Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F251 - 300

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


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Appendice

Indice Franklin
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F251 (1861) / J236 (1861)

If He dissolve - then - there is nothing - more -
Eclipse - at Midnight -
It was dark - before -

Sunset - at Easter -
Blindness - on the Dawn -
Faint Star of Bethlehem -
Gone down!

Would but some God - inform Him -
Or it be too late!
Say - that the pulse just lisps -
The Chariots wait -

Say - that a little life - for His -
Is leaking - red -
His little Spaniel - tell Him!
Will He heed?

    Se Lui si dissolve - allora - non c'è nulla - più -
Eclissi - a Mezzanotte -
Era buio - prima -

Tramonto - a Pasqua-
Cecità - all'Alba -
La debole Stella di Betlemme -
Tramontata!

Dovrebbe almeno qualche Dio - informarlo -
O sarà troppo tardi!
Di' - che il polso mormora appena -
Che le Carrozze aspettano -

Di' - che una piccola vita - per la Sua -
Sta stillando - rosso -
La sua piccola Schiava - diglielo!
Ascolterà?

Il "Lui" del primo verso racchiude in sé tutto il mondo di chi ama; se sparisse non resterebbe nulla, se non un buio eterno, intangibile anche da tutto ciò che è simbolo di luce, di rinascita: il sole, la resurrezione, l'alba, la stella che annunciava il salvatore. Solo un dio potrebbe essere capace di scongiurare quella separazione: ma "Lui" sarà capace di ascoltarlo, di accorgersi di quel cuore spezzato, di capire che il tempo che ci è concesso sta ormai per scadere?


F252 (1861) / J237 (1861)

I think just how my shape will rise -
When I shall be "forgiven" -
Till Hair - and Eyes - and timid Head -
Are out of sight - in Heaven -

I think just how my lips will weigh -
With shapeless - quivering - prayer -
That you - so late - "consider" me -
The "Sparrow" of your care -

I mind me that of Anguish - sent -
Some drifts were moved away -
Before my simple bosom - broke -
And why not this - if they?

And so I con that thing - "forgiven" -
Until - delirious - borne -
By my long bright - and longer - trust -
I drop my Heart - unshriven!

    Penso a come il mio corpo risorgerà -
Quando sarò "perdonata" -
Non appena i Capelli - e gli Occhi - e il timido Capo -
Saranno al di là del visibile - in Cielo -

Penso a come le mie labbra si leveranno -
In confusa - tremante - preghiera -
Affinché tu - anche in ritardo - mi "consideri"
Il "Passero" delle tue cure -

Rammento che d'Angoscia - spinsi -
Tanti moti ad allontanarsi -
Prima che il mio ingenuo petto - si spezzasse -
E perché non questo - se loro?

E così ripasso quella parola - "perdonata" -
Fino a che - delirante - sorretta -
Da una lunga luminosa - e più estesa - fiducia -
Ripongo il mio Cuore - non assolto!

Nei primi versi il perdono del cielo e la resurrezione sembrano dati di fatto, qualcosa che non può essere messa in dubbio; ma subito in quel corpo ormai al di là del visibile si riaffacciano i desideri della vita mortale, di un "lui" che, sia pure tardivamente, si accorga delle angosce provate, di quel cuore spezzato: e allora, negli ultimi versi, è come se ci fosse un ripensamento, un rivedere quel perdono che sembrava risolutore, un aggrapparsi alla speranza che il rifiuto della fede a favore di una "lunga, luminosa e più estesa fiducia" possa ancora ridarci in vita ciò che sentivamo perduto. E allora quel cuore resti pure "non assolto", perché la breve felicità di un momento può essere più desiderata di un perdono ottenuto a prezzo della rinuncia.
La poesia lascia aperti molti interrogativi; l'interpretazione che ne ho data è una delle possibili, sorretta soprattutto dal verso finale della terza strofa: "And why not this - if they?", che ho letto come: "perché il mio cuore si è spezzato, perché non sono riuscita a governarlo, come ho fatto con quei moti angosciosi, che ho, sia pure faticosamente, allontanato da me?". La risposta è implicita nell'ultima strofa: "perché non riesco ad accettare la rinuncia, perché preferisco affidarmi a una fiducia che, sia pur delirante in quanto non sorretta da nessuna certezza, mi dà di più di un perdono che sento solo come falsamente consolatore."


F253 (1861) / J224 (1861)

I've nothing else - to bring, You know -
So I keep bringing These -
Just as the Night keeps fetching Stars
To our familiar eyes -

Maybe, we should'nt mind them -
Unless they did'nt come -
Then - maybe, it would puzzle us
To find our way Home -

    Non ho nient'altro - da offrire, lo sai -
Così continuo a offrire Questi -
Proprio come la Notte continua a mostrare Stelle
Ai nostri occhi assuefatti -

Probabilmente, non le notiamo -
Ma se non arrivassero -
Allora - probabilmente, ci confonderemmo
Nel ritrovare la strada di Casa -

La versione riportata sopra è quella nei fascicoli. Un'altra copia fu inviata, identica a parte alcune varianti nella punteggiatura, a Samuel Bowles.

Probabilmente la poesia accompagnava dei fiori. Ma "Questi" potrebbero anche essere il vero dono inviato all'amico: i versi stessi.
Molto bella l'immagine finale: ci accorgeremmo veramente del familiare splendore delle stelle soltanto se sparissero e ci lasciassero al buio, incapaci anche di trovare la strada di casa.


F254 (1861) / J283 (1861)

A Mien to move a Queen -
Half Child - Half Heroine -
An Orleans in the Eye
That puts it's manner by
For humbler Company
When none are near
Even a Tear -
It's frequent Visitor -

A Bonnet like a Duke -
And yet a Wren's Peruke
Were not so shy
Of Goer by -
And Hands - so slight -
They would elate a sprite
With merriment -

A Voice that alters - Low
And on the Ear can go
Like Let of Snow -
Or shift supreme -
As tone of Realm
On Subjects Diadem -

Too small - to fear -
Too distant - to endear -
And so Men Compromise -
And just - revere -

    Un Aspetto da smuovere una Regina -
Metà Fanciulla - Metà Eroina -
Un Orleans negli Occhi
Che smentisce i suoi modi
Per la più umile Compagnia
Quando nessuno è vicino
Anche una Lacrima -
È sua frequente Visitatrice -

Un Cappellino come un Duca -
Eppure una Parrucca di Scricciolo
Non sarebbe così timorosa
Di Uno che passa di là -
E Mani - così sottili -
Che farebbero impazzire un folletto
Dalla felicità -

Una Voce che modula - Bassa
E all'Orecchio arriva
Come un'Eco di Neve -
O si eleva superba -
Come suono di Reame
Sui Sudditi della Corona -

Troppo piccola - per intimorire -
Troppo distante - da amare -
E così gli Uomini si Adattano -
E semplicemente - la venerano -

Ha l'aspetto di un indovinello, che non ho risolto. Nella nota del Meridiano la Bulgheroni scrive: "In questo ritratto di donna si è riconosciuta Kate Scott Anthon che è celebrata anche nelle lettere per la sua regalità. Altri vi scorgono un autoritratto per le allusioni a un regno diminuitivo nell'ultima strofa. Emily potrebbe aver proiettato l'immagine di sé nell'amica creando un personaggio autonomo." Dello stesso parere, almeno per quanto riguarda l'identificazione con un personaggio femminile, è Judith Pascoe, in "The House Encore Me So" Emily Dickinson and Jenny Lind (pubblicato in questo sito web), dove si ipotizza che la misteriosa protagonista della poesia possa essere il soprano svedese Jenny Lind, che "aveva impressionato la regina Vittoria e il cui grande fascino aveva suscitato in lei [la Dickinson] un'aria di esilio." (vedi la lettera ad Austin del 6 luglio 1851- L46 - nella quale ED descrive il concerto di Jenny Lind a cui aveva assistito insieme ai genitori e alla sorella).
Queste "soluzioni" che identificano nel soggetto della poesia una donna non hanno tuttavia un'evidenza concreta, visto che l'unico termine sicuramente al femminile è "heroine" nel secondo verso e i pronomi possessivi dei versi 4 e 8 sono neutri. D'altra parte la descrizione "sonora" dell'inizio della terza strofa sembra escludere qualcosa di inanimato e, perciò, l'alternativa a un personaggio umano femminile può essere soltanto un animale o, più precisamente, un piccolo animale, visto il "timore" del verso 11 e le "mani - così sottili" del verso 13.


F255 (1861) / J284 (1861)

The Drop, that wrestles in the Sea -
Forgets her own locality
As I, in Thee -

She knows herself an Offering small -
Yet small, she sighs, if all, is all,
How larger - be?

The Ocean, smiles at her conceit -
But she, forgetting Amphitrite -
Pleads "Me"?

    La Goccia, che combatte nel Mare -
Perde l'orientamento
Come Io, in Te -

Sa di essere una piccola Offerta -
Sebbene piccola, sospira, se il tutto, è tutto,
Come più grande - essere?

L'Oceano, sorride alla sua presunzione -
Ma lei, dimenticando Anfitrite -
Supplica "Io"?

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. In un'altra copia, inviata a Samuel Bowles nella seconda metà del 1861, al verso 3 c'è "toward" ("verso") al posto di "in" e al verso 4 "incense" ("incenso") al posto di "Offering" ("incense" è anche indicato come variante a "Offering" nella copia nei fascicoli).

Perdersi nell'altro (per amore, per ammirazione?) è come essere una goccia insignificante nell'immensità del mare, ma, pur consapevole di questo, l'anelito è quello di esprimere la propria individualità, di diventare "più grande" (v. 6) ed essere così più visibile all'altro. Nell'ultima strofa il richiamo ad Anfitrite lo leggo come uno scatto di orgoglio, come se ED dicesse: "implorare semplicemente il riconoscimento della propria individualità (ultimo verso) significa dimenticare che nel mare possono esserci i gioielli più preziosi, come quelli custoditi da Anfitrite.
Anfitrite era una delle Nereidi, sposa di Posidone. Nelle sue grotte sottomarine custodiva gioielli degni della regina del mare. È raffigurata, insieme a Posidone, nella famosa saliera di Francesco I di Benvenuto Cellini, ora di nuovo al Kunsthistorisches Museum di Vienna dopo essere stata rubata l'11 maggio 2003 e ritrovata il 21 gennaio 2006.


F256 (1861) / J285 (1861)

The Robin's my Criterion for Tune -
Because I grow - where Robins do -
But, were I Cuckoo born -
I'd swear by him -
The ode familiar - rules the Noon -
The Buttercup's, my Whim for Bloom -
Because, we're Orchard sprung -
But, were I Britain born,
I'd Daisies spurn -

None but the Nut - October fit -
Because, through dropping it,
The Seasons flit - I'm taught -
Without the Snow's Tableau
Winter, were lie - to me -
Because I see - New Englandly -
The Queen, discerns like me -
Provincially -

    Il Pettirosso è il mio Criterio di Melodia -
Perché cresco - dove cresce il Pettirosso -
Ma, fossi nata Cuculo -
Giurerei su lui -
L'ode familiare - scandisce il Mezzogiorno -
È il Ranuncolo, il mio Capriccio tra i Fiori -
Perché, siamo sbocciati dal Frutteto -
Ma, fossi nata Britannica,
Sdegnerei le Margherite -

Nulla più della Noce - s'adatta a Ottobre -
Perché, quando cade,
Le Stagioni migrano - mi hanno insegnato -
Senza lo Scenario della Neve
L'Inverno, sarebbe una frode - per me -
Perché io vedo - al modo del New England -
La Regina, discerne come me -
In modo provinciale -

Il mondo che conosciamo è quello che è intorno a noi, perciò tutti, anche le regine, guardano alle cose in modo "provinciale", legato al posto in cui si è nati, alla natura che ci circonda e alle sue manifestazioni locali.


