Emily Dickinson

The Complete Poems
Tutte le poesie

F301 - 350

Traduzione e note di Giuseppe Ierolli


      F1/50      F51/100     F101/150     F151/200     F201/250     F251/300 
   F301/350     F351/400     F401/450     F451/500     F501/550     F551/600 
   F601/650     F651/700     F701/750     F751/800     F801/850     F851/900 
   F901/950    F951/1000   F1001/1050   F1051/1100   F1101/1150   F1151/1200 
 F1201/1250   F1251/1300   F1301/1350   F1351/1400   F1401/1450   F1451/1500 
 F1501/1550   F1551/1600   F1601/1650   F1651/1700   F1701/1750   F1751/1789 

Appendice

Indice Franklin
Home page poesie
Home page


F301 (1862) / J296 (1861)

One Year ago - jots what?
God - spell the word! I - cant -
Was't Grace? Not that -
Was't Glory? That - will do -
Spell slower - Glory -

Such Anniversary shall be -
Sometimes - not often - in Eternity -
When farther Parted, than the Common Wo -
Look - feed upon each other's faces - so -
In doubtful meal, if it be possible
Their Banquet's real -

I tasted - careless - then -
I did not know the Wine
Came once a World - Did you?
Oh, had you told me so -
This Thirst would blister - easier - now -
You said it hurt you - most -
Mine - was an Acorn's Breast -
And could not know how fondness grew
In Shaggier Vest -
Perhaps - I could'nt -
But, had you looked in -
A Giant - eye to eye with you, had been -
No Acorn - then -

So - Twelve months ago -
We breathed -
Then dropped the Air -
Which bore it best?
Was this - the patientest -
Because it was a Child, you know -
And could not value - Air?

If to be "Elder" - mean most pain -
I'm old enough, today, I'm certain - then -
As old as thee - how soon?
One - Birthday more - or Ten?
Let me - choose!
Ah, Sir, None!

    Un Anno fa - cosa annotare?
Dio - pronunci la parola! Io - non posso -
Era Grazia? No davvero -
Era Gloria? Quella - sì -
Pronunciala più lentamente - Gloria -

Tali Anniversari ricorrono -
Talvolta - non spesso - nell'Eternità -
Quando ancora più Divisi, che dal Comune Dolore -
Ci guardiamo - nutrendoci l'uno del volto dell'altro - come -
In incerto pasto, se fosse possibile
Un loro concreto Banchetto -

Assaporavo - incurante - allora -
Non sapevo che il Vino
Il Mondo lo concede una sola volta - E tu?
Oh, se tu me l'avessi detto-
Questa Sete emergerebbe - più facilmente - ora -
Tu dicesti che ti feriva - di più -
Il mio - era un Petto di Ghianda -
E non poteva sapere come la passione crescesse
In più Ruvide Vesti -
Forse - non potevo -
Ma, se tu avessi guardato -
Un Gigante - c'era, faccia a faccia con te -
Non una Ghianda - allora -

Così - Dodici mesi fa -
Noi respirammo -
Poi venne meno l'Aria -
Chi lo sopportò meglio?
Fu lei - la più paziente -
Perché era una Bambina, lo sai -
E non poteva apprezzare - l'Aria?

Se essere "più Vecchi" - significa più pena -
Sono vecchia abbastanza, oggi, ne sono certa - e poi -
Vecchia come te - fra quanto?
Un - Compleanno ancora - o Dieci?
Lasciami - scegliere!
Ah, Signore, Nessuno!

L'apertura richiama un fatto concreto, un stagione d'amore di un anno prima, vissuta con la noncuranza di chi non si rende conto"che il Vino / Il Mondo lo concede una sola volta". Il rimpianto non sembra concedere alcun lenimento, e gli ultimi versi rifiutano anche la speranza di un futuro, visto come il perdurare di una pena che forse soltanto la morte potrà spezzare.


F302 (1862) / J297 (1861)

It's like the Light -
A fashionless Delight -
It's like the Bee -
A dateless - Melody -

It's like the Woods -
Private - Like the Breeze -
Phraseless - yet it stirs
The proudest Trees -

It's like the Morning -
Best - when it's done -
And the Everlasting Clocks -
Chime - Noon!

    È come la Luce -
Una Delizia senza forma -
È come l'Ape -
Una Melodia - senza tempo -

È come i Boschi -
Privata - Come la Brezza -
Senza parole - eppure agita
Gli Alberi più superbi -

È come il Mattino -
Migliore - quando è finito -
E gli Orologi Eterni -
Battono - Mezzogiorno!

Un poesia-indovinello che potrebbe avere come soluzione la vita. L'indizio più forte è nell'ultima strofa: la vita raggiunge il suo culmine quando si conclude e ci porta nell'eterna luce dell'immortalità. In questa ottica possiamo leggere anche le due strofe precedenti: la vita è un concetto che non ha una "forma" concreta; la sua "melodia" si sviluppa ciclicamente posandosi via via su esseri umani diversi, come l'ape con il fiore; è "privata" e "senza parole", perché vissuta ogni volta nell'intimità di ciascuno, eppure provoca sentimenti che hanno una forza superiore a tanti eventi concreti.


F303 (1862) / J298 (1861)

Alone, I cannot be -
The Hosts - do visit me -
Recordless Company -
Who baffle Key -

They have no Robes, nor Names -
No Almanacs - nor Climes -
But general Homes
Like Gnomes -

Their Coming, may be known
By Couriers within -
Their going - is not -
For they're never gone -

    Sola, non posso essere -
Schiere - mi fanno visita -
Inafferrabile Compagnia -
Che si beffa della Chiave -

Non hanno Vesti, né Nomi -
Niente Calendari - né Luoghi -
Ma Dimore diffuse
Come gli Gnomi -

Il loro Arrivo, può essere annunciato
Da intimi Messaggeri -
La loro partenza - no -
Perché non partono mai -

Anche questa può essere considerata una poesia-indovinello. Johnson dice che i versi "descrivono esattamente in che modo si sviluppa l'impulso creativo" (Emily Dickinson. An Interpretative Biography, Atheneum, New York, 1972, pag. 74 [prima ediz.: The Belknap Press of Harvard University Press, Cambridge, 1955]). In effetti, i versi suggeriscono l'arrivo di "schiere" incorporee che nutrono la fantasia del poeta. Anche qui, come per la poesia precedente, l'ultima strofa mi sembra la più rivelatrice: quello che Johnson chiama "impulso creativo" è annunciato da messaggeri interiori (la mente del poeta) e, una volta arrivato, non parte mai più, perché fissato e concretizzato nei versi.


F304 (1862) / J319 (1861)

The nearest Dream recedes - unrealized -
The Heaven we chase -
Like the June Bee - before the School Boy -
Invites the Race -
Stoops - to an easy Clover -
Dips - evades - teazes - deploys -
Then - to the Royal Clouds
Lifts his light Pinnace -
Heedless of the Boy -
Staring - bewildered - at the mocking sky -

Homesick for steadfast Honey -
Ah - the Bee flies not
That brews that rare variety!

    Il Sogno più vicino recede - irrealizzato -
Il Cielo che inseguiamo -
Come l'Ape di Giugno - davanti allo Scolaro -
Invita alla Gara -
Si china - a un facile Trifoglio -
Si tuffa - evade - infastidisce - dispiega -
Poi - alle Nuvole Regali
Innalza la sua Barca leggera -
Incurante del Ragazzo -
Che guarda - sconcertato - al cielo beffardo -

Nostalgico di Miele duraturo -
Ah - non vola l'Ape
Che produce quella rara varietà!

Il testo riportato sopra è quello che ED accluse, insieme ad altre tre poesie, alla prima lettera a Higginson del 15 aprile 1862 (L260). Un'altra copia è nei fascicoli, divisa in quattro strofe e con varianti nella punteggiatura e nella distribuzione dei versi.

La vita ci mette davanti molti stimoli, molte illusioni di gioia e libertà, ma poi di quel "miele" (v. 11), che vorremmo nostro per sempre, resta soltanto un ricordo di sensazioni fuggevoli, che non riusciamo mai a catturare appieno, come lo scolaro che corre dietro all'ape solo per vederla scomparire all'orizzonte dopo avergli dato per un istante la sensazione di poterne emulare il volo.


F305 (1862) / J277 (1861)

What if I say I shall not wait!
What if I burst the fleshly Gate -
And pass escaped - to thee!

What if I file this mortal - off -
See where it hurt me - That's enough -
And step in Liberty!

They cannot take me - any more!
Dungeons can call - and Guns implore
Unmeaning - now - to me -

As laughter - was - an hour ago -
Or Laces - or a Travelling Show -
Or who died - yesterday!

    E se dicessi che non aspetterò!
E se mi lanciassi oltre la carnale Barriera -
E traversandola scappassi - verso te!

E se scavassi questo mortale - a fondo -
Per vedere dove mi fa male - Basterebbe -
E via verso la Libertà!

Non mi riprenderanno - mai più!
Invochino Prigioni - implorino Fucili
Insignificanti - ora - per me -

Come il riso - era - un'ora fa -
O Pizzi - o un Circo -
O chi morì - ieri!

Il sogno di una ribellione alle convenzioni che soffocano la nostra vita, di superare una barriera che sembra invalicabile per unirsi all'amato ("to thee" - v. 3) e godere di una libertà ("in Liberty" - v. 6) troppe volte repressa. Decidere di compiere un atto di così forte rottura sarebbe imboccare una strada che non prevede ritorno, godere di un mondo vagheggiato, nel quale tutto ciò che riempie il nostro ci sembrerebbe ormai lontano e privo di senso.


F306 (1862) / J278 (1861)

A Shady friend - for Torrid days -
Is easier to find -
Than one of higher temperature
For Frigid - hour of mind -

The Vane a little to the East -
Scares Muslin souls - away -
If Broadcloth Hearts are firmer -
Than those of Organdy -

Who is to blame? The Weaver?
Ah, the bewildering thread!
The Tapestries of Paradise
So notelessly - are made!

    Un Ombroso amico - per Torridi giorni -
È più facile da trovare -
Che uno di più alta temperatura
Per una Gelida - ora della mente -

La Banderuola un poco verso Est -
Mette in fuga - le anime di Mussolina -
Se i Cuori di Lana sono più risoluti -
Di quelli di Organza -

Chi incolpare? Il Tessitore?
Ah, lo sconcertante filo!
Gli Arazzi del Paradiso
Con trame impalpabili - son fatti!

È facile trovare amicizia nell'abbondanza, molto più difficile trovare chi condivida i momenti di dolore e di gelo interiore. Di chi è la colpa, per questa imperfetta tessitura dei nostri caratteri mortali? forse del tessitore? Difficile rispondere, visto che gli arazzi del Paradiso sono così impalpabili, sono fatti con fili così estranei a noi da risultare impossibile decifrarne il senso.
Al verso 7 "Broadcloth" significa: "Un tipo di tessuto di lana, chiamato così per il suo spessore [breadth]"; ho tradotto semplicemente con "lana" per non appesantire il verso, visto che rimane comunque il contrasto con l'organza del verso successivo.


F307 (1862) / J271 (1861)

A solemn thing - it was - I said -
A woman - white - to be -
And wear - if God should count me fit -
Her blameless mystery -

A hallowed thing - to drop a life
Into the purple well -
Too plummetless - that it return -
Eternity - until -

I pondered how the bliss would look -
And would it feel as big -
When I could take it in my hand -
As hovering - seen - through fog -

And then - the size of this "small" life -
The Sages - call it small -
Swelled - like Horizons - in my vest -
And I sneered - softly - "small"!

    Una cosa solenne - sarebbe - dissi -
Una donna - in bianco - essere -
E indossare - se Dio mi reputasse degna -
Il suo immacolato mistero -

Una cosa sacra - far cadere una vita
Nel pozzo purpureo -
Troppo insondabile - perché ritorni -
Fino - all'Eternità -

Meditai su come sarebbe apparsa la beatitudine -
E se sarebbe sembrata così grande -
Quando avrei potuto prenderla in mano -
Così ondeggiante - vista - attraverso la nebbia -

E allora - la misura di questa "piccola" vita -
I Saggi - la chiamano piccola -
Si gonfiò - come Orizzonti - nella mia veste -
E sprezzai - sommessa - quel "piccola"!

La lettura del secondo verso non può non far pensare al vestito bianco che si vede (in copia) nel museo dickinsoniano sistemato nell'Homestead. La donna in bianco è colei che sceglie, e nello stesso tempo è prescelta in quanto degna, di staccarsi dalla concretezza per immergersi in un mistero che appare da un lato insondabile, e dall'altro così enigmaticamente attraente; un viaggio nel mistero alla ricerca di una beatitudine che riusciremo a comprendere soltanto quando potremo afferrarla concretamente, quando riusciremo a diradare la nebbia che ne nasconde i tratti facendoci intravedere a malapena una forma indistinta, che sfugge a attrae allo stesso tempo. Solo allora potremo guardare con sufficienza chi considera "piccola" una vita che si è allargata fino a comprendere l'infinito cerchio dell'orizzonte.
Nel manoscritto ci sono cinque varianti; ho adottato le quattro che sono sottolineate, come a indicare una preferenza: al verso 5 "hallowed" al posto di "timid" ("timida"); al verso 6 "purple" al posto di "mystic" ("mistico"); al verso 7 "return" al posto di "come back" (come "return"); al verso 15 "vest" al posto di "breast" ("petto"). La quinta variante, non sottolineata, è al verso 12: "glimmering" ("baluginante") al posto di "hovering".


F308 (1862) / J272 (1861)

I breathed enough to take the Trick -
And now, removed from Air -
I simulate the Breath, so well -
That One, to be quite sure -

The Lungs are stirless - must descend
Among the cunning cells -
And touch the Pantomime - Himself,
How cool, the Bellows feels!

    Ho respirato abbastanza da imparare il Trucco -
E ora, rimossa dall'Aria -
Simulo il Respiro, così bene -
Che Uno, per essere del tutto sicuro -

Che i Polmoni siano immobili - deve scendere
Tra le celle esperte -
E toccare la Pantomima - Lui stesso,
Quanto freddi, i Mantici sentirebbe!

La vita e la morte si confondono. Vivere non è altro che un addestramento all'immortalità, quando il corpo dovrà sembrare freddo e immobile anche all'ispezione più ravvicinata, proprio nel momento in cui la vita vera, quella eterna, avrà preso il posto dell'illusione mortale. Nel penultimo verso la morte diventa una "pantomima", una recita che simula il buio del nulla nella luce dell'eternità.
All'ultimo verso ho scelto la variante "cool" al posto di "numb" ("torpidi").


F309 (1862) / J238 (1861)

Kill your Balm - and it's Odors bless you -
Bare your Jessamine - to the storm -
And she will fling her maddest perfume -
Haply - your Summer night to Charm -

Stab the Bird - that built in your bosom -
Oh, could you catch her last Refrain -
Bubble! "forgive" - "Some better" - Bubble!
"Carol for Him - when I am gone"!

    Uccidi il tuo Balsamo - e i suoi Odori ti esalteranno -
Esponi il tuo Gelsomino - alla tempesta -
E diffonderà il suo più folle profumo -
Forse - per Incantare la tua notte d'Estate -

Pugnala l'Uccello - che è annidato nel tuo petto -
Oh, potessi tu cogliere il suo ultimo Ritornello -
Gorgoglia! "perdono" - "Un più bel" - Gorgoglia!
"Canto per Lui - quando non sarò più"!

L'amore non accetta di essere sconfitto; anche se lo respingi, se riesci a scacciarlo, non farà altro che esprimere con più forza un sentimento impossibile da soffocare.
Il gesto di voler sopprimere l'amore è espresso con due verbi "cruenti" all'inizio di ciascuna strofa, a cui corrispondono due risposte diverse: nella prima lo sprigionarsi di odori esaltanti, di profumi "folli" che inebriano, come se l'amore traesse una forza ancora maggiore dall'essere respinto o, comunque, impossibile; nella seconda l'estremo sacrificio di chi è consapevole che soltanto la morte riuscirà a placare quel sentimento, con un'umile richiesta di perdono per un "canto" che, forse, era inadeguato e incapace di esprimere tutto quello che avrebbe voluto.


F310 (1862) / J239 (1861)

"Heaven" - is what I cannot reach!
The Apple on the Tree -
Provided it do hopeless - hang -
That - "Heaven" is - to Me!

The color, on the cruising cloud -
The interdicted Land -
Behind the Hill - the House behind -
There - Paradise - is found!

Her teazing Purples - Afternoons -
The credulous - decoy -
Enamored - of the Conjuror -
That spurned us - Yesterday!

    "Cielo" - è ciò che non posso raggiungere!
La Mela sull'Albero -
Purché sia impossibile - da cogliere -
Quella - è "Cielo" - per Me!

Il colore, sulle nubi veleggianti -
La Regione interdetta -
Oltre la Collina - oltre la Casa -
Là - il Paradiso - si trova!

Le sue Porpore beffarde - i Pomeriggi -
I creduli - adescano -
Innamorati - dello Stregone -
Che ci sdegnò - Ieri!

Nei primi versi tre suggestioni bibliche: la mela dell'Eden, le nubi come simbolo divino (vedi p.es. Esodo 16,10), la terra promessa proibita a Mosè. Tre simboli di rinuncia, di luoghi irraggiungibili e proibiti che diventano gli unici desiderabili, come se la conoscenza, e non la fede cieca e senza domande, possa permetterci di raggiungere un Paradiso altrimenti privo di attrattive per la nostra mente avida di sapere e di consapevolezza. Nell'ultima strofa i colori purpurei del tramonto sembrano la beffarda illusione di uno stregone, che tenta di incantarci con le sue arti e, nello stesso tempo, guarda con sdegnosa sufficienza alle nostre domande.


F311 (1862) / J289 (1861)

I know some lonely Houses off the Road
A Robber'd like the look of -
Wooden barred,
And Windows hanging low,
Inviting to -
A Portico,
Where two could creep -
One - hand the Tools -
The other peep -
To make sure all's asleep -
Old fashioned eyes -
Not easy to surprise!

How orderly the Kitchen'd look, by night,
With just a Clock -
But they could gag the Tick -
And Mice wont bark -
And so the Walls - dont tell -
None - will -

A pair of Spectacles ajar just stir -
An Almanac's aware -
Was it the Mat - winked,
Or a nervous Star?
The Moon - slides down the stair,
To see who's there!

There's plunder - where -
Tankard, or Spoon -
Earring - or Stone -
A Watch - Some Ancient Brooch
To match the Grandmama -
Staid sleeping - there -

Day - rattles - too -
Stealth's - slow -
The Sun has got as far
As the third Sycamore -
Screams Chanticleer
"Who's there"?

And Echoes - Trains away,
Sneer - "Where"!
While the old Couple, just astir,
Fancy the Sunrise - left the door ajar!

    So di Case solitarie lontane dalla Strada
Il cui aspetto piacerebbe a un Ladro -
Sbarre di legno,
E Finestre a portata di mano,
Invitanti -
Un Portico,
Dove in due potrebbero strisciare -
Uno - che porta gli Arnesi -
L'altro che spia -
Per accertarsi che tutti dormano -
Occhi all'antica -
Non facili da sorprendere!

Come apparirebbe ordinata la Cucina, di notte,
Giusto un Orologio -
Ma potrebbero imbavagliare il Ticchettio -
E il Topo non abbaierà -
E così i Muri - non diranno -
Nulla -

Un paio d'Occhiali semiaperti si stendono -
Un Calendario sembra guardingo -
Era lo Zerbino - quel brillio,
O una Stella nervosa?
La Luna - scivola giù per le scale,
Per vedere chi è là!

C'è bottino - dove -
Un Boccale, o un Cucchiaio -
Orecchini - o una Gemma -
Un Orologio - Qualche Antica Spilla
Adeguata alla Nonna -
Stanno dormendo - là -

Il giorno - fa rumore - troppo -
Lento - è il furto -
Il Sole è arrivato fino
Al terzo Sicomoro -
Strilla il Gallo
"Chi è là"!

Ed Echi - in Rintocchi lontani,
Sogghignano - "Dove"!
Mentre l'anziana Coppia, appena alzata,
Crede l'Alba - abbia socchiuso la porta!

L'espediente di mettere in scena un ladro che entra furtivo ed esperto in una casa permette a ED di descrivercela, di farcela vedere meglio con gli occhi "old fashioned" di quel ladro esperto, che sa dove guardare.
Nel primo verso dell'ultima strofa ho tradotto "Trains away" con "in Rintocchi lontani" usando una definizione del Webster per "Train": "Il numero di battiti che fa un orologio in un certo spazio di tempo" e pensando all'orologio della seconda strofa.


F312 (1862) / J252 (1861)

I can wade Grief -
Whole Pools of it -
I'm used to that -
But the least push of Joy
Breaks up my feet -
And I tip - drunken -
Let no Pebble - smile -
'Twas the New Liquor -
That was all!

Power is only Pain -
Stranded, thro' Discipline,
Till Weights - will hang -
Give Balm - to Giants -
And they'll wilt, like Men -
Give Himmaleh -
They'll carry - Him!

    Io so guadare il Dolore -
Interi Stagni di Dolore -
Ci sono abituata -
Ma il minimo impulso di Gioia
Disorienta i miei passi -
E m'impunto - ubriaca -
Non rida - il Ciottolo -
Era un Liquore Nuovo -
Tutto qui!

La forza è solo Pena -
Imbrigliata, dalla Disciplina,
Finché i Fardelli - saranno sospesi -
Date Balsami - ai Giganti -
E avvizziranno, come Uomini -
Dategli l'Himalaya -
Lo sorreggeranno!

Il dolore come presenza costante della vita, come abitudine di tutti i giorni interrotta da rari momenti di gioia che ci disorientano, perché sono nuovi, non fanno parte del vivere quotidiano. Nella seconda strofa il significato dei versi diventa ancora più preciso: è il dolore, è l'accollarsi sulle spalle il peso più enorme che c'è a fare di noi dei giganti, a distinguerci dai semplici "uomini" che non hanno la forza di sorreggere un tale peso.


F313 (1862) / J253 (1861)

You see I cannot see - your lifetime -
I must guess -
How many times it ache for me - today - Confess -
How many times for my far sake
The brave eyes film -
But I guess guessing hurts -
Mine - got so dim!

Too vague - the face -
My own - so patient - covers -
Too far - the strength -
My timidness enfolds -
Haunting the Heart -
Like her translated faces -
Teasing the want -
It - only - can suffice!

    Sai che non posso sapere - ciò che fai -
Devo immaginare -
Quante volte sei in pena per me - oggi - Confessa -
Quante volte a causa della mia lontananza
Gli occhi arditi si velano -
Ma immagino che l'immaginare ferisca -
I miei - sono così offuscati!

Troppo vago - il volto -
Che il mio - così paziente - nasconde -
Troppo lontana - la forza -
Che avvolge la mia timidezza -
Spaventando il Cuore -
Come i suoi cangianti volti -
Tormentano il desiderio -
Questo - solo - può bastare!

La vita condotta dall'amato lontano ci è ignota, possiamo soltanto immaginare le sue pene per la nostra lontananza, i suoi occhi velati dal pianto della nostalgia, così come i nostri. Ma la lontananza rende tutto vago, indistinto, privo della concretezza di cui si deve nutrire un amore; la forza del sentimento sembra soccombere a quell'assenza priva di speranza. Ci resta soltanto un desiderio pieno di tormento, e di quello dobbiamo accontentarci.


F314 (1862) / J254 (1861)

"Hope" is the thing with feathers -
That perches in the soul -
And sings the tune without the words -
And never stops - at all -

And sweetest - in the Gale - is heard -
And sore must be the storm -
That could abash the little Bird
That kept so many warm -

I've heard it in the chillest land -
And on the strangest Sea -
Yet, never, in Extremity,
It asked a crumb - of me.

    La "speranza" è la pennuta creatura -
Che si posa nell'anima -
E canta melodie senza parole -
E non smette mai - proprio mai -

E dolcissima - nella Brezza - è udita -
E violenta dev'essere la tempesta -
Che possa confondere l'Uccellino
Che così tanti riscaldò -

L'ho udita nella landa più gelida -
E sul Mare più remoto -
Eppure, mai, alla Fine,
Ha chiesto un briciolo - di me.

La speranza ci fa cullare in un' illusione fallace; è sempre presente, anche nei momenti più neri, ma è pur sempre nient'altro che un miraggio lontano e irraggiungibile.
Nel primo verso la speranza viene accostata ad un uccello, una "pennuta creatura" che ci ammalia con il suo canto ma è sempre pronta a volare via; negli ultimi due il rifiuto di quell'uccello di prendere anche una sola briciola dalle nostre mani concretizza l'impossibilità di trasformare la speranza in realtà.


F315 (1862) / J255 (1861)

To die - takes just a little while -
They say it does'nt hurt -
It's only fainter - by degrees -
And then - it's out of sight -

A darker Ribbon - for a Day -
A Crape upon the Hat -
And then the pretty sunshine comes -
And helps us to forget -

The absent - mystic - creature -
That but for love of us -
Had gone to sleep - that soundest time -
Without the weariness -

    Morire - richiede appena un breve momento -
Dicono che non faccia male -
È solo un perdere i sensi - per gradi -
E poi - si è fuori di vista -

Un Nastro più scuro - per un Giorno -
Un Crespo sul Cappello -
E poi arriva la piacevole luce del sole -
E ci aiuta a dimenticare -

L'assente - mistica - creatura -
Che senza l'amore per noi -
Si sarebbe addormentata - nell'attimo estremo -
Senza fatica -

Una visione disincantata della morte e, soprattutto, del ricordo, evidenziata dai due versi iniziali della seconda strofa, dove il lutto diventa null'altro che un fugace segno esteriore. Una volta ripiegato il nastro e staccato il crespo dal cappello, basta un raggio di sole, di vita, per dimenticare chi avrebbe affrontato quel momento con molta meno fatica, se non ci fosse stato il rimpianto di lasciare le persone amate. La parte finale accentua le immagini che l'hanno preceduta, come se il rimpianto e la nostalgia fossero a senso unico, toccassero soltanto, in quell'attimo estremo, chi se ne va e scivolassero via ben presto dalla superficie di chi resta.


F316 (1862) / J256 (1861)

If I'm lost - now -
That I was found -
Shall still my transport be -
That once - on me - those Jasper Gates
Blazed open - suddenly -

That in my awkward - gazing - face -
The Angels - softly peered -
And touched me with their fleeces,
Almost as if they cared -
I'm banished - now - you know it -
How foreign that can be -
You'll know - Sir - when the Savior's face
Turns so - away from you -

    Se sono perduta - ora -
Che fui trovata -
Sarà ancora la mia ebbrezza -
Che un giorno - su di me - quelle Porte di Diaspro
Fiammeggiarono aperte - d'improvviso -

Che il mio volto - goffo - stupito
Gli Angeli - dolcemente scrutarono -
E mi sfiorarono coi loro manti,
Quasi come se gli piacesse -
Sono bandita - ora - lo sai -
Quanto straniera io possa sentirmi -
Lo saprai - Signore - quando il volto del Salvatore
Si allontanerà così - da te -

La nostalgia di una fede irrimediabilmente perduta, dell'ebbrezza provata nel sentirsi parte di quel mistero, protagonisti di una rivelazione che può durare soltanto se ci immergiamo dentro di essa senza far affiorare dubbi e domande. Nella parte finale c'è un'implicita analogia tra avere o non avere la fede: visto che il non credere ha lo stesso oggetto del credere, ovvero la fede, i rispettivi sentimenti sono specularmente indescrivibili e soltanto provandoli dentro di sé si riesce a comprenderli.


F317 (1862) / J257 (1861)

Delight is as the flight -
Or in the Ratio of it,
As the Schools would say -
The Rainbow's way -
A Skein
Flung colored, after Rain,
Would suit as bright,
Except that flight
Were Aliment -

"If it would last"
I asked the East,
When that Bent Stripe
Struck up my childish
Firmament -
And I, for glee,
Took Rainbows, as the common way,
And empty skies
The Eccentricity -

And so with Lives -
And so with Butterflies -
Seen magic - through the fright
That they will cheat the sight -
And Dower latitudes far on -
Some sudden morn -
Our portion - in the fashion -
Done -

    La gioia è come il volo -
O in Rapporto ad esso,
Come direbbero le Scuole -
La strada dell'Arcobaleno -
Una Matassa
Colorata lanciata, dopo la Pioggia,
Diventerebbe altrettanto spendente,
Salvo che il volo
Ne sarebbe l'Alimento -

"Se potesse durare"
Chiedevo all'Oriente,
Quando la Striscia Curva
Accendeva il mio infantile
Firmamento -
E io, dalla gioia,
Prendevo gli Arcobaleni, come la norma,
E i cieli vuoti
L'Eccentricità -

E così con le Vite -
E così con le Farfalle -
Ritenute magiche - per paura
Che si sottraggano alla vista -
E vadano in Dote a latitudini lontane -
Qualche inatteso mattino -
La nostra porzione - nel creato -
Conclusa -

La gioia ha l'effimera consistenza di un arcobaleno, i suoi colori splendenti rifulgono soltanto in un breve volo, come quello di una matassa lanciata in aria, che srotola i suoi colori e poi cade informe a terra. Soltanto l'inconsapevole ingenuità dell'infanzia può farci credere che la norma della vita siano quei colori, e non la desolata solitudine di un cielo grigio e vuoto. Nell'ultima strofa c'è come una variazione che diventa conclusione: nella vita i momenti da "farfalla" durano lo spazio di un istante, ed è proprio questa bellezza fuggevole e inafferrabile che li fa sembrare magici; poi volano via, lasciandoci soltanto la consapevolezza dell'inevitabile conclusione del nostro percorso nel mondo.
Nel primo verso c'è lo stesso accostamento al "volo" dell'inizio della J254-F314.


F318 (1862) / J219 (1861)

She sweeps with many-colored Brooms -
And leaves the shreds behind -
Oh Housewife in the Evening West -
Come back - and dust the Pond!

You dropped a Purple Ravelling in -
You dropped an Amber Thread -
And now you've littered all the East
With Duds of Emerald!

And still, she plies her spotted Brooms -
And still the Aprons fly,
Till Brooms fade softly into stars -
And then I come away -

    Spazza con Scope multicolori -
E si lascia dietro la laniccia -
Oh Massaia del Serotino Occidente -
Ripassa - e spolvera lo Stagno!

Ti ci è caduto dentro un Purpureo Frammento -
Ti ci è caduto un Ambrato Filo -
E ora hai cosparso tutto l'Oriente
Con Stracci di Smeraldo!

E ancora, insiste con le sue variegate Scope -
E ancora i Grembiuli volano,
Finché le Scope si dissolvono soffici in stelle -
E allora mi allontano -

Il testo riportato sopra è nei fascicoli; un'altra copia fu inviata a Susan (nel 1862 per Johnson, nel 1865 per Franklin), con la terza strofa diversa:

And still she plies Her spotted thrift
And still the scene prevails
Till Dusk obstructs the Diligence -
Or Contemplation fails.
    E ancora insiste nella Sua variegata pulizia
E ancora domina la scena
Finché l'Oscurità ostacola la Diligenza -
O la Contemplazione viene meno.

Il tramonto come una massaia attiva ma un po' sbadata, visto che si lascia dietro laniccia e stracci, anche se di smeraldo. Ma bisogna capirla: dev'essere per forza veloce e un po' affannata, perché le sue scope non tarderanno a trasformarsi in stelle e il lavoro va concluso prima del calare della notte.


F319 (1862) / J290 (1861)

Of Bronze - and Blaze -
The North - tonight -
So adequate - it forms -
So preconcerted with itself -
So distant - to alarms -
And Unconcern so sovreign
To Universe, or me -
Infects my simple spirit
With Taints of Majesty -
Till I take vaster attitudes -
And strut upon my stem -
Disdaining Men, and Oxygen,
For Arrogance of them -

My Splendors, are Menagerie -
But their Completeless Show
Will entertain the Centuries
When I, am long ago,
An Island in dishonored Grass -
Whom none but Daisies, know.

    Di Bronzo - e Braci -
Il Nord - stanotte -
Così adeguato - prende forma -
Così prestabilito tra sé e sé -
Così distante - dagli affanni -
E con una così sovrana Indifferenza
Per l'Universo, o per me -
Contagia il mio spirito semplice
Con Tracce di Maestà -
Finché assumo più vasti atteggiamenti -
E mi ergo sul mio stelo -
Disdegnando gli Uomini, e l'Ossigeno,
Per l'Arroganza di quelle -

I miei Splendori, sono un Circo -
Ma il loro Incompiuto Spettacolo
Intratterrà i Secoli
Quando io, sarò ormai da tempo,
Un'Isola nell'Erba disonorata -
Che soltanto le Margherite, conoscono.

Lo spettacolo grandioso e misterioso di un'aurora boreale (evocata nel primo verso con un'allitterazione che ho cercato di riprodurre nella traduzione) così lontana dagli affanni della vita mortale (v. 5) e indifferente sia ai misteri dell'universo che a quelli della vita (vv. 6-7) sembra contagiare chi la guarda (vv. 7-8) trasmettendogli parte della sua orgogliosa magnificenza. Subito dopo però, nella seconda strofa, emerge la consapevolezza della caducità della vita mortale, toccata dalla maestosa grandezza degli eventi naturali, ma destinata a durare lo spazio di un istante e a giacere nell'erba anonima di un cimitero (ultimi tre versi) , mentre il "loro incompiuto spettacolo intratterrà i secoli" (vv. 16-17).
In una lettera del 1° ottobre 1851 al fratello Austin (L53), ED descrive così un'aurora boreale: "There was quite an excitement in the village Monday evening. We were all startled by a violent church bell ring, and thinking of nothing but fire, rushed out in the street to see. The sky was a beautiful red, bordering on a crimson, and rays of a gold pink color were constantly shooting off from a kind of sun in the centre. People were alarmed at this beautiful Phenomenon, supposing that fires somewhere were coloring the sky. The exhibition lasted for nearly 15. minutes, and the streets were full of people wondering and admiring. Father happened to see it among the very first and rang the bell himself to call attention to it." ("C'è stata davvero molta eccitazione in paese lunedì sera. Siamo stati tutti svegliati all'improvviso da un violento scampanio, e pensando a nient'altro che a un incendio, ci siamo precipitati in strada a vedere. Il cielo era di un bellissimo rosso bordato di cremisi, e raggi di un color rosa dorato si sprigionavano in continuazione da una sorta di sole al centro. La gente era allarmata da questo bellissimo Fenomeno, supponendo che un qualche incendio chissà dove stesse colorando il cielo. Lo spettacolo durò per quasi quindici minuti, e le strade erano piene di gente meravigliata e ammirata. Il babbo fu per caso tra i primissimi a vederlo e lui stesso suonò le campane per richiamare l'attenzione.").


F320 (1862) / J258 (1861)

There's a certain Slant of light,
Winter Afternoons -
That oppresses, like the Heft
Of Cathedral Tunes -

Heavenly Hurt, it gives us -
We can find no scar,
But internal difference,
Where the Meanings, are -

None may teach it - Any -
'Tis the Seal Despair -
An imperial affliction
Sent us of the Air -

When it comes, the Landscape listens -
Shadows - hold their breath -
When it goes, 'tis like the Distance
On the look of Death -

    V'è una certa Angolazione della luce,
I Pomeriggi d'inverno -
Che opprime, come la Gravità
Di Melodie di Cattedrali -

Una Celeste Piaga, ci procura -
Non ne troviamo la cicatrice,
Ma solo intime differenze,
Dove i Significati, stanno -

Niente può insegnarla - Nessuno -
È il Sigillo della Disperazione -
Un'imperiale afflizione
Mandataci dall'Aria -

Quando viene, il Paesaggio ascolta -
Le Ombre - trattengono il respiro -
Quando se ne va, è come la Distanza
Nello sguardo della Morte -

La luce obliqua dell'inverno, della disperazione, non colpisce la superficie delle cose ma si insinua al loro interno; è una luce pesante, come il suono austero e grave di un organo che pervade una cattedrale fin negli angoli più nascosti; colpisce dentro e, perciò, non lascia cicatrici visibili, ma cambiamenti profondi nell'intimo, in quel recesso dove dimorano i sentimenti più privati e meno esprimibili. Nessuno può insegnarci a difenderci da quella punta acuminata che ci entra nel profondo, da una disperazione sigillata nel nostro io e impermeabile a interventi esterni. Quando arriva, sembra che il mondo si fermi, come se trattenesse il fiato in attesa di un nuovo, illusorio, momento di liberazione, così simile alla impercettibile distanza che ci separa dallo sguardo della morte.
È una poesia molto commentata; particolarmente suggestive le parole di Harold Bloom (Il canone occidentale, Bompiani, Milano, 2000, traduzione di Francesco Saba Sardi, pagg. 270-271 - ediz. orig. 1994): "La sua poesia è un trasporto di negazioni, che sublimemente cattura il vuoto dei vuoti nel centro di un bersaglio di visione, un'ossimorica 'celeste Piaga' ovvero 'Imperiale afflizione'. I sostantivi sono 'piaga' e 'afflizione'; la luce porta il dolore della disperazione, eppure gli aggettivi, 'celeste' e 'imperiale', suggeriscono che la luce potrebbe essere la benvenuta in quanto portatrice di qualcosa di mirabile. Essere oppressi dal Peso di accordi da cattedrale è una peculiare modalità di espressione, accessibile solo a una sensibilità pronta ed esasperata. Da pragmatica emersoniana qual era, la Dickinson scoprì 'l'interna differenza' che fa differenza, un'alterazione di significati che trascende la possibilità di ulteriori indicazioni."


F321 (1862) / J228 (1861)

Blazing in Gold - and
Quenching - in Purple!
Leaping - like Leopards - to the sky -
Then - at the feet of the old Horizon -
Laying it's spotted face - to die!

Stooping as low as the kitchen window -
Touching the Roof -
And tinting the Barn -
Kissing it's Bonnet to the Meadow -
And the Juggler of Day - is gone!

    Sfavillando nell'Oro - e
Spegnendosi - nel Porpora!
Balza - come i Leopardi - verso il cielo -
Quindi - ai piedi del vecchio Orizzonte
Posa il volto chiazzato - per morire!

Chinandosi fino alla finestra di cucina -
Sfiora il Tetto -
E tinteggia il Fienile -
Dà un bacio col Berretto ai Pascoli -
E il Giocoliere del Giorno - se n'è andato!

La versione riportata sopra è quella nei fascicoli, dove, al verso 3, ED aveva scritto "in", poi cancellato e sostituito con "to" (Franklin ritiene che la sostituzione sia avvenuta nel 1866). La poesia apparve nel "Drum Beat" del 29 febbraio 1864 e poi anche nello"Springfield Daily Republican" del 30 marzo e nello "Springfield Weekly Republican" del 2 aprile dello stesso anno. Nel 1866 fu poi acclusa, insieme ad altre tre, in una lettera a Higginson del 9 giugno (L319).
In queste ulteriori due versioni (la prima delle quali deriva probabilmente da una copia inviata a Susan, il cui autografo è perduto) il pronome neutro "it's" ai versi 5 e 9 è sostituito dal femminile "her", e la "kitchen window" del verso 6 diventa "oriel window" ("finestra a bovindo") e poi "Otter's Window" ("Finestra della Lontra").

Il sole descritto in due strofe dal registro molto diverso. Nella prima le sue caratteristiche più maestose, sfavillanti e solenni insieme, che lo proiettano in cielo e poi lo fanno declinare altrettanto solennemente, come viene riassunto nei primi due versi, dove il "Gold" e il "Purple" accompagnano con i loro preziosi colori il suo ciclo vitale giornaliero, un ciclo che racchiude nel suo incessante rinnovarsi tutti gli altri cicli naturali. Nella seconda la sua vicinanza con il mondo che illumina e riscalda, i gesti familiari verso le finestre, i tetti, i fienili, i pascoli, conclusi con il giocoso accostamento a un giocoliere, che sparisce lasciandoci la certezza del suo immancabile riapparire.


F322 (1862) / J259 (1861)

Good Night! Which put the Candle out?
A jealous Zephyr - not a doubt -
Ah, friend, you little knew
How long at that celestial wick
The Angels - labored diligent -
Extinguished - now - for you!

It might - have been the Light House spark -
Some Sailor - rowing in the Dark -
Had importuned to see!
It might - have been the Waning lamp
That lit the Drummer from the Camp
To purer Reveille!

    Buonanotte! Chi ha spento la Candela?
Un geloso Zefiro - non v'è dubbio -
Ah, amico, non sapevi
Quanto tempo a quel celeste stoppino
Gli Angeli - hanno lavorato diligenti -
Spento - ora - da te!

Poteva - essere la scintilla del Faro -
Che qualche Navigante - remando nel Buio -
Aveva tanto sperato di vedere!
Poteva - essere il Declinante lume
Che illuminava il Tamburino dal Campo
A più limpida Sveglia!

La candela del primo verso può essere una vita, ma anche una speranza improvvisamente spenta; un lume nutrito con tanta fatica e poi, come sempre nella vita, inesorabilmente soffiato via da un vento geloso di quella luce.


F323 (1862) / J260 (1861)

Read - Sweet - how others - strove -
Till we - are stouter -
What they - renounced -
Till we - are less afraid -
How many times they - bore the faithful witness -
Till we - are helped -
As if a Kingdom - cared!

Read then - of faith -
That shone above the fagot -
Clear strains of Hymn
The River could not drown -
Brave names of Men -
And Celestial Women -
Passed out - of Record
Into - Renown!

    Leggi - Caro - come altri - lottarono -
Affinché noi - diventassimo più forti -
A cosa essi - rinunciarono -
Affinché noi - fossimo meno timorosi -
Quante volte essi - diedero testimonianza di lealtà -
Affinché noi - fossimo aiutati -
Come se un Regno - avessero difeso!

Leggi poi - della fede -
Che brillò sul rogo -
Limpidi suoni di Inni
Che il Fiume non poté soffocare -
Valorosi nomi di Uomini -
E Celestiali Donne -
Promossi - dagli Annali
Alla - Celebrità!

Un inno al sacrificio di chi non teme di dare la vita per difendere le proprie idee. Nella seconda strofa sono esplicitamente citati i martiri della fede e nella prima edizione del 1890 fu pubblicata con il titolo "The Book of Martyrs".
Il "read" che apre le due strofe è un incitamento a tener viva la memoria, a continuare a leggere quegli annali che fissano un ricordo altrimenti fugace.


F324 (1862) / J261 (1861)

Put up my lute!
What of - my Music!
Since the sole ear I cared to charm -
Passive - as Granite - laps my music -
Sobbing - will suit - as well as psalm!

Would but the "Memnon" of the Desert -
Teach me the strain
That vanquished Him -
When He - surrendered to the Sunrise -
Maybe - that - would awaken - them!

    Riporre il mio liuto!
Che importa - la mia Musica!
Giacché il solo orecchio che voglio affascinare -
Passivo - come il Granito - accoglie la mia musica -
Un singhiozzo - andrà bene - tale e quale a un salmo!

Potesse il "Mèmnone" del Deserto -
Insegnarmi il canto
Che Lo dominava -
Quando Egli - si arrendeva al Sorgere del Sole -
Forse - quello - li sveglierebbe!

Nella prima strofa sembra che la musica trascurata riguardi una singola persona ("the sole ear", v. 3) e si può perciò presumere che si tratti di una canto d'amore non corrisposto. Nella seconda il "them" finale allarga l'orizzonte e si presta ad una interpretazione più generale: il canto di un poeta che resta inascoltato.
"Memnon" (v. 6) si riferisce al colosso di Mèmnone (un mitico re degli Etiopi ucciso da Achille nella guerra di Troia): una statua colossale a Tebe d'Egitto, fonte di oracoli e che si diceva emettesse un suono al sorgere del sole.


F325 (1862) / J322 (1861)

There came a Day at Summer's full,
Entirely for me -
I thought that such were for the Saints,
Where Resurrections - be -

The Sun, as common, went abroad,
The flowers, accustomed, blew,
As if no soul the solstice passed
That maketh all things new -

The time was scarce profaned, by speech -
The symbol of a word
Was needless, as at Sacrament,
The Wardrobe, of our Lord -

Each was to each The Sealed Church,
Permitted to commune this - time -
Lest we too awkward show
At Supper of the Lamb.

The Hours slid fast - as Hours will,
Clutched tight, by greedy hands -
So faces on two Decks, look back,
Bound to opposing lands -

And so when all the time had leaked,
Without external sound
Each bound the Other's Crucifix -
We gave no other Bond -

Sufficient Troth, that we shall rise -
Deposed - at length, the Grave -
To that new Marriage,
Justified - through Calvaries - of Love -

    Venne un Giorno al colmo dell'Estate,
Interamente per me -
Pensavo che fossero solo per i Santi,
Dove Resurrezioni - sono -

Il Sole, come sempre, venne fuori,
I Fiori, abituati, sbocciarono,
Come se nessun'anima fosse oltre il solstizio
Che rende nuove tutte le cose -

Il tempo era di rado profanato, dal parlare -
Il simbolo di una parola
Era superfluo, come al Sacramento,
Il Guardaroba, di nostro Signore -

Ciascuno era per l'altro La Chiesa Sigillata,
Ammessi in comunione questa - volta -
Per non apparire troppo goffi
Alla Cena dell'Agnello.

Le Ore scorrevano veloci - come fanno le Ore,
Afferrate saldamente, da mani bramose -
Così i visi su due Navi, si voltano,
Costretti a opposte rive -

E così quando tutto il tempo si disperse,
Senza emettere suono
Ciascuno tenne il Crocifisso dell'Altro -
Non offrimmo altro Pegno -

Sufficiente la Promessa, che risorgeremo -
Rimossa - alfine, la Tomba -
A quelle nuove Nozze,
Purificate - da Calvari - d'Amore -

Il testo riportato sopra è quello che ED accluse, insieme ad altre due poesie, alla seconda lettera a Higginson del 25 aprile 1862 (L261). Ci sono altre tre copie manoscritte: una, limitata all'ultima strofa, a conclusione di una lettera al Reverendo Edward S. Dwight del 2 gennaio 1862 (L246); una rimasta tra le carte di ED e un'altra trascritta nei fascicoli. C'è inoltre una copia perduta, inviata a Susan probabilmente all'inizio del 1862, pubblicata nello "Scribner's Magazine" nel numero di agosto 1890. Il testo di tutte le copie è praticamente identico.

Viene un giorno, situato simbolicamente al colmo dell'estate, che è come una scintilla di rivelazione, qualcosa che si poteva immaginare destinato soltanto a coloro che sono ormai al di là del visibile. Ma la rivelazione non è quella che ci offre lo scioglimento del mistero, ma una comunione concreta, umana, con l'altro; lo sbocciare di un amore che non ha bisogno di parole, perché sarebbero superflue come gli arredi sacri in confronto al mistero del sacramento. Ma il giorno dura poco, le ore trascorrono veloci e quel che resta a ognuno è il reciproco dolore del distacco, alleviato appena dalla speranza di "nuove nozze" in un mondo diverso.


F326 (1862) / J262 (1861)

The lonesome for they know not What -
The Eastern Exiles - be -
Who strayed beyond the Amber line
Some madder Holiday -

And ever since - the purple Moat
They strive to climb - in vain -
As Birds - that tumble from the clouds
Do fumble at the strain -

The Blessed Ether - taught them -
Some Transatlantic Morn -
When Heaven - was too common - to miss -
Too sure - to dote upon!

    Solitari per non sapere Che cosa -
Gli Esuli d'Oriente - sono -
Quelli chi si smarrirono oltre la linea d'Ambra
In una qualche folle Festa -

E da allora - il purpureo Fossato
Si sforzano di scalare - invano -
Come gli Uccelli - che ruzzolano dalle nubi
Annaspando per lo sforzo -

L'Etere Benedetto - li istruì -
Un qualche Transatlantico Mattino -
Quando il Cielo - era troppo usuale - per fallire -
Troppo sicuro - da avvincere!

Chi sono gli "Esuli d'Oriente" del secondo verso? Per Bacigalupo (2004) "è chi ha avuto la visione celestiale e desidera recuperarla", ovvero chi ha nostalgia di una fede che sembrava ormai acquisita, in una sorta di folle festa dello scioglimento del mistero, ma che poi si è ritrovato ad annaspare per recuperare quell'attimo. Una ricerca del "Che cosa" simile a quella di uccelli che cercano l'impossibile vetta del cielo, una vetta irraggiungibile come quel dono durato lo spazio di un momento, quando il Cielo sembrava così vicino e la vittoria sul mistero ormai a portata di mano.
Il primo verso è abbastanza criptico, e tradurlo in un modo o nell'altro influenza anche i versi che seguono. Ho scelto una versione letterale, pensando a una delle definizioni di "What": "...sometimes used elliptically for what is this, or how is this?". Le difficoltà di traduzione si vedono dalle tre che ho disponibili: Bacigalupo (2004): "La nostalgia di non so cosa - / è degli esuli d'oriente - / che sconfinarono oltre l'equatore d'ambra / in una più delirante vacanza -"; Guidacci: "Chi per l'ignoto è oppresso di solitudine - / gli esiliati d'Oriente, / che si perdettero oltre la linea d'ambra / in una folle festa,"; Malroux: "Les esseulés qui ne savent Pourquoi - / Sont - les Bannis de l'Orient - / Lors d'une trop folle Fête égarés / Par-delà la ligne d'Ambre -".
La stessa cosa si può dire per gli ultimi due versi: "Bacigalupo (2004): "quando il Cielo - era troppo comune - da mancare - / troppo sicuro - da sognare!"; Guidacci: "...quando / troppo vicino era il cielo per sfuggire, / troppo sicuro per svegliare l'ansia!"; Malroux: "Sous un Ciel - trop banal - puor les regrets - / Trop sûr - pour qu'on l'adule!". Per il "dote upon" finale ho interpretato liberamente una definizione del Webster: "To be excessively in love; usually with on or upon; to dote on, is to love to excess or extravagance."


F327 (1862) / J291 (1861)

How the old Mountains drip with Sunset
How the Hemlocks burn -
How the Dun Brake is draped in Cinder
By the Wizard Sun -

How the old Steeples hand the Scarlet
Till the Ball is full -
Have I the lip of the Flamingo
That I dare to tell?

Then, how the Fire ebbs like Billows -
Touching all the Grass
With a departing - Sapphire - feature -
As a Duchess passed -

How a small Dusk crawls on the Village
Till the Houses blot
And the odd Flambeau, no men carry
Glimmer on the Street -

How it is Night - in Nest and Kennel -
And where was the Wood -
Just a Dome of Abyss is Bowing
Into Solitude -

These are the Visions flitted Guido -
Titian - never told -
Domenichino dropped his pencil -
Paralyzed, with Gold -

    Come i vecchi Monti grondano di Tramonto
Come gli Abeti fiammeggiano -
Come la Felce Bruna è drappeggiata di Brace
Dal Sole Stregone -

Come i vecchi Campanili afferrano lo Scarlatto
Finché il Globo ne è colmo -
Ho il labbro del Fenicottero
Per osare dirlo?

Poi, come il Fuoco rifluisce a Ondate -
Sfiorando tutta l'Erba
Con un fuggente - aspetto - di Zaffiro -
Come se passasse una Duchessa -

Come un piccolo Imbrunire striscia sul Villaggio
Fino a oscurare le Case
E la sporadica Lampada, che nessuno regge
Luccica sulla Via -

Come si fa Notte - nel Nido e nella Tana -
E dov'era il Bosco -
Solo una Cupola d'Abisso si Ripiega
Nella Solitudine -

Queste sono le Visioni sfuggite a Guido -
Tiziano - non le raccontò mai -
Domenichino lasciò cadere il pennello -
Paralizzato, dall'Oro -

L'indicibile bellezza di un tramonto, descritto man mano nel suo svilupparsi: dagli abeti fiammeggianti del secondo verso alle notturne "cupole d'abisso" del verso 19. Per raccontare questa bellezza non basterebbe "il labbro del fenicottero", e nemmeno i più grandi pittori, evocati nell'ultima strofa, sono mai riusciti a catturarne per intero il fascino potente e misterioso, abbagliati da quell'oro che sfugge a qualsiasi descrizione.
La poesia è costellata da immagini che sorprendono quasi quanto lo farebbe la visione degli eventi che descrivono, con una inventiva che sembra inesauribile; quasi ogni verso ne contiene una, mai convenzionale, in un susseguirsi di fantasia che ci porta quasi a dar torto a ED: forse qualcuno ci è riuscito a descrivere questo indicibile tramonto.
Nel primo verso dell'ultima strofa "Guido" è Guido Reni.
Nel manoscritto ci sono molte varianti, riporto le due relative a versi interi: v. 19 "Acres of Masts are standing" ("Acri di Pennoni stanno ritti"); v. 24 "Powerless to unfold -" ("Impotente a dischiuderle -").


F328 (1862) / J325 (1861)

Of Tribulation - these are They,
Denoted by the White.
The Spangled Gowns, a lesser Rank
Of Victors, designate -

All these - did conquer -
But the Ones who overcame most times -
Wear nothing commoner than Snow -
No Ornament - but Palms -

"Surrender" - is a sort unknown
On this superior soil -
"Defeat", an Outgrown Anguish,
Remembered, as the Mile

Our panting Ancle barely passed,
When Night devoured the Road -
But we - stood - whispering in the House -
And all we said - was Saved!

    Della Tribolazione - sono Quelli,
Denotati dal Bianco.
Le Vesti Imbrillantate, un Rango inferiore
Di Vincitori, designano -

Tutti loro - trionfarono -
Ma Quelli che vinsero più volte -
Non indossano nulla di più che Neve -
Nessun Ornamento - tranne le Palme -

La "Resa" - è un concetto sconosciuto
In quel suolo superiore -
La "Sconfitta", un'Angoscia Ingigantita,
Ricordata, come il Miglio

Che la nostra ansimante Caviglia a stento superò,
Quando la Notte divorava la Strada -
Ma noi - al sicuro - bisbigliavamo in Casa -
E tutto ciò che dicemmo - fu Salvi!

Il testo riportato sopra è quello accluso a una lettera a Higginson del luglio 1862 (L268). Un'altra copia (dello stesso anno e con varianti nella punteggiatura) è nei fascicoli.
L'ultima parola è scritta, nella copia a Higginson, in caratteri più grandi. Dopo i versi, sempre in questa copia, ED aggiunse: "I spelled Ankle - wrong" ("Ho scritto Ankle - sbagliato"); al verso 13 ED aveva infatti scritto "Ancle" in entrambe le copie.

La purezza assoluta di un "bianco" privo di ornamenti non è riservata a tutti coloro che saranno salvi, ma soltanto a quelli che hanno attraversato la via della "tribolazione". Gli altri saranno anch'essi "vincitori", ma il loro rango inferiore non permetterà loro di spogliarsi del tutto dagli ornamenti mortali. L'ultima strofa, la descrizione di una dannazione scampata con il "salvi" finale, è come un'ulteriore descrizione del concetto espresso nelle prime due: "noi ci accontentammo di oltrepassare di corsa, a stento, l'oscurità del peccato, rifugiandoci nell'approdo sicuro del focolare; loro, invece, affrontarono la lotta a viso aperto e fino all'ultimo, spregiando idee di resa e di sconfitta e conquistando così una salvezza superiore e più pura della nostra.
I primi due versi sono modellati su Apocalisse 7,13-14: "Poi uno dei vegliardi prese la parola e mi disse: «Questi che sono avvolti in vesti bianche chi sono e donde sono venuti?». Io gli risposi: «Signor mio, tu lo sai». Egli mi disse: «Questi sono coloro che vengono dalla grande tribolazione, hanno lavato le loro vesti e le hanno fatte bianche nel sangue dell'Agnello...»".


F329 (1862) / J292 (1861)

If your Nerve, deny you -
Go above your Nerve -
He can lean against the Grave,
If he fear to swerve -

That's a steady posture -
Never any bend
Held of those Brass arms -
Best Giant made -

If your Soul seesaw -
Lift the Flesh door -
The Poltroon wants Oxygen -
Nothing more -

    Se il Coraggio, ti è negato -
Va oltre il Coraggio -
Può appoggiarsi alla Tomba,
Se ha paura di deviare -

È una stabile postura -
Nessuno si piega mai
Retto da quelle braccia di Bronzo -
Le migliori che un Gigante ha fatto -

Se l'Anima vacilla -
Solleva la porta della Carne -
La Codarda vuole Ossigeno -
Nulla di più -

Accettare l'inevitabilità della morte aiuta ad avere il coraggio di affrontarla; affidarsi a lei, alle sue solide "braccia di bronzo", dà la sicurezza di una "stabile postura" ormai inattaccabile. Nell'ultima strofa, come spesso accade nelle poesie di ED, l'immagine quasi "rassicurante" della tomba lascia spazio alla sensazione che anche l'anima, pur nella sua eterea sostanza, abbia bisogno di un nutrimento, di quell'ossigeno che è fuori dalla "porta della carne" (probabilmente la tomba) e che sembra diventare una sorta di legame fra due mondi così lontani l'uno dall'altro; come se l'anima tentasse di mantenere anche nell'aldilà l'individualità che contraddistingue la nostra esistenza mortale.


F330 (1862) / J273 (1861)

He put the Belt around my life -
I heard the Buckle snap -
And turned away, imperial,
My Lifetime folding up -
Deliberate, as a Duke would do
A Kingdom's Title Deed -
Henceforth - a Dedicated sort -
A Member of the Cloud -

Yet not too far to come at call -
And do the little Toils
That make the Circuit of the Rest -
And deal occasional smiles
To lives that stoop to notice mine -
And kindly ask it in -
Whose invitation, know you not
For Whom I must decline?

    Mise la Cintura alla mia esistenza -
Sentii la Fibbia scattare -
E si volse altrove, imperiale,
Racchiudendo tutta la mia Vita -
Con cura, come un Duca farebbe
Col Decreto di Assegnazione di un Regno -
Da allora - un soggetto Consacrato -
Un Membro della Nube -

Ma non così lontana da non venire al richiamo -
E compiere le minute Fatiche
Che costituiscono il Percorso degli Altri -
E dedicare occasionali sorrisi
Alle vite che si chinano a notare la mia -
E gentilmente le chiedono di entrare -
Il loro invito, non sapete
A causa di Chi debbo declinare?

La consacrazione di un'esistenza, che proviene dal "lui" del primo verso (La Bulgheroni, nelle note al Meridiano, ipotizza una "iniziazione all'amore divino o umano, o alla vocazione poetica"), è come una cintura che racchiude tutta la vita e la trasforma in qualcosa di immateriale ("Un Membro della Nube"), che di concreto conserva soltanto le "minute Fatiche" del decimo verso, quelle cose che permettono di continuare la vita concreta pur nella consapevolezza di una consacrazione superiore negata agli "Altri" del verso successivo.
Gli ultimi due versi sembrano un'affermazione della necessità della solitudine, di rifuggire da quegli "inviti" che romperebbero l'incantesimo di un mondo interiore rivolto soltanto a celebrare l'incorporea bellezza della condizione descritta nella prima strofa.
Al primo verso ho tradotto "Life" con "Esistenza" per non fare confusione con l'accezione di "vita" (in inglese "waist") come parte anatomica dove, appunto, si mette una cintura.
Il manoscritto è nei fascicoli, con tre varianti che non modificano il senso complessivo della poesia ma rendono sensibilmente diverse alcune immagini: il verso 3 diventa "And left his process - satisfied -" (E abbandonò il suo agire - soddisfatto -"); il verso 9 "Yet, near enough to come at call" (Ma, abbastanza vicina da venire al richiamo") e l'ultimo: "Whose invitation, For this world -" ("Il loro invito, A questo Mondo -").


F331 (1862) / J274 (1861)

The only Ghost I ever saw
Was dressed in Mechlin - so -
He had no sandal on his foot -
And stepped like flakes of snow -

His Gait - was soundless, like a Bird -
But rapid - like the Roe -
His fashions, quaint, Mosaic -
Or haply, Mistletoe -

His conversation - seldom -
His laughter, like the Breeze
That dies away in Dimples
Among the pensive Trees -

Our interview - was transient -
Of me, himself was shy -
And God forbid I look behind -
Since that appalling Day!

    L'unico Fantasma che ho mai visto
Era abbigliato in Mechlin - proprio così -
Non aveva sandali ai piedi -
E camminava come fiocchi di neve -

Il suo Passo - era silenzioso, come un Uccello -
Ma rapido - come il Capriolo -
I modi, antiquati, a Mosaico -
O magari, Vischio -

La conversazione - scarsa -
Il riso, come la Brezza
Che si spegne in Crespe
Fra gli Alberi pensosi-

Il nostro colloquio - fu effimero -
Di me, era timoroso -
E Dio non voglia che mi guardi indietro -
Da quel Giorno spaventoso!

La descrizione dell'incontro con un fantasma, con due registri diversi. Il primo, preponderante visto che comprende quattordici versi su sedici, lo presenta con immagini che non hanno nulla di pauroso: vestito con eleganza, etereo, un po' fuori moda, di poche parole, sorridente, anche se con un riso un po' sfuggente, persino timido e timoroso. Negli ultimi due versi c'è come uno scatto che fa invece diventare spaventoso quell'incontro, tanto da augurarsi di riuscire a cancellarlo dalla mente, a non riviverlo nemmeno nel ricordo.
Due possibili interpretazioni, riferite proprio a questo contrasto tra le immagini iniziali e quella finale: il fantasma è la morte, che si presenta magari in vesti dimesse e anche accattivanti, per dispiegare poi il suo orrore, oppure il fantasma è solo il simbolo incorporeo dei tormenti che punteggiano la nostra esistenza, tormenti che spesso si nascondono nel normale corso dell'esistenza e poi ci colpiscono con tutta la loro durezza.
Tra le due letture preferisco la seconda: mi sembra infatti difficile identificare la morte in qualcosa che ha timore di noi (v. 14), anche se queste due diverse angolazioni possono essere replicate a proposito della J281-F341, dove l'identificazione tra il fantasma e il tormento è più chiara, ma dove la morte è comunque citata, stavolta in modo esplicito.
"Mechlin" (v. 2 - anche "Mechelen") è una città delle Fiandre famosa per i merletti. Al verso 5 ho scelto la variante "Gait" al posto di "Mien" ("aspetto, atteggiamento").


F332 (1862) / J275 (1861)

Doubt Me! My Dim Companion!
Why, God, would be content
With but a fraction of the Life -
Poured thee, without a stint -
The whole of me - forever -
What more the Woman can,
Say quick, that I may dower thee
With last Delight I own!

It cannot be my Spirit -
For that was thine, before -
I ceded all of Dust I knew -
What Opulence the more
Had I - a freckled Maiden,
Whose farthest of Degree,
Was - that she might -
Some distant Heaven,
Dwell timidly, with thee!

Sift her, from Brow to Barefoot!
Strain till your last Surmise -
Drop, like a Tapestry, away,
Before the Fire's Eyes -
Winnow her finest fondness -
But hallow just the snow
Intact, in Everlasting flake -
Oh, Caviler, for you!

    Dubiti di Me! Mio Incerto Compagno!
Ma come, Dio, sarebbe soddisfatto
Con solo una frazione della Vita -
Riversata a te, senza risparmio -
Tutta me stessa - per sempre -
Cos'altro può una Donna,
Dillo subito, ch'io possa offrirtelo
Insieme all'ultima Gioia che ho!

Non potrà essere il mio Spirito -
Perché quello fu tuo, prima -
Ho dato ogni Polvere che conosco -
Quale altra Ricchezza
Ho io - una lentigginosa Fanciulla,
La cui massima Aspirazione,
Sarebbe - di poter -
In qualche remoto Cielo,
Dimorare timidamente, con te!

Esaminala, dalla Testa ai Piedi!
Insisti finché il tuo ultimo Dubbio -
Si dilegui, come un Arazzo,
Di fronte ad Occhi Ardenti -
Vaglia la sua purissima tenerezza -
Ma benedici poi la neve
Intatta, in Perpetui fiocchi -
Oh, Cavilloso, per te!

Il dubbio dell'amato diventa espediente per descrivere un amore totalizzante, che comprende il corpo e lo spirito e si sublima negli ultimi versi nella "finest fondness" di quei candidi fiocchi di neve.
Nei versi 20 e 21 un'immagine che leggo così: "si dilegui, come farebbe un arazzo davanti a occhi talmente ardenti che rischierebbero di bruciarlo".


F333 (1862) / J276 (1861)

Many a phrase has the English language -
I have heard but one -
Low as the laughter of the Cricket,
Loud, as the Thunder's Tongue -

Murmuring, like old Caspian Choirs,
When the Tide's a'lull -
Saying itself in new inflection -
Like a Whippowil -

Breaking in bright Orthography
On my simple sleep -
Thundering it's Prospective -
Till I stir, and weep -

Not for the Sorrow, done me -
But the push of Joy -
Say it again, Saxon!
Hush - Only to me!

    Molte frasi ha la lingua Inglese -
Io ne ho udita solo una -
Bassa come il riso del Grillo,
Sonora, come la Lingua del Tuono -

Mormora, come antiche Corali del Caspio,
Quando la Marea si arresta -
Si esprime in nuove inflessioni -
Come un Caprimulgo -

Irrompe con brillante Ortografia
Nel mio semplice sonno -
Fa tuonare i suoi Presagi -
Finché mi scuoto, e piango -

Non per il Dolore, che mi ha dato -
Ma per lo sprone alla Gioia -
Dilla ancora, Sassone!
Sottovoce - Solo a me!

La "struttura a indovinello irrisolto" (Bacigalupo) di questa poesia stuzzica la ricerca di una soluzione, ma sembra proprio che ce ne sia una sola: quale può essere la frase inglese che racchiude in sé tutte le immagini evocate nelle tre strofe iniziali, che fa piangere di gioia ad ascoltarla, se non "I love you"?
Forse c'è anche un piccolo indizio: nel secondo verso ED scrive "Io ne ho udita solo una" e, nel verso successivo, ci si potrebbe aspettare che la frase venga esplicitata; in realtà il terzo verso avvia le immagini evocate dalla frase misteriosa, ma inizia con una parola, "low", che potrebbe implicitamente suggerire un "love".
Per il "Sassone" del penultimo verso mi sembra pertinente la descrizione di Bacigalupo: "La lingua, evocata nell'inizio quasi didascalico, nella chiusa si trasforma quasi in un amante, chiamato più familiarmente 'Sassone', il che lascia forse intendere quale sia la frase segreta."


F334 (1862) / J321 (1862)

Of all the Sounds despatched abroad,
There's not a Charge to me
Like that old measure in the Boughs -
That phraseless Melody -
The Wind does - working like a Hand,
Whose fingers Comb the Sky -
Then quiver down - with tufts of Tune -
Permitted Gods, and me -

Inheritance, it is, to us -
Beyond the Art to earn -
Beyond the trait to take away
By Robber, since the Gain
Is gotten not of fingers -
And inner than the Bone -
Hid golden, for the whole of Days,
And even in the Urn,
I cannot vouch the merry Dust
Do not arise and play
In some odd fashion of it's own,
Some quainter Holiday,
When Winds go round and round in Bands -
And thrum upon the door,
And Birds take places, overhead,
To bear them Orchestra.

I crave Him grace of Summer Boughs,
If such an Outcast be -
Who never heard that fleshless Chant -
Rise - solemn - on the Tree,
As if some Caravan of Sound
Off Deserts, in the Sky,
Had parted Rank -
Then knit, and swept -
In Seamless Company -

    Di tutti i Suoni sparsi nell'aria,
Nessuno mi Prende
Come quell'antico brano fra i Rami -
Quella Melodia senza fraseggio -
Che il Vento crea - lavorando come una Mano,
Le cui dita Pettinano il Cielo -
Poi scendono vibrando - con fiocchi d'Armonia -
Permessi agli Dei, e a me -

Un retaggio, è ciò, per noi -
Oltre l'Arte di ottenerlo -
Oltre la capacità di sottrarre
Di un Ladro, poiché il Guadagno
È procurato non da dita -
E più interiore delle Ossa -
Un oro nascosto, per tutti i nostri Giorni,
E persino nell'Urna,
Non potrei garantire che l'allegra Polvere
Non si alzi e giochi
In qualche sua bizzarra maniera,
In un Giorno di Festa ancor più pittoresco,
Quando i Venti vanno in giro in Comitive -
E tamburellano alla porta,
E gli Uccelli prendono posto, lassù,
Per far loro da Orchestra.

Imploro la grazia dei Rami Estivi per Colui,
Se un tale Reietto esiste -
Che non ha mai udito quell'incorporeo Canto -
Levarsi - solenne - tra gli Alberi,
Come se qualche Carovana di Suono
Da Deserti, nel Cielo,
Avesse rotto le Righe -
Poi si fosse riunita, e dileguata -
In Salda Compagine -

Il testo riportato sopra è quello che ED accluse, insieme ad altre due poesie, alla seconda lettera a Higginson del 25 aprile 1862 (L261). Ci sono altre due copie, con varianti minime: una nei fascicoli e una inviata a Susan.

Tre strofe che descrivono ognuna un'immagine "sonora" del vento: la prima gli attribuisce la capacità di far risuonare la natura, con melodie che sfuggono alle regole della musica che conosciamo; la seconda ci parla del suo essere sfuggente, inafferrabile, eppure così vivo da farci immaginare che persino la polvere nell'urna non riesca a resistere a quell'orchestra così gaia e invadente; la terza è il compianto per chi non è capace di udire quel canto incorporeo, che si leva solenne tra gli alberi per poi dileguarsi, come se fosse un plotone, sfuggito per un istante a un marziale allineamento e ansioso di rimettersi in riga per non farsi scoprire.
Il vento può qui essere agevolmente interpretato come metafora della poesia: basta sostituire il "vento" del verso 5 con "poesia" e i "venti" del verso 21 con "versi" e leggere i versi 7-8: "...- con fiocchi d'Armonia - / Permessi agli Dei, e a me -" come l'orgogliosa rivendicazione delle proprie capacità poetiche.


F335 (1862) / J514-353 (1862)

Her smile was shaped like other smiles -
The Dimples ran along -
And still it hurt you, as some Bird
Did hoist herself, to sing,
Then recollect a Ball, she got -
And hold upon the Twig,
Convulsive, while the Music crashed -
Like Beads - among the Bog -

A happy lip - breaks sudden -
It does'nt state you how
It contemplated - smiling -
Just consummated - now -
But this one, wears it's merriment
So patient - like a pain -
Fresh gilded - to elude the eyes
Unqualified, to scan -

    Il suo sorriso era modellato come gli altri sorrisi -
Le Fossette si allargavano -
Eppure faceva male, come un Uccello
Che si sollevi , per cantare,
Poi si rammenti di una Pallottola, presa -
E si aggrappi al Ramoscello,
Convulsamente, mentre la Musica è frantumata -
Come Perline - in mezzo al Fango -

Un labbro felice - schiuso d'improvviso -
Non ti spiega come
Progettò - il sorriso -
Appena consumato - ora -
Ma, indossa la sua allegria
Così paziente - come una sofferenza -
Appena indorata - per eludere gli occhi
Incapaci, di vedere oltre -

Nell'edizione Johnson le due strofe sono considerate poesie singole, rispettivamente la J514 e la J353. Nei fascicoli manoscritti le due poesie, o le due strofe, sono sulla stessa pagina, senza spazi ma con una riga orizzontale che le divide. Johnson, ricordando che la divisione con una riga orizzontale è usuale nelle poesie scritte nella stessa pagina, ritiene che la riga sia stata inserita per separare due poesie distinte; Franklin ritiene invece che la poesia sia stata scritta di seguito e poi ED abbia inserito la riga per dividerla in due strofe.

Nella prima strofa un sorriso che apparentemente non ha niente di speciale, è come tutti gli altri sorrisi. Ma dietro di sé ha qualcosa che ferisce, che fa male. Per spiegare ED si affida ad un uccello su un ramoscello: si alza, tranquillo (è una giornata come un'altra) per cantare; ma ecco che riaffiora un ricordo che lo paralizza. Un giorno si era alzato, come adesso, per cantare, e una pallottola l'aveva colpito. La musica che stava uscendo dal suo becco si blocca, è come se si frantumasse, perdendo la sua identità, come una collana di perline che si scioglie e cade nel fango, spargendosi irriconoscibile. Ma se qualcuno guarda l'uccello non capisce cosa mai può averlo bloccato, cosa può avergli fatto così male: è un giorno qualunque, un giorno come tutti gli altri, come il sorriso che, come tutti gli altri sorrisi, allarga le fossette del volto, senza rivelare quel che c'è dietro.
Nella seconda strofa il sorriso appare all'improvviso, senza spiegare perché nasce, forse è solo un modo per indorare la pillola, per occhi che si limitano alla superficie e non sanno scandagliare dentro.
Le due strofe hanno degli evidenti rimandi interni, in particolare il sorriso accostato alla sofferenza; mi sembra perciò più plausibile l'ipotesi di Franklin, anche se naturalmente non può essere scartata l'ipotesi di due poesie scritte di seguito su un argomento simile.


F336 (1862) / J327 (1862)

Before I got my eye put out -
I liked as well to see
As other creatures, that have eyes -
And know no other way -

But were it told to me, Today,
That I might have the Sky
For mine, I tell you that my Heart
Would split, for size of me -

The Meadows - mine -
The Mountains - mine -
All Forests - Stintless Stars -
As much of noon, as I could take -
Between my finite eyes -

The Motions of the Dipping Birds -
The Lightning's jointed Road -
For mine - to look at when I liked,
The news would strike me dead -

So safer - guess - with just my soul
Upon the window pane
Where other creatures put their eyes -
Incautious - of the Sun -

    Prima che avessi gli occhi spenti -
Mi piaceva tanto vedere
Quanto alle altre creature, che hanno occhi -
E non conoscono altro modo -

Ma se mi si dicesse, Oggi,
Che potrei avere il Cielo
Per me, vi direi che il mio Cuore
Si spezzerebbe, per tanta abbondanza -

I Prati - miei -
Le Montagne - mie -
Tutte le Foreste - le Stelle Sconfinate -
Tanto mezzogiorno, quanto potrei prenderne -
Fra i miei occhi limitati -

Il Movimento di Uccelli Calanti -
Il Cammino scomposto del Fulmine -
Per me - guardare a piacimento,
La novità mi colpirebbe a morte -

Perciò più sicuro - immaginare - solo con l'anima
Al vetro della finestra
Dove le altre Creature posano gli occhi -
Incuranti - del Sole -

Il testo riportato sopra è quello nei fascicoli. Un'altra copia era acclusa a una lettera a Higginson dell'agosto 1862 (L271) con il verso 15 ("The Lightning's jointed Road") sostituito da "The Morning's Amber Road" ("L'Ambrato Cammino del Mattino").

Il rimpianto di una gioia svanita e non più raggiungibile. Nella prima strofa il ricordo di una bellezza ormai vietata a occhi che si sono spenti; nella successive tre la consapevolezza di non essere più in grado di rivivere quella bellezza senza esserne sopraffatti; nell'ultima, la rassegnazione alla cecità e la necessità di rivolgersi all'immaginazione per godere, sia pure di riflesso, di una luce che ora solo altri possono vedere.


F337 (1862) / J607 (1862)

Of nearness to her sundered Things
The Soul has special times -
When Dimness - looks the Oddity -
Distinctness - easy - seems -

The Shapes we buried, dwell about,
Familiar, in the Rooms -
Untarnished by the Sepulchre,
The Mouldering Playmate comes -

In just the Jacket that he wore -
Long buttoned in the Mold
Since we - old mornings, Children - played -
Divided - by a world -

The Grave yields back her Robberies -
The Years, our pilfered Things -
Bright Knots of Apparitions
Salute us, with their wings -

As we - it were - that perished -
Themself - had just remained till we rejoin them -
And 'twas they, and not ourself
That mourned -

    Di vicinanza alle Cose a lei strappate
L'Anima ha particolari momenti -
Quando l'Oscurità - appare l'Eccezione -
E la Chiarezza - sembra - facile -

Le Forme che seppellimmo, indugiano intorno,
Familiari, nelle Stanze -
Incorrotto dal Sepolcro,
Il Polveroso Compagno di Giochi viene -

Proprio con la Giacchetta che indossava -
A lungo abbottonata nella Polvere
Da quando - in giorni lontani, Bambini - giocavamo -
Divisi - da un mondo -

La Tomba restituisce le sue Rapine -
Gli Anni, le Cose a noi sottratte -
Luminosi Grovigli di Apparizioni
Ci salutano, con le loro ali -

Come se noi - fossimo - quelli morti -
Loro - rimasti giusto il tempo di ricongiungerci -
E fossero loro, e non noi
Quelli in lutto -

Un rovesciamento del rapporto vita - morte, dove sono i morti che portano il lutto per chi non è ancora passato nel luminoso mondo dell'immortalità. Una sensazione che viene esplicitato dai primi versi, dove i momenti di intima vicinanza con chi non è più vengono considerati quelli in cui l'oscurità si dirada, diventa un'eccezione, per lasciare il posto alla chiarezza, resa visibile dalla luce che emana da quel groviglio di apparizioni che sembra salutarci con angeliche ali.
Nella terza strofa l'apparizione diventa quasi concreta, si materializza nel compagno di giochi allo stesso tempo trasformato in polvere eppure incorrotto dalla tomba, una chiara metafora della dissoluzione corporea a cui fa da contrappasso l'immortalità dell'anima.
Nella quarta c'è come un timido tentativo di ribellione a questa visione capovolta: quel "Robberies" ("furto con violenza, rapina") riferito alla tomba, che ci strappa con la violenza le persone care. Ma subito appare il lenimento del tempo: la tomba, e gli anni, restituiscono il frutto della rapina, facendoci apparire i morti come in attesa di un felice ricongiungimento con noi: i poveri vivi.


F338 (1862) / J279 (1861)

Tie the Strings to my Life, My Lord,
Then, I am ready to go!
Just a look at the Horses -
Rapid! That will do!

Put me in on the firmest side -
So I shall never fall -
For we must ride to the Judgment -
And it's partly, down Hill -

But never I mind the steepest -
And never I mind the Sea -
Held fast in Everlasting Race -
By my own Choice, and Thee -

Goodbye to the Life I used to live -
And the World I used to know -
And kiss the Hills, for me, just once -
Now - I am ready to go!

    Annoda i Lacci alla mia Vita, Signore,
Poi, sarò pronta ad andare!
Solo un'occhiata ai Cavalli -
In fretta! Potrà bastare!

Mettimi dal lato più sicuro -
Così non cadrò -
Perché dobbiamo andare al Giudizio -
E in parte, ripido il Pendio -

Ma non mi curo dei precipizi -
E non mi curo del Mare -
Resa salda nell'Immortale Corsa -
Dalla mia stessa Scelta, e da Te -

Addio alla Vita che vivevo -
E al Mondo che conoscevo -
E baciate le Colline, per me, basta una volta -
Ora - sono pronta ad andare!

Un risoluto addio alla vita, stavolta non intaccato dai tentennamenti del dubbio. Si deve andare? ebbene, si vada. Basta un fuggevole saluto alla vita e al mondo che conosciamo, e poi possiamo lasciarci andare a quel misterioso precipizio che ci porterà verso l'immortalità, accompagnati da un Dio che in questa poesia diventa una guida alla quale affidarsi con cieca fiducia, scegliendo una fede senza domande e senza paura.


F339 (1862) / J241 (1861)

I like a look of Agony,
Because I know it's true -
Men do not sham Convulsion,
Nor simulate, a Throe -

The Eyes glaze once - and that is Death -
Impossible to feign
The Beads upon the Forehead
By homely Anguish strung.

    Mi piace l'aspetto dell'Agonia,
Perché so che è sincero -
Non si manipolano le Convulsioni,
Né si simula, uno Spasimo -

Occhi vitrei in un momento - e quella è Morte -
Impossibile fingere
Le Perle di sudore sulla Fronte
Dall'Angoscia familiare infilate.

Nel manoscritto, prima della seconda strofa, ci sono due parole cancellate: "Death, comes" ("La Morte, arriva").

Nulla vi può essere di più sincero del momento della morte, quando l'angoscia (familiare perché la paura di morire ci ha accompagnato per tutta la vita) ci imperla la fronte di sudore freddo: nessuno riuscirà mai a simulare quei momenti, unici e terribili.
Il primo verso raggela: il verbo iniziale, così colloquiale e riservato a sensazioni piacevoli, viene all'improvviso legato a un sostantivo di segno completamente opposto, dopo un'allitterazione che sembra giocare con le parole per poi sferrare il colpo che spiazza.
Al secondo verso, ho tradotto "it's" come se fosse la contrazione di "it is"; in realtà ED utilizza questa grafia sempre come aggettivo possessivo neutro e il senso letterale del verso è perciò: "Perché conosco la sua verità, la sua sincerità".


F340 (1862) / J280 (1861)

I felt a Funeral, in my Brain,
And Mourners to and fro
Kept treading - treading - till it seemed
That Sense was breaking through -

And when they all were seated,
A Service, like a Drum -
Kept beating - beating - till I thought
My Mind was going numb -

And then I heard them lift a Box
And creak across my Soul
With those same Boots of Lead, again,
Then Space - began to toll,

As all the Heavens were a Bell,
And Being, but an Ear,
And I, and Silence, some strange Race
Wrecked, solitary, here -

And then a Plank in Reason, broke,
And I dropped down, and down -
And hit a World, at every plunge,
And Finished knowing - then -

    Sentivo un Funerale, nel Cervello,
E i Dolenti avanti e indietro
Andavano - andavano - finché sembrò
Che il Senso fosse frantumato -

E quando tutti furono seduti,
Una Funzione, come un Tamburo -
Batteva - batteva - finché pensai
Che la Mente si fosse intorpidita -

E poi li udii sollevare una Cassa
E cigolare di traverso all'Anima
Con quegli stessi Stivali di Piombo, ancora,
Poi lo Spazio - iniziò a rintoccare,

Come se tutti i Cieli fossero una Campana,
E l'Esistenza, solo un Orecchio,
Ed io, e il Silenzio, una Razza estranea
Naufragata, solitaria, qui -

E poi un'Asse nella Ragione, si spezzò,
E caddi giù, e giù -
E urtai contro un Mondo, a ogni tuffo,
E Finii di sapere - allora -

La morte vista in soggettiva, dalla parte di chi la subisce, in un racconto vivido e particolareggiato dei preparativi per il funerale, scandito all'inizio dalle ripetizioni nei versi 3 e 7, che trasmettono la sensazione di una coscienza che sente ancora i suoni del mondo intorno a sé, ma ormai da lontano, come accade quando ascoltiamo qualcosa attraverso un'eco. Nell'ultima strofa il momento finale e definitivo: lo spezzarsi della consapevolezza, la caduta infinita molto simile a quella che spesso proviamo nei nostri sogni, con l'ultimo verso che sembra mettere improvvisamente da parte la nostra individualità cosciente, per gettarci in un luogo che può essere quello in cui non c'è bisogno di sapere, perché non esiste più mistero, ma anche il vuoto del nulla eterno, dove il "sapere" non ha più ragione di esistere.


F341 (1862) / J281 (1861)

'Tis so appalling - it exhilarates -
So over Horror, it half captivates -
The Soul stares after it, secure -
To know the worst, leaves no dread more -

To scan a Ghost, is faint -
But grappling, conquers it -
How easy, Torment, now -
Suspense kept sawing so -

The Truth, is Bald, and Cold -
But that will hold -
If any are not sure -
We show them - prayer -
But we, who know,
Stop hoping, now -

Looking at Death, is Dying -
Just let go the Breath -
And not the pillow at your cheek
So slumbereth -

Others, can wrestle -
Your's, is done -
And so of Wo, bleak dreaded - come,
It sets the Fright at liberty -
And Terror's free -
Gay, Ghastly, Holiday!

    È talmente terrificante - che diventa esilarante -
Tanto al di sopra dell'Orrore, che quasi attrae -
L'Anima fissa oltre lo sguardo, sicura -
Conoscere il peggio, non lascia spazio all'angoscia -

Scrutare un Fantasma, è vago -
Ma afferrandolo, lo si conquista -
Come facilmente, il Tormento, ora -
L'incertezza stava così dilaniando -

La Verità, è Nuda, e Fredda -
Ma è quella che sorreggerà -
Se qualcuno non è sicuro -
Mostriamo loro - la preghiera -
Ma noi, che sappiamo,
Smettiamo di sperare, ora -

Guardare alla Morte, è Morire -
Basta lasciar andare il Fiato -
E nemmeno il cuscino sulla guancia
Così assopita -

Altri, possono lottare -
Per te, è finita -
E così del Dolore, il temuto squallore - arriva,
Mette la Paura in libertà -
E il Terrore è libero -
Gaia, Agghiacciante, Festa!

Il soggetto diventa esplicito nel primo verso della quarta strofa: la morte che ci terrorizza e verso la quale abbiamo un'unica difesa, afferrarla e farla nostra, farla rientrare in una "verità" che ne comprenda l'inevitabilità. Solo così, solo fissando lo sguardo oltre, possiamo in un certo senso ignorare la morte, facendola diventare un semplice passaggio di quel misterioso ciclo che ci ha portati a vivere e poi a morire. Una volta accettata questa verità, possiamo lasciare agli altri la preghiera, il tentativo di scongiurare un qualcosa che è invece razionalmente certo, e mettere da parte la segreta e inconfessata speranza di ognuno di noi, quella di riuscire a sconfiggere la morte.
La caratteristica più evidente di questa poesia è l'uso insistito e variato di termini che denotano, paura, orrore, spavento: "appalling, horror, dread, torment, fright, terror, ghastly", come a voler connotare in modo univoco quella morte la cui completa negatività può essere mitigata solo dal "guardare oltre" del terzo verso, e dall'accettare la nuda e fredda verità dell'apertura della terza strofa, conclusa da quello "Stop hoping" che non lascia comuque spazi di speranza.
Per il quarto verso c'è una variante sostitutiva: "A Sepulchre, fears frost, no more -" ("Un Sepolcro, teme il gelo, null'altro -").


F342 (1862) / J282 (1861)

How noteless Men, and Pleiads, stand,
Until a sudden sky
Reveals the fact that One is rapt
Forever from the Eye -

Members of the Invisible,
Existing, while we stare,
In Leagueless Opportunity,
O'ertakenless, as the Air -

Why did'nt we detain Them?
The Heavens with a smile,
Sweep by our disappointed Heads
Without a syllable -

    Quanti Uomini, e Pleiadi, restano anonimi,
Finché un inaspettato cielo
Rivela il fatto che Uno è rapito
Per sempre allo Sguardo -

Membri dell'Invisibile,
Che esistono, mentre osserviamo,
In Possibilità al di là dello Spazio,
Imprendibili, come l'Aria -

Perché non Li trattenemmo?
I Cieli con un sorriso,
Scorrono sulle nostre Teste deluse
Senza una sillaba -

Nei primi versi l'anonima folla umana, paragonata a quella delle stelle nel cielo, sembra assumere individualità solo con la morte, un'individualità che permette a chi resta di notarne l'assenza, come se in un cielo familiare ma indistinto notassimo un'improvvisa mancanza, che ci rende consapevoli del fatto che là c'era prima qualcosa che ora esiste solo in spazi sconosciuti, al di là delle nostre possibilità di comprensione.
L'ultima strofa inizia con una domanda della quale viene subito evidenziata l'ingenuità: i cieli ne sorridono, muti perché la risposta non è di questa terra.


F343 (1862) / J242 (1861)

When we stand on the tops of Things -
And like the Trees, look down -
The smoke all cleared away from it -
And Mirrors on the scene -

Just laying light - no soul will wink
Except it have the flaw -
The Sound ones, like the Hills - shall stand -
No Lightning, scares away -

The Perfect, nowhere be afraid -
They bear their dauntless Heads,
Where others, dare not go at noon,
Protected by their deeds -

The Stars dare shine occasionally
Upon a spotted World -
And Suns, go surer, for their Proof,
As if an axle, held -

    Quando staremo sulla sommità delle Cose -
E come gli Alberi, guarderemo giù -
Il fumo si sarà del tutto dissipato -
E Specchi sulla scena -

A spargere luce - nessun'anima strizzerà gli occhi
Eccetto quelle che hanno crepe -
Quelle Solide, come le Colline - staranno -
Nemmeno il Fulmine, le spaventa -

I Perfetti, in nessun luogo hanno paura -
Essi spingono le impavide Fronti,
Dove altri, non oserebbero andare a mezzogiorno,
Protetti dai loro atti -

Le Stelle osano brillare talvolta
Su un Mondo maculato -
E i Soli, vanno più sicuri, alla Prova,
Come se un asse, impugnassero -

In un aldilà al di sopra di tutto, il fumo del mistero sarà finalmente diradato per lasciare spazio alla luce della conoscenza. Sarà una luce abbagliante, come riflessa da innumerevoli specchi, ma solo le anime che avranno peccato cercheranno di difendersi da quell'immenso bagliore, le altre guarderanno con avidità, e non con paura, a quello spettacolo finalmente chiaro e privo di dubbi, perché i puri sanno mantenere la loro luce, debole ma salda come quella di una stella, anche in un mondo pieno di difetti, fino a quando, nel momento della prova suprema, potranno brillare come un sole padrone del proprio destino.


F344 (1862) / J445 (1862)

'Twas just this time, last year, I died.
I know I heard the Corn,
When I was carried by the Farms -
It had the Tassels on -

I thought how yellow it would look -
When Richard went to mill -
And then, I wanted to get out,
But something held my will.

I thought just how Red - Apples wedged
The Stubble's joints between -
And Carts went stooping round the fields
To take the Pumpkins in -

I wondered which would miss me, least,
And when Thanksgiving, came,
If Father'd multiply the plates -
To make an even Sum -

And would it blur the Christmas glee
My Stocking hang too high
For any Santa Claus to reach
The altitude of me -

But this sort, grieved myself,
And so, I thought the other way,
How just this time, some perfect year -
Themself, should come to me -

    Proprio in questo periodo, l'anno scorso, morii.
So che sentivo il Granturco,
Quando fui portata attraverso le Fattorie -
Aveva messo il Pennacchio -

Pensai a come apparisse giallo -
Quando Richard andava al mulino -
E allora, volevo scappare,
Ma qualcosa bloccò la mia volontà.

Pensai al Rosso - delle Mele ammassate
Negli spazi fra le Stoppie -
E ai Carri che andavano curvi nei campi
Per caricare le Zucche -

Mi domandai a chi sarei mancata, di meno,
E quando il Giorno del Ringraziamento, fosse arrivato,
Se il Babbo avrebbe aumentato i piatti -
Per fare la stessa Somma -

E se avrebbe offuscato la gioia del Natale
La mia Calza appesa troppo in alto
Perché qualsiasi Babbo Natale potesse raggiungere
La mia altezza -

Ma questi pensieri, mi rattristarono,
E così, pensai ad altro,
A come proprio in questo periodo, un qualche anno perfetto -
Loro stessi, sarebbero venuti da me -

Il dubbio sull'immortalità viene superato dalla forza della poesia, che permette di "vivere" la propria morte. Anche qui la protagonista assoluta è la natura e la quotidianità. I campi gialli di granturco, i carri che raccolgono zucche, l'evocazione di un nome familiare, il trascorrere delle stagioni, che accompagna la morte così come la vita. Il quadretto casalingo del babbo che prepara un piatto in più affinché la somma sia uguale a prima; il Babbo Natale che non riesce a raggiungere la calza dell'assente, ormai troppo in alto. E il finale, in cui il ricongiungimento con i propri cari è visto come un riprendere tutto ciò che si era perduto.
Il tema è simile alla J280-F340, ma il modo di trattare questa visione post-mortem è opposto: tanto metafisico e interiore là, quanto concreto e solare qui. Basta leggere i versi finali: uno definitivo e senza speranza: "And Finished knowing - then -", l'altro pieno di ottimistica aspettativa: "Themself, should come to me -.
"Richard" (v. 6) era Richard (Dick) Matthews, che lavorò a lungo nei campi e nelle stalle dei Dickinson.


F345 (1862) / J608 (1862)

Afraid! Of whom am I afraid?
Not Death - for who is He?
The Porter of my Father's Lodge
As much abasheth me!

Of Life? 'Twere odd I fear a thing
That comprehendeth me
In one or two existences -
Just as the case may be -

Of Resurrection? Is the East
Afraid to trust the Morn
With her fastidious forehead?
As soon impeach my Crown!

    Paura! Di chi ho paura?
Non della Morte - perché chi è Costei?
Il Portiere della casa di mio Padre
Allo stesso modo m'intimidisce!

Della Vita? Sarebbe strano temere una cosa
Che è parte integrante di me
In una o due esistenze -
A seconda del caso -

Della Resurrezione? Ha l'Est
Paura di affidare al Mattino
La sua fronte schizzinosa?
Tanto varrebbe ricusare la mia Corona!

Una sorta di riflessione teologica sulla paura della morte, ma anche sulla paura del vivere. Non si deve aver paura della morte, in definitiva non esiste, ci è estranea e perciò non ci deve intimidire.
Nemmeno si deve aver paura della vita, perché è parte integrante di noi. Per i due versi successivi ci sono due varianti che non ho utilizzato, ma che sono interessanti perché rendono i versi più aperti a diverse interpretazioni. Al verso 7 "more" al posto di "two" ("una o più esistenze" anziché "una o due esistenze"); al verso 8 una variante sostitutiva: "As Deity decree" al posto di " Just as the case may be" ("Come la Divinità disporrà" - o anche "Come Iddio vorrà" al posto di "A seconda del caso"). La prima variante sembra quasi suggerire la teoria della reincarnazione, mentre il verso originale fa riferimento alla vita vera e propria e a quella dopo la morte, separate però da un dubitativo "or", rafforzato dal verso che segue. Quest'ultimo, nella variante, chiama in causa Dio, dove invece nel verso originale il soggetto è un più indeterminato "caso". Insomma una serie di combinazioni diverse che cambiano le carte in tavola, con il dubbio che comunque rimane ("or" del verso 7) in qualsiasi significato scegliamo.
L'interpretazione che diamo a questa strofa, tralasciando il dubbio rappresentato dall'"or", influenza anche quella precedente. Se la interpretiamo nel senso di un credente, la morte della prima strofa non esiste perché non è altro che una seconda, o anche un'altra, vita. In una visione più materialista il senso della prima è invece vicino a ciò che afferma Epicuro nelle Ratae Sententiae, [139], II: "Nulla è per noi la morte; perché ciò che è dissolto è insensibile, e ciò che è insensibile non è niente per noi." e le considerazioni nella Epistula ad Menoeceum, [124-125]: "Abìtuati a pensare che nulla è per noi la morte, poiché ogni bene e ogni male è nella sensazione, e la morte è privazione di questa. ... Niente c'è infatti di temibile nella vita per chi è veramente convinto che niente di temibile c'è nel non vivere più. ... Il più terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c'è la morte, quando c'è la morte noi non siamo più. Non è nulla dunque né per i vivi né per i morti, perché per quelli non c'è, questi non sono più." (citazioni tratte dall'edizione delle Opere di Epicuro a cura di Graziano Arrighetti, Einaudi, Torino 1972).
L'ultima cosa di cui non aver paura è la resurrezione. Qui sembrerebbe sciolto il dubbio: se c'è la risurrezione c'è anche l'altra vita, quella eterna. Ma ED butta là un verso enigmatico che ho cercato di tradurre nel senso che mi è parso più corretto: aver paura della resurrezione sarebbe come ricusare la corona, ovvero quel simbolo che in ED è sempre riservato a chi è "scelto"; in questo caso a chi è scelto per la vita eterna, ovvero l'uomo. Perché allora il verso è enigmatico? Perché ED usa il verbo "impeach" (da noi è molto conosciuto per il derivato "impeachement") che significa "mettere sotto accusa" in particolare un'autorità costituita per destituirla dopo aver commesso un illecito (io ho tradotto "ricusare" in senso figurato, si mette sotto accusa qualcuno per poi ricusarlo). È un verbo che, anche se negato, fa immaginare una sorta di messa in discussione di un dogma non discutibile, come quello della resurrezione dopo la morte. E il tono usato da ED mi fa pensare a qualcosa come "tanto varrebbe ricusare quella corona che, in fin dei conti, è l'unica speranza che ci rimane in un qualcosa che non potremo mai accertare. Teniamocela dunque, e vediamo un po' che succede!"


F346 (1862) / J446 (1862)

I showed her Hights she never saw -
"Would'st Climb," I said?
She said - "Not so" -
"With me -" I said - With me?
I showed her Secrets - Morning's Nest -
The Rope the Nights were put across -
And now - "Would'st have me for a Guest"?
She could not find her Yes -
And then, I brake my life - And Lo,
A Light, for her, did solemn glow,
The larger, as her face withdrew -
And could she, further, "No"?
    Le mostrai Altezze che non aveva mai visto -
"Ti andrebbe di Arrampicarti?", chiesi,
Lei rispose - "Non così" -
"Con me" - dissi - Con me?
Le mostrai Segreti - il Nido del Mattino -
La Fune che le Notti avevano intrecciato -
E ora - "Ti andrebbe di avermi come Ospite?"
Lei non fu capace di trovare il Sì -
E allora, io spezzai la mia vita - Ed Ecco,
Una Luce, per lei, fiammeggiò solenne,
Più vasta, quando il suo volto si ritrasse -
E poteva ella, dire ancora, "No"?

La poesia fu inviata a Susan firmata "Emily". Nei fascicoli manoscritti ne esiste una copia praticamente identica, ma con i pronomi rovesciati e la terza persona al maschile anziché al femminile:

He showed me Hights I never saw -
"Would'st Climb" - He said?
I said, "Not so" -
"With me -" He said - "With me"?

He showed me secrets - Morning's Nest -
The Rope the Nights were put across -
"And now, Would'st have me for a Guest"?
I could not find my "Yes" -

And then - He brake His Life - And lo,
A light for me, did solemn glow -
The larger, as my face withdrew -
And could I further, "No"?

    Egli mi mostrò Altezze che non avevo mai visto -
"Ti andrebbe di Arrampicarti?", chiese,
Io risposi, "Non così" -
"Con me -" disse - "Con me?"

Mi mostrò segreti - il Nido del Mattino -
La Fune che le Notti avevano intrecciato -
"E ora, Ti andrebbe di avermi come Ospite?"
Io non fui capace di trovare il "Sì" -

E allora - Egli spezzò la Sua Vita - Ed ecco,
Una luce per me, fiammeggiò solenne -
Più vasta, quando il mio volto si ritrasse -
E potevo io dire ancora, "No"?

Poesia bifronte: una copia in cui un "Io" si rivolge a una "Lei" e un'altra in cui un "Lui" si rivolge ad un "Io". I due "Io" non hanno un genere ben identificato ma si può ragionevolmente supporre che siano ambedue la stessa ED. Nella prima tenta Susan con altezze vertiginose, che, una volta scalate, riveleranno i segreti e i piaceri notturni e mattutini e, una volta capito che l'altra fa la ritrosa, si trasforma in fuoco d'artificio e la abbaglia con la sua luce sfolgorante: "davanti a una simile meraviglia, cara Susan, potrai mai dire ancora di no?" L'altra è esattamente speculare. Stavolta è un lui che invita, alletta, abbaglia, ed è ED che si chiede: "davanti a una simile meraviglia, cari lettori, come facevo a continuare a dire di no?".


F347 (1862) / J348 (1862)

I dreaded that first Robin, so,
But He is mastered, now,
I'm some accustomed to Him grown,
He hurts a little, though -

I thought if I could only live
Till that first Shout got by -
Not all Pianos in the Woods
Had power to mangle me -

I dared not meet the Daffodils -
For fear their Yellow Gown
Would pierce me with a fashion
So foreign to my own -

I wished the Grass would hurry -
So when 'twas time to see -
He'd be too tall, the tallest one
Could stretch to look at me -

I could not bear the Bees should come,
I wished they'd stay away
In those dim countries where they go,
What word had they, for me?

They're here, though; not a creature failed -
No Blossom stayed away
In gentle deference to me -
The Queen of Calvary -

Each one salutes me, as he goes,
And I, my childish Plumes,
Lift, in bereaved acknowledgement
Of their unthinking Drums -

    Temevo, tanto, quel primo Pettirosso,
Ma lo padroneggio, ora,
Mi sono quasi abituata al Suo ritorno,
Un poco ferisce, tuttavia -

Pensavo che se fossi riuscita a sopravvivere
Finché quel primo Grido fosse passato -
Tutti i Pianoforti nei Boschi
Non avrebbero potuto straziarmi -

Non osavo incontrare le Giunchiglie -
Per paura che la loro Veste Gialla
Mi trafiggesse con una foggia
Così estranea a quella mia -

Desideravo che l'Erba si sbrigasse -
Così quando fosse tempo di vedere -
Sarebbe stata troppo alta, perché il più alto
Potesse allungarsi per guardarmi -

Non riuscivo a sopportare l'arrivo delle Api,
Desideravo che se ne stessero lontane
In quelle incerte regioni dove vanno,
Quali parole avevano, per me?

Tuttavia, sono tutti qui; non manca nessuno -
Nessun Fiore è rimasto lontano
Per cortese deferenza verso me -
La Regina del Calvario -

Ciascuno mi saluta, appena arriva,
E io, le mie infantili Piume,
Sollevo, in luttuosa consapevolezza
Dei loro spensierati Rulli di Tamburo -

Il ritorno della primavera, con il risvegliarsi della natura, rende più consapevole chi soffre del permanere del proprio inverno.
Nelle prime cinque strofe vengono elencati puntigliosamente, quasi a immergere il coltello nella piaga, i segni del risveglio esterno che fanno risaltare per contrasto il permanere del dolore interiore, fino all'ultima strofa, con quell'immagine così bella e così amara delle piume infantili, indifese, che si sollevano stancamente nel saluto obbligato a quei rulli di tamburo tanto spensierati quanto estranei ai sentimenti di chi li ascolta.
L'immagine del verso 24: "La Regina del Calvario" potrebbe essere messa in relazione con la partenza di Charles Wadsworth per San Francisco, dove andò a fare il pastore nella Chiesa del Calvario (vedi anche la J1072-F194).


F348 (1862) / J505 (1862)

I would not paint - a picture -
I'd rather be the One
It's bright impossibility
To dwell - delicious - on -
And wonder how the fingers feel
Whose rare - celestial - stir -
Evokes so sweet a torment -
Such sumptuous - Despair -

I would not talk, like Cornets -
I'd rather be the One
Raised softly to Horizons -
And out, and easy on -
Through Villages of Ether -
Myself upborne Balloon
By but a lip of Metal -
The pier to my Pontoon -

Nor would I be a Poet -
It's finer - own the Ear -
Enamored - impotent - content -
The License to revere,
A privilege so awful
What would the Dower be,
Had I the Art to stun myself
With Bolts - of Melody!

    Non vorrei dipingere - un quadro -
Vorrei piuttosto essere Colui
Che sulla sua splendente deliziosa
Impossibilità - indugia -
E si chiede cosa provino le dita
Il cui raro - celestiale - agitarsi -
Evoca un così dolce tormento -
Una tale sontuosa - Disperazione -

Non vorrei parlare, come le Cornette -
Vorrei piuttosto essere Colui
Innalzato dolcemente verso Orizzonti -
E via, e tranquillo in alto -
Attraverso Villaggi di Etere -
Io stessa Pallone sospinto
Solo da un labbro di Metallo -
Il molo del mio Barcone -

Né vorrei essere un Poeta -
È meglio - possedere l'Orecchio -
Innamorato - impotente - soddisfatto -
La Licenza di riverire,
Un privilegio così tremendo
Quale sarebbe il Dono,
Di avere l'Arte di stordire me stessa
Con Saette - di Melodia!

Di nuovo la poesia, stavolta accomunata alle altre espressioni artistiche. Per dirci la sofferenza di chi crea ED ci dà tre splendide definizioni della pittura, della musica e, naturalmente, della poesia.
La pittura, che ci dà la sensazione di quell'agitarsi delle dita, raro, celestiale; ci chiediamo cosa sentivano dentro quelle dita, ma in realtà chi manovrava quelle dita, quando ha messo su tela quell'impalpabile pellicola che, nella sua splendente e deliziosa impossibilità (metafora del "miracolo" dell'arte), rivela il dolce tormento, la sontuosa disperazione dell'atto di creare.
La musica, che ci innalza verso immaginari, eterei villaggi, sospinti, come un pallone, da "labbra di metallo" (solo ED poteva trovare una simile definizione del bocchino di una cornetta, unendo così intimamente le labbra di chi suona e il metallo dello strumento), come fossero un molo da cui parte il nostro viaggio verso così fantastiche altezze. Da notare come ED usi parole in forte contrasto: "innalzato dolcemente" e "villaggi di etere" insieme a "cornetta" (strumento poco nobile, da banda), "barcone" (anche qui un termine poco nobile in confronto,che so, a "vascello"o "veliero"), quasi a voler evidenziare la stretta correlazione fra la vita di tutti i giorni e i sentimenti che evoca l'opera d'arte.
E infine la poesia. È faticoso scrivere, meglio usare l'orecchio (qui ED non parla di "leggere", ma di "ascoltare" la poesia, una chiara indicazione di quanto sia importante il suono, anche interiore, dei versi, una indicazione che troverà ancora maggior forza nel verso finale), innamorato dei versi, impotente a scriverli, soddisfatto di poter onorare, dall'esterno, un privilegio così tremendo. Quel privilegio (ma un privilegio tremendo) che ha chi può stordire se stesso con "saette di melodia" (un verso che diede il titolo al libro in cui Millicent Todd, la figlia di Mabel Loomis Todd, pubblicò nel 1945 le poesie non pubblicate dalla madre).
Ho utilizzato due delle sei varianti contenute nel manoscritto: al verso 11 "Horizons" al posto di "the Ceilings" ("i Cieli") e al verso 14 "upborne" al posto di "endued" ("fornito").


F349 (1862) / J506 (1862)

He touched me, so I live to know
That such a day, Accepted so -
I dwelt - upon his breast -

It was a boundless place to me
And silenced, as the awful Sea
Puts minor streams to rest.

And now, I'm different from before,
As if I breathed superior air -
Or brushed a Royal Gown -
My feet, too, that had wandered so -
My Gypsy face - transfigured now -
To tenderer Renown -

Into this Port, if I might come,
Rebecca, to Jerusalem,
Would not so ravished turn -
Nor Persian, baffled at her shrine
Lift such a Crucifixal sign
To her imperial Sun.

    Egli mi toccò, così io vivo per sapere
Che un tale giorno, così Accettata -
Indugiai - sul suo petto -

Era uno spazio illimitato per me
E reso silenzioso, come l'imponente Mare
Rende tranquille le insignificanti correnti.

E ora, sono diversa da prima,
Come se respirassi un'aria superiore -
O mi muovessi leggera in Vesti Regali -
I miei piedi, anche, che tanto vagarono -
Il mio volto da Zingara - trasfigurati ora -
A più tenera Fama -

In questo Porto, se io potessi giungere,
Rebecca, a Gerusalemme,
Non si volgerebbe così rapita -
Né un Persiano, confuso al suo altare
Leverebbe un tal segno di Croce
Al suo Sole imperiale.

Un solo sguardo, un contatto che s'immagina fuggevole, apre uno "spazio illimitato" e lo rende "silenzioso", come staccato dal quotidiano, da quelle "insignificanti correnti" che il mare rende tranquille, inoffensive, facendole sparire nella sua imponente grandezza. Quel tocco mi ha resa diversa, ora sento di respirare un'aria che sta al di sopra di quella terrena, è come se mi muovessi leggera, mi sentissi a mio agio, in vesti regali; è come se tutto il mio io, dai piedi vagabondi al volto da zingara, libero, nomade, non legato ai vincoli del quotidiano, fosse trasfigurato, reso degno di una fama più tenera (qui ED usa "renown" che significa fama, celebrità. essere conosciuti. È come se volesse dire che anche gli altri, dopo quel tocco, la vedono diversa, più tenera, insomma: innamorata).
Nell'ultima strofa è come se si tornasse alla realtà: il porto a cui giungere non è qui, è lontano, se solo potessi arrivarci nessuno sarebbe più rapita, estasiata, di me, nessuno leverebbe al cielo (ma "imperial sun" potrebbe anche essere l'amato) un più grande segno di riconoscenza.
Nel secondo e terzo verso ho scelto una delle varianti del manoscritto alle parole: "permitted so, / I groped" (così autorizzata - brancolai"). La prima è "persuaded so - / I perished -" ("così Persuasa, perii -"), l'altra (quella che ho scelto) "Accepted so - I dwelt -"


F350 (1862) / J349 (1862)

I had the Glory - that will do -
An Honor, Thought can turn her to
When lesser Fames invite -
With one long "Nay" -
Bliss' early shape
Deforming - Dwindling - Gulfing up -
Time's possibility.
    Ebbi la Gloria - quanto basta -
Un Onore, cui il Pensiero può rivolgersi
Quando minori Notorietà allettano -
Con un unico lungo "No" -
La forma iniziale della Beatitudine
Che Deforma - Sminuisce - Inghiotte -
Le possibilità del Tempo.

Provare anche solo per una volta una gioia assoluta rende futile qualsiasi altro onore, a cui si risponderà con un "no" che durerà per tutto il tempo che ci resta, un tempo ormai deformato, sminuito, inghiottito da quell'istante supremo e irripetibile.