Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F651 - 700

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


      F1/50      F51/100     F101/150     F151/200     F201/250     F251/300 
   F301/350     F351/400     F401/450     F451/500     F501/550     F551/600 
   F601/650     F651/700     F701/750     F751/800     F801/850     F851/900 
   F901/950    F951/1000   F1001/1050   F1051/1100   F1101/1150   F1151/1200 
 F1201/1250   F1251/1300   F1301/1350   F1351/1400   F1401/1450   F1451/1500 
 F1501/1550   F1551/1600   F1601/1650   F1651/1700   F1701/1750   F1751/1789 

Appendice

Indice Franklin
Home page poesie
Home page


F651 (1863) / J385 (1862)

Smiling back from Coronation
May be Luxury -
On the Heads that started with us -
Being's Peasantry -

Recognizing in Procession
Ones We former knew -
When Ourselves were also dusty -
Centuries ago -

Had the Triumph no Conviction
Of how many be -
Stimulated - by the Contrast -
Unto Misery -

    Tornare sorridendo dall'Incoronazione
Può essere Voluttuoso -
Oltre le Teste che partirono con noi -
Campagnoli dell'Esistenza -

Ravvisare nel Corteo
Qualcuno che conoscemmo in passato -
Quando anche Noi eravamo polvere -
Secoli fa -

Se non fosse il Trionfo Convinto
Di quanti ce ne siano -
Spinti - dal Contrasto -
Verso la Sofferenza -

Il giudizio finale ci incoronerà finalmente come appartenenti alle schiere degli immortali e non possiamo non immaginarlo come una voluttuosa apoteosi; potremo guardare al di là della nostra umile condizione di mortali e riunirci con coloro che ci erano cari in quel lontano passato, quando non eravamo altro che polvere. Resta un unico rimpianto, la certezza che molti rimarranno indietro, confinati per sempre nella sofferenza di chi non è ammesso, una sofferenza resa più acuta dal contrasto con il trionfo degli eletti.


F652 (1863) / J549 (1862)

That I did always love
I bring thee Proof
That till I loved
I never lived - Enough -

That I shall love alway -
I argue thee
That love is life -
And life hath Immortality -

This - dost thou doubt - Sweet -
Then have I
Nothing to show
But Calvary -

    Che ho sempre amato
Ti porto la Prova
Perché finché amai
Non vissi mai - Abbastanza -

Che amerò sempre -
Ti dimostrerò
Perché l'amore è vita -
E la vita ha l'Immortalità -

Di questo - dovessi dubitare - Amore -
Allora non ho
Niente da mostrare
Tranne il Calvario -

Una identificazione fra vita e amore. Nella prima strofa sembra quasi che l'amare impedisca di vivere totalmente, ma poi nella seconda si esplicita l'identità ("love is life") e l'immortalità della vita diventa immortalità dell'amore. A questo punto si chiarisce che " Non vissi mai - Abbastanza - " si riferisce a un amore totalizzante per il quale la vita sembra sempre non bastare.
Nell'ultima strofa il possibile dubbio dell'altro sulla totalità di questo amore lascia spazio soltanto al sacrificio del Calvario, come se fosse un'estrema ratio che lascia cadere definitivamente ogni dubbio.
Per i "that" alternati nelle prime due strofe ho tradotto il primo con "che" e il secondo con "perché": potrebbe funzionare anche il contrario, con, nella seconda strofa, il secondo verso che prosegue nel terzo, anziché essere la conclusione del primo.


F653 (1863) / J515 (1862)

No Crowd that has occurred
Exhibit - I suppose
That General Attendance
That Resurrection - does -

Circumference be full -
The long restricted Grave
Assert her Vital Privilege -
The Dust - connect - and live -

On Atoms - features place -
All Multitudes that were
Efface in the Comparison -
As Suns - dissolve a star -

Solemnity - prevail -
It's Individual Doom
Possess each - separate Consciousness -
August - Absorbed - Numb -

What Duplicate - exist -
What scenery can be -
Of the Significance of This -
To Universe - and Me?

    Nessuna Folla che si sia riunita
Può vantare - suppongo
Quell'Universale Affluenza
Che la Resurrezione - vanta -

La Circonferenza è colma -
La Tomba a lungo confinata
Rivendica il suo Vitale Privilegio -
La Polvere - si accoda - e vive -

Sugli Atomi - i lineamenti si dispongono -
Tutte le Moltitudini che furono
Scompaiono al Confronto -
Come i Soli - cancellano una stella -

La Solennità - prevale -
Il suo Destino Individuale
Possiede ciascuna - separata Coscienza -
Augusta - Assorta - Intorpidita -

Quale Duplicato - esiste -
Quale scenario può esserci -
Di Significato pari a Questo -
Per l'Universo - e per Me?

Un'immaginifica descrizione della resurrezione. La circonferenza (questa parola in ED ha un significato insieme concreto e metafisico, è insieme la vita e il mistero della vita, l'immortalità e i dubbi sull'immortalità) è colma, le tombe si aprono e la polvere si dispone intorno agli atomi per ricreare i corpi, le coscienze riacquistano la loro individualità. Uno scenario senza pari, universale e individuale insieme. Se non fosse che nel secondo verso compare, come quasi sempre quando ED parla di questi argomenti, il dubbio: "I suppose".


F654 (1863) / J516 (1862)

Beauty - be not caused - It Is -
Chase it, and it ceases -
Chase it not, and it abides -

Overtake the Creases

In the Meadow - when the Wind
Runs his fingers thro' it -
Deity will see to it
That You never do it -

    La Bellezza - non si crea - È -
La insegui, e si dilegua -
Non la insegui, e si insedia -

Cogli al volo le Pieghe

Nel Prato - quando il Vento
Vi fa correre le sue dita -
La Divinità vedrà
Di non fartelo mai fare -

La bellezza (la felicità, il bello del vivere, ma anche l'arte, la poesia) non ha una causa, nel senso che non viene creata dalle nostre azioni, semplicemente "è", una sorta di idea platonica. E come tutto ciò che esiste ma non è concreto, sfugge ai nostri tentativi di afferrarla, di farla nostra, e, se vuole, si presenta da sola. Cercarla è un po' come tentare di afferrare le pieghe che il vento provoca sul prato quando passa, veloce e senza preannuncio.
Gli ultimi due versi possiamo intenderli come: "è Dio che non permette agli uomini di afferrare, di impadronirsi a loro piacimento della bellezza, quasi fosse un geloso custode delle sue prerogative" ma anche: "è il carattere divino della bellezza, un concetto che va al di là della concretezza in cui viviamo, a impedire ai mortali di farla propria quando e come vogliono, e li costringe ad aspettare che essa si manifesti".


F655 (1863) / J517 (1862)

He parts Himself - like Leaves -
And then - He closes up -
Then stands upon the Bonnet
Of Any Buttercup -

And then He runs against
And oversets a Rose -
And then does Nothing -
Then away upon a Jib - He goes -

And dangles like a Mote
Suspended in the Noon -
Uncertain - to return Below -
Or settle in the Moon -

What come of Him - at Night -
The privilege to say
Be limited by Ignorance -
What come of Him - That Day -

The Frost - possess the World -
In Cabinets - be shown -
A Sepulchre of quaintest Floss -
An Abbey - a Cocoon -

    Si stacca - come le Foglie -
E poi - si chiude -
Poi si ferma sul Berretto
Di un Ranuncolo Qualsiasi-

E poi corre incontro
E rovescia una Rosa -
E poi non fa Nulla -
Poi su una Vela maestra - se ne va -

E dondola come Pulviscolo
Sospeso nel Meriggio -
Incerto - se tornare Disotto -
O sistemarsi sulla Luna -

Cosa avvenga di Lui - la Notte -
Il privilegio di dirlo
È limitato dall'Ignoranza -
Cosa avvenga di Lui - il Giorno in cui -

Il Gelo - s'impossessa del Mondo -
In Segreti Scrigni - si rivela -
Un Sepolcro di bizzarra Lanugine
Un'Abbazia - un Bozzolo -

Un baco da seta nasce, si chiude in se stesso, si ferma su un ranuncolo, rovescia una rosa, si concede una pausa, si arrampica su un albero e lì rimane appeso, dondolando come fanno le sottili particelle di polvere rivelate dalla luce pomeridiana, e incerto sul da farsi. Nessuno può immaginare quello che avverrà di lui. Ma in uno scrigno segreto, una sorta di sepolcro lanuginoso, si rivela il segreto: da quel bozzolo nascerà il miracolo della farfalla.
È solo la descrizione della vita di un baco da seta? Può essere. Ma è facile vedervi una metafora della vita. Si nasce, si vive, poi arriva la notte, il gelo, la morte. Solo il sepolcro potrà darci il privilegio, ora limitato dall'ignoranza della nostra sorte, di sapere se da quel gelo, da quella notte, nascerà la farfalla che potrà librarsi nell'immortalità.


F656 (1863) / J520 (1862)

I started Early - Took my Dog -
And visited the Sea -
The Mermaids in the Basement
Came out to look at me -

And Frigates - in the Upper Floor
Extended Hempen Hands -
Presuming Me to be a Mouse -
Aground - upon the Sands -

But no Man moved Me - till the Tide
Went past my simple Shoe -
And past my Apron - and my Belt
And past my Boddice - too -

And made as He would eat me up -
As wholly as a Dew
Upon a Dandelion's Sleeve -
And then - I started - too -

And He - He followed - close behind -
I felt his Silver Heel
Upon my Ancle - Then My Shoes
Would overflow with Pearl -

Until We met the Solid Town -
No One He seemed to know -
And bowing - with a Mighty look -
At me - The Sea withdrew -

    Mi avviai di Buon'ora - Presi il mio Cane -
E feci visita al Mare -
Le Sirene dello Scantinato
Uscirono per guardarmi -

E le Fregate - del Piano più Alto
Stesero Mani di Canapa -
Presumendo ch'Io fossi un Topo -
Arenato - sulla Sabbia -

Ma Nessuno Mi smosse - finché la Marea
Andò oltre le mie semplici Scarpe -
E oltre il Grembiule - e la Cintura
E oltre il Corsetto - anche -

E fece come se volesse divorarmi -
Per intero come una Rugiada
Sulla Manica di un Dente di Leone -
E allora - mi avviai - anch'io -

E Lui - Lui seguiva - dappresso -
Sentivo il suo Argenteo Tallone
Sulle Caviglie - Poi le Mie Scarpe
Traboccarono di Perle -

Finché incontrammo la Solida Città -
Lui sembrava non conoscere Nessuno -
E inchinandosi - con un Possente sguardo -
A me - Il Mare si ritirò -

Il racconto di un sogno, un sogno vero, notturno, ma anche il sogno di fondersi con la natura. Una natura forte, possente, simboleggiata dal mare, ma allo stesso tempo familiare. È un mare che tendiamo a confondere con i posti in cui viviamo, che conosciamo bene, dove le sirene abitano nello scantinato e le fregate ai piani superiori. A un certo punto però la natura si riprende il suo carattere selvaggio, ci inonda, ci sommerge, di acqua ma anche di perle. Noi resistiamo, ma quando il mare ci arriva al corsetto siamo costretti a indietreggiare, a rifugiarci nella "solida" città (contrapposta al liquido e mutevole mare). Qui la situazione si rovescia; ora è lui che si trova in un ambiente che non conosce, che gli è estraneo, ed è costretto a indietreggiare, non senza un ultimo guizzo "umano": un inchino e uno sguardo (sia pure possente) agli umani che lo amano e lo temono allo stesso tempo.
Marisa Bulgheroni (nelle note nel Meridiano) afferma che il testo "è ricco di allusioni sessuali tradotte in metafore fantastiche". A me sembra che i significati possibili siano diversi, probabilmente non in contrasto uno con l'altro ma complementari. Provo a indicarne qualcuno:
sessuali: il mare-uomo a cui la timida fanciulla si avvicina vogliosa di incontrarlo; poi è impaurita dalle sue avances sempre più stringenti, ed è costretta a fuggire, rifugiandosi nelle solide convenzioni sociali;
filosofico-teologici: il mare-ragione ci attrae perché lo sentiamo vicino alla nostra parte razionale, ma che ci impaurisce con la marea di dubbi con cui ci inonda; e allora preferiamo rifugiarci nella solida fede, con poche domande e molte risposte;
libertari: il mare-libertà, così bello, immenso, infinito, dove in un primo momento ci troviamo a nostro agio, ma che poi rivela i pericoli a cui si va incontro quando si lascia la noiosa ma sicura e confortevole casa avita, per avventurarsi, liberi ma sradicati, nel mondo.
Insomma, la poesia è ricchissima di spunti, ma io credo che il senso più vero sia quello più semplice. Amare la natura, cercarla, andargli incontro vedendola come parte della nostra vita, di noi stessi, ma, nello stesso tempo, essere consapevoli che anch'essa, come quasi tutto ciò che esiste nel mondo, ha sempre due facce, una possente, bella, che attira; l'altra minacciosa, tremenda, pericolosa, anche se il pericolo talvolta si nasconde in un perlaceo scintillio. In altre parole, la natura va amata, ma anche temuta e, per questo, rispettata. È un significato che non elimina gli altri, ma in un certo senso li contiene.


F657 (1863) / J521 (1862)

Endow the Living - with the Tears -
You squander on the Dead,
And They were Men and Women - now,
Around Your Fireside -

Instead of Passive Creatures,
Denied the Cherishing
Till They - the Cherishing deny -
With Death's Etherial Scorn -

    Donate ai Vivi - le Lacrime -
Che sprecate per i Morti,
Ed Essi sarebbero Uomini e Donne - allora,
Intorno al Vostro Focolare -

Invece di Passive Creature,
Negate alla Tenerezza
Fino a che Loro - la Tenerezza neghino -
Con l'Etereo Scherno della Morte -

Ancora una volta un concetto banale: "è meglio dare qualcosa di se stessi ai vivi, che spargere, e sprecare, inutili lacrime per loro quando saranno morti". ED usa il verbo "endow", che significa propriamente "dotare, fornire di dote", mettendolo in contrasto con "squander" ("dissipare, sprecare"). Ma subito dopo l'attacco, che un po' sorprende, con quel "sprecare" riferito alle lacrime che si versano per chi muore, ecco che il concetto si chiarisce meglio: i sentimenti, la tenerezza, l'amore, (la definizione di "cherishing" è "prendersi teneramente cura di qualcuno") non lasciateli da parte, come contenitori che servono soltanto ad attingere le lacrime quando qualcuno che ci è caro muore. Riversateli prima sui vivi, ed essi, a cui non sarà più negata la tenerezza, l'amore, siederanno al focolare non più come creature passive, ma come uomini e donne nella pienezza del vivere. E forse così sarà meno cruda l'ultima beffa, eterea, immateriale eppure così concreta: quella della morte che li negherà per sempre all'amore degli altri.


F658 (1863) / J538 (1862)

'Tis true - They shut me in the Cold -
But then - Themselves were warm
And could not know the feeling 'twas -
Forget it - Lord - of Them -

Let not my Witness hinder Them
In Heavenly esteem -
No Paradise could be - Conferred
Through Their beloved Blame -

The Harm They did - was short - And since
Myself - who bore it - do -
Forgive Them - Even as Myself -
Or else - forgive not me -

    È vero - Essi mi chiusero nel Freddo -
D'altra parte - Loro erano al caldo
E non potevano sapere la sensazione che dava -
Dimentica questo - Signore - di Loro -

Non permettere che la mia Testimonianza Li ostacoli
Nella stima Celeste -
Nessun Paradiso potrebbe essere - Conferito
Per la Loro amata Colpa -

Il Danno che fecero - fu minimo - E dato che
Io stessa - che lo subii - l'ho fatto -
Perdonali - Fai come Me -
Oppure - non perdonare neanche me -

Talvolta accade che le persone care ci "chiudano nel freddo", senza magari rendersene conto, ovattati e caldi nella loro ben regolata vita quotidiana. Questa colpa (nell'ottavo verso c'è un ossimoro: "beloved blame" che è un po' la chiave della poesia), che non intacca l'amore che abbiamo per loro, non deve diventare un ostacolo alla loro salvezza, al paradiso. Perciò, Signore, perdonali, perché io li ho perdonati, e da sola, senza di loro, non ci verrò in paradiso.


F659 (1863) / J539 (1862)

The Province of the Saved
Should be the Art - To Save -
Through Skill obtained in Themselves -
The Science of the Grave

No Man can understand
But He that hath endured
The Dissolution - in Himself -
That Man - be qualified

To qualify Despair
To Those who failing new -
Mistake Defeat for Death - Each time -
Till acclimated - to -

    La Competenza dei Salvati
Dovrebbe essere l'Arte - Di Salvarsi -
Attraverso l'Esperienza ottenuta in Se stessi -
La Scienza della Tomba

Nessuno può comprendere
Se non Colui che ha sopportato
La Dissoluzione - su di Sé -
Costui - è qualificato

A qualificare la Disperazione
A Coloro che falliscono di nuovo -
Scambiando la Sconfitta con la Morte - Ogni volta -
Finché non si siano assuefatti - a lei -

Qui ED ritorna sul tema del "salvarsi", ovvero di ottenere una cosa che lei non è mai riuscita a raggiungere: la fede nell'immortalità. Solo chi si è salvato (o anche chi è morto - visto quello che dice ED dal quarto al settimo verso), chi ha sperimentato su di sé la dissoluzione della ragione che porta alla fede, può descrivere questo disperato percorso a coloro che si ostinano a credere che la morte sia la sconfitta definitiva (qui ED veramente dice " Mistake Defeat for Death", ovvero il contrario. Ma in questa poesia credo che i due termini siano intercambiabili), insomma a quelli che non ne vogliono sapere di salvarsi. Nell'ultimo verso ho lasciato l'ambiguità di quel "to" finale, che rimane vago, non riferito alla morte o alla sconfitta, ma presumibilmente a entrambe, confermando quell'intercambiabilità di cui parlavo sopra.
Nell'ottavo e nono verso Raffo, nel Meridiano, traduce così:"...è in grado / di definire...". Io ho preferito usare lo stesso verbo, per lasciare inalterata la ripetizione dell'originale.


F660 (1863) / J540 (1862)

I took my Power in my Hand -
And went against the World -
'Twas not so much as David - had -
But I - was twice as bold -

I aimed by Pebble - but Myself
Was all the one that fell -
Was it Goliath - was too large -
Or was myself - too small?

    Presi in Mano la mia Forza -
E andai contro il Mondo -
Non era certo la stessa che Davide - aveva -
Ma io - ero due volte più ardita -

Presi la mira col Sasso - Ma proprio Io
Fui fra tutti l'unica che cadde -
Era Golia - troppo grande -
O ero io - troppo piccola?

Per quanto grande sia la propria forza, il proprio coraggio, è difficile vincere contro il mondo. Quello di Davide e Golia è stato solo un episodio, in genere è Davide che soccombe. Ed è difficile dire se è il mondo a essere troppo grande o noi a essere troppo piccoli.


F661 (1863) / J541 (1862)

Some such Butterfly be seen
On Brazilian Pampas -
Just at noon - no later - Sweet -
Then - the License closes -

Some such Rose - express - and pass -
Subject to Your Plucking -
As the Stars - You knew last Night -
Foreigners - This Morning -

    Qualcosa simile a una Farfalla che si vede
Nelle Pampas Brasiliane -
Solo a mezzogiorno - non più tardi - Caro -
Poi - il Permesso scade -

Qualcosa simile a una Rosa - che si rivela - e passa-
Pronta ad essere da Te Colta -
Come le Stelle - che riconoscevi la Notte scorsa -
Straniere - Stamane

Un "carpe diem" reinterpretato dalla fantasia dickinsoniana. Ricordati che se non cogli al volo il passaggio di una farfalla prima che scompaia, se non cogli subito una rosa prima che sfiorisca, se non alzi gli occhi al cielo per vedere le stelle prima che faccia giorno, non riuscirai a catturare un momento che la vita ti offre, senza possibilità di replica.
Nel quinto verso ho scelto la variante "Rose" al posto di "Spice" ("Spezia"), più facilmente traducibile in relazione al "cogliere" del verso successivo.


F662 (1863) / J542 (1862)

I had no Cause to be awake -
My Best - was gone to sleep -
And Morn a new politeness took -
And failed to wake them up -

But called the others - clear -
And passed their Curtains by -
Sweet Morning - When I oversleep -
Knock - Recollect - to Me -

I looked at Sunrise - Once -
And then I looked at Them -
And wishfulness in me arose -
For Circumstance the same -

'Twas such an Ample Peace -
It could not hold a Sigh -
'Twas Sabbath - with the Bells divorced -
'Twas Sunset - all the Day -

So choosing but a Gown -
And taking but a Prayer -
The only Raiment I should need -
I struggled - and was There -

    Non avevo nessun Motivo per stare sveglia -
I miei più Cari - s'erano addormentati -
E il Mattino rinnovò le sue buone maniere -
E tralasciò di svegliarli -

Ma chiamò gli altri - chiaramente -
E passò accanto alle loro Cortine -
Dolce Mattino - Se continuo a dormire -
Bussa - Rammentati - di Me -

Guardai il Sorgere del Sole - Dapprima -
E poi guardai Loro -
E il desiderio in me si risvegliò -
Della stessa Condizione -

Era una così Ampia Pace -
Da non contenere un Sospiro -
Era Domenica - disgiunta dalle Campane -
Era Tramonto - tutto il Giorno -

Così scegliendo non più di una Veste -
E prendendo non più di una Preghiera -
Il solo Abbigliamento che mi sarebbe servito -
Mi divincolai - e fui di Là -

Le persone più care si sono ormai addormentate, sembra non esserci più nessun motivo per restare sveglia. La natura sa cosa fare, sa che deve svegliare i vivi e lasciare in pace i morti. Io sono ancora viva, perciò, mattino, ricordati di svegliarmi. Ma dopo questo risveglio, dopo aver guardato da una parte il sorgere del sole e dall'altra il ricordo di coloro che mi erano cari, mi rimane soltanto il desiderio di seguirli. Seguirli in quella vasta pace dove non c'è sospiro né sofferenza, dove il giorno è sempre un giorno di riposo, ma senza le campane che lo annuncino, dove il tramonto è l'unica condizione che contraddistingue il tempo. Basta poco per questo viaggio, basta scegliere una veste, una preghiera, divincolarsi dal nostro involucro terreno e subito si è di là.
Per "divorced" del verso 15 ho tradotto con "disgiunto", seguendo una delle definizione del Webster "To separate or disunite things closely connected", che mi sembra si attagli perfettamente a cose strettamente "connected" come il "Sabbath" (giorno di riposo, di festa) e le campane.
Nelle versioni italiane che conosco il verbo "struggled" dell'ultimo verso è tradotto: "feci un ultimo sforzo" (Errante, 1956 e Raffo nel Meridiano ed Errante) e "mi feci forza" (Gardini). Questo è uno dei significati possibili di "to struggle", ma quello principale è "to strive, or to make efforts with a twisting or with contortions of the body". Qui mi è sembrato che "divincolarsi" fosse perfetto: dà l'idea di un'anima che si divincola per sbarazzarsi del suo involucro di carne.


F663 (1863) / J543 (1862)

I fear a Man of frugal Speech -
I fear a Silent Man -
Haranguer - I can overtake -
Or Babbler - entertain -

But He who weigheth - While the Rest -
Expend their furthest pound -
Of this Man - I am wary -
I fear that He is Grand -

    Temo un Uomo dall'Eloquio frugale -
Temo un Uomo Silenzioso -
L'Arringatore - posso sovrastare -
O il Chiacchierone - intrattenere -

Ma Colui che pondera - Mentre gli Altri -
Spendono fino all'ultima sterlina -
Di quest'Uomo - diffido -
Temo che sia un Grande -

L'apparente negatività dei verbi nei primi due versi e nell'ultimo ("fear" e "wary") si capovolge nel tributo al silenzio dell'interiorità contrapposto al vuoto clamore delle chiacchiere: Un "grande" merita il nostro rispetto anche perché siamo consapevoli di non essere in grado di "intrattenerlo" né, tantomeno, di "sovrastarlo" e per questo tendiamo anche a temerne la grandezza, a diffidare (ma " to wary" ha anche il significato di "essere cauto, guardingo") di qualcuno che ci fa sentire così piccoli e inadeguati.


F664 (1863) / J379 (1862)

Rehearsal to Ourselves
Of a Withdrawn Delight -
Affords a Bliss like Murder -
Omnipotent - Acute -

We will not drop the Dirk -
Because We love the Wound
The Dirk Commemorate - Itself
Remind Us that we died.

    Riproporre a Noi stessi
Una Delizia Svanita -
Dà una Beatitudine simile al Delitto -
Onnipotente - Acuta -

Non vogliamo deporre il Pugnale -
Perché amiamo la Ferita
Che il Pugnale Rievoca - Essa stessa
Ci rammenta che siamo morti.

Il ricordo come dolore lancinante, che somiglia tanto alla morte, ma allo stesso tempo come esigenza insopprimibile, perché non possiamo fare a meno di continuare a riproporre a noi stessi quei momenti di felicità.


F665 (1863) / J544 (1862)

The Martyr Poets - did not tell -
But wrought their Pang in syllable -
That when their mortal name be numb -
Their mortal fate - encourage Some -
The Martyr Painters - never spoke -
Bequeathing - rather - to their Work -
That when their conscious fingers cease -
Some seek in Art - the Art of Peace -
    I Martiri Poeti - non dissero -
Ma forgiarono il Tormento in sillabe -
Affinché una volta intorpidito il nome mortale -
Il loro fato mortale - incoraggi Qualcuno -
I Martiri Pittori - non parlarono mai -
Lasciarono in eredità - piuttosto - le loro Opere -
Affinché una volta a riposo le consapevoli dita -
Qualcuno cerchi nell'Arte - l'Arte della Pace -

I poeti e i pittori sono "martiri", perché l'artista è colui che è predestinato a "forgiare il tormento" ("pang" significa "pena estrema, angoscia, tormento, tortura interiore"). Ed è difficile "dirlo", trasmetterlo con la voce a chi li circonda. Bisogna piuttosto forgiarlo, lavorarlo, modellarlo (tutti significati di "wrought", che è la forma antiquata del passato di "to work") in sillabe o in colori, e poi lasciarlo a chi verrà quando il nome mortale del poeta sarà ormai intorpidito e le consapevoli (nel senso di esperte, capaci) dita del pittore avranno ormai cessato la loro attività.
Nell'ultimo verso si scioglie il senso vero della poesia: cos'è che cerchiamo nella poesia, nell'arte? Cerchiamo soprattutto il significato, e il superamento, del tormento, dell'angoscia del vivere, ma anche dell'angoscia del morire. Insomma cerchiamo l'arte della pace, ovvero l'arte di saper morire in pace.


F666 (1863) / J550 (1862)

I cross till I am weary
A Mountain - in my mind -
More Mountains - then a Sea -
More Seas - And then
A Desert - find -

And My Horizon blocks
With sudden - blinding - Grains
Of unconjectured quantity -
As Asiatic Rains -

Nor this - defeat my Pace -
It hinder from the West
But as an Enemy's salute
One hurrying to Rest -

What merit had the Goal -
Except there intervene
Faint Doubt - and far Competitor -
To jeopardize the Gain?

At last - the Grace in sight -
I shout unto my feet -
I offer them the Whole of Heaven
The instant that we meet -

They strive - and yet delay -
They stagger - Do we die -
Or is this Death's Experiment -
Reversed - in Victory?

    Attraverso fino a stancarmi
Una Montagna - nella mia mente -
Altre Montagne - poi un Mare -
Altri Mari - E poi
Un Deserto - trovo -

E il Mio Orizzonte blocca
Con improvvisi - accecanti - Granelli
Di incalcolabile quantità -
Come Piogge Asiatiche -

Neanche questo - vince il mio Passo -
Lo ostacola da Occidente
Non più di come gli onori di un Nemico
Chi si affretti al Riposo -

Che merito avrebbe la Meta -
Se non si frapponessero
Un vago Dubbio - e un lontano Concorrente -
A mettere a repentaglio la Conquista?

Alla fine - la Grazia in vista -
Incito i miei piedi -
Offro loro l'Intero Cielo
Nell'istante in cui ci incontreremo -

Essi si sforzano - eppure indugiano -
Vacillano - Moriamo -
O è questo Esperimento di Morte -
Tramutato - in Vittoria?

Che cosa cerco attraversando gli ostacoli della mia mente (montagne, mari)? La chiave è al primo verso della quinta strofa "At last - the Grace in sight -" Ma il percorso interiore sovente finisce in un deserto, un desolato luogo senza risposte che impedisce, con i suoi improvvisi e accecanti granelli di sabbia (come fossero i monsonici acquazzoni asiatici) di guardare al di là dell'orizzonte. Ma io sono determinata, neanche questo deserto ferma il mio passo, è solo un ostacolo che proviene dalle terre dell'occidente, quelle terre che sono il simbolo della morte, dell'aldilà, che comunque non riescono a ostacolarmi più di tanto, non più di quanto le salve di saluto del nemico riescano a farlo per chi ormai si sta affrettando verso il meritato riposo (eterno?). D'altronde, che merito avremmo nel raggiungere la meta, se il suo raggiungimento non fosse messo a repentaglio da qualcosa, sia essa un dubbio o un concorrente che cerca di rubarcela? Ed ecco che, dopo tanti ostacoli, finalmente la meta, la Grazia, è in vista. Io incito i miei piedi a correre, a non fermarsi, a non tenere conto delle difficoltà, offro loro l'intera posta, nel momento in cui riusciremo a raggiungerla. Essi si sforzano, ma ancora indugiano, vacillano. Riusciamo infine nell'impresa: moriamo. Ed ecco i due ultimi, enigmatici, versi. La morte e la vittoria si confondono, non sappiamo più se la morte è cercata per vincerne la paura o magari per avere la conferma della grazia, o se la terribile, angosciante morte, che contiene in sé tutti i dubbi sulla grazia e sull'immortalità, non sia altro che il passaggio obbligato per accedere alla vittoria.
Ho scelto due varianti: al verso 7: "sudden - blinding" al posto di "steady - drifting" ("costanti - vaganti"); al verso 23 "stagger" al posto di "perish" ("periscono").


F667 (1863) / J386 (1862)

Answer July -
Where is the Bee -
Where is the Blush -
Where is the Hay?

Ah, said July -
Where is the Seed -
Where is the Bud -
Where is the May -
Answer Thee - Me -

Nay - said the May -
Show me the Snow -
Show me the Bells -
Show me the Jay!

Quibbled the Jay -
Where be the Maize -
Where be the Haze -
Where be the Bur?
Here - said the Year -

    Rispondi Luglio -
Dov'è l'Ape -
Dov'è il Rosseggiare -
Dov'è il Fieno?

Ah, disse Luglio -
Dov'è il Seme-
Dov'è il Germoglio -
Dov'è il Maggio -
Rispondi Tu - a Me -

No - disse il Maggio -
Mostrami la Neve -
Mostrami le Campanule -
Mostrami la Ghiandaia!

Cavillò la Ghiandaia -
Dove sarà il Mais -
Dove sarà la Foschia -
Dove sarà la Castagna?
Qui - disse l'Anno -

Botta e risposta fra luglio e maggio: ciascuno chiede conto all'altro di elementi che appartengono alle stagioni (estate, primavera, inverno) e da ultimo si inserisce la ghiandaia, con le domande sull'autunno. La risposta definitiva la dà l'elemento unificatore, l'anno che le contiene tutte.
Il fatto che "May" (vv. 8 e 10) sia preceduto dall'articolo fa ritenere che ED abbia pensato, oltre ovviamente al mese di maggio, anche a una delle definizioni del Webster: "The early part of life", a cui segue una citazione shakespeariana: "His May of youth and bloom of lustihood." ("il maggio della sua giovinezza e il fiore della sua forza." - Molto rumore per nulla, V.i.76, trad. di Masolino D'Amico, in Teatro completo di William Shakespeare, vol. II, Milano, Mondadori, 1982).
Al verso 17 "bur" è il riccio della castagna; ho tradotto con "castagna" perché "riccio" potrebbe essere inteso come l'animale omonimo e "riccio della castagna" sarebbe un po' troppo lungo per tradurre un termine monosillabico.


F668 (1863) / J551 (1862)

There is a Shame of Nobleness -
Confronting Sudden Pelf -
A finer Shame of Extasy -
Convicted of Itself -

A best Disgrace - a Brave Man feels -
Acknowledged - of the Brave -
One More - "Ye Blessed" - to be told -
But this - involves the Grave -

    C'è una Vergogna della Nobiltà -
Di fronte a un Improvviso Arricchimento -
Una più sottile Vergogna dell'Estasi -
Che si sente Colpevole -

Un Disagio maggiore - prova un Uomo Coraggioso -
A cui si dà atto - del Coraggio -
Ancora di Più - "Te Beato" - essere chiamato -
Ma questo - comporta la Tomba -

Il significato è chiaro: ci si vergogna delle proprie fortune, dell'estasi, del proprio valore. Ma la vergogna più grande è raggiungere la beatitudine, anche se questo è un problema a due facce, visto che comporta la tomba. Un significato che fa venire alla mente il "non son degno" tanto caro ai cristiani, ma anche l'atteggiamento contrario di chi si vanta delle proprie, magari vere ma così effimere, fortune o qualità mortali.
Molte le alternative per le scelte di traduzione. Le metto a confronto con quelle di Massimo Bacigalupo nel Meridiano.
Al secondo verso "pelf" è tradotto con "guadagno". Io ho tradotto con "arricchimento" perché "pelf" significa sì "ricchezza, guadagno" ma in senso spregiativo, come di chi si arricchisce senza merito. Mi sembra che in italiano il termine "arricchimento" sia il più indicato: "indebito arricchimento" in diritto, un "arricchito" per dire di chi ha ottenuto la ricchezza senza molti meriti.
Il quarto verso "convicted of itself" è tradotto con "rivelata a se stessa"; ho preferito usare il significato "condannato, dichiarato colpevole" e ho perciò tradotto con "si sente colpevole".
Al quarto verso "a best disgrace" è tradotto con "una sfortuna migliore", insieme al verso successivo: "acknowledged - of the brave" tradotto con "se i valorosi lo acclamano". Qui ho interpretato come: "una vergogna ancora più grande prova il coraggioso, quando gli si dà atto del suo coraggio, quando il suo valore è riconosciuto". In questo caso ho ritenuto che ED abbia usato "disgrace" come sinonimo di "shame" (è un sinonimo riportato nel Webster) e ho usato anch'io un sinonimo: "disagio", che mi sembra si adatti bene al sentimento di un uomo valoroso che si sente lodare per il suo valore. Di conseguenza ho tradotto "acknowledged" con "a cui si dà atto" (uno dei significati riportati nel Webster: "noticed with regard or gratitude") e ho interpretato "brave" come una sostantivizzazione dell'aggettivo, traducendo perciò "del coraggio".
Per l'ultimo verso ho scelto la variante " But this - involves the Grave -" al posto di "But that's - Behind the Grave". Il senso è analogo, ma mi piaceva di più perché nella variante ho sentito quasi un impeto di ribellione, come dire "attenzione, che quest'ultima vergogna comporta ("involves" significa "coinvolge, richiede, riguarda") la tomba, perciò in fin dei conti, a chi può importare", piuttosto che "Ma ciò è - Oltre la Tomba" che mi dà più l'idea di un dato di fatto oggettivo.


F669 (1863) / J552 (1862)

An ignorance a Sunset
Confer upon the Eye -
Of Territory - Color -
Circumference - Decay -

It's Amber Revelation
Exhilirate - Debase -
Omnipotence' inspection
Of Our inferior face -

And when the solemn features
Confirm - in Victory -
We start - as if detected
In Immortality -

    Un'ignoranza il Tramonto
Conferisce all'Occhio -
Di Territorio - Colore -
Circonferenza - Decadimento -

La sua Ambrata Rivelazione
Eccita - Degrada -
Ispezione dell'Onnipotente
Sui Nostri volti subalterni -

E quando le solenni fattezze
Si cristallizzano - nella Vittoria -
Noi trasaliamo - come sorpresi
Nell'Immortalità -

Anche qui, una descrizione del momento della morte, simboleggiata dal tramonto, che appanna l'occhio, lo rende incapace di vedere ciò che lo circonda, i colori, la circonferenza, il decadimento. È una rivelazione ambrata, che dà un senso di eccitazione e, all'opposto, di degrado. È una sorta di ispezione che l'onnipotente fa sui nostri volti umani, mortali, inferiori, subalterni. E quando il momento solenne si cristallizza (ho tradotto così "confirm", interpretando liberamente uno di significati del Webster: "to make firm") nella vittoria (che può essere la vittoria della morte sulla vita, ma anche la vittoria del mortale che si avvia all'immortalità) non ci trova mai preparati: trasaliamo, come se fossimo sorpresi all'improvviso dentro l'immortalità.


F670 (1863) / J553 (1862)

One Crucifixion is recorded - only -
How many be
Is not affirmed of Mathematics -
Or History -

One Calvary - exhibited to Stranger -
As many be
As Persons - or Peninsulas -
Gethsemane -

Is but a Province - in the Being's Centre -
Judea -
For Journey - or Crusade's Achieving -
Too near -

Our Lord - indeed - made Compound Witness -
And yet -
There's newer - nearer Crucifixion
Than That -

    Una sola - Crocifissione è registrata -
Quante siano
Non è affermato da Matematica -
O Storia -

Uno è il Calvario - esibito allo Straniero -
Tanti sono
Quante le Persone - o le Penisole -
Il Getsemani -

È solo una Provincia - al Centro dell'Essere -
La Giudea -
Per fare un Viaggio - o una Crociata -
Troppo vicina -

Nostro Signore - in verità - rese Universale Testimonianza -
Eppure -
C'è una più attuale - più vicina Crocifissione
Di Quella -

La crocifissione, il calvario, il getsemani, la Giudea, sono tutti simboli della passione, del dolore di Cristo. Ma sono anche simboli del dolore interiore dell'uomo, nostro e degli altri, che si consuma, senza essere registrato, senza passare alla storia, in ciascuno di noi ogni qualvolta dobbiamo affrontare i momenti più difficili della vita.
Come sempre ED ricorre alle immagini più svariate per dircelo.
Di crocifissione ufficiale, registrata, ce n'è una sola, ma nessuno può dire quante siano quelle che avvengono tutti i giorni. Non può contarle la matematica. Non può narrarle la storia.
Un solo calvario è la prova che i cristiani esibiscono a coloro che non credono, che sono estranei alla figura di Cristo. Ma ne esistono tanti di calvari, tanti quante sono le persone e i luoghi sulla Terra.
Il getsemani è una parte nel nostro essere, è dentro di noi.
La Giudea non è solo la terra dove si viaggia o si fanno le crociate, è anche un luogo vicinissimo a noi, anzi "dentro" di noi.
È vero che Cristo diedi una testimonianza universale della sua sofferenza, e della sofferenza umana, eppure c'è sempre una crocifissione, non meno importante, più vicina a noi nel tempo e nello spazio.


F671 (1863) / J387 (1862)

The Sweetest Heresy received
That Man and Woman know -
Each Other's Convert -
Though the Faith accommodate but Two -

The Churches are so frequent -
The Ritual - so small -
The Grace so unavoidable -
To fail - is Infidel -

    La più Dolce Eresia ammessa
Che Uomo e Donna conoscano -
L'Uno nell'Altra Convertirsi -
Sebbene la Fede ne preveda solo Due -

Le Chiese sono così affollate -
Il Rituale - così breve -
La Grazia così inevitabile -
Che fallire - è da Miscredente -

Nei primi tre versi l'amore è definito "eresia permessa" perché il "convertirsi" l'uno nell'altra somiglia molto alla conversione intesa in senso religioso. I versi successivi sembrano volerci dire che l'anima gemella destinata a ognuno di noi è una soltanto e, insieme, che non trovarla nella folla di potenziali pretendenti sarebbe davvero un atto da miscredente.


F672 (1863) / J388 (1862)

Take Your Heaven further on -
This - to Heaven divine Has gone -
Had You earlier blundered in
Possibly, e'en You had seen
An Eternity - put on -
Now - to ring a Door beyond
Is the utmost of Your Hand -
To the Skies - apologize -
Nearer to Your Courtesies
Than this Sufferer polite -
Dressed to meet You -
See - in White!
    Cogli il Tuo Cielo più oltre -
Questo - al Cielo divino È andato -
Se Tu fossi accorso prima
Forse, avresti ancora visto
Un'Eternità - indossata -
Ora - suonare a una Porta più in là
È il massimo per la Tua Mano -
Ai Firmamenti - chiedere scusa -
Più vicini ai Tuoi Favori
Di questa garbata Vittima -
Vestita per incontrare Te -
Vedi - di Bianco!

L'amore è di questa terra e, perciò, non può aspettare; solo arrivando in tempo puoi coglierlo e vederlo durare per sempre, come se fosse ammantato di eternità. Ora che quel momento è passato, non è più tempo di bussare alla mia porta né di scusarti con me, con quella vittima che per te si vestiva solo con il colore della purezza.
I versi sembrano proprio un secco commiato rivolto a chi non ha saputo cogliere un amore offerto con l'ingenuo entusiasmo di chi ci credeva veramente.
Al verso 8 ho tradotto "Skies" con "Firmamenti" anziché con "Cieli" per marcarne la differenza con gli "Heaven" dei primi due versi; il senso, insieme al verso che precede, mi sembra quello di voler troncare una situazione ormai insostenibile, come dire "ora puoi solo bussare ad altre porte e scusarti con chi vuoi, non più con me".
L'ultimo verso non può non richiamare alla mente il candido vestito che si può ancora vedere (adesso in una copia) nella casa di ED ad Amherst.


F673 (1863) / J400 (1862)

A Tongue - to tell Him I am true!
It's fee - to be of Gold -
Had Nature - in Her monstrous House
A single Ragged Child -

To earn a Mine - would run
That Interdicted Way,
And tell Him - Charge thee speak it plain -
That so far - Truth is True?

And answer What I do -
Beginning with the Day
That Night - begun -
Nay - Midnight - 'twas -
Since Midnight - happened - say -

If once more - Pardon - Boy -
The Magnitude thou may
Enlarge my Message - If too vast
Another Lad - help Thee -

Thy Pay - in Diamonds - be -
And His - in solid Gold -
Say Rubies - if He hesitate -
My Message - must be told -

Say - last I said - was This -
That when the Hills - come down -
And hold no higher than the Plain -
My Bond - have just begun -

And when the Heavens - disband -
And Deity conclude -
Then - look for me - Be sure you say -
Least Figure - on the Road -

    Una Lingua - per dirgli che sono fedele!
Il suo compenso - sarà in Oro -
Avrà la Natura - nella Sua immensa Casa
Un unico Bimbo Cencioso -

Che per guadagnare una Miniera - corra
Quel Sentiero Interdetto,
E Gli dica - Fa' in modo d'esser chiaro -
Che finora - La Fedeltà è Fedele?

E risponda al Cosa faccio -
Cominciando con il Giorno
In cui la Notte - cominciò -
Anzi - Mezzanotte - era -
Da quel momento Mezzanotte - fu - digli -

Se è un qualcosa in più - Scusa - Ragazzo -
Della Grandezza che ti è possibile
Allarga il mio Messaggio - Se troppo vasto
A un altro Giovinetto - che Ti aiuti -

La Tua Paga - in Diamanti - sarà -
E la Sua - in Oro massiccio -
Digli Rubini - se esita -
Il mio Messaggio - dev'essere riferito -

Ditegli - che l'ultima cosa che ho detto - fu Questa -
Che quando le Colline - scenderanno -
E non saranno più alte della Pianura -
Il mio Vincolo - sarà appena cominciato -

E quando i Cieli - si dissolveranno -
E la Divinità si concluderà -
Allora - mi cerchi - Accertatevi di dirglielo -
La Figura più piccola - sulla Via -

Un appassionato messaggio di perenne fedeltà all'amato lontano, affidato a un messaggero pagato a peso d'oro.


F674 (1863) / J563 (1862)

I could not prove the Years had feet -
Yet confident they run
Am I, from symptoms that are past
And Series that are done -

I find my feet have further Goals -
I smile upon the Aims
That felt so ample - Yesterday -
Today's - have vaster claims -

I do not doubt the Self I was
Was competent to me -
But something awkward in the fit -
Proves that - outgrown - I see -

    Non potrei provare che gli Anni abbiano piedi -
Eppure certa che essi corrono
Io sono, da sintomi che sono trascorsi
E Sequenze che sono concluse -

Mi accorgo che i miei piedi hanno ulteriori Mete -
Sorrido dei Traguardi
Che sembravano così ampi - Ieri -
L'oggi - ha più vaste pretese -

Non dubito che la Persona che ero
Mi competesse -
Ma qualcosa di maldestro in quella fase -
Prova che - diventata più grande - vedo -

Il tempo passa, anzi corre, lo si sente ricordando il passato, rivedendo ciò che si è ormai concluso. E con lui cresciamo noi, diventiamo più esigenti: quello che ieri ci sembrava importante e degno della nostra attenzione oggi ci fa sorridere. Questo non vuol dire rinnegare se stessi; ogni fase della nostra vita ha la sua importanza, ma ricordare i nostri maldestri inizi ci fa capire che, crescendo, si impara a vedere, a conoscere.


F675 (1863) / J401 (1862)

What Soft - Cherubic Creatures -
These Gentlewomen are -
One would as soon assault a Plush -
Or violate a Star -

Such Dimity Convictions -
A Horror so refined
Of freckled Human Nature -
Of Deity - ashamed -

It's such a common - Glory -
A Fisherman's - Degree -
Redemption - Brittle Lady -
Be so - ashamed of Thee -

    Che Soffici - Cherubiche Creature -
Sono queste Gentildonne -
Piuttosto assaliresti un Peluche -
O violeresti una Stella -

Che Convinzioni di Cotonina -
Un Orrore così raffinato
Della lentigginosa Natura Umana -
Del Divino - si vergognano -

È una tale comune - Gloria -
Il Rango - di Pescatore -
La Redenzione - Effimera Signora -
Si vergognerà così - di Te -

Ironica descrizione di "gentildonne" schizzinose e pronte a disprezzare qualsiasi cosa, umana o divina che sia, diversa dalle loro "convinzioni di cotonina".
Massimo Bacigalupo cita una lettera al fratello Austin del 24 marzo 1852 (L82): "La signora S[keeter] è molto debole, 'non può tollerare il trattamento allopatico, non può prendere l'omeopatico, non vuole l'idropatico', oh in che pasticcio s'è cacciata! Penserei che non dovrebbe degnarsi di vivere, è così decisamente volgare!".


F676 (1863) / J504 (1862)

You know that Portrait in the Moon -
So tell me Who 'tis like -
The very Brow - the stooping eyes -
A'fog for - Say - Whose Sake?

The very Pattern of the Cheek -
It varies - in the Chin -
But - Ishmael - since we met - 'tis long -
And fashions - intervene -

When Moon's at full - 'Tis Thou - I say -
My lips just hold the name -
When crescent - Thou art worn - I note -
But - there - the Golden Same -

And when - Some Night - Bold - slashing Clouds
Cut Thee away from Me -
That's easier - than the other film
That glazes Holiday -

    Conosci quel Ritratto nella Luna -
Perciò dimmi a Chi somiglia -
La stessa Fronte - gli occhi abbassati -
Velati di nebbia - Di' - A causa di Chi?

La stessa Forma della Guancia -
Mutato - il Mento -
Ma - Ismaele - ci incontrammo - tanto tempo fa -
E le mode - si succedono -

Quando è Luna piena - sei Tu - dico -
Le mie labbra trattengono appena il nome -
Quando è falce - Tu sei logorato - me ne accorgo -
Ma - pure - d'Oro lo Stesso -

E quando - Qualche Notte - Spavalde - taglienti Nubi
Ti separano da Me -
Il distacco è meno penoso - dell'altro velame
Che raggela la Festa -

Lui, l'Ismaele simbolo di colui che è lontano, può essere scorto solo guardando la Luna, interpretando come suo quel ritratto che ci appare nella notte, lontano. Intero quando è piena, quando il nome di lui affiora alle labbra ma è subito trattenuto, logorato, quasi stanco, ma non meno prezioso, quando diventa una falce. E qual è la causa di quel velo di nebbia sugli occhi, chi è che sembra faccia piangere il sidereo ritratto, forse io? Il tempo è passato, le mode cambiano, e anche il ritratto sembra cambiato: la guancia è la stessa, ma il mento sembra diverso. Bellissima l'ultima strofa: le nubi, spavalde, taglienti, ti separano da me, ma questa separazione, che io so temporanea, è molto più facile da accettare dell'altra, di quel velo perenne che raggela ("glazed" vuol dire propriamente "vetrificare") la festa, e la vita.
ED parla del "Ritratto nella Luna", qualcosa che ricorda, quasi alla lettera, un libro di Filippo Zamboni del 1912: Il bacio nella Luna, nel quale l'autore, con molte fantasticherie, descrive l'immagine che, a quanto sembra per primo e nel 1880, avrebbe scoperto osservando il nostro satellite: due figure, una maschile a sinistra, più sfumata, e una femminile a destra, che sembrano baciarsi.

          
Una foto della Luna e una stampa del 1920 circa.

È ovvio che questa poesia, per ragioni temporali, non possa riferirsi alla "scoperta" di Zamboni, ma la coincidenza è curiosa. Due le ipotesi: o la Dickinson si riferisce a un'immagine fantastica, proiettata sulla Luna soltanto per evidenziare la distanza con colui che chiama "Ismaele" (il personaggio biblico divenuto simbolo di colui che è esiliato, escluso, che va lontano - come il protagonista di Moby Dick di Melville, che si presenta da solo nel famoso incipit: "Call me Ishmael."), oppure, visto che nella poesia si parla di un ritratto maschile, qualcuno, magari la stessa Dickinson, aveva già visto nella Luna piena qualcosa di simile all'immagine di Zamboni.


F677 (1863) / J345 (1862)

Funny - to be a Century -
And see the People - going by -
I - should die of the oddity -
But then - I'm not so staid - as He -

He keeps His Secrets safely - very -
Were He to tell - extremely sorry
This Bashful Globe of Our's would be -
So dainty of Publicity -

    Buffo - essere un Secolo -
E vedere la Gente - che passa -
Io - morirei per la stranezza -
D'altra parte - non sono così posata - come Lui -

Mantiene i Suoi Segreti al sicuro - davvero -
Dovesse svelarli - estremamente dispiaciuto
Sarebbe il Nostro Ritroso Globo -
Così schizzinoso in fatto di Pubblicità -

Il tempo si antropomorfizza e diventa un calmo e indifferente testimone degli affanni dell'umanità, attento a non svelare gli effimeri segreti a cui gli uomini tengono tanto.


F678 (1863) / J346 (1862)

Not probable - The barest Chance -
A smile too few - a word too much
And far from Heaven as the Rest -
The Soul so close on Paradise -

What if the Bird from journey far -
Confused by Sweets - as Mortals - are -
Forget the secret of His wing
And perish - but a Bough between -
Oh, Groping feet -
Oh Phantom Queen!

    Improbabile - Proprio un puro Caso -
Un sorriso è troppo poco - una parola è troppo
E lontana dal Cielo come Chi resta -
L'Anima così vicina al Paradiso -

Come se l'Uccello da un viaggio lontano -
Confuso dai Piaceri - come lo sono - i Mortali -
Dimenticasse il segreto della Sua ala
E perisse - a un Ramo dal nido -
Oh, piedi Brancolanti -
Oh Regina Fantasma!

Il mistero di una immortalità che forse non ci porterà più vicini alla verità di quanto lo siamo ora. Nei primi due versi la fede si ammanta di casualità, come se il cielo fosse talmente estraneo da non sapere nulla su come affrontarlo. Nei due seguenti l'anima che si illude di essere ormai in Paradiso e ne è invece lontana quanto lo era nel suo corpo mortale. La seconda strofa utilizza l'immagine dell'uccello che smarrisce improvvisamente la via, come se non sapesse più usare le sue ali, per descrivere l'anima smarrita e brancolante di fronte a un'immortalità che si rivela inconsistente come un fantasma.


F679 (1863) / J347 (1862)

When Night is almost done -
And Sunrise grows so near
That We can touch the Spaces -
It's time to smooth the Hair -

And get the Dimples ready -
And wonder We could care
For that old - faded Midnight -
That frightened - but an Hour -

    Quando la Notte è quasi conclusa -
E l'Alba spunta tanto vicina
Che possiamo toccarne gli Spazi -
È tempo di lisciare i Capelli -

E far sì che le Fossette siano pronte -
E meravigliarci di esserci preoccupati
Per quella vecchia - sbiadita Mezzanotte -
Che ci spaventò - non più di un'Ora fa -

La descrizione di una sensazione molto comune, una paura irrazionale (come quella del buio) a cui guardiamo con stupore una volta passato l'evento che l'ha suscitata.


F680 (1863) / J455 (1862)

Triumph - may be of several kinds -
There's Triumph in the Room
When that Old Imperator - Death -
By Faith - be overcome -

There's Triumph of the finer mind
When Truth - affronted long -
Advance unmoved - to Her Supreme -
Her God - Her only Throng -

A Triumph - when Temptation's Bribe
Be slowly handed back -
One eye upon the Heaven renounced -
And One - upon the Rack -

Severer Triumph - by Himself
Experienced - who pass
Acquitted - from that Naked Bar -
Jehovah's Countenance -

    Il Trionfo - può essere di diverse specie -
C'è il Trionfo nella Stanza
Quando la Vecchia Imperatrice - la Morte -
Dalla Fede - è sopraffatta -

C'è il Trionfo del più fine intelletto
Quando la Verità - a lungo oltraggiata -
Avanza impassibile - verso la Sua Suprema -
Divina - sola Moltitudine -

Un Trionfo - quando la Lusinga della Tentazione
È lentamente respinta -
Un occhio al Cielo ripudiato -
E l'Altro - alla Graticola -

Più severo il Trionfo - Intimamente
Sperimentato - che supera
Assolto - quel Nudo Tribunale -
Espressione di Geova -

C'è il trionfo della fede, che riesce a sopraffare anche la morte. C'è quello della razionalità, il solo che riesce a riscattare la verità, rivolta alla sua sola divinità: l'intelletto. C'è quello, più sfumato, di chi resiste alla tentazione, non troppo spontaneo in verità, visto che con un occhio guarda al cielo a con un altro all'inferno (ho tradotto "rack" con "graticola" proprio per rendere l'idea dell'opposizione cielo-inferno), senza fretta e in dubbio su chi scegliere. C'è poi il trionfo più severo (nel senso di più acuto, più rigoroso): quello che proviamo guardando dentro noi stessi, il solo che può farci assolvere dall'ultimo, supremo tribunale, nudo in quanto spogliato da ogni residuo terreno.


F681 (1863) / J617 (1862)

Dont put up my Thread & Needle -
I'll begin to Sow
When the Birds begin to whistle -
Better stitches - so -

These were bent - my sight got crooked -
When my mind - is plain
I'll do seams - a Queen's endeavor
Would not blush to own -

Hems - too fine for Lady's tracing
To the sightless Knot -
Tucks - of dainty interspersion -
Like a dotted Dot -

Leave my Needle in the furrow -
Where I put it down -
I can make the zigzag stitches
Straight - when I am strong -

Till then - dreaming I am sowing
Fetch the seam I missed -
Closer - so I - at my sleeping -
Still surmise I stitch -

    Non mettere via Ago e Filo -
Riprenderò a Cucire
Quando gli Uccelli riprenderanno a fischiare -
Migliori i punti - così -

Questi erano storti - la mia vista imprecisa -
Quando la mia mente - sarà schiarita
Farò cuciture - che un'abilità Regale
Non si vergognerebbe di far proprie -

Orli - troppo fini perché una Dama ne scorga
L'invisibile Nodo -
Plissettature - delicatamente disseminate -
Come un Punto trapuntato -

Lascia il mio Ago nel solco -
Dove l'ho deposto -
Potrò rendere i punti a zigzag
Diritti - quando sarò forte -

Fino ad allora - sognando di cucire
Mantengo la cucitura che ho trascurato -
Più vicina - affinché - nel mio sonno -
Possa sempre credere di metter punti -

Johnson afferma che "L'aver scritto 'Sow' e 'sowing' [seminare] per 'sew' [cucire] ai versi 2 e 17 è sicuramente da attribuire ad un errore d'ortografia". La cosa appare però un po' strana, visto che il presunto errore si ripete per due volte. Sembra perciò più plausibile che l'ambiguità sia voluta, ovvero che ED abbia giocato con l'affinità ortografica e fonetica dei due verbi (che si pronunciano entrambi "/soh/"), tenendo anche conto che nel Webster fra le definizioni di "sow" c'è anche: "for sew, is not in use."
L'oscillare del senso fra "cucire" e "seminare" (che si evidenzia anche al verso 13, dove l'ago è riposto nel "furrow", il cui significato principale è "solco fatto con l'aratro") è funzionale alla metafora della poesia vista sia come creazione che cuce, mette insieme, le sollecitazioni del mondo esterno ("When the Birds begin to whistle", v. 3) con le elaborazioni interiori ("When my mind - is plain", v. 6), sia come mezzo per seminare, spargere il frutto del lavoro di cucitura ("Tucks - of dainty interspersion", v. 11).
Ma c'è un'altra parola che conferma questo sottile e cangiante collegamento fra il cucire, il seminare e il poetare: ED usa per due volte "stitch", al verso 15 e come parola finale della poesia. Se andiamo a vedere le definizioni di questa parola nel Webster troviamo:
[verbo]
1) cucire qualcosa di particolare; come un colletto o un polsino. Cucire le pagine di un libro per creare un opuscolo, un fascicolo.(non si può non pensare al paziente lavoro di rilegatura artigianale dei manoscrittti dickinsoniani)
2) Nel New England, sistemare un terreno irregolare, con ondulazioni.
[sostantivo]
1) Un singolo passaggio dell'ago mentre si cuce.
2) Un singolo giro del filo intorno al ferro lavorando a maglia.
3) Un terreno; lo spazio fra due solchi arati.
4) Un dolore lancinante, come la puntura di un ago.
Inoltre, sempre nel Webster (ma questa è una semplice supposizione, sorretta però da quanto ED scrisse ad Higginson nella lettera del 25 aprile 1862 (L261): "... for several years, my Lexicon - was my only companion -" - "... per diversi anni, il Dizionario - fu il mio solo compagno -") una parola molto simile a "stitch" e, anche qui, foneticamente uguale: "stich", viene definita così:
1) In poesia, un verso o qualsiasi unità di misura metrica.
2) Nelle transazioni rurali, un gruppo o una fila di alberi. Nel New England, la quantità di terreno che si trova fra due solchi arati è chiamata stitch.


F682 (1863) / J456 (1862)

So well that I can live without -
I love thee - then How well is that?
As well as Jesus?
Prove it me
That He - loved Men -
As I - love thee -
    Così tanto da poter vivere senza di te -
Ti amo - dunque Quanto è grande il mio amore?
Tanto quanto quello di Gesù?
Provamelo
Che Lui - amò gli Uomini -
Quanto io - amo te -

Tema wagneriano: la rinuncia come supremo atto d'amore. Breve, coincisa, con quella similitudine che fa impallidire l'amore divino.


F683 (1863) / J618 (1862)

At leisure is the Soul
That gets a Staggering Blow -
The Width of Life - before it spreads
Without a thing to do -

It begs you give it Work -
But just the placing Pins -
Or humblest Patchwork - Children do -
To still it's noisy Hands -

    Inerte è l'Anima
Che riceve un Colpo Feroce -
L'Ampiezza della Vita - le si stende davanti
Senza nulla da fare -

Vi prega di darle un Lavoro -
Anche solo appuntare Spilli -
O il più umile Rattoppo - roba da Bambini -
Per placare le sue Mani irrequiete -

Una descrizione vivida, precisa e, come al solito, perfetta, di ciò che accade dopo un colpo feroce (ED usa il verbo "to stagger" che significa barcollare, ondeggiare, vacillare). L'anima rimane come congelata, inerte, le sembra che non ci sia più nulla che possa fare ("leisure" significa appunto "non avere niente da fare, restare senza lavoro"), la vita le si stende davanti come uno spazio vuoto, un'ampiezza che non è più possibile riempire con nulla. L'unico mezzo per tentare una risalita è trovare qualcosa che possa darle uno stimolo per ricominciare, fosse anche soltanto uno spillo da appuntare o anche giocare con le pezze di stoffa, come quelle che si danno ai bambini per tenerli buoni.
In alcune traduzioni italiane, e nella versione compatta dell'edizione Johnson, all'ultimo verso è scelta la variante "To Help it's Vacant Hands -" ("Per Aiutare le sue Mani Inattive -"). Ho preferito la versione originale perché trovo che l'immagine delle "sue mani irrequiete" (qui ED usa "noisy" - che significa "rumoroso" - in senso figurato, anche per richiamare l'immagine dei bambini del verso precedente - almeno ho interpretato così, tenendo anche conto che per "noisy" nel Webster c'è fra le altre la definizione "turbulent") dia più l'idea di un'anima sì inerte, ma comunque desiderosa di uscire in qualche modo da quell'inerzia (vedi "It begs" del primo verso della strofa).


F684 (1863) / J457 (1862)

Sweet - safe - Houses -
Glad - gay - Houses -
Sealed so stately tight -
Lids of Steel - on Lids of Marble -
Locking Barefeet out -

Brooks of Plush - in Banks of Satin
Not so softly fall
As the laughter - and the whisper -
From their People Pearl -

No Bald Death - affront their Parlors -
No Bold Sickness come
To deface their stately Treasures -
Anguish - and the Tomb -

Hum by - in muffled Coaches -
Lest they - wonder Why -
Any - for the Press of Smiling -
Interrupt - to die -

    Dolci - sicure - Case -
Felici - gaie - Case -
Sigillate da così solennemente serrati -
Tetti d'Acciaio - su Tetti di Marmo -
A guardia di Spogli Basamenti -

Rivoli di Velluto - in Sponde di Raso
Non scendono così delicatamente
Come la risata - e il mormorio -
Dal loro Popolo di Perla -

Nessuna Calva Morte - oltraggia i loro Salotti -
Nessuna Audace Infermità viene
A deturpare i loro grandiosi Tesori -
L'Angoscia - e la Tomba -

Ronzano via - in Carrozze imbottite -
Affinché essi - non si stupiscano Che -
Alcuni - Pressati dal dover Sorridere -
Si interrompano - per morire -

I morti sono al sicuro, in solide case difese da tetti d'acciaio e di marmo. Nulla può toccarli più, né morte, né malattia. Sono lì, tranquilli nei loro salotti, immersi in gradevoli conversazioni. Ma bisogna prendere qualche precauzione affinché non vengano contaminati dal mondo esterno, quel mondo infelice, faticoso, duro, ma che attira così tanto i vivi e, forse, anche i morti. Ed ecco perché la morte e l'angoscia si defilano, non si fanno vedere: se i morti si accorgessero di essere morti si stupirebbero che ci sia qualcuno stanco della vita, che si adatta a dover morire.


F685 (1863) / J619 (1862)

Glee - The great storm is over -
Four - have recovered the Land -
Forty - gone down together -
Into the boiling Sand -

Ring - for the scant Salvation -
Toll - for the bonnie Souls -
Neighbor - and friend - and Bridegroom -
Spinning upon the Shoals -

How they will tell the Story -
When Winter shake the Door -
Till the Children urge -
But the Forty -
Did they - Come back no more?

Then a silence - suffuse the Story -
And a softness - the Teller's eye -
And the Children - no further question -
And only the Sea - reply -

    Allegria - La grande tempesta è passata -
Quattro - hanno riguadagnato Terra -
Quaranta - affondarono insieme -
Nella Sabbia ribollente -

Squilli - per l'esigua Salvezza -
Rintocchi - per le Anime gioiose -
Vicini - e amici - e Sposi Novelli -
Che ruotano nei Fondali -

Come racconteranno la Storia -
Quando l'Inverno scuoterà la Porta -
E quando i Bambini insisteranno -
Ma i Quaranta -
Loro - Non torneranno più?

Allora un silenzio - avvolgerà la Storia -
E una dolcezza - gli occhi del Narratore -
E i Bambini - non chiederanno più -
E solo il Mare - risponderà -

Nei primi due versi dell'ultima strofa ED ha scritto "softness" nel primo e "silence" nel secondo. Quindi ha aggiunto un "2" su "softness" e un "1" su "silence".

Nella sorte dei molti che affondano e dei pochi che riescono a raggiungere la riva si celano diversi significati. La vita che dà solo a pochi fortunati la serenità; la vita che regala pochi momenti di gioia e molti di dolore e sofferenza; il guardarsi intorno e vedere via via andarsene i vicini, gli amici, gli sposi.
E chi resta non può dire molto ai bambini che ingenuamente chiedono con insistenza: "ma non torneranno più?". La tristezza vela di dolcezza gli occhi di chi dovrebbe rispondere, e il silenzio è la sola risposta per un mistero, quello della morte, che solo il cielo, se c'è, potrà svelare.
Ma non c'è soltanto il significato, più o meno soggettivo, che sta dietro ai versi. C'è anche lo struggimento di un ricordo che non può essere narrato e lo smarrimento di fronte a domande alle quali non si è in grado di rispondere, se non con un dolce e dolente silenzio.


F686 (1863) / J620 (1862)

It makes no difference abroad -
The Seasons - fit - the same -
The Mornings blossom into Noons -
And split their Pods of Flame -

Wild flowers - kindle in the Woods -
The Brooks slam - all the Day -
No Black bird bates His Banjo -
For passing Calvary -

Auto da Fe - and Judgment -
Are nothing to the Bee -
His separation from His Rose -
To Him - sums Misery -

    Non cambia niente là fuori -
Le Stagioni - si succedono - uguali -
I Mattini si trasformano in Mezzogiorni -
E aprono i loro Baccelli di Fiamma -

Fiori selvatici - si accendono nei Boschi -
I Torrenti scrosciano - tutto il Giorno -
Nessun merlo trattiene il Suo Banjo -
Per un Calvario che passa -

Auto da Fé - e Giudizio -
Non son nulla per l'Ape -
La separazione dalla Sua Rosa -
Per Lei - riassume la Sofferenza -

La natura è indifferente alle sofferenze umane. Le stagioni si succedono, il sole continua a percorrere il suo cammino nel cielo, i fiori sbocciano nei boschi, i torrenti scorrono e gli animali non si curano delle pene umane che li circondano. Ma la sofferenza dell'ape separata dal suo fiore, pur se così lontana dai massimi sistemi, non è in fin dei conti come la nostra?


F687 (1863) / J621 (1862)

I asked no other thing -
No other - was denied -
I offered Being - for it -
The Mighty Merchant sneered -

Brazil? He twirled a Button -
Without a glance my way -
"But - Madam - is there nothing else -
That We can show - Today"?

    Non avevo chiesto nessun'altra cosa -
Nessun'altra - mi fu negata -
Offrii l'Esistenza - per essa -
Il Potente Mercante sogghignò -

Brasile? Si rigirò un Bottone -
Senza degnarmi di uno sguardo -
"Ma - Signora - non c'è nient'altro -
Che potremmo mostrarle - quest'Oggi?"

Il significato è chiaro e senza ambiguità. Deciso e senza tentennamenti il ritratto che ED ci dà di Dio: un potente mercante che si prende gioco di noi, deride le nostre pretese di felicità e ci offre molto, ma quasi mai ciò che veramente abbiamo chiesto.
Il secondo verso può essere letto in due modi: "no other" potrebbe essere una subordinata, e allora "was denied" si riferisce alla cosa chiesta nel primo verso "avevo chiesto una sola cosa, nessun'altra, e mi fu negata". Se invece consideriamo "no other" il soggetto, allora il senso cambia in "avevo chiesto solo una cosa. Nessun'altra mi fu negata [tranne questa]". Io preferisco la prima lettura, ma in entrambi i casi il senso rimane lo stesso.


F688 (1863) / J622 (1862)

To know just how He suffered - would be dear -
To know if any Human eyes were near
To whom He could entrust His wavering gaze -
Until it settle firm - on Paradise -

To know if He was patient - part content -
Was Dying as He thought - or different -
Was it a pleasant Day to die -
And did the Sunshine face His way -

What was His furthest mind - Of Home - or God -
Or What the Distant say -
At News that He ceased Human Nature
Such a Day -

And Wishes - Had He any -
Just His Sigh - accented -
Had been legible - to Me -
And was He Confident until
Ill fluttered out - in Everlasting Well -

And if He spoke - What name was Best -
What first
What One broke off with
At the Drowsiest -

Was He afraid - or tranquil -
Might He know
How Conscious Consciousness - could grow -
Till Love that was - and Love too best to be -
Meet - and the Junction be Eternity

    Sapere davvero quanto ha sofferto - sarebbe prezioso -
Sapere se c'era un qualche occhio Umano lì vicino
Al quale Egli potesse affidare il vacillante sguardo -
Fino a quando fosse ancorato saldamente - al Paradiso -

Sapere se fu paziente - in parte contento -
Fu il Morire come l'aveva immaginato - o diverso -
Era un Giorno adatto per morire -
E la Luce del Sole rivestiva il Suo cammino -

Quale fu il Suo estremo pensiero - la Casa - o Dio -
O Ciò che avrebbero detto gli Assenti -
Alla Notizia che Egli aveva abbandonato la Natura Umana
In quel Giorno -

E Desideri - Ne Ebbe qualcuno -
Giusto un Suo Sospiro - accentuato -
L'avrebbe reso leggibile - a Me -
Ed ebbe Fiducia fino a che
Il Male si dileguò - in Bene Perenne -

E se parlò - Quale fu il nome Preferito -
Quale il primo
Quale Quello con cui s'interruppe
Nell'estremo Assopimento -

Era impaurito - o tranquillo -
Avrà saputo
Quanto Conscia la Coscienza - può diventare -
Prima che l'Amore che fu - e l'Amore troppo perfetto per esistere -
S'incontrino - e il Congiungimento sia Eternità

Un altro dei tentativi di ED di scavare nel mistero della morte. Stavolta la poesia cerca di cogliere l'attimo in cui si passa dalla vita alla morte, l'unico in cui si potrebbe capire il mistero di questo passaggio. S'interroga sulle sensazioni di chi sta morendo; cerca di immaginare i modi per carpirne le emozioni. Negli ultimi versi costruisce l'attimo della morte: quel momento che precede il congiungimento nell'eternità della vita vissuta con quella troppo perfetta per esistere (qui ED non rinuncia a reiterare il dubbio, costante nelle sue poesie). Solo in questo effimero lasso di tempo, che quasi non esiste tanto il confine è labile, la coscienza potrebbe diventare conscia, e chi muore capire veramente che cos'è la morte.
Al verso 4 ho scelto la variante "firm" al posto di "broad" ("pienamente"), più adatta alla traduzione di "settle" con "ancorato", scelta come contrasto con il "vacillante" del verso precedente.
Al verso 19 "first" al posto di "last" ("l'ultimo"). Questa è una variante piuttosto anomala, visto che i due termini sono uno l'opposto dell'altro. Probabilmente ED l'ha indicata per chiarire che il terzo verso della strofa non è in relazione con il precedente, visto che "l'ultimo" nome pronunciato dal morente potrebbe facilmente confondersi con "quello con cui s'interruppe / nell'estremo assopimento". La scelta di "primo" anziché "ultimo" elimina questa incertezza, facendo risaltare la forza dei tre distinti "what" nei primi tre versi della strofa.


F689 (1863) / J623 (1862)

It was too late for Man -
But early, yet, for God -
Creation - impotent to help -
But Prayer - remained - Our side -

How excellent the Heaven -
When Earth - cannot be had -
How hospitable - then - the face
Of Our Old Neighbor - God -

    Era troppo tardi per l'Uomo -
Ma presto, ancora, per Dio -
La Creazione - impotente ad aiutare -
Ma la Preghiera - restava - al Nostro fianco -

Quant'è eccellente il Cielo -
Quando la Terra - non si può avere -
Quant'è ospitale - allora - la faccia
Del Nostro Vecchio Vicino - Dio -

Nei momenti finali della nostra vita, quando è troppo tardi per restare uomini ma ancora troppo presto per incontrare Dio, il creato, tutto ciò che ci circonda, non ha più alcuna importanza, ci resta solo la preghiera. Ed è in fin dei conti molto comodo rivolgersi al cielo quando ci si accorge che qui sulla terra abbiamo concluso il nostro viaggio. In quei momenti dimentichiamo il dio terribile che ci ha fatto soffrire, e tendiamo a vederne soltanto la faccia più bella, quella che, almeno si spera, ci condurrà all'immortalità.
Insomma, per dirla in breve, sono capaci tutti di rinunciare alla vita e di rivolgersi piamente al cielo quando si capisce che non c'è più nulla da fare.
Una variante al verso 8 trasforma "Old" nel suo contrario: "New". Sono ambedue significative: "Old" per un dio che è sempre stato un vicino nella nostra vita mortale, e che lo diventerà molto di più nell'aldilà. "New" per un dio che diventa veramente nostro "vicino" solo quando lo andiamo a raggiungere.


F690 (1863) / J624 (1862)

Forever - it composed of Nows -
'Tis not a different time -
Except for Infiniteness -
And Latitude of Home -

From this - experienced Here -
Remove the Dates - to These -
Let Months dissolve in further Months -
And Years - exhale in Years -

Without Debate - or Pause -
Or Celebrated Days -
No different Our Years would be
From Anno Dominies -

    Il Sempre - è composto di Adessi -
Non è un tempo diverso -
Fatta eccezione per l'Infinità -
E l'Estensione della Casa -

Da questo - sperimentato Qui -
Togli le Date - di Quelli -
Lascia dissolvere i Mesi in altri Mesi -
E gli Anni - evaporare in Anni -

Senza Disputa - o Pausa -
O Giorni di Festa -
Non sarebbero i Nostri Anni diversi
Dagli Anni Domini -

L'eternità, il sempre, è comunque composta di "adessi" (il plurale di "adesso" in italiano non esiste, ma nemmeno in inglese il plurale di "now"), non è un tipo di tempo diverso dal nostro, se non fosse per l'infinità e l'estensione senza limiti ("latitude", oltre al significato geografico, significa in primo luogo "ampiezza, estensione"; nel Webster c'è, fra le altre, questa definizione: "Extent of deviation from a settled point; freedom from rules or limits") della casa che là abiteremo.
Per capirne l'essenza, togli al tempo terreno (quello sperimentato qui) le date degli "adessi", quelle che si susseguono attimo per attimo, lascia che i mesi si confondano con i mesi successivi, lascia che gli anni evaporino lentamente in altri anni, insomma non pensare allo scandire preciso del tempo a cui siamo abituati, lascialo fluire in attimi concreti ma indeterminati.
Pensa ai nostri anni, quelli che sperimentiamo sulla terra, senza tutto ciò che anima la nostra vita umana: le dispute, le pause, i giorni di festa; senza tutto ciò, avremmo un fluire costante e indefinito, per nulla diverso dagli anni che ci aspettano nell'aldilà (qui ED usa la locuzione "Anno Domini" pluralizzandola all'inglese, io ho tradotto pluralizzando all'italiana).
In pratica una disamina, a mezzo tra fisica e metafisica, delle differenze e delle similitudine fra il tempo concreto, finito, che sperimentiamo da vivi e quello sperato, infinito, che dovremmo sperimentare da morti. Il risultato è un tempo che, nell'aldilà, non perde le sue caratteristiche essenziali, gli "adessi" che ne costituiscono l'essenza, ma solo quegli elementi che, nell'aldiqua, lo rendono visibile ai nostri sensi imperfetti.
Ma nell'ultima strofa mi pare proprio di leggere fra le righe una sorta di noia per gli anni che ci aspettano: senza dispute, senza pause, senza feste. Un po' quello che ED aveva detto, in tono più scanzonato ed esplicito, nella J413-F437.


F691 (1863) / J625 (1862)

'Twas a long Parting - but the time
For Interview - had Come -
Before the Judgment Seat of God -
The last - and second time

These Fleshless Lovers met -
A Heaven in a Gaze -
A Heaven of Heavens - the Privilege
Of One another's Eyes -

No Lifetime - on Them -
Appareled as the new
Unborn - except They had beheld -
Born infiniter - now -

Was Bridal - e'er like This?
A Paradise - the Host -
And Cherubim - and Seraphim -
The unobtrusive Guest -

    Fu una lunga Separazione - ma il tempo
Per Rivedersi - era Arrivato -
Davanti al Trono del Giudizio Divino -
L'ultima - e seconda volta

Questi Incorporei Amanti s'incontrarono -
Un Cielo in uno Sguardo -
Un Cielo di Cieli - il Privilegio
Di Occhi l'Uno nell'altro -

Nessuno Spazio di Vita - su di Loro -
Ornati come i nuovi
Non nati - tranne che Essi avevano visto -
Nascevano più infiniti - ora -

Vi furono mai - Nozze come Queste?
Un Paradiso - l'Anfitrione -
E Cherubini - e Serafini -
I discreti Invitati -

Le uniche nozze possibili per chi non ha potuto condividere la vita con l'amato: quelle dinnanzi al trono divino.
La separazione era stata lunga, ma il momento per rivedersi era arrivato. Lì i due amanti, ormai privi del loro corpo mortale, avevano finalmente potuto incrociare gli sguardi, posare gli occhi l'uno sull'altro. Uno sguardo che può essere paragonato solo all'infinita grandezza del cielo, anzi a un cielo di cieli.
Niente più li legava alla vita, ormai finita. Erano ormai simili a chi deve ancora nascere, con la differenza di averlo visto loro, il mondo, e di avere perciò il privilegio di nascere non più per una breve vita mortale, ma per l'eternità.
Nozze simili non potranno mai esserci da noi. Nozze con un paradiso come anfitrione e angeli come discreti invitati.
Al verso 2 ho tradotto "Interview" con "Rivedersi" sia perché la prima definizione del Webster è "A mutual sight or view", sia per ricollegarmi ai continui accenni al "vedersi" dei versi che seguono: 6, 8 e 11.
Nella terza strofa c'è una bellissima analogia fra chi muore e chi non è ancora nato, quasi un'identità che si tramuta però in estrema diversità quando ci rendiamo conto che chi muore ha "visto" e non ha più "lifetime", perciò la sua nascita è "più infinita" di quella dei non nati.


F692 (1863) / J626 (1862)

Only God - detect the Sorrow -
Only God -
The Jehovahs - are no Babblers -
Unto God -

God the Son - confide it -
Still secure -
God the Spirit's Honor -
Just as sure -

    Solo Dio - comprende il Dolore -
Solo Dio -
Gli Geova - non sono Chiacchieroni -
A Dio -

Il Dio Figlio - lo confida -
Sempre in segreto -
L'Onore del Dio Spirito -
Del pari al sicuro -

Una singolare ed enigmatica rappresentazione della trinità. Provo a scioglierla.
Il mistero del dolore, un qualcosa che non riusciremo mai a capire con le nostre menti umane, è conosciuto soltanto da Dio (qui ED ha indicato una variante: "Possess the secret" al posto di "detect the Sorrow" che a me sembra piuttosto un'integrazione chiarificatrice, come se ED avesse voluto dire: "possiede, ha la conoscenza del segreto del dolore" - per questo ho tradotto "detect" con "comprende" - il senso credo sia proprio questo; e poi "detect" significa essenzialmente "scoprire, portare alla luce", un significato che, in senso figurato, è molto vicino a "comprendere, saper vedere quello che gli altri non vedono") e gli Geova (qui ED usa il plurale per indicare la triade divina) non sono certo dei chiacchieroni (da notare l'uso di un sostantivo molto "basso" come "babblers" in un contesto molto "alto"); non possiamo perciò sperare che lo svelino a noi, questo segreto.
Uno degli Geova, il Dio Figlio, l'ha provato il dolore terreno, ma se ne ha rivelato qualcosa al padre l'ha certamente fatto segretamente, senza farne trapelare niente a noi mortali, se non "l'umanità" del suo dolore, una cosa che noi già conosciamo.
E nemmeno possiamo pensare di rivolgerci al terzo Geova, il Dio Spirito Santo: anche per lui vale la consegna del silenzio; il suo "onore", ovvero la sua lealtà agli altri due elementi della trinità, non concede nulla, è al sicuro al pari di quello degli altri due.
Insomma, se questa interpretazione è corretta, una visione della trinità divina ai limiti dell'omertà mafiosa, nel senso di una conoscenza chiusa che non ammette estranei; un Dio molto lontano dall'amorevole padre dipinto dal cristianesimo e molto più vicino al Dio terribile e che fa paura di molti passi della Bibbia: Anche se c'è da dire che qui ciò che si rimprovera alla divinità non è la terribilità della punizione, la paura del giudizio, ma il non concedere agli umani la cosa più importante: il sapere.


F693 (1863) / J458 (1862)

Like Eyes that looked on Wastes -
Incredulous of Ought
But Blank - and steady Wilderness -
Diversified by Night -

Just Infinites of Nought -
As far as it could see -
So looked the face I looked upon -
So looked itself - on Me -

I offered it no Help -
Because the Cause was Mine -
The Misery a Compact
As hopeless - as divine -

Neither - would be absolved -
Neither would be a Queen
Without the Other - Therefore -
We perish - tho' We reign -

    Come Occhi che fissavano il Deserto -
Increduli di Tutto
Tranne del Vuoto - e di uniformi Distese -
Diversificate dalla Notte -

Solo Infinità di Nulla -
Fin dove sia possibile vedere -
Così appariva la faccia che guardavo -
Così guardava lei stessa - a Me -

Non le offrii Aiuto -
Perché la Causa era in Me -
La Sofferenza un Patto
Tanto disperato - quanto divino -

Nessuna delle due - voleva essere assolta -
Nessuna delle due voleva essere Regina
Senza l'Altra - Perciò -
Periamo - anche se regniamo -

Due diverse interpretazioni: la Bingham ritiene che sia una poesia d'amore scritta sotto l'impulso di una disillusione sofferta a causa di un'amica troppo amata; Errante che si tratti invece di un tragico colloquio di Emily con Emily che si guarda allo specchio. Come sempre ED cela le sue ambiguità dietro una scrittura che alimenta le possibilità di interpretazione. Il settimo e ottavo verso fanno propendere per l'ipotesi Errante; l'ultima strofa per l'ipotesi Bingham; il nono e il decimo li trovo esattamente bilanciati. Nella traduzione ho cercato di conservare intatta questa ambiguità, senza scegliere.
Molte le perle. Le uniformi distese che solo l'alternarsi del giorno e della notte rendono visibili. L'impotenza di fronte a cause prime che sono profondamente radicate nel nostro essere ("the Cause was Mine", v. 9 - "Mine" è usato come pronome, ma la parola è anche un nome che significa "miniera" e un verbo che significa "estrarre, scavare"; nel lessico dickinsoniano è sempre usata, col significato di "miniera", nel senso di profondo, non superficiale).La sofferenza come una sorta di contratto ineliminabile dell'esistenza, che ha come prezzo l'impotenza della disperazione ma anche una sorta di avvicinamento al divino.


F694 (1863) / J459 (1862)

A Tooth upon Our Peace
The Peace cannot deface -
Then Wherefore be the Tooth?
To vitalize the Grace -

The Heaven hath a Hell -
Itself to signalize -
And every sign before the Place -
Is Gilt with Sacrifice -

    Un Dente sulla Nostra Pace
La Pace non può deturpare -
Allora Perché c'è il Dente?
Per vivificare la Grazia -

Il Cielo ha un Inferno -
Per segnalarlo -
E ogni segno che precede il Luogo -
Lo Arricchisce col Sacrificio -

La pace, il paradiso, hanno bisogno di qualcosa che li renda visibili. Un dente conficcato nel nostro vivere quotidiano; un inferno che segnali l'ingresso al cielo. Come sempre, le immagini sono bellissime e immediate: il dente che vivifica la grazia, l'inferno che precede il paradiso e lo arricchisce facendo vedere l'altra faccia della medaglia.


F695 (1863) / J460 (1862)

I know where Wells grow - Droughtless Wells -
Deep dug - for Summer days -
Where Mosses go no more away -
And Pebble - safely plays -

It's made of Fathoms - and a Belt -
A Belt of jagged Stone -
Inlaid with Emerald - half way down -
And Diamonds - jumbled on -

It has no Bucket - were I rich
A Bucket I would buy -
I'm often thirsty - but my lips
Are so high up - You see -

I read in an Old fashioned Book
That People "thirst no more" -
The Wells have Buckets to them there -
It must mean that - I'm sure -

Shall We remember Parching - then?
Those Waters sound so grand -
I think a little Well - like Mine -
Dearer to understand -

    So dove nascono i Pozzi - Pozzi mai Secchi -
Scavati in profondità - per i giorni d'Estate -
Dove i Muschi non vanno più via -
E il Ciottolo - gioca al sicuro -

È fatto di Profondità - e di una Cintura -
Una Cintura di Pietra scheggiata -
Intarsiata di Smeraldo - nella parte di mezzo -
E di Diamanti - gettati alla rinfusa -

Non ha Secchio - fossi ricca
Un Secchio comprerei -
Sono spesso assetata - ma le mie labbra
Sono così in alto - lo vedi -

Ho letto in un Libro Antiquato
Che la Gente "non avrà più sete" -
I Pozzi avranno Secchi per loro là -
Deve significare ciò - ne sono sicura -

Ci ricorderemo dell'Arsura - allora?
Quelle Acque sembrano così maestose -
Penso che un piccolo Pozzo - come il Mio -
Sia più prezioso per capire -

Abbiamo sete. Una sete indefinita, di acqua, di conoscenza, di felicità, di vita. Ma i pozzi che potrebbero toglierci questa arsura sono fuori dalla nostra portata. Bellissimi, profondi, mai a secco, rivestiti di gemme, ma gli manca la cosa più semplice e più essenziale: un secchio affinché le nostre labbra possano gustare quell'acqua. Da qualche parte c'è scritto che verrà un giorno in cui nessuno avrà più sete, sicuramente significa che, là dove questo avverrà, ci saranno secchi in abbondanza, per tutti. Ma in questa abbondanza, in questa idrica maestosità, saremo capaci di ricordarci dell'arsura che provavamo, e gustare così l'acqua che ci viene offerta con tanta prodigalità? O non è meglio studiare a fondo, capire, gustare, il piccolo pozzo che abbiamo, piuttosto che aspettare, e sperare, di abbeverarci a quello che ci viene promesso ma di cui non siamo certo sicuri?


F696 (1863) / J627 (1862)

The Tint I cannot take - is best -
The Color too remote
That I could show it in Bazaar -
A Guinea at a sight -

The fine - impalpable Array -
That swaggers on the eye
Like Cleopatra's Company -
Repeated - in the sky -

The Moments of Dominion
That happen on the Soul
And leave it with a Discontent
Too exquisite - to tell -

The eager look - on Landscapes -
As if they just repressed
Some Secret - that was pushing
Like Chariots - in the Vest -

The Pleading of the Summer -
That other Prank - of Snow -
That Cushions Mystery with Tulle,
For fear the Squirrels - know.

Their Graspless manners - mock us -
Until the Cheated Eye
Shuts arrogantly - in the Grave -
Another way - to see -

    La Tinta che non posso avere - è la migliore -
Il Colore troppo remoto
Perché io lo possa mostrare in un Bazar -
Una Ghinea a occhiata -

Il fine - impalpabile Schieramento -
Che s'impone all'occhio
Come una Corte di Cleopatra -
Replicata - in cielo -

I Momenti di Dominio
Che accadono nell'Anima
E la lasciano con uno Scontento
Troppo squisito - da dire -

Il bramoso sguardo - sui Paesaggi -
Come se essi trattenessero appena
Qualche Segreto - che stesse premendo
Come Bighe - nella Veste -

L'Invocazione dell'Estate -
Quell'altra Burla - di Neve -
Che Imbottisce il Mistero con il Tulle,
Per paura che gli Scoiattoli - sappiano.

I loro modi Inafferrabili - ci deridono -
Finché l'Occhio Ingannato
Serra arrogante - nella Tomba -
Un altro modo - di vedere -

Le cose più importanti sono proprio quelle che non ci è permesso di cogliere, di sapere; cose troppo lontane dalla nostra comprensione per poter essere comprate in un bazar.
Sono come nuvole nel cielo, impalpabili, inafferrabili, eppure belle e preziose come l'incedere maestoso nel cielo di un corteo regale.
Sono come quei momenti che avvertiamo dentro noi stessi, quando ci sentiamo padroni nel mondo; momenti che durano un attimo e ci lasciano nel contempo l'amaro in bocca e una sensazione così bella che è impossibile descriverla a parole.
Sono come gli sguardi che lanciamo ai paesaggi della nostra vita, dei quali bramiamo conoscere i segreti, quelli che premono dentro: pare quasi di vederli dietro al velo di ciò che appare esternamente, come fossero bighe che fanno ondeggiare una veste per eromperne al di fuori.
Sono come invocare invano l'estate, che si beffa della natura, ammantandola di un morbido velo che sembra di neve, affinché non si sappia che il gelo sta finendo. (Questa strofa è di difficile interpretazione. Per il terzo verso ED ha indicato una variante "That Covers Mystery with Blonde" - "Che Copre il Mistero con il Biondo", e qui "biondo" dovrebbe essere un riferimento al colore dei campi estivi. In entrambi casi il riferimento alla neve, prerogativa dell'inverno, rende il senso, almeno per me, abbastanza enigmatico.)
Così i misteri della vita restano inafferrabili, sembra quasi si facciano beffe di noi, della nostra incapacità di svelarli. Ma forse quel momento prima o poi giungerà; sarà quando ben serrato nella tomba emergerà un nuovo modo di vedere, allora i nostri occhi, ingannati per tutta la vita, potranno riacquistare la loro sicurezza, potranno addirittura diventare arroganti, come chi ormai sa di essere arrivato al punto ultimo, allo svelamento del mistero.
Harold Bloom dice di questa poesia: "Eccezion fatta per 'Lillà' di Whitman, questa mi sembra il vertice della poesia americana e, con il poema di Whitman, l'autentico Sublime americano [...] Alla sommità dei poteri della Dickinson, ci troviamo di fronte alla migliore mente apparsa tra i poeti occidentali nel corso di quasi quattro secoli." (Il canone occidentale, Bompiani, 2000, trad. Francesco Saba Sardi, pagg. 272-273).
In effetti è una delle poesie più ricche di pathos e insieme di immagini potenti e sorprendenti, che sembrano quasi ripercorrere l'intero cammino umano, in una narrazione che fluisce all'interno dei misteri della natura, dell'anima, del tempo che passa.
In ogni strofa una sorpresa. Nella prima il mistero che non si può comprare, con quell'immagine del colore che è troppo inafferrabile per essere mostrato. Nella seconda l'impalpabile schieramento nel cielo paragonato alla corte di Cleopatra. Nella terza la bellissima descrizione di momenti interiori che ci fanno sentire quasi onnipotenti per poi lasciarci nell'angoscia, con quell'ossimoro "scontento troppo squisito". Nella quarta quei segreti che premono sotto la superficie della natura che ci circonda, come se sotto una veste si agitasse una biga (ED qui ha pensato che forse l'immagine era troppo audace e ha indicato una variante "Like Columns - in the Breast" - "Come Colonne - nel Petto", anche questa bella ma sicuramente più convenzionale). Nella quinta quell'enigmatica estate, accostata alla neve, che imbottisce-copre il mistero con il tulle-biondo, per renderlo comunque inafferrabile. Nell'ultima, infine, l'uso dell'avverbio "arrogantly", che se da una parte può far pensare a una ritrovata fierezza dell'occhio che finalmente può sperimentare nella tomba "un altro modo - di vedere", dall'altra dà l'idea di qualcuno che pensa ormai di sapere tutto ma, in realtà, ignora tutto come prima.


F697 (1863) / J462 (1862)

Why make it doubt - it hurts it so -
So sick - to guess -
So strong - to know -
So brave - upon it's little Bed
To tell the very last They said
Unto Itself - and smile - And shake -
For that dear - distant - dangerous - sake -
But - the Instead - the Pinching fear
That Something - it did do - or dare -
Offend the Vision - and it flee -
And They no more remember me -
Nor ever turn to tell me why -
Oh, Master, This is Misery -
    Perché far nascere il dubbio - fa così male -
Così inquietante - da dipanare -
Così resistente - da capire -
Così coraggioso - sul proprio Lettino
Rivelare fino all'estremo ciò che si disse
A Se stessi - e sorridere - E tremare -
Per quel caro - distante - pericoloso - scopo -
Ma - il Contrario - l'Opprimente paura
Che Qualcosa - si possa fare - o osare -
Che offenda la Visione - ed essa fugga -
E gli Altri non si rammentino più di me -
Né mai si volgano a spiegarmi perché -
Oh, Maestro, Questa è la Sofferenza -

Molti dubbi di traduzione. Per "sick" (v. 2) ho provato diverse versioni che eliminavano il "so" iniziale, ma poi ho deciso di rispettare la sintassi originale e ho usato "inquietante" che non mi sembra troppo distante dal significato della parola (che dà nausea, disgusto, che fa ammalare); "sake" (v. 7) che significa "amore" ma anche "scopo", termine che ho trovato più aderente a quello che credo sia il senso della poesia; "instead" (v. 8), avverbio trattato come sostantivo, l'ho tradotto rispettando il significato letterale: "in-vece", ovvero "al posto di", ma anche qualcosa che si contrappone, un "contrario".
Di che cosa parla questa poesia? La chiave è nel terzultimo verso ("And They no more remember me") e nelle poesie in cui ED parla del suo dono, della cosa che la fa diversa dagli altri. Quel qualcosa che sgorga dalla sua mente e diventa faticoso perché riempie di dubbi, fa star male quando si cerca di dipanarlo, resiste ai tentativi di comprensione. Ci vuole tanto coraggio a farla uscire da se stessi, si trema al pensiero dello scopo da raggiungere: lo scioglimento del dubbio, il capire il mondo che ci circonda, uno scopo che al tempo stesso è caro, è distante ed è anche pericoloso. Ma c'è un altro pericolo. L'opprimente paura che accada qualcosa che faccia fuggire la "Visione", ovvero che inaridisca la capacità di vedere il mondo alla luce della poesia e ci condanni così all'oblio. È questa la sofferenza del poeta: voler dire ciò che si ha dentro, tumultuosamente, e, nello stesso tempo, aver paura che questo tumulto possa inaridirsi. Ritrovarsi in un deserto creativo dopo aver assaporato la tragica e struggente bellezza di un rigoglioso giardino.
Un'interpretazione molto diversa è nella versione, in francese, di Claire Malroux, che scrive in nota: "Si noti in questa poesia l'uso molto particolare che ED fa dei pronomi personali. È chiaro che il pronome neutro 'it' rappresenta la persona che compiange se stessa, e che il 'they' è qui un plurale maiestatis, che rappresenta la persona amata."


F698 (1863) / J463 (1862)

I live with Him - I see His face -
I go no more away
For Visitor - or Sundown -
Death's single privacy

The Only One - forestalling Mine -
And that - by Right that He
Presents a Claim invisible -
No wedlock - granted Me -

I live with Him - I hear His Voice -
I stand alive - Today -
To witness to the Certainty
Of Immortality -

Taught Me - by Time - the lower Way -
Conviction - every day -
That Life like This - is stopless -
Be Judgment - what it may -

    Vivo con Lui - vedo il Suo volto -
Non mi allontano più
Per Visitatore - o Tramonto -
L'intimo isolamento della Morte

Il Solo - che viene prima del Mio -
E quello - a cui si ha Diritto perché Lei
Offre un Titolo invisibile -
Che mai nozze - Mi accorderebbero -

Vivo con Lui - sento la Sua Voce -
Sono viva - Oggi -
Per testimoniare la Certezza
dell'Immortalità -

M'insegnò - il Tempo - la Strada più umile -
La Convinzione - ogni giorno -
Che Vita come Questa - è senza fine -
Quale che sia - la Sentenza -

Nella poesia è molto presente la terza persona singolare maschile. La cosa può far pensare a un amato, concreto o ideale: "vivo con lui, vedo il suo volto, sento la sua voce". Ma ED usa, come sempre, lo stesso pronome per la morte (v. 6) e, perciò, potremmo interpretare tutti i pronomi come riferiti alla morte; in questo caso leggeremmo "vivo con lei", ecc.
Ma anche se vivere con la morte accanto, vedere il suo volto, ascoltare la sua voce, sono interpretazioni plausibili (soprattutto se consideriamo l'estrema familiarità che ED dimostra in altre poesie verso la morte), i due versi finali della seconda strofa, con quel "titolo invisibile che mai nozze mi accorderebbero" ("wedlock" significa propriamente "vincolo coniugale") fanno più pensare ad una sorta di matrimonio dopo la morte con qualcuno che non si può sposare concretamente prima. C'è anche la quarta strofa che fa propendere per questa interpretazione: la convinzione che una vita così, passata con l'amato fisicamente assente ma sempre presente nei propri pensieri, sia comunque una sorta di prefigurazione terrena dell'immortalità, è molto suggestiva.
Comunque non escluderei del tutto l'interpretazione meno terrena. Ha un suo fascino anche quel vivere ogni giorno con la morte, quel trattarla quasi come una persona viva, il dire che nessun vincolo nuziale (ovvero nessun vincolo terreno) regge al confronto con quel diritto invisibile che solo la morte dona, il diritto di immergersi nell'immortalità anche prima di porgerle la mano e andarsene con lei.
Bella l'immagine del quarto e quinto verso: "l'intimo isolamento della morte / il Solo - che viene prima del Mio", dove ED solleva ad altezze ultraterrene la scelta della solitudine.


F699 (1863) / J464 (1862)

The power to be true to You,
Until upon my face
The Judgment push His Picture -
Presumptuous of Your Place -

Of This - Could Man deprive Me -
Himself - the Heaven excel -
Whose invitation - Your's reduced
Until it showed too small -

    La forza di esserti fedele,
Fino a quando sul mio volto
Il Giudizio imprimerà la Sua Immagine -
Pretendendo il Tuo Posto -

Di Ciò - Qualcuno potesse privarmi -
Lui stesso - supererebbe il Cielo -
Il cui invito - dal Tuo è stato diminuito
Fino a mostrarne la pochezza -

L'assoluta fedeltà all'amato. Solo la morte riuscirà a scalfire questo sentimento, quando imprimerà la sua immagine sul mio volto e avrà la presunzione di sostituirti. Se qualcuno fosse capace di evitarmi questo destino sarebbe per me superiore a quel dio i cui inviti appaiono così insignificanti di fronte a quelli che provengono da te.


F700 (1863) / J636 (1862)

The Way I read a Letter's - this -
'Tis first - I lock the Door -
And push it with my fingers - next -
For transport it be sure -

And then I go the furthest off
To counteract a knock -
Then draw my little Letter forth
And slily pick the lock -

Then - glancing narrow, at the Wall -
And narrow at the floor
For firm Conviction of a Mouse
Not exorcised before -

Peruse how infinite I am
To no one that You - know -
And sigh for lack of Heaven - but not
The Heaven God bestow -

    Il Modo in cui leggo una Lettera - è questo -
Dapprima - chiudo a chiave la Porta -
E la premo con le dita - subito dopo -
Affinché il mio trasporto sia al sicuro -

E poi vado il più lontano possibile
Per rendere vano il bussare -
Poi tiro fuori la mia Letterina
E furtivamente tiro via la chiusura -

Poi - do uno sguardo attento, al Muro -
E attento al pavimento
Fermamente Convinta di un Topo
Non esorcizzato in tempo -

Leggo attentamente quanto sono infinita
Per qualcuno che Voi - non conoscete -
E sospiro per la mancanza del Cielo - ma non
Del Cielo che Dio concede -

Come sempre abilissima e fantasiosa la descrizione, questa volta dell'apertura di una lettera: il chiudere a chiave la porta, premendola poi per accertarsi bene che sia chiusa e nessuno possa disturbare il "trasporto" che verrà dalla lettera, aperta furtivamente, cercando di non fare alcun rumore, perché niente possa dar fastidio al sacrale momento. L'allontanarsi il più possibile dalla porta per non sentire nemmeno un importuno bussare, quell'ansia che comunque qualcuno possa esserci a profanare qual momento, sia pure un semplice topo non "esorcizzato". E poi la bellissima strofa finale: leggere è sapere quanto si è infiniti per la persona che scrive, una persona che voi lettori non conoscerete mai, ma che per me, come io per lei, era come un cielo infinito; quello terreno però, non quel cielo banale che ci offre Dio.
Come emerge così bene da questa poesia, ED considerò sempre molto importanti gli scambi epistolari. La sua frase più celebre su questo argomento è sicuramente l'inizio della lettera a Thomas Higginson del giugno 1869 (L330): "A Letter always feels to me like immortality because it is the mind alone without corporeal friend." ("Una Lettera mi è sempre parsa come l'immortalità, perché è la mente da sola, senza compagno corporeo."). Accenni alla "Lettera" si trovano inoltre nelle poesie J109-F163, J169-F180, J293-F292, J441-F519, J487-F474, J494-F277, J1320-F1320, J1459-F1487; ci sono poi gli unici due versi della J1639-F1672, che sembrano rovesciare il senso della frase nella lettera ad Higginson: "A Letter is a joy of Earth - / It is denied the Gods -" ("Una Lettera è una gioia Terrena - / È negata agli Dei -").
Al verso 8 ho scelto la variante "slily" al posto di "slowly". "Furtivamente" mi dava di più l'idea di una lettera aperta di nascosto, con gli occhi che si guardano intorno per accertarsi che non ci sia nessuno.