F257 (1861) / J243 (1861)

I've known a Heaven, like a Tent -
To wrap it's shining Yards -
Pluck up it's stakes, and disappear -
Without the sound of Boards
Or Rip of Nail - Or Carpenter -
But just the miles of Stare -
That signalize a Show's Retreat -
In North America -

No Trace - no Figment of the Thing
That dazzled, Yesterday,
No Ring - no Marvel -
Men, and Feats -
Dissolved as utterly -
As Bird's far Navigation
Discloses just a Hue -
A plash of Oars, a Gaiety -
Then swallowed up, of View.

    Ho visto un Cielo, come un Tendone -
Avvolgere i suoi Spazi lucenti -
Tirare su i pali, e scomparire -
Senza rumore di Assi
O Strappo di Chiodo - O Falegname -
Ma solo le miglia di Fissità -
Che segnalano la Partenza di un Circo -
Nel Nord America.

Né Traccia - né Finzione di Ciò
Che sbalordiva, Ieri,
Né Pista - né Attrazione -
Uomini, e Prodezze -
Dissolti completamente -
Come la lontana Navigazione di un Uccello
Rivela appena una Sfumatura -
Uno spruzzo di Remi, una Gaiezza -
Poi sottratti, alla Vista.

La notte-morte fa scomparire silenziosamente tutto ciò che riempiva di meraviglia il nostro sguardo; e il giorno-vita, ormai dissolto, lascia solo un pallido ricordo, come un bagliore in lontananza che dura un attimo e poi scompare.
Molto bella l'immagine del sesto verso: "miglia di Fissità", ovvero il gelido nulla della notte-morte contrapposto, dopo tre versi, a tuttò ciò che è vita e movimento, a quelle cose che fino a ieri ci sbalordivano con la loro variopinta e mobile varietà. Il termine "stare", come sostantivo, significa "Uno sguardo fisso con occhi spalancati"; l'immagine concreta che viene in mente è quella di un luogo fino a poco prima riempito dalle meraviglie di un circo e ora rimasto soltanto con le vuote buche dei pali smontati, come, appunto, degli occhi spalancati con uno sguardo ormai fisso sul nulla.


F258 (1861) / J223 (1861)

I Came to buy a smile - today -
But just a single smile -
The smallest one upon your cheek -
Will suit me just as well -
The one that no one else would miss
It shone so very small -
I'm pleading at the "counter" - sir -
Could you afford to sell?

I've Diamonds - on my fingers!
You know what Diamonds are!
I've Rubies - like the Evening Blood -
And Topaz - like the star!
'Twould be "a bargain" for a Jew!
Say? May I have it - Sir?

    Sono Venuta a comprare un sorriso - oggi -
Non più di un singolo sorriso -
Il più piccolo sulle vostre gote -
Andrà benissimo per me -
Quello che a nessun altro mancherebbe
Ha uno splendore così esiguo -
Sto supplicando al "banco" - signore -
Potreste offrirvi di vendere?

Ho Diamanti - sulle dita!
Lo sapete cosa sono i Diamanti!
Ho Rubini - come il Sangue della Sera -
E Topazi - come stelle!
Sarebbe "un affare" per un Giudeo!
Che dite? Potrò averlo - Signore?

La versione riportata sopra è quella nei fascicoli. Un'altra copia fu inviata a Samuel Bowles, con qualche modifica nella punteggiatura e una modifica al verso 3 (indicata come variante nei fascicoli): "face" ("volto") al posto di "cheek".

Il sorriso del primo verso può essere inteso sia come la richiesta di ricambiare un amore finora a senso unico, sia come la giocosa voglia di un gesto espansivo, di una espressione di sentimenti che restano spesso nascosti dietro i rigidi protocolli delle convenzioni sociali.
Gli indizi lasciano l'interpretazione in sospeso: l'immagine del banco di vendita, il susseguirsi scanzonato dei versi, fanno propendere per la seconda ipotesi, ma la preziosità delle offerte lascia intravedere qualcosa di più dell'acquisto di un semplice sorriso affettuoso. Nemmeno l'identità del destinatario può sciogliere il dubbio: Bowles, per quanto ne sappiamo, potrebbe essere stato amato da ED sia in veste di amico affettuoso, sia in quella di un amore impossibile, visto che è stato indicato come uno dei possibili pretendenti al ruolo di "Master" (vedi la 151-F133, la J336-F395 e, soprattutto, le tre famose "Master Letters": L187, L233 e L248).


F259 (1861) / J287 (1861)

A Clock stopped -
Not the Mantel's -
Geneva's farthest skill
Cant put the puppet bowing -
That just now dangled still -

An awe came on the Trinket!
The Figures hunched - with pain -
Then quivered out of Decimals -
Into Degreeless noon -

It will not stir for Doctor's -
This Pendulum of snow -
This Shopman importunes it -
While cool - concernless No -

Nods from the Gilded pointers -
Nods from the Seconds slim -
Decades of Arrogance between
The Dial life -
And Him -

    Un Orologio si fermò -
Non della Mensola -
Il più remoto ingegno di Ginevra
Non potrà far curvare la marionetta -
Che adesso ciondola immobile -

Uno sgomento assalì il Gingillo!
Le Cifre s'incurvarono - dal dolore -
Poi oscillarono oltre i Decimali -
In un mezzogiorno senza Gradi -

Nessun Dottore scuoterà -
Questo Pendolo di neve -
Il Bottegaio lo importuna -
Mentre un freddo - impassibile No -

Annuisce dalle lancette Dorate -
Annuisce dai Secondi sottili -
Decadi di Arroganza tra
La vita del Quadrante -
E Lei -

L'orologio del primo verso è la vita, il cui tempo, bloccato dalla morte, non potrà più essere risvegliato da nulla. Negli ultimi tre versi l'immagine è quella di una morte ("Him" nell'ultimo verso) arrogante che ha aspettato paziente qualche decade, perfettamente consapevole che la sua vittoria sulla "vita del Quadrante" sarebbe prima o poi arrivata.


F260 (1861) / J288 (1861)

I'm Nobody! Who are you?
Are you - Nobody - too?
Then there's a pair of us!
Don't tell! they'd advertise - you know!

How dreary - to be - Somebody!
How public - like a Frog -
To tell one's name - the livelong June -
To an admiring Bog!

    Io non sono Nessuno! Chi sei tu?
Sei - Nessuno - anche tu?
Allora siamo in due!
Non dirlo! spargerebbero la voce - lo sai!

Com'è squallido - essere - Qualcuno!
Com'è ordinario - come una Rana -
Dire il proprio nome - per tutto giugno -
A un Pantano ammirato!

Un paradossale elogio dell'anonimato, a cui fa da contraltare lo squallore di una fama sparsa ai quattro venti, che si riduce al gracidio orgoglioso di una rana ammirata dai suoi simili in un fangoso pantano. Inevitabile pensare alla "pubblicazione", così come descritta, per esempio, nella J709-F788: "Publication - is the Auction / Of the Mind of Man -".
Ho adottato due varianti sottolineate nel manoscritto: al verso 4 "advertise" al posto di "banish us" ("ci bandirebbero") e al verso 7 "one's" al posto di "your" ("il tuo").
La variante al verso 4 ne cambia sensibilmente il senso: "advertise" esplicita il paradosso: un anonimato che venisse divulgato cesserebbe di essere tale; "banish us" pone invece l'accento sulla condanna sociale di chi non ama esporsi, di chi non cerca legittimazione attraverso la "pubblicità" della propria identità e viene visto come qualcuno da bandire, visto che non ama socializzare.


F261 (1861) / J245 (1861)

I held a Jewel in my fingers -
And went to sleep -
The day was warm, and winds were prosy -
I said "'Twill keep" -

I woke - and chid my honest fingers,
The Gem was gone -
And now, an Amethyst remembrance
Is all I own -

    Stringevo un Gioiello fra le dita -
E mi addormentai -
Il giorno era caldo, e i venti erano monotoni -
Dissi: "Rimarrà" -

Mi svegliai - e sgridai le incolpevoli dita,
La Gemma se n'era andata -
E ora, la memoria di un'Ametista
È tutto ciò che ho -

Quando perdiamo ciò che credevamo saldamente in nostro possesso a nulla vale cercare il colpevole, perché quasi mai sapremo il vero perché di quella perdita. Resta la memoria di quel "gioiello" scomparso, ma anche il rimpianto di non averlo saputo trattenere, forse perché, troppo sicuri di noi, ci siamo addormentati in una rassicurante abitudine anziché viverlo con l'intensità che meritava.


F262 (1861) / J240 (1861)

Ah, Moon - and Star!
You are very far -
But were no one
Farther than you -
Do you think I'd stop
For a Firmament -
Or a Cubit - or so?

I could borrow a Bonnet
Of the Lark -
And a Chamois' Silver Boot -
And a stirrup of an Antelope -
And be with you - tonight!

But, Moon, and Star,
Though you're very far -
There is one - farther than you -
He - is more than a firmament - from me -
So I can never go!

    Ah, Luna - e Stella!
Siete molto lontane -
Ma se nessuno fosse
Più lontano di voi -
Credete che mi bloccherei
Per un Firmamento -
O un Cubito - o altro?

Potrei prendere il Berretto
Dell'Allodola -
E gli Stivali Argentei di un Camoscio -
E la staffa di un'Antilope -
E sarei con voi - stanotte!

Ma, Luna, e Stella,
Benché siate molto lontane -
C'è qualcuno - più lontano di voi -
Egli - è a più di un firmamento - da me -
Così non potrò mai andarci!

La versione riportata sopra è la prima trascritta nei fascicoli (fasc. 11); una seconda versione è nel fascicolo 14, con alcuni versi uniti (3/4, 5/6, 8/9) e due varianti: "leap to you" ("balzerei da voi") al posto di "be with you" al v. 12 e "And I cannot go!" ("Ed io non posso andarci!") al posto di "So I can never go!" nell'ultimo verso.

Il protagonista della poesia è nominato direttamente solo nel penultimo verso: l'amato lontano e irraggiungibile, al di là di qualsiasi distanza, anche di quelle apparentemente così remote della luna e delle stelle.


F263 (1861) / J317 (1862)

Just so - Jesus - raps -
He - does'nt weary -
Last - at the Knocker -
And first - at the Bell.
Then - on divinest tiptoe - standing -
Might He but spy the lady's soul -
When He - retires -
Chilled - or weary -
It will be ample time for - me -
Patient - upon the steps - until then -
Heart! I am knocking - low at thee.
    Proprio così - Gesù - bussa -
Lui - non si stanca -
Ultimo - al Battente -
E primo - al Campanello.
Poi - sulle divine punte dei piedi - ritto -
Può solo spiare l'anima di una donna -
Quando Egli - si ritirerà -
Intirizzito - o stanco -
Ci sarà tanto tempo per - me -
Paziente - sugli scalini - finché poi -
Cuore! Sto bussando - piano a te.

Il testo riportato sopra è quello inviato a Susan. C'è un'altra copia nei fascicoli, in due strofe, con l'ultimo verso diviso in due ("Heart - I am knocking low / At thee!") e con quattro varianti: "Christ" al posto di "Jesus" al primo verso; "First" ("Prima") al posto di "Last" al verso 3; "then" ("poi") al posto di "first" al verso 4 e "hiding" ("che si nasconde") al posto di "lady's" al verso 6.

Gesù non si stanca di aspettare la conversione di un'anima, è lì, discreto ("sulle divine punte dei piedi ") ma anche insistente ("Ultimo - al Battente - / E primo - al Campanello" o, nella versione dei fascicoli: "Prima - al Battente - / E poi - al Campanello -"). Talvolta però non gli resta che ritirarsi, ormai stanco di quell'attesa senza esito. Sarà in quel momento che l'anima, lasciata sola di fronte a se stessa, avrà tutto il tempo per interrogare il suo cuore e decidere autonomamente sulla sua fede, una decisione che coinvolge la nostra interiorità e non può essere sollecitata dall'esterno.


F264 (1861) / J246 (1861)

Forever at His side to walk -
The smaller of the two!
Brain of His Brain -
Blood of His Blood -
Two lives - One Being - now -

Forever of His fate to taste -
If grief - the largest part -
If joy - to put my piece away
For that beloved Heart -

All life - to know each other -
Whom we can never learn -
And bye and bye - a Change -
Called Heaven -
Rapt neighborhoods of men -
Just finding out - what puzzled us -
Without the lexicon!

    Per sempre al Suo fianco camminare -
La più piccola dei due!
Mente della Sua Mente -
Sangue del Suo Sangue -
Due vite - Un Essere - ora -

Per sempre del Suo destino cibarmi -
Se dolore - la parte maggiore -
Se gioia - rinunciare alla mia porzione
Per quell'amato Cuore -

Tutta la vita - sapere l'uno dall'altro -
Ciò che non potremmo mai imparare -
E dopo un po' - un Cambiamento -
Chiamato Cielo -
Estatici assembramenti umani -
Intenti a svelare - l'enigma per noi irrisolto -
Senza il vocabolario!

All'inizio una visione convenzionale del rapporto uomo-donna ("The smaller of the two!") subito riscattata dai versi che seguono, dove il rapporto di dedizione diventa una unione che trova il suo completamento nell'immortalità, della vita e dell'amore. Negli ultimi due versi il guizzo dickinsoniano, che chiama in causa il dubbio e il mistero, con quell'immagine così semplice e così efficace di "estatici assembramenti umani", ormai liberi di decifrare un enigma che nessun vocabolario mortale è capace di sciogliere.


F265 (1861) / J221 (1861)

It cant be "Summer"!
That - got through!
It's early - yet - for "Spring"!
There's that long town of White - to cross -
Before the Blackbirds sing!
It cant be "Dying"!
It's too Rouge -
The Dead shall go in white -
So Sunset shuts my question down
With Cuffs of Chrysolite!
    Non può essere l'"Estate"!
Quella - è passata!
È presto - ancora - per la "Primavera"!
C'è quella lunga città di Bianco - da traversare -
Prima che i Merli cantino!
Non può essere la "Morte"!
È troppo Rosso -
I Morti vestono di Bianco -
Così il Tramonto tronca il mio dubbio
A Colpi di Crisolito!

Il testo riportato sopra è nei fascicoli; un'altra copia fu inviata a Catherine Scott che, nella trascrizione fatta per Susan dopo la morte di ED, scrisse: "Emily aveva mandato questa poesia, con tre teste di trifoglio e alcune brillanti foglie autunnali."

Il tramonto può essere splendore di colori estivi, ma anche metafora di morte, di conclusione. Inserito nell'incessante ciclo della natura zittisce i nostri dubbi interpretativi ed è come se ci invitasse a non farci troppe domande, a godere semplicemente della sua preziosa bellezza.


F266 (1861) / J247 (1861)

What would I give to see his face?
I'd give - I'd give my life - of course -
But that is not enough!
Stop just a minute - let me think!
I'd give my biggest Bobolink!
That makes two - Him - and Life!
You know who "June" is -
I'd give her -
Roses a day from Zenzibar -
And Lily tubes - like wells -
Bees - by the furlong -
Straits of Blue
Navies of Butterflies - sailed thro' -
And dappled Cowslip Dells -

Then I have "shares" in Primrose "Banks" -
Daffodil Dowries - spicy "Stocks" -
Dominions - broad as Dew -
Bags of Doubloons - adventurous Bees
Brought me - from firmamental seas -
And Purple - from Peru -

Now - have I bought it -
"Shylock"? Say!
Sign me the Bond!
"I vow to pay
To Her - who pledges this -
One hour - of her Sovreign's face"!
Extatic Contract!
Niggard Grace!
My Kingdom's worth of Bliss!

    Cosa darei per vedere il suo volto?
Darei - darei la mia vita - naturalmente -
Ma ciò non è abbastanza!
Aspettate un momento - lasciatemi pensare!
Darei il mio Bobolink più grande!
Così siamo a due - Lui - e la Vita!
Sapete chi è "Giugno" -
Darei lui -
Rose di giornata da Zanzibar -
E calici di Gigli - come pozzi -
Api - a spanne -
Canali d'Azzurro
Che flotte di Farfalle - traversarono -
E screziate Vallette di Primule -

Poi ho "interessi" in "Banchi" di Pratolina -
Giunchiglie in Dote - odorose "Azioni" -
Domini - estesi come la Rugiada -
Sacchi di Dobloni - che Api avventurose
Mi portarono - da mari celesti -
E Porpora - dal Perù -

Adesso - l'ho comprata -
"Shylock?" Dai!
Firmami l'Accordo!
"Giuro di pagare
A Lei - che dà in pegno tutto ciò -
Un'ora - del volto del suo Sovrano!"
Estatico Contratto!
Avara Grazia!
Il prezzo del mio Regno di Beatitudine!

Il volto dell'amato non ha prezzo e l'avaro Shylock shakespeariano sembra alla fine non avere scelta: talmente alto e diversificato è il prezzo offerto che anche lui dovrà cedere e accettare quell'accordo.
Nella seconda strofa il lessico da mercato azionario è giocato anche sui diversi significati dei termini: "share": "porzione, dividendo"; "bank": "banca, riva, banco (di sabbia, ecc.)"; "stock": "obbligazione, azione, capitale, provvista, bestiame".
"Cowslip" (v. 14) e "primrose" (v. 15) sono varietà di primule; per diversificare i due termini (usati soltanto in questa poesia) ho tradotto con "primule" e "pratolina".


F267 (1861) / J1737 (?)

Rearrange a "Wife's" Affection!
When they dislocate my Brain!
Amputate my freckled Bosom!
Make me bearded like a man!

Blush, my spirit, in thy Fastness -
Blush, my unacknowledged clay -
Seven years of troth have taught thee
More than Wifehood every may!

Love that never leaped it's socket -
Trust intrenched in narrow pain -
Constancy thro' fire - awarded -
Anguish - bare of anodyne!

Burden - borne so far triumphant -
None suspect me of the crown,
For I wear the "Thorns" till Sunset -
Then - my Diadem put on.

Big my Secret but it's bandaged -
It will never get away
Till the Day it's Weary Keeper
Leads it through the Grave to thee.

    Riordina l'Affetto di una "Moglie"!
Mentre dislocano il mio Cervello!
Amputano il mio Petto lentigginoso!
Mi fanno barbuta come un uomo!

Arrossisci, spirito, nella tua Fermezza -
Arrossisci, misconosciuta argilla -
Sette anni di fedeltà ti hanno insegnato
Più di quanto possa l'esser Moglie!

Amore che mai sgusciò dal bozzolo -
Fiducia trincerata in sottile pena -
Costanza dal fuoco - conferita -
Angoscia - priva di calmante!

Fardello - portato fin qui trionfante -
Nessuno mi sospetta di corona,
Perché vesto "Spine" fino al Tramonto -
Poi - metto il Diadema.

Grande il mio Segreto ma bendato -
Mai mi sfuggirà
Fino al Giorno in cui la sua Stanca Custode
Lo condurrà attraverso la Tomba a te.

In un taccuino del 1891 Mabel Todd assegna questa poesia al Fascicolo 11, in un foglio ora perduto. La trascrizione è di Harriet Graves, rivista dalla Todd.

Il tema della "moglie" che sarà tale solo dopo la morte è in almeno altre due poesie, la J461-F185 e la J1072-F194. In questa, i primi sei versi partono dalla fine: dal riordino, nel momento della morte, di uno stato di moglie fino ad allora segreta, quando la mente se ne andrà da un corpo che non avrà più nulla di ciò che era prima (negli ultimi due versi il corpo è spogliato delle sue caratteristiche femminili), mentre l'anima e l'essenza corporea potranno liberamente arrossire, come una pudica sposa novella, di fronte a uno "status" finalmente raggiunto. I successivi sette versi descrivono i "sette anni di fedeltà", un fardello pesante ma portato con la consapevolezza del trionfo finale. Nei sette versi finali lo stato di moglie segreta viene esplicitato da quel segreto bendato che sarà sciolto soltanto nella tomba, quando la sua custode, ormai stanca di quel fardello portato così a lungo, lo consegnerà ormai svelato al "thee" che conclude la poesia.


F268 (1861) / J248 (1861)

Why - do they shut me out of Heaven?
Did I sing - too loud?
But - I can say a little "minor"
Timid as a Bird!

Would'nt the Angels try me -
Just - once - more -
Just - see - if I troubled them -
But dont - shut the door!

Oh, if I - were the Gentleman
In the "White Robe" -
And they - were the little Hand - that knocked -
Could - I - forbid?

    Perché - mi hanno chiusa fuori dal Cielo?
Cantavo - troppo forte?
Ma - posso ripetere un po' in "minore"
Timida come un Uccello!

Volessero gli Angeli mettermi alla prova -
Soltanto - una volta - ancora -
Vedi - solo - se li ho disturbati -
Ma non - chiudere la porta!

Oh, se io - fossi il Signore
Nella "Bianca Veste" -
E loro - fossero la piccola Mano - che bussa -
Potrei - io - vietare?

La fede non ammette domande, accetta soltanto il silenzio di un credere senza dubbi. Per chi non si conforma a quel silenzio le porte del cielo sono chiuse.
Nei versi si legge all'inizio l'ironia di chi sa di aver soltanto chiesto lumi a un mistero impenetrabile, ed è anche disposto a chiedere in modo diverso, a conformarsi a una sorta di "educazione" (parlare più piano, chiedere umilmente) che non limiti però il desiderio di sapere. Nella parte finale si legge invece un'orgogliosa rivendicazione della propria diversità, rispetto a quell'occhiuto "Gentleman" biancovestito che si rifiuta di ascoltare e sa soltanto proibire.


F269 (1861) / J249 (1861)

Wild nights - Wild nights!
Were I with thee
Wild nights should be
Our luxury!

Futile - the winds -
To a Heart in port -
Done with the Compass -
Done with the Chart!

Rowing in Eden -
Ah, the Sea!
Might I but moor - tonight -
In thee!

    Notti selvagge - Notti selvagge!
Fossi io con te
Notti selvagge sarebbero
La nostra voluttà!

Futili - i venti -
Per un Cuore in porto -
Via il Compasso -
Via la Mappa!

Vogare nell'Eden -
Ah, il Mare!
Potessi soltanto ormeggiare - stanotte -
In te!

L'esplicita accentuazione erotica dei versi fece sorgere dei dubbi di opportunità anche al "liberal" Higginson, che in una lettera a Mabel Todd del 21 aprile 1891, mentre stavano preparando insieme il secondo volume delle poesie, scrisse: "Solo per una poesia ho qualche timore - quella meravigliosa 'Wild nights', - dove ho paura che i maligni possano leggere più di quanto la vergine reclusa abbia voluto esprimere nei versi. Miss Lavinia ha qualche incertezza al riguardo? Capirete e perdonerete la mia premura. Eppure che perdita sarebbe ometterla! Non è davvero da omettere." (vedi nota nell'edizione Johnson, pag. 180).


F270 (1861) / J250 (1861)

I shall keep singing!
Birds will pass me
On their way to Yellower Climes -
Each - with a Robin's expectation -
I - with my Redbreast -
And my Rhymes -

Late - when I take my place in summer -
But - I shall bring a fuller tune -
Vespers - are sweeter than matins - Signor -
Morning - only the seed - of noon -

    Terrò in serbo il canto!
Gli uccelli mi oltrepasseranno
Nel loro cammino verso Climi più Gialli -
Ciascuno - con le aspettative di un Tordo -
Io - col mio Pettirosso
E le mie Rime -

Più tardi - quando prenderò posto nell'estate -
Allora - produrrò una più piena melodia -
I vespri - sono più dolci dei mattutini - Signore -
Il mattino - solo il seme - del meriggio -

Un elogio della maturità, qui vista come capacità poetica di produrre "a fuller tune" quando si è arrivati all'estate, al culmine, della vita. Nei primi versi c'è come un consiglio a frenare l'impazienza, a lasciarsi oltrepassare da quegli uccelli che corrono verso climi più caldi senza saper aspettare una maturazione che richiede il tempo stabilito dai cicli naturali.
Ai versi 4 e 5 "robin" e "redbreast" hanno significati quasi intercambiabili. Nel Webster, per "Robin" troviamo: "1. A bird of the genus Motacilla, called also redbreast. This is the English application of the word. 2. In the United States, a bird with a red breast, a species of Turdus."; per "Redbreast": "A bird so called from the color of its breast, a species of Motacilla. In America, this name is given to the robin, so called, a species of Turdus." Ho perciò tradotto con "tordo" e "pettirosso".


F271 (1861) / J251 (1861)

Over the fence -
Strawberries - grow -
Over the fence -
I could climb - if I tried, I know -
Berries are nice!

But - if I stained my Apron -
God would certainly scold!
Oh, dear, - I guess if He were a Boy -
He'd - climb - if He could!

    Oltre il recinto -
Fragole - mature -
Oltre il recinto -
Potrei arrampicarmi - se ci provassi, lo so -
Le bacche sono deliziose!

Ma - se macchiassi il mio Grembiule -
Dio certamente mi sgriderebbe!
Ma no! - credo che se fosse un Ragazzo -
Lui - si arrampicherebbe - se potesse!

I frutti proibiti sono sempre quelli più desiderati, quelle rosse e saporite fragole oltre il recinto attraggono, e forse lo stesso Dio, talvolta così pronto a condannare, si unirebbe a quell'arrampicata gioiosa e ludica.
Il verso iniziale della seconda strofa può leggersi come un riferimento alla "macchia" del peccato, al frutto proibito dell'Eden, che però ED negli ultimi due versi spoglia del suo significato peccaminoso, cercando la complicità di quello stesso Dio che cacciò Adamo ed Eva dal Paradiso Terrestre ma lasciò ai loro discendenti lo stesso desiderio di godere del frutto del piacere e della conoscenza.


F272 (1862) / J691 (1863)

Would you like Summer? Taste of our's -
Spices? Buy - here!
Ill! We have Berries, for the parching!
Weary! Furloughs of Down!
Perplexed! Estates of Violet - Trouble ne'er looked on!
Captive! We bring Reprieve of Roses!
Fainting! Flasks of Air!
Even for Death - A Fairy medicine -
But, which is it - Sir?
    Gradireste l'Estate? Assaggiate la nostra -
Spezie? Compratele - qui!
Malati! Abbiamo Bacche, per chi scotta!
Stanchi! Licenza di Riposo!
Perplessi! Tenute di Violette - Mai toccate da dubbio!
Prigionieri! Portiamo Amnistie di Rose!
Languenti! Fiaschi d'Aria!
Persino per la Morte - Una Fatata medicina -
Ma, qual è - Signore?

I versi sono in una lettera del febbraio 1862 a Samuel Bowles (L229) che doveva aver avuto un incidente in slitta, visto che ED, fra l'altro, scrive: "We hope - it is a tri-Hope - composed of Vinnie's - Sue's - and mine - that you took no more pain - riding in the sleigh." ("Speriamo - è una Speranza triplice - composta da quella di Vinnie - di Sue - e dalla mia - che lei non debba più patire dolore - correndo in slitta."). I versi sono preceduti da "We offer you our cups - stintless - as to the Bee - the Lily, her new Liquors -" ("Le offriamo i nostri calici - illimitati - come all'Ape - il Giglio, il suo nuovo Liquore -").

ED si trasforma in novello dottor Dulcamara: non c'è malattia, desiderio, ansia , dubbio che non possa essere guarito con un elisir miracoloso. Concreto o fantasioso, un rimedio si trova per tutto ciò che ci affanna: la voglia d'estate, la malattia, la stanchezza, le preoccupazioni, la prigione, il languore. Presi dalla foga, chiediamo una magica medicina anche per la morte, ma qui la pur inesauribile fantasia di ED si ferma, non riesce a trovare un rimedio, ma solo una domanda senza risposta che chiude con una brusca virata la poesia.


F273 (1862) / J833 (1864)

Perhaps you think me stooping!
I'm not ashamed - of that!
Christ - stooped - until he touched the Grave!
Do those at Sacrament -
Commemorate dishonor -
Or love - annealed of love -
Until it bend - as low as Death
Re-royalized - above?
    Forse pensi che mi stia piegando!
Non mi vergogno - di ciò!
Cristo - si piegò - fino a toccare la Tomba!
Chi si piega al Sacramento -
Commemora il disonore -
O l'amore - temprato dall'amore -
Finché si spinga - in basso quanto la Morte
Per ridiventare regale - lassù?

La poesia fu inviata a Samuel Bowles. Esiste un'altra copia, trascritta nei fascicoli nel 1865, divisa in due strofe di quattro versi, senza corsivi, con la punteggiatura modificata e una variante nell'ultimo verso: "Redignified, above?" ("Per riacquistare il suo grado, lassù?").

Piegarsi di fronte a qualcosa che magari non accettiamo razionalmente, un qualcosa che può essere la fede ma anche le convenzioni della vita, può sembrare una cosa di cui vergognarsi, ma se pensiamo a Cristo, che si piegò fino a toccare la tomba, questo apparente disonore diventa un tributo all'amore, che si spinge giù, fino alla morte, per poi riacquistare la sua regale grandezza nell'immortalità.


F274 (1862) / J663 (1862)

Again - his voice is at the door -
I feel the old Degree -
I hear him ask the servant
For such an one - as me -

I take a flower - as I go -
My face to justify -
He never saw me - in this life -
I might surprise his eye!

I cross the Hall with mingled steps -
I - silent - pass the door -
I look on all this world contains -
Just his face - nothing more!

We talk in careless - and in toss -
A kind of plummet strain -
Each - sounding - shyly -
Just - how - deep -
The other's one - had been -

We walk - I leave my Dog - at home -
A tender - thoughtful Moon -
Goes with us - just a little way -
And - then - we are alone -

Alone - if Angels are "alone" -
First time they try the sky!
Alone - if those "veiled faces" - be -
That murmur so -
On High!
I'd give - to live that hour - again -
The purple - in my Vein -
But He must count the drops - himself -
My price for every stain!

    Di nuovo - la sua voce è alla porta -
Percepisco l'antico Grado -
Lo sento chiedere alla domestica
Di un qualcuno - come me -

Prendo un fiore - mentre vado -
Per giustificare il mio volto -
Lui non mi ha mai vista - in questa vita -
Potrei sorprendere i suoi occhi!

Attraverso l'Atrio con passi confusi -
Silenziosa - oltrepasso la porta -
Guardo tutto ciò che questo mondo contiene -
Soltanto il suo volto - nulla di più!

Conversiamo con noncuranza - e agitati
Una sorta di scandaglio teso -
Ciascuno - sonda - timidamente -
Quanto - profondo -
Quello dell'altro - è andato -

Passeggiamo - lascio il mio Cane - a casa -
Una tenera - pensosa Luna -
Ci accompagna - per un breve tratto -
E - poi - siamo soli -

Soli - se gli Angeli sono "soli" -
La prima volta che provano il cielo!
Soli - se lo sono - quei "volti velati" -
Che mormorano così -
Su in Alto!
Darei - per vivere quell'ora - di nuovo -
La porpora - nelle mie Vene -
Ma Egli deve contare le gocce - lui stesso -
Il mio prezzo per ogni macchia!

Errante scrive nella nota: "In questa lirica la visione dell'al di là (l'incontro dei due amanti avviene nel cielo) si avvicenda con i concreti particolari di questa terrena vita (la porta di casa, la donna che l'apre, il fiore, il vestibolo, il cane): i quali invadono, insistenti, ogni strofe, finché gli ultimi versi concludono, bruscamente, con un tragico ritorno sulla terra."
E' una possibile interpretazione, ma io ne preferisco una più compiutamente terrena. La descrizione di una visita, chissà quante volte sognata e che solo nel sogno, e nella poesia, si avvera. Per me è proprio questo quello che esprime la prima parola della poesia: "again". Un "di nuovo" che è come se dicesse "ancora una volta egli è alla mia porta, così come mille volte l'ho sognato; ed anche se il mio sogno non si concretizzerà mai, voglio comunque raccontarlo, questo incontro."
Raccontarlo come solo ED sa fare. Ogni strofa un gioiello. Nella prima, quella voce attraverso la quale "I feel the old Degree", letteralmente "Percepisco l'antico grado", quello eterno di innamorata. Raffo e Sabbadini traducono con "condizione antica"; Errante con "antica ebbrezza"; io ho preferito la traduzione letterale che, anche in italiano, mi sembra suoni più solenne: la sensazione che credo ED volesse tramettere con questo verso.
Nella seconda, quel fiore che sembra quasi possa rendere più familiare quel volto che lui non ha mai visto (in quanto l'incontro vero non c'è mai stato) e potrebbe sorprenderlo con la sua estraneità.
Nella terza lo sguardo di lei che si riempie di "tutto ciò che questo mondo contiene / Soltanto il suo volto - nulla di più!"
Nella quarta la bellissima immagine dello "scandaglio" ("plummet") che sembra tendersi e agitarsi nel profondo di ciascuno dei due. E ognuno cerca di capire quanto profondamente l'ha gettato l'altro.
Nella quinta, la tenera e pensosa Luna che accompagna la passeggiata, ma poi, con discrezione, si apparta e lascia soli i due amanti. La strofa termina proprio con "alone", che subito dopo viene ripetuto e dà inizio alla sesta e ultima strofa (ho seguito la lezione di Franklin, che unisce quelle che in Johnson e in tutte le edizioni correnti sono due strofe, e che spezza in due il verso 25), dove gli amanti sono paragonati ad angeli che, per la prima volta, provano l'ebbrezza del cielo.
Alla fine l'ultima, purpurea, bellissima, immagine, che si presta a due letture, comunque simili tra loro: per rivivere quell'ora darei il mio sangue, ma lui, lui stesso, deve contarne le gocce, questo è il prezzo che chiedo per ciascuna macchia che ogni goccia creerà. Oppure: per rivivere quell'ora darei il mio sangue, ma deve essere lui a contarne le gocce; lui, che è il solo prezzo che chiedo per ciascuna macchia che ogni goccia creerà.
Al verso 25 ho scelto la variante "That murmur so" al posto di "We cannot count" ("Che non possiamo contare").


F275 (1862) / J226 (1861)

Should you but fail at - Sea -
In sight of me -
Or doomed lie -
Next Sun - to die -
Or rap - at Paradise - unheard -
I'd harass God -
Until He let you in!
    Dovessi tu non farcela in - Mare -
Sotto i miei occhi -
O condannato fossi -
Al nuovo Sole - a morire -
O bussassi - in Paradiso - inascoltato -
Io tormenterei Dio -
Finché non ti lasciasse entrare!

A conclusione di una lettera a Samuel Bowles dell'inizio del 1862 (L249). Johnson data la lettera 1862, anziché 1861 come nell'edizione delle poesie.

Visto che la morte è l'ultimo e inevitabile atto della vita, il desiderio più grande nei confronti di una persona che si ama è quello di poterle aprire le porte del cielo, di assicurare per lei un'immortalità nella parte giustà dell'aldilà.
Habegger riporta in nota un possibile riferimento per i primi due versi: "L'estate precedente il 'Republican' aveva pubblicato un omaggio a Elizabeth Barrett Browning [morta il 29 giugno 1861] dove si raccontava di come avesse visto affondare con i suoi occhi il battello che aveva portato 'giù nel mare tranquillo' suo fratello." (My Wars Are Laid Away in Books. The Life of Emily Dickinson, Random House, New York, 2001, pag. 429).


F276 (1862) / J492 (1862)

Civilization - spurns - the Leopard!
Was the Leopard - bold?
Deserts - never rebuked her Satin -
Ethiop - her Gold -
Tawny - her Customs -
She was Conscious -
Spotted - her Dun Gown -
This was the Leopard's nature - Signor -
Need - a keeper - frown?

Pity - the Pard - that left her Asia -
Memories - of Palm -
Cannot be stifled - with Narcotic -
Nor suppressed - with Balm -

    La civiltà - disprezza - il Leopardo!
È stato il Leopardo - sfrontato?
I deserti - non frenarono mai il suo Raso -
Etiope - il suo Oro -
Fulvi - i suoi Costumi -
Ne era Consapevole -
Maculata - la sua Bruna Veste -
Questa era la natura del Leopardo - Signori -
Occorre - un guardiano - arcigno?

Compatite - il Leopardo - che lasciò la sua Asia!
Memorie - di Palma -
Non possono essere soffocate - con Narcotico -
Né soppresse - con Balsamo -

Elogio del diverso, di colui che sta fuori dal mucchio, simboleggiato dal leopardo: fiero, prezioso, e con la consapevolezza di esserlo. Il mondo però non ama coloro che ambiscono a troppa libertà, che non amano essere imprigionati in metaforiche gabbie sorvegliate da arcigni guardiani. E allora non guardate con disprezzo il povero leopardo: è stato costretto a lasciare la sua terra, ad abbandonare le fiere regioni del dubbio e della ragione; compatitelo e sappiate che niente potrà lenire o sostituire qual ricordo di palma che si porta dentro. Al terzo verso "Etiope" va inteso come "esotico".
Bacigalupo ipotizza una metafora riguardante il rapporto uomo-donna o moglie-marito; io preferisco pensare a una simbolica ribellione di ED contro il perbenismo e la noia che la circondava, tutto il contrario di Asia, Etiopi, palme, ori, raso, leopardi. Ma in fin dei conti lei si era rinchiusa volontariamente nella sua gabbia esteriore, lasciando aperta la porta interiore a tutto il mondo che voleva.


F277 (1862) / J494 (1862)

Going to Him! Happy letter!
Tell Him -
Tell Him the page I did'nt write -
Tell Him - I only said the Syntax -
And left the Verb and the pronoun - out -
Tell Him just how the fingers hurried -
Then - how they waded - slow - slow -
And then you wished you had eyes in your pages -
So you could see what moved them so -

Tell Him - it was'nt a Practised Writer -
You guessed - from the way the sentence toiled -
You could hear the Boddice tug, behind you -
As if it held but the might of a child -
You almost pitied it - you - it worked so -
Tell Him - No - you may quibble there -
For it would split His Heart, to know it -
And then you and I, were silenter.

Tell Him - Night finished - before we finished -
And the Old Clock kept neighing "Day"!
And you - got sleepy -
And begged to be ended -
What could it hinder so - to say?
Tell Him - just how she sealed you - Cautious!
But - if He ask where you are hid
Until tomorrow - Happy letter!
Gesture Coquette - and shake your Head!

    Va' da Lui! Lettera felice!
Digli -
Digli della pagina che non ho scritto -
Digli - che ho detto solo la Sintassi -
E tralasciato il Verbo e il pronome -
Digli come le dita si affrettavano -
Poi - come procedevano a fatica - lente - lente -
E allora avresti voluto avere occhi nelle tue pagine -
Così da poter vedere che cosa le turbasse tanto -

Digli - che non era una Scrittrice Esperta -
Lo intuivi - da come le frasi faticavano -
Potevi udire battere il Corsetto, a te nascosto -
Come se avesse appena la forza di un bambino -
Provavi quasi pietà - tu - tanto si prodigava -
Digli - No - su ciò puoi essere cauta -
Perché Gli spezzerebbe il Cuore, saperlo -
E allora tu ed io, saremmo più mute.

Digli - che la Notte finì - prima che noi finissimo -
E il Vecchio Orologio annunciò con un nitrito "Giorno!"
E tu - eri assonnata -
E implorasti di essere conclusa -
Che cosa ostacolava così - il dire?
Digli - come lei ti sigillò - Cauta!
Ma - se Lui chiede dove starai nascosta
Fino a domani - Lettera felice!
Fai un gesto Civettuolo - e scuoti la Testa!

Esiste un'altra versione di questa poesia, citata da Jonhson come "Versione II", con il pronome maschile "him" trasformato nel femminile "her", oltre a variazioni minime nel testo. Nell'edizione Franklin le due versioni sono cronologicamente invertite: la prima, "Going to Her!", è attribuita all'inizio del 1862; la seconda, "Going to Him!", alla tarda estate dello stesso anno. Franklin riporta anche una terza versione, perduta ma presumibilmente dello stesso anno delle precedenti, descritta nell'edizione del 1894 delle Lettere, in cui la curatrice, Mabel Loomis Todd, afferma che era inclusa in una lettera alle cugine di ED, Louise e Frances Norcross, e ne cita solo il primo verso: "Going to them, happy letter!".
L'utilizzo, nelle tre versioni, dell'intera serie dei pronomi di terza persona, fa presumere che la poesia possa essere stata usata, modificando il pronome in funzione del destinatario, come accompagnatoria di lettere a destinatari diversi.

Un'antropomorfizzazione della lettera, che diventa messaggera (i ripetuti "Tell Him") ma anche complice di chi la scrive, fino gettare sguardi nelle sue stesse pagine (v. 8), a provare pietà per quella scrittrice inesperta (vv. 10 e 14), a mantenere un segreto con fare civettuolo (ultimo verso).
Nei versi 4 e 5 ("Tell Him - I only said the Syntax - / And left the Verb and the pronoun - out -") si può leggere una descrizione dei versi spesso spezzati e "incompleti" di ED.


F278 (1862) / J1212 (1872)

A word is dead, when it is said
Some say -
I say it just begins to live
That day
    Una parola è morta, quando è detta
Taluni dicono -
Io dico che invece inizia a vivere
Quel giorno

Secondo Franklin la poesia era in una lettera a Frances e Louise Norcross del 1862 il cui manoscritto è perduto. Nell'edizione Johnson delle lettere (L374, datata 1872), e in quella curata da Mabel Todd nel 1894, c'è una sola frase che precede i versi: "Thank you dear for the passage. How long to live the truth is." ("Grazie cara per il brano. Com'è lunga da vivere la verità."), ma Franklin afferma che non c'è relazione tra la poesia e questo frammento di lettera.
Il testo deriva da due trascrizioni di Frances Norcross inviate a Mabel Loomis Todd, la prima in prosa e la seconda in versi. Ho utilizzato la trascrizione dell'edizione Franklin, in quattro versi, mentre nelle edizioni italiane che conosco è sempre utilizzata la versione in sei versi dell'edizione Johnson delle poesie.

Quando una parola è detta, o scritta, non ha esaurito la sua funzione, perché proprio in quel momento quella parola inizia a vivere nella memoria di chi l'ha ascoltata o letta.


F279 (1862) / J664 (1862)

Of all the Souls that stand create -
I have Elected - One -
When Sense from Spirit - files away -
And Subterfuge - is done -
When that which is - and that which was -
Apart - intrinsic - stand -
And this brief Tragedy of Flesh -
Is shifted - like a Sand -
When Figures show their royal Front -
And Mists - are carved away,
Behold the Atom - I preferred -
To all the lists of Clay!
    Di tutte le Anime create che esistono -
Ne ho Eletta - Una -
Quando il Senso dallo Spirito - si scioglie -
E il Sotterfugio - è finito -
Quando quel che è - e quel che fu -
In disparte - nella loro essenza - stanno -
E questa Breve Tragedia della Carne -
È rimossa - come Sabbia -
Quando le Figure mostrano la loro Fronte regale -
E le Brume - sono spazzate via,
Mirate l'Atomo - che io preferii -
A tutte le liste di Creta!

Una netta, precisa, sicura dichiarazione d'amore. Di tutte le anime create quella eletta è una sola. Quando la coscienza si separa dall'anima e termina quella mistificazione che chiamiamo vita, quando il passato e il presente sono ormai ridotti alla loro essenza di tempo eterno, quando la breve tragedia che ha per protagonista la carne si è dissolta come sabbia e le brume che nascondevano il mistero si sono ormai dileguate, eccolo là l'atomo, l'indivisibile e primigenia essenza che preferii a tutte le composite liste degli uomini plasmati dalla creta. È lui l'uno, il solo che ho eletto.


F280 (1862) / J493 (1862)

The World - stands - solemner - to me -
Since I was wed - to Him -
A modesty - befits the soul
That bears another's - name -
A doubt - if it be fair - indeed -
To wear that perfect - pearl -
The Man - upon the Woman - binds -
To clasp her soul - for all -
A prayer, that it more angel - prove -
A Whiter Gift - within -
To that munificence, that chose -
So unadorned - a Queen -
A Gratitude - that such be true -
It had esteemed the Dream -
Too beautiful - for Shape to prove -
Or posture - to redeem!
    Il Mondo - si erge - più solenne - per me -
Da quando andai sposa - a Lui -
La modestia - si addice all'anima
Che porta di un altro - il nome -
Un dubbio - se sia giusto - davvero -
Indossare quella perfetta - perla -
Che l'Uomo - alla Donna - allaccia -
Per catturarne l'anima - per sempre -
Una preghiera, che più angelica - si dimostri -
Un Più Bianco Dono - interiore -
A quella munificenza, che scelse -
Così disadorna - una Regina -
Un Grazie - che sia proprio vero -
Lei aveva creduto il Sogno -
Troppo bello - per dimostrarsi Concreto -
O per redimere - uno status!

Un inno all'unione fra due persone. Un'unione molto autobiografica, molto spirituale. È l'anima "che porta di un altro il nome". Sempre l'anima che deve offrire un "più bianco" dono "interiore". In una visione figurata, comunque, l'anima può anche essere considerata una metafora del corpo, e la poesia un ringraziamento per un sogno che si è avverato. ED non rinuncia comunque al dubbio (nel quinto verso), usando poi due verbi "bind" e "clasp" che inducono a una visione dell'unione non scevra da possibili soffocanti legami.


F281 (1862) / J268 (1861)

Me, change! Me, alter!
Then I will, when on the Everlasting Hill
A Smaller Purple grows -
At sunset, or a lesser glow
Flickers upon Cordillera -
At Day's superior close!
    Io, cambiare! Io, trasformarmi!
Allora lo farò, quando sull'Eterno Colle
Una più Sottile Porpora crescerà -
Al tramonto, o un più fioco bagliore
Guizzerà sulla Cordigliera -
Al supremo chiudersi del Giorno!

Nel corso della vita ci sono continui mutamenti, dovuti al tempo che passa, alle esperienze che facciamo, ma il cambiamento vero sarà quello del momento che chiuderà con un estremo tramonto il giorno-vita, per condurci in una notte-morte il cui mistero resta inafferrabile.


F282 (1862) / J320 (1862)

We play at Paste -
Till qualified, for Pearl -
Then, drop the Paste -
And deem ourself a fool -

The Shapes - though - were similar -
And our new Hands
Learned Gem-Tactics -
Practicing Sands -
    Giochiamo con le Imitazioni -
Finché non troviamo, la Perla -
Allora, buttiamo le Imitazioni -
E ci sentiamo sciocchi -

Le Forme - tuttavia - erano simili -
E le nostre nuove Mani
Appresero tattiche Gemmate -
Praticando Sabbia -

Il testo riportato sopra è quello che ED accluse, insieme ad altre tre poesie, alla prima lettera a Higginson del 15 aprile 1862 (L260). Un'altra copia, praticamente identica e senza divisione in strofe, è tra i manoscritti rimasti tra le carte di ED.

Nessuno fabbrica "perle" all'improvviso, è sempre necessario un apprendimento su materiali più vili ("paste, sands") per essere degni di acquisire quelle "tattiche gemmate" che ci permetteranno di produrre esiti preziosi.
Il fatto che ED abbia accluso questi versi alla prima lettera a Higginson, nella quale chiedeva un giudizio sulla sua poesia, rende palese il soggetto dei versi : l'apprendimento poetico, che inizia con lo scrivere "imitazioni" (vv. 1 e 3), che poi, rilette, fanno quasi vergognare il loro creatore, per poi, man mano, acquisire "nuove mani" (v. 6) capaci di padroneggiare "tattiche gemmate" (v. 7) e di produrre "perle" (v. 2).


F283 (1862) / J313 (1862)

I should have been too glad, I see -
Too lifted - for the scant degree
Of Life's penurious Round -
My little Circuit would have shamed
This new Circumference - have blamed -
The homelier time behind -

I should have been too saved - I see -
Too rescued - Fear too dim to me
That I could spell the Prayer
I knew so perfect - yesterday -
That Scalding One - Sabacthini -
Recited fluent - here -

Earth would have been too much - I see -
And Heaven - not enough for me -
I should have had the Joy
Without the Fear - to justify -
The Palm - without the Calvary -
So Savior - Crucify -

Defeat whets Victory - they say -
The Reefs in old Gethsemane
Endear the Shore beyond -
'Tis Beggars - Banquets best define -
'Tis Thirsting - vitalizes Wine -
Faith bleats to understand -

    Sarei stata troppo felice, lo so -
Troppo innalzata - per lo scarso grado
Del misero Ciclo della Vita -
Il mio piccolo Circuito avrebbe disonorato
Questa nuova Circonferenza - avrebbe biasimato -
Il più familiare tempo passato -

Sarei stata troppo risparmiata - lo so -
Troppo salvata - la Paura troppo fievole per me
Perché potessi pronunciare la Preghiera
Che sapevo alla perfezione - ieri -
Quel Bruciante - Sabactani -
Recitato di continuo - qui -

La Terra sarebbe stata troppo - lo so -
E il Cielo - non abbastanza per me -
Avrei avuto la Gioia
Senza la Paura - che la giustifica -
La Palma - senza il Calvario -
Quindi Salvatore - Crocifiggi -

La Sconfitta stimola la Vittoria - si dice -
Le Scogliere nel vecchio Getsemani
Rendono cara la Riva più in là -
I Mendicanti - descrivono meglio un Banchetto -
Avere Sete - infonde vita al Vino -
La Fede bela per comprendere -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. Un'altra copia, perduta, fu inviata a Louise e Frances Norcross (il primo verso è in un elenco delle poesie ricevute compilato da Frances) e una terza, limitata alla quarta strofa, fu inviata a Susan. Quest'ultima copia contiene tre varianti [i versi indicati sono quelli della versione intera]: al verso 21 "Coast" ("Costa", presente come variante anche nel testo dei fascicoli) al posto di "shore"; al verso 22 "can" ("possono" [descrivere un Banchetto]) al posto di "best"; al verso 23 "parching" ("Una sete ardente") al posto di "Thirsting". Nella versione intera è inoltre indicata una variante nell'ultimo verso "faints" ("viene mene") al posto di "beats".

L'abbandono, la perdita, "Quel bruciante Sabactani recitato di continuo, qui" (vv. 11-12), sono la condizione comune della vita mortale. Riuscire a eluderla sarebbe troppo, significherebbe essere innalzati a un grado che non ci compete (vv. 2-3), e significherebbe anche essere "troppo risparmiata" (v. 7) da un "Calvario" (v. 17) che sembra essere tutt'uno con la vita.
Nell'ultima strofa un fievole raggio di speranza, quella "riva più in là" del verso 21 che sembra essere l'unico luogo dove trovare la pace e la felicità; ma poi, nell'ultimo verso, il raggio si scolora, perché la fede non riuscirà mai a diventare conoscenza razionale.
Per quest'ultimo verso il "bleats" sembra quasi un'invocazione che non riesce nemmeno a usare la caratteristica più umana, più razionale: la parola che accompagna il dubbio, mentre la variante ("venir meno" ma anche "perdere coraggio, abbattersi") suggerisce una fede che rinuncia, che si dà per vinta in quella impossibile ricerca della conoscenza.
Nella versione inviata a Susan la lettura è naturalmente meno articolata, visto che la sola ultima strofa si avvicina di più alle poesie che descrivono, tout court, la conoscenza che deriva dalla privazione (vedi, per esempio, la J67-F112 o la J73-F136); l'ultimo verso può in questo caso essere letto come: "la mancanza di razionalità della fede stimola la voglia di conoscenza".
Per "Sabacthini" (v.11) vedi i vangeli di Matteo (27,46) e Marco (15,34): "E verso l'ora nona Gesù gridò ad alta voce: «Elì, Elì, lemà sabactani?» cioè: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?»"


F284 (1862) / J689 (1863)

The Zeroes taught Us - Phosphorus -
We learned to like the Fire
By handling Glaciers - when a Boy -
And Tinder - guessed - by power

Of Opposite - to equal Ought -
Eclipses - Suns - imply -
Paralysis - our Primer dumb
Unto Vitality -

    Gli Zeri Ci insegnarono - il Fosforo -
Imparammo ad amare il Fuoco
Maneggiando il Ghiaccio - da Ragazzi -
E lo Stoppino - indovinammo - per il potere

Degli Opposti - di rendere simile ogni Cosa -
Le Eclissi - i Soli - implicano -
La Paralisi - il nostro Abbecedario muto
Verso la Vitalità -

La versione riportata sopra è quella trascritta nei fascicoli nel 1863. Una versione precedente, con alcune varianti, era stata inviata a Samuel Bowles nel 1862 (L283).

La metafora dell'imparare attraverso la conoscenza degli opposti può avere un ampia esemplificazione: per esistere il bene è necessario che esista il male, la vita non è pensabile senza la morte, così come la felicità senza la sofferenza. Gli ultimi due versi si inseriscono in questa metafora, ma potrebbero anche essere letti, in senso più generale, come la necessità di meditare in silenzio, di cercare momenti di solitudine per imparare veramente l'arte di vivere.
Al verso 5 "Ought" è variante ortografica di "Aught".


F285 (1862) / J673 (1863)

The Love a Life can show Below
Is but a filament, I know,
Of that diviner thing
That faints upon the face of Noon -
And smites the Tinder in the Sun -
And hinders Gabriel's Wing -

'Tis this - in Music - hints and sways -
And far abroad on Summer days -
Distils uncertain pain -
'Tis this enamors in the East -
And tints the Transit in the West
With harrowing Iodine -

'Tis this - invites - appalls - endows -
Flits - glimmers - proves - dissolves -
Returns - suggests - convicts - enchants -
Then - flings in Paradise -

    L'Amore che una Vita può mostrare Quaggiù
È solo un una fibra, lo so,
Di quella cosa più divina
Che svanisce nel volto del Mezzogiorno -
E percuote lo Stoppino nel Sole -
E ritarda l'Ala di Gabriele -

È ciò - che nella Musica - allude e ondeggia -
E all'estremo dei giorni d'Estate -
Distilla un'incerta pena -
È ciò che innamora a Oriente -
E tinge il Transito a Occidente
Di straziante Violetto -

È ciò - che invita - sgomenta - concede -
Volteggia - balugina - prova - dissolve -
Ritorna - suggerisce - condanna - incanta -
Poi - si getta nel Paradiso -

Il testo riportato sopra è quello trascritto nei fascicoli nel 1863. Un'altra copia, rimasta tra le carte di ED e databile all'anno precedente, era probabilmente destinata a Susan, visto che prima dei versi c'è l'annotazione "Excuse me - Dollie -" ("Dollie" era un nomignolo per Susan), ma non risulta mai spedita. In quest'ultima copia di sono due varianti rispetto a quella nei fascicoli: "al verso 1 "Child" ("Figlio") al posto di "Life" e al verso 10 "afflicts us" ("ci affligge") al posto di "enamors".

L'amore che la vita ci concede è solo una fibra di un qualcosa di cosmico, panteistico, o anche di quell'amore perfetto che sogniamo sapendo di non poterlo mai raggiungere; un qualcosa che è parte integrante della creazione, che ha reso possibile il mistero del giorno, dell'eterna luce del sole, che ritarda il giorno del giudizio per farci godere le gioie della vita. Ma si manifesta anche nella bellezza sfuggente e inafferrabile della musica, nella pena struggente e indeterminata che proviamo alla fine di un giorno; nel nostro ammirato sgomento di fronte ai ciclici miracoli dell'alba e del tramonto. È un qualcosa che ha in sé il tutto: per definirlo dobbiamo usare una serie virtualmente infinita di verbi, l'uno diverso dall'altro. E sappiamo che il suo fine ultimo non può essere altro che il paradiso.
È una poesia che apparentemente non pone dubbi interpretativi, ma poi, approfondendone la lettura, ci accorgiamo che ha un sottofondo di indeterminatezza, come se volesse trasmettere l'impossibilità di cogliere l'essenza del mistero dell'amore enunciato nel primo verso. Nella prima strofa prevalgono le immagini della creazione divina, che regge e regola il mondo; nella seconda l'arte e la natura; nella terza la serie di verbi che ED ha usato (undici) ci suggerisce un'evidente impossibilità di definire e afferrare il mistero. Quel mistero che può essere sciolto solo in un paradiso promesso ma altrettanto indeterminato.


F286 (1862) / J665 (1863)

Dropped into the Ether Acre -
Wearing the Sod Gown -
Bonnet of Everlasting Laces -
Brooch - frozen on -

Horses of Blonde - and Coach of Silver -
Baggage a strapped Pearl -
Journey of Down - and Whip of Diamond -
Riding to meet the Earl -

    Calata nell'Etereo Campo -
Indossa una Veste di Zolla -
Una Cuffia dai Lacci Perenni -
Un gelido - Fermaglio -

Cavalli Biondi - e Carrozza d'Argento -
Per Bagaglio un involto di Perla -
Viaggio di Piuma - e Frusta di Diamante -
Cavalca per incontrare il Sovrano -

Nella prima strofa, la descrizione di un funerale appena avvenuto. Il soggetto è femminile: si capisce dalla cuffia e dal fermaglio. È stata calata nel campo etereo: il cimitero (ED usa "acre" che è un'unità di misura, ma che può significare in senso figurato un terreno, un campo, una proprietà); la sua veste è la zolla, ovvero la terra che la circonda; la sua cuffia è ormai ormai perennemente allacciata e il suo fermaglio è gelido.
Nella seconda strofa la descrizione della concretezza materiale della morte lascia il posto al viaggio dell'anima verso il cielo, solare, prezioso, l'unico che può fare lo spirito immortale; perciò i cavalli sono biondi, la carrozza è d'argento, il bagaglio un immateriale involto di perla. È un viaggio di piuma, immateriale come il bagaglio, la frusta per i cavalli è preziosa e inscalfibile, come il diamante, ed è un viaggio che serve per incontrare il suo signore ("earl" significa propriamente "conte", ma ED lo usa anche in senso figurato, vedi la J213-F134 e la J452-F451, per indicare il proprietario della contea, della terra, colui che è il padrone; qui il signore di tutto).


F287 (1862) / J491 (1862)

While it is alive
Until Death touches it
While it and I lap one Air
Dwell in one Blood
Under one Sacrament
Show me Division can split or pare -

Love is like Life - merely longer
Love is like Death, during the Grave
Love is the Fellow of the Resurrection
Scooping up the Dust and chanting "Live"!

    Finché è vivo
Fino al momento in cui la Morte lo tocca
Finché lui ed io siamo avvolti in un'unica Aria
Abitiamo in un unico Sangue
Sotto un unico Sacramento
Mostratemi il Contrasto capace di separare o scalfire -

L'Amore è come la Vita - solamente più lungo
L'Amore è come la Morte, resiste alla Tomba
L'Amore è il Compagno della Resurrezione
Che riaddensa la Polvere e canta "Vivi!"

Oltre alla copia riportata sopra (trascritta nei fascicoli nel 1865) c'è n'è un'altra, una brutta copia, scritta nel 1862. Il testo di quest'ultima versione, a parte modifiche nella punteggiatura e nella versificazione, contiene quattro termini diversi, ciascuno dei quali con un'alternativa poi accolta nella versione dei fascicoli: al verso 5 "Firmament" ("Firmamento") diventato "Sacrament"; al verso 6 "could" ("che possa") diventato "can"; ai versi 7, 8 e 9 "Faith" ("Fede") diventato "Love" e al verso 7 "Only, the" "Solo, [più lunga]") diventato "merely".

Un'ode all'amore, probabilmente inteso nella sua accezione meno "concreta", vista l'intercambiabilità con la fede della versione precedente. Inizia con un pronome che non dà nessun indizio dell'oggetto della poesia. Il mistero viene svelato nella seconda strofa, con quei tre versi che iniziano con "Love", quasi a voler chiarire senza alcun dubbio cos'è quell'impersonale "it" iniziale. Molto belli gli ultimi due versi: la resurrezione che raccoglie la polvere dei corpi, la ricompone e intona un inno alla vita. Degna compagna dell'amore, capace anch'esso di rendere "viva" una vita.
Il cambio fede-amore, segnato come variante e poi accolto nella versione definitiva, sembra lasciare inalterato il significato dei versi.


F288 (1862) / J574 (1862)

My first well Day - since many ill -
I asked to go abroad,
And take the Sunshine in my hands
And see the things in Pod -

A'blossom just - when I went in
To take my Chance with pain -
Uncertain if myself, or He,
Should prove the strongest One.

The Summer deepened, while we strove -
She put some flowers away -
And Redder cheeked Ones - in their stead -
A fond - illusive way -

To cheat Herself, it seemed she tried -
As if before a Child
To fade - Tomorrow - Rainbows held
The Sepulchre, could hide.

She dealt a fashion to the Nut -
She tied the Hoods to Seeds -
She dropped bright scraps of Tint, about -
And left Brazilian Threads

On every shoulder that she met -
Then both her Hands of Haze
Put up - to hide her parting Grace
From our unfitted eyes -

My loss, by sickness - Was it Loss?
Or that Ethereal Gain
One earns by measuring the Grave -
Then - measuring the Sun -

    Il mio primo Giorno da sana - dopo tanta malattia -
Chiesi di uscire,
E prendere la Luce del Sole nelle mani
E vedere le cose nel Baccello -

Appena fiorite - quando entrai
Per tentare la Sorte con il male -
Incerta su chi, fra me e Lui,
Si sarebbe dimostrato il più forte.

L'Estate si fece più intensa, mentre lottavamo -
Mise via qualche fiore -
E Altri con più Rosso imbellettò - al loro posto -
Un tenero - illusorio modo -

Di ingannare Se stessa, sembrava cercare -
Come se di fronte a un Bambino
Che svanirà - Domani - ripetuti Arcobaleni
Il Sepolcro, potessero nascondere.

Diede forma alla Noce -
Allacciò il Cappuccio ai Semi -
Fece cadere radiosi frammenti di Colore, intorno -
E lascio Filamenti Brasiliani

Su ogni spalla che incontrò -
Poi entrambe le Mani di Nebbia
Riempì - per nascondere la sua fuggevole Grazia
Ai nostri occhi inadatti -

Ciò che ho perso, per la malattia - Fu una Perdita?
O quell'Etereo Guadagno
Che si ottiene misurando la Tomba -
Poi - misurando il Sole -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. L'ultima strofa è anche nella parte finale di una lettera a Samuel Bowles del novembre 1862 (L275) con due varianti: "The" al posto di "My" (v. 1 della strofa) e "You earned" al posto di "One earns" (v. 3).

La descrizione del superamento di una malattia, ma anche di una sofferenza, e il ritorno alla vita, simboleggiata dalla natura, dall'estate, che continua il suo corso mentre noi ce ne stiamo in disparte a lottare contro ciò che ci fa soffrire.
Ma anche l'estate ha il suo ciclo vitale, che essa stessa cerca di aggirare, magari sostituendo i fiori appassiti con altri più colorati. Ma è come se ci si illudesse di nascondere, con un arcobaleno, il sepolcro che ci aspetta in un futuro più o meno lontano, ma che in fin dei conti è sempre così vicino da sembrare comunque domani.
Ma l'estate, la vita, continua, ripete ciclicamente i suoi doveri, cercando fino all'ultimo di nascondere, di celare nella nebbia l'approssimarsi dell'autunno, della sua fine.
Forse allora ciò che si perde a causa della malattia non è una vera perdita. Anzi può essere che solo così, avendo la consapevolezza dell'ineluttabile approssimarsi della tomba, si riesca a ottenere quell'effimero, etereo guadagno che ci regala ogni nuovo sorgere del sole.


F289 (1862) / J229 (1861)

A Burdock - clawed my Gown -
Not Burdock's - blame -
But mine -
Who went too near
The Burdock's Den -

A Bog - affronts my shoe -
What else have Bogs - to do -
The only trade they know -
The splashing Men!
Ah, pity - then!

'Tis Minnows can despise!
The Elephant's - calm eyes
Look further on!

    Una Lappola - ha lacerato la mia Veste -
Non della Lappola - la colpa -
Ma mia -
Che andai troppo vicina
Alla Tana della Lappola -

Un Pantano - oltraggia la mia scarpa -
Che altro hanno i Pantani - da fare -
La sola occupazione che conoscono -
È inzaccherare gli Uomini!
Ah, compatiamoli - allora!

Solo i Pesciolini possono sdegnarsi!
Dell'Elefante - i placidi occhi
Guardano ben oltre!

I versi furono inviati ad Austin (L240) preceduti da "Father said Frank Conkey - touched you -" ("Papà ha detto che Frank Conkey - ti ha contagiato -"). Evidentemente il padre non approvava i contatti del figlio con Ithamar Francis Conkey, avvocato di Amherst e suo rivale politico.
La poesia fu poi trascritta nei fascicoli (nel 1864 secondo Johnson, nel 1865 secondo Franklin) con alcune varianti e il decimo verso omesso:

A Burdock twitched my Gown
Not Burdock's blame - but mine
Who went too near the Burdock's Den -

A Bog affronts my shoe.
What else have Bogs to do -
The only art they know
The splashing Men?

'Tis Minnows - should despise
The Elephant's calm eyes
Look further on.

    Una Lappola ha strappato la mia Veste -
Non della Lappola la colpa - ma mia
Che andai troppo vicina alla Tana della Lappola -

Un Pantano oltraggia la mia scarpa.
Che altro i Pantani hanno da fare -
La sola arte che conoscono
Non è inzaccherare gli Uomini?

Solo i Pesciolini - si sdegnerebbero
Dell'Elefante i placidi occhi
Guardano ben oltre.


La versione inviata ad Austin ha un riferimento preciso: un rivale politico del padre, che lo stava evidentemente contagiando con le sue idee, verso il quale ED mette in guardia il fratello. Il fatto che ED abbia poi inserito la poesia nei fascicoli è indicativo di come la considerasse valida anche in senso più generale: un invito a guardare in alto, senza curarsi troppo di "lappole" o "pantani", ma anche a non lamentarsi di cose che, in fin dei conti, molto spesso ci siamo andati a cercare.
Nella frase che precede la versione inviata ad Austin, ho tradotto "touched" con uno dei significati del verbo nel Webster: "To infect; as men touched with pestilent disease."


F290 (1862) / J-

Let others - show this Surry's Grace -
Myself - assist his Cross -
    Che altri - esibiscano la Grazia di Surry -
Io - assisto alla sua Croce -

In una lettera a Samuel Bowles della fine di novembre 1862 (L277), preceduta da "Perhaps you tire - now - A small weight - is obnoxious - upon a weary Rope - but had you Exile - or Eclipse - or so huge a Danger, as would dissolve all other friends - 'twould please me to remain -" ("Forse lei è stanco - ora - Un piccolo peso - è intollerabile - per una Fune affaticata - Ma se lei avesse Esilio - O Eclissi - o un Pericolo talmente enorme, da dissolvere tutti gli altri amici - sarei felice di restare -")
Henry Howard, conte di Surrey (1517-1547), introdusse nella poesia inglese il famoso "blank verse". Fu accusato di alto tradimento e decapitato durante il regno di Enrico VIII.

Facile condividere i momenti di gioia, più difficile esserci in quelli dolorosi.


F291 (1862) / J311 (1862)

It sifts from Leaden Sieves -
It powders all the Wood.
It fills with Alabaster Wool
The Wrinkles of the Road -

It makes an even Face
Of Mountain, and of Plain -
Unbroken Forehead from the East
Unto the East again -

It reaches to the Fence -
It wraps it Rail by Rail
Till it is lost in Fleeces -
It deals Celestial Vail

To Stump, and Stack - and Stem -
A Summer's empty Room -
Acres of Joints, where Harvests were,
Recordless, but for them -

It Ruffles Wrists of Posts
As Ankles of a Queen -
Then stills it's Artisans - like Ghosts -
Denying they have been -

    Filtra da Plumbei Setacci -
Impolvera tutto il Bosco.
Riempie con Lana d'Alabastro
Le Rughe della Strada -

Fa un Volto uniforme
Di Montagna, e di Pianura -
Ininterrotta Fronte dall'Oriente
Sino all'Oriente di nuovo -

Penetra nel Recinto -
Lo avvolge Paletto per Paletto
Fino a confondersi in Coltri -
Sparge un Celeste Velo

Su Ceppo, e Catasta - e Stelo -
Una vuota Stanza dell'Estate -
Acri di Stoppie, dove erano i Raccolti,
Indistinguibili, se non per esse -

Increspa i Polsi ai Pali
Come Caviglie di una Regina -
Poi blocca i suoi Artigiani - come Fantasmi -
Negando che siano esistiti -

Esistono cinque redazioni di questa poesia. La prima, quella riportata sopra, fu inviata a Susan Dickinson alla fine del 1862. La seconda, sostanzialmente uguale, fu trascritta nella primavera del 1863 nei fascicoli. La terza, un manoscritto databile 1865, è uguale nei primi quattro versi, mentre i successivi sedici sono sostituiti da otto versi nuovi. Di questa versione abbiamo due ulteriori redazioni, con cambiamenti minimi: una inviata a T.W. Higginson nel 1871 e infine una acclusa a una lettera del 1883 (L813) a Thomas Niles, editor della casa editrice Roberts Brothers, nella quale la poesia viene citata come "the Snow" ("la Neve"). Quest'ultima è quella riportata sotto.

It sifts from Leaden Sieves -
It powders all the Wood -
It fills with Alabaster Wool
The Wrinkles of the Road -

It scatters like the Birds -
Condenses like a Flock -
Like Juggler's Figures situates
Upon a baseless Arc -

It traverses yet halts -
Disperses as it stays -
Then curls itself in Capricorn -
Denying that it was -

    Filtra da Plumbei Setacci -
Impolvera tutto il Bosco -
Riempie con Lana d'Alabastro
Le Rughe della Strada -

Si sparge come gli Uccelli -
Si comprime come un Gregge -
Come Figure di un Giocoliere si dispone
Su un Arco senza base -

Attraversa eppure si ferma -
Si disperde così come rimane -
Poi si avviluppa nel Capricorno -
Negando la sua stessa esistenza -

Una lunga serie di immagini che descrivono l'effetto della neve, non citata esplicitamente nella prima versione e richiamata invece in modo diretto nella lettera a Thomas Niles del 1883. La prima versione contiene descrizioni più vivide e concrete, mentre la seconda è più sintetica e "astratta", in particolare nella chiusa, dove una costellazione invernale diventa rifugio di una neve che sembra diventare talmente impalpabile da negare la sua stessa esistenza.
Bacigalupo ipotizza un possibile riferimento a una poesia di R. W. Emerson, "The Snow-Storm", del 1846.


F292 (1862) / J293 (1861)

I got so I could hear his name -
Without - Tremendous gain -
That Stop-sensation - on my Soul -
And Thunder - in the Room -

I got so I could walk across
That Angle in the floor,
Where he turned so, and I turned - how -
And all our Sinew tore -

I got so I could stir the Box -
In which his letters grew
Without that forcing, in my breath -
As Staples - driven through -

Could dimly recollect a Grace -
I think, they called it "God" -
Renowned to ease Extremity -
When Formula, had failed -

And shape my Hands -
Petition's way,
Tho' ignorant of a word
That Ordination - utters -

My Business, with the Cloud,
If any Power behind it, be,
Not subject to Despair -
It care, in some remoter way,
For so minute affair
As Misery -
Itself, too vast, for interrupting - more -

    E così ora posso ascoltare il suo nome -
Senza - Tremenda vittoria -
Quella sensazione di Blocco - nell'Anima -
E di Tuono - nella Stanza -

E così ora posso attraversare
Quell'Angolo del pavimento,
Dove egli si volse, e io mi volsi - pure -
E tutta la nostra Energia si lacerò -

E così ora posso frugare nella Scatola -
Dove le sue lettere si accumulavano
Senza quello spezzarsi, nel respiro -
Come Chiodi - che lo trapassino -

Posso a malapena rammentare una Grazia -
Credo, la chiamino "Dio" -
Rinomata per ridurre gli Estremi -
Quando i Rimedi usuali, falliscono -

E adatto le mie Mani -
Alla maniera di chi prega,
Sebbene ignori la parola
Che il Rito - richiede -

Il mio Problema, là con la Nuvola,
Se un qualche Potere dietro ad essa, esiste,
Non soggetto alla Disperazione -
Si prenderà cura, in qualche estraneo modo,
Di una faccenda così irrilevante
Come l'Infelicità -
È troppo grande, per disturbarlo - di più -

Una ferita che si rimargina lentamente, che ci lascia il ricordo di un dolore attenuato dal passare del tempo. Ci resta una domanda inevasa: in quel misterioso aldilà ci sarà davvero qualcuno che si prenderà cura di noi, di questi infelici mortali che sognano la felicità eterna?
Nella quinta strofa ("Sebbene ignori la parola / Che il Rito - richiede -") la dichiarazione di una estraneità ai riti convenzionali, ma probabilmente anche la consapevolezza che nessuno di noi può veramente sapere quali siano i riti giusti per il luogo che ci è destinato dopo la morte.


F293 (1862) / J263 (1861)

A single Screw of Flesh
Is all that pins the Soul
That stands for Deity, to Mine,
Upon my side the Veil -

Once witnessed of the Gauze -
It's name is put away
As far from mine, as if no plight
Had printed yesterday,

In tender - solemn Alphabet,
My eyes just turned to see,
When it was smuggled by my sight
Into Eternity -

More Hands - to hold - These are but Two -
One more new-mailed Nerve
Just granted, for the Peril's sake -
Some striding - Giant - Love -

So greater than the Gods can show,
They slink before the Clay,
That not for all their Heaven can boast
Will let it's Keepsake - go

    Un'unica Vite di Carne
È tutto ciò che fissa l'Anima
Che rappresenta la Divinità, in Me,
Sul mio lato del Velo -

Una volta in presenza del Sudario -
Il suo nome è messo via,
Così lontano dal mio, come se nessun vincolo
Fosse impresso ieri,

In tenero - solenne Alfabeto,
I miei occhi si volsero appena a guardare,
Quando fu portata via a mia insaputa
Nell'Eternità -

Più Mani - per trattenere - Queste sono solo Due -
Una nuova e più corazzata Tempra
Giusto concessa, a cagione del Pericolo -
Uno smisurato - Gigantesco - Amore -

Così grande che gli Dei possono mostrarsi,
Aggirarsi davanti alla Creta,
Che mai per quanto i loro Cieli possano vantare
Lascerà il suo Pegno d'Amore - andare

L'anima è saldamente fissata al suo involucro mortale ed è la rappresentazione del divino, del soprannaturale, nel lato del mondo che conosciamo. Nel momento della morte l'anima si separa dal corpo, ed è come se si dimenticasse dell'individualità di cui faceva parte per diventare un'entità immortale ma indistinta, priva di ciò che caratterizza il nostro io. Ciò che resta di noi non può che guardare con rimpianto ad una lacerazione che da una parte ci promette l'immortalità e dall'altra la rende impersonale, un qualcosa in cui non ci è possibile riconoscerci. Una sola cosa potrebbe riunire l'immortalità e l'individualità: un amore così grande da riuscire a sconfiggere la morte che conosciamo, a trattenere quel sentimento anche dopo il nostro viaggio di sola andata dall'altra "parte del velo".


F294 (1862) / J264 (1861)

A Weight with Needles on the pounds -
To push, and pierce, besides -
That if the Flesh resist the Heft -
The puncture - Coolly tries -

That not a pore be overlooked
Of all this Compound Frame -
As manifold for Anguish -
As Species - be - for name -

    Un Peso con Aghi sulle libbre -
Preme, e trafigge, dappertutto -
Se la Carne resiste alla pressione -
La puntura - Freddamente riprova -

Non un poro sarà tralasciato
Di tutta la Composita Struttura -
Tanto molteplice per l'Angoscia -
Quanto le Specie - sono - per i nomi -

L'angoscia non ammette resistenze, si insinua nel nostro intimo permeandolo interamente, senza dimenticare nemmeno un poro della nostra pelle. Le sue armi e i suoi possibili obiettivi sono innumerevoli, come i nomi per le specie.


F295 (1862) / J217 (1861)

Savior! I've no one else to tell -
And so I trouble thee.
I am the one forgot thee so -
Dost thou remember me?
Nor, for myself, I came so far -
That were the little load -
I brought thee the imperial Heart
I had not strength to hold -
The Heart I carried in my own -
Till mine too heavy grew -
Yet - strangest - heavier since it went -
Is it too large for you?
    Redentore! Non ho altri a cui dirlo -
E così disturbo te.
Sono quella che ti ha dimenticato -
Ti ricordi tu di me?
Non, per me stessa, vengo fin qui -
Sarebbe un carico esiguo -
Ti ho portato il Cuore imperiale
Che non ebbi la forza di trattenere -
Il Cuore che tenni nel mio -
Finché il mio diventò troppo pesante -
Ancora - che strano - più pesante quando se ne andò -
È troppo grande per te?

Il testo riportato sopra è quello inviato a Susan. ED trascrisse la poesia nei fascicoli con qualche variante e sostituendo con uno soltanto i primi cinque versi:

Father - I bring thee - not myself -
That were the little load -
I bring thee the departed Heart
I had not strength to hold -

The Heart I cherished in my own -
Till mine - too heavy grew -
Yet - strangest - heavier since it went -
Is it too large for you?

    Padre - ti porto - non me stessa -
Sarebbe un carico esiguo -
Ti porto il Cuore scomparso
Che non ebbi la forza di trattenere -

Il Cuore che serbai nel mio -
Finché il mio - diventò troppo pesante -
Ancora - che strano - più pesante quando se ne andò -
È troppo grande per te?


Il cuore "carried (o cherished) in my own" è metafora di un amore troppo grande per diventare realtà, un amore serbato nell'intimo e scomparso lasciando dietro di sé una sofferenza che non può essere condivisa con nessuno; soltanto il cielo potrà capirla e assorbirne la dolorosa grandezza nella sua infinità.


F296 (1862) / J265 (1861)

Where Ships of Purple - gently toss -
On Seas of Daffodil -
Fantastic Sailors - mingle -
And then - the Wharf is still!
    Dove Navi di Porpora - lievi si agitano -
Su Mari di Giunchiglia -
Favolosi Marinai - si mescolano -
E poi - il Molo è silente.

Il tramonto diventa un'immagine favolosa di mari di giunchiglia solcati da navi di porpora e popolati da irreali marinai. Poi tutto tace: i colori e l'immaginazione lasciano il posto alla concreta oscurità della notte.


F297 (1862) / J266 (1861)

This - is the land - the Sunset washes -
These - are the Banks of the Yellow Sea -
Where it rose - or whither it rushes -
These - are the Western Mystery!

Night after Night
Her purple traffic
Strews the landing - with Opal Bales -
Merchantmen - poise upon Horizons -
Dip - and vanish like Orioles!

    Questa - è la terra - che il Tramonto bagna -
Queste - sono le rive del Mar Giallo -
Dove esso spuntò - o verso dove si getta -
Questi - sono i Misteri del Ponente!

Notte dopo Notte
Il suo traffico purpureo
Cosparge l'approdo - di Sacchi d'Opale -
Mercantili - sospesi sull'Orizzonte -
Si immergono - e svaniscono come Orioli!

Come nella poesia precedente, il tramonto si tinge di esotica e favolosa bellezza; uno scrigno di gioielli che vive ogni giorno il suo scintillante splendore per poi svanire come un uccello negli orizzonti del cielo.


F298 (1862) / J294 (1861)

The Doomed - regard the Sunrise
With different Delight -
Because - when next it burns abroad
They doubt to witness it -

The Man - to die - tomorrow -
Harks for the Meadow Bird -
Because it's Music stirs the Axe
That clamors for his head -

Joyful - to whom the Sunrise
Precedes Enamored - Day -
Joyful - for whom the Meadow Bird
Has ought but Elegy!

    I Condannati - considerano l'Alba
Con un Piacere diverso -
Perché - quando la prossima splenderà di nuovo
Dubitano di esserne testimoni -

L'Uomo - che morirà - domani -
Dà ascolto all'Uccello del Prato -
Perché quella Musica risveglierà la Scure
Che reclama la sua testa -

Gioiosi - quelli per cui l'Alba
Precede un Giorno - d'Amore -
Gioiosi - quelli per cui l'Uccello del Prato
È tutto tranne che un Canto Funebre!

Due esempi di come possa essere diverso il senso che ciascuno di noi dà alle cose, agli avvenimenti. L'alba e il canto di un uccello riempiono di gioia e di ammirazione i nostri occhi, ma sono percepiti in modo opposto dal condannato che li vede come messaggeri, sia pure inconsapevoli, della morte.


F299 (1862) / J267 (1861)

Did we disobey Him?
Just one time!
Charged us to forget Him -
But we could'nt learn!

Were Himself - such a Dunce -
What would we - do?
Love the dull lad - best -
Oh, wouldn't you?

    Gli disobbedimmo?
Solo una volta!
Ci accusò di trascurarlo -
Ma noi non riuscimmo a capire!

Fosse Lui stesso - un tale Asino -
Cosa dovremmo fare - noi?
Amare l'ottuso giovinetto - più di tutti -
Oh, non lo faresti tu?

È difficile comprendere il risentimento degli altri, le accuse che ci vengono rivolte per comportamenti e sentimenti interpretati in maniera diversa da chi ne è attore e da chi li subisce. Ma la soluzione non è difficile: basta mettersi l'uno nei panni dell'altro, e le incomprensioni diventano subito superabili.


F300 (1862) / J295 (1861)

Unto like Story - Trouble has enticed me -
How Kinsmen fell -
Brothers and Sister - who preferred the Glory -
And their young will
Bent to the Scaffold, or in Dungeons - chanted -
Till God's full time -
When they let go the ignominy - smiling -
And Shame went still -

Unto guessed Crests, my moaning fancy, leads me,
Worn fair
By Heads rejected - in the lower country -
Of honors there -
Such spirit makes her perpetual mention,
That I - grown bold -
Step martial - at my Crucifixion -
As Trumpets - rolled -

Feet, small as mine - have marched in Revolution
Firm to the Drum -
Hands - not so stout - hoisted them - in witness -
When Speech went numb -
Let me not shame their sublime deportments -
Drilled bright -
Beckoning - Etruscan invitation -
Toward Light -

    Verso simili Storie - l'Ansia mi ha attratto -
Come i Congiunti che caddero -
Fratelli e Sorelle - che preferirono la Gloria -
E la loro giovane volontà
Piegarono al Patibolo, o nelle Segrete - cantarono -
Fino alla venuta di Dio -
Quando abbandonarono l'ignominia - sorridendo -
E la Vergogna divenne muta -

Verso immaginari Allori, la mia dolente fantasia, mi conduce,
Portati lealmente
Da Teste respinte - nelle regioni inferiori -
Di onori là -
Tale spirito fa perpetua menzione,
Sicché io - diventata audace -
Salgo marziale - alla mia Crocifissione -
Come se Trombe - squillassero -

Piedi, piccoli come i miei - hanno marciato nella Rivoluzione
Saldi al suono dei Tamburi -
Mani - non così forti - li innalzarono - a testimonianza -
Quando la Parola si raggelò -
Non lasciate che sia indegna del loro sublime comportamento -
Che ha seminato splendore -
Chiamando - invito Etrusco -
Verso la Luce -

L'esempio dei martiri e di chi ha marciato per conquistare la propria libertà come sprone per non essere indegni di loro.
Al penultimo verso ED ha usato l'aggettivo "Etrusco" probabilmente per rivestire di lontananza atemporale l'invito dei martiri a seguirli nella loro luce.