tutto ciò che sta in questo mondo.
Ci sono poi altre tre varianti, oltre alle due che ho scelto, che non cambiano il senso dei versi. Al verso 2 "Twilight" ("Crepuscolo") o "Evening" ("Sera") al posto di "Darkness"; al verso 5 "the West" ("l'Occidente") al posto di "Her Glow" (che ho tradotto con "Colore" ma che significa anche "rosseggiante", come appunto l'occidente al tramonto) e al verso 6 "Taunting" ("insultare, oltraggiare") molto simile a "Teazing" (ED scrive così, ma l'ortografia corretta è "Teasing"), che ha una sfumatura più vicina allo stuzzicare, all'infastidire.


F869 (1864) / J939 (1864)

What I see not, I better see -
Through Faith - my Hazel Eye
Has periods of shutting -
But, No lid has Memory -

For often, all my sense obscured
I equally behold
As some one held a light upon
The Features so beloved -
And I arise - and in my Dream -
Do Thee distinguished Grace -
Till jealous Daylight interrupt -
And mar thy perfectness -

    Ciò che non vedo, meglio vedo -
Con la Fede - il mio Occhio Castano
Ha periodi di chiusura -
Ma, Non ha palpebre la Memoria -

Se spesso, tutti i miei sensi si oscurano
Egualmente ravviso
Come se qualcuno tenesse un lume su
Quei Lineamenti così amati -
E mi elevo - e nel mio Sogno -
Rendo a Te distinte Grazie -
Finché la gelosa Aurora interrompe -
E deforma la tua perfezione -

Errante (Mondadori, 1956) ritiene che questa poesia sia stata ispirata dal sonetto 43 di Shakespeare "pur evitando la virtuosità e svolgendo il motivo in senso opposto":

When most I wink, then do mine eyes best see,
For all the day they view things unrespected;
But when I sleep, in dreams they look on thee,
And darkly bright are bright in dark directed.
Then thou, whose shadow shadows doth make bright,
How would thy shadow's form form happy show
To the clear day with thy much clearer light,
When to unseeing eyes thy shade shines so!
How would, I say, mine eyes be blessed made
By looking on thee in the living day,
When in dead night thy fair imperfect shade
Through heavy sleep on sightless eyes doth stay!
    All days are nights to see till I see thee,
    And nights bright days when dreams do show thee me.
    Quando più li stringo, allora i miei occhi meglio vedono,
Perché ogni giorno guardano cose indegne;
Ma quando dormo, nei sogni mirano te,
E nel buio luminosi sono luminosi nel buio diretti.
Oh tu, la cui ombra le ombre fa diventar luminose,
Come della tua ombra la forma formerebbe gaia visione
Al chiaro giorno con la tua tanto più chiara luce,
Se ad occhi oscurati la tua ombra risplende così!
Quanto, io dico, i miei occhi sarebbero beati
Mirandoti nel giorno pulsante di vita,
Se già nella morta notte la tua bella ombra imperfetta
Nel greve sonno su abbuiati occhi s'imprime!
    Tutti i giorni sono notti a vedersi finché non ti vedo,
    E le notti luminosi giorni quando i sogni ti portano a me.

La sostanziale identità del primo verso è ancora più accentuata se accogliamo una variante inserita da ED nel manoscritto: "When" al posto di "What".

Quello che non riesco a vedere concretamente lo vedo ancora meglio, perché uso la fede dell'occhio interiore. Nel mio occhio visibile le palpebre talvolta si chiudono, oscurandolo, ma la memoria non ha palpebre e, perciò, non ha momenti di buio. Ed è proprio quando gli occhi sono chiusi e i sensi scivolano nel sonno che riesco a vedere ciò che non posso da sveglia, quegli amati lineamenti che sono vietati alla mia vista diurna. Soltanto nel sogno riesco ad elevarmi, a rendere grazie a chi mi sta più a cuore di tutti. Ma il sogno dura poco, sempre troppo presto l'aurora lo interrompe e guasta la perfezione di quell'amata visione onirica.
Ho inserito il sonetto di Shakespeare citato da Errante, che con tutta probabilità ha ispirato ED, vista la quasi identità del primo verso ma anche le somiglianze nei versi successivi. ED comunque, come dice Errante, è molto meno "virtuosistica" (Serpieri apre così la sua nota nell'edizione dei Sonetti shakespeariani da lui curata: "Sonetto molto concettoso e articolato secondo una fitta tessitura retorica, ..." - in: Sonetti, Rizzoli, Milano, 2000) e, contrariamente a Shakespeare, non fa cenno al desiderio che le visioni notturne si concretizzino. Nella chiusa poi ED ci dà un'immagine completamente diversa da quella che conclude il sonetto: un'aurora che interrompe il sogno, come se la luce fosse la nemica irriducibile della visione dell'amato, contro quelle notti rese luminose dai sogni che portano l'amata ad imprimersi sugli occhi dormienti.
Al verso 5 ho scelto la variante "often" al posto di "frequent; al verso 7 "upon" al posto di "unto".


F870 (1864) / J771 (1863)

None can experience stint
Who Bounty - have not known -
The fact of Famine - could not be
Except for Fact of Corn -

Want - is a meagre Art
Acquired by Reverse -
The Poverty that was not Wealth -
Cannot be Indigence -

    Non può sperimentare gli stenti
Chi l'Abbondanza - non ha conosciuto -
La realtà della Carestia - non esiste
Se non per la Realtà del Grano -

Il Bisogno - è una magra Arte
Acquisita dall'Inverso -
La Povertà che non fu Ricchezza -
Non può essere Indigenza -

Quattro aforismi di due versi ciascuno sul tema degli opposti, che fanno emergere sensazioni e sentimenti altrimenti privi di un'unità di misura. Analoga a quella più famosa su questo tema, la J67-F112, dove però gli esempi sono rovesciati: qui le sensazioni negative si scolorano se non si sono provate quelle positive, là non si colgono appieno quelle positive se non si è avuta esperienza di quelle negative.
Una variante per gli ultimi due versi: "It is that Poverty was Wealth / Enables Indigence - ("È quella Povertà che fu Ricchezza / A diventare Indigenza -").


F871 (1864) / J772 (1863)

The hallowing of Pain
Like hallowing of Heaven,
Obtains at a corporeal cost -
The Summit is not given -

To Him who strives severe
At middle of the Hill -
But He who has achieved the Top -
All - is the price of All -

    La consacrazione della Pena
Come la consacrazione del Cielo,
Si ottiene a prezzo del corpo -
La Sommità non è concessa -

A Colui che si sforza con impegno
A metà del Colle -
Ma a Colui che ha raggiunto la Cima -
Tutto - è il prezzo del Tutto -

Il prezzo della vita non può essere che la morte. La sommità, la santificazione della propria pena in quel misterioso traguardo che è il cielo, si ottiene solo a prezzo del sacrificio della propria concretezza, del corpo. E non ci sono mezze misure, non ci sono premi a metà della via, il prezzo della totalità non può essere che tutto ciò che abbiamo.
Può essere letta come una sconsolata presa di coscienza dell'inutilità di affannarsi a cercare risposte definitive nel corso della vita. Chi le sa, quelle risposte, non concede sconti: per darci il tutto vuole tutto.


F872 (1864) / J773 (1863)

Deprived of other Banquet,
I entertained Myself -
At first - a scant nutrition -
An insufficient Loaf -

But grown by slender addings
To so esteemed a size
'Tis sumptuous enough for me -
And almost to suffice

A Robin's famine - able -
Red Pilgrim, He and I -
A Berry from our table
Reserve - for Charity -

    Privata d'altro Banchetto,
M'intrattenni con Me stessa -
Dapprima - uno scarso nutrimento -
Un Pane insufficiente -

Ma crebbe con esili aggiunte
A così apprezzabile mole
Da essere sontuoso abbastanza per me -
E quasi sufficiente

Alla fame di un Pettirosso - tanto che -
Rosso Pellegrino, Lui ed io -
Una bacca dalla nostra tavola
Riserviamo - per la Carità -

Una nuova riflessione sulla solitudine di chi non ha altro nutrimento che la propria interiorità. All'inizio può sembrare un pasto esiguo, ma poi ci accorgiamo che il tempo lo fa diventare via via più appetibile e sufficiente, tanto da darci la possibilità non solo di sfamarci ma anche di tenerne una po' da parte per il pellegrino che bussa alla nostra porta.
Bella l'immagine del pettirosso, che da una parte è simbolo delle limitate necessità di cui abbiamo bisogno, tanto che un cibo "sontuoso abbastanza" per noi è "quasi sufficiente" per un piccolo uccellino; dall'altra è uno dei tanti richiami alla simbiosi con la natura a cui ED ricorre molto spesso. Il "Red Pilgrim" del decimo verso è probabilmente riferito al testo di una raccolta di inni protestanti che si chiama, appunto, "Red Pilgrim Hymns" e va inteso come un "Oh, pellegrino".


F873 (1864) / J774 (1863)

It is a lonesome Glee -
Yet sanctifies the Mind -
With fair association -
Afar upon the Wind

A Bird to overhear
Delight without a Cause -
Arrestless as invisible -
A matter of the Skies.

    È un Gaudio solitario -
Eppure santifica la Mente -
In sereno sodalizio -
Da lontano nel Vento

Un Uccello origliare
Delizia senza Causa -
Incessante quanto invisibile -
Un'essenza dei Cieli.

Anche qui un'immagine della natura. Il canto di un uccello, che arriva da lontano nel vento, è sì una gioia solitaria, eppure entra in sintonia con la mente ed è in grado di sollevarla ad altezze celesti. Non si può fare a meno di vedervi una metafora della poesia, anch'essa gioia solitaria che arriva sulle ali di una vento che soffia dentro, incessante quanto invisibile delizia senza causa, essenza che non può che appartenere ai cieli.
Nel primo verso c'è un implicito richiamo musicale:"glee" significa infatti anche "canto a più voci, canone".


F874 (1864) / J775 (1863)

If Blame be my side - forfeit Me -
But doom me not to forfeit Thee -
To forfeit Thee? The very name
Is exile - from Belief - and Home -
    Se la Colpa spetta a me - ripudiami -
Ma non condannarmi a ripudiare Te -
Ripudiare Te? La parola stessa
È esilio - dalla Fede - e dall'Esistere -

Quattro versi per proclamare un amore più grande di qualsiasi altra cosa, che ammette il sacrificio di se stessi ma non la rinuncia volontaria all'altro. Anche solo il suono di una parola che possa significare questa rinuncia evoca la perdita di tutto, dalla fede alla stessa esistenza.
Nell'ultimo verso "Home" è tradotto con "patria" dalla Guidacci nei Meridiani e con "Foyer" (focolare, ma anche paese natio) dalla Malroux. "Home" può voler dire molte cose (casa propria, focolare, paese natio, posto dove si abita, tomba) e volevo trovare una parola italiana che, un po' come in francese, le comprendesse tutte e, nello stesso tempo, fosse legata a un significato concreto, da contrapporre allo spirituale "Belief" che la precede. La soluzione, come al solito, me l'ha data il Webster, che la definisce anche come "The present state of existence".
Al verso 4 ho scelto la variante "exile" al posto di "sentence" ("condanna").


F875 (1864) / J776 (1863)

Purple -

The Color of a Queen, is this -
The Color of a Sun
At setting - this and Amber -
Beryl - and this, at Noon -

And when at night - Auroran widths
Fling suddenly on Men -
'Tis this - and Witchcraft - nature keeps
A Rank - for Iodine -

   
Porpora -

Il Colore di Una Regina, è questo -
Il Colore di un Sole
Al tramonto - questo e Ambra -
Berillo - e questo, a Mezzogiorno -

E quando a notte - Aurorali ampiezze
Si gettano d'un tratto sugli Uomini -
È questo - e Magia - la natura serba
Un Posto - per il Violetto -

Porpora è il colore del sangue, regale e riservato agli spettacoli naturali che più ci affascinano. Di volta in volta si mescola con altro: al tramonto col giallo dell'ambra, a mezzogiorno col luccichio del berillo, nell'aurora boreale con la magia di un incantesimo naturale.
È una delle tre poesie a cui ED ha dato un titolo nei fascicoli manoscritti (le altre due sono la J36-F45 e la J161-F208). Il "Purple" del titolo e lo "Iodine" dell'ultimo verso (che significa letteralmente "Iodio" e, come in italiano, deriva dal greco "ιωδης": "violetto") sono da intendersi in questa poesia come sinonimi, o meglio come i due colori che, alle estremità opposte dello spettro visibile, si toccano e si confondono.
Per gli ultimi due versi ho scelto la versione originale: " nature keeps / A Rank - for Iodine -", ma ED ha inserito tre varianti da considerare complementari, che descrivono il rapporto fra la natura e questo colore: "nature has / Respect to - Iodine -" ("la natura ha / Rispetto per - il Violetto -"), "nature knows / The rank of Iodine -" ("la natura conosce / Il rango del Violetto -"), "nature has / An awe of - Iodine -" ("la natura ha / Timore del - Violetto -"). Così il finale della poesia si può leggere come: "La natura ha rispetto per questo colore così nobile, conosce il suo rango, ne ha una sorta di timore reverenziale e, perciò, gli serba sempre un posto nei suoi spettacoli più nobili."
Nel penultimo verso ho tradotto letteralmente, leggendo la prima parte ('Tis this - and Witchcraft -") come conclusione dei due versi precedenti (le aurorali ampiezze che si gettano sugli uomini di notte sono magie del colore celebrato nei versi: composte di "questo", ovvero del porpora iniziale e del violetto finale) e la seconda come l'inizio della frase finale (la natura lascia sempre un posto per questo colore così magico e regale).


F876 (1864) / J677 (1863)

To be alive - is Power -
Existence - in itself -
Without a further function -
Omnipotence - Enough -

To be alive - and Will!
'Tis able as a God -
The Maker - of Ourselves - be what -
Such being Finitude!

    Essere vivi - è Potere -
L'esistenza - in se stessa -
Senza ulteriore compito -
Onnipotenza - Bastante -

Essere vivi - e Volere!
È avere la capacità di un Dio -
Il Creatore - di Noi stessi - cosa sarà -
Tale essendo la Limitatezza!

Un'orgogliosa descrizione del nostro essere vivi. La vita vista come "potere", un miracolo della natura di per sé sufficiente a donarci, appunto, l'onnipotenza. Ma questo potere resta fine a se stesso se non è accompagnato dal "volere". Significativa è la diversa costruzione dei due versi: il potere è accompagnato dal verbo essere, ovvero è un qualcosa che è innato nella nostra essenza di vivi, mentre il volere è preceduto da una congiunzione che ne evidenzia il carattere per così dire aggiuntivo, non correlato obbligatoriamente alla natura di esseri viventi; è come se ED dicesse: la vita ci dà il potere di volere e questo ci rende già onnipotenti, ma soltanto usando il volere, ovvero sviluppando la nostra coscienza pensante, riusciamo a somigliare a Dio. Molto bella la chiusa: se la nostra vita terrena assurge a tale grandezza, quale sarà mai quella di colui che ci ha creati!
C'è un'altra copia, inviata a Sue, in cui "The Maker" diventa "The Further" ("L'Oltre"); il senso dei versi non cambia, ma il creatore diventa la nostra vita futura, l'aldilà.


F877 (1864) / J777 (1863)

The Loneliness One dare not sound -
And would as soon surmise
As in it's Grave go plumbing
To ascertain the size -

The Loneliness whose worst alarm
Is lest itself should see -
And perish from before itself
For just a scrutiny -

The chasm not to be surveyed -
But skirted in the Dark -
With Consciousness suspended -
And Being under Lock -

I fear me this - is Loneliness -
The Maker of the soul
It's Caverns and it's Corridors
Illuminate - or seal -

    La Solitudine Nessuno osi sondare -
E si preferisca supporre piuttosto
Che nella sua Tomba scandagliare
Per accertarne la dimensione -

La Solitudine il cui peggior timore
È doversi accorgere di sé -
E perire di fronte a se stessa
Solo per uno sguardo -

L'abisso non può essere esaminato -
Ma costeggiato nel Buio -
Con la Consapevolezza sospesa -
E l'Esistenza sotto Chiave -

Ho paura che questo - sia la Solitudine -
Il Creatore dell'anima
Le sue Caverne e i suoi Corridoi
Illumini - o sigilli -

Un'altra faccia della solitudine, molto diversa da quella di altre poesie. Non più la consapevole scelta di una interiorità che sa fare a meno di gran parte del mondo esterno, ma un vuoto e oscuro abisso interiore, un qualcosa che è meglio non scandagliare, la cui più grande paura è quella di guardarsi allo specchio, perché sa di non poter reggere la consapevolezza di sé.
La costruzione è complessa. Nelle prime due strofe vi sono due descrizioni distinte della solitudine. La prima è un'esortazione a sfuggirla, o meglio a non investigarne a fondo la natura. Meglio limitarsi a supporre, piuttosto che scendere nei suoi recessi più profondi e accertarsi di quanto sia la sua reale ampiezza. Nella seconda la solitudine diventa soggetto attivo, un sentimento che sfugge a se stesso per paura che la consapevolezza di sé diventi letale. Poi, nella terza strofa diventa un abisso, un profondo vuoto insondabile che va soltanto costeggiato, cercando di sospendere la consapevolezza, per non essere risucchiati da quell'abissale profondità, e di tenere ben chiusa la propria essenza umana, per non dovergliela consegnare. Nell'ultima torna la prima persona, la stessa ED, che si chiede quale sia la vera solitudine, se quella che ha celebrato come una conquista di fronte ad un mondo che sente estraneo, o quella che ha descritto in questa poesia, un vuoto per il quale nemmeno Dio può fare niente, sia che illumini quelle oscure caverne e quei labirintici corridoi, sia che li sigilli: un espediente che nasconde ma non elimina.
La sintassi della prima strofa è abbastanza complicata, tanto che le sette traduzioni che ho sono sensibilmente diverse:

Massimo Bacigalupo - Meridiani
La solitudine che non si osa sondare - / e che si vuole indovinare / quanto scandagliare la sua tomba / per stabilirne la misura -
Massimo Bacigalupo - ediz. 2004
La solitudine che non si osa sondare - / e che si vorrebbe indovinare / quanto scandagliare la sua tomba / per stabilirne la misura -
Augusto Sabbadini
La solitudine che non si osa sondare - / e si preferisce piuttosto immaginare / che andare a scandagliarla nella tomba / per accertarne la misura -
Francesco Binni
Nessuno osi sondare la solitudine - / o indovinerebbe subito / che si vuole scandagliare la sua tomba / per prender le misure -
Nadia Campana
Nessuno osi sondare la solitudine - / o indovinerebbe subito / che si va a scandagliare la sua tomba / per accertare la misura -
Claire Malroux
La Solitude qu'On n'ose sonder - / Qu'à supputer on répugne / Autant qu'à descendre en sa Tombe / Pour en prendre la mesure -
Manuel Villar Raso
Uno no se atreve a nombrar la Soledad - / Se la podria más bien imaginar / Como la Plomada que desciende a su Tumba / Para medir el tamaño -

Anche stavolta il Webster può essere d'aiuto. Fra le definizioni di "soon" ce n'è una che è perfettamente adeguata ai versi di ED: "Readily; willingly. But in this sense it accompanies would, or some other word expressing will.", con un esempio che è costruito in maniera quasi identica: "I would as soon see a river winding among woods or in meadow, as when it is tossed up in so many whimsical figures at Versailles.", ovvero "Preferirei vedere un fiume snodarsi tra boschi o nei campi, piuttosto che sballottato in così stravaganti figure come a Versailles."
Al verso 9 ho scelto la variante "chasm" al posto di "Horror". In italiano "orrido" ha anche il significato di "abisso", ma ho preferito il più chiaro "chasm", che ha anche una connotazione di "vuoto" analoga alle abissali e insondabili profondità richiamate da "abisso", più metafisico di "orrido".


F878 (1864) / J676 (1863)

Least Bee that brew -
A Honey's Weight
The Summer multiply -
Content Her smallest fraction help
The Amber Quantity -
    La più piccola Ape che distilla -
Un Carico di Miele
Moltiplica l'Estate -
Paga che il Suo più esiguo frammento accresca
La Quantità d'Ambra -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. Un'altra copia fu inviata a Susan (nel manoscreitto rimasto manca l'ultimo verso) con una variante al verso 2: "Worth" ("Patrimonio") al posto di "Weight".

Anche il più esiguo frammento creato dall'essere più modesto contribuisce alla bellezza del mondo, alla quantità d'ambra che ci circonda. Metafora che può essere applicata anche a questa breve poesia, che pure dà il suo contributo alla quantità d'ambra lasciataci da ED.


F879 (1864) / J778 (1863)

This that would greet - an hour ago -
Is quaintest Distance - now -
Had it a Guest from Paradise -
Nor glow, would it, nor bow -

Had it a notice from the Noon
Nor beam, would it, nor Warm -
Match me the Silver Reticence -
Match me the Solid Calm -

    Colui che avrebbe accolto - un'ora fa -
È alla più estranea delle Distanze - ora -
Avesse un Ospite dal Paradiso -
Non si ecciterebbe, né s'inchinerebbe -

Avesse un annuncio dal Mezzogiorno
Non sarebbe radioso, né si Scalderebbe -
Trovami un'eguale Argentea Reticenza -
Trovami un'eguale Solida Calma -

La morte ci coglie improvvisamente, e ci porta alla più estranea delle distanze dal mondo in cui avevamo vissuto fino a un'ora prima. Da quel momento qualsiasi cosa, qualsiasi avvenimento, anche il più straordinario, non ha più alcun effetto. Nel mondo in cui siamo abituati non c'è niente che possa somigliare a questa argentea reticenza, a questa solida calma.


F880 (1864) / J779 (1863)

The Service without Hope -
Is tenderest, I think -
Because 'tis unsustained
By stint - Rewarded Work -

Has impetus of Gain -
And impetus of Goal -
There is no Diligence like that
That knows not an Until -

    Il Servizio senza Aspettativa -
È più tenero, credo -
Perché non è sottoposto
A un limite - Il Lavoro Retribuito -

Ha lo stimolo del Guadagno -
E lo stimolo della Meta -
Non c'è Diligenza pari a quella
Che non conosce un Finché -

Un servizio, un'occupazione, che intraprendiamo senza porre un limite, senza aspettarci qualcosa, è connotato da una tenerezza, da una partecipazione emotiva, sconosciuta al lavoro retribuito, che ha uno scopo preciso ed è stimolato dal guadagno. La diligenza che mettiamo nell'eseguirlo è senz'altro maggiore quando non c'è un "finché" che lo delimiti.
"Until", una preposizione che ED fa diventare sostantivo, va inteso in relazione allo "stint" del quarto verso (per il quale ED ha indicato la variante "end", con un significato sostanzialmente simile): quando ci mettiamo volontariamente al servizio di qualcuno o di qualcosa, non poniamo limiti a ciò che facciamo, non abbiamo in mente una conclusione certa e delimitata nel tempo, insomma, non diciamo "lo farò finché ...".


F881 (1864) / J718 (1863)

I meant to find Her when I Came -
Death - had the same design -
But the Success - was His - it seems -
And the Surrender - Mine -

I meant to tell Her how I longed
For just this single time -
But Death had told Her so the first -
And she had past, with Him -

To wander - now - is my Repose -
To rest - To rest would be
A privilege of Hurricane
To Memory - and Me -

    Volevo ritrovarla una volta Arrivata -
La Morte - aveva lo stesso disegno -
Ma il Successo - fu Suo - sembra -
E la Sconfitta - Mia -

Volevo dirle quanto avevo bramato
Solo per questo singolo istante -
Ma la Morte glielo aveva detto per prima -
E così se n'era andata, con Lei -

Vagare - ora - è il mio Riposo -
Fermarsi - Fermarsi sarebbe
Un privilegio d'Uragano
Per la Memoria - e per Me -

Nel manoscritto ci sono molte varianti aggiunte da ED diversi anni dopo la prima stesura (all'incirca negli anni '70): al verso 4 "Surrender" è cancellato e sostituito da "Discomfit" ("sconfitta, disfatta"); al verso 6 per "single" ci sono tre alternative: "only" ("solo, unico"), "specific" ("specifico"), "peculiar" ("peculiare"); al verso 7 per "had told" c'è "enamored" ("fatta innamorare"); per il verso 8 "past, with" ha tre alternative: "hearkened" e il verso diventa "E Lei l'aveva ascoltata con fervore"; "trusted" ("E Lei le credette"); "fled with" ("E così fuggì con Lei"); al verso 9 "Repose" ha l'alternativa "Abode" ("Abitare"); al verso 10 tre alternative per "To rest - To rest": "To pause - To rest" ("Sostare - Fermarsi"); "To pause - To dwell" ("Sostare - Arrestarsi"); "To dwell - To stay" ("Arrestarsi - Restare"); al verso 11 "The privilege of Hurricane" diventa "The privilege of misery" ("Il privilegio della miseria").

Il rimpianto di non essere arrivati in tempo, visto come una sconfitta nei confronti della morte, che tante volte arriva prima di noi. Vorremmo aver avuto il tempo per dire il nostro desiderio di cogliere anche un solo attimo di quella vita che ci è stata sottratta, che ha ceduto al richiamo della morte. E dopo non può esserci che il vagare della memoria, e di noi stessi, in un ricordo che non ammette riposo né sosta.
Al verso 4 ho tradotto "surrender" ("resa") con "sconfitta", tenendo conto anche della variante.
Al verso 8 c'era la difficoltà di rendere i due pronomi "she" e "him" (quest'ultimo da volgere al femminile, in quanto riferito alla morte). Ho scelto di eliminare il primo pronome e tradurre con una piccola libertà che non credo alteri il senso.
Il "privilege of Hurricane" del penultimo verso può essere inteso come un privilegio impossibile, come quello di fermarsi per un uragano; nella variante il senso cambia, il privilegio diventa quello della miseria, perché il fermarsi significherebbe soltanto sentire più acutamente il dolore della perdita.


F882 (1864) / J780 (1863)

The Truth - is stirless -
Other force - may be presumed to move -
This - then - is best for confidence -
When oldest Cedars swerve -

And Oaks untwist their fists -
And Mountains - feeble - lean -
How excellent a Body, that
Stands without a Bone -

How vigorous a Force
That holds without a Prop -
Truth stays Herself - and every man
That trusts Her - boldly up -

    La Verità - è immobile -
Di altre forze - si può presumere il movimento -
Questa - quindi - più di tutte è fidata -
Quando i più vecchi Cedri si piegano -

E le Querce disserrano i loro pugni -
E le Montagne - fiacche - pendono -
Quanto eccellente un Corpo, che
Sta diritto senza un Osso -

Quanto vigorosa una Forza
Che si regge senza un Appoggio -
La Verità sostiene se stessa - e ogni uomo
Che crede in Lei - si erge spavaldo -

La verità è la sola cosa che non ha bisogno di nulla, di nessun sostegno, per mantenere la propria forza nel tempo. Essa è sostegno di se stessa e per questo basta all'uomo che crede in lei per affrontare con spavalda certezza il mondo.
In questa poesia ED vuole trasmettere una fiducia senza tentennamenti nei confronti della verità, si vede chiaramente dall'uso ripetuto di termini che debbono dare l'idea di una salda fermezza e, di conseguenza, di una certezza altrettanto salda: "stirless", "stand", "hold", "stay", contrapposti ad altri che trasmettono una sensazione opposta: "move", "swerve", "untwist" (che ha come varianti verbi molto simili: "unknot", "unknit", "unclinch"), "lean".


F883 (1864) / J719 (1863)

A South Wind - has a pathos
Of individual Voice -
As One detect on Landings
An Emigrant's address -

A Hint of Ports - and Peoples -
And much not understood -
The fairer - for the farness -
And for the foreignhood -

    Un Vento del Sud - ha il pathos
Di una Voce individuale -
Come lo scoprire agli Sbarchi
Un accento di Emigrante -

Un Indizio di Porti - e Persone -
E molte cose incomprensibili -
Le più belle - perché lontane -
E perché forestiere -

Il profumo e il desiderio di terre lontane, ma anche di libertà, ci arriva dal vento del sud. La sua voce è come il parlare che sentiamo quando arriva una nave da paesi stranieri, pieno di suoni nuovi e per la maggior parte incomprensibili. Ma sono proprio questi i più belli, perché la loro esotica lontananza ci parla di luoghi estranei e irraggiungibili, dei quali possiamo immaginare tutto, perché non li conosciamo.
Molto bella questa descrizione del vento del sud (un sud visto come il luogo del sole, della luce) come una sorta di ambasciatore di sensazioni nuove e affascinanti. Un vento che ci permette di assaporare mondi favolosi che probabilmente non vedremo mai, luoghi in cui possiamo trasferire tutti i desideri che si scontrano con la banale realtà di tutti i giorni.
Negli ultimi versi si legge anche il rovesciamento dell'altro, del diverso, sentito come un pericolo: qui le cose e le persone "incomprensibili" sono un arricchimento, proprio perché "lontane" e "forestiere".


F884 (1864) / J781 (1863)

To wait an Hour - is long -
If Love be just beyond -
To wait Eternity - is short -
If Love reward the end -
    Aspettare un'Ora - è lungo -
Se l'Amore è appena al di là -
Aspettare l'Eternità - è breve -
Se l'Amore ripaga la fine -

Un aforisma sulla relatività del trascorrere del tempo. Se l'amore è là che ci aspetta, se è vicino e raggiungibile, anche una sola ora di attesa diventa molto lunga. Se sappiamo che l'unico modo per averlo è incontrarlo alla fine dei nostri giorni, allora aspettare l'eternità diventa breve.
Per l'ultimo verso ED ha indicato la variante "If Love Be at the end" ("Se l'Amore c'è alla fine").


F885 (1864) / J782 (1863)

There is an arid Pleasure -
As different from Joy -
As Frost is different from Dew -
Like element - are they -

Yet one - rejoices Flowers -
And one - the Flowers abhor -
The finest Honey - curdled -
Is worthless - to the Bee -

    C'è un arido Piacere -
Tanto diverso dalla Gioia -
Quanto il Gelo è diverso dalla Rugiada -
Elementi affini - sono -

Eppure l'uno - fa gioire i Fiori -
E l'altro - i Fiori aborrono -
Il Miele più fine - rappreso -
È senza valore - per l'Ape -

Molte cose che appaiono simili, o sono comunque della stessa natura, sono invece profondamente diverse. Per dircelo ED usa tre immagini. La prima è quella che ci riguarda: il piacere arido, senza partecipazione emotiva e senza entusiasmo, così diverso dalla gioia che erompe spontanea e senza calcolo. Le altre due per spiegare meglio la prima: il gelo e la rugiada, entrambi elementi costituiti da acqua, eppure così diversi, anzi opposti, per i fiori, che gioiscono per la seconda e aborrono il primo. La seconda immagine ci parla invece di un elemento singolo, il miele, fonte di vita per le api, che assicurano con esso la sopravvivenza della specie, ma così inutile per loro una volta che si sia rappreso, pur se resta sempre miele.


F886 (1864) / J784 (1863)

Bereaved of all, I went abroad -
No less bereaved was I
Upon a New Peninsula -
The Grave preceded me -

Obtained my Lodgings, ere myself -
And when I sought my Bed -
The Grave it was reposed upon
The Pillow for my Head -

I waked to find it first awake -
I rose - It followed me -
I tried to drop it in the Crowd -
To lose it in the Sea -

In Cups of artificial Drowse
To steep it's shape away -
The Grave - was finished - but the Spade
Remained in Memory -

    Privata di tutto, me ne andai lontano -
Non meno privata ero
Su una Nuova Penisola -
La Tomba mi aveva preceduto -

Aveva ottenuto i miei Alloggi, prima di me -
E quando cercai il mio Letto -
La Tomba stava riposando sopra
Il Cuscino destinato al mio Capo -

Mi svegliai per scoprire che era già sveglia -
Mi alzai - Lei mi seguì -
Cercai di seminarla tra la Folla -
Di perderla nel Mare -

In Coppe di artificiale Torpore
D'immergere fino in fondo la sua Figura -
La Tomba - era scomparsa - ma la Vanga
Rimase nella Memoria -

Non si può sfuggire al ricordo. Quando muore qualcuno che ci è caro, ci sembra di essere stati privati di tutto. Anche se cerchiamo di andarcene lontano, quella tomba ci segue dappertutto. Ovunque andiamo la troviamo lì, pronta e già sistemata dove credevamo di trovare un alloggio e un cuscino solo per noi. La sentiamo sempre vicina, è già sveglia quando ci svegliamo, ci segue ovunque andiamo e vani sono i nostri tentativi di seminarla. E se anche riuscissimo a eluderla, a immergere fino in fondo quel ricordo in un coppa di quel torpore che vorremmo si impadronisse di noi per non farci più pensare, in noi rimarrebbe sempre la memoria della vanga che ha scavato quella tomba.
Sempre belle, anche se tristi e disperate, le poesie di ED sulla morte delle persone care. Ogni volta sembra che abbia ormai detto tutto su questo argomento, e invece scopriamo nuovi modi, nuove immagini, per descrivere il sentimento del ricordo.


F887 (1864) / J786 (1863)

Severer Service of myself
I hastened to demand
To fill the awful Vacuum
Your life had left behind -

I worried Nature with my Wheels
When Her's had ceased to run -
When she had put away Her Work
My own had just begun -

I strove to weary Brain and Bone -
To harass to fatigue
The glittering Retinue of nerves -
Vitality to clog

To some dull comfort Those obtain
Who put a Head away
They knew the Hair to -
And forget the color of the Day -

Affliction would not be appeased -
The Darkness braced as firm
As all my stratagem had been
The Midnight to confirm -

No Drug for Consciousness - can be -
Alternative to die
Is Nature's only Pharmacy
For Being's Malady -

    Un più Severo Impegno a me stessa
Mi affrettavo a chiedere
Per riempire il Vuoto terribile
Che la Tua vita aveva lasciato dietro di sé -

Assillai la Natura con le mie Ruote
Quando le Sue avevano cessato di correre -
Quando lei aveva riposto il Suo Lavoro
Il mio era appena cominciato -

Mi sforzavo di stancare Cervello e Ossa -
Di tormentare e affaticare
Il luccicante Corteo dei nervi -
Di rinchiudere la Vitalità

In quello spento conforto ottenuto da Quelli
Che ripongono una Testa
Di cui conoscevano la Chioma -
E dimenticano il colore del Giorno -

L'Afflizione non volle placarsi -
Le Tenebre si estesero compatte
Come se ogni stratagemma fosse stato
A conferma della Mezzanotte -

Medicina per la Consapevolezza - non ce n'è -
L'alternativa di morire
È il solo Farmaco della Natura
Per la Malattia dell'Esistenza -

Sembra un seguito o un complemento, forse ancora più chiuso alla speranza, della poesia che la precede nei fascicoli manoscritti (la J784-F886). Inizia invocando uno spiraglio vitale che riesca a riempire il vuoto lasciato da una vita, una ricerca affannosa, che non lascia niente di intentato. Le ruote della vita di chi resta chiedono di poter girare ancora, di avere la forza di ricominciare. Ci si sforza di tenere occupati il corpo e lo spirito, di evitare ogni rilassamento di quei nervi sempre pronti a scattare di nuovo. Di trovare spazio per la voglia di vivere, magari nell'inutile conforto di aver accompagnato fino alla fine chi se n'è andato, un conforto solo apparente, perché fa dimenticare la bellezza del giorno che pure è ancora di fronte a noi.
La ricerca occupa due terzi della poesia. Nelle ultime due strofe, la resa. Nulla riesce a placare il dolore che ci portiamo dentro. Le tenebre si estendono senza tener conto dei nostri sforzi, anzi sembra che i nostri stratagemmi non abbiano avuto altro risultato che confermarne l'ineluttabilità. E allora ci rendiamo conto che stiamo cercando qualcosa di introvabile. Non c'è medicina che riesca a sconfiggere la consapevolezza del ricordo. L'unica alternativa che rimane contro la malattia dell'esistenza, perché ogni esistenza è toccata dal dolore, è quella di morire.


F888 (1864) / J682 (1863)

'Twould ease - a Butterfly -
Elate - a Bee -
Thou'rt neither -
Neither - thy capacity -

But, Blossom, were I,
I would rather be
Thy moment
Than a Bee's Eternity -

Content of fading
Is enough for me -
Fade I unto Divinity -

And Dying - Lifetime -
Ample as the Eye -
Her least attention raise on me -

    Appagherebbe - una Farfalla -
Esalterebbe - un'Ape -
Tu non sei nessuna delle due -
Nessuna delle due - ha la tua capacità -

Ma, Fiore, fossi io,
Sarei più volentieri
Il tuo istante
Che l'Eternità di un'Ape -

Contentarmi di svanire
È abbastanza per me -
Svanire nella Divinità -

E il Morire - una Vita -
Ampia come l'Occhio -
Che con noncuranza Lei alza su di me -

L'inizio parla di qualcosa che ho, qualcosa che appagherebbe una farfalla, farebbe la felicità di un'ape, è qualcosa che si dona senza chiedere compenso: la prima cosa che viene in mente è l'amore. Ma tu non sei né una farfalla né un'ape, sei molto più esigente di loro, forse non potresti donarmi che un istante, ma, se fossi un fiore, preferirei questo impercettibile istante all'eterno ritorno dell'ape.
E la mia massima felicità sarebbe annullarmi, se potessi annullarmi in tale divinità questo morire sarebbe un vivere grande come quell'occhio che lei con noncuranza ha alzato su di me, solo per un istante, ma un istante che vale una vita intera.
L'uso di "Her" nell'ultimo verso fa pensare ad un soggetto femminile, e forse non è un caso che le due ultime strofe di questa poesia furono inviate a Sue.


F889 (1864) / J787 (1863)

Such is the Force of Happiness -
The Least - can lift a ton
Assisted by it's stimulus -

Who Misery - sustain -
No Sinew can afford -
The Cargo of Themselves -
Too infinite for Consciousness'
Slow capabilities -

    Tale è la Forza della Felicità -
Che il più Piccolo - solleva tonnellate -
Assistito dal suo stimolo -

Chi la Sofferenza - sopporta -
Nessun Vigore può permettersi -
Il Carico di Se Stessi -
Troppo infinito per le fiacche capacità
Della Coscienza -

Simile alla J781-F884. Lì l'amore era capace di far diventare lungo un istante e breve l'eternità, qui il nostro stato d'animo ci fa diventare forti nella felicità e incapaci di qualsiasi vigore nella sofferenza.


F890 (1864) / J943 (1864)

A Coffin - is a small Domain,
Yet able to contain
A Citizen of Paradise
In it's diminished Plane -

A Grave - is a restricted Breadth -
Yet ampler than the Sun -
And all the Seas He populates -
And Lands He looks upon

To Him who on it's small Repose
Bestows a single Friend -
Circumference without Relief -
Or Estimate - or End -

    Una Bara - è un esiguo Dominio,
Eppure capace di contenere
Un Cittadino del Paradiso
Nella sua ridotta Superficie -

Una Tomba - è una ristretta Estensione -
Eppure più ampia del Sole -
E di tutti i Mari che Egli popola -
E delle Terre a cui guarda

A Colui che in quell'esiguo Riposo
Colloca l'unico Amico -
Circonferenza senza Sollievo -
O Previsione - o Fine -

La bara, la tomba, nella loro concretezza, sono dei ben miseri simulacri di ciò che vi giace, il corpo di qualcuno che conosce le vie del cielo, quelle vie ben più grandi di qualsiasi mare o terra che conosciamo quaggiù. Ma soltanto a lui è concesso questo sapere. A noi resta soltanto una misteriosa circonferenza, senza sollievo per quella perdita, senza nemmeno la previsione di ciò che ci riserva quel viaggio. Ci resta soltanto un senso di fine, di conclusione dell'unica strada che conosciamo.


F891 (1864) / J944 (1864)

I learned - at least - what Home could be -
How ignorant I had been
Of pretty ways of Covenant -
How awkward at the Hymn

Round our new Fireside - but for this -
This pattern - of the way -
Whose Memory drowns me, like the Dip
Of a Celestial Sea -

What Mornings in our Garden - guessed -
What Bees - for us - to hum -
With only Birds to interrupt
The Ripple of our Theme -

And Task for Both - When Play be done -
Your Problem - of the Brain -
And mine - some foolisher effect -
A Ruffle - or a Tune -

The Afternoons - together spent -
And Twilight - in the Lanes -
Some ministry to poorer lives -
Seen poorest - thro' our gains -

And then Return - and Night - and Home -

And then away to You to pass -
A new - diviner - Care -
Till Sunrise take us back to Scene -
Transmuted - Vivider -

This seems a Home - And Home is not -
But what that Place could be -
Afflicts me - as a Setting Sun -
Where Dawn - knows how to be -

    Imparai - almeno - cosa poteva essere una Casa -
Quanto ignara sarei stata
Delle piacevoli vie del Contratto -
Quanto goffa nell'Inno

Intorno al nuovo Focolare - non solo per questo -
Questo modello - di vita -
La cui Memoria m'inonda, come la Goccia
Di un Mare Celestiale -

Che Mattini nel nostro Giardino - immaginati -
Che Api - per noi - a mormorare -
Con solo gli Uccelli a interrompere
L'Incresparsi del nostro Tema -

E Compiti per Entrambi - A Gioco concluso -
A te Questioni - della Mente -
E a me - qualche più banale realtà -
Un Merletto - o una Melodia -

I Pomeriggi - passati insieme -
E il Crepuscolo - nei Vicoli -
Qualche aiuto per vite più povere -
Poverissime se viste - dalla nostra agiatezza -

E poi Tornare - e Notte - e Casa -

E poi con Te trascorrere -
Un nuovo - più divino - Impegno -
Finché l'Alba ci riporti nella Scena -
Trasformata - più Vivida -

Questa sembra una Casa - E Casa non è -
Ma cosa quel Luogo potrebbe essere -
Mi affligge - come un Sole al Tramonto -
Dove l'Alba - sa come stare -

Il testo è secondo la trascrizione Franklin; nell'edizione Johnson la quarta e l'ultima strofa sono in cinque versi, entrambe con il primo verso suddiviso in due: "And Task for Both / When Play be done -" e "This seems a Home - / And Home is not -". In entrambe le edizioni è precisato che il verso 21 (22 in Johnson) è da considerare a sé stante, visto che non c'è nessuna indicazione che possa far pensare a una variante e, inoltre, c'è il segno "+" prima di "Night", che riporta alla variante "trust" in calce alla poesia.

Un lungo elenco di quelle che potevano essere le gioie di una vita domestica, che ED vide (il "learned" del primo verso) soltanto di riflesso. L'elenco traccia, con la solita fantasia dickinsoniana, i percorsi più vari: dal mattino in giardino, ai pomeriggi operosi (con l'ironico quadretto dell'uomo intento a profondi pensieri e della donna che ricama o strimpella un po' di musica), al crepuscolo caritatevole, fino all'etereo sonno notturno che riporta al luminoso mattino iniziale (anche se il "new - diviner - Care" del verso 23 potrebbe riferirsi a fatti notturni più concreti). Poi, nell'ultima strofa, una sorta di morale finale, con quell'immagine di un sole al tramonto in un luogo dove invece dovrebbe esserci un'alba.
Bacigalupo nota acutamente che "come nella poesia 67, la vittoria appare più dolce allo sconfitto"; insomma, come dire che questo incantevole e immacolato quadretto familiare poteva essere tracciato solo da una zitella.
Il "Covenant" del terzo verso è naturalmente il contratto matrimoniale.


F892 (1865) / J1066 (1865)

Fame's Boys and Girls, who never die
And are too seldom born -
    Ragazzi e Fanciulle della Fama, che non muoiono mai
E troppo raramente sono generati -

Il manoscritto è a matita, su un frammento di carta da lettere. Probabilmente un appunto su quanto sia rara la nascita di qualcuno destinato alla fama.


F893 (1865) / J1139 (1869)

Her sovreign People
Nature knows as well
And is as fond of signifying
As if fallible -
    Il suo Popolo sovrano
La natura conosce molto bene
E vezzeggia il più significativo
Anche se fugace -

Biglietto inviato a Susan (L336), probabilmente con un fiore. Ai versi è anteposta la frase: "Rare to the Rare -".

Gli ultimi due versi non sono facili da interpretare. Nelle due versioni che conosco, entrambe di Silvio Raffo, sono tradotti così: "e non si stanca mai di farne mostra / come se quello potesse sfuggirle" (Geometrie dell'estasi) e "ed ama indicarlo / come se si potesse, lei, sbagliare -" (Meridiani).
Secondo me il senso dei versi è "la natura è particolarmente affezionata alle cose che hanno più significato (ovvero sono più significative della sua bellezza, come, appunto, un fiore) anche se sono quelle più fallibili." L'impressione è che "fallible" sia qui inteso come una sorta di richiamo al figliol prodigo: colui che sbaglia ma poi ritorna, un concetto simile a quello della fugacità del fiore, che è come se sprecasse in poco tempo la sua bellezza (come fa il figliol prodigo con la ricchezza) per poi tornare ed essere sempre accolto con affetto fra le braccia paterne-materne. Ho tradotto perciò con qualche libertà, cercando di usare più o meno lo stesso numero di parole usato da ED.
In questa interpretazione entrano anche le parole che precedono i versi nel biglietto. "Rara alla Rara" va infatti letto come "una cosa rara a una persona rara", una frase che rafforza il richiamo a qualcosa di non comune, che acquista valore dalla sua "rarità", ma anche dalla sua "fugacità", vista come una sorta di rarità temporale.


F894 (1865) / J1691 (?)

The Overtakelessness of Those
Who have accomplished Death -
Majestic is to me beyond
The Majesties of Earth -
The Soul her "Not at Home"
Inscribes upon the Flesh,
And takes a fine aerial gait
Beyond the Writ of Touch.
    L'Irraggiungibilità di Coloro
Che hanno conseguito la Morte
Maestosa è per me ben oltre
La Maestà della Terra -
L'Anima il suo "Non a Casa"
Iscrive sulla Carne,
E prende una lieve aerea andatura
Al di là del Diritto di Tocco.

Nell'edizione Johnson è riportato soltanto il testo della trascrizione di Susan, mentre Franklin cita il manoscritto autografo, evidentemente comparso successivamente. Il testo riportato sopra è quello del manoscritto, indirizzato "Dollie" (un nomignolo affettuoso per Susan - vedi la J51-F41, la J156-F218 e la J158-F222) e firmato "Emily"; la trascrizione di Susan è in due strofe di quattro versi, con gli ultimi due così modificati: "And takes her fine aerial gait / Beyond the hope of touch" ("E prende la sua lieve aerea andatura / Al di là della speranza di contatto.").

Il mistero della morte è più irraggiungibile di qualsiasi cosa noi si possa immaginare, di qualsiasi enigma naturale e terreno, perché in quel momento l'anima abbandona definitivamente la sua casa di carne, e si avvia per una strada che va al di là dei nostri poteri di conoscenza.
L'ultimo verso può essere tradotto in diverse maniere: "writ" è un termine legale che significa "decreto, ordine, legge scritta"; "touch" (come sostantivo) ha ventidue definizioni nel Webster; qui credo che ci si possa limitare a "tocco, contatto, tatto", non escludendo la possibilità di considerarlo come verbo. Nella versione autografa ho cercato di mantenere una connotazione giuridico-legale, pensando al "diritto di veto" o simili, mentre nella versione trascritta da Susan ho tradotto con un più usuale "contatto". Il senso dei due versi finali, al di là delle possibili diverse traduzioni, mi sembra comunque chiaro: l'anima se ne va e respinge ogni tentativo di definirla in termini razionali, come quelli che voleva usare San Tommaso, "toccando" la verità del Cristo risorto.


F895 (1865) / J1068/1775 (1866-?)

Further in Summer than the Birds
Pathetic from the Grass
A minor Nation celebrates
It's unobtrusive Mass.

No Ordinance be seen
So gradual the Grace
A pensive Custom it becomes
Enlarging Loneliness.

Antiquest felt at Noon
When August burning low
Arise this spectral Canticle
Repose to typify

Remit as yet no Grace
No Furrow on the Glow
Yet a Druidic Difference
Enhances Nature now

    Più avanti in estate degli Uccelli
Patetica dall'Erba
Una Nazione minore celebra
Discretamente la sua Messa.

Nessun Rito si vede
Tanto graduale la Grazia
Che pensosa Abitudine diventa
Ampliando la Solitudine.

Più arcaica sembra a Mezzogiorno
Quando Agosto ardendo nel profondo
Fa emergere questo Cantico spettrale
Il riposo a impersonare

Ridotta non è ancora la Grazia
Nessuna Ruga sullo Splendore
Eppure una Druidica Differenza
Intensifica la Natura ora

La ricostruzione delle varie versioni di questa poesia nelle due edizioni critiche è leggermente diversa. Riporto, in quanto più completa, quella di Franklin, che ne descrive sei:

A) 1865 - inviata a Gertrude Vanderbilt. Sette strofe di quattro versi, le ultime due corrispondono alla J1775, che Johnson considera una poesia a parte.
B) 1865 - inviata a Louise e Frances Norcross. Il manoscritto è perduto; nella lista delle poesie ricevute da ED compilata da Frances Norcross sono riportati i primi due versi con l'annotazione "Cricket".
C) 1866 - manoscritto che sembrerebbe preparato per la spedizione. Franklin ipotizza che ED abbia poi compilato di nuovo la poesia per inviarla a T.W. Higginson (vedi la successiva versione) poiché in questa aveva corretto al verso 9 "Antiquer" in "Antiquest". Quattro strofe di quattro versi, le prime due sono uguali ad A), le altre due sostituiscono le cinque successive della prima versione.
D) 1866 - Inviata a T.W. Higginson in una lettera spedita il 27 gennaio 1866 (L314). Uguale alla C), a parte la correzione al verso 9.
E) 1883 - Inviata in una lettera a Thomas Niles (L813) che inizia così: "I bring you a chill Gift - My Cricket and the Snow." ("Le offro un gelido Dono - il Mio Grillo e la Neve"). Il "Grillo" è questa poesia, l'altra è la J311-F291. Questa versione è uguale alle due precedenti (ma in due strofe di otto versi) a parte una variante al verso 15: "But" al posto di "Yet".
F) 1883 - Copia preparata per Mabel Todd e indirizzata presso Josiah Palmer, Hampton, New Hampshire, dove la Todd passò l'estate di quell'anno. L'indirizzo fu poi cancellato e Franklin ipotizza che la poesia possa essere stata consegnata dopo il ritorno di Mabel Todd ad Amherst. Uguale nel testo alla E) e nella diposizione delle strofe alla C) e D).

La versione riportata sopra è la D). Sotto la versione A), l'unica di quelle rimaste diversa dalle altre.

Further in Summer than the Birds -
Pathetic from the Grass -
A minor Nation celebrates
It's unobtrusive Mass -

No Ordinance be seen -
So gradual the Grace
A pensive Custom it becomes
Enlarging Loneliness -

'Tis Audiblest, at Dusk -
When Day's attempt is done -
And Nature nothing waits to do
But terminate in Tune -

Nor difference it knows
Of Cadence, or of Pause -
But simultaneous as Same -
The Service emphasize -

Nor know I when it cease -
At Candles, it is here -
When Sunrise is - that it is not -
Than this, I know no more -

The Earth has many keys -
Where Melody is not
Is the Unknown Peninsula -
Beauty - is Nature's Fact -

But Witness for Her Land -
And Witness for Her Sea -
The Cricket is Her utmost
Of Elegy, to Me -

    Più avanti in estate degli Uccelli -
Patetica dall'Erba -
Una Nazione minore celebra
Discretamente la sua Messa -

Nessun Rito si vede -
Tanto graduale la Grazia
Che pensosa Abitudine diventa
Ampliando la Solitudine -

È più Udibile, al Crepuscolo -
Quando lo sforzo del Giorno è concluso -
E la Natura non ha niente da fare
Se non terminare in Tono -

Né differenza conosce
Di Cadenza, o di Pausa -
Ma simultaneo quanto Uniforme -
La Cerimonia enfatizza -

Né so quando cessa -
Con le Candele, è qui -
Quando è l'Alba - non c'è più -
Questo è quanto, non so altro -

La Terra ha molte tonalità -
Dove non c'è Melodia
C'è la Sconosciuta Penisola -
La Bellezza - è Realtà di Natura -

Ma Testimone della Sua Terra -
E Testimone del Suo Mare -
Il Grillo è il Suo più alto grado
Di Elegia, per Me -

Molto interessante il confronto fra le due versioni. La prima (quella più lunga inviata alla Vanderbilt) si dilunga di più nella descrizione del canto del grillo (simbolo e presagio del prossimo svanire dell'estate), oscillando fra termini religiosi (mass, ordinance, service) e musicali (tune, cadence, pause, keys, melody) per terminare con una parola che sembra riunirli: "elegy", definita dal Webster "Un dolente o malinconico componimento poetico, o un canto funebre." Il canto del grillo diventa così da una delle tante voci del mondo (un mondo concreto che, senza musica, diventa la "sconosciuta penisola" della penultima strofa) quella che con religiosa e dolente bellezza sembra interpretare meglio il momento dello svanire, dell'abbandono.
Nella versione successiva la descrizione si fa più asciutta. Alle prime due strofe (uguali nelle due versioni), dove il rito discreto e invisibile di quella "nazione minore" diventa abitudine all'orecchio, una grazia che esalta la solitaria riflessione interiore, seguono versi che cercano di descrivere in profondità questo interrogarsi sulla fine di qualcosa che appare, ancora per poco, vivo ai nostri occhi. Prima con "antiquest" (nella prima stesura "antiquer", poi corretto in "antiquest"come se ED volesse accentuare ancora di più il concetto - per questo ho tradotto con "più arcaica") che situa in una regione senza tempo e senza moto ("repose to typify") questo "cantico spettrale" emergente dalle profondità del torrido agosto e poi con quella "druidica differenza" (ancora un richiamo ad un passato lontano e misterioso che diventa simbolo di un presente inafferrabile) che sembra aprirsi la strada in un luogo e in un tempo dove lo splendore non conosce ancora la ruga che annuncia il declino, e la grazia (qui sinonimo di bellezza ancora giovane) non ha subito l'ingiuria del tempo.
In conclusione, le due versioni si completano a vicenda e la maggiore concretezza dell'una si sposa felicemente con la rarefazione dell'altra.


F896 (1865) / J980 (1864)

Purple - is fashionable twice -
This season of the year,
And when a soul perceives itself
To be an Emperor.
    Il Porpora - è di moda due volte -
In questa stagione dell'anno,
E quando un'anima percepisce se stessa
Come un'Imperatrice.

La solenne e sontuosa bellezza del rosso porpora è sempre accostata da ED alle immagini più alte e orgogliose della concretezza e della spiritualità, come questa poesie esplicita chiaramente con le due immagini dell'autunno, che imporpora il paesaggio, e dell'anima, orgogliosa di sé.
La solennità dell'ultimo verso è contrapposta, come quasi sempre, alla concreta quotidianità del "fashionable" del primo.


F897 (1865) / J991 (1865)

She sped as Petals from a Rose -
Offended by the Wind -
A frail Aristocrat of Time
Indemnity to find -
Leaving on Nature a Default
As Cricket, or as Bee,
But Andes - in the Bosoms where
She had begun to lie.
    Si slanciava come Petali da una Rosa -
Violati dal Vento -
Una fragile Aristocratica della garanzia
Del Tempo alla scoperta -
Che lascia alla Natura una Mancanza
Come un Grillo, o come un'Ape,
Ma Ande - nei Petti dove
Aveva iniziato a posarsi.

La versione riportata è quella inviata a Susan in occasione della morte a due anni della nipotina Susan, figlia della sorella Martha Gilbert Smith, il 3 novembre 1865. Il manoscritto era dato per perduto da Johnson ma poi, come ci informa Franklin, è ricomparso, prima nel catalogo di un antiquario nel 1978, e poi in una vendita all'asta di Sotheby's a New York il 10 dicembre 1993.
Ci sono altri due manoscritti di questa poesia (non trascritti nei fascicoli), uno dei quali con varianti, in particolare ai versi 5 e 6:

She sped as Petals from a Rose -
Offended by the Wind
A fleet Aristocrat of Time
Indemnity to find -
Leaving an attitude on Time
Of Monad or of Fly -
But Andes, in the Bosoms where,
It had begun to lie -
    Si slanciava come Petali da una Rosa -
Violati dal Vento
Un'agile Aristocratica della garanzia
Del Tempo alla scoperta -
Che lascia un segno nel Tempo
Di Monade o di Mosca -
Ma Ande, nei Petti dove,
Aveva iniziato a posarsi -

Un biglietto di condoglianze a un tempo tenero e realistico. La morte di una bimba di due anni, che stava iniziando a muoversi nel mondo alla scoperta di quel tempo che poi le era stato negato, non lascia tracce nella natura, così come non lasciano tracce un grillo o un'ape, ma lascia montagne di ricordi nei cuori dove aveva appena cominciato a posarsi.


F898 (1865) / J825 (1864)

An Hour is a Sea
Between a few, and me -
With them would Harbor be -
    Un'Ora è un Mare
Fra alcuni, e me -
Con Loro sarebbe Porto -

I versi concludono una lettera a Susan della fine del 1865 (L312).

Anche una breve lontananza diventa un mare, se ad essere lontani sono quelli che quando sono con noi ci fanno sentire in porto.


F899 (1865) / J910 (1864)

Experience is the Angled Road
Preferred against the Mind
By - Paradox - the Mind itself -
Presuming it to lead.

Quite Opposite - How complicate
The Discipline of Man -
Compelling Him to choose Himself
His Preappointed Pain -

    L'Esperienza è la Strada Angolata
Preferita alla Mente
Da - Paradosso - la Mente stessa -
Che presume di essere alla guida.

Tutto il Contrario - Com'è complicata
La Disciplina dell'Uomo -
Che Lo costringe a scegliere da Sé
La Sua Pena Prefissata -

La mente si serve dell'esperienza (una strada angolata, sinuosa, che pone più problemi di quanti ne risolva) come arma contro se stessa, o meglio contro la parte di sé che sarebbe disposta a rassegnarsi al proprio destino, illudendosi così di essere alla guida del proprio futuro. Ma è, appunto, soltanto un'illusione. Nel corso della sua vita è l'uomo, e perciò anche la sua mente, ad essere guidato in un sentiero delimitato, che lo costringe a scegliere qualcosa che in realtà gli era già stato assegnato.
Una riflessione su uno dei temi teologici più controversi: il contrasto fra la predeterminazione (Dio sa tutto, conosce anche il futuro, che perciò non può essere che prefissato) e il libero arbitrio dell'uomo di costruire il proprio destino. ED lo descrive come dal di dentro, usando un linguaggio ambiguo, che non scioglie ma descrive il problema. Prima la mente, che sembra scegliere la ragione"("mind", definizione n. 5 del Webster: "The intellectual or intelligent power in man.") e, attraverso l'esperienza, crede di poter condurre il gioco, contrapponendosi alla sua parte più incline ad accogliere supinamente la grazia divina (definizione n. 8: "The implanted principle of grace."). Poi gli ultimi due versi, dove l'uomo è costretto a scegliere da sé (ma forse sarebbe meglio dire "viene illuso sulla sua capacità di scegliere da sé") un destino già scritto, una chiara contraddizione, che rende così complicata la sua vita materiale e spirituale, sempre in bilico tra la fede e la ragione. In mezzo, quel "Quite Opposite" che esplicita il concetto di "opposto, contrario", anche se qui diventa una disillusa risposta all'illusione del verso precedente.
Interessanti il quarto e quinto verso. Nelle quattro traduzioni che conosco sono interpretati (fino a metà del quinto) in due modi diversi. Raffo nei Meridiani e Forgue ne fanno una frase unica, rispettivamente "nell'illusione che conduca proprio / dall'altra parte -" e "Qui prétend l'entraîner / Dans l'autre sens;". La Lanati e Binni lo dividono: "con la presunzione di far strada. / Proprio al contrario -" e "pensando di dominarla / tutto il contrario -". Nelle edizioni critiche alla fine del quarto verso non c'è nessun segno di interpunzione, ma nel manoscritto (almeno nella copia dell'edizione curata da Franklin) si vede distintamente un punto, anche se spostato verso il basso. Ho colto questo indizio, anche se non certo, per interpretare come la Lanati e Binni, e ho scelto di tradurre "to lead" con "alla guida" perché l'illusione di "guidare" mi sembra molto coerente con la "strada angolata" del primo verso.


F900 (1865) / J973 (1864)

'Twas awkward, but it fitted me -
An Ancient fashioned Heart -
It's only lore - it's Steadfastness -
In Change - unerudite -

It only moved as do the Suns -
For merit of Return -
Or Birds - confirmed perpetual
By Alternating Zone -

I only have it not Tonight
In it's established place -
For technicality of Death -
Omitted in the Lease -

    Era goffo, ma su misura per me -
Un Cuore all'Antica -
Il suo solo sapere - la Costanza -
Di Cambiamenti - non erudito -

Si muoveva solo come fanno i Soli -
Per il valore del Ritorno -
O gli Uccelli - confermati in perpetuo
Da Zone che si Alternano -

Solo che non lo trovo Stanotte
Nel suo luogo d'elezione -
Per tecnicismo di Morte -
Omesso nell'Affitto -

La morte raccontata come il fermarsi di un cuore, semplice, perché non conosce cambiamenti e si accontenta di essere costante, ma giusto per chi lo porta. Un cuore che ama muoversi soltanto perché sa il valore del ritorno, come il sole o gli uccelli, sempre uguali in qualsiasi posto essi siano. Ma ecco che la morte, con i suoi cavilli tecnici, che somigliano tanto alle clausole nascoste di un contratto d'affitto, arriva e reclama lo sfratto, lasciando vuota la casa che lo ospitava.
Una trasparente metafora della morte come una sorta di freddo ufficiale giudiziario, che ci toglie la vita con la burocratica ferocia di un cavillo nascosto